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Diventa consapevole delle tue decisioni
24 marzo 2013
La RABBIA

 

Stasera iniziamo il nostro approfondimento sulle emozioni e lo facciamo con la prima e forse la più intensa delle emozioni primarie: la rabbia.

Nel postCosa sono le emozioniabbiamo parlato delle emozioni e abbiamo visto che si distinguono in fondamentali e complesse e le prime: paura, disgusto, gioia, tristezza, rabbia e sorpresa, sono dette anche emozioni primarie e si manifestano nel primo periodo della vita umana e ci accomunano a molte altre specie animali. Le emozioni complesse (secondarie) derivano dalla combinazione delle primarie e si apprendono o sviluppano con la crescita dellindividuo e linterazione sociale: linvidia, lallegria, la vergogna, lansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, loffesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione.

Lemozione è un comportamento di risposta a uno stimolo esterno determinato da motivazioni profonde e si manifesta a livello psicologico, comportamentale e fisiologico. Le emozioni hanno funzioni diverse e importanti: per esempio, rendere più efficace la reazione dellindividuo ai fini della sopravvivenza, ma anche favorire la comunicazione sociale, farci comprendere i nostri cambiamenti psicofisici, renderci consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri obiettivi, farci apprendere da eventi e situazioni, e altro ancora. Ora torniamo alla rabbia.

Cosè la rabbia?

Eunemozione primitiva che osserviamo anche in specie diverse dalluomo e che noi esseri umani manifestiamo fin da tenera età. Insieme alla gioia e al dolore è una delle prime a manifestarsi, ma è anche lemozione culturalmente e socialmente più inibita.

Da dove nasce?

La rabbia è la reazione umana alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica, ma è provocata dalla volontà di ostacolare/ferire/costringere che attribuiamo a chi riteniamo responsabile della situazione. In parole semplici ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando percepiamo l'intenzionalità nel farlo.

Per esempio, ci arrabbiamo con un collega che ci insulta, con il capo che ci aggredisce, con un amico che non mantiene la parola data, per un volo cancellato o un treno in ritardo. Ma ci arrabbiamo anche con noi stessi quando non raggiungiamo gli obiettivi che ci siamo prefissi, o cediamo a un vizio che vogliamo abbandonare (es:il fumo).

In quale modo ci arrabbiamo?

In natura la rabbia si manifesta di solito attraverso questa serie di eventi/passaggi:

1. stato di bisogno

2. ostacolo alla realizzazione del bisogno

3. attribuzione all'ostacolo dell'intenzionalità

4. assenza di timore o altri inibitori verso l'ostacolo

5. forte intenzione di aggredire l'ostacolo, origine dello stato di frustrazione

6. azione aggressiva

Nella specie umana, i passaggi sono simili, ma di solito si assiste all'inibizione degli atti aggressivi e al mascheramento dei segnali emotivi verso l'ostacolo della frustrazione. Questo è determinato da regole sociali limitanti, rafforzate da leggi punitive e da una cultura che biasima violenza e rabbia.

Il problema è che, una volta scatenata, la rabbia deve essere manifestata e, se non contro l'ostacolo che non ci permette di soddisfare i nostri bisogni, spesso la scarichiamo su un altro bersaglio, che sia o meno coinvolto con la questione che ci ha fatto arrabbiare. Se non riusciamo a sfogare l'emozione, o se siamo costretti a reprimerla, allora spesso rivolgiamo la rabbia contro noi stessi, che ne siamo consapevoli o meno. Questa rabbia inespressa tende a durare a lungo e a stressare il nostro organismo, e può assumere le caratteristiche di un pericoloso autolesionismo, che agisce sia a livello fisico che psicologico e a lungo andare può portare a disturbi di vario genere.

Come si riconosce la rabbia?

La rabbia si manifesta con espressioni non verbali e paraverbali evidenti e ben riconoscibili in tutte le culture: l'aggrottare violento della fronte e delle sopracciglia, lo scoprire e digrignare i denti, accompagnate da forte tensione muscolare delle spalle e delle braccia; la voce si alza di volume e il tono diventa minaccioso, sibilante o stridulo.

