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Diventa consapevole delle tue decisioni
POLITICA
11 febbraio 2013
Cos'è il Movimento 5 Stelle?

 

Cos'è il Movimento 5 Stelle?

Sono settimane che continuano a chiedermi cos'è sto movimento con 5 stelle, che non è partito, che non ha storia, che non ha un programma, ma perché piace alla gente? E io lì a spiegare che è vero, non è un partito, che una storia ce l'ha, che non è solo il comico Beppe Grillo e quell'altro, il Casaleggio, e una banda di ragazzi, ma il M5S sono un bel po' di gente che ci crede e ci si impegna. E poi giù a spiegare che il Movimento 5 Stelle ha un programma, concordato in rete anni fa con esperti e cittadini, e vagli a spiegare i quattro-cinque punti chiave. E questo quattro, sette, dieci volte al giorno. Negli ultimi giorni risparmiavo un poco di tempo con i più giovani sganciando il volantino e arrangiati.

Ora posso tirare il fiato: ecco un bel video di 4 minuti che riassume cos'è il Movimento 5 Stelle, un poco di storia, gli ideali e gli obiettivi, il programma. Lo metto qui sul blog in modo che tutti possano vederlo senza doverlo girare uno alla volta.

Sì, è un poco di propaganda. Le elezioni sono alle porte e credo sia un momento di svolta per la nostra Italia. E piuttosto che piegarmi a digerire le false promesse dei soliti noti, o sforzarmi a cercare il meno peggio, ho trovato nel M5S un'alternativa, un modo diverso di fare politica: dal basso.

Se non sei interessato, mi scuso, presto tornerò a parlare dei temi centrali del blog. Se invece sei curioso, non esitare a dare un'occhiata al video. Sono solo 4 minuti.

Buona visione e a presto ;D

sentimenti
31 gennaio 2013
Cos’è la COMPASSIONE?

  

Nel postEmpatiaabbiamo studiato l'empatia, la capacità di riconoscere, comprendere e condividere le emozioni altrui, una caratteristica che quasi tutti gli esseri umani posseggono, a eccezione di chi soffre certe patologie mentali, fondamentale per lo sviluppo dell'emotività umana e per poter instaurare e gestire rapporti sociali soddisfacenti. Abbiamo visto che lempatia è una predisposizione naturale che si sviluppa in tenera età attraverso il rapporto con gli altri esseri umani, principalmente con i nostri genitori. L'empatia è la base su cui poggiano le relazioni tra esseri umani. Non può esistere una relazione significativa senza empatia.

Stasera vorrei fare un passo ulteriore nello studio della socialità umana e soffermarmi brevemente su un sentimento particolare che noi esseri umani siamo capaci di provare: la compassione.

Cos'è la compassione?

Una volta ancora partiamo dalla lingua per comprendere il significato delle parole: la parola compassione deriva dal latino “Cum Patior” che significa “soffro con”. Nella lingua italiana, compassione ha diversi significati: è un sentimento di partecipazione al dolore altri, ma è anche un sentimento di disapprovazione verso comportamenti negativi, e spesso viene utilizzato impropriamente come alternativa alla pietà (la pietà è una reazione mentale alle emozioni provocate dalla sofferenza altrui che mira a garantirci il distacco da chi soffre).

Restando sul significato principale, la compassione è il sentimento di partecipazione personale alla sofferenza altrui, chi lo prova sente anzi condivide la pena degli altri e prova il desiderio di alleviarla. Viene considerato dalla filosofia come una delle massime espressioni dell’amore spirituale, mentre per il buddismo è l’amore universale per il genere umano e sente compassione chi si è elevato dall’emotività e dall’ego a una consapevolezza superiore.

Quando proviamo compassione?

Si può provare compassione di fronte a un lutto, a una grave malattia, o a qualunque incapacità che provoca sofferenza nel nostro prossimo e che provoca in noi un’analoga sofferenza e l’impulso a prestare aiuto.

