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SOCIETA'
5 luglio 2011
REGOLE DI VITA 2

 

Nel precedente post sulle regole (qui) che determinano la nostra vita abbiamo visto che tutti seguiamo delle regole determinate dalle nostre esperienze che ci dicono come comportarci o non comportarci in tutte le situazioni note della vita, e il rispetto o il mancato rispetto di queste regole influenza o determina il nostro stato emotivo, quindi la qualità della nostra vita

Le regole influenzano o determinano come ci sentiamo, quanto ci sentiamo felici o infelici, quanto dolore o piacere associamo alle cose che facciamo e ci accadono.

Cosa succede quando gli altri infrangono le tue regole, o tu stesso le infrangi?

Normalmente ci arrabbiamo e in certi casi ci sentiamo frustrati o delusi. Quando litighiamo con qualcuno di solito il motivo vero è che lui ha violato le tue regole. Per esempio, perché ti ha mancato di rispetto. Ognuno di noi ha una regola che appunto definisce cosa deve fare una persona per mostrarti rispetto o viceversa per mancarti di rispetto. Lui o lei non conoscono questa regola (almeno finché tu non gliela spieghi) e ci vuole poco per infrangere una regola altrui. Per esempio, un tuo collega si è occupato di una cosa che tu ritieni tua responsabilità (tuo territorio) e non ti ha nemmeno informato.

Quindi quando siamo arrabbiati con qualcuno o con noi stessi di solito è una questione di regole. E' fondamentale conoscere le regole degli altri, specialmente delle persone che amiamo e con cui viviamo, della nostra famiglia, degli amici, dei nostri colleghi, per evitare di violare le loro regole. Di solito apprendiamo le loro regole dopo averle infrante.

Qual è il modo migliore per conoscere le regole degli altri?

Chiedendole all'interessato. La via più semplice è parlare direttamente con loro, chiedergli le loro regole per gli argomenti e gli aspetti più comuni a seconda della relazione che avete. Sarà anche un'occasione per approfondire la vostra conoscenza e per capirvi meglio.

Nello stesso modo è importante conoscere le nostre regole, anzi è più importante! Perché con gli amici convivi qualche ora la settimana, con i colleghi ore al giorno, ma con te stesso convivi 24 ore su 24. E' utile conoscere le nostre regole, in primo luogo per conoscere meglio noi stessi, fondamentale per una felice convivenza, ma anche per capire che tipo di regole abbiamo e se è opportuno cambiare le nostre regole.

Le regole possono essere di diversi tipi: semplici o complesse, tassative o permissive, rigide o flessibili, eccetera. Per esempio, consideriamo le mie regole per i regali: ricevere un regalo è una gioia, non importa cos'è e quanto costa, non mi importa dei regali programmati (es: natale o compleanno), fare un regalo è un piacere, ma deve essere utile. Semplici, flessibili, non contraddittorie. Mentre una mia anziana vicina di casa ha regole molto diverse: per lei ricevere regali è un peso, deve sempre contraccambiarli con qualcosa di maggior valore o bellezza, deve sempre fare i regali programmati e devono sempre essere personali e personalizzati, d'altra parte deve sempre ricevere i regali programmati e personali o si offende. Secondo te, chi dei due gioisce e pena di più quando riceve o fa regali?

Ci sono persone che hanno regole complesse, rigide, tassative e piene di condizioni, che riguardano aspetti importanti della loro vita, come la felicità, l'amore, l'autostima, e che li rendono infelici e stressate. Queste regole sono nate da esperienze negative o difficili della nostra vita che hanno lasciato segni, ferite o complessità che non abbiamo ancora affrontato o risolte, ma che faremmo meglio a capire e risolvere.

Per questo dobbiamo conoscere le nostre regole. Per capire se le nostre regole sono “buone”, se non sono catene per la nostra anima e fonte di stress inutile, e per capire se e quali “must” abbiamo. I must, i devo sono quelle regole che ci fanno agire. Noi tutti abbiamo bisogno di regole che ci spingono a muoversi o a reagire, non troppo, non poche, la giusta misura. Regole del tipo, do il meglio o tutto me stesso per le cose importanti, come la famiglia, oppure è necessario mantenermi in forma e in salute.

Quindi per conoscere le nostre regole dobbiamo parlare con noi stessi e soprattutto porci domande. Le domande controllano la nostra attenzione e cercano sempre una risposta. Perciò siediti e scrivi le tue regole, tutte le tue regole, una per una, partendo da quelle importanti: vita, famiglia, carriera, rispetto, felicità, rapporti sociali, riposo, stress, eccetera, fino a quelle meno importanti almeno in apparenza, come per esempio, come devo vestirmi per sentirmi rilassato. Scrivi e rileggi quanto hai scritto finché non ti sono chiare le tue regole

Una nota, non aspettarti che le regole delle persone siano coerenti, troverai spesso eccezioni alle regole perfino opposte alla regola stessa e ammissibili a determinate condizioni. Per esempio, non mento mai, a meno che non sia per un bene superiore a queste condizioni: eccetera. Non ti stupire, dopotutto siamo esseri umani e la vita è ricca di esperienze.

