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POLITICA
22 marzo 2013
PAROLE PER PENSARE – Cittadini e multinazionali

Stasera ti propongo un video che offre spunti di riflessioni interessanti.

Perché le società e le multinazionali hanno gli stessi diritti delle persone? Un tempo non era così, ma grazie all'influenza del denaro dei grandi capitali sulla politica, le società hanno acquisito i diritti dell'uomo e sono andate molto oltre. In nome del profitto, unica ragione che le muove, le società hanno provocato direttamente e indirettamente guerre, colpi di stato, rivoluzione, danni terribili all'ambiente e molto altro. Possiamo vedere con i nostri occhi che oggi le multinazionali dominano l'economia e la finanzia e hanno una tale influenza sulla politica, i media e la società da pretendere la sovranità sui popoli e provocare un declino delle democrazie come mai si è visto prima.

Annie Leonard parla della democrazia negli Stati Uniti, ma lo stesso si può dire dell'Europa oggi. E' fondamentale che noi cittadini torniamo a occuparci direttamente della politica e ci riappropriamo della democrazia e della nostra sovranità prima che sia troppo tardi.

L’autrice del documentario è Annie Leonard, attivista statunitense. Qui trovi il post con il suo documentario più famoso, “La storia delle cose”, qui trovi quello che riporta wikipedia su di lei, qui trovi il sito ufficiale del progetto da cui è nato il film, qui trovi la pagina di Liquida che raccoglie i post su Annie e sui documentari prodotti.

Come sempre ti invito ad ascoltare con attenzione e a verificare le informazioni esposte. Non fidarti delle fonti non verificate e approfondisci sempre le informazioni importanti. Esercita il tuo senso critico e usa la tua testa.

Buona visione e a presto ;D

Qui trovi gli altri video della rubrica

POLITICA
24 gennaio 2013
PERCHE' VOTARE?
 

L'altro giorno un collega disgustato dalla politica mi ha confessato: “non andrò a votare, non ha senso farlo, perché spendere inutilmente il mio tempo? Il mio voto non influirà in alcun modo sul futuro dell’Italia”.

Tu cosa ne pensi? Sei d’accordo con lui?

Se me lo permetti vorrei attirare la tua attenzione su alcuni aspetti chiave del “rito” del voto. Che ci piaccia o meno, siamo cittadini di una democrazia rappresentativa, cioè eleggiamo e incarichiamo poche persone di rappresentarci e di gestire il potere politico nell’interesse dei cittadini.

Ok, sappiamo entrambi che la realtà è diversa, che la nostra classe politica non rappresenta i cittadini italiani, ma è dedita ai propri interessi e a quelli delle classi dominanti, che la legge elettorale è una vergogna che permette a una dozzina di individui di decidere la composizione del parlamento, che i conflitti tra le nazioni per il potere non sono mai cessati e l’Italia è ancora un “vassallo” degli USA e della “ex” Nato, che i conflitti di classe continuano a devastare vite nonostante l’Italia sia ufficialmente una repubblica democratica. E altro ancora.

E’ facile quindi farsi prendere dallo sconforto, facile pensare che altri decidono del nostro futuro qualunque sia l’esito di elezioni che, più che l’espressione della volontà della cittadinanza sovrana, paiono piuttosto una farsa.

Eppure le elezioni sono uno dei rari momenti in cui i politici sono costretti a prestare attenzione ai cittadini. Per cinque anni fanno passerella mentre si occupano degli affari propri, ma alle elezioni l’indifferenza scompare e, anzi, dietro alle facce di cera si annusa un certo nervosismo. Perché dai risultati del voto dipendono le cariche, gli stipendi, i loro interessi, per questo fanno di tutto per sedurre gli elettori, per circuirli con vuote promesse, innanzi tutto quella di mantenere lo status quo, cioè di lasciare le cose come stanno. Che altro non è che il sogno di tutti quelli che stanno bene, che hanno ricchezze e beni, che godono di privilegi, di cariche e di posizioni dominanti. O il desiderio piccolo piccolo di coloro che si accontentano, che hanno paura del cambiamento, che preferiscono il poco di oggi all’insicurezza del domani.