Cosa avviene in noi quando proviamo rabbia?

L'emozione intensa della rabbia stimola l'organismo a prepararsi all'azione, anzi all'aggressione. Si osserva un'intensa attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico, per esempio l'accelerazione del battito cardiaco, l'aumento dei livelli di adrenalina e noradrenalina, l'aumento della tensione muscolare, l'aumento della sudorazione, l'aumento della pressione arteriosa e dell'irrorazione dei vasi sanguigni periferici.

Quale scopo o funzione ha la rabbia?

Lo scopo della rabbia è la rimozione dell'ostacolo che si oppone alla realizzazione del nostro bisogno, in qualunque modo: attraverso uno scontro fisico o uno verbale, inducendo il nostro avversario alla fuga o sbattendolo a terra con un pugno ben assestato.

L'osservazione di questa emozione nelle specie animali ci mostra come la rabbia e la conseguente aggressività influenzano direttamente o indirettamente la sopravvivenza dell'individuo e delle specie: per esempio la rabbia è determinante quando gli animali vengono aggrediti, per sconfiggere un rivale, per difendere la prole. Si può dedurre che la rabbia sia stata un'emozione fondamentale per la sopravvivenza del genere umano, che la selezione naturale ha scritto profondamente in noi, ma che nelle società moderne non appare così utile, quanto piuttosto un ostacolo.

In realtà, questa emozione “aggressiva” ha oggi assunto altri scopi, diversi da quello fisico, anche scopi sociali. Nel mondo moderno, nella maggior parte dei casi gli esseri umani manifestano rabbia per frustrazioni relative alla realizzazione di sé e alla propria immagine sociale. Ingabbiata tra regole sociali, leggi punitive e una cultura che biasima la violenza, la rabbia è diventata una fonte di stress, ma anche una leva per il cambiamento: manifestare rabbia motivando con chiarezza le cause dello scontento si rivela spesso un modo efficace per ottenere un cambiamento, per ridurre o eliminare la frustrazione, per modificare comportamenti inadeguati.

Per noi esseri umani moderni, oltre a imparare a conoscere e controllare le emozioni, è quindi importante imparare a esprimerle nel modo più efficace.

Tu cosa ne pensi?

Di questo e altro parleremo nei prossimi post sulle emozioni. Per stasera mi sono dilungato troppo. Se hai suggerimenti o vuoi esprimere la tua opinione non esitare a lasciare un commento.

Grazie di avermi seguito fin qui e a presto ;D 

CULTURA
9 settembre 2012
COS'E' LO STRESS?
 

Oggi parliamo di una costante della vita di un uomo: lo stress.

Anche questa parola, per la maggior parte di noi, ha una connotazione negativa, ricorda emozioni negative e momenti sgradevoli del passato. Eppure è una parola sulla bocca di tutti, ne parliamo tutti i giorni: “il lavoro mi stressa”, “la situazione sta diventando stressante”, eccetera.

Ma cos'è lo stress?

E' una reazione naturale del corpo e della mente per affrontare o adattarsi a una situazione che viene percepita come “nuova”, “complessa” o “difficile”. Difficile e complessa in quanto riteniamo che sia ai limiti od oltre le nostre capacità fisiche e mentali, o che richieda risorse e tempo che non abbiamo. Nuova in quanto è una situazione che non abbiamo affrontato prima e per cui non abbiamo comportamenti acquisiti e schemi mentali risolutivi da applicare.

Questa reazione è in primo luogo fisiologica, il corpo e il cervello primitivo reagiscono in modo elementare agli stimoli della situazione e affrontano le situazioni valutandone la pericolosità e preparandosi a difendersi o fuggire. Prepararsi significa aumentare il battito cardiaco e la pressione sanguigna, accelerare la respirazione, aumentare la secrezione ghiandolare, contrarre i muscoli e così via, in modo da essere pronto a reagire alla minaccia incombente. E' una reazione naturale messa a punto dalla selezione naturale che ci mette in grado di affrontare pericoli e minacce in modo efficace. In secondo luogo la reazione è psicologica, il cervello e la mente reagiscono agli stimoli esprimendo emozioni che potenziano e focalizzano le risorse mentali per meglio affrontare la situazione.

