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CULTURA
16 giugno 2012
LA MENTE UMANA – Il cervello e il linguaggio

 

Stasera, per la rubrica “La mente umana”, torniamo a parlare del senso dell'udito.

Nei postI sette sensi1e2abbiamo definito l'udito come il senso che ci permette di percepire i suoni, cioè onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l'aria. Nel postIl senso dell'udito e il senso del tempoabbiamo scoperto che se con la vista percepiamo dove sono le cose, con l'udito capiamo quando si verifica un evento. Molto interessante, non credi? Nel post “L'udito alla nascitaabbiamo visto come l'udito è il primo dei sensi che sviluppiamo nel ventre materno e le relative regioni cerebrali sono le prime a svilupparsi. Infine nel post “L'udito e lo spazio” ne abbiamo studiato i limiti spaziali: l'udito ci permette di controllare costantemente l'ambiente intorno a noi e di individuare velocemente e con relativa precisione le fonti dei suoni.

Stasera parleremo dell'udito e dell'interpretazione del linguaggio.

Che differenza c'è tra un suono e il linguaggio?

Il linguaggio non è un semplice insieme di rumori, ma uno dei vettori primari della comunicazione umana e quando il cervello classifica una serie di suoni come “linguaggio” non si comporta come se ascoltassimo il cinguettio degli uccelli o il rumore del traffico, ma attiva tutta una serie di aree di elaborazione ed utilizza una serie di artifici che hanno lo scopo di estrarre dai “suoni” tutte le informazioni possibili.

Il linguaggio è composto da enunciati, a loro volta composti di parole con significati precisi e organizzati secondo precise regole grammaticali. Grazie a tutto questo possiamo esprimere significati molto complessi e articolati. Le parole sono a loro volta scomponibili in morfemi, suoni complessi che rappresentano significati univoci o che modificano il significato di altri morfemi. Parole e morfemi sono scomponibili in fonemi, suoni elementari che in parte possono corrispondere alle lettere.

Le lettere sono 25 mentre i fonemi nella nostra lingua sono circa il doppio. Ogni lingua ha una serie propria di fonemi che possono essere molto diversi. Alcune lingue hanno un numero molto superiore di fonemi e l'uomo è fisicamente in grado di produrne più di cento. Nella realtà ognuno di noi, da bambino, impara e si sintonizza sui fonemi tipici della propria lingua madre e l'apprendimento di nuovi fonemi è uno degli ostacoli principali quando studiamo una nuova lingua.

Quando parliamo normalmente produciamo circa 10-15 fonemi o suoni al secondo e se parliamo velocemente possiamo raddoppiare questo numero. La nostra capacità di ascolto è invece molto superiore, fino a 50 fonemi al secondo, un numero talmente elevato che comporta la sovrapposizione dei suoni tra loro.

In questo caso, come riusciamo a capire il messaggio?

L'ascoltatore conosce la lingua e le regole che questa rispetta e può prevedere quali suoni seguiranno, via via che ascolta, arrivando perfino a indovinare la o le parole che seguiranno. E' attraverso questa capacità di previsione che un madrelingua può ascoltare il proprio linguaggio ad alta velocità e riuscire a comprenderlo.

A livello del cervello, in presenza di un linguaggio le informazioni provenienti dall'udito vengono instradate ad aree cerebrali completamente diverse, dedicate appunto alla ricezione e decodifica del messaggio verbale.

Sono queste aree che ci permettono di comprendere il significato di un enunciato o una parola anche se ne abbiamo ascoltato una parte e che ci permettono di comprendere una pronuncia distorta o troppo veloce, o una voce coperta dal rumore del traffico.

Non hai mai avuto la sensazione di sapere già quello che sta per dire il tuo interlocutore solo ascoltando le prime parole?

Adesso sai perché. Decine e centinaia di migliaia di anni di selezione naturale hanno sviluppato nell'uomo questa capacità straordinaria mirata appunto alla comunicazione sociale, che permette di ricevere e comprendere il messaggio verbale al meglio, nonostante le situazioni.

In realtà in presenza del linguaggio il cervello non si limita ad attivare solo aree specifiche per la decodifica dei suoni, dopotutto è stato dimostrato che la comunicazione umana avviene per la maggior parte tramite il linguaggio non verbale o paraverbale. Quindi il cervello non fa solo quanto finora descritto, ma estrae informazioni dal tono della voce, dal timbro, dalle pause, dal ritmo e dalla modulazione dei fonemi e delle parole. E questo solo per quanto riguarda l'udito. In presenza dell'interlocutore, parallelamente a quanto visto finora, il cervello umano recepisce e decodifica anche l'espressione del viso, la postura, i gesti delle mani e i movimenti del corpo, dando a essi un significato o un'interpretazione emotiva, nella maggior parte dei casi inconscia o parzialmente conscia.