Ora conosci le tue regole e alcune di esse non sono proprio facili da rispettare e ti procurano stress e delusioni. Non varrebbe la pena cambiare queste regole che ci procurano difficoltà per sostituirle con regole più “giuste”?

Di questo parleremo nel prossimo post sull'argomento. Ti ringrazio di avermi seguito fin qui e ti aspetto la prossima volta. Se hai commenti o suggerimenti non esitare a esprimerli.

Grazie e a presto ;D

Qui trovi il precedente post sul'argomento

DIARI
28 giugno 2011
RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

 

Sono passati più di due mesi dall'inizio di questa esperienza e senza rendermene conto mi sono guardato alle spalle e ho ripercorso il cammino fino al primo post. Perché di cammino ne abbiamo fatto, insieme, e di argomenti ne abbiamo introdotti e affrontati.

Colgo questa occasione per fare il punto sui post finora pubblicati, i più interessanti. Abbiamo introdotto l'argomento del blog, scegliere:

QUALE BLOG  e COMPIERE UNA SCELTA

Poi abbiamo introdotto i temi che influenzano le nostre scelte, partendo con l'informazione:

COS'E' L'INFORMAZIONE?

I SETTE SENSI - 1 e I SETTE SENSI - 2

IL FLUSSO MEDIA DI OGGI

Abbiamo iniziato a parlare dei bisogni umani, ciò che spinge l'uomo:

CIO' CHE SPINGE L'UOMO , CIO' CHE SPINGE L'UOMO - 2 e CIO' CHE SPINGE L'UOMO - 3

Inoltre abbiamo introdotto la psicologia e il coaching:

Cos'è il COACHING? e Cos'è la PSICOLOGIA?

e abbiamo cominciato la nostra esplorazione della mente umana:

La mente umana e LA MENTE UMANA – Agire in anticipo

REGOLE DI VITA

Infine abbiamo introdotto l'argomento delicato e affascinante delle emozioni che influenzano le nostre scelte:

PAURA DI SCEGLIERE

E sempre per rimanere nell'ambito delle scelte, abbiamo parlato di una scelta concreta di questi mesi, il referendum:

Scegliere - REFERENDUM e Scegliere – REFERENDUM – 2

Referendum o no? Sette motivi per andare a votare

E DOPO IL REFERENDUM?

Tutto sommato mi sono divertito a dare voce ad argomenti trascurati, che secondo me meriterebbero corsi scolastici specifici. Spero che anche tu ti sia divertito. Il cammino è ancora lungo e se rimarrai con me lo seguiremo insieme.

A presto ;D

CULTURA
16 giugno 2011
REGOLE DI VITA

 

Un paio di giorni fa parlavo con un amico che si angosciava per una dimenticanza e mi chiedevo perché si preoccupasse di una cosa così insignificante, o meglio che io ritenevo fosse insignificante. Perché la cosa per lui era così grave, per me era insignificante?

Perché lui e io abbiamo regole diverse riguardo a certe dimenticanze.

Lui è preciso e puntiglioso e se prende un impegno, con gli altri o con se stesso, non importa quanto insignificante sia la cosa, lo deve mantenere. Altrimenti si innervosisce, si deprime e perde autostima. Il sottoscritto si comporta nello stesso modo, ma solo per le cose che ritiene importanti.

E' evidente che seguiamo regole diverse.

Come quali regole? Sto parlando delle regole che ogni essere umano segue e rispetta, consciamente o inconsciamente, quando affronta situazioni già affrontate precedentemente, in particolare quando hanno valenza emotiva. Un'infinità di regole che durante la nostra vita abbiamo adottato, modellato e sviluppato per quasi tutti gli aspetti della nostra quotidianità, specialmente quelli da cui dipendono le nostre emozioni.

Per esempio, come ti comporti quando piange un bambino? O cosa deve accadere perché tu ti senta felice? Devi sentirti amato? Oppure devi vincere o guadagnare milioni? O sei felice solo quando sei con lei o lui o con gli amici?

Cosa determina se sei soddisfatto del tuo rapporto di coppia? Hai un bell'aspetto? Perché? Oppure perché non hai un bell'aspetto? Cosa deve accadere perché tu ti senta degno di ammirazione? Cos'è l'amicizia per te? Cosa deve fare o essere una persona per essere tuo amico?

E' evidente che le regole influenzano o determinano come ci sentiamo, quanto ci sentiamo felici o infelici, quanto dolore o piacere associamo alle cose che facciamo e ci accadono.

Esaminiamo un esempio “pratico”, una domanda che ci poniamo o ci pongono spesso, direttamente o tacitamente. Sei bravo nel tuo lavoro?

Sì? Come fai a sapere di essere bravo nel tuo lavoro? Perché sei bravo nel tuo lavoro? Cosa deve fare o essere una persona brava nel suo lavoro? Deve raggiungere i suoi obiettivi? Deve essere sicuro, motivato, controllato, sempre pronto e col sorriso? Oppure deve sapere ogni cosa sul proprio lavoro? Oppure deve soddisfare ogni richiesta del proprio responsabile o datore di lavoro?

