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ECONOMIA
16 marzo 2013
PAROLE PER PENSARE – I ricchi non creano posti di lavoro

 

Stasera ti propongo una conferenza molto interessante che getta luce su un altro dei miti del capitalismo.

Nei post “I miti del capitalismo 1”, “2” e “3” abbiamo visto i principali miti del capitalismo, come per esempio “capitalismo uguale ricchezza per tutti” oppure “capitalismo uguale libertà”, questa conferenza parla del mito “i ricchi creano posti di lavoro”.

Naturalmente è falso, sia nell'ottica di quanto denaro un ricco spende e fa circolare nell'economia reale, molto poco rispetto alla borghesia e alla classe operaia, sia dal punto di vista di creare posti di lavoro facendo impresa. In realtà negli ultimi decenni con l'avanzare della globalizzazione, i capitali si sono rivolti alla finanza per guadagnare e le produzioni si sono trasferite in paesi del terzo mondo o in paesi come Cina e Corea. Contemporaneamente i passi avanti fatti dalla tecnologia hanno ridotto il fabbisogno di manodopera dell'industrie e dei servizi.

Nel video Nick Hanauer, spiega dal suo punto di vista di ricco imprenditore perché quelli come lui non creano posti di lavoro e lo fa in modo convincente. Forse è per questo che questa conferenza di TED è stata rimossa e bandita dal sito senza valide giustificazioni. La causa più probabile di questa censura è che il video è intrinsecamente una denuncia dell'ingiustizia del sistema fiscale americano che privilegia le classe più abbienti e penalizza poveri e classe media.

Nick Hanauer è un imprenditore americano di famiglia ricca, uno dei primi investitori in Amazon, amministratore delegato e creatore di aziende di successo. Qui trovi cosa dice di lui Wikipedia e qui trovi il suo sito. Qui trovi la discussione su TED sulla rimozione della sua conferenza.

Come al solito ti invito ad ascoltare con senso critico quanto viene detto e a verificare le informazioni esposte presso altri fonti di informazione.

Buona visione e a presto ;D

POLITICA
3 febbraio 2013
PAROLE PER PENSARE – Capitalismo e libero mercato
 

Stasera ti propongo un altro video interessante e ricco di spunti di riflessione sul mondo odierno.

E' un documentario basato sul libro “Shock Economy” di Naomi Klein e spiega come il capitalismo ha manipolato la storia, l'economia, la politica e i popoli per arrivare al libero mercato e alla globalizzazione.

Il video ripercorre alcuni dei principali eventi della storia del secolo scorso: guerre, dittature, crisi sociali, disastri naturali e crisi economiche, e ce ne mostra le cause e le conseguenze. Mostra come l'imposizione con ogni mezzo, lecito e illecito, delle politiche economiche di Von Hayek e Friedman, le politiche “neoliberali”, di privatizzazione e deregolamentazione, abbiano portato a tragedie sociali orribili, alla morte e sofferenza di innumerevoli persone e abbiano determinato il volto e la natura del mondo attuale.

Naomi Klein è una giornalista canadese pluripremiata, lavora e ha lavorato con le più grandi testate giornalistiche occidentali; è anche una scrittrice, famosa per il saggio “No logo” e più recentemente per “Shock economy”. Qui puoi trovare il suo sito, qui cosa ne dice Wikipedia. Qui puoi trovare la pagina di Liquida su di lei, qui la lista dei suoi libri. Qui puoi trovare il suo canale su Twitter, qui un articolo interessante del Fatto Quotidiano su Shock Economy.

Considerato la quantità delle informazioni riportate, è importante seguire il documentario con attenzione e senso critico. Verifica le informazioni presso altre fonti e non regalare la tua fiducia. Usa la tua testa.

Buona visione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri video della rubrica

ECONOMIA
25 novembre 2012
I miti del capitalismo 3

  

Nei post “I miti del capitalismo - 1” e “2” abbiamo visto come il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso la propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna.

Cos’è il capitalismo?