Attenzione, ho detto “può provare” perché non è una reazione automatica: per quanto spontaneo non è un sentimento comune a tutti. Posto nelle stesse condizioni, c’è chi prova compassione per un suo simile e chi invece prova disgusto o perfino paura, tanto da sentire l’impulso di allontanarsi fisicamente o psicologicamente dal chi soffre.

Perché questo? Cosa determina la compassione in noi?

Tornando alle basi della nostra cultura, secondo Aristotele la compassione è un’emozione che si basa su tre requisiti:

1. la sofferenza altrui non deve essere banale,

2. la persona che soffre non lo merita

3. e la consapevolezza che anche noi, o chi amiamo, potremmo soffrire nello stesso modo per cause analoghe.

Se consideriamo questi punti con attenzione, è evidente che la compassione dipende dal giudizio dell’osservatore, quindi dalla sua capacità di giudizio, quindi dalla sua valutazione della realtà, dalla sua capacità di immaginarsi nei panni dell’altro, e dalla comprensione del dolore dell’altro.

Tu cosa ne pensi?

Lungo la storia occidentale, il concetto di compassione è stato spiegato e reinterpretato in molti modi diversi e perfino contrastanti, specialmente dalla filosofia: per esempio Schopenhauer considerava la compassione come base dell’azione morale, mentre Nietzsche vedeva la compassione come un sentimento religioso condannabile in quanto intralcia la naturale legge dello sviluppo. Con l’avvento di Darwin e delle teorie evoluzionistiche, la compassione è apparsa in contrasto con l’istinto di sopravvivenza e il principio del piacere/dolore (rifuggiamo il dolore e cerchiamo il piacere), ma gli studi più moderni hanno svelato come la compassione sia in realtà un vantaggio per la sopravvivenza e l’evoluzione della specie e dell’individuo, nello stesso modo dell’altruismo.

La psicologia e la biologia ci spiegano come la compassione si basi sull’empatia (vedi il post Empatia) e sui neuroni a specchio: un sistema di neuroni visuomotori della corteccia premotoria che in sostanza ci permettono di riconoscere le azioni altrui, dalla corsa dei giocatori durante una partita a calcio, ai movimenti dei muscoli facciali delle persone che incontriamo. Questi neuroni non solo riconoscono il movimento, ma ce lo fanno provare, cioè creano nel nostro cervello una simulazione di quello che gli altri fanno. Ora, visto che noi esseri umani esprimiamo le nostre emozioni prevalentemente attraverso il linguaggio non verbale, gesti, postura, espressioni facciali, di conseguenza i neuroni a specchio ci fanno anche le emozioni che gli altri esprimono.

Cosa ci rende capaci di provare compassione?

Empatia e neuroni a specchio sono i primi requisiti per poter provare compassione per il dolore di un altro essere umano, ma come abbiamo già visto, sono richieste anche un minimo di immaginazione, per permetterci di immedesimarci negli altri, attenzione al mondo attorno a noi e agli altri, per poter percepire la realtà e il dolore altrui, consapevolezza, per poter comprendere il dolore che l’altro sta provando, e uno stato mentale ed emotivo disponibile o aperto, che tradotto in breve significa l’assenza di emozioni come paura, collera, tensione e stress che ci rendono insensibili, ci distraggono, ci isolano dagli altri, distorcono la nostra visione della realtà.

Questo sentimento è sempre uguale?

Scienza e cultura occidentale non fanno distinzioni particolari, anzi, confondono compassione e pietà, mentre la cultura orientale distingue tre tipi di compassione:

1. quella verso i parenti e le persone care, originata e influenzata dai sentimenti che ci legano;

2. quella verso gli “esseri” che soffrono, più che compassione pietà, un confronto con il dolore e la sgradevole realtà;

3. quella fondata sulla comprensione e il rispetto, priva di pregiudizi, quando ci rendiamo conto che gli altri sono come noi.

I primi due tipi sono compassioni “emotive”, legate all’altro o all’ego, mentre la terza è quella che il buddismo considera una delle massime espressione di amore spirituale e ritiene scaturisca da:

1. empatia, cioè la capacità di riconoscere, comprendere e condividere le emozioni altrui

2. impermanenza, cioè la comprensione che tutto passa, muore o finisce

3. interdipendenza, cioè che siamo parte di qualcosa di grande e condiviso e non individui soli

4. reciprocità, cioè la comprensione che siamo legati da altro e non solo dai legami di sangue

5. consapevolezza che tutto è uno, parte di qualcosa di grande

6. lassenza dellego.