C'è chi pensa di essere bravo nel suo lavoro perché è sempre concentrato e raramente fa errori, o chi pensa di essere bravo solo perché non riceve richiami. C'è una bella differenza, no? Ho un amico che pensa che per essere bravo nel suo lavoro debba sapere tutto, non fare mai errori, guadagnare molto, lavorare più degli altri e ricevere almeno un complimento ogni giorno dai colleghi. Secondo te, quali di questi si sentirà più spesso bravo nel suo lavoro? Chi di loro sarà più spesso felice e chi infelice?

Esatto. Chi riuscirà più spesso a rispettare le proprie regole.

Se non rispettiamo o non possiamo rispettare le nostre regole, ci arrabbiamo, ci sentiamo frustrati o delusi, depressi o tristi. E aggiungo che di solito ci sentiamo come ci siamo sentiti nel passato nella situazione analoga che ha dato corpo a questa nostra regola.

Per esempio, una persona dell'altro sesso che non conosci ti guarda e ti saluta. Tu come ti senti? Ti senti imbarazzato, incuriosito o contento? In ogni caso ti chiedi chi sia, ma il tuo stato emotivo è molto diverso. Magari quella persona ti ha scambiato per qualcun altro, oppure gli piaci e vuole parlare con te, oppure sei tu che non ricordi chi sia. Perché tu ti senti imbarazzato? Forse perché nel passato hai avuto esperienze che ti hanno provocato dolore emotivo e imbarazzo e ogni qualvolta che ricapita tu ricordi quella situazione. E da allora la tua regola a proposito è “diffida degli estranei che ti sorridono”.

Quindi le regole determinano se dobbiamo provare dolore o piacere in determinate situazioni, condizioni o esperienze. Offrono risposte alla nostra mente, alla domanda che si pone costantemente: cosa significa questo? Vorrà dire piacere oppure dolore nella mia vita? Ad ogni situazione, ad ogni quesito il nostro cervello va ad analizzare nella sua memoria ogni situazione analoga e, a seconda di come l'abbiamo vissuta e di quanto piacere o dolore avremo ricevuto, decidiamo se e quanto piacere o dolore comporta per noi.

Riassumendo, noi tutti seguiamo delle regole determinate dalle nostre esperienze che ci dicono come comportarci o non comportarci in tutte le situazioni note della vita, e il rispetto o il mancato rispetto di queste regole influenza o determina il nostro stato emotivo, quindi la qualità della nostra vita.

Secondo te, le nostre regole quale peso hanno nelle nostre scelte?

Pensaci, non è così ovvio. Parleremo a lungo delle “regole”, perché offrono un approccio semplice per spiegare molti meccanismi della psicologia umana, specialmente quelli dietro alle nostre scelte.

Se hai commenti a proposito non esitare a proporli.

Grazie e a presto ;D

CULTURA
27 maggio 2011
Cos'è il COACHING?

In questi giorni alcuni lettori del blog mi hanno interpellato sul coaching, chi per chiedermi spiegazioni, chi letture, chi per offrirmi corsi (8D grazie). Così nasce questo post su “cos'è il coaching” e perché dovrebbe essere insegnato a scuola (come molte altre materie e argomenti, se me lo concedete).

Il coaching è il processo attraverso il quale si aiutano le persone a raggiungere il massimo livello delle proprie capacità” (R.Dilts).

Di solito ritroviamo il termine “coach” usato nei film anglosassoni a tema sportivo a indicare l'allenatore della squadra, l'uomo che deve portare i giocatori a dare il meglio di sè fino alla vittoria. Il termine proviene dall'inglese, dalla parola “coche” che significa “carrozza”.

Il coach è in effetti un veicolo per ottenere una crescita interiore ed è un allenatore della mente con l'obiettivo di far diventare i suoi assistiti più consapevoli e di far loro sviluppare le proprie potenzialità, secondo alcuni è un facilitatore del cambiamento.

Molto più semplicemente il coach è una guida e il coaching sono le tecniche e gli strumenti che usa.

Il coaching nasce in America negli anni 80 e si diffonde in Europa negli anni 90, come nuova metodologia di formazione con l'obiettivo di fornire motivazione agli impiegati di medio e alto livello delle grandi aziende e in particolare ai commerciali nel conseguimento degli obiettivi professionali.

Da una parte c'è il coach, l'allenatore, dall'altra uno o più assistiti (coachee). Aldilà dell'obiettivo finale richiesto, l'obiettivo principale del coach è promuovere lo sviluppo della persona, la sua crescita interiore, perché è necessaria e preliminare alla crescita professionale (sportiva, imprenditoriale, lavorativa). Non ci può essere il secondo senza il primo, per questo vi invito a diffidare dei coach che si concentrano esclusivamente sul comportamento da assumere per ottenere risultati migliori.

Il coaching presuppone che il successo in qualunque attività è per la maggior parte determinato dalla componente psicologica e solo in minima parte dall'aspetto tecnico. Per questo il coaching lavora sulla psicologia dell'assistito, lo conduce a scoprire le proprie credenze e valori, le proprie regole di vita, i meccanismi della mente umana e dell'inconscio, sempre con l'intento di renderlo consapevole di se stesso e di innescare un processo di miglioramento. Questo di solito avviene attraverso l'osservazione e l'ascolto dell'assistito, lezioni mirate, feedback e l'applicazione di stimoli, in parte simile all'attività dello psicologo.