Di questo comunque parleremo approfonditamente nei prossimi post relativi alla comunicazione. Per stasera ci fermiamo qui.

Un'ultima domanda per te prima di lasciarci: ti sei mai chiesto perché la comunicazione è talmente importante da spingere a sviluppare e selezione tali capacità cerebrali?

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri articoli della rubrica

CULTURA
27 dicembre 2011
LA MENTE UMANA – L'adattamento sensoriale

 

Stasera parliamo dell'adattamento sensoriale. Mentre leggi questo post, la ventola del tuo pc sta facendo un lieve ronzio continuo, ma tu non ci fai caso. In effetti per quanto lieve è un rumore fastidioso, ma non te ne accorgi perché ti sei adattato ad esso. In realtà non ti rendi neppure conto della pressione dei gomiti sulla scrivania, del bagliore della lampada e perfino della pressione dei tuoi vestiti sulla pelle o del peso dei tuoi arti (ricordi la propriocezione?). Del flusso sensoriale che costantemente arriva al cervello, solo una parte viene percepita a livello consapevole, mentre una parte notevole viene ignorata.

Cos'è l'adattamento sensoriale?

In sintesi il nostro cervello tende a ignorare gli input costanti o prevedibili, da qualunque dei sette sensi essi provengano. Per esempio, in presenza di un cattivo odore dopo un certo tempo cessiamo di considerarlo, o viaggiando in treno in pochi minuti smettiamo di percepire il movimento del treno e il rumore delle rotaie.

Con il termine adattamento riassumiamo una serie di processi che possono riguardare sia le cellule sensoriali che i neuroni preposti all'elaborazione degli stimoli sensoriali. Un esempio tipico è l'affaticamento neuronale: soggetti a stimoli ripetitivi i neuroni smettono di reagire nello stesso modo. In realtà non si stancano, ma i canali di ioni della membrana che regola i cambiamenti elettrici all'interno della cellula si disattivano, ma stancarsi da l'idea di come funziona la cosa, non ti pare?

Un'altra forma di adattamento è l'assuefazione, la forma più elementare della memoria. In pratica quando lo stimolo si ripete la nostra reazione si indebolisce. Per esempio, la prima volta che ci tuffiamo nell'acqua fredda la sensazione sarà vivida e spiacevole, ma già la seconda volta l'esperienza ci apparirà più tollerabile.

Un altro esempio di adattamento che avviene non nel cervello ma direttamente nell'organo sensoriale è l'adattamento del sistema visivo a gradi diversi di luminosità. Lo puoi fare anche tu. Prima sosti in una stanza buia il tempo necessario per adattare gli occhi, poi entri in un'altra stanza illuminata tenendo aperto un solo occhio e infine torni nella stanza buia. Ti accorgerai che con l'occhio che hai tenuto aperto non ci vedrai nulla, ma l'occhio che hai tenuto chiuso ci vedrà benissimo. Prova a chiudere alternativamente gli occhi e ti renderai conto subito della cosa.

Aldilà dei singoli meccanismi, l'adattamento sensoriale ha uno scopo percettivo preciso: identificare e cancellare stimoli irrilevanti affinché possiamo percepire e concentrarci sulle informazioni importanti che ci provengono dal mondo intorno a noi. Per esempio ci permette di ignorare il rumore della televisione per ascoltare le parole del nostro partner o le grida dei vicini o il rumore sospetto al piano di sotto. Oppure ci permette di adeguarci al movimento costante come quello di una nave o di un autobus per poter continuare a muoverci senza troppe difficoltà.

L'adattamento è un aspetto chiave della ricalibratura costante che il cervello esegue senza sosta sui nostri sensi e i relativi sistemi sensoriali per garantire un'efficienza elevata.

La possibilità di ignorare una parte notevole del flusso di informazioni proveniente dai nostri sensi per poterci concentrare sugli eventi e i mutamenti del mondo intorno a noi, significa reazioni più pronte ed efficaci e quindi una maggiore sopravvivenza.

L'adattamento è una caratteristica della parte più evoluta del nostro cervello, mentre la maggior parte dei neuroni della parte più primitiva non si adatta agli stimoli e continua a reagire prontamente a certi tipi di stimoli, come quelli pericolosi determinati da oggetti in avvicinamento, come abbiamo visto nel precedente post della rubrica.

