IL BLOG SI E' TRASFERITO QUI

scegliere | SCEGLIERE | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Diventa consapevole delle tue decisioni
ECONOMIA
18 marzo 2013
L'Europa e la crisi

Mentre in queste settimane, dopo un voto storico che ha ribaltato le aspettative, in Italia si segue da vicino il tentativo di mettere in piedi un governo stabile, su tutto incombe l’ombra della crisi e dell’Europa. Non ho potuto fare a meno di chiedermi cosa sia diventata l’Europa, anzi cosa sia oggi l’Europa.

L'idea di un’Europa unita piace anche a me, mi fa immaginare un’alleanza di popoli uniti in una federazione che professa gli stessi principi e gli stessi scopi. Ma quello che oggi chiamiamo Europa non è quello che immaginiamo, soprattutto non è un'unione di popoli e neppure un'unione politica, anche se molti lo credono. L'Europa non è che un'unione monetaria che poggia su una serie di trattati che parlano di politica monetaria ed economia. Se andiamo a leggerci la costituzione europea, pardon il trattato di Lisbona (qui), troveremo tutto quello che riguarda la moneta e una certa politica economica comunitaria, ma per esempio non ci troveremo nessuna politica sociale. E non è l'unica lacuna.

Come possiamo parlare di Europa unita su queste basi?

Dov’è l’Europa unita?

In un parlamento europeo che non conta niente o nelle commissioni e nei burocrati non eletti che decidono del destino di interi popoli?

Nell’euro?

Di fatto l'euro non è una moneta sovrana, ma per gli stati europei è una moneta straniera che questi devono comprare dalle banche private a cui la BCE presta a un tasso inferiore. E senza moneta sovrana, gli stati non possono fare alcuna politica economica degna di questo nome.

Può una moneta unire l’Europa?

No, anzi, come stiamo vedendo l’euro non unisce, ma divide.

Nel post “L’euro non è irreversibile” abbiamo visto che l’euro è stato proposto dai grandi capitali, dalle grandi banche, fondi finanziari, multinazionali, grandi istituzioni (FMI, Banca mondiale, ecc), grandi gruppi, eccetera. Gli stessi per intenderci che hanno “spinto” e manipolato per ottenere la globalizzazione, cioè la libera circolazione delle merci e dei capitali. Costoro desideravano un sistema a cambi fissi che salvaguardasse i loro capitali dalla svalutazione delle monete, dopo la fine del regime di Breton Woods con l’abolizione della convertibilità del dollaro in oro.

La creazione di unEuropa unita a livello monetario, ma senza un governo unico, comporta che i paesi meno competitivi a livello economico e con una più alta inflazione non possono più svalutare la moneta per recuperare competitività. Non essendoci dei meccanismi di compensazione e non avendo più una moneta propria, questi paesi non possono fare altro che scaricare sulleconomia interna i loro debiti. Questo significa aumentare le tasse, svalutare i salari, tagliare i servizi pubblici, limitare l’inflazione attaccando i consumi. Naturalmente i paesi più competitivi fanno lo stesso per mantenere la loro posizione di forza e imporre agli altri le loro politiche economiche e i loro modelli, ma è una gara tra gli stati europei che va a vantaggio dei capitali e a svantaggio dei cittadini.

Molti noti economisti avevano già previsto negli anni 90 che l’euro sarebbe stato un disastro, in quanto un'unione monetaria senza meccanismi di compensazione e di ridistribuzione avrebbero portato agli stessi risultati dello sme (sistema monetario europeo), primo tentativo di un'unione basato su una moneta unica e clamoroso fallimento proprio per gli stessi motivi.

Non so te, ma non penso che questa Europa abbia qualcosa a che fare con un’unione di popoli. E poi i cittadini europei sono stati interpellati a proposito?

No.

Cosa li unisce in realtà?

Non la lingua, non la cultura, non la religione e neppure grandi ideali. Gli europei sono gruppo di popoli civili, ma diversi e divisi.

In fondo l’Europa sembra solo il tentativo di incatenare gli stati europei per rubare loro la sovranità a vantaggio di un regime non democratico e non eletto che privilegia gli interessi dei capitali e delle classi dominanti a discapito di quello dei cittadini. Dopotutto se esaminiamo i fatti, l’Europa ha salvato le banche con i soldi dei cittadini e queste, invece di risolvere le cause della crisi che ha colpito l’intero sistema finanziario, usano i nostri soldi per sottrarre altre risorse all’economia reale.