Ma torniamo al punto: la scelta del voto dei cittadini determina il futuro degli interessi della classe politica italiana, degli interessi di tutti coloro che dipendono da essa e degli interessi delle classi dominanti che vogliono una politica prona e sotto controllo, ricattabile e disponibile ad avallare le loro richieste.

Per questo costoro fanno di tutto per controllare il voto degli italiani, attraverso ogni mezzo lecito e un po’ meno lecito. Per esempio, creano organizzazioni di persone che hanno gli stessi ideali o gli stessi interessi, per esempio i partiti; o usano i media, di proprietà o controllati da partiti, industriali, banche o lobby, e manipolano le opinioni delle persone distorcendo le informazioni fino a mentire senza pudore. Oppure comprano il voto, o lo scambiano, con un lavoro per esempio, o lo ottengono con la costrizione e il ricatto.

Ma non si limitano a controllare il voto in campagna elettorale, cercano anche di allontanare l’elettore dal voto e dalla politica, per stanchezza o disgusto o delusione, cercano di renderlo spettatore e di inculcargli idee false o distorte, come per esempio quella che “la politica la fanno i politici”, o che “una volta dato il voto il cittadino non ha altri doveri”, oppure che “l’unico modo di fare politica è attraverso i partiti”.

Chiaro, no?

So che ne eri già consapevole, ma volevo puntualizzarlo prima di arrivare al sodo della questione: il voto non solo determina il futuro degli interessi della classe politica, ma soprattutto il voto determina il futuro di noi cittadini e dei nostri interessi, anzi di più determina il futuro dei nostri figli e di coloro che amiamo. Non è una questione di tifo o campanilismo, di vedere chi vince e chi perde, non è neppure una questione di ideologie, destra o sinistra, il voto decide chi gestirà la politica, quindi i nostri soldi, e in che modo.

Chi viene eletto decide sulle leggi che regolano la società e l’economia, decide sulle tasse e sulla qualità dei servizi pubblici, decide sulla cultura e sulla qualità del lavoro e dell’informazione. In sintesi la politica decide sulla qualità della tua vita.

Se un numero abbastanza alto di noi cittadini comprende tutto questo e si muove insieme, allora le cose possono cambiare e la classe politica trema. Ed è quello che sta accadendo in questi mesi. Nelle voci e negli occhi dei politici si può leggere lo sconcerto e la paura per un movimento politico nato dal basso, fatto per la maggior parte di cittadini che fanno politica e che hanno tutta l’intenzione di cambiare le cose, e sostenuto da un numero crescente di italiani, stanchi o disgustati, o consapevoli che alle prossime elezioni si deciderà il futuro.

Non vuole essere uno spot elettorale a sostegno del Movimento 5 stelle, te lo assicuro, ma solo un invito a fare politica, iniziando proprio dal voto, perché se non facciamo politica, ogni giorno, tutti i giorni, qualcun altro la farà decidendo al posto nostro e secondo i propri interessi.

Quindi vai a votare e fai la tua scelta, ponderata e consapevole. E’ importante. Usa la tua testa, il tuo senso critico, non ascoltare le vuote promesse di mentitori professionisti. E non scegliere solo in base al puro interesse, pensa al futuro.

E dopo il voto, continua a fare politica, ogni giorno, a partire dalle piccole cose. Perché si può fare politica facendo la spesa, muovendoci e con buona parte delle scelte che facciamo ogni giorno. Parleremo di questo in altri post. Presto.

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

12 novembre 2012
I miti del capitalismo 2

 

Nel postI miti del capitalismoabbiamo visto come il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso alla propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna.

Abbiamo anche ricordato cos'è il capitalismo: il capitalismo è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è laccumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Infine abbiamo introdotto i primi tre miti: capitalismo uguale ricchezza per tutti, capitalismo uguale ridistribuzione della ricchezza e capitalismo uguale libertà. Oggi ne vediamo altri.