Questi cicli di “allarme, tensione, reazione e rilassamento” comportano uno sforzo e hanno un prezzo da pagare. Per potersi “preparare” alla situazione-minaccia il nostro organismo libera nel sangue ormoni e “attivatori” che ci preparano portandoci a uno stato di tensione che attinge alle nostre riserve e incide sul metabolismo.

Se questo stato di tensione dura a lungo o si ripete con troppa frequenza, esaurisce le riserve di energia psico-fisica, logora la nostra vitalità e le difese immunitarie, incide sulla mente e sul nostro comportamento. Sintomi tipici di questo logoramento generale sono una maggiore irritabilità, stanchezza diffusa ed eccessiva, disturbi del sonno, tendenza ad ammalarsi, distorsioni nella visione della realtà, incapacità di prendere decisioni, difficoltà nella comunicazione con gli altri. Se la situazione si protrae nel tempo, il logoramento porta a danni fisici anche gravi e all'invecchiamento precoce.

Quindi lo stress è una cosa negativa?

No, al contrario lo stress è uno stimolo che ci mantiene vitali e motivati, che ci spinge a crescere e a cambiare, a realizzare i nostri progetti. Il problema è l'eccesso di stress e il modo con cui lo gestiamo.

E' possibile controllare lo stress?

Esatto. Sì, è possibile e in diversi modi. In primo luogo è fondamentale comprendere che la qualità dello stress (positivo e negativo) e la quantità dipendono da come noi vediamo la situazione che provoca lo stress. Come abbiamo detto all'inizio, lo stress è una reazione naturale per affrontare una situazione che viene percepita nuova, difficile, eccetera. Percepita, ci sei? Dipende da noi percepire la situazione per quello che è realmente, senza lasciare che la nostra emotività accresca o distorca la situazione. La nostra mente, le emozioni e i pensieri possono aumentare lo stress e renderlo nocivo.

Come si controlla lo stress?

Sembra un'ovvietà, ma per gestire lo stress è necessario riconoscerlo, quindi riconoscere le nostre reazioni, fare attenzione ai messaggi che il corpo ci invia, per esempio mani strette, muscoli contratti, battito accelerato, eccetera. Bastano pochi secondi di “ascolto” per vagliare tutte le “sensazioni” che il corpo ti invia, per capire dove sono le tensioni, dove senti fastidio o non lo senti.

E nello stesso modo dobbiamo fare attenzione alle emozioni che proviamo, capirne la causa e capire quali effetti hanno su di noi e la nostra visione delle cose. Per esempio, percepire l'irritazione prima che agisca sulle nostre azioni, comprendere che è dovuta alla violazione delle nostre regole sul rispetto e capire che ci farà dire delle sciocchezze inutili di cui ci pentiremo. Anche per le emozioni bastano pochi secondi per vagliare quello che proviamo e riconoscere le emozioni e, con un poco di pratica, anche la loro causa. Parleremo di questo e della gestione delle emozioni nel prossimo futuro in post dedicati.

Contemporaneamente al riconoscimento delle nostre reazioni, è importante riconoscere la fonte dello stress, la causa della nostra reazione. E' il professore che pretende troppo? E' il collega che non collabora? E' mio figlio che non comunica? Dobbiamo capire quale situazione stiamo affrontando per poterla affrontare e più è grande la comprensione e la conoscenza della situazione, maggiore sarà l'efficacia delle scelte e delle azioni che intraprenderemo e minore sarà il consumo di energie. Quindi una volta riconosciuto la situazione, è utile studiarla, conoscerla, capirla. Per esempio, il vicino occupa il tuo parcheggio assegnato e la sera sei costretto a perdere tempo inutile, prima di agitarsi e agire vale la pena capire chi è il tuo vicino e perché non parcheggia nel suo spazio. Può risparmiarti uno scontro e inutili strascichi emotivi.

Infine è tempo di gestire lo stress, abbandonare la tensione e tornare al benessere psicofisico. Questo di solito significa affrontare la situazione e risolverla, in un modo o nell'altro, o trovare strategie per controllare lo stress. Nel primo caso ti invito a leggere i post “Problemi e scelte – 1”, “2” e “3”, troverai suggerimenti su come affrontare i problemi e fare le scelte necessarie.