Se questa è l’Europa, meglio disfarcene in fretta.

Tu cosa ne pensi?

A presto ;D


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Europa crisi euro unita unione popoli moneta

permalink | inviato da Elnor il 18/3/2013 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ECONOMIA
10 marzo 2013
PAROLE PER PENSARE – Il punto di vista tedesco

 

Stasera ti propongo un altro interessante video, anzi un altro punto di vista sulla crisi europea: quello tedesco.

E' l'intervista a Ulrike Herrmann, nota giornalista tedesca, che appunto cerca di spiegare come i tedeschi vedono la crisi, la situazione europea e l'Italia. Penso sia un'intervista ricca di spunti e sorprendente, soprattutto l'ammissione che il successo economico della Germania dipende dall'euro e che se l'Italia uscisse dall'Europa sarebbe un disastro per la Germania.

La Herrmann è caporedattrice economica del quotidiano tedesco Die Tageszeitung e scrittrice. Interviene spesso in programmi di approfondimento televisivo e ha pubblicato diversi saggi. Qui puoi trovare il post in cui è stata pubblicata il video. Un ringraziamento a Linkiesta per l'intervista.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quanto viene detto e ad approfondire gli argomenti interessanti presso altre fonti.

Buona visione e a presto ;D

POLITICA
22 febbraio 2013
PAROLE PER PENSARE – Perché l'Europa non può funzionare

Stasera ti propongo un altro video interessante. In queste elezioni si è parlato molto di Europa, indirettamente e direttamente, ma nessuno ha mai chiarito le responsabilità dell’Europa e dell’euro in questa crisi.

Il video è un’intervista a un economista italiano, Alberto Bagnai, che con parole semplici e chiare spiega cosa non va in un’Europa costruita attorno a una moneta, a un unione economica e non un’unione politica di stati e di popoli. Interessante è la rivelazione che i fondatori dell’Europa conoscevano fin dall’inizio gli effetti dell’imposizione di una moneta unica a un agglomerato di paesi diversi senza un sistema fiscale unico e senza meccanismi di ridistribuzione.

Ti invito a verificare le fonti e i riferimenti citati, penso li troverai interessanti. Come sempre ti invito a ascoltare con senso critico e a pensare con la tua testa.

Alberto Bagnai è economista e docente di politica economica all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara, è ricercatore associato al Centre de Recherche en Economie Appliquée à la Mondialisation (CREAM) dell’Università di Rouen e pubblica su riviste nazionali e internazionali di economia. Qui trovi la sua pagina web, qui il suo blog. Qui trovi il suo blog su il Fatto quotidiano, qui il post di Beppegrillo.it in cui è stato pubblicato il video.

Buona visione e a presto ;D


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pensare europa crisi parole alberto bagnai funzionare

permalink | inviato da Elnor il 22/2/2013 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ECONOMIA
11 dicembre 2012
PAROLE PER PENSARE – La crisi delle banche
 

Questa sera ti propongo un altro video interessante.

E' una conferenza di una ventina di minuti che offre una chiara spiegazione di quello che è successo negli ultimi anni e di quello che sta succedendo in Europa a livello economico-finanziario. Il relatore spiega in pochi sintetici passaggi come la crisi attuale sia in verità una crisi delle banche: il sistema finanziario, schiacciato da un enorme debito, cerca di salvare se stesso speculando ancora più di prima per drenare ricchezza dall'economia reale con il risultato di mandare in crisi interi stati e demolire le loro economie.

E così abbiamo la speculazione che domina la finanza che controlla l'economia che decide sulla politica che colpisce la vita dei cittadini. Un aspetto su cui ti invito a soffermarti è che le soluzioni per ribaltare tutto questo si conoscono già, ma è necessaria la volontà politica di applicarle. Affinché la politica, invece che assecondare la volontà di banchieri e finanza, lavori per i cittadini è necessario che i cittadini si occupino della politica.

Il video è una delle conferenze realizzate allinterno di TEDxReggioEmilia 2012, evento tutto italiano, curato da Riccardo Staglianò e organizzato da Laura Credidio, che prende ispirazione dal modello di diffusione delle idee di TED. Qui puoi trovare la pagina di TEDxReggioEmilia, qui la pagina del video.