Il capitalismo è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è l’accumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Attraverso i due post, abbiamo visto molti dei maggiori miti del capitalismo:

1. capitalismo uguale ricchezza per tutti,

2. capitalismo uguale ridistribuzione della ricchezza,

3. capitalismo uguale libertà,

4. capitalismo uguale democrazia,

5. non c’è alternativa al capitalismo,

6. il privato è meglio del pubblico.

Oggi vediamo altri miti con cui il capitalismo giustifica se stesso, le proprie azioni e i danni sociali, culturali ed ambientali che provoca.

Siamo tutti uguali davanti alla sfortuna e alle crisi (siamo tutti sulla stessa barca)

Siamo tutti parte della società capitalista e godiamo tutti dei suoi benefici: della ricchezza, della libertà e della democrazia e quindi siamo tutti uguali nel bene e nel male, non ci sono classi sociali, ma cittadini ugualmente responsabili davanti alle crisi.

Naturalmente è falso. Le crisi economiche non sono eventi improvvisi e catastrofici come cercano di raccontare, ma sono causate dall’uomo, sono prevedibili e previste da chi è informato. In particolare sono causate dalle attività di chi ha il potere di agire per il proprio profitto. Cioè le crisi sono un effetto delle attività incontrollate dei capitali sui mercati e un modo con cui si realizza l’accumulo del capitale. A conseguenza di una crisi c’è una maggioranza che subisce una perdita economica e un minoranza che ottiene un profitto. Per esempio la crisi dei mutui subprime del 2007-2008 negli stati uniti è stata causata dalla finanza americana che ha concesso mutui a chi non poteva permetterselo e ha scaricato il rischio e le conseguenze sui risparmiatori e sul sistema economico.

Analogamente la crisi in corso non è responsabilità di tutti i cittadini e quindi non sono i cittadini che devono pagare. Eppure ce lo raccontano, fanno di tutto per spingerci a crederlo, per farci pagare al posto loro. Il debito pubblico non è il debito fatto dallo stato per i cittadini, o meglio lo è solo in parte, mentre per la maggior parte è il debito realizzato per fare politica e per fare impresa.

L’obiettivo di questo mito è generare senso di colpa per scaricare i costi e i fallimenti sui cittadini e garantire i profitti della classe dominante. Attenzione, le responsabilità delle crisi sono anche dei cittadini che non agiscono cambiare le cose in meglio, ma la maggior parte della responsabilità è sempre delle classi dominanti. Naturalmente le classi sociali esistono e se davanti a Dio forse siamo tutti uguali, non è così su questo mondo.

Il mercato regola se stesso e risolve ogni problema.

Il libero mercato è un sistema che si autoregola, risolve ogni problema economico ed è l’unica alternativa all’inefficienza dello stato, alla corruzione e ai problemi sociali.

Non solo non è così, ma è proprio il contrario.

Il mercato è il luogo e il momento in cui si svolgono gli scambi commerciali di tutte le merci, dalle materie prime al denaro, dai servizi agli strumenti finanziari. Il mercato è anche l'insieme della domanda e dell'offerta, degli acquirenti e dei venditori. Il mercato è il luogo dove più efficacemente agisce il capitalismo e meno regole deve rispettare, più efficacemente realizza l’accumulo delle ricchezze nelle mani di pochi.

Se guardiamo il passato, la storia, possiamo constatare che senza regole e controlli il mercato si è sempre rivelato per quello che è: una bestia insaziabile incapace di controllarsi spontaneamente, l'incarnazione di alcuni degli istinti e delle emozioni peggiori dell'uomo, come l'avidità e la sete di dominio, indifferenze ai bisogni e alle sofferenze dell'essere umano e della società.

Lo scopo di questo mito è il profitto del capitale. C'è sempre qualcuno che chiede meno regole e meno controlli sui mercati da parte della politica e della società, sostenendo che è la soluzione del problema e che il mercato è efficace se lo si lascia libero di agire, mentre in realtà non vuole altro che fare più profitti a spese dei cittadini.