Capitalismo uguale democrazia

Un mito molto sfruttato e molto diffuso è quello che sostiene che senza capitalismo non può esistere la democrazia. Naturalmente è esattamente l'opposto, la democrazia è nata molto prima del capitalismo ed è in sua presenza che quest'ultimo si è potuto sviluppare. Senza democrazia il capitalismo non esisterebbe.

E' importante ricordare che la democrazia è il governo dei cittadini e in qualunque forma (diretta, partecipativa, rappresentativa, ecc...) la sovranità è nelle mani dei cittadini dello stato democratico, che la usano o dovrebbero usarla allo scopo di ottenere la felicità. Mentre come abbiamo visto lo scopo del capitalismo è l’accumulo della ricchezza nelle mani di pochi e questo implicitamente si scontra con l'aspirazione dell'uomo alla felicità.

Un uomo povero difficilmente può essere felice, perciò lo stato democratico normalmente controlla i mercati, il denaro e il capitale, la sua circolazione, la ridistribuzione delle ricchezze e altro ancora. Lo fa esercitando la sovranità, legiferando e ponendo limiti, e questo viene visto dal capitale come un ostacolo. Di conseguenza il capitale cerca di rimuovere i limiti, per esempio influenzando la classe politica per farla legiferare a suo favore, e cerca di limitare la sovranità dello stato e di appropriarsene, come nel caso della riserva frazionaria, della privatizzazione della Banca d'Italia e di quello che sta succedendo oggi in Europa.

La conseguenze dell'instancabile lavoro di opposizione del capitale è che, in una democrazia capitalista, la società è di solito sovrastata e controllata da una minoranza di ricchi che attraverso il potere economico controllano l'informazione, corrompono la politica, controllano l'editoria e la scuola, distraggono la cittadinanza, logorano la cultura, eccetera.

Questo mito è stato creato per ostacolare qualunque tentativo di considerare diversi modelli di ordine sociale. Qualunque alternativa viene additata come regime o dittatura e in quanto tale da criticare e, se utile, da attaccare per esportarvi la democrazia con le armi.

Non c'è alternativa al capitalismo

Il capitalismo è l'unico sistema politico ed economico possibile, giusto ed efficace. Anche se non è perfetto, le alternative sono tutte peggiori, sono regimi i cui cittadini soffrono, hanno meno libertà o stanno peggio. E' uno dei presupposti della politica e dei portavoce dei capitali: non c'è alternativa, ma come abbiamo già visto (vedi il post “TINA”) chi sostiene ciò senza argomentare, senza spiegare i perché della sua affermazione, vuole che tu obbedisca senza fare storie e mira a danneggiarti.

L'obiettivo di questo mito è ostacolare qualunque tentativo di realizzare o anche solo pensare e discutere a un sistema diverso dal capitalismo. Naturalmente ci sono diverse alternative al capitalismo, ma non ne parleremo in questo post.

Il privato è meglio del pubblico

Le istituzioni, le società pubbliche e i servizi pubblici sono più costosi e meno efficaci ed efficienti delle aziende private. E' il mantra con cui hanno giustificato, nei paesi occidentali e anche in Italia, la privatizzazione di fette importanti dei beni pubblici. Per esempio, la svendita della Telecom e delle autostrade e molto altro ancora.

Ma è vero poi che il privato offre servizi migliori a un costo inferiore?

No, è falso. Dopo vent'anni di privatizzazioni, abbiamo la prova che servizi e prodotti privati sono di solito più costosi e di qualità inferiore. Lo sostengono molti studi riguardanti i paesi europei, nord-americani e sud-americani che hanno portato le istituzioni locali e nazionali a fare marcia indietro in molti casi. Un esempio emblematico è la privatizzazione dell'acqua, che in tutti i casi ha portato all'aumento del prezzo del servizio per i cittadini e a un peggioramento del servizio, tanto che molte città europee, Parigi per citarne una, si sono riappropriate della propria acqua.

Il perché è ovvio: lo scopo delle aziende private è fare profitto e questo significa aumentare i prezzi, spendere il meno possibile per la gestione/produzione e dove possibile scaricare i costi e l'onore degli investimenti sulla collettività. Mentre una gestione pubblica, anche se meno efficiente, ha lo scopo di fornire il servizio e il prodotto ai cittadini e non di fare profitto.