Il relatore è Andrea Baranes, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, della rete di Banca Etica, portavoce della campagna 005 per l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (zerozerocinque.it), scrittore di numerosi libri sui temi dell’economia, collabora con diverse riviste specializzate e con sbilanciamoci.info e nonconimieisoldi.org. Qui puoi trovare la pagina di Liquida su di lui, qui la sua pagina facebook. Qui puoi trovare i suoi libri su Amazon.it, qui puoi trovare la sua biografia su sbilanciamoci.info.

Come sempre ti invito a seguire con attenzione e senso critico e a verificare argomenti e informazioni su altre fonti affidabili.

Buona visione a a presto ;D

ECONOMIA
25 novembre 2012
I miti del capitalismo 3

  

Nei post “I miti del capitalismo - 1” e “2” abbiamo visto come il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso la propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna.

Cos’è il capitalismo?

Il capitalismo è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è l’accumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Attraverso i due post, abbiamo visto molti dei maggiori miti del capitalismo:

1. capitalismo uguale ricchezza per tutti,

2. capitalismo uguale ridistribuzione della ricchezza,

3. capitalismo uguale libertà,

4. capitalismo uguale democrazia,

5. non c’è alternativa al capitalismo,

6. il privato è meglio del pubblico.

Oggi vediamo altri miti con cui il capitalismo giustifica se stesso, le proprie azioni e i danni sociali, culturali ed ambientali che provoca.

Siamo tutti uguali davanti alla sfortuna e alle crisi (siamo tutti sulla stessa barca)

Siamo tutti parte della società capitalista e godiamo tutti dei suoi benefici: della ricchezza, della libertà e della democrazia e quindi siamo tutti uguali nel bene e nel male, non ci sono classi sociali, ma cittadini ugualmente responsabili davanti alle crisi.

Naturalmente è falso. Le crisi economiche non sono eventi improvvisi e catastrofici come cercano di raccontare, ma sono causate dall’uomo, sono prevedibili e previste da chi è informato. In particolare sono causate dalle attività di chi ha il potere di agire per il proprio profitto. Cioè le crisi sono un effetto delle attività incontrollate dei capitali sui mercati e un modo con cui si realizza l’accumulo del capitale. A conseguenza di una crisi c’è una maggioranza che subisce una perdita economica e un minoranza che ottiene un profitto. Per esempio la crisi dei mutui subprime del 2007-2008 negli stati uniti è stata causata dalla finanza americana che ha concesso mutui a chi non poteva permetterselo e ha scaricato il rischio e le conseguenze sui risparmiatori e sul sistema economico.

Analogamente la crisi in corso non è responsabilità di tutti i cittadini e quindi non sono i cittadini che devono pagare. Eppure ce lo raccontano, fanno di tutto per spingerci a crederlo, per farci pagare al posto loro. Il debito pubblico non è il debito fatto dallo stato per i cittadini, o meglio lo è solo in parte, mentre per la maggior parte è il debito realizzato per fare politica e per fare impresa.

L’obiettivo di questo mito è generare senso di colpa per scaricare i costi e i fallimenti sui cittadini e garantire i profitti della classe dominante. Attenzione, le responsabilità delle crisi sono anche dei cittadini che non agiscono cambiare le cose in meglio, ma la maggior parte della responsabilità è sempre delle classi dominanti. Naturalmente le classi sociali esistono e se davanti a Dio forse siamo tutti uguali, non è così su questo mondo.

Il mercato regola se stesso e risolve ogni problema.

Il libero mercato è un sistema che si autoregola, risolve ogni problema economico ed è l’unica alternativa all’inefficienza dello stato, alla corruzione e ai problemi sociali.

Non solo non è così, ma è proprio il contrario.

Il mercato è il luogo e il momento in cui si svolgono gli scambi commerciali di tutte le merci, dalle materie prime al denaro, dai servizi agli strumenti finanziari. Il mercato è anche l'insieme della domanda e dell'offerta, degli acquirenti e dei venditori. Il mercato è il luogo dove più efficacemente agisce il capitalismo e meno regole deve rispettare, più efficacemente realizza l’accumulo delle ricchezze nelle mani di pochi.