Troppo grandi per fallire

Certe banche, certe multinazionali, certe aziende sono troppo grandi per fallire e troppo grandi per lasciarle fallire. In caso contrario il fallimento di queste banche avrebbero effetti catastrofici sull'economia mondiale o sull'economia di certi paesi. Quindi è naturale che la società e gli stati li sorreggano in caso di bisogno.

Naturalmente non è così. E' vero che certe aziende sono talmente grandi e radicate nell'economia mondiale da poter generare effetti negativi per l'economia e la società. In effetti pensa all'effetto che può avere la chiusura di un'azienda normale. I dipendenti perdono il lavoro, i fornitori non vengono pagati, eccetera. Se l'azienda è grande si potrebbero ritrovare per strada molte centinaia di lavoratori e l'indotto, cioè le aziende fornitrici subirebbero la perdita di un cliente importante oltre a non venire pagati per le ultime forniture. Ora pensa a un'azienda molto grande con molti siti produttivi, come la Fiat per esempio. La chiusura di un'azienda è una ferita per l'economia, non c'è dubbio, e più è grande, maggiore è il danno e le conseguenze, ma dove è scritto che le aziende non possono fallire o che la società debba pagare per gli errori dei proprietari o di chi le gestisce?

In primo luogo, il fatto che una persona giuridica diventi talmente grande e influente è un'aberrazione e la conseguenza del logoramento continuo e della manipolazione che il capitale esercita sulla politica e sulla società con lo scopo di fare profitto e accumulare ricchezze. Non penso sia necessario perché vada a scapito dell'interesse e dei diritti di tutti gli esseri umani.

In secondo luogo, proprio l'economia capitalista prevede il fallimento delle aziende e ne determina le conseguenze. E' parte del rischio imprenditoriale. Così come è parte del rischio dell'imprenditore non essere pagato dal cliente.

Perché quindi lo stato e i cittadini dovrebbero pagare i debiti di un'azienda?

La cosa più naturale dovrebbe essere limitare l'effetto del fallimento e le sue conseguenze sul tessuto sociale. Cioè, per esempio, gestire il mercato del lavoro per favorire un veloce reinserimento del lavoro, offrire la possibilità di lanciare più facilmente nuove imprese, o predisporre specifici ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro.

Perché in questi anni la politica ha proprio salvato chi non doveva essere salvato?

Sotto gli occhi di tutti la politica ha erogato fiumi di denaro per salvare banche e imprese, senza ottenere risultati significativi, mentre gli economisti non in conflitto di interesse sostenevano e sostengono la necessità di fornire denaro ai cittadini per far ripartire l'economia. E' la dimostrazione di come la classe politica sia corrotta o collusa con il capitale, di come l'informazione sia sotto il controllo della classe dominante.

Lo scopo di questo mito è quello di creare una paura e usarla per indurre i cittadini a fare quello che la classe dominante vuole.

Direi di fermarci qui. I miti del capitalismo sono molti di più naturalmente, ma lo scopo di questi post è offrire spunti di riflessione. Ti invito ad approfondire l'argomento per conto tuo. Basta un poco di ricerca, per esempio sulla storia dell'economia, in biblioteca e in rete, per incappare sulla trentina di miti e di distorsioni che a tutt'oggi inquinano la cultura dei paesi occidentali.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

 


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permalink | inviato da Elnor il 25/11/2012 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
12 novembre 2012
I miti del capitalismo 2

 

Nel postI miti del capitalismoabbiamo visto come il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso alla propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna.

Abbiamo anche ricordato cos'è il capitalismo: il capitalismo è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è laccumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Infine abbiamo introdotto i primi tre miti: capitalismo uguale ricchezza per tutti, capitalismo uguale ridistribuzione della ricchezza e capitalismo uguale libertà. Oggi ne vediamo altri.

Capitalismo uguale democrazia

Un mito molto sfruttato e molto diffuso è quello che sostiene che senza capitalismo non può esistere la democrazia. Naturalmente è esattamente l'opposto, la democrazia è nata molto prima del capitalismo ed è in sua presenza che quest'ultimo si è potuto sviluppare. Senza democrazia il capitalismo non esisterebbe.

