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5 aprile 2013
IL BLOG SI E' TRASFERITO

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Bentrovato e bentornato.

A seguito di difficoltà ripetute e crescenti nell'utilizzo di questa piattaforma, mi spiace comunicare che sono costretto a trasferire il blog altrove.

In questo angolo di rete, ho avuto la possibilità di condividere con te i miei percorsi e approfondimenti e con mia sorpresa questo piccola veranda ha superato le ventimila visite annue. Pochi commenti, ma molte visite.

Queste pagine continueranno a esistere finché sarà possibile. Se sei nuovo a queste pagine e vuoi scoprire dove ci ha condotto il nostro cammino, puoi trovarci qui.


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DIARI
2 aprile 2013
Pausa pasquale


Giorni impegnativi questi, in cui imprevisti e problemi si sono messi in fila per rendermi più interessante la vita. Ti scrivo queste due righe solo per dirti che mi prendo qualche giorno di pausa, diciamo fino al prossimo weekend. Nel frattempo ti invito a dare un'occhiata ai post pubblicati e all'archivio, sono certo troverai spunti di riflessione e idee.

Come sempre se hai qualcosa da dirmi non esitare a lasciare un commento. Grazie della pazienza e a presto ;D


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POLITICA
29 marzo 2013
PAROLE PER PENSARE – La lotta di classe e la satira

Quest'oggi ti propongo un video divertente ma in fondo un poco amaro.

Euno dei pezzi di satira di Ascanio Celestino, uno dei pochi comici satirici che ancora si affaccia alla tv e che non fa solo ridere, ma anche pensare. Nel video interpreta un esponente della classe dei padroni che parla a cuore aperto alla classe proletaria e operaia e ripercorre dal suo punto di vista gli ultimi sessantanni della lotta di classe. Un monologo che fa sorridere, ma soprattutto spinge a porsi domande sul presente, sulla crisi, sul capitalismo e sulla struttura della nostra società.

Ascanio Celestini è attore teatrale e regista, scrittore e drammaturgo. Qui puoi trovare il suo blog, qui la pagina di Wikipedia che lo riguarda.

Come al solito ti invito ad ascoltare con attenzione e senso critico quello che dice, e ti invito ad approfondire gli argomenti che ti colpiscono.

Buon divertimento e a presto ;D

Qui trovi gli altri video della rubrica

24 marzo 2013
La RABBIA

 

Stasera iniziamo il nostro approfondimento sulle emozioni e lo facciamo con la prima e forse la più intensa delle emozioni primarie: la rabbia.

Nel postCosa sono le emozioniabbiamo parlato delle emozioni e abbiamo visto che si distinguono in fondamentali e complesse e le prime: paura, disgusto, gioia, tristezza, rabbia e sorpresa, sono dette anche emozioni primarie e si manifestano nel primo periodo della vita umana e ci accomunano a molte altre specie animali. Le emozioni complesse (secondarie) derivano dalla combinazione delle primarie e si apprendono o sviluppano con la crescita dellindividuo e linterazione sociale: linvidia, lallegria, la vergogna, lansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, loffesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione.

Lemozione è un comportamento di risposta a uno stimolo esterno determinato da motivazioni profonde e si manifesta a livello psicologico, comportamentale e fisiologico. Le emozioni hanno funzioni diverse e importanti: per esempio, rendere più efficace la reazione dellindividuo ai fini della sopravvivenza, ma anche favorire la comunicazione sociale, farci comprendere i nostri cambiamenti psicofisici, renderci consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri obiettivi, farci apprendere da eventi e situazioni, e altro ancora. Ora torniamo alla rabbia.

Cosè la rabbia?

Eunemozione primitiva che osserviamo anche in specie diverse dalluomo e che noi esseri umani manifestiamo fin da tenera età. Insieme alla gioia e al dolore è una delle prime a manifestarsi, ma è anche lemozione culturalmente e socialmente più inibita.

Da dove nasce?

La rabbia è la reazione umana alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica, ma è provocata dalla volontà di ostacolare/ferire/costringere che attribuiamo a chi riteniamo responsabile della situazione. In parole semplici ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando percepiamo l'intenzionalità nel farlo.

Per esempio, ci arrabbiamo con un collega che ci insulta, con il capo che ci aggredisce, con un amico che non mantiene la parola data, per un volo cancellato o un treno in ritardo. Ma ci arrabbiamo anche con noi stessi quando non raggiungiamo gli obiettivi che ci siamo prefissi, o cediamo a un vizio che vogliamo abbandonare (es:il fumo).