Concludendo la compassione è un sentimento di partecipazione alla sofferenza altrui, che fiorisce spontaneamente dall'empatia, ma che richiede altri ingredienti, come immaginazione e attenzione verso gli altri, per esprimersi. E se col tempo e l'esperienza, aggiungiamo la consapevolezza, di sé, degli altri, del dolore, del mondo, allora la compassione può diventare qualcosa di più, che alcuni chiamano amore.

Grazie per avermi seguito fin qui, mi scuso per essermi dilungato. Ti lascio con una domanda a cui non ho ancora trovato risposta soddisfacente: secondo te come sarebbe il mondo senza compassione?

A presto ;D

CULTURA
9 settembre 2012
COS'E' LO STRESS?
 

Oggi parliamo di una costante della vita di un uomo: lo stress.

Anche questa parola, per la maggior parte di noi, ha una connotazione negativa, ricorda emozioni negative e momenti sgradevoli del passato. Eppure è una parola sulla bocca di tutti, ne parliamo tutti i giorni: “il lavoro mi stressa”, “la situazione sta diventando stressante”, eccetera.

Ma cos'è lo stress?

E' una reazione naturale del corpo e della mente per affrontare o adattarsi a una situazione che viene percepita come “nuova”, “complessa” o “difficile”. Difficile e complessa in quanto riteniamo che sia ai limiti od oltre le nostre capacità fisiche e mentali, o che richieda risorse e tempo che non abbiamo. Nuova in quanto è una situazione che non abbiamo affrontato prima e per cui non abbiamo comportamenti acquisiti e schemi mentali risolutivi da applicare.

Questa reazione è in primo luogo fisiologica, il corpo e il cervello primitivo reagiscono in modo elementare agli stimoli della situazione e affrontano le situazioni valutandone la pericolosità e preparandosi a difendersi o fuggire. Prepararsi significa aumentare il battito cardiaco e la pressione sanguigna, accelerare la respirazione, aumentare la secrezione ghiandolare, contrarre i muscoli e così via, in modo da essere pronto a reagire alla minaccia incombente. E' una reazione naturale messa a punto dalla selezione naturale che ci mette in grado di affrontare pericoli e minacce in modo efficace. In secondo luogo la reazione è psicologica, il cervello e la mente reagiscono agli stimoli esprimendo emozioni che potenziano e focalizzano le risorse mentali per meglio affrontare la situazione.

Questi cicli di “allarme, tensione, reazione e rilassamento” comportano uno sforzo e hanno un prezzo da pagare. Per potersi “preparare” alla situazione-minaccia il nostro organismo libera nel sangue ormoni e “attivatori” che ci preparano portandoci a uno stato di tensione che attinge alle nostre riserve e incide sul metabolismo.

Se questo stato di tensione dura a lungo o si ripete con troppa frequenza, esaurisce le riserve di energia psico-fisica, logora la nostra vitalità e le difese immunitarie, incide sulla mente e sul nostro comportamento. Sintomi tipici di questo logoramento generale sono una maggiore irritabilità, stanchezza diffusa ed eccessiva, disturbi del sonno, tendenza ad ammalarsi, distorsioni nella visione della realtà, incapacità di prendere decisioni, difficoltà nella comunicazione con gli altri. Se la situazione si protrae nel tempo, il logoramento porta a danni fisici anche gravi e all'invecchiamento precoce.

Quindi lo stress è una cosa negativa?

No, al contrario lo stress è uno stimolo che ci mantiene vitali e motivati, che ci spinge a crescere e a cambiare, a realizzare i nostri progetti. Il problema è l'eccesso di stress e il modo con cui lo gestiamo.

E' possibile controllare lo stress?