Lo scopo di questo mito è di favorire l'appropriazione di beni pubblici da parte del capitale e di eliminare un concorrente difficile da battere.

Sei ancora con me?

Per stasera ci fermiamo qui. Grazie per avermi seguito fin qui. Concluderemo questa carrellata dei miti del capitalismo la prossima volta.

A presto ;D 

ECONOMIA
22 luglio 2012
PAROLE PER PENSARE – Sovranità popolare in svendita

  

Questa sera ti propongo un altro video interessante, una vera e propria lezione sulla crisi tenuto da Giuliano Zezza nel corso del workshop per la democrazia diretta organizzato dal partito umanista.

Ripercorrendo in fretta gli ultimi quarantanni di storia economica, il professor Zezza spiega in modo piuttosto chiaro le cause della situazione attuale in Europa, parla del neoliberismo, del sistema monetario attuale basato sull'euro, degli effetti dell'integrazione europea e degli effetti reali dell'austerità. Inoltre accenna ai pro e contro della Modern Money Theory, alla natura politica della crisi e conclude parlando delle soluzioni possibili, dalla criticità del meccanismo di redistribuzione della ricchezza alla soluzione della sistema della corruzione in Italia.

Colpisce l'ammissione che la crisi economica era prevedibile, anzi era prevista tanto che era insegnata all'università decenni fa. Infine colpisce anche la dichiarazione che la crisi in atto non è un problema economico, ma piuttosto un problema politico. Assistiamo al trasferimento del potere dagli stati democratici all'Europa senza alcun coinvolgimento dei cittadini, e a uno scontro feroce per il possesso del potere politico.

Come al solito ti invito ad ascoltare con attenzione e senso critico quello che viene detto. Non regalare la tua fiducia e controlla le informazioni presso altre fonti.

Il relatore è Giuliano Zezza, economista e professore associato dell'università di Cassino e ricercatore presso il Levy Economics Institute. Non sono riuscito a trovare informazioni affidabili sul curriculum di Zezza, quindi ti invito a cercare tu stesso. Qui puoi trovare il sito del partito Umanista, qui puoi trovare la pagina del workshop del giugno scorso. Qui puoi trovare i video degli interventi, qui documenti e trascrizioni. Qui trovi il video ufficiale dell'intervento di Giuliano Zezza e qui la trascrizione curata da Claudio Messora.

Un ringraziamento a Claudio Messora di Byoblu per il video. Qui puoi trovare il post originale della pubblicazione del video.

Buona visione e a presto ;D

Qui trovi gli altri video della rubrica

POLITICA
25 giugno 2012
PAROLE PER PENSARE – La caduta della democrazia 5

 

Stasera ti propongo due video interessanti che offrono molti spunti sulla crisi attuale e sugli eventi recenti in Italia e in Europa.

La relatrice è Paola Musu, avvocato sardo che qualche mese or sono ha sporto denuncia nei confronti del presidente della Repubblica Napolitano, del presidente del consiglio Mario Monti, di tutti i ministri e tutti i membri del parlamento. I reati contestati sono: attentato contro l'integrità, l'indipendenza e l'unità dello stato; associazione sovversiva; attentato contro la Costituzione; usurpazione di potere politico; attentato contro gli organi costituzionali; attentato contro i diritti politici del cittadino; cospirazione politica mediante accordo; cospirazione politica mediante associazione.

Nei video, l'avvocato Musu spiega in modo stringato e diretto i motivi della sua denuncia e così facendo racconta eventi, attori, cause e retroscena di quello che viene chiamata crisi, ma che in realtà è un trasferimento di sovranità dagli stati a all'europa, alle banche, alla grande finanza internazionale.

Aldilà della denuncia in sè, voglio attirare la tua attenzione sulle spiegazioni che la Musu dà degli eventi passati e in corso. Come abbiamo già visto in altri post, stiamo assistendo alla caduta degli stati e delle democrazie come li conosciamo oggi, a vantaggio di organismi sovranazionali nelle mani di privati. E' fondamentale per il nostro futuro e per il futuro dei nostri figli che diventiamo consapevoli di quello che accade per poter agire in modo efficace.