Il coaching propone punti di vista e prospettive costruttive, positive e rivolte al futuro. Invita a concentrare l'attenzione agli obiettivi e ai risultati, sostiene che non esistono fallimenti ma risultati, che siamo noi a creare la nostra realtà, che disponiamo delle risorse che ci servono, e molto altro ancora.

Fondamentale è la costruzione del rapporto tra coach e assistito, per questo spesso il coach usa spesso tecniche prese dalla PNL. Attenzione il coaching non è la PNL (programmazione neuro linguistica, ne parleremo molto presto), l'uno e l'altro partono dalla psicologia e hanno molte cose in comune, per questo spesso il coach usa la PNL per i suoi scopi.

Un altro dei presupposti fondamentali del coaching è che l'assistito ha tutte le risposte, mentre compito del coach è porre le domande giuste. E' l'assistito il protagonista nel cammino di crescita personale e il ruolo del coach non è dare giudizi o consigli, ma porre domande calibrate ed esempi pratici. Le domande controllano il fuoco dell'attenzione ed è attraverso loro che il coach guida il suo assistito.

Il coach non è un campione sportivo, non è più bravo di te, non è un esperto nel tuo lavoro o altro. Il coach è qualcuno che ha già compiuto il percorso di crescita attraverso cui ti conduce.

Se sei interessato, puoi approfondire l'argomento, ecco alcuni classici:

"Come ottenere il meglio da sè e dagli altri" di Anthony Robbins (qui)

"Come migliorare il proprio stato mentale fisico e finanziario" di Anthony Robbins (qui)

"Come vincere lo stress e cominciare a vivere" di Dale Carnegie (qui)

"Come godersi la vita e lavorare meglio" sempre di Dale Carnegie (qui)

"Leader di te stesso" di Roberto Re (qui)

"L'arte di vivere consapevolmente" di Nathaniel Branden (qui)

"I sei pilastri dell'autostima" sempre di Nathaniel Branden (qui)

"Il tempo per cambiare" di Richard Bandler (qui)

"Le vostre zone erronee" di Wayne W. Dyer (qui)

Ricorda che non è importante la quantità, ma la qualità delle letture, quindi scegli con attenzione le tue letture.

Prima di chiudere devo sottolineare che interessarsi al coaching significa di solito iniziare quel percorso di crescita di cui abbbiamo parlato. Questo non è un avvertimento, quanto piuttosto un invito.

Non è mai troppo tardi per cominciare, no? 

A presto ;D

SOCIETA'
24 maggio 2011
CIO' CHE SPINGE L'UOMO - 3

Nel due post precedenti (qui e qui) abbiamo cercato di capire quali sono i bisogni emotivi dell'essere umano. Oltre i bisogni essenziali (cibo, acqua, aria, riparo, ecc) e il meccanismo basilare “evitare dolore/trovare piacere”, cosa ci fa agire, cosa ci fa scegliere un'alternativa piuttosto che l'altra?

Abbiamo analizzato i primi quattro bisogni emotivi, quelli basilari:

  1. bisogno di sicurezza

  2. bisogno di varietà

  3. bisogno di sentirsi importanti

  4. bisogno di amore/unione

e abbiamo scoperto che possiamo soddisfare questi bisogni in modi positivi, negativi e neutri e che è importante capire il modo con cui lo soddisfiamo e quale effetto ha questo su di noi e la nostra vita.

Continuiamo a esaminare gli ultimi due bisogni, quelli più evoluti, e partiamo con il bisogno di crescere. Ognuno di noi sente il bisogno di evolvere, di essere una persona migliore, di imparare nuove abilità o raggiungere una maggiore consapevolezza. I motivi che ci spingono a farlo possono essere molto diversi: l'ambizione di ottenere qualcosa, per esempio un certo lavoro o una posizione migliore, e che ci spinge, per esempio, a studiare una nuova lingua o seguire corsi serali; la sensazione di inadeguatezza davanti alle parole o all'esempio di un amico che ci spinge a chiederci “come fa”; il bisogno di capire meglio noi stessi e cosa ci spinge veramente; la comprensione nitida che è fondamentale dedicare ogni giorno una parte del proprio tempo per migliorare noi stessi allenandoci, studiando, leggendo saggi, ascoltando chi può insegnarci e cercando una maggiore consapevolezza di noi stessi, degli altri e del mondo in cui viviamo. Non sono gli unici, ma ci danno un'idea di quanto siano molteplici e complesse le radici di questo bisogno che parte dall'ambizione per arrivare all'emotività di una “personalità adulta” e consapevole.

Come soddisfiamo il nostro bisogno di crescere?

C'è chi ogni giorno cerca il modo di accrescere la propria posizione sociale o evolvere la propria carriera lavorativa. C'è chi passa ore a studiare o a esercitarsi perché deve essere il numero uno, il migliore. C'è chi lo soddisfa viaggiando, visitando nuovi luoghi e volti diversi con cui parlare. C'è anche chi frequenta dei corsi per ampliare le proprie abilità, chi legge libri per capire la propria emotività e come controllarla. C'è perfino chi intraprende cammini spirituali per accrescere la propria fede o trovare l'illuminazione.