Vale la pena approfondire l'argomento, ma in un prossimo post. Stasera mi sono dilungato già troppo. Se hai domande o precisazioni non esitare a lasciare un commento.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

CULTURA
22 novembre 2011
LA MENTE UMANA – Reazioni lampo

 

Da ragazzi, tutti abbiamo scoperto di poter reagire a velocità sorprendenti per evitare di urtare un oggetto o di esserne colpiti. Per esempio giocando a calcio o a pallavolo, abbiamo evitato una palla in volo rivolta al volto. Prima ancora che la nostra mente diventasse cosciente dell'oggetto in collisione, abbiamo reagito per evitarla.

Come ci riusciamo?

Evitare collisioni con oggetti o corpi è piuttosto importante per la nostra sopravvivenza, non credi? Madre natura e la selezione naturale ci hanno dotato di speciali meccanismi neurali collegati direttamente ai sistemi motori dei nostri comportamenti difensivi. Questi ci permettono di reagire a uno stimolo nel tempo di ottanta millisecondi, una velocità troppo elevata per qualsiasi elaborazione mentale superiore, perfino troppo veloce perché le informazioni visive provenienti da entrambi gli occhi vengano combinate ed elaborate.

Questo è possibile perché sono funzioni sviluppate presto nel corso dell'evoluzione, nei nostri antenati più antichi, quindi sono gestite in profondità, nell'area più primitiva del cervello che può attivarsi molto più rapidamente delle funzioni della corteccia.

Come funziona questo meccanismo difensivo?

Ebbene il trucco consiste nell'estrarre da input visivi bidimensionali a bassa definizione provenienti dagli occhi, informazioni in tre dimensioni sufficienti a valutare posizione, direzione e velocità relativa degli oggetti in movimento. Lo facciamo, per esempio, valutando le aree più scure rispetto allo sfondo dell'immagine, o riconoscendo l'espansione simmetrica delle aree scure, segno di un oggetto in espansione, quindi probabilmente diretto verno di noi. Questi e altri stimoli provocano una reazione di sgomento che attiva automatismi quali il battito delle palpebre, o lo scostamento della testa, o la contrazione muscolare degli arti.

Per esempio, è estate e una mosca ti gira attorno e improvvisamente reagisci al suo tentativo di posarsi sul tuo volto. Oppure cammini per strada parlando con qualcuno, passi davanti a una cancellata di un giardino ed eviti all'ultimo momento un ramo di un cespuglio che sporge all'esterno.

Naturalmente lo scopo è sempre evitare situazioni potenzialmente pericolose ed è un meccanismo talmente radicato in noi che non è possibile sopprimerlo o abituarsi agli oggetti in collisione. Ti sconsiglio di provarci, per quanto il meccanismo sia molto efficace non vedo molto senso nel farsi tirare addosso oggetti per verificarlo.

E' l'unico meccanismo difensivo?

No, affatto, questa è solo una delle funzioni difensive del nostro cervello più primitivo. Siamo provvisti di diverse altre funzioni simili, quali per esempio l'istinto a chiudere gli occhi quando questi sono minacciati da vicino, o la spinta a irrigidirsi per assorbire un urto che non si riesce ad evitare, o alzare le braccia per difendersi il volto o altre parti sensibili, o sobbalzare per rumori improvvisi e forti. Sono reazioni automatiche ad alta velocità che di solito ci sono molto utili, fino ad arrivare a fare la differenza per la nostra incolumità.

Questo è tutto per stasera. Se hai commenti o domande sentiti libero di esporle.

A presto ;D

CULTURA
22 ottobre 2011
LA MENTE UMANA – Il senso dell'udito e il senso del tempo

 

Nel post “I sette sensi” (qui e qui) abbiamo descritto le nostre fonti di informazioni primarie, i sensi, e tra questi l'udito. Se ricordi dicevamo che, il suono non è altro che un flusso di onde sonore, cioè di onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l'aria e hanno frequenze percepibili dall'orecchio umano, l'organo preposto a udire. Quando le onde sonore colpiscono il padiglione auricolare, vengono convogliate nell'orecchio interno, amplificate e trasformate in impulsi elettrici (il linguaggio del cervello) dalla coclea. Attraverso il nervo acustico, gli impulsi raggiungono quell'area del cervello che si occupa di tradurli in informazioni comprensibili.

Semplice e meraviglioso, no?

In realtà questo senso va oltre al semplice “udire” e soprattutto è molto diverso dalla vista. Noi siamo animali visivi, non c'è dubbio, siamo stati selezionati in questo modo attraverso la nostra evoluzione, ma con l'udito integriamo la nostra percezione visiva e risolviamo parte delle sue limitazioni. Un esempio lampante è che l'udito ci permette di controllare costantemente l'ambiente intorno a noi a 360° gradi, mentre la vista ha un campo di visione limitato.

Come pensi sarebbe la nostra visione della realtà senza l'udito?