Esatto. Sì, è possibile e in diversi modi. In primo luogo è fondamentale comprendere che la qualità dello stress (positivo e negativo) e la quantità dipendono da come noi vediamo la situazione che provoca lo stress. Come abbiamo detto all'inizio, lo stress è una reazione naturale per affrontare una situazione che viene percepita nuova, difficile, eccetera. Percepita, ci sei? Dipende da noi percepire la situazione per quello che è realmente, senza lasciare che la nostra emotività accresca o distorca la situazione. La nostra mente, le emozioni e i pensieri possono aumentare lo stress e renderlo nocivo.

Come si controlla lo stress?

Sembra un'ovvietà, ma per gestire lo stress è necessario riconoscerlo, quindi riconoscere le nostre reazioni, fare attenzione ai messaggi che il corpo ci invia, per esempio mani strette, muscoli contratti, battito accelerato, eccetera. Bastano pochi secondi di “ascolto” per vagliare tutte le “sensazioni” che il corpo ti invia, per capire dove sono le tensioni, dove senti fastidio o non lo senti.

E nello stesso modo dobbiamo fare attenzione alle emozioni che proviamo, capirne la causa e capire quali effetti hanno su di noi e la nostra visione delle cose. Per esempio, percepire l'irritazione prima che agisca sulle nostre azioni, comprendere che è dovuta alla violazione delle nostre regole sul rispetto e capire che ci farà dire delle sciocchezze inutili di cui ci pentiremo. Anche per le emozioni bastano pochi secondi per vagliare quello che proviamo e riconoscere le emozioni e, con un poco di pratica, anche la loro causa. Parleremo di questo e della gestione delle emozioni nel prossimo futuro in post dedicati.

Contemporaneamente al riconoscimento delle nostre reazioni, è importante riconoscere la fonte dello stress, la causa della nostra reazione. E' il professore che pretende troppo? E' il collega che non collabora? E' mio figlio che non comunica? Dobbiamo capire quale situazione stiamo affrontando per poterla affrontare e più è grande la comprensione e la conoscenza della situazione, maggiore sarà l'efficacia delle scelte e delle azioni che intraprenderemo e minore sarà il consumo di energie. Quindi una volta riconosciuto la situazione, è utile studiarla, conoscerla, capirla. Per esempio, il vicino occupa il tuo parcheggio assegnato e la sera sei costretto a perdere tempo inutile, prima di agitarsi e agire vale la pena capire chi è il tuo vicino e perché non parcheggia nel suo spazio. Può risparmiarti uno scontro e inutili strascichi emotivi.

Infine è tempo di gestire lo stress, abbandonare la tensione e tornare al benessere psicofisico. Questo di solito significa affrontare la situazione e risolverla, in un modo o nell'altro, o trovare strategie per controllare lo stress. Nel primo caso ti invito a leggere i post “Problemi e scelte – 1”, “2” e “3”, troverai suggerimenti su come affrontare i problemi e fare le scelte necessarie.

Se invece non puoi affrontare la situazione, non ora, o semplicemente se devi controllare lo stress per poterla affrontare meglio, ebbene devi intervenire su te stesso e modificare lo stato psicofisico in cui ti trovi.

Cosa significa?

Per controllare lo stress devi agire sul tuo corpo, la tua mente, le tue emozioni e le tue reazioni. Ci sono diversi modi per farlo, ma il più semplice e forse il più efficace è agire sul corpo, muoversi, controllare la respirazione. Così come lo stress influenza il tuo corpo e genera tensione muscolare, così i movimenti del corpo influenzano lo stress. Un classico per scaricare la tensione è fare un passeggiata, un altro è l'esercizio di respirazione profonda: inspira contando fino a cinque, trattieni il respiro per due-tre secondi ed espira contando fino a cinque.

In modo molto simile si può agire sulla mente. Se vuoi dare pace ai pensieri ricorsivi e nevrotici che si presentano ossessivamente a causa dell'agitazione, un classico è ascoltare musica melodica o classica, e ti aiuterà anche a calmare il battito cardiaco. Oppure puoi usare piccoli esercizi di focalizzazione, come quello di immaginarsi in un luogo bello e tranquillo, come la spiaggia di un'isola tropicale, o giochi di ruolo in cui ti immedesimi e interpreti ruoli gradevoli e lontani dalla situazione che stai subendo. Come immaginarsi di essere a una festa e divertirsi con amici e avere qualche avventura divertente. Infine una tecnica di controllo straordinaria per lo stress, riconosciuta anche dalla medicina, è la meditazione, ma non ne parleremo stasera. Di questo e delle tecniche di controllo delle emozioni parleremo in post futuri dedicati.