L'ultimo bisogno emotivo è il bisogno di condividere con le altre persone, contribuire, aiutare gli altri. Fare qualcosa che non sia solo per sé, ma che sia rivolto agli altri, che sia importante per gli altri. Un bisogno non meno complesso del precedente, presente in modo significativo nelle personalità adulte e nei genitori, le cui radici affondano nella nostro bisogno di socialità, nella nostra cultura, nella comprensione di noi stessi e del ruolo che rivestiamo nel mondo. Perché che ci piaccia o meno siamo creature sociali, siamo uno tra molti spesso migliori di noi, e senza i nostri simili vivremmo una vita più difficile e breve.

Questo bisogno ci spinge ad aiutare chi ce lo chiede anche solo dando indicazioni stradali, o qualche moneta a chi vive peggio di noi. C'è chi lo soddisfa spiegando con pazienza come fare un certo lavoro o raccontando le lezioni che la vita gli ha dato. C'è chi fa volontariato e offre il proprio tempo al prossimo, chi dona regolarmente cifre importanti. C'è chi fa grandi invenzioni, scoperte o creazioni e le dona al mondo senza sfruttarle economicamente, come il software “open source”. C'è chi presta semplicemente i propri libri.

Abbiamo finito, per ora. Questi sono i bisogni emozionali che influenzano le nostre scelte e ci spingono a fare o a non fare. Proprio per questo è importante che diventiamo consapevoli dei bisogni dietro alle nostre azioni e alle nostre scelte.

Quali bisogni soddisfiamo quando facciamo le cose che ci piacciono?

Per esempio, a me piace leggere, mentre c'è chi odia spendere tempo leggendo. Cosa mi spinge a leggere? Quali bisogni soddisfo leggendo? Quali emozioni mi dà leggere? Leggere soddisfa il mio bisogno di varietà, mi fa sentire importante, mi fa crescere. Per questo lo faccio frequentemente.

E tu? Cosa ti piace fare? Quali bisogni soddisfa?

Ora pensa a una cosa che non ti piace assolutamente, che non sopporti.

Per esempio, io non sopporto la pesca, mi annoia tremendamente, mentre a molti dei miei colleghi piace e appassiona. La pesca per me non soddisfa alcun bisogno a un livello minimo: è ripetitivo, costoso, solitario. Nessuno. Mentre per i miei colleghi soddisfa il loro bisogno di varietà, il loro bisogno di sentirsi importanti, il bisogno di unione, per alcuni il loro bisogno di crescere.

Ogni cosa che noi facciamo la facciamo spinti da uno o più di questi bisogni emozionali e, quanto più bisogni soddisfa quello che facciamo, quanto più lo facciamo e ne siamo dipendenti. Ogni scelta che facciamo è determinata o quantomeno influenzata da questi bisogni e più sono i bisogni che intervengono nella scelta, più irreversibile e definitiva sarà la nostra scelta.

Ora prendi carta e penna, elenca le cose che ti piacciono fare e quelle che non ti piacciono fare e per ognuna elenca i bisogni che soddisfa o non soddisfa e a quale livello (basso, medio, alto). Questo ti renderà consapevole del perché fai le cose. Il passo successivo è applicare lo stesso principio e lo stesso esercizio alle nostre scelte. Naturalmente iniziando con quelle passate, piccolo o grandi, non è importante.

Perché il cappuccino piuttosto che il caffè? Perché le hai detto no per quella vacanza in Toscana? Perché prendi l'auto quando puoi andare in bicicletta? Perché hai rifiutato quel lavoro? Perché non ti sei sposato? Perché non fai quella cosa?

Porsi domande significa controllare il fuoco dei nostri pensieri e trovare le risposte ci rende più consapevoli delle nostre scelte e della nostra psicologia.

Il discorso dei bisogni è tutt'altro che terminato e lo riprenderemo presto da un punto di vista diverso.

Nel frattempo vi invito a commentare e, se ne avete, a offrire i vostri consigli.

Grazie e a presto ;D


Qui trovi il primo post sui “Bisogni”.

Qui  trovi il secondo post sui “Bisogni”.

SOCIETA'
20 maggio 2011
CIO' CHE SPINGE L'UOMO - 2

Nel post precedente (qui) ci chiedevamo: cosa ci fa agire, cosa ci fa scegliere un'alternativa piuttosto che l'altra, cosa pretende soddisfazione?

Siamo andati oltre i bisogni essenziali e il meccanismo basilare “evitare dolore/trovare piacere” e abbiamo elencato i bisogni emotivi fondamentali di tutti gli esseri umani:

  1. bisogno di sicurezza

  2. bisogno di varietà

  3. bisogno di sentirsi importanti

  4. bisogno di amore e unione

  5. bisogno di crescere

  6. bisogno di condivisione

Abbiamo esaminato il primo, il bisogno di sicurezza e abbiamo scoperto che possiamo soddisfare un bisogno in modi diversi: positivi, negativi e neutri e che è importante non solo riconoscere il bisogno di sicurezza nelle nostre scelte, ma anche capire il modo con cui lo soddisfiamo e quale effetto ha questo su di noi e la nostra vita.

Continuiamo ad esaminare gli altri bisogni sopra elencati e partiamo con il bisogno di varietà. Mentre il bisogno di sicurezza ci spinge a cercare certezze e a evitare le incertezze, questo bisogno ci spinge a provare cose nuove, a incontrare persone diverse, a mettere sale nella nostra vita. Immagina se la nostra vita fosse sicura e certa, se facessimo sempre le stesse cose, se il nostro futuro fosse prestabilito.