Se invece non puoi affrontare la situazione, non ora, o semplicemente se devi controllare lo stress per poterla affrontare meglio, ebbene devi intervenire su te stesso e modificare lo stato psicofisico in cui ti trovi.

Cosa significa?

Per controllare lo stress devi agire sul tuo corpo, la tua mente, le tue emozioni e le tue reazioni. Ci sono diversi modi per farlo, ma il più semplice e forse il più efficace è agire sul corpo, muoversi, controllare la respirazione. Così come lo stress influenza il tuo corpo e genera tensione muscolare, così i movimenti del corpo influenzano lo stress. Un classico per scaricare la tensione è fare un passeggiata, un altro è l'esercizio di respirazione profonda: inspira contando fino a cinque, trattieni il respiro per due-tre secondi ed espira contando fino a cinque.

In modo molto simile si può agire sulla mente. Se vuoi dare pace ai pensieri ricorsivi e nevrotici che si presentano ossessivamente a causa dell'agitazione, un classico è ascoltare musica melodica o classica, e ti aiuterà anche a calmare il battito cardiaco. Oppure puoi usare piccoli esercizi di focalizzazione, come quello di immaginarsi in un luogo bello e tranquillo, come la spiaggia di un'isola tropicale, o giochi di ruolo in cui ti immedesimi e interpreti ruoli gradevoli e lontani dalla situazione che stai subendo. Come immaginarsi di essere a una festa e divertirsi con amici e avere qualche avventura divertente. Infine una tecnica di controllo straordinaria per lo stress, riconosciuta anche dalla medicina, è la meditazione, ma non ne parleremo stasera. Di questo e delle tecniche di controllo delle emozioni parleremo in post futuri dedicati.

Vorrei concludere sottolineando quanto è fondamentale per ogni essere umano imparare a gestire lo stress, tanto che dovrebbe essere insegnato a scuola. Lo stress è una costante della vita e certi meccanismi che l'evoluzione ha premiato non sono sempre efficaci per affrontare le situazioni che la vita e la società di oggi ci presentano. Maggiore consapevolezza dei nostri meccanismi di reazione, del nostro corpo e della nostra mente possono cambiare il nostro modo di vivere lo stress e gestire le nostre risorse fisiche, psichiche e sociali.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D 

CULTURA
19 luglio 2012
PROBLEMI E SCELTE – 2 – Come si affrontano i problemi?

   

Stasera riprendiamo l'argomento delle scelte e dei problemi.

Nel post precedente,Problemi e scelte1abbiamo esplorato il rapporto tra il prendere decisioni e i problemi che affrontiamo tutti i giorni e abbiamo compreso che i problemi sono situazioni della vita da affrontare, ne fanno parte e non è possibile eliminarli. Inoltre abbiamo capito che i problemi richiedono decisioni per essere risolti o superati. Infine, se affrontiamo la questione da un diverso punto di vista, i problemi sono gli esercizi e gli strumenti per allenare i nostri muscoli decisionali, emozionali e spirituali.

Tu come risolvi i problemi?

I problemi della nostra vita sono grandi o piccoli e di molti tipi diversi (pratici, lavorativi, emotivi, comunicativi, ecc) e di sicuro non c'è un'unica ricetta per risolverli, ma tutti richiedono che si facciano scelte e si agisca di conseguenza. Se non si affronta la situazione, il che è una scelta precisa, raramente il problema scomparirà, ma di solito diventerà più importante e urgente. Quindi il modo più efficace per risolvere un problema è affrontarlo e prendere le decisioni opportune.

D'altra parte ci sono modi di affrontare i problemi più efficaci di altri, per questo vorrei attirare la tua attenzione su alcuni di questi approcci:

1. Studia il problema

Come già detto, il primo passo è affrontare il problema, non ignorarlo, non rimandare a un futuro incerto la sua soluzione, non mentire a noi stessi su di esso, non cercare di distorcere la realtà per minimizzarlo. Il secondo passo da compiere per risolvere un problema è esaminarlo e studiarlo finché non lo vedrai com'è veramente, ne più piccolo né più grande di quello che è, finché non lo conoscerai a fondo o almeno abbastanza da poterlo affrontare.