E' importante ricordare che la democrazia è il governo dei cittadini e in qualunque forma (diretta, partecipativa, rappresentativa, ecc...) la sovranità è nelle mani dei cittadini dello stato democratico, che la usano o dovrebbero usarla allo scopo di ottenere la felicità. Mentre come abbiamo visto lo scopo del capitalismo è l’accumulo della ricchezza nelle mani di pochi e questo implicitamente si scontra con l'aspirazione dell'uomo alla felicità.

Un uomo povero difficilmente può essere felice, perciò lo stato democratico normalmente controlla i mercati, il denaro e il capitale, la sua circolazione, la ridistribuzione delle ricchezze e altro ancora. Lo fa esercitando la sovranità, legiferando e ponendo limiti, e questo viene visto dal capitale come un ostacolo. Di conseguenza il capitale cerca di rimuovere i limiti, per esempio influenzando la classe politica per farla legiferare a suo favore, e cerca di limitare la sovranità dello stato e di appropriarsene, come nel caso della riserva frazionaria, della privatizzazione della Banca d'Italia e di quello che sta succedendo oggi in Europa.

La conseguenze dell'instancabile lavoro di opposizione del capitale è che, in una democrazia capitalista, la società è di solito sovrastata e controllata da una minoranza di ricchi che attraverso il potere economico controllano l'informazione, corrompono la politica, controllano l'editoria e la scuola, distraggono la cittadinanza, logorano la cultura, eccetera.

Questo mito è stato creato per ostacolare qualunque tentativo di considerare diversi modelli di ordine sociale. Qualunque alternativa viene additata come regime o dittatura e in quanto tale da criticare e, se utile, da attaccare per esportarvi la democrazia con le armi.

Non c'è alternativa al capitalismo

Il capitalismo è l'unico sistema politico ed economico possibile, giusto ed efficace. Anche se non è perfetto, le alternative sono tutte peggiori, sono regimi i cui cittadini soffrono, hanno meno libertà o stanno peggio. E' uno dei presupposti della politica e dei portavoce dei capitali: non c'è alternativa, ma come abbiamo già visto (vedi il post “TINA”) chi sostiene ciò senza argomentare, senza spiegare i perché della sua affermazione, vuole che tu obbedisca senza fare storie e mira a danneggiarti.

L'obiettivo di questo mito è ostacolare qualunque tentativo di realizzare o anche solo pensare e discutere a un sistema diverso dal capitalismo. Naturalmente ci sono diverse alternative al capitalismo, ma non ne parleremo in questo post.

Il privato è meglio del pubblico

Le istituzioni, le società pubbliche e i servizi pubblici sono più costosi e meno efficaci ed efficienti delle aziende private. E' il mantra con cui hanno giustificato, nei paesi occidentali e anche in Italia, la privatizzazione di fette importanti dei beni pubblici. Per esempio, la svendita della Telecom e delle autostrade e molto altro ancora.

Ma è vero poi che il privato offre servizi migliori a un costo inferiore?

No, è falso. Dopo vent'anni di privatizzazioni, abbiamo la prova che servizi e prodotti privati sono di solito più costosi e di qualità inferiore. Lo sostengono molti studi riguardanti i paesi europei, nord-americani e sud-americani che hanno portato le istituzioni locali e nazionali a fare marcia indietro in molti casi. Un esempio emblematico è la privatizzazione dell'acqua, che in tutti i casi ha portato all'aumento del prezzo del servizio per i cittadini e a un peggioramento del servizio, tanto che molte città europee, Parigi per citarne una, si sono riappropriate della propria acqua.

Il perché è ovvio: lo scopo delle aziende private è fare profitto e questo significa aumentare i prezzi, spendere il meno possibile per la gestione/produzione e dove possibile scaricare i costi e l'onore degli investimenti sulla collettività. Mentre una gestione pubblica, anche se meno efficiente, ha lo scopo di fornire il servizio e il prodotto ai cittadini e non di fare profitto.

Lo scopo di questo mito è di favorire l'appropriazione di beni pubblici da parte del capitale e di eliminare un concorrente difficile da battere.

