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CULTURA
18 novembre 2012
LA MENTE UMANA – L’attenzione e il guardare indietro

  

Stasera ti propongo un altro aspetto dell’attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Abbiamo parlato più volte dell'attenzione e da diversi punti di vista, ma molto c'è ancora da dire su questa nostra capacità in parte conscia e in parte inconscia e vale la pena farlo per l'importanza che riveste per noi stessi e per la nostra vita.

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come in ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali, ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all’inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l’attenzione?”, abbiamo parlato dell’attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l’attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l’esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l’attenzione incanala le risorse mentali. Più è complesso l’oggetto della nostra attenzione, più è facile che la nostra mente attivi una serie di meccanismi mentali con cui diamo priorità all’elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione” abbiamo visto come viene distribuita l’attenzione e con quali limiti. L’attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” determinati colori, forme o movimenti e ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per farlo il nostro cervello crea un’etichetta e l’assegna all’oggetto da seguire, più o meno come se lo seguissimo con le dita.

Nel post “Ai limiti dell'attenzione 2” abbiamo visto come l’attenzione è legata al luogo nello spazio su cui ci focalizziamo, cioè gestiamo meglio gli stimoli che vengono dallo stesso luogo e con difficoltà quando vengono da luoghi diversi.

Stasera parliamo invece di un aspetto dell'attenzione di cui siamo poco consapevoli: l'inibizione di ritorno.

Cos'è l'inibizione di ritorno?

E' la tendenza a non tornare a focalizzare l'attenzione su un qualcosa che si è esaminato da poco. Cioè se qualcosa ha attirato la nostra attenzione, per esempio tra la folla abbiamo notato il vestito dai colori sgargianti di una ragazza, non torneremo facilmente a guardarla una volta che ce ne saremo disinteressati. Oppure se cerchiamo qualcosa che abbiamo perduto in casa, saremo riluttanti a tornare nelle stanze che abbiamo già esaminato. In sintesi tendiamo a non guardare indietro.

Perché l'attenzione funziona in questo modo?

Il perché è legato a diversi motivi, a partire dal semplice fatto che noi e il nostro cervello preferiamo le novità, fino ad arrivare alla tendenza a sopprimere le distrazioni inutili. Prendiamo i banner di un sito web, lampeggiano, si muovono e fanno di tutto per attirare la nostra attenzione, ma una volta considerati, li cancelliamo dalla nostra percezione della pagina. Aldilà della gestione delle minacce, qualcosa che si muove velocemente o che lampeggia può essere una minaccia e deve essere considerato, noi esseri umani consideriamo positivo un evento che cattura la nostra attenzione, se si rivela utile. Se non si rivela tale, se non è quello di cui abbiamo bisogno, è più opportuno ignorarlo in futuro e concentrare le risorse dell'attenzione su altro.

Questa tendenza viene gestita dal cervello sia a livello di gestione delle immagini sia a un livello cerebrale più alto e si è sviluppata e fissata con la selezione naturale, in quanto si è rivelata e si rivela una strategia efficace nella gestione di molti aspetti della vita. Per esempio, se provi a contare un gruppo di persone in movimento, sei in grado di farlo grazie all'inibizione di ritorno, che permette di etichettare e deselezionare le persone già contate.

D'altra parte questo può rivelarsi uno svantaggio, abbiamo visto che durante una ricerca tendiamo a non tornare sui nostri passi, ma se la nostra tecnica non è efficace perché agitati o di fretta, in realtà finiremo a spendere tempo e risorse per cercare in luoghi improbabili piuttosto che verificare luoghi più probabili ma già controllati. Oppure se la nostra attenzione viene attirata da uno stimolo, per esempio luminoso, ma a questo non è correlato un evento significativo o un oggetto o una persona che a prima vista si rivelano interessanti, dopo pochi istanti tenderemo a ignorarli e a non considerarli più, perdendo per esempio l'occasione di incontrare una persona unica o di assistere a un evento spettacolare.

Quindi dobbiamo essere consapevoli dei questa nostra tendenza a non guardarci indietro, una strategia spesso efficace, ma non sempre.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

Qui trovi gli altri post della rubrica

CULTURA
2 settembre 2012
LA MENTE UMANA – Ai limiti dell’attenzione 2
 

Stasera aggiungiamo un altro tassello al nostro studio dell’attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Ricordi? Ne abbiamo parlato più volte da diversi punti di vista.