Se guardiamo il passato, la storia, possiamo constatare che senza regole e controlli il mercato si è sempre rivelato per quello che è: una bestia insaziabile incapace di controllarsi spontaneamente, l'incarnazione di alcuni degli istinti e delle emozioni peggiori dell'uomo, come l'avidità e la sete di dominio, indifferenze ai bisogni e alle sofferenze dell'essere umano e della società.

Lo scopo di questo mito è il profitto del capitale. C'è sempre qualcuno che chiede meno regole e meno controlli sui mercati da parte della politica e della società, sostenendo che è la soluzione del problema e che il mercato è efficace se lo si lascia libero di agire, mentre in realtà non vuole altro che fare più profitti a spese dei cittadini.

Troppo grandi per fallire

Certe banche, certe multinazionali, certe aziende sono troppo grandi per fallire e troppo grandi per lasciarle fallire. In caso contrario il fallimento di queste banche avrebbero effetti catastrofici sull'economia mondiale o sull'economia di certi paesi. Quindi è naturale che la società e gli stati li sorreggano in caso di bisogno.

Naturalmente non è così. E' vero che certe aziende sono talmente grandi e radicate nell'economia mondiale da poter generare effetti negativi per l'economia e la società. In effetti pensa all'effetto che può avere la chiusura di un'azienda normale. I dipendenti perdono il lavoro, i fornitori non vengono pagati, eccetera. Se l'azienda è grande si potrebbero ritrovare per strada molte centinaia di lavoratori e l'indotto, cioè le aziende fornitrici subirebbero la perdita di un cliente importante oltre a non venire pagati per le ultime forniture. Ora pensa a un'azienda molto grande con molti siti produttivi, come la Fiat per esempio. La chiusura di un'azienda è una ferita per l'economia, non c'è dubbio, e più è grande, maggiore è il danno e le conseguenze, ma dove è scritto che le aziende non possono fallire o che la società debba pagare per gli errori dei proprietari o di chi le gestisce?

In primo luogo, il fatto che una persona giuridica diventi talmente grande e influente è un'aberrazione e la conseguenza del logoramento continuo e della manipolazione che il capitale esercita sulla politica e sulla società con lo scopo di fare profitto e accumulare ricchezze. Non penso sia necessario perché vada a scapito dell'interesse e dei diritti di tutti gli esseri umani.

In secondo luogo, proprio l'economia capitalista prevede il fallimento delle aziende e ne determina le conseguenze. E' parte del rischio imprenditoriale. Così come è parte del rischio dell'imprenditore non essere pagato dal cliente.

Perché quindi lo stato e i cittadini dovrebbero pagare i debiti di un'azienda?

La cosa più naturale dovrebbe essere limitare l'effetto del fallimento e le sue conseguenze sul tessuto sociale. Cioè, per esempio, gestire il mercato del lavoro per favorire un veloce reinserimento del lavoro, offrire la possibilità di lanciare più facilmente nuove imprese, o predisporre specifici ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro.

Perché in questi anni la politica ha proprio salvato chi non doveva essere salvato?

Sotto gli occhi di tutti la politica ha erogato fiumi di denaro per salvare banche e imprese, senza ottenere risultati significativi, mentre gli economisti non in conflitto di interesse sostenevano e sostengono la necessità di fornire denaro ai cittadini per far ripartire l'economia. E' la dimostrazione di come la classe politica sia corrotta o collusa con il capitale, di come l'informazione sia sotto il controllo della classe dominante.

Lo scopo di questo mito è quello di creare una paura e usarla per indurre i cittadini a fare quello che la classe dominante vuole.

Direi di fermarci qui. I miti del capitalismo sono molti di più naturalmente, ma lo scopo di questi post è offrire spunti di riflessione. Ti invito ad approfondire l'argomento per conto tuo. Basta un poco di ricerca, per esempio sulla storia dell'economia, in biblioteca e in rete, per incappare sulla trentina di miti e di distorsioni che a tutt'oggi inquinano la cultura dei paesi occidentali.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. crisi economia mercato capitalismo capitali miti fallire

permalink | inviato da Elnor il 25/11/2012 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ECONOMIA
15 novembre 2012
PAROLE PER PENSARE – Lezione di economia sull'Europa e la crisi
 

Stasera ti propongo un video molto interessante, ricco di informazioni e di spunti su cui riflettere.