Immagina di vedere un film senza audio. Come ti sembrerebbe? Normalmente non ci rendiamo conto dell'importanza della “colonna sonora” della nostra vita, ma un audioleso ci direbbe quanto la vita sia diversa e limitata senza l'udito.

Torniamo al confronto tra vista e udito: in molti pensano che le orecchie e gli occhi e i rispettivi sistemi cerebrali funzionino in modo simile, ma è così?

Tu cosa ne pensi?

Luce e suono sono stimoli profondamente diversi: la luce tende ad essere continua e onnipresente, mentre il suono si genera quando uno o più oggetti si spostano, vibrano, si scontrano, si rompono, eccetera. Non a caso l'udito è il primo dei sensi che sviluppiamo nel ventre materno e le regioni cerebrali responsabili dell'udito sono le prime a terminare il processo di sviluppo, mentre il sistema visivo completa il suo sviluppo mesi dopo la nascita. Inoltre l'udito è l'ultimo senso ad abbandonarci quando perdiamo conoscenza e il primo a essere ripristinato quando riprendiamo conoscenza.

La caratteristica più straordinaria dell'udito che lo differenzia di più dalla vista è la percezione temporale degli eventi. Quando vediamo un film in realtà vediamo una sequenza di immagini separate, ma se la proiezione è di 25 immagini al secondo o più noi non la percepiamo come sequenza ma come un flusso continuo. Il nostro udito invece è capace di percepire sequenze sonore quattro volte più veloci ed anche di più prima che la sequenza inizi ad apparirci come un flusso sensoriale continuo.

Come è possibile?

Per quanto riguarda la vista, abbiamo visto come l'impulso luminoso colpisce la retina e attraverso un processo chimico viene trasformato in impulso elettrico e inviato al cervello. Nell'orecchio le vibrazioni sonore viaggiano attraverso il canale auricolare, poi attraverso il timpano e gli ossicini dell'orecchio interno fino alla coclea, un osso con la forma del guscio di lumaca e dalle caratteristiche straordinarie.

Al suo interno si trova la membrana basilare, che grazie alla sua forma vibra a frequenze diverse in punti diversi della sua superficie. E' qui che i suoni sono trasformati in impulsi elettrici tramite un processo meccanico. La membrana basilare è ricoperta di recettori chiamati cellule ciliate, in quanto sono ricoperti di peli a loro volta collegati a filamenti. Quando la membrana si muove i filamenti si tendono e aprono piccoli canali sulla superficie dei peli, permettendo a certi atomi presenti nel fluido circostante di entrare nelle cellule cigliate e generare l'impulso elettrico.

Anche i movimenti più piccoli possono determinare una reazione, per questo possiamo sentire suoni a frequenze anche molto basse e percepirne ogni singolo impulso. Mentre in presenza di suoni ad alte frequenze riusciamo a valutare l'intensità media degli impulsi. Inoltre le cellule cerebrali del sistema uditivo sono in grado di attivarsi più frequentemente degli altri neuroni, fino a cinquecento volte al secondo. Tutto questo ci permette di percepire e trarre informazioni da frequenze molto diverse, dai 20 a 20000 Hz (battiti al secondo). Tra queste informazioni c'è quella della collocazione temporale delle onde sonore, su cui si basa la nostra sensibilità temporale. Ebbene un orecchio allenato arriva a percepire interruzioni in suoni di un millesimo di secondo, un trentesimo del tempo che ci è necessario per percepire un'immagine. Non a caso reagiamo a un impulso sonoro minaccioso prima ancora di vedere l'effettiva minaccia.

Riassumendo possiamo dire che con la vista percepiamo dove sono le cose, ma con l'udito capiamo quando si verifica un evento.

In realtà il nostro senso dell'udito fa molto altro, ma stasera ci siamo dilungati molto, quindi ne parleremo nei prossimi post sull'argomento.

Mi scuso per i particolari “tecnici”, ma non è stato così drammatico, vero?

Una domanda per te prima di lasciarci: come cambierebbe la nostra percezione del tempo senza il senso dell'udito?

A presto ;D


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CULTURA
23 agosto 2011
LA MENTE UMANA – Come funziona l'attenzione?

 

Come abbiamo visto in precedenti post (qui e qui), viviamo in un mondo caotico e mutevole e siamo immersi in un “flusso” di stimoli e percezioni. Attraverso i nostri sensi riceviamo migliaia di informazioni sensoriali al secondo e non siamo in grado di gestirle tutte insieme in modo consapevole. Il cervello riceve ed elabora tutto, ma sono troppe per la nostra mente cosciente, che deve decidere a cosa dedicare le proprie risorse, la propria attenzione.

Cos'è l'attenzione?