Vorrei concludere sottolineando quanto è fondamentale per ogni essere umano imparare a gestire lo stress, tanto che dovrebbe essere insegnato a scuola. Lo stress è una costante della vita e certi meccanismi che l'evoluzione ha premiato non sono sempre efficaci per affrontare le situazioni che la vita e la società di oggi ci presentano. Maggiore consapevolezza dei nostri meccanismi di reazione, del nostro corpo e della nostra mente possono cambiare il nostro modo di vivere lo stress e gestire le nostre risorse fisiche, psichiche e sociali.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D 

CULTURA
30 dicembre 2011
CONSAPEVOLEZZA

 

Nel mio post di Natale ti ho augurato “abbastanza consapevolezza per vedere le menzogne di questo mondo e capire le tue di menzogne. Per accettare la verità di quello che siamo e per comprendere che sono gli altri a dare significato alla nostra esistenza” eccetera. Visto che me l'hanno chiesto, “cosa intendi con consapevolezza?”, indovina di cosa parliamo stasera.

Cos'è la consapevolezza?

Consapevolezza è un termine usato soprattutto in psicologia e in filosofia. Si parla di solito di consapevolezza di sé, di consapevolezza delle proprie azioni e delle conseguenze di esse, di consapevolezza del mondo intorno a noi e del presente. Il significato dietro a questa parola è così ampio e profondo da non essere facilmente spiegabile. Comprenderlo richiede appunto consapevolezza.

Una buona spiegazione anche se parziale è: consapevolezza è essere coscienti nel momento presente. O più semplicemente la consapevolezza è la capacità di essere presente in quello che stiamo facendo, mentre lo stiamo facendo (Branden).

Se hai capito, puoi evitare di continuare la lettura, se invece questa spiegazione non ti pare molto “digeribile”, il consiglio è di avvicinarsi da lontano. Il linguaggio è pensiero, quindi partiamo da questa. Cito dal vocabolario: “Consapevolezza: cognizione, presa di coscienza di qualcosa”. Un punto di partenza, ma alquanto limitato non credi? Non fa altro che ribadire due “quasi” sinonimi di consapevolezza: cognizione e presa di coscienza. Cognizione: “idea, concetto, conoscenza di qualcosa”, di sé, del mondo, delle conseguenze, degli eventi, eccetera. Coscienza: “capacità dell'uomo di riflettere su se stesso e di attribuire un significato ai propri atti; capacità di percepire e di intendere; capacità di valutare eventi, azioni, conseguenze” e altro ancora. Per Freud la coscienza è una proprietà/qualità della mente che include la soggettività, la consapevolezza, la conoscenza e la capacità di individuare e comprendere le relazioni tra sé e l'ambiente. Parleremo della coscienza in modo approfondito in un post futuro.

La consapevolezza a livello animale è intesa come la percezione e la reazione cognitiva dell'individuo al verificarsi di una certa condizione o di un evento. Per un animale la consapevolezza non implica necessariamente la comprensione. La comprensione è lo stato psicologico, a partire dalla relazione con un oggetto o una persona, che rende capaci di formulare pensieri ed utilizzare concetti per trattare con la persona o l'oggetto. La consapevolezza fornisce la base su cui gli animali possono sviluppare delle idee soggettive circa la loro esperienza. L'uomo è l'unico animale che va oltre le idee, raggiunge la comprensione e in particolare la comprensione dell'inconscio, fino alla pienezza della consapevolezza (l'illuminazione).

Come va? Ci sei ancora? Ancora uno sforzo, dai!