In quale modo ci arrabbiamo?

In natura la rabbia si manifesta di solito attraverso questa serie di eventi/passaggi:

1. stato di bisogno

2. ostacolo alla realizzazione del bisogno

3. attribuzione all'ostacolo dell'intenzionalità

4. assenza di timore o altri inibitori verso l'ostacolo

5. forte intenzione di aggredire l'ostacolo, origine dello stato di frustrazione

6. azione aggressiva

Nella specie umana, i passaggi sono simili, ma di solito si assiste all'inibizione degli atti aggressivi e al mascheramento dei segnali emotivi verso l'ostacolo della frustrazione. Questo è determinato da regole sociali limitanti, rafforzate da leggi punitive e da una cultura che biasima violenza e rabbia.

Il problema è che, una volta scatenata, la rabbia deve essere manifestata e, se non contro l'ostacolo che non ci permette di soddisfare i nostri bisogni, spesso la scarichiamo su un altro bersaglio, che sia o meno coinvolto con la questione che ci ha fatto arrabbiare. Se non riusciamo a sfogare l'emozione, o se siamo costretti a reprimerla, allora spesso rivolgiamo la rabbia contro noi stessi, che ne siamo consapevoli o meno. Questa rabbia inespressa tende a durare a lungo e a stressare il nostro organismo, e può assumere le caratteristiche di un pericoloso autolesionismo, che agisce sia a livello fisico che psicologico e a lungo andare può portare a disturbi di vario genere.

Come si riconosce la rabbia?

La rabbia si manifesta con espressioni non verbali e paraverbali evidenti e ben riconoscibili in tutte le culture: l'aggrottare violento della fronte e delle sopracciglia, lo scoprire e digrignare i denti, accompagnate da forte tensione muscolare delle spalle e delle braccia; la voce si alza di volume e il tono diventa minaccioso, sibilante o stridulo.

Cosa avviene in noi quando proviamo rabbia?

L'emozione intensa della rabbia stimola l'organismo a prepararsi all'azione, anzi all'aggressione. Si osserva un'intensa attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico, per esempio l'accelerazione del battito cardiaco, l'aumento dei livelli di adrenalina e noradrenalina, l'aumento della tensione muscolare, l'aumento della sudorazione, l'aumento della pressione arteriosa e dell'irrorazione dei vasi sanguigni periferici.

Quale scopo o funzione ha la rabbia?

Lo scopo della rabbia è la rimozione dell'ostacolo che si oppone alla realizzazione del nostro bisogno, in qualunque modo: attraverso uno scontro fisico o uno verbale, inducendo il nostro avversario alla fuga o sbattendolo a terra con un pugno ben assestato.

L'osservazione di questa emozione nelle specie animali ci mostra come la rabbia e la conseguente aggressività influenzano direttamente o indirettamente la sopravvivenza dell'individuo e delle specie: per esempio la rabbia è determinante quando gli animali vengono aggrediti, per sconfiggere un rivale, per difendere la prole. Si può dedurre che la rabbia sia stata un'emozione fondamentale per la sopravvivenza del genere umano, che la selezione naturale ha scritto profondamente in noi, ma che nelle società moderne non appare così utile, quanto piuttosto un ostacolo.

In realtà, questa emozione “aggressiva” ha oggi assunto altri scopi, diversi da quello fisico, anche scopi sociali. Nel mondo moderno, nella maggior parte dei casi gli esseri umani manifestano rabbia per frustrazioni relative alla realizzazione di sé e alla propria immagine sociale. Ingabbiata tra regole sociali, leggi punitive e una cultura che biasima la violenza, la rabbia è diventata una fonte di stress, ma anche una leva per il cambiamento: manifestare rabbia motivando con chiarezza le cause dello scontento si rivela spesso un modo efficace per ottenere un cambiamento, per ridurre o eliminare la frustrazione, per modificare comportamenti inadeguati.

Per noi esseri umani moderni, oltre a imparare a conoscere e controllare le emozioni, è quindi importante imparare a esprimerle nel modo più efficace.

Tu cosa ne pensi?

Di questo e altro parleremo nei prossimi post sulle emozioni. Per stasera mi sono dilungato troppo. Se hai suggerimenti o vuoi esprimere la tua opinione non esitare a lasciare un commento.