E' un'intervista di Claudio Messora di Byoblu ad Alberto Bagnai, professore di politica economica, sui temi caldi della crisi. E allo stesso tempo è una vera e propria lezione di economia. Sono più di due ore, ma penso valga la pena ascoltarla fino in fondo. Come dicevo offre molte informazioni utili e spunti su cui riflettere con attenzione.

Bagnai ci offre le sue risposte alle domande che in questi mesi ci facciamo: “quali sono le cause della crisi?”, “quali sono le vie d'uscita?”, “cosa sta accadendo in Europa?”. Se da un lato non sono d'accordo su alcune delle affermazioni e conclusioni di Bagnai, dall'altro trovo molto interessanti diversi dei suoi punti di vista e delle spiegazioni sui fattori in gioco. Tra l'altro usa un linguaggio piuttosto semplice e facile da comprendere.

Alberto Bagnai è economista e docente di politica economica all'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti–Pescara, è ricercatore associato al Centre de Recherche en Economie Appliquée à la Mondialisation (CREAM) dell’Università di Rouen e pubblica su riviste nazionali e internazionali di economia. Qui trovi la sua pagina web, qui il suo blog. Qui trovi il suo blog su il Fatto quotidiano, qui il post con cui Byoblu ha pubblicato l'intervista.

Ringraziamo Messora e tutti i lettori del blog che hanno finanziato questa intervista.

Come sempre ti invito a seguire con attenzione e senso critico quello che dice. Non prendere quello che dice come verità o oro colato, ma informati, verifica le informazioni che offre e usa la tua testa.

Buona visione e a presto ;D

ECONOMIA
19 ottobre 2012
L’EURO NON E' IRREVERSIBILE

 

Anche oggi l'ennesimo conoscente mi ha ripetuto il mantra “questa crisi è nostra responsabilità”, che ci meritiamo le tasse perché abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, che ci meritiamo un governo di tecnici perché siamo corrotti e menefreghisti, che non siamo degni né capaci di stare alla pari degli altri paesi europei.

Balle.

E' vero che abbiamo forse la classe politica più corrotta d'Europa, che abbiamo la 'ndrangheta e la mafia, che abbiamo molti imprenditori indegni di questo nome che vivono alle spalle dello stato. Il resto è propaganda, sono balle, specialmente quelle sull'origine della crisi. La crisi in Europa è arrivata sull'onda della crisi immobiliare statunitense del 2007-2008, ma ha una sola causa: l'euro.

Esatto la nostra moneta. La causa della situazione attuale è dovuta al fatto che non abbiamo più una moneta sovrana, ma abbiamo una moneta presa in prestito da una banca privata posseduta da banche private. Quindi gli stati non hanno più la possibilità di usufruire dei vantaggi di una moneta sovrana, il primo dei quali è produrla la moneta, ma sono costretti a prenderla in prestito pagando un interesse. La banca centrale europea fornisce denaro in prestito alle banche private che lo prestano a interessi superiori agli stati. Chiaro?

In questo modo siamo diventati vassalli della banca centrale europea e di chi la controlla.

Cerco di essere più chiaro: chi ha voluto l'euro e perché?

L'euro è stato proposto dai grandi capitali, dalle grandi banche, fondi finanziari, multinazionali, grandi istituzioni (FMI, Banca mondiale, ecc), grandi gruppi, eccetera. Gli stessi per intenderci che hanno “spinto” e manipolato per ottenere la globalizzazione, cioè la libera circolazione delle merci e dei capitali. Costoro desideravano un sistema a cambi fissi che salvaguardasse i loro capitali dalla svalutazione delle monete, dopo la fine del regime di Breton Woods con l'abolizione della convertibilità del dollaro in oro.

La creazione di un'Europa unita a livello monetario, ma senza un governo unico, comporta che i paesi meno competitivi a livello economico e con una più alta inflazione non possono più svalutare la moneta per recuperare competitività. Non essendoci dei meccanismi di compensazione e non avendo più una moneta propria, questi paesi non possono fare altro che scaricare sull'economia interna i loro debiti. Questo significa aumentare le tasse, svalutare i salari, tagliare i servizi pubblici, limitare l'inflazione attaccando i consumi. Naturalmente i paesi più competitivi fanno lo stesso per mantenere la loro posizione di forza e imporre agli altri le loro politiche economiche e i loro modelli, ma è una gara tra gli stati europei che va a vantaggio dei capitali e a svantaggio dei cittadini. Di tutti, anche quelli tedeschi per esempio, che negli ultimi anni hanno subito la stessa medicina degli italiani, ma non ce lo dicono.