Riassumendo la consapevolezza consiste in conoscenza, comprensione e coscienza, e si manifesta attraverso uno stato mentale che possiamo definire lucido, aperto e presente. Semplificando si è consapevoli quando si conosce e si comprende in piena coscienza un oggetto, un evento, una caratteristica, una persona, un'azione, un sentimento, una conseguenza, eccetera.

E' fondamentale comprendere (appunto) che la consapevolezza è legata al presente e a uno stato mentale transitorio, un momento perfetto in cui la coscienza è elevata e abbiamo il giusto mix di lucidità, presenza, apertura e calma interiore. Raggiungere il giusto stato mentale non è automatico, ma è una dote innata in tutti noi che si manifesta inconsciamente e in modo incontrollato.

Non ti è capitato mai di avere un problema da risolvere e di non riuscire a vedere la soluzione? O dover affrontare una grossa decisione da prendere, ma non comprendere chiaramente quale sia la scelta più giusta per te? O ricordi a scuola quando studiavi un argomento ostico, che non capivi realmente ma imparavi a memoria?

Tu studi, ti informi, ti arrovelli e niente. Poi passa un giorno, due, una settimana, un mese e bam. Arriva il momento che tutto è chiaro, lì, ovvio: la soluzione o la scelta è quella, non sai ancora i particolari, ma è quella. La nostra mente ci spinge naturalmente alla consapevolezza se gliene diamo la possibilità, se riduciamo gli ostacoli al raggiungimento del giusto stato mentale.

E' possibile avere un controllo sulla nostra consapevolezza? E' possibile raggiungere il giusto stato mentale in modo “consapevole”?

Come hai già intuito la risposta è sì, è possibile. Gli ostacoli sono molto numerosi e di solito interiori: un'emotività molto elevata, il pensiero nevrotico e ricorsivo, l'ignoranza in generale, un carattere chiuso, la scarsa conoscenza della propria interiorità, una visione distorta della vita, atteggiamenti mentali negativi, mancanza di attenzione e di focus, regole e convinzioni limitanti e altro ancora.

Il primo passo è rimuovere o ridurre gli ostacoli, seguendo corsi e leggendo libri sul coaching e la psicologia ed esercitandoci con impegno. Il secondo passo è sviluppare le abilità mentali necessarie, per esempio riuscire a controllare le proprie emozioni fino a raggiungere la calma necessaria, imparare a controllare i propri pensieri per essere pienamente presenti, sviluppare la nostra attenzione e l'abilità di mettere a fuoco tutto noi stessi su una singola cosa, sviluppare il nostro senso critico e la capacità di discernere e cercare conoscenza. E altro ancora.

Approfondiremo tutto questo nei prossimi post sull'argomento, ma prima di lasciarti voglio attirare la tua attenzione sul una cosa che avrai già notato o intuito: per avere consapevolezza del mondo, degli altri, degli eventi, del presente, dobbiamo prima essere consapevoli, almeno in una certa misura, di noi stessi e della nostra interiorità.

Di questo parleremo nel prossimo post sull'argomento. Ti ringrazio per avermi seguito fin qui e, in caso di considerazioni, obiezioni o domande ti invito a lasciare un commento.

Grazie e a presto ;D

CULTURA
10 luglio 2011
COS'E' LA COMUNICAZIONE?

    

E' tempo di introdurre un altro argomento chiave che abbiamo citato spesso, ma mai affrontato. Naturalmente parlo della comunicazione. Parlando di informazione (qui e qui) abbiamo visto come per noi esseri umani dopo il flusso sensoriale, la comunicazione è la principale fonte di informazioni. Parlando di persuasione (qui) abbiamo visto che è attraverso di essa che agiamo per cambiare le scelte e altrui.

Ora, cos'è la comunicazione?

Sì, certo, parlare è comunicare, attraverso qualunque mezzo come la rete telefonica o internet. Sicuro, la comunicazione può avvenire tramite la scrittura, per esempio tramite lettere oppure email. Permettimi di aggiungere che possiamo comunicare con i gesti, con i colori, con la melodia e il ritmo, attraverso simboli e molto altro ancora. Quindi il linguaggio non è l'unico strumento posseduto da noi esseri umani per comunicare. Anzi, in realtà una normale comunicazione tra due esseri umani avviene per i nove decimi attraverso altre forme e non la parola.