L'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, o un insieme di stimoli. E' la sensazione che proviamo quando dedichiamo una parte significativa delle nostre risorse mentali a un evento, un oggetto, una persona, un gesto e così via. Non ha nulla a che vedere con la concentrazione che per esempio esercitiamo quando leggiamo questo testo, per esempio, o ascoltiamo una conferenza. Stiamo parlando della temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Per esempio, prova a guardarti attorno. Cosa noti? Cosa attira la tua attenzione? Un volto, un gesto, una luce, certe parole che due si scambiano, la luce del semaforo, alcune immagini da un televisore in vetrina e così via. Ognuno di essi ha ricevuto la nostra attenzione per un breve momento.

Come decidiamo a cosa prestare attenzione?

Nella maggior parte dei casi è un atto consapevole, cioè possiamo essere più attenti a “eventi” particolari, come per esempio l'espressività dei volti umani, o alle forme degli oggetti. La nostra attenzione quando ci troviamo per esempio all'aeroporto in attesa di un parente è molto diversa da quella che manifestiamo durante la visita ad un museo. La nostra attenzione consapevole varia a seconda dei nostri pensieri coscienti, del luogo in cui ci troviamo, della compagnia, del nostro stato emotivo, e così via. Approfondiremo l'argomento in un post futuro.

Concentriamoci sull'attenzione inconsapevole. E' estate, sei seduto al tavolino del bar, ti guardi attorno senza particolare interesse: gli occhi vengono attirati dai cenni della gente, dalle espressioni, dai movimenti improvvisi. E intendo proprio attirati, perché lo sguardo si sposta, anzi scatta su ciò che ha attratto la tua attenzione, e osserva finché qualcos'altro non attira inconsciamente la tua attenzione o tu decidi di osservare altro.

Cosa attira inconsapevolmente la nostra attenzione?

Sono certo che conosci già la risposta: stimoli sensoriali improvvisi, come un forte rumore o un movimento improvviso. Ma perché e come?

Per semplificare ci concentreremo su una sola fonte sensoriale, la principale, la vista. Come già abbiamo visto in precedenza, le immagini che l'occhio riceve vengono trasmesse come impulsi elettrici attraverso il nervo ottico a una decina di regioni cerebrali diverse con compiti diversi. Il riconoscimento conscio delle informazioni visive avviene nella corteccia visiva, una zona del lobo occipitale nella parte posteriore del cervello. Qui le immagini vengono elaborate in molti modi e con molti scopi, per esempio, per capire le forme degli oggetti, per decodificare i colori, per comprendere se qualcosa o qualcuno si muove, eccetera. Le altre zone elaborano le immagini per altri scopi, per esempio vengono utilizzate per determinare le dimensioni della pupilla a seconda dell'intensità luminosa, o per regolare i movimenti degli occhi e della testa.

Tra l'altro una copia degli impulsi viene trasmessa al “collicolo superiore”, in una zona primitiva del cervello con una struttura elementare, di cui troviamo l'equivalente in pesci, anfibi e in molte altre specie animali. Il compito di questa regione è quella di esaminare le immagini per percepire un eventuale minaccia che richiede una reazione rapida, più rapida di quella ottenibile con la corteccia visiva. E' quello che ci fa reagire prontamente, di riflesso, che ci spinge a muoverci prima ancora di capire cosa sta succedendo, che ci spinge a cambiare posizione o orientamento della testa per renderci pronti a quello che sta per accadere.

E' quest'area cerebrale che “orienta” la nostra attenzione, di solito verso un movimento inatteso, o una luce improvvisa o certe espressioni del volto delle altre persone. E' il nostro cervello che ci dà una mano, sposta i nostri occhi e ci dice: “hei, forse è meglio che tu faccia attenzione a quello”. Naturalmente la sua funzione è così utile ed efficace che la selezione naturale l'ha conservata dentro di noi.

Quali sono gli eventi che catturano di più la nostra attenzione?

Il primo della classifica è il movimento improvviso e imprevisto, che può nascondere una minaccia, come un attacco fisico. Il secondo è una luce improvvisa, o meglio una variazione di contrasto luminoso. La terza classe di eventi riguarda gli oggetti che si “manifestano bruscamente” e che richiedono una certa reazione. Mai andato nella galleria degli orrori al luna park? Approfondiremo in un'altra occasione il rapporto particolare della mente con gli oggetti. La quarta classe di eventi riguarda l'espressività umana: il cervello reagisce alle espressioni degli altri esseri umani, specialmente se sono “negative”, per esempio se esprimono paura o rabbia.