Come sarebbe la nostra vita?

Esatto! Noiosa!

Il bisogno di varietà nasce dal bisogno di provare emozioni e queste nascono dalle novità, dal conoscere persone nuove, dalla sorpresa, dall'affrontare dei rischi, dal fare cose diverse dal solito, dal viaggiare e scoprire nuovi luoghi, nuovi modi di vedere il mondo, nuovi stati d'animo, anche attraverso l'assunzione di eccitanti come l'alcol o gli stupefacenti. Il nostro cervello è fatto in questo modo, le emozioni dalle più primitive alle più evolute comportano la produzione di mix di sostanze eccitanti, stimolanti, che inondano l'intero corpo, attivando aree del cervello particolari, scatenando reazioni fisiologiche a catena. Pensate alla paura, una delle emozioni più primitive, pensate a cosa succede quando proviamo paura: il nostro corpo produce sostanze che ci preparano all'azione, a reagire il più velocemente possibile all'eventuale minaccia, acuiscono la mente e i nostri sensi. Ora pensate alla passione, o alla gioia, a cosa succede a voi, alla vostra mente, pensate alle sensazioni che provate. In futuro vedremo meglio quello che ci succede quando ci emozioniamo e perché, ora continuiamo con i bisogni.

Il nostro cervello ha bisogno di provare emozioni e fare le stesse cose non ci da emozioni. La vita di noi esseri umani è fatta di emozioni non di gesti o di giorni sempre uguali, per questo arriviamo perfino a sabotare inconsciamente la nostra vita, i nostri rapporti, i nostri progetti, le nostre relazioni, il nostro lavoro per mettere un pizzico di varietà.

Senza arrivare all'auto-sabotaggio, possiamo riconoscere il nostro bisogno di varietà nel bisogno di socializzare, nell'andare a vedere spettacoli (cinema, teatro) o semplicemente ascoltare racconti stimolanti in cui poterci immedesimare o barzellette che ci fanno ridere. Possiamo soddisfare questo bisogno anche con il cibo, strafogandosi per scacciare la noia o guardando la tv, o giocando con la PS. E non dimentichiamo l'alcol, gli eccitanti o le droghe per alterare noi stessi, per essere qualcun altro, per vedere la vita da un punto di vista diverso, per fare cose diverse e rischiose, cose che non faresti mai, per provare emozioni diverse.

Cosa fai tu per soddisfare il tuo bisogno di varietà?

Come lo fai? E' positivo, costruttivo? Oppure è distruttivo e negativo?

Ora passiamo al terzo bisogno, il bisogno di sentirsi importanti. Nonostante il nostro individualismo siamo creature sociali, veniamo educati e allevati dai nostri simili e senza di essi impazziremmo e moriremmo. La vita e le emozioni girano attorno ai rapporti con altri uomini e donne alle relazioni particolari e speciali con alcuni di essi/esse. Da piccoli ci crogioliamo nell'amore di nostra madre e cerchiamo l'attenzione degli altri, da adolescenti ci emozioniamo per ogni piccolo particolare delle nostre relazioni sociali, per ogni sguardo e sorriso, godiamo dell'attenzione di uno altro o più di uno.

Il bisogno di sentirsi importante è questo, ma anche molto altro: è il bisogno di avere un significato, di sentirci necessari, di avere uno scopo, un compito, il bisogno di sentirsi unici. E' un bisogno strettamente legato alla nostra personalità, alla nostra maturità e alla nostra autostima.

Come soddisfiamo questo bisogno?

I successi della nostra vita soddisfano questo bisogno, i risultati che otteniamo nel lavoro e nella vita ci fanno sentire unici. Troviamo soddisfazione anche nelle piccole cose, come con la possibilità di vantare dei titoli: dottore, avvocato, onorevole; o attraverso il possesso materiale di cose come una bella macchina, una bella casa. Pensa a come ti sei sentito quando hai ottenuto il motorino o la tua prima auto. Pensa hai collezionisti all'impegno che mettono per realizzare una collezione unica, per ottenere pezzi rari o unici.

C'è chi soddisfa questo bisogno costruendosi un'immagine unica, uno stile inconfondibile, un modo speciale di apparire e relazionarsi. C'è invece chi lo fa denigrando gli altri, chi facendo di tutto per andare in televisione, chi usando violenza e sopruso. C'è chi utilizza la propria posizione per costringere gli altri ad ascoltarli e chi vuole apparire ammalato per avere la commiserazione altrui.

Sono innumerevoli i modi con cui soddisfiamo questo nostro bisogno. Come soddisfi tu questo bisogno? In modo positivo o negativo?

Il quarto dei nostri bisogni emotivi è il bisogno di amore e unione. E' il bisogno di sentirsi amati, di far parte di qualcosa, di provare un senso di appartenenza, di condivisione, di unione. Questo bisogno nasce dalla nostra natura sociale, di mammiferi, dal nostro istinto alla riproduzione, dalle convenzioni sociali, dalla cultura acquisita. I tre bisogni precedenti per diversi aspetti convergono in quest'ultimo o trovano soddisfazione comune: perché per esempio il gruppo ci offre sicurezza, perché attraverso i rapporti e le relazioni otteniamo le emozioni più intense e quindi varietà, e perché costruire una famiglia ci rende importanti, far parte di qualcosa di grande ci rende importanti.