Come fanno gli stati a ottenere la moneta che serve loro?

Sì, anche dalle tasse, ma se hanno bisogno di liquidità, per esempio per rilanciare l'agricoltura italiana, la moneta la prendono vendendo titoli di stato alle banche private. Il problema è che una parte importante dei titoli di stato è nelle mani delle banche internazionali e che solo pochi soggetti possono partecipare alle aste dei titoli di stato (leggi questo post), questo fa sì che la finanza decida di fatto gli interessi dei titoli di stato agendo sullo spread, per esempio vendendo titoli che hanno o che non hanno (allo scoperto) per ridurne il valore sul mercato. Quindi gli stati ballano alla musica dei grandi capitali.

Che sono coloro che hanno voluto l'euro per guadagnare di più alle spalle dei cittadini e che mirano a saccheggiare gli stati dei beni pubblici e ad appropriarsi della sovranità degli stati.

Perché nella situazione ora descritta, uno stato europeo che non ha i soldi, per mantenere i “trattati” è costretto a scelte fiscali e finanziarie dettate dall'Europa, cioè dagli stati più forti e dai grandi capitali. Questo significa aumentare le tasse, svalutare i salari, tagliare i servizi pubblici, ma anche svendere beni pubblici e servizi pubblici. Dico svendere perché è quello che accade in momenti di crisi e recessione.

Inoltre uno stato senza soldi non può fare politica economica o sociale. Non può quindi rilanciare la propria economia, con il risultato di entrare in recessione e di impoverire il tessuto sociale con tutte le conseguenze che possiamo immaginare. Questo finché da questa gara tra gli stati europei non esce un vincitore, cioè finché gli stati non saranno costretti a cedere la loro sovranità politica agli organismi europei per creare un governo centrale europeo sotto l'influenza dello stato più forte, per esempio la Germania.

Il problema critico è che questo governo europeo non può essere, né potrà essere democratico. In primo luogo perché l'Europa non è democratica adesso, a meno di non considerare democratica l'elezione di un parlamento che non conta nulla, mentre la vera politica e le decisioni vengono prese nelle commissioni da burocrati non eletti e da lobbisti che curano gli interessi dei grandi capitali e delle elitè. Il secondo motivo per cui un governo centrale europeo non sarà democratico è che non esiste un popolo europeo, ma molti popoli divisi.

Il risultato di un governo realizzato in questo modo è un regime oligarchico nelle mani di un burocrazia al servizio degli interessi delle classi dominanti.

Ti pare un'esagerazione? Un film di fantascienza?

Ebbene, sappi che non te lo dico solo io, un signor nessuno, ma ce lo dicono loro, quelle classi dominanti che vogliono tutto questo. Prima forse era difficile capire il piano, nonostante gli economisti seri sapessero già vent'anni fa come sarebbero andate le cose con la moneta unica, lo avevano previsto e lo insegnavano nelle aule delle università, ma ora basta cercare e leggere con attenzione i documenti europei e le pubblicazioni delle lobby. C'è scritto tutto, dal governo unico al controllo dei popoli rompipalle che non devono interferire.

Come si può evitare tutto questo?

Bravo. Uscendo dall'euro.

Loro lo sanno e stanno facendo di tutto per evitare che accada. Attraverso i media continuano a ripetere che non si può uscire dall'euro, che non c'è un'alternativa, che uscire sarebbe un disastro, che l'Europa si deve fare ad ogni costo, non si capisce bene perché. Hanno creato e gonfiato il mito dell'Europa unita e continuano a usarlo come uno scudo alzato, come un motivo fondato per non cambiare le cose.

In realtà uscire dall'euro è il modo più veloce e indolore per i popoli europei per finire questa guerra economico-finanziaria e con essa la crisi. Dicono che le conseguenze saranno terribili, che ci sarà la svalutazione e l'inflazione, che non potremo più comprare dall'estero, che non saremo capaci di sopravvivere da soli. Balle. Certo che la moneta sarà svalutata, ma molto meno di quello che dicono e ci renderà più competitivi economicamente, mentre non ci sarà un'impennata dell'inflazione, perché non c'è correlazione tra svalutazione e inflazione, e quel lieve aumento di inflazione sarà un vantaggio perché eroderà il debito pubblico e privato.