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l'attenzione?”, abbiamo parlato dell'attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l'esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l'attenzione incanala le risorse mentali. Più è complesso l'oggetto della nostra attenzione o il compito su cui ci concentriamo, più è facile che la nostra mente sia costretta ad attivare una serie di meccanismi mentali con cui diamo priorità all'elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione” abbiamo visto come viene distribuita e assegnata l’attenzione e con quali limiti. L'attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” determinati colori, forme o movimenti e ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per farlo il nostro cervello crea un'etichetta e l'assegna all'oggetto da seguire, più o meno come se lo seguissi con le dita.

Stasera parliamo ancora dei limiti nella distribuzione e assegnazione dei limiti.

Prova a concentrarti su una partita in televisione e contemporaneamente seguire due persone che parlano nella stanza accanto. Ti accorgerai è difficile seguire entrambi gli eventi, seguendo uno con la vista e l’altro con l’udito.

Te ne sei mai accorto?

Noi esseri umani possiamo distribuire la nostra attenzione su oggetti o stimoli diversi, come più persone che parlano davanti a noi, e possiamo anche distribuire la nostra attenzione su sensi diversi, come ascoltare una conferenza e leggere quello che viene proiettato, eccetera, ma abbiamo difficoltà a seguire fonti diverse con sensi diversi.

Questo avviene perché l’attenzione è legata al luogo nello spazio su cui ci focalizziamo, cioè gestiamo meglio gli stimoli che vengono dallo stesso luogo e con difficoltà quando vengono da luoghi diversi.

Un esempio classico avviene quando siamo alla guida e parliamo con altri nell’autovettura. Se la strada ci è familiare, non abbiamo difficoltà ad ascoltare e a sostenere una conversazione anche impegnata, ma se non è così abbiamo difficoltà a seguire la conversazione. Inoltre la difficoltà è maggiore se parliamo con qualcuno sui sedili posteriori e non al nostro fianco. Viceversa se parliamo animatamente con gli altri passeggeri normalmente rallentiamo, guidiamo più prudentemente e reagiamo più lentamente a eventi improvvisi. E questo è sconsigliabile in molte situazioni, non credi?

Tutto questo non vale solo per vista e udito, ma per tutti i sensi. Se ci concentriamo sul tatto o sul gusto incontreremo la stessa difficoltà a sostenere per esempio una conversazione con un persona fuori vista o a una certa distanza.

Sì, in effetti riusciamo comunque a farlo per quanto sia più difficile, è vero. Per esempio riusciamo a guidare e parlare allo stesso tempo, ma questo è possibile perché distribuiamo alternativamente l’attenzione prima su un compito poi sull’altro a seconda delle esigenze. Quindi se la strada richiede maggiore attenzione, smetteremo di parlare per prendere lo svincolo giusto, e se il parlare richiede maggiore impegno guideremo in modo più sicuro, ma distratto.

A cosa sono dovuti questi vincoli?

Questi vincoli spaziali a cui l’attenzione è soggetta sono legati alla struttura e al modo con cui il nostro cervello lavora, ma non è ancora chiaro il come e il perché. Invece è chiaro che la nostra attenzione non riesce a seguire in modo efficace stimoli provenienti da luoghi diversi, quindi guida con prudenza.

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

CULTURA
3 maggio 2012
LA MENTE UMANA – Ai limiti dell'attenzione

 

Stasera ti propongo un passo ulteriore nella comprensione dell'attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento.

Ricordi?

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l'attenzione?”, abbiamo parlato dell'attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l'esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l'attenzione agisca come un filtro che incanala le risorse mentali verso una porzione della realtà e

più è complesso l'oggetto della nostra attenzione o il compito su cui ci concentriamo più è facile che la nostra mente sia costretta ad attivare tutta una serie di meccanismi mentali e cerebrali attraverso i quali diamo la priorità all'elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Ma in pratica, come avviene tutto questo?