Per esempio, hai un problema con il pc, non funziona più bene, ma prima di poter decidere il da farsi è opportuno raccogliere tutte le informazioni possibili: cosa non funziona, da quando, cosa è successo prima che mostrasse il problema, e così via. Questo non solo ti aiuterà se ti rivolgi a un esperto, ma ti permette di cercare informazioni su internet, per esempio, e trovare soluzioni da chi ha già avuto il tuo stesso problema.

Più conosci il problema e migliori sono le tue scelte per risolverlo e più efficaci le azioni che intraprendi.

2. Cambia il modo con cui nei parli

A iniziare dalla parola “problemi”. Come visto nel post precedente, normalmente diamo ad essa una valenza negativa, la colleghiamo a esperienze ed emozioni negative. Quindi non usarla, usa dei sinonimi, come “situazione” o “situazione da risolvere” o “imprevisto” o quello che tu preferisci. Ma il mio invito vuole andare oltre. Le parole che usiamo influenzano e definiscono le nostre emozioni e la nostra percezione della realtà, per esempio, se diciamo che un'esperienza che abbiamo vissuto è stataterribile”, proveremo emozioni diverse rispetto al caso in cui dicessimo che è stataspiacevole. Usare un linguaggio negativo ci spinge a provare emozioni negative, usare un linguaggio positivo ci spinge a provare emozioni positive e ci permette di attingere a molte risorse interiori. Quindi quando affronti un problema cambia il modo con cui ne parli e cambierai i risultati dei tuoi sforzi e le emozioni che proverai.

3. Fai le domande giuste

Per decidere come affrontare il problema, devi farti le domande giuste nel modo giusto. Le domande controllano la nostra attenzione, su quale aspetto della vita ci concentriamo, quindi poniti domande che ti permettono di analizzare il problema, di vedere il problema per quello che è, le domande che ti focalizzano sulla soluzione e su come affrontare le difficoltà per raggiungerla.

Inoltre le domande influenzano le nostre emozioni, quindi puoi usare le domande per motivarti. Per esempio, puoi chiederti “Come mi sentirò dopo aver risolto il problema?” oppure “Come cambierà la mia vita, quando avrò superato questo ostacolo?”. Attenzione, ho detto “quando avrò superato il problema” non “se avrò superato il problema”. Il se comporta il dubbio implicito di non poter superare il problema. Quindi non basta porsi le domande giuste, ma bisogna porsele nel modo giusto.

4. Controlla le tue emozioni

Appena adesso ti ho invitato a usare le domande per controllare le tue emozioni, è un metodo molto potente che tratteremo a fondo in futuro, ma non è l'unico. Ci sono diversi modi per controllare il nostro stato emotivo e uno dei più efficaci è muoversi. Sì, hai capito bene. Le emozioni influenzano e determinano i nostri movimenti e atteggiamenti fisici. Considera il linguaggio non verbale: è per la maggior parte usato da ognuno di noi per esprimere le proprie emozioni. Ne parleremo a fondo parlando di comunicazione.

E' vero anche che i nostri movimenti influenzano le nostre emozioni. Pensa al sorriso. Se sorridi, anche se ti senti triste, inizierai a sentirti meglio. Perciò quando ti senti arrabbiato, impaurito o preda delle emozioni, usa il tuo corpo, muoviti, corri, salta, raddrizza le spalle e assumi posture aperte e sicure, agisci e dai sfogo all'energia che ti porti dentro. Questo influenzerà le tue sensazioni, le tue emozioni e quindi la percezione che in quel momento hai del problema.

Stasera ci fermiamo qui. Nel prossimo post concluderemo la lista degli approcci efficaci alla risoluzione dei problemi.

Nel frattempo ti lascio con un domanda: quale differenza pensi ci sia tra il risolvere un piccolo problema e la soluzione di un grande problema? Per esempio, che differenza c'è tra un lampadario che non si accede più e il trovare un lavoro migliore?