Tra l'altro l'idea che l'inflazione sia un mostro da temere e da contenere assolutamente è un'altra delle menzogne che le elitè hanno fatto circolare e radicato attraverso i mezzi di informazione, ma è un falso. Basta chiedere a un economista serio.

Non dimentichiamo l'ultimo degli spauracchi che ci sventolano davanti: senza Europa torneranno le guerre. Balle. Che legame c'è tra un Europa divisa e lo scoppio di conflitti? Nessuno. In realtà la guerra c'è ora, ma è condotta con armi diverse, armi finanziarie che fanno più danni e provocano più sofferenze di un conflitto militare.

L'euro non è irreversibile e uscire dall'euro non sarà l'apocalisse.

Il solo fatto che continuino a ripeterci il contrario, attraverso tutti i media e ogni giorno, non è che una conferma. Sanno bene che basterebbe l'uscita di uno solo dei paesi europei per far cadere il castello di carte.

Quindi cosa vogliamo fare?

Tu cosa vuoi fare?

Resterai a guardare?

Informati, non ti fidare di quello che dico io, verifica e studia, e informa coloro che ti sono vicino. E' tempo che la cittadinanza si svegli dal torpore, in fretta, se non vuole assaggiare il peggio.

Grazie dell'attenzione a presto ;D

28 settembre 2012
Soluzioni per la crisi

 

 

Giorni movimentati per me, al lavoro e fuori, che mi sottraggono tempo, che distraggono dai grandi eventi. Eppure ogni giorno non manca qualcuno che cita tv e giornali, che parla di crisi irreversibili e soluzioni difficili ma senza alternativa. E sarà forse la fretta o l'autunno, ma questo mi irrita. Mi irrita la propaganda dei media allineati, mi irrita l'evidente manipolazione dell'informazione e l'uso indiscriminato di Tina (vedi questo post), mi irrita chi ripete slogan e frasi di propaganda senza pensare a quello che dice.

E a me non piace irritarmi. Quindi apro una nuova rubrica dedicata ad esprimere punti di vista ed opinioni, mie e non solo mie. Stasera dedichiamo qualche minuto alle soluzioni per la crisi.

C'è una crisi?

Sì, c'è una crisi, ma naturalmente non è quella che ci spacciano i grandi media. Non è lo spread, non sono le banche in pericolo o gli stati sull'orlo del fallimento. La crisi è in realtà una guerra invisibile, una guerra finanziaria contro l'economia reale e gli stati. Lo scopo è sempre lo stesso: acquisire potere. In Europa l'obiettivo è demolire gli stati, sottrarre loro la sovranità per farli diventare provincie di un regime non democratico, non eletto. I modi sono quelli che già conosciamo: persuadere, reclutare o corrompere politici o governanti, controllare i media, creare crisi vere o di fantasia, manipolare l'informazione per distorcere la realtà, agire in violazione alla legge e alle costituzioni con la connivenza della politica e delle élite nazionali.

Un esempio lampante di tutto questo è l'Italia di oggi, governata da rappresentanti dei poteri forti, dopo un colpo di stato in piena regola, con quasi tutti i media nelle mani di politica, banche e industriali che ci servono la propaganda quotidiana, con la politica connivente, corrotta o ricattata e di fatto prona alle richieste dei poteri forti.

La crisi ha una soluzione?

Sono d'accordo con te, ha una soluzione, ma non sono quelle che ci propongono ogni giorno. Dicono che dobbiamo fare sacrifici, che gli stati non devono fallire, che dobbiamo salvare le banche, che dobbiamo pagare perché “non ci sono alternative” (Tina, there is no alternative). Balle.

La realtà è che la finanza aggredisce gli stati e l'economia reale, detta la politica monetaria delle banche centrali e del fondo monetario e quando si trova in difficoltà costringe gli stati a pagare per loro, perché “se le banche fallissero cadrebbe la civiltà”. Balle.

I media, gli esperti e gli opinionisti disegnano una realtà distorta, dove le crisi sono sempre gravi, incomberti e impellenti, dove gli uomini al comando sono sempre eroi o sfortunati, dove le soluzioni sono sempre bisognose dei sacrifici dei popoli. Balle.