Come sempre ti invito ad ascoltare con attenzione e senso critico. Non fidarti di quello che ti viene detto, usa la tua testa, verifica le informazioni e approfondisci gli argomenti presso altre fonti.

Buona visione a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri video della rubrica 

 

CULTURA
10 giugno 2012
La caduta della democrazia 4 – Modifica all'art. 81

 

Stasera parliamo della modifica dell'articolo 81 della costituzione.

Hanno cambiato la costituzione. In aprile. Tu lo sapevi, vero? Hai seguito il dibattito? Sai quale modifica è stata inserita nella carta?

Immagino di no, perché non c'è stato alcun dibattito, perché la cosa è stata portata avanti in fretta, nel silenzio dei media allineati e sotto la copertura di notizie “civetta” il cui scopo era distrarre l'attenzione della gente dai fatti importanti.

Cambiare la costituzione è un evento molto importante, perché significa cambiare le regole del gioco, o meglio cambiare le regole della nostra vita civile. Non è la prima volta che in Italia si interviene sulla Costituzione, ma è la prima volta che lo si fa con tale velocità, con una così grande maggioranza politica a favore e senza coinvolgere i cittadini.

Una modifica alla Costituzione non è una cosa semplice o veloce da attuare, normalmente richiede mesi o anni di dibattiti e prevede un iter particolare: Senato e Camera devono approvare due volte ciascuno il progetto di legge costituzionale, la seconda approvazione deve avvenire a distanza non inferiore a tre mesi dalla prima e se la modifica viene approvata da una maggioranza inferiore ai 2/3 del Parlamento, c’è la possibilità di indire un referendum.

La rapidità con cui si è votato il testo è determinata da una maggioranza favorevole superiore ai due terzi dei votati e la mancanza di dibattito politico e pubblico dimostrano come la politica non avesse la minima intenzione di coinvolgere i cittadini sia nell'iter che attraverso il referendum.

Cosa hanno fatto?

Lo scorso 18 aprile hanno approvato la modifica dell'articolo 81, appunto, e per essere chiari, mettiamo a confronto il prima e il dopo. Il “vecchio” articolo 81 diceva: “Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese. Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.”

Mentre il nuovo testo approvato dalle Camere dice: “Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale.”

Tutto chiaro, no?

Hanno abrogato il divieto di stabilire nuove spese o tributi tramite la legge di bilancio e hanno inserito l'obbligo del pareggio di bilancio per lo stato. Inoltre, la parallela modifica degli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione, riguardanti i bilanci degli enti locali, costringe quest'ultimi all'indipendenza a livello di autonomia di spesa ma li obbliga a rispettare il vincolo del pareggio di bilancio, col divieto di ricorrere al debito per finanziare la gestione ordinaria.

Cos'è il pareggio di bilancio?

Detta in parole povere, Stato e amministrazioni pubbliche, tuttora gravate da debiti considerevoli, non potranno spendere più di quanto incassano. Detta così non sembra una cosa negativa, vero? Invece è la condanna dell'Italia alla recessione e al declino economico e sociale.

In pratica non sarà più possibile spendere a deficit per stimolare la domanda e far ripartire l'economia nei momenti difficili, come questo che stiamo vivendo. Il disavanzo assorbe le risorse produttive che non sono occupate per insufficienza della domanda e garantisce la piena occupazione e la crescita del reddito, con la sicurezza che il deficit viene ripagato con la ripresa.

Guardando alla storia, si stanno replicando gli errori compiuti negli anni '30 del secolo scorso: di fronte alla recessione i privati investono meno e senza un intervento pubblico scompare la possibilità di uscire in fretta e in modo controllato dalla crisi, e si condanna la società e in particolare le classi sociali meno protette a farsi carico delle conseguenze e dei costi economici.

Con costi economici intendo in primo luogo la disoccupazione, ma anche l'assenza o la scarsità dei servizi sociali necessari, dalla sanità alle pensioni. Ci saranno molte meno risorse da utilizzare, per tutto, e di conseguenza la società sarà in balia del “libero” mercato che il mito vuole capace di autoregolarsi, mentre la storia ci mostra per quello che è: una bestia stupida e insaziabile, immorale e asociale, con forti pulsioni distruttive.