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

CULTURA
7 giugno 2012
LIBRI DA LEGGERE – Giù la maschera

Stasera ti propongo un altro libro molto interessante:

 

Giu' la maschera

di Paul Ekman e Wallace Friesen

La maggior parte della comunicazione umana avviene attraverso il linguaggio non verbale, cioè attraverso i movimenti del corpo e l'espressività vocale, mentre il linguaggio veicola meno del dieci percento della comunicazione. Attraverso la comunicazione non verbale esprimiamo le nostre emozioni e i nostri pensieri in modi che comprendiamo appena a livello conscio. La componente cinestesica è la parte del linguaggio non verbale relativa ai movimenti del corpo e la mimica facciale ne è la componente più importante.

Questo libro è un vero e proprio manuale che insegna al lettore come leggere in modo conscio l'espressività facciale e insegna a sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie espressioni emotive. Usando una lunga serie di fotografie di volti che esprimono emozioni diverse, gli autori ci spiegano nei particolari come identificare le emozioni anche quando le persone tentano di mascherarle o simularle.

Nonostante l'apparenza arida, il libro è scritto in modo semplice e diretto e la lettura è più breve di quello che può apparire. Lo consiglio non solo agli appassionati, ma a tutti coloro che vogliono comprendere di più le emozioni che scorrono dietro le nostre espressioni. Gli autori sono convinti che poche persone conoscono pienamente e in modo conscio le proprie esperienze emotive e nel piccolo delle mie esperienze non posso che essere d'accordo con loro.

Paul Ekman insegna all'università a San Francisco ed è forse il massimo esperto di espressioni facciali a livello mondiale. I suoi studi gli hanno fatto vincere molti premi scientifici e la sua consulenza è molto richiesta per gli scopi più diversi (dalla giustizia alla cinematografia). Oltre agli innumerevoli articoli scientifici ha pubblicato molti libri sull'argomento. La sua vita ha ispirato la serie televisiva “Lie To Me”, prodotta sotto la sua stessa consulenza.

Wallace Friesen è un collega di Ekman, studioso dell'espressività umana, insegnante universitario e scrittore. Ha scritto alcuni libri a quattro mani con Ekman sull'argomento.

Qui trovi il libro su IBS e qui su Amazon. Qui puoi leggere quello che dice wikipedia su Elman e qui il blog dell'autore.

Buon lettura e a presto ;D

Qui puoi trovare altre recensioni.

CULTURA
15 aprile 2012
EMPATIA

 

Nel postCompiere un sceltaabbiamo visto che le nostre scelte sono influenzate o determinate dal nostro stato emotivo al momento della scelta e alla nostra capacità di gestirlo. Noi siamo animali emotivi e ogni nostra decisione dipende da quello che proviamo al momento della decisione o da quello che ci farà provare la decisione che prenderemo.

Nel postCosa sono le emozioniabbiamo compreso che l'emozione è un comportamento di risposta a uno stimolo esterno determinato da motivazioni profonde. L'emozione si manifesta su più livelli differenti: psicologico, comportamentale e fisiologico.

Le emozioni si distinguono in fondamentali o complesse e le prime: paura, disgusto, gioia, tristezza, rabbia e sorpresa, sono dette anche emozioni primarie e si manifestano nel primo periodo della vita umana e ci accomunano a molte altre specie animali. Le emozioni complesse (secondarie) derivano dalla combinazione delle primarie e si apprendono o sviluppano con la crescita dell'individuo e l'interazione sociale: l'invidia, l'allegria, la vergogna, l'ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l'offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione.

Le emozioni hanno funzioni diverse e importanti: per esempio, rendere più efficace la reazione dell'individuo ai fini della sopravvivenza, ma anche favorire la comunicazione sociale, farci comprendere i nostri cambiamenti psicofisici, renderci consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri obiettivi, farci apprendere da eventi e situazioni, e altro ancora.

Ho ripreso tutto questo perché stasera parliamo di una caratteristica fondamentale per comprendere le emozioni, quelle degli altri e di conseguenza le nostre: l'empatia.

Cos'è l'empatia?