L'argomento è molto ampio e richiederebbe pagine e pagine, ma per questa volta ci fermiamo qui. Ne parleremo ancora in futuro.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

CULTURA
11 agosto 2011
CATTIVE ABITUDINI

 

Stasera parliamo delle “abitudini” e partiamo da un luogo comune: gli esseri umani sono abitudinari.

E' un luogo comune, sì, ma secondo te quanto c'è di vero?

Pensiamo alla nostra giornata tipo. No, non quando siamo in vacanza. Pensa a una tua giornata feriale tipica. Pensa alle tue serate. Ora pensa al tuo weekend tipico.

Ammettiamolo, tutti i giorni o tutte le settimane facciamo più o meno le stesse cose, agli stessi orari, con le stesse persone, negli stessi luoghi. Esagero? Forse. Però pensaci. Al mattino ci alziamo di solito alla stessa ora, facciamo le solite cose, mangiamo la solita colazione, e andiamo al lavoro alla stessa ora. Per muoverci prendiamo lo stesso treno o lo stesso autobus, oppure facciamo lo stesso tragitto con l'automobile. Al lavoro non ne parliamo, poi il pranzo nella stesso posto a mangiare le solite cose, la palestra nei soliti giorni alla solita ora, poi la sera a casa, davanti alla tv o il pc. Sì, certo, usciamo la sera di solito negli stessi giorni, il venerdì con i soliti amici, si beve qualcosa al solito posto e poi il solito locale, il nostro preferito.

Ti ci vedi?

Anch'io.

In effetti sembriamo tutti robot o animali addestrati. Non è un'impressione, siamo abitudinari. Lo siamo in primo luogo perché biologicamente siamo predisposti ad esserlo. Abbiamo necessità biologiche che richiedono soddisfazione in modo regolare, per esempio mangiare e dormire. Siamo abitudinari perché lo è il mondo in cui viviamo, la società, l'organizzazione del lavoro, i trasporti, come tutto è regolato. E' così perché è più semplice e più comodo. Lavoriamo alla stessa ora, siamo obbligati a farlo, i trasporti sono regolati per essere prevedibili e utilizzabili. Infine siamo abitudinari perché il nostro cervello e la nostra mente sono propensi a ripetere gli stessi comportamenti e le stesse scelte.

Questo accade perché le abitudini soddisfano il nostro bisogno di sicurezza, come abbiamo già visto in post precedenti (qui e qui), quindi fare fare le stesse cose, andare negli stessi posti, viaggiare sulle stesse strade ci premia a livello emotivo, dandoci sicurezza.

Inoltre questo accade perché il cervello tende ad applicare schemi mentali noti e definiti per risolvere ed affrontare situazioni e problemi, noti o sconosciuti.

Il cervello apprende attraverso la ripetizione dell'esperienza, questo comporta la registrazione nella rete cerebrale, la formazione di nuovi legami tra i neuroni e la modifica della loro struttura. Ripetere molte volte lo stesso comportamento, rende il ricordo sempre più profondo e l'azione sempre più efficiente e coordinata, fino all'automatismo. D'altra parte gli automatismi hanno lo svantaggio di essere o attivarsi in modo inconsapevole o non intenzionale.

Inoltre sfruttare i “tracciati” cerebrali già esistenti è per il cervello meno faticoso che crearne dei nuovi. Cioè per il cervello è più comodo darci una soluzione nota a un problema piuttosto che cercarne una nuova.

Le abitudini sono una cosa negativa?

No, non necessariamente, le abitudini possono essere buone o cattive, ma una vita piena di abitudini è una cosa da evitare. Il perché è che il cervello è come un muscolo e ha bisogno di esercizio quotidiano. Fare le stesse cose ogni giorno, applicare gli stessi schemi mentali non significa usare il cervello. Mentre cercare nuove strade per giungere alla meta, nuove soluzioni per risolvere i problemi significa darci nuove prospettive, nuove idee, nuove occasioni.

Quindi l'unica abitudine che ti consiglio di adottare è di “non abituarti”.

Come possiamo fare?

Non è difficile: con un minimo di consapevolezza di te stesso e delle tue azioni puoi iniziare a fare le cose in maniera diversa da come sei abituato. Inizia dalle piccole cose, come sederti a un tavolo diverso al ristorante, o cambiare i percorsi dei tuoi movimenti in auto, e vedrai che inizierai ad affrontare anche le cose importanti della vita con un approccio differente, con una mentalità più flessibile e spesso più efficace e stimolante. Infine in questo modo ti libererai da certe dipendenze psicologiche che per quanto piccole sono un peso per la tua vita e la tua felicità.