Grazie di avermi seguito fin qui e a presto ;D 

POLITICA
22 marzo 2013
PAROLE PER PENSARE – Cittadini e multinazionali

Stasera ti propongo un video che offre spunti di riflessioni interessanti.

Perché le società e le multinazionali hanno gli stessi diritti delle persone? Un tempo non era così, ma grazie all'influenza del denaro dei grandi capitali sulla politica, le società hanno acquisito i diritti dell'uomo e sono andate molto oltre. In nome del profitto, unica ragione che le muove, le società hanno provocato direttamente e indirettamente guerre, colpi di stato, rivoluzione, danni terribili all'ambiente e molto altro. Possiamo vedere con i nostri occhi che oggi le multinazionali dominano l'economia e la finanzia e hanno una tale influenza sulla politica, i media e la società da pretendere la sovranità sui popoli e provocare un declino delle democrazie come mai si è visto prima.

Annie Leonard parla della democrazia negli Stati Uniti, ma lo stesso si può dire dell'Europa oggi. E' fondamentale che noi cittadini torniamo a occuparci direttamente della politica e ci riappropriamo della democrazia e della nostra sovranità prima che sia troppo tardi.

L’autrice del documentario è Annie Leonard, attivista statunitense. Qui trovi il post con il suo documentario più famoso, “La storia delle cose”, qui trovi quello che riporta wikipedia su di lei, qui trovi il sito ufficiale del progetto da cui è nato il film, qui trovi la pagina di Liquida che raccoglie i post su Annie e sui documentari prodotti.

Come sempre ti invito ad ascoltare con attenzione e a verificare le informazioni esposte. Non fidarti delle fonti non verificate e approfondisci sempre le informazioni importanti. Esercita il tuo senso critico e usa la tua testa.

Buona visione e a presto ;D

Qui trovi gli altri video della rubrica

ECONOMIA
18 marzo 2013
L'Europa e la crisi

Mentre in queste settimane, dopo un voto storico che ha ribaltato le aspettative, in Italia si segue da vicino il tentativo di mettere in piedi un governo stabile, su tutto incombe l’ombra della crisi e dell’Europa. Non ho potuto fare a meno di chiedermi cosa sia diventata l’Europa, anzi cosa sia oggi l’Europa.

L'idea di un’Europa unita piace anche a me, mi fa immaginare un’alleanza di popoli uniti in una federazione che professa gli stessi principi e gli stessi scopi. Ma quello che oggi chiamiamo Europa non è quello che immaginiamo, soprattutto non è un'unione di popoli e neppure un'unione politica, anche se molti lo credono. L'Europa non è che un'unione monetaria che poggia su una serie di trattati che parlano di politica monetaria ed economia. Se andiamo a leggerci la costituzione europea, pardon il trattato di Lisbona (qui), troveremo tutto quello che riguarda la moneta e una certa politica economica comunitaria, ma per esempio non ci troveremo nessuna politica sociale. E non è l'unica lacuna.

Come possiamo parlare di Europa unita su queste basi?

Dov’è l’Europa unita?

In un parlamento europeo che non conta niente o nelle commissioni e nei burocrati non eletti che decidono del destino di interi popoli?

Nell’euro?

Di fatto l'euro non è una moneta sovrana, ma per gli stati europei è una moneta straniera che questi devono comprare dalle banche private a cui la BCE presta a un tasso inferiore. E senza moneta sovrana, gli stati non possono fare alcuna politica economica degna di questo nome.

Può una moneta unire l’Europa?

No, anzi, come stiamo vedendo l’euro non unisce, ma divide.

Nel post “L’euro non è irreversibile” abbiamo visto che l’euro è stato proposto dai grandi capitali, dalle grandi banche, fondi finanziari, multinazionali, grandi istituzioni (FMI, Banca mondiale, ecc), grandi gruppi, eccetera. Gli stessi per intenderci che hanno “spinto” e manipolato per ottenere la globalizzazione, cioè la libera circolazione delle merci e dei capitali. Costoro desideravano un sistema a cambi fissi che salvaguardasse i loro capitali dalla svalutazione delle monete, dopo la fine del regime di Breton Woods con l’abolizione della convertibilità del dollaro in oro.