La massima soddisfazione del bisogno di amore la otteniamo costruendo una famiglia o una relazione intensa e solida, o entrando a far parte di una realtà intensa e coinvolgente come una comunità religiosa. In alternativa c'è chi soddisfa questo bisogno entrando a far parte di un gruppo di amici, o attraverso il sesso, o attraverso religione e spiritualità. C'è chi si prende un cane, perché un cane ti ama in modo incondizionato senza chiederti nulla. C'è chi parla con gli altri dei propri problemi per ricevere conforto e amore oltre che attenzione. C'è chi cerca l'approvazione altrui perché in questo modo si sente accettato e amato. Inoltre otteniamo soddisfazione del nostro bisogno di appartenenza facendo parte di una grande realtà lavorativa, o di un corpo militare, o di una grande nazione.

Questo bisogno ci porta a compiere le scelte più grandi e determinanti della nostra vita o quantomeno le influenza. Famiglia, figli, carriera, amici, relazioni, religione. Parole potenti per scelte e cambiamenti determinanti per la nostra esistenza.

Tu come hai soddisfatto o come soddisfi il tuo bisogno di amore e unione?

Quali scelte hai compiuto spinto da questo bisogno e come hanno cambiato la tua vita?

E' tempo di fermarci. Abbiamo visto i primi quattro bisogni, quelli basilari, legati alle emozioni più semplici. Rimangono gli ultimi due bisogni, più evoluti, quelli che richiedono la capacità di provare emozioni più complesse. Ma lo vedremo nel prossimo post relativo ai bisogni.

Una domanda: quanto pesano questi bisogni emotivi nelle nostre scelte?

Pensateci. Ne parleremo presto insieme.

Ciao! ;D


Qui trovi il precedente post sui “Bisogni”. Se non l'hai letto ti invito a farlo.

SOCIETA'
1 maggio 2011
CIO' CHE SPINGE L'UOMO



Cosa ci fa agire, cosa ci fa scegliere un'alternativa piuttosto che l'altra, cosa ci attrae e pretende soddisfazione?

In un precedente post (qui), constatavamo che piacere e dolore sono le due chiavi essenziali che ci spingono ad agire: vogliamo evitare il dolore e ricevere piacere. Questo è l'essenza dei nostri bisogni, siano essi materiali o psicologici. E' intrinseco nella nostra natura biologica e psicologica di essere umani, nella chimica delle mostre emozioni, nel modo con cui la vita modella i tracciati della nostra mente con quelle che noi chiamiamo esperienze. 

E' un qualcosa che va molto oltre le esperienze più ovvie, per esempio "non mettere la mano nel fuoco perché ci si brucia", e che determina il nostro comportamento da adulti e le nostre singole scelte. Un amico ci chiede :"Voglio fare un corso di immersioni, vieni anche tu?". Immediatamente la nostra mente raccoglie dalla memoria tutte le esperienze correlate e si chiede "se lo farò proverò dolore o piacere?". E così le persone che amano il mare, lo sport, nuotare tenderanno di dire di sì, mentre chi ha avuto esperienze dolorose relative al mare, nuotare e così via tenderà a dire di no. E' chiaro che questo è un modo basilare di vedere le cose, ma il quesito "piacere o dolore" è una componente radicata alla parte più primitiva del nostro cervello e sempre presente nelle nostre scelte, che non dobbiamo sottovalutare.

Ora, quali sono i bisogni emotivi più evoluti? Attenzione, parlo di bisogni non necessità o desideri. Con necessità si intende ciò che ci è materialmente necessario per vivere, cioè: il cibo e l'acqua, l'aria, la termoregolazione del corpo (es: riscaldarsi con i vestiti) e così via. E' naturale che agiamo per procurarci ciò che ci è necessario per vivere e questo è strettamente legato al meccanismo piacere-dolore. 

La trattazione dei desideri, lunga e complessa, se non vi spiace la rimandiamo più avanti. Concentriamoci sui bisogni legati alle nostre emozioni, la cui soddisfazione ci dona intense emozioni positive. Semplificando i bisogni dell'uomo possono riassumersi in:

  1. bisogno di sicurezza
  2. bisogno di varietà
  3. bisogno di sentirsi importanti
  4. bisogno di amore e unione
  5. bisogno di crescere
  6. bisogno di condivisione

I primi quattro sono bisogni basilari, cioè legati alle emozioni più semplici, mentre gli ultimi due sono bisogni evoluti e richiedono la capacità di provare emozioni più complesse, ottenuta nel tempo con determinate esperienze, positive o negative, o affrontando e comprendendo gli aspetti più complessi della realtà e di noi stessi.

Partiamo dal primo, il bisogno di sicurezza è quello che ci fa evitare ciò che non conosciamo, ciò che è fuori dalla zona di comfort, che ci fa scegliere luoghi e cose note e mantenere le nostre abitudini, che ci spinge a evitare scelte difficili, che ci fa ingozzare di cibo quando siamo stressati.