Quale sono le soluzioni?

La prima è semplice: riappropriarsi della sovranità monetaria. Giappone e Inghilterra sono messi peggio di noi come conti, ma non hanno problemi di spread e di rischi di fallimento. Come mai? Negli anni 90 c'è stato un periodo in cui avevamo conti peggiori di adesso, ma non c'era spread o rischi di fallimento. Come mai?

La risposta è semplice, avevamo una moneta nostra, una moneta sovrana. Ora invece abbiamo una moneta altrui, una moneta inventata e come ogni stato che usa una moneta altrui ne siamo i vassalli. Siamo i vassalli della BCE e di chi la controlla.

Ma dicono che non si può uscire dall'euro altrimenti è un disastro. Balle. Dipende da come lo si fa, da chi si “aiuta”, i ricchi o i poveri del nostro paese. Al peggio avremmo due o tre anni di mare mosso, che per me sono meglio del decennio di collasso economico, austerità e povertà diffusa che si profila innanzi a noi. Se avessimo governanti con le palle dediti alla cittadinanza, lo faremmo domani.

La seconda soluzione è meno semplice: nazionalizzare la banca d'Italia e le banche fallite, perchè buona parte delle nostre banche sono fallite, o almeno dividere di nuovo le banche commerciali da quelle speculative. Ci ne rendiamo conto che abbiamo in casa i responsabili delle crisi, dell'aumento delle tasse, dell'austerità e della povertà crescente? A costoro è stato dato per legge il diritto di creare moneta (vedi “riserva frazionaria”), sono stati elevati a intermediari tra lo stato e l'economia reale e sono stati lasciati liberi di creare armi finanziarie capaci di demolire aziende ed intere economie. Chi ha deciso che le banche debbano avere questi diritti e ruoli?

Esatto. Sempre loro.

La terza soluzione alla crisi è il “disarmo” delle armi speculative. Il mercato finanziario è cresciuto in modo così colossale ed è diventato così potente e micidiale grazie alle “armi” che si è dato o creato. Sto parlando dei famosi derivati, nelle loro diverse forme, ma anche delle vendite allo scoperto, al controllo del mercato monetario e del mercato delle merci anche quelle dei beni primari. E così via. Vogliamo che il mostro smetta di fare danni? Togliamogli le armi. Niente armi, niente guerra.

Le soluzioni che ci propinano i media sono solo propaganda e questa serve a manipolare la cittadinanza, a mantenerla inerme e confusa, ad accettare riduzioni della qualità di vita, ad accettare la povertà e le decisioni difficili che comporta. I poteri forti ci vogliono distratti, passivi e inermi perchè non vogliono interferenze dal gregge.

Un esempio. Ogni giorno sento qualcuno che ripete come un mantra non ci sono soldi. Sono balle. I soldi ci sono eccome, anche troppi, ma dove sono secondo te?

Nelle mani dei ricchi, delle banche, dei fondi, delle corporazioni, eccetera che diventano sempre più ricchi mentre la cittadinanza e le aziende soffrono per la scarsità di liquidità, aggravata dalla crescita delle tasse.

E' meglio che ci svegliamo perché non ci stanno prendendo solo la ricchezza, ma il futuro, il nostro e quello dei nostri figli.

Per stasera basta così. Se sei ancora con me, ti ringrazio della pazienza. Parleremo ancora e presto delle balle che ci propinano quotidianamente.

A presto ;D

sfoglia
   febbraio        aprile

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte

Scegliere

Ogni scelta che facciamo modella la nostra vita. Ogni singola scelta. E' fondamentale per ognuno di noi diventare consapevoli delle nostre decisioniQuesto blog vuole fornire spunti, informazioni, risposte, domande e risorse sul "prendere decisioni".

Gli argomenti trattati sono: l'informazione, la psicologia, il coaching, i bisogni umani, le emozioni, la consapevolezza.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Licenza Creative Commons
I contenuti di questo blog sono concessi in licenza sotto la Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.

 

Liquida

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

Directory

Aggregatore

Informazione

GiornaleBlog Notizie dai Blog Italiani

modificare foto

WebShake – intrattenimento

Directory Yoweb.it

hostgator coupon

Miglior Blog




IL CANNOCCHIALE