Possiamo comprenderlo meglio osservando come l'attenzione si comporta durante il monitoraggio di oggetti multipli, cioè quando cerchiamo di seguire alcuni di un gruppo di diversi oggetti in movimento. Per esempio quando cerchiamo di seguire il movimento di alcune delle palle in movimento su un biliardo. Oppure alcuni di diversi giocatori durante una partita di rugby. O in certi videogiochi a scorrimento cerchiamo di tenere sotto controllo diverso degli oggetti che attraversano lo schermo per non essere eliminati. Oppure quando veniamo sottoposti a test visivi specifici dove cerchiamo di seguire su un video alcune palline tra molte che possono passare dietro a ostali evidenti o nascosti.

Se proviamo a fare questo in modo consapevole, su gruppi di oggetti o immagini diversi, ci rendiamo facilmente conto di come l'attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” certi colori, forme o movimenti (per esempio, rimbalzi) e nello stesso modo possiamo decidere di ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per esempio possiamo seguire i giocatori con la maglia bianca e non quelli con la maglia a strisce, piuttosto che le palle bicolori invece che le palle di un solo colore.

Quando cerchiamo di seguire le palle sul panno verde del biliardo, per esempio quelle di un certo colore, diciamo almeno quattro, il nostro cervello assegna una maggiore quantità di “tempo di elaborazione” a quegli oggetti e di solito abbiamo l'impressione che la nostra vista migliori e percepiamo gli oggetti come diversi dagli altri anche se sono dello stesso colore.

Come funziona?

Per farlo il nostro cervello crea un “indice” temporaneo, cioè crea un'etichetta e l'assegna all'oggetto da seguire. Più o meno è come se seguissi con le dita l'oggetto in questione solo che a farlo è la nostra mente focalizzata su di esso. Tutto ciò richiede uno sforzo, per questo appena possibile recuperiamo l'attenzione assegnata, per esempio se l'oggetto esce dal nostro campo visivo. D'altra parte questo schema di “rilascio” dell'attenzione è troppo semplice e aggiungerei pericoloso per un mammifero minacciato da un predatore.

Cosa credi accadrebbe se un felino si nascondesse nell'erba alta e per questo noi smettessimo di seguirlo?

L'evoluzione ha reso in grado la nostra mente di riconoscere gli ostacoli e i movimenti interattivi con essi. Cioè riusciamo a capire quando un oggetto scivola oltre un ostacolo o un altro oggetto, dal modo con cui la sua forma scompare alla vista e per questo continuiamo a seguirla con la mente, cioè aspettiamo che ricompaia. Mentre se l'oggetto si rimpicciolisce, deduciamo che si stia allontanando e viceversa.

Una volta liberata l'attenzione è disponibile e se necessario viene prontamente usata su altro o ridistribuita sugli altri oggetti che si stanno seguendo. Meno oggetti stiamo seguendo, più facilmente possiamo seguirli, più oggetti dobbiamo seguire, maggiore sarà la concentrazione e lo sforzo necessario per farlo e minore sarà l'attenzione per tutto il resto, fino ad una vera e propria “cecità”. Fino ai limiti della nostra mente. In realtà l'attenzione può essere migliorata attraverso l'uso e l'addestramento, come un muscolo.

Per stasera ci fermiamo qui, ma approfondiremo ancora l'argomento, perché l'attenzione è un aspetto chiave della nostra vita, in quanto determina la nostra percezione della realtà e indirettamente la qualità della nostra vita.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri post della rubrica.

CULTURA
10 febbraio 2012
LA MENTE UMANA – Attenzione e concentrazione

Stasera parliamo una volta ancora dell'attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Ricordi? Ne abbiamo parlato più volte da punti di vista diversi.

Nel postIl flusso, abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel postCome funziona l'attenzione?, abbiamo parlato dell'attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel postMetti a fuoco la vita, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l'esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Stasera voglio attirare la tua attenzione (appunto) su un aspetto della focalizzazione mentale, la sua capacità di filtrare il flusso sensoriale. Ciò a cui prestiamo attenzione diventa la nostra realtà, ma cosa succede a ciò a cui non prestiamo attenzione?

L'attenzione agisce come un filtro che incanala le risorse mentali verso una porzione più o meno piccola della realtà, per esempio un evento che accade davanti a noi, oppure il discorso tra due persone poco lontane.

Ma cosa succede quanto concentriamo la nostra attenzione?