No, un cartellone pubblicitario o i giornali o i libri non sono comunicazione, in quanto non c'è possibilità di risposta da parte del lettore. La comunicazione avviene tra due o più soggetti che hanno l'intenzione di comunicare, in gergo un emittente attivo e un ricevente reattivo che si scambiano ripetutamente i ruoli, e la trasmissione alternata di informazioni.

Riassumendo la comunicazione è qualsiasi comportamento di un soggetto in presenza di un altro soggetto che lo riceve e reagisce.

Quando avviene la comunicazione?

La logica direbbe: ogni qualvolta ne sorga la necessità, e in sostanza è così, ma per gli esseri umani la necessità di comunicare è costante e avviene costantemente alla presenza di un altro essere umano. Comunicare è una necessità e una competenza fondamentale per l'essere umano e più in generale per gli esseri viventi. Le api comunicano tra loro, i pesci e gli elefanti comunicano tra loro. Non si può non comunicare. Soprattutto per un essere intelligente e sociale come l'essere umano.

Un aspetto della comunicazione da sottolineare è che si svolge come scambio attivo di informazioni che in quanto tali agiscono e influenzano il ricevente che a sua volta risponde. Per esempio, parli con il tuo migliore amico e scopri che questo è uscito con la ragazza che ti piace. La situazione è completamente diversa da prima e sicuro provoca la tua reazione. No?

Di fatto le informazioni cambiano la realtà del ricevente, o sarebbe meglio dire la sua interpretazione della realtà. E attraverso un influenzamento reciproco si cerca un risultato che dipende dalla capacità degli interlocutori di capire/decodificare correttamente l'informazione, di riconoscere e interpretare i ruoli, i bisogni e le aspettative dell'altro e dalla scelta/volontà di farlo, aggiungerei io.

In caso di incomprensione del messaggio o della mancata condivisione degli scopi della comunicazione, invece di un risultato si ottiene un blocco, un rifiuto.

Perché comunichiamo?

La comunicazione mira sempre a un obiettivo, che può essere il riconoscimento reciproco, il rispetto di una certa regola sociale, sapere cosa hanno detto in quella maledetta riunione, o semplicemente conoscere l'ora. Di solito l'obiettivo può essere semplice e razionale, “cosa si mangia stasera?”, la cui risposta è scontata; oppure emozionale, “con chi sei uscito stasera?”, la cui risposta dipende dallo stato d'animo del ricevente; oppure complesso e articolato, “parliamo del mio stipendio”, la cui risposta positiva o negativa dipende da molti aspetti (sensibilità, significato, impegni, ambiente, stato emotivo, rischi e altro ancora).

L'efficacia della comunicazione si misura sulla risposta del ricevente. Parleremo di comunicazione efficace nel prossimo post sull'argomento.

Nel frattempo ti offro una domanda: la stessa comunicazione si può svolgere con la stessa efficacia con soggetti diversi?

A presto ;D 


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permalink | inviato da Elnor il 10/7/2011 alle 14:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
CULTURA
30 maggio 2011
Cos'è la PSICOLOGIA?

Dopo aver introdotto il coaching con il precedente post (“Cos'è il coaching”), penso sia opportuno presentare la psicologia. Dopotutto il tema portante di questo blog è lo “scegliere”, e credo poche cose siano più “psicologiche” di questo. Come abbiamo già visto (qui) noi siamo la somma delle scelte che abbiamo preso nella nostra vita e le nostre scelte si basano anche e soprattutto su quello che siamo (oltre che sulle informazioni in nostro possesso e sulla nostra consapevolezza).

Quindi andiamo al punto: cos'è la psicologia?

La psicologia è lo studio scientifico del comportamento umano e dei processi mentali.

Gli psicologi studiano le persone e cercano di rispondere in modo rigoroso, applicando il metodo scientifico (dedicheremo un post anche a questo), a tutte quelle domande che prima o poi nella vita ci poniamo. Perché mi ha lasciato? Perché non ci riesco? Perchè sono così? Perché la gente è cattiva? Tutte domande che si possono riassumere nella madre di tutte le domande: perché facciamo ciò che facciamo?