Sei ancora con me?

Per stasera ci fermiamo qui. Grazie per avermi seguito fin qui. Concluderemo questa carrellata dei miti del capitalismo la prossima volta.

A presto ;D 

CULTURA
26 ottobre 2012
I miti del capitalismo - 1

 

Qualche giorno fa parlavo di capitalismo con un gruppo di amici e mi sono reso conto quanto il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso alla propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna. Protagonisti della diffusione di questi miti sono i media, naturalmente, dalla tv al cinema, dai giornali al web. Ma oltre ai media, questi miti sono stati promossi per decenni anche attraverso la scuola e l'università, a opere letterarie, distribuite grazie al controllo dell'editoria, perfino a istituzioni religiose.

Oggi che assistiamo a un'evoluzione “finanziaria” del capitalismo, oggi che il capitale torna alla carica del bene pubblico e vuole appropriarsi delle prerogative e delle sovranità degli stati, è importante avere bene chiaro in mente quale sia il vero volto del capitalismo.

Cos'è il capitalismo?

In sintesi è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è l'accumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Quali sono i principali miti del capitalismo?

Il sogno americano

Secondo l'ideologia capitalista, il capitalismo è l'unico sistema economico che permette di realizzare se stessi, cioè permette l'arricchimento di chiunque, in base alle proprie capacità. Chiunque può diventare ricco se lavora duramente e con convinzione. Nella realtà il capitale tende ad accentrarsi nelle mani dei pochi, attraverso l'appropriazione delle ricchezze altrui. A parte rare eccezioni questo non avviene attraverso il lavoro, che per il capitalismo non è altro che una risorsa da cui trarre profitto, ma sfruttando posizioni dominanti, di monopolio, di potere e attraverso coercizione, persuasione e inganno, spesso violando le leggi civili e morali.

I miglioramenti dello stile di vita delle popolazioni non dipendono dal capitalismo, che al contrario normalmente non si cura dei costi sociali e ambientali delle attività che conduce, ma dipendono dagli stati e dallo sviluppo culturale, tecnologico e sociale.

Questo mito è molto diffuso e resistente alle evidenze storiche, sostenuto tra l'altro da alcune religioni, come per esempio quella Protestante. Il suo scopo è tenere sotto controllo le classi più povere e spingerle a sostenere il capitalismo.

Capitalismo uguale ricchezza per tutti

Un altro mito è quello che afferma che, in un'economia di mercato, la ricchezza prima o poi viene ridistribuita. Come la storia dimostra, questo non è vero: lo scopo del capitalismo è l'accumulo della ricchezza e la conseguenza è il divario tra i ricchi e le classi più povere, come si è osservato nei paesi occidentali con l'avvento della globalizzazione e la perdita di sovranità degli stati. In realtà l'economia di mercato non può esistere senza classi medie capaci di spendere, cioè non può esistere senza una ridistribuzione della ricchezza. Nonostante questo il sistema capitalistico non prevede in sè sistemi efficaci di ridistribuzione della ricchezza ed è sempre indirizzato verso la propria distruzione.

Lo scopo di questo mito è tenere sotto controllo le classi più povere e permettere ai capitalisti di fare profitto senza ulteriori ostacoli o competitori. Nel passato fu usato per limitare la diffusione delle idee socialiste e indebolire i paesi comunisti e socialisti.

Capitalismo uguale libertà

Il capitalismo ci rende liberi di prendere le nostre decisioni, per esempio, ci permette di scegliere il nostro modo di vivere, il luogo in cui vivere, il lavoro, il cibo che mangiamo, eccetera. Anche se ci limitiamo a considerare la libertà come “libertà di scelta”, ebbene il capitalismo limita la nostra libertà di scelta. La possibilità di scegliere tra dieci tipi diversi di salsa di pomodoro in un supermercato non è libertà.