Quando l'attenzione viene usata in modo attivo su una porzione ridotta della realtà diventa concentrazione e dimostra di poter dirigere gran parte delle risorse mentali solo sul compito che stiamo svolgendo. Per esempio, abbiamo perso le chiavi e le cerchiamo tra l'erba, rivolgiamo tutta la nostra attenzione al compito perché la perdita comporterebbe un costo e noie notevoli, quindi concentriamo la nostra mente sulla ricerca focalizzando sulla ricerca di oggetti di colore argenteo e su riflessi metallici. Mentre lo facciamo la nostra concentrazione è tale che non solo non facciamo caso a quello che ci avviene attorno, ma non notiamo, anzi non vediamo proprio oggetti che ci passano davanti che non possiedono le caratteristiche che stiamo cercando.

Questo fenomeno viene chiamato dagli psicologi cecità da inattenzione ed è maggiore quanto più concentriamo l'attenzione e tanto più ci sforziamo di ignorare ogni possibile distrazione. E' stato studiato a lungo e dimostrato attraverso molti esperimenti, tra cui il famoso video di giocatori di basket tra cui a un certo punto compare un gorilla che balla. Normalmente è impossibile non notare un gorilla che balla tra giocatori di basket, ma se i soggetti del test si concentrano molto, per esempio nel contare i passaggi effettuati da una squadra, arrivano appunto a non vedere anche gli eventi più evidenti.

Come funziona e perché avviene?

Nell'esperimento citato sopra, la cecità è dovuta al limite della memoria a breve termine, che può conservare una quantità limitata di informazioni. Questa può essere ampliata grazie a piccoli trucchi, come per esempio ripetere più volte la stessa parola, o attraverso l'addestramento, ma quando il compito su cui ci concentriamo è abbastanza difficile da raggiungere il limite della memoria a breve termine, allora entra in gioco l'attenzione. Concentrandoci attiviamo tutta una serie di meccanismi mentali e cerebrali attraverso i quali diamo la priorità all'elaborazione di un determinato stimolo e più ci impegniamo nell'ignorare ogni possibile distrazione, più riusciamo a eliminare l'elaborazione e la conservazioni di informazioni in quel momento inutili.

Quello che accade è che concentrando l'attenzione selezioniamo in ogni istante gli stimoli sensoriali su cui lavorare e quelli da ignorare, applicando uno schema di priorità che abbiamo scelto in anticipo. Questo non funziona in modo efficace per gli stimoli simili a quello su cui siamo concentrati, o viceversa per stimoli sensoriali estranei che attivano meccanismi primari come quelli di autodifesa.

Questo dimostra quanto potente ed efficace sia l'azione dell'attenzione sulla nostra percezione. Talmente potente da arrivare a cancellare completamente la maggior parte del flusso sensoriale che riceviamo, arrivando perfino a smorzare stimoli intensi e prioritari come il dolore.

Parleremo ancora dell'attenzione e della concentrazione nei post futuri, ma per stasera ci fermiamo qui. Ti lascio con una domanda interessante: quale limite ha la nostra concentrazione? Quanto intensamente possiamo concentrarci? La risposta non è così banale, te l'assicuro. 

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri post della rubrica.

CULTURA
16 settembre 2011
METTI A FUOCO LA VITA

 

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono. Al contrario il cervello vaglia tutte le informazioni secondo categorie e priorità, e se possibile applica a ognuna delle vere e proprie scorciatoie, schemi mentali profondamente definiti nel nostro cervello. Il focus, l'attenzione della nostra mente cambia a seconda del contesto, della concentrazione, del nostro stato emotivo o del contenuto delle informazioni.

Nel post “Come funziona l'attenzione?”, abbiamo parlato dell'attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione. Stasera approfondiremo l'argomento e cercheremo di capire come ciò a cui prestiamo attenzione influisce su noi e sul nostro stato emotivo, e come è possibile controllare il focus della nostra mente e perché.

Cos'è il focus e perché è così importante per noi?

Il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l'esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà. Attenzione, non la realtà, ma la nostra realtà. Questo perché la nostra mente cosciente non può percepire la realtà per quello che è, in toto. Il cervello può, percepisce tutto il mondo attorno, gestisce il corpo, fa una marea di cose di cui non ci rendiamo conto, ma la mente no, può percepire solo una parte della realtà, una piccola parte e questa piccola parte diventa per noi la realtà. Semplificando il focus è la realtà. Quello che su cui ci focalizziamo diventa la nostra realtà, in bene e in male. E' come se guardassimo il mondo in cui viviamo attraverso una telecamera.