E' la capacità di riconoscere, comprendere e condividere le emozioni altrui. E' una caratteristica che quasi tutti gli esseri umani posseggono, a eccezione di chi soffre certe patologie mentali, ed è fondamentale per lo sviluppo dell'emotività umana e per poter instaurare e gestire rapporti sociali soddisfacenti.

L'empatia è una predisposizione naturale che si sviluppa in tenera età attraverso il rapporto con gli altri esseri umani, principalmente con i nostri genitori. Durante i primi anni di vita nostra madre e nostro padre sono il nostro riferimento costante, attraverso l'osservazione costante dei nostri genitori, l'imitazione della loro espressività e gestualità apprendiamo il linguaggio e la comunicazione, impariamo a comprendere e decodificare il mondo intorno a noi, impariamo i modelli di comportamento e ad esprimere le emozioni.

Come ci riusciamo?

Imitandoli. Sì, semplicemente imitandoli.

Che ce ne rendiamo conto o meno, noi esseri umani urliamo le nostre emozioni costantemente. Attraverso il linguaggio non verbale (gestualità, postura, espressività facciale, e così via) e il linguaggio paraverbale (tono della voce), cioè più del 90% della nostra comunicazione, comunichiamo al mondo intorno a noi il nostro stato emotivo: se siamo tristi, delusi, innamorati, disgustati, eccetera. E tutti noi sappiamo interpretare consciamente o inconsciamente questi messaggi.

Tutto questo è possibile grazie ai neuronispecchio, cioè un sistema di neuroni visuomotori della corteccia premotoria, che in sostanza ci permettono di riconoscere le azioni altrui, dalla corsa dei giocatori durante una partita a calcio, ai movimenti dei muscoli facciali delle persone che incontriamo. Questi neuroni non solo riconoscono il movimento, ma ce lo fanno provare, cioè si comportano come se noi stessi stessimo per fare o facendo quei movimenti. Creano nel nostro cervello una vera e propria simulazione di quello che gli altri fanno e in questo modo ci permettono anche di capire le loro emozioni.

I neuroni “specchio” sono una dote presente nel nostro patrimonio genetico e sviluppata dall'evoluzione e dalla selezione naturale, in quanto la nostra sopravvivenza individuale dipendeva e dipende dalla comprensione delle azioni degli altri esseri umani, a partire dall'identificazione di minacce sia esterne che da parte di nostri simili, fino allo sviluppo di una vita sociale migliore e vincente per madre natura (riproduzione). Riassumendo siamo stati selezionati per essere empatici con i nostri simili.

Perché l'empatia è importante per lo sviluppo emotivo dell'essere umano?

Perché le emozioni complesse vengono apprese attraverso il contatto diretto con persone che le provano, a partire dai nostri genitori. In realtà, attraverso la lettura dello stato emotivo, l'empatia ci permette di entrare in “risonanza” con l'interiorità, i sentimenti e la visione del mondo delle altre persone. Di solito tutto questo avviene a livello inconscio, al di sotto della nostra soglia di consapevolezza, ma attraverso l'esperienza e la comprensione delle emozioni e dei meccanismi che le determinano, è possibile diventare consapevoli di tutto questo.

Perché l'empatia è importante per la socialità di ogni essere umano?

Vedo che lo hai già compreso. L'empatia è la base su cui poggiano le relazioni tra esseri umani. Non può esistere una relazione significativa se non c’è empatia, cioè se non comprendiamo le emozioni del nostro interlocutore o parter. Conoscere e comprendere l'emotività degli altri ci spinge a rispondere nel modo giusto agli stimoli altrui. Eimportante entrare in empatia per comprendere meglio la realtà degli altri e per operare delle scelte che non siano condizionate unicamente dal proprio punto di vista, spesso limitato.

In realtà l'empatia ha un risvolto negativo: se è vero che siamo empatici verso i nostri simili, lo stesso meccanismo ci rende diffidenti verso chi ci appare diverso per fisionomia, razza, atteggiamenti, cultura. La difficoltà a leggere le emozioni, l'essenza di immedesimazione ci porta a non considerare i “diversi” come parte del gruppo, della società e perfino a non considerarli come esseri umani. Alla base della maggior parte delle persecuzioni storiche c'è proprio la riduzione o l'assenza di empatia. La nota positiva è che l'empatia evolve con il tempo, cresce con l'esperienza fino ad arrivare a capire anche chi è diverso da noi.