La creazione di unEuropa unita a livello monetario, ma senza un governo unico, comporta che i paesi meno competitivi a livello economico e con una più alta inflazione non possono più svalutare la moneta per recuperare competitività. Non essendoci dei meccanismi di compensazione e non avendo più una moneta propria, questi paesi non possono fare altro che scaricare sulleconomia interna i loro debiti. Questo significa aumentare le tasse, svalutare i salari, tagliare i servizi pubblici, limitare l’inflazione attaccando i consumi. Naturalmente i paesi più competitivi fanno lo stesso per mantenere la loro posizione di forza e imporre agli altri le loro politiche economiche e i loro modelli, ma è una gara tra gli stati europei che va a vantaggio dei capitali e a svantaggio dei cittadini.

Molti noti economisti avevano già previsto negli anni 90 che l’euro sarebbe stato un disastro, in quanto un'unione monetaria senza meccanismi di compensazione e di ridistribuzione avrebbero portato agli stessi risultati dello sme (sistema monetario europeo), primo tentativo di un'unione basato su una moneta unica e clamoroso fallimento proprio per gli stessi motivi.

Non so te, ma non penso che questa Europa abbia qualcosa a che fare con un’unione di popoli. E poi i cittadini europei sono stati interpellati a proposito?

No.

Cosa li unisce in realtà?

Non la lingua, non la cultura, non la religione e neppure grandi ideali. Gli europei sono gruppo di popoli civili, ma diversi e divisi.

In fondo l’Europa sembra solo il tentativo di incatenare gli stati europei per rubare loro la sovranità a vantaggio di un regime non democratico e non eletto che privilegia gli interessi dei capitali e delle classi dominanti a discapito di quello dei cittadini. Dopotutto se esaminiamo i fatti, l’Europa ha salvato le banche con i soldi dei cittadini e queste, invece di risolvere le cause della crisi che ha colpito l’intero sistema finanziario, usano i nostri soldi per sottrarre altre risorse all’economia reale.

Se questa è l’Europa, meglio disfarcene in fretta.

Tu cosa ne pensi?

A presto ;D


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ECONOMIA
16 marzo 2013
PAROLE PER PENSARE – I ricchi non creano posti di lavoro

 

Stasera ti propongo una conferenza molto interessante che getta luce su un altro dei miti del capitalismo.

Nei post “I miti del capitalismo 1”, “2” e “3” abbiamo visto i principali miti del capitalismo, come per esempio “capitalismo uguale ricchezza per tutti” oppure “capitalismo uguale libertà”, questa conferenza parla del mito “i ricchi creano posti di lavoro”.

Naturalmente è falso, sia nell'ottica di quanto denaro un ricco spende e fa circolare nell'economia reale, molto poco rispetto alla borghesia e alla classe operaia, sia dal punto di vista di creare posti di lavoro facendo impresa. In realtà negli ultimi decenni con l'avanzare della globalizzazione, i capitali si sono rivolti alla finanza per guadagnare e le produzioni si sono trasferite in paesi del terzo mondo o in paesi come Cina e Corea. Contemporaneamente i passi avanti fatti dalla tecnologia hanno ridotto il fabbisogno di manodopera dell'industrie e dei servizi.

Nel video Nick Hanauer, spiega dal suo punto di vista di ricco imprenditore perché quelli come lui non creano posti di lavoro e lo fa in modo convincente. Forse è per questo che questa conferenza di TED è stata rimossa e bandita dal sito senza valide giustificazioni. La causa più probabile di questa censura è che il video è intrinsecamente una denuncia dell'ingiustizia del sistema fiscale americano che privilegia le classe più abbienti e penalizza poveri e classe media.

Nick Hanauer è un imprenditore americano di famiglia ricca, uno dei primi investitori in Amazon, amministratore delegato e creatore di aziende di successo. Qui trovi cosa dice di lui Wikipedia e qui trovi il suo sito. Qui trovi la discussione su TED sulla rimozione della sua conferenza.

Come al solito ti invito ad ascoltare con senso critico quanto viene detto e a verificare le informazioni esposte presso altri fonti di informazione.

Buona visione e a presto ;D

CULTURA
13 marzo 2013
IL PARADOSSO DELLE SCELTE

 

Stasera parliamo una volta ancora di scelte e decisioni e prendiamo spunto da una conferenza di TED che si interroga sulla libertà di scelta. Lo psicologo Barry Schwartz ci spinge a interrogarci su cosa significa la libertà di scelta e quale rapporto abbia con il nostro benessere e la nostra felicità.