Immagina di essere in vacanza, diciamo al mare, e tu sai che ogni vacanza ha i suoi intoppi, problemi o imprevisti. L'areo è in ritardo, ti perdono il bagaglio, la stanza dell'albergo non è quella che volevi, o la vista non è sulla spiaggia ma sull'albergo accanto, la spiaggia è a un chilometro, il cibo è così così, gli animatori del villaggio una pena e via dicendo. Ok, questa sarebbe una vacanza molto problematica, ma mi hai capito. Ogni esperienza che facciamo ha i suoi pro e i suoi contro, i suoi lati positivi e negativi. Ora immagina di essere in vacanza con la famiglia e di concentrarti spesso su uno o più aspetti negativi, per esempio l'albergo è peggiore di quello che l'agenzia viaggia ti ha raccontato.

Quale pensi sarà il tuo stato d'animo? Come passerai la vacanza? Cosa ricorderai di quella vacanza?

Certo! Per te sarà una brutta vacanza. Ti sei concentrato sugli aspetti negativi e hai lasciato in secondo piano le buone cose, come il mare bellissimo, la gentilezza degli abitanti, i luoghi ricchi di storia che hai visitato.

Ricordi cosa abbiamo visto nel post “Cosa sono le emozioni?”?

L'emozione è un comportamento di risposta a uno stimolo esterno determinato da motivazioni profonde. Le emozioni rappresentano il modo in cui ciascuno di noi sente e vive l’esperienza delle cose. Cioè la realtà determina il nostro stato d'animo, ma la realtà è quello su cui focalizziamo la nostra attenzione, quindi le emozioni e le sensazioni che sperimentiamo sono sì determinate dagli eventi della nostra vita, ma anche da ciò che notiamo degli eventi, da come li viviamo, su cosa ci focalizziamo di essi. L'esperienza della tua vita si basa su cosa inquadri con la tua mente e come lo inquadri. Se ti concentri su un aspetto negativo della vita, allora l'esperienza sarà negativa, viceversa, se ti concentri su un aspetto positivo allora l'esperienza ti apparirà positiva. 

La qualità della nostra vita corrisponde alla qualità degli stati d'animo che viviamo e come ti senti determina le tue scelte e il tuo comportamento. Cambiare focus permette di cambiare stati d'animo e di conseguenza vivere meglio e fare scelte migliori per noi stessi. Quindi è fondamentale imparare a dirigere il nostro focus.

Possiamo decidere su cosa focalizzarci?

Sì, possiamo e possiamo farlo in ogni momento. Anzi sono certo che tu l'hai già fatto, molte volte, e continui a farlo anche se inconsapevolmente.

Come possiamo controllare la nostra attenzione?

Attraverso le domande che ci facciamo. Le domande che ci poniamo determinano ciò su cui ci focalizziamo e attraverso le domande possiamo spostare la nostra attenzione.

Nel prossimo post approfondiremo come controllare il focus e di altro ancora. Nel frattempo ti lascio con una domanda interessante: gli altri possono dirigere la nostra attenzione? Se sì, come?

A presto ;D

CULTURA
23 agosto 2011
LA MENTE UMANA – Come funziona l'attenzione?

 

Come abbiamo visto in precedenti post (qui e qui), viviamo in un mondo caotico e mutevole e siamo immersi in un “flusso” di stimoli e percezioni. Attraverso i nostri sensi riceviamo migliaia di informazioni sensoriali al secondo e non siamo in grado di gestirle tutte insieme in modo consapevole. Il cervello riceve ed elabora tutto, ma sono troppe per la nostra mente cosciente, che deve decidere a cosa dedicare le proprie risorse, la propria attenzione.

Cos'è l'attenzione?

L'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, o un insieme di stimoli. E' la sensazione che proviamo quando dedichiamo una parte significativa delle nostre risorse mentali a un evento, un oggetto, una persona, un gesto e così via. Non ha nulla a che vedere con la concentrazione che per esempio esercitiamo quando leggiamo questo testo, per esempio, o ascoltiamo una conferenza. Stiamo parlando della temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Per esempio, prova a guardarti attorno. Cosa noti? Cosa attira la tua attenzione? Un volto, un gesto, una luce, certe parole che due si scambiano, la luce del semaforo, alcune immagini da un televisore in vetrina e così via. Ognuno di essi ha ricevuto la nostra attenzione per un breve momento.