Come abbiamo già ripetuto, lo scopo del capitalismo è l'accumulo di ricchezza nelle mani di una minoranza e la conseguente riduzione di ricchezza nel resto della popolazione comporta una riduzione della capacità di spendere e quindi delle possibilità di realizzare i propri obiettivi personali, quindi della libertà di scelta. Se non abbiamo i soldi per mangiare o una casa in cui abitare, non abbiamo scelta. Se non arriviamo a fine mese con il nostro stipendio non abbiamo molta scelta. Anche se abbiamo abbastanza soldi, ma spendiamo i nove decimi della nostra vita a fare lavori che non amiamo non abbiamo molta scelta.

Non credi?

Come abbiamo considerato all'inizio, il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno e questa è un'implicita limitazione della libertà di scelta di ognuno di noi. Spesso, per giustificare questo mito vengono attribuiti al capitalismo meriti che appartengono alla democrazia, agli stati, allo sviluppo culturale e tecnologico, eccetera. Come la libertà di parola, per esempio, o la libertà di scegliere i propri rappresentati, essere informati, viaggiare e molto altro.

Lo scopo di questo mito è naturalmente il controllo delle popolazioni e spingerle a sostenere il modello capitalista. Viene inoltre utilizzato per giustificare l'interferenza negli affari di paesi non capitalisti.

Per chiarire meglio il rapporto tra capitalismo e libertà è opportuno approfondire anche il rapporto con la democrazia e gli stati e il concetto di libero mercato. Lo faremo nel prossimo post sull'argomento. Per stasera mi sono dilungato troppo.

Ti ringrazio di avermi seguito sin qui.

Grazie e a presto ;D

SOCIETA'
14 marzo 2012
PAROLE PER PENSARE – Critica al sistema culturale occidentale

 

Stasera ti propongo un altro video interessante, un video ricco di spunti su cui pensare.

Simone Perotti propone una critica affilata al sistema capitalistico capitalistico, tuttora in crisi, e al sistema culturale che lo accompagna, dominante in occidente. Quello del lavoro in città, del posto fisso, della casetta, dello shopping e delle vacanze in estate. Tutto questo benessere non è più garantito da un capitalismo morente e tutti noi dobbiamo cambiare abitudini.

Simone Perotti ha lavorato per quasi vent’anni nel settore della comunicazione, poi ha lasciato soldi e carriera e si è trasferito in Liguria per dedicarsi esclusivamente alle cose che lo rendono felice. Oggi trascorre circa quattro mesi l’anno in mare. Per vivere trasferisce imbarcazioni, fa lo skipper e l’istruttore di vela, svolge lavori di ogni genere, vende le sue sculture e i suoi pesci. E' uno scrittore, ha pubblicato diversi libri, collabora con riviste e giornali con articoli e reportage sulla nautica.

Come sempre ti invito ad ascoltare il video con senso critico e a usare la propria testa per considerare le affermazioni e le informazioni esposte. Per quanto mi riguarda trovo interessante l'analisi, ma parziale, incompleta.

Qui puoi trovare il post originario di Perotti sul sito di Cadoinpiedi, qui trovi il sito di Perotti, qui cosa ne dice wikipedia.

Buona visione e a presto ;D

Qui trovi gli altri video della rubrica.

SOCIETA'
31 gennaio 2012
PAROLE PER PENSARE – Post democrazie

 

 Nella nostra ricerca di una maggiore comprensione della realtà, stasera vi propongo un altro video, un'intervista di Giulia Innocenzi a Serge Latouche andata in onda su Servizio pubblico del 19 gennaio scorso, incentrata sulla crisi delle democrazie, la fine del capitalismo e l'assurdità del social-liberismo (il liberismo non può essere sociale).

Serge Latouche è professore di scienze economiche all'università di Parigi, filosofo e sostenitore della decrescita conviviale, del localismo, della coesistenza e del dialogo tra le culture. Qui puoi trovare cosa riporta wikipedia su Latouche, qui una sintesi del suo pensiero, qui infine trovi il video su Servizio pubblico.

Ancora una volta credo non ci sia bisogno di commenti. Ti come sempre ad ascoltare con attenzione e senso critico le parole dell'intervistato. Pensa con la tua testa, approfondisci gli argomenti e non regalare al tua fiducia.

Buona visione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri video della rubrica.

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