Avere molte alternative tra cui scegliere ci rende più liberi e felici?

Pensaci: poter scegliere tra centinaia di prodotti o servizi diversi ci rende più liberi?

Per esempio, vai al supermercato e trovi quindici tipi diversi di riso, quasi trecento vini tra cui scegliere e in generale innumerevoli alternative tra cui decidere quando facciamo la spesa. E lo stesso vale per i vestiti che noi compriamo, quindi per il nostro look, noi possiamo apparire in molteplici modi diversi, siamo noi che decidiamo quale aspetto offrire al mondo. Stessa cosa per quello che riguarda la casa, il lavoro, la salute, quasi tutti gli aspetti della nostra vita, e perfino della morte.

Come abbiamo visto in molti altri post (qui, qui e qui), la nostra vita è realmente una questione di scelte, di un fiume di decisioni che dobbiamo affrontare ogni giorno della nostra vita, piccole e grandi, complesse e semplici, ma sempre delle scelte.

E cosa succede quando le alternative tra cui possiamo scegliere diventano troppe?

Che diventa difficile prendere delle decisioni. Che le troppe alternative ci bloccano e ci fanno rimandare le decisioni. Avere più scelte può essere piacevole e gratificante, ma averne troppe significa più valutazioni, più confronti, più fatica, fino allo stallo psicologico. E anche quando prendiamo la decisione, più alternative abbiamo più siamo insoddisfatti della scelta compiuta.

Questo avviene per diversi motivi, il primo dei quali, il più intuitivo, è che se la nostra scelta non ci appare perfetta non possiamo fare a meno di immaginare che una di quelle che abbiamo scartato sarebbe stata una scelta migliore. E questo ci spinge a rammaricarci della scelta compiuta, riducendo in questo modo la soddisfazione che proviamo per la scelta fatta. Inoltre, dato che il valore che diamo alla nostra scelta dipende dal confronto con le altre, le caratteristiche attraenti delle alternative scartate torneranno nei nostri pensieri e ridurranno ancora di più la soddisfazione che traiamo dalla nostra scelta. Quando prendiamo una decisione, rifiutiamo altre scelte che hanno delle attrattive che rendono meno soddisfacente la nostra scelta.

E ancora, le molte alternative ci spingono ad aspettarci il meglio e a cercare di ottenerlo e quando facciamo la nostra scelta, per quanto ottima, questa ci apparirà sempre non perfetta, non adeguata alle nostre aspettative. L'aumento delle alternative aumenta le nostre aspettative e ci rende meno soddisfatti dopo aver compiuto la nostra scelta, anche quando la scelta è più che buona. Il massimo che possiamo sperare è che la scelta sia all'altezza delle nostre aspettative.

Infine quando ci sono poche alternative possiamo scaricare la responsabilità di una cattiva scelta al mondo, mentre quando ci sono molte alternative i responsabili di una scelta sbagliata siamo noi.

Riassumendo, quando ci sono troppe alternative ci sentiamo insoddisfatti delle nostre scelte perché rimpiangiamo le nostre scelte anche quando sono buone, pensiamo alle opportunità mancate, ci aspettiamo troppo e diamo la colpa a noi stessi della scelta insoddisfacente.

Quindi non è vero che avere più scelta significa avere più libertà e benessere. Avere una scelta è meglio che non averla, ma avere troppa scelta non è detto sia meglio che averne poca.

Tu cosa ne pensi?

Barry Schwartz è uno psicologo americano che studia le connessioni tra economia e psicologia. Scrive spesso sul New York Times e ha scritto il “Paradosso della scelta” in cui sviluppa i temi del video. Qui puoi trovare il suo profilo su TED, qui la sua pagina su Wikipedia e qui la sua pagina personale.

Grazie per avermi seguito fino a qui, se hai dei commenti non esitare a lasciare le tue opinioni.

Prima di chiudere ti lascio uno spunto di riflessione: è possibile gestire l’eccesso di alternative e mantenere alta la nostra soddisfazione?

A presto ;D

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Ogni scelta che facciamo modella la nostra vita. Ogni singola scelta. E' fondamentale per ognuno di noi diventare consapevoli delle nostre decisioniQuesto blog vuole fornire spunti, informazioni, risposte, domande e risorse sul "prendere decisioni".

Gli argomenti trattati sono: l'informazione, la psicologia, il coaching, i bisogni umani, le emozioni, la consapevolezza.

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