Grazie di avermi seguito anche oggi. A presto ;D

CULTURA
8 agosto 2011
Il cervello al massimo (dello sviluppo)

 

Oggi parleremo di una tesi interessante sostenuta da un team di ricercatori dell’Università di Cambridge, guidato dal professor Simon Laughlin, in un articolo pubblicato qualche tempo fa sul Sunday Times: le dimensioni del cervello umano hanno raggiunto il loro limite massimo, un limite determinato dalla miniaturizzazione delle cellule e dalla grande quantità di energia consumata

Il cervello è solo un cinquantesimo del peso corporeo, ma richiede un quinto delle risorse e dell'energia consumata dal nostro corpo, più o meno come il cuore. I ricercatori inglesi ne hanno analizzato la struttura e sostengono che le cellule del cervello avrebbero bisogno di maggiori quantità di energia per diventare più efficienti, in particolare per migliorare le capacità deduttive e per correlare costantemente le informazioni provenienti da fonti diverse. D'altra parte i ricercatori affermano che gli esseri umani non possono fornire energia e di ossigeno più di quanto già non facciano.

L'altro motivo a sostegno della tesi è che la miniaturizzazione delle cellule cerebrali e l'aumento delle connessioni fra cellula e cellula sono arrivate entrambe al loro limite: le cellule non possono fisicamente diventare più piccole e le connessioni non hanno lo spazio per aumentare. Il cervello è diviso in “moduli” con funzioni diverse e collegati da fasci di fibre nervose e l'”intelligenza” dipende anche dall'efficienza di queste connessioni.

L'alta integrazione delle reti cerebrali sembra essere associata a un alto quoziente d'intelligenza. I ricercatori hanno misurato l'efficienza con cui le parti differenti del cervello comunicano fra loro e hanno scoperto che gli impulsi sono più veloci nelle persone brillanti e che i cervelli più interconnessi sono quelli delle persone più intelligenti.

Inoltre, secondo i neurobiologi di Cambridge, se venissero a mancare le riserve di cibo, il cervello potrebbe regredire, perché l’energia andrebbe convogliata su altre più utili funzioni.

La testi è molto interessante per i molti spunti che offre. In primo luogo perché conferma che il cervello umano richiede notevoli quantità di risorse per funzionare correttamente. E aggiungo che ne richiede ancora di più nei passaggi critici della crescita umana, in particolare nella prima infanzia. Ci sono diversi studi che conferma come la denutrizione influenza negativamente la crescita del cervello e le sue “capacità” nell'età adulta.

In secondo luogo troviamo la conferma che la grandezza, la complessità e l'efficienza della “rete cerebrale” determinano una mente più o meno brillante, un cervello più o meno capace, in particolar modo a livello deduttivo.

Queste caratteristiche dipendono solo dal nostro patrimonio genetico o sono anche o principalmente determinate dall'ambiente e dalle condizioni in cui cresce l'individuo?

Tu cosa ne pensi?

Riaffronteremo insieme questo argomento in futuro, ma voglio anticiparti che aldilà delle “correnti” di pensiero il nutrimento del corpo e della mente determinano in modo significativo li sviluppo del cervello.

Infine, per quanto riguarda la tesi in sé, non posso non chiedermi come madre natura “andrà oltre”. Cioè non è la prima volta che quest'organo meraviglioso che è il cervello evolve anche in tempi ridotti facendo balzi considerevoli di grandezza, forma, complessità.

Tu cosa pensi?

Il cervello umano evolverà o involverà?

E se evolverà, come sarà la sua evoluzione?

Per esempio possiamo immaginare che, per quanto riguarda il limite delle risorse, il cervello troverà soluzioni energeticamente più efficienti, mentre per quanto riguarda il limite di miniaturizzazione e crescita della rete cerebrale, per esempio cambierà la sua biochimica e troverà modi diversi e più efficienti di lavorare sulla stessa infrastruttura fisica e nello stesso spazio.

Inoltre non dimentichiamoci di noi.

Non pensi che cercheremo noi stessi modi per “crescere”, per “andare oltre”?

Non parlo di fantascienza, ma di soluzioni artificiali per potenziare il nostro cervello. Impianti cerebrali, connessioni ultraveloci a “potenziamenti” esterni, tecnologie capaci di “integrare” cervelli diversi o di farli lavorare in parallelo con cervelli artificiali.

Non chiamarla fantascienza. La fantascienza è solo la ricerca di nuove strade, di nuovi limiti e sempre ha preceduto la scienza nel suo cammino.

Se il genere umano sopravviverà ai prossimi due secoli di guerre economico-sociali e alla propria stupidità e piccolezza morale, allora forse avrà la sua chance di “evolvere”.