E' anche quello, ad esempio, che ci spinge a cercare di tenere sotto controllo quanto è possibile, cose, persone e situazioni, anche quello che non può essere controllato. Così mettiamo in ordine la casa per sentirci sicuri, ci teniamo informati per sapere quello che sta succedendo intorno a noi, per sapere di più sulle persone che vivono vicino a noi o che lavorano con noi. 

E' anche quello che ci spinge a rafforzare le nostre credenze e convinzioni, positive o negative che siano, come la fede, la nostra identità, le nostre conoscenze su un dato argomento, la convinzione di non essere capaci di fare una data cosa.

Come avete già notato, noi possiamo soddisfare il nostro bisogno di sicurezza in molti modi diversi che possono essere positivi, negativi o neutri come impatto sulla nostra vita, sulla nostra interiorità, salute fisica ed economica, sul modo con spendiamo il nostro tempo.  

Per esempio, c'è chi di fronte alle difficoltà preferisce ignorarle, ma questo non è costruttivo a lungo termine, anzi è dannoso. Oppure pensate a chi non riesce a imparare la matematica o a usare il computer e dice  come giustificazione: "io sono fatto così, non capisco le macchine, non posso farlo". E' positivo secondo voi? Smetterà di impegnarsi e l'unica cosa che otterrà sarà una "incapacità appresa" (ne parleremo più avanti).

Quindi non solo è importante per noi riconoscere il nostro bisogno di sicurezza, ma capire come noi lo soddisfiamo e se questi modi sono positivi o negativi Così facendo potremo abbandonare i modi negativi e distruttivi per quelli positivi e costruttivi. 

Voi come soddisfate il vostro bisogno di sicurezza? Siete abitudinari? Evitate le scelte e i problemi? Pensateci.

Per motivi di spazio, gli altri bisogni li approfondiremo nei prossimi post sull'argomento.

A presto!

CULTURA
27 aprile 2011
PAURA DI SCEGLIERE

Come dicevo all'inizio del primo post (qui): anche se non ce ne rendiamo conto, che ci piaccia o meno, scegliere è una cosa che facciamo continuamente, ogni giorno. Scegliamo i vestiti che indossiamo, il cibo che mangiamo, i prodotti da acquistare, scegliamo gli amici, i locali che frequentiamo, i nostri hobby, la nostra carriera. Che lo facciamo consciamente o inconsciamente, che ci piaccia o meno, scegliere è una costante della nostra vita.

Come dici? C'è una bella differenza tra le piccole scelte quotidiane e quelle importanti?

Sì, ci sono scelte che sappiamo cambieranno la nostra vita, per esempio i figli o il lavoro, ma ci sono scelte che a prima vista non sembrano significative ma che sono destinate a diventarlo. Per esempio, una sera non avevi pianificato di uscire, ma poi hai chiamato gli amici e siete andati in quel bar e lì hai conosciuto lei o lui.

Forse la differenza a cui ti riferisci non è solo nella portata delle conseguenze della decisione che devi prendere, ma nello stato emotivo  con cui affrontiamo certe scelte. La nostra vita è un cammino di scelte, facili e difficili, rischiose o insignificanti, certe volte giuste e altre sbagliate, che certe volte ci hanno premiato e altre ci hanno fatto soffrire. Tutte queste scelte ci hanno reso quelli che siamo. Ogni qualvolta ci si presenta una decisione, automaticamente ricordiamo le scelte passate, quelle scottanti più di quelle piacevoli, e ci chiediamo se questa decisione ci porterà dolore o piacere. Piacere e dolore sono le due chiavi essenziali che ci spingono ad agire: vogliamo evitare il dolore e ricevere piacere.

La maggior parte delle persone non ama scegliere, non vuole scegliere, perché ha paura di prendere decisioni sbagliate, decisioni che gli porteranno dolore. Così ci facciamo bloccare dallo stato emotivo negativo con cui affrontiamo quella scelta, abbiamo paura dell'ignoto, vogliamo certezze sulle conseguenze arrivando a rifiutare la decisione. Eppure evitare o rifiutare una decisione è una scelta a sua volta, significa lasciare che sia il caso, gli eventi o gli altri a scegliere per noi La paura è uno stato emotivo, è un meccanismo di difesa molto utile che ci ha fornito la natura, che però può diventare dannoso se ce ne lasciamo sopraffare.

Non possiamo evitare la decisione e neppure ritardarla oltre misura. L'unica cosa che possiamo fare è prendere la decisione in modo consapevole nel pieno delle nostre facoltà.

Il primo passo per affrontare questa nostra paura è esserne consapevoli, il secondo è quello di prestare attenzione a tutte le decisioni che prendiamo, piccole o grandi che siano, e il terzo passo è abituarsi e allenarsi a prendere decisioni, a partire da quelle semplici.

Il passo successivo naturalmente è comprendere cosa significa scegliere e come prendiamo le nostre decisioni. Cosa che cercheremo di fare a piccoli passi.

A presto

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Ogni scelta che facciamo modella la nostra vita. Ogni singola scelta. E' fondamentale per ognuno di noi diventare consapevoli delle nostre decisioniQuesto blog vuole fornire spunti, informazioni, risposte, domande e risorse sul "prendere decisioni".

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