Come decidiamo a cosa prestare attenzione?

Nella maggior parte dei casi è un atto consapevole, cioè possiamo essere più attenti a “eventi” particolari, come per esempio l'espressività dei volti umani, o alle forme degli oggetti. La nostra attenzione quando ci troviamo per esempio all'aeroporto in attesa di un parente è molto diversa da quella che manifestiamo durante la visita ad un museo. La nostra attenzione consapevole varia a seconda dei nostri pensieri coscienti, del luogo in cui ci troviamo, della compagnia, del nostro stato emotivo, e così via. Approfondiremo l'argomento in un post futuro.

Concentriamoci sull'attenzione inconsapevole. E' estate, sei seduto al tavolino del bar, ti guardi attorno senza particolare interesse: gli occhi vengono attirati dai cenni della gente, dalle espressioni, dai movimenti improvvisi. E intendo proprio attirati, perché lo sguardo si sposta, anzi scatta su ciò che ha attratto la tua attenzione, e osserva finché qualcos'altro non attira inconsciamente la tua attenzione o tu decidi di osservare altro.

Cosa attira inconsapevolmente la nostra attenzione?

Sono certo che conosci già la risposta: stimoli sensoriali improvvisi, come un forte rumore o un movimento improvviso. Ma perché e come?

Per semplificare ci concentreremo su una sola fonte sensoriale, la principale, la vista. Come già abbiamo visto in precedenza, le immagini che l'occhio riceve vengono trasmesse come impulsi elettrici attraverso il nervo ottico a una decina di regioni cerebrali diverse con compiti diversi. Il riconoscimento conscio delle informazioni visive avviene nella corteccia visiva, una zona del lobo occipitale nella parte posteriore del cervello. Qui le immagini vengono elaborate in molti modi e con molti scopi, per esempio, per capire le forme degli oggetti, per decodificare i colori, per comprendere se qualcosa o qualcuno si muove, eccetera. Le altre zone elaborano le immagini per altri scopi, per esempio vengono utilizzate per determinare le dimensioni della pupilla a seconda dell'intensità luminosa, o per regolare i movimenti degli occhi e della testa.

Tra l'altro una copia degli impulsi viene trasmessa al “collicolo superiore”, in una zona primitiva del cervello con una struttura elementare, di cui troviamo l'equivalente in pesci, anfibi e in molte altre specie animali. Il compito di questa regione è quella di esaminare le immagini per percepire un eventuale minaccia che richiede una reazione rapida, più rapida di quella ottenibile con la corteccia visiva. E' quello che ci fa reagire prontamente, di riflesso, che ci spinge a muoverci prima ancora di capire cosa sta succedendo, che ci spinge a cambiare posizione o orientamento della testa per renderci pronti a quello che sta per accadere.

E' quest'area cerebrale che “orienta” la nostra attenzione, di solito verso un movimento inatteso, o una luce improvvisa o certe espressioni del volto delle altre persone. E' il nostro cervello che ci dà una mano, sposta i nostri occhi e ci dice: “hei, forse è meglio che tu faccia attenzione a quello”. Naturalmente la sua funzione è così utile ed efficace che la selezione naturale l'ha conservata dentro di noi.

Quali sono gli eventi che catturano di più la nostra attenzione?

Il primo della classifica è il movimento improvviso e imprevisto, che può nascondere una minaccia, come un attacco fisico. Il secondo è una luce improvvisa, o meglio una variazione di contrasto luminoso. La terza classe di eventi riguarda gli oggetti che si “manifestano bruscamente” e che richiedono una certa reazione. Mai andato nella galleria degli orrori al luna park? Approfondiremo in un'altra occasione il rapporto particolare della mente con gli oggetti. La quarta classe di eventi riguarda l'espressività umana: il cervello reagisce alle espressioni degli altri esseri umani, specialmente se sono “negative”, per esempio se esprimono paura o rabbia.

L'argomento è molto ampio e richiederebbe pagine e pagine, ma per questa volta ci fermiamo qui. Ne parleremo ancora in futuro.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

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