Per ora non sono ancora del tutto chiare le conseguenze della legge costituzionale, in quanto il testo della modifica è mal formulato e rinvia tutto a una successiva legge rinforzata, cioè da approvare a maggioranza dei due terzi, ancora da realizzare. Da questo è evidente che non si è riflettuto a fondo su quello che si è fatto, ma ci si è affrettati a eseguire quanto richiesto dall'Europa spinti come sempre dai mercati finanziari.

Però alcune conseguenze sono già prevedibili e certe:

1) l'introduzione nella costituzione del principio di pareggio di bilancio comporta la perdita da parte dell'Italia della sovranità economica-fiscale. Di fatto non saremo più noi a decidere la politica economica del nostro paese e non saremo più noi a decidere la politica fiscale, sarà l'Europa.

2) L'Italia, con il suo enorme debito pubblico, senza sovranità monetaria e con l'obbligo del pareggio di bilancio, non può riuscire a mantenere il pareggio senza tagli, privatizzazioni e nuove tasse. Tutto questo genera recessione, porta al collasso dell'economia nazionale e accresce le difficoltà di mantenere il pareggio, dando così il via a una spirale distruttiva per l'economia e la società.

Provo a spiegarmi meglio: la BCE, ente privato, dà il denaro alle banche a un interesse basso; per ripagare gli interessi del debito pubblico, l'Italia è costretta a rivolgersi alle banche private per vendere i titoli di stato ed è costretta a pagare un interesse maggiore (spread); per ripagare questi interessi in regime di pareggio di bilancio, deve chiudere con un notevole avanzo primario e per fare questo, non avendo più sovranità monetaria, deve tassare di più, vendere beni pubblici o tagliare servizi e stato sociale; e questo deve farlo ogni anno, drenando ricchezza, svendendo beni pubblici, impoverendo i cittadini, uccidendo il tessuto produttivo. 

In realtà con questo regime monetario e un così grande debito pubblico, il pareggio di bilancio è impossibile da realizzare, non senza conseguenze disastrose.

Cosa sta quindi succedendo?

Quello a cui stiamo assistendo è in realtà un trasferimento di potere e sovranità dai singoli stati europei all'Europa, dalle democrazie elette a organismi sovranazionali non eletti, influenzati o nelle mani dei grandi poteri finanziari. E questo è solo un passo di un cammino più lungo, perché i registi di tutto questo non si fermeranno e dopo la perdita della sovranità monetaria e di quella economica assisteremo alla perdita della sovranità politica degli stati.

Le democrazie sono al declino e non sono sicuro di quello che seguirà. Soprattutto non sono sicuro che coloro che ci governeranno in futuro siano in grado di farlo. Temo al contrario che si dedicheranno a quello che hanno dimostrato di saper fare meglio: i propri interessi a spese della collettività.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

POLITICA
19 novembre 2011
PAROLE PER PENSARE – La caduta della democrazia in Italia 2

 

L'Italia ha un nuovo governo guidato da Mario Monti, ma i fatti di questi giorni danno vita a molte domande che chiedono risposta. Chi è Mario Monti? Chi rappresenta? Chi lo ha messo a capo del nuovo governo? Con quali scopi? Chi ha fatto cadere il precedente governo? In quale modo? E così via.

Quello che i media ufficiali e allineati dicono lo sappiamo già, idem per quanto riguarda opinioni e commenti di esperti più o meno qualificati o indipendenti. Stasera ti propongo non uno, ma due video che propongono prospettive diverse. Il primo è prodotto da Messora di Byoblu, l'altro è un frammento della trasmissione Matrix del 16 novembre scorso. Qui trovi il post originale del primo video.

Ritengo che i commenti siano superflui. Ti invito comunque a seguire con senso critico quanto viene detto, a usare la tua testa, a porti le tue domande e soprattutto a verificare le informazioni esposte.

Qui trovi il precedente post sull'argomento.

Buona visione e a presto ;D


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