Oltre ai perché non dimentichiamo i “come”: come funziona la mente? Come posso evitare che mio figlio si droghi? Come faccio a dirle ti amo? E non dimentichiamo i “cosa”: cosa sono le emozioni? Cos'è l'intelligenza? Cos'è la pazzia?

Riassumendo la psicologia tenta di fare chiarezza su ciò che facciamo, su come lo facciamo e sul perché lo facciamo.

E in questo ci ritroviamo tutti quanti, cioè tutti in fondo siamo psicologi dilettanti, perché le persone sono la nostra quotidianità, siamo creature sociali, e chi più chi meno, chi prima chi poi, tutti cerchiamo di capire noi stessi e la gente. Mentre la psicologia è una scienza rigorosa e utilizza il metodo scientifico per convalidare le proprie teorie, la psicologia quotidiana della gente si basa sul “senso comune”, un quadro di nozioni e concetti semplici attraverso cui spiegare e prevedere il comportamento, la personalità e gli stati mentali propri e altrui.

Per esempio, crediamo che le persone abbiano delle convinzioni e che agiscano sulla base di queste, cioè pensiamo che le persone fanno ciò che fanno a causa delle loro convinzioni. E se non per queste, per i loro desideri. Questo concetto non è sbagliato, piuttosto è una semplificazione/generalizzazione, cioè una visione parziale della psicologia umana.

Torniamo alla psicologia come scienza.

Gli psicologi attraverso gli anni hanno definito una serie di teorie generali utilizzate per inquadrare il comportamento umano, che possiamo dire ne enfatizzano un aspetto e forniscono una base di partenza su cui fare ricerca. Alcune di queste teorie sono la psicoanalisi, che si concentra sui processi mentali inconsci e sui problemi di sviluppo nella prima infanzia, la biologia, che pone attenzione all'anatomia, al cervello e al sistema nervoso, all'evoluzione e alla genetica, il comportamentismo invece sottolinea il ruolo dell'apprendimento acquisito nella formazione del comportamento, il cognitivismo studia il ragionamento, la memoria e le strategie della mente che determinano il comportamento umano.

Non sono tutte, ma solo le più note teorie fondamentali. Le teorie più complete ed efficaci sono quelle ibride, come la biopsicosociale, che tiene in considerazione che siamo fatti di carne e mente e che siamo esseri sociali.

Riassumendo, la psicologia studia il comportamento umano, applicando il metodo scientifico e l'approccio con cui lo fa determina l'efficacia e la completezza delle risposte alle nostre domande.

Che rapporto c'è tra coaching e psicologia?

Il coach persegue un'applicazione pratica delle conoscenze di psicologia e i suoi assistiti non sono nello stato di necessità di un paziente tipico di uno psicologo, ma colgono un'opportunità, cercano un vantaggio. D'altra parte abbiamo lo psicologo che può occuparsi di ricerca (psicologi sperimentali), di curare problemi psicologici (psicologi clinici) e applicare la psicologia alla vita e ai problemi di tutti i giorni (psicologi applicati). Solo in quest'ultimo caso lo psicologo si avvicina al coach, mantenendo sempre differenze significative nei metodi, negli approcci e nei rapporti con l'assistito.

In breve il coaching si occupa di sviluppo e formazione individuale usando anche conoscenze e strumenti della psicologia, mentre la psicologia è una scienza, mira alla comprensione del comportamento umano e le sue applicazioni principali mirano ad aiutare le persone in stato di necessità.

In questi anni si sta osservando una crescente convergenza tra questi due mondi: da una parte la psicologia offre ricerca, competenze e strumenti qualificati, dall'altra il coaching offre nuovi ambiti di ricerca, studio e intervento. Staremo a vedere come evolveranno.

Spero di non averti annoiato. Parleremo ancora e spesso di psicologia. Ci aiuterà a comprendere i meccanismi della nostra mente e quindi a diventare consapevoli di noi stessi e delle nostre scelte.

Grazie e a presto ;D

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