A presto ;D

CULTURA
5 agosto 2011
LA MENTE UMANA – i segreti della vista

 

In un post precedente (qui) relativo all'informazione abbiamo parlato dei sensi e della vista e, se ricordi, abbiamo accennato al fatto che gli occhi si muovono incessantemente, in una danza di movimenti impercettibili, senza i quali non potremmo vedere. Stasera vediamo di spiegare meglio cosa sono e come funziona veramente la vista.

Tutti noi pensiamo che la vista sia la percezione passiva di immagini del mondo che ci circonda. La luce è un flusso di onde elettromagnetiche la cui lunghezza d'onda determina il colore delle cose che ci circondano. Ogni oggetto colpito dalla luce, ne assorbe una parte, il restante viene riflesso e quando raggiunge i nostri occhi, l'onda luminosa stimola la retina (più di cento milioni di recettori), l'organo deputato a tradurre lo stimolo in impulsi elettrici, il linguaggio del cervello. Attraverso il nervo ottico gli impulsi raggiungono il cervello dove vengono elaborati in immagini.

In realtà la vista non è affatto passiva, tutti noi ci rendiamo conto che i nostri occhi si muovono continuamente, ma la cosa va oltre: per ottenere l'immagine continua e coerente e ad alta risoluzione del mondo attorno a noi, il cervello umano ha bisogno di un campionamento continuo del mondo preso dal centro ad alta risoluzione del nostro occhio (la fovea). Per ottenerlo i nostri occhi compiono un flusso di movimenti continui, rapidi e automatici, chiamati appunto “saccadi”. Noi non ci rendiamo conto di questi micromovimenti dell'occhio, nonostante ne compiamo fino a cinque al secondo, in primo luogo perché i movimenti macroscopici degli occhi li nascondono, ma anche se provassimo a fissare un punto disegnato sopra un foglio, i nostri occhi continuerebbero a muoversi.

Questi micromovimenti non sono controllabili a livello conscio, al massimo possiamo scegliere un destinazione indicativa, ma un movimento può essere scatenato da un evento che neanche percepiamo, come per esempio dal movimento di un insetto minuscolo fuori dalla nostra attenzione. Un altro aspetto da sottolineare è che questi micromovimenti non sono continui, ma tra un movimento e l'altro l'occhio umano si ferma, per una frazione di secondo fissa l'immagine e cattura una piccola porzione della scena, “un'istantanea”. Il cervello somma queste fotografie ad alta risoluzione in un immagine finale “stabile” e ad alta risoluzione.

Questo è stato scoperto studiando i movimenti dell'occhio e nello stesso modo si è scoperto molto altro del nostro straordinario cervello. Per esempio, dai movimenti degli occhi sul volto delle altre persone si è capito lo schema di lettura dell'espressività e della comunicazione non verbale altrui e si è scoperto per esempio che i nostri movimenti si concentrano appunto sugli occhi dell'altro.

Un'altra cosa che si è scoperta è che mentre gli occhi compiono questi movimenti, noi non siamo in grado di vedere, il cervello censura ogni immagine in movimento, probabilmente perché è troppo difficile per lui interpolare anche le immagini “mosse”. E questo vale sia per le saccadi, sia per i movimenti macroscopici. In fatti se davanti a uno specchio provi a muovere lo sguardo da un occhio all'altro non vedrai il movimento degli occhi, ma solo il risultato finale. Mentre se guardi un altra persona che fa la stessa cosa, vedi chiaramente il movimento dei suoi occhi.

Come è possibile questo? Non è ancora chiaro come il cervello sopprima la visione, di sicuro non è una cancellazione, cioè il cervello non fa finta di non vedere, ma le immagini cessano di arrivare al cervello quindi alla nostra coscienza. E' proprio un blackout che viene attivato appena prima che i muscoli oculari si contraggano per compiere il movimento.

So che ti stai chiedendo il perché. Vero?

E la risposta è che questo è il sistema più efficiente. Il cervello interpola efficacemente immagini nitide e non quello sfuocate dal movimento.

Questa “soppressione” tra l'altro spiega il funzionamento di alcuni trucchi di magia: il prestigiatore utilizza un movimento improvviso, per esempio della mano, per attirare la nostra attenzione e per attivare la reazione spontanea dei nostri occhi. Mentre gli occhi si muovono non sono in grado di vedere e lui può realizzare il trucco.

I movimenti improvvisi attirano la nostra attenzione cosciente e inconscia perché la selezione naturale ha preferito chi era capace di percepire prima il pericolo incombente.

Cosa ne pensi della vista umana?

In realtà la retina dei nostri occhi è colpita in continuazione dalla luce, ma al cervello arrivano serie di immagini intervallate dal buio che vengono “montate” nell'illusione di una visione nitida e definita.

Non credi che sia affascinante?

A presto ;D


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permalink | inviato da Elnor il 5/8/2011 alle 20:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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