L'argomento è ampio e interessante e non possiamo esaurirlo con questa veloce carrellata sull'empatia. Dedicheremo altri post di approfondimento per comprendere meglio cosa sia l'empatia, come influenza la nostra emotività e le nostre relazioni sociale.

Ti ringrazio per avermi seguito fin qui, se hai domande o suggerimenti non esitare a lasciare il tuo commento.

A presto ;D

CULTURA
16 settembre 2011
METTI A FUOCO LA VITA

 

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono. Al contrario il cervello vaglia tutte le informazioni secondo categorie e priorità, e se possibile applica a ognuna delle vere e proprie scorciatoie, schemi mentali profondamente definiti nel nostro cervello. Il focus, l'attenzione della nostra mente cambia a seconda del contesto, della concentrazione, del nostro stato emotivo o del contenuto delle informazioni.

Nel post “Come funziona l'attenzione?”, abbiamo parlato dell'attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione. Stasera approfondiremo l'argomento e cercheremo di capire come ciò a cui prestiamo attenzione influisce su noi e sul nostro stato emotivo, e come è possibile controllare il focus della nostra mente e perché.

Cos'è il focus e perché è così importante per noi?

Il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l'esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà. Attenzione, non la realtà, ma la nostra realtà. Questo perché la nostra mente cosciente non può percepire la realtà per quello che è, in toto. Il cervello può, percepisce tutto il mondo attorno, gestisce il corpo, fa una marea di cose di cui non ci rendiamo conto, ma la mente no, può percepire solo una parte della realtà, una piccola parte e questa piccola parte diventa per noi la realtà. Semplificando il focus è la realtà. Quello che su cui ci focalizziamo diventa la nostra realtà, in bene e in male. E' come se guardassimo il mondo in cui viviamo attraverso una telecamera.

Immagina di essere in vacanza, diciamo al mare, e tu sai che ogni vacanza ha i suoi intoppi, problemi o imprevisti. L'areo è in ritardo, ti perdono il bagaglio, la stanza dell'albergo non è quella che volevi, o la vista non è sulla spiaggia ma sull'albergo accanto, la spiaggia è a un chilometro, il cibo è così così, gli animatori del villaggio una pena e via dicendo. Ok, questa sarebbe una vacanza molto problematica, ma mi hai capito. Ogni esperienza che facciamo ha i suoi pro e i suoi contro, i suoi lati positivi e negativi. Ora immagina di essere in vacanza con la famiglia e di concentrarti spesso su uno o più aspetti negativi, per esempio l'albergo è peggiore di quello che l'agenzia viaggia ti ha raccontato.

Quale pensi sarà il tuo stato d'animo? Come passerai la vacanza? Cosa ricorderai di quella vacanza?

Certo! Per te sarà una brutta vacanza. Ti sei concentrato sugli aspetti negativi e hai lasciato in secondo piano le buone cose, come il mare bellissimo, la gentilezza degli abitanti, i luoghi ricchi di storia che hai visitato.

Ricordi cosa abbiamo visto nel post “Cosa sono le emozioni?”?

L'emozione è un comportamento di risposta a uno stimolo esterno determinato da motivazioni profonde. Le emozioni rappresentano il modo in cui ciascuno di noi sente e vive l’esperienza delle cose. Cioè la realtà determina il nostro stato d'animo, ma la realtà è quello su cui focalizziamo la nostra attenzione, quindi le emozioni e le sensazioni che sperimentiamo sono sì determinate dagli eventi della nostra vita, ma anche da ciò che notiamo degli eventi, da come li viviamo, su cosa ci focalizziamo di essi. L'esperienza della tua vita si basa su cosa inquadri con la tua mente e come lo inquadri. Se ti concentri su un aspetto negativo della vita, allora l'esperienza sarà negativa, viceversa, se ti concentri su un aspetto positivo allora l'esperienza ti apparirà positiva. 

La qualità della nostra vita corrisponde alla qualità degli stati d'animo che viviamo e come ti senti determina le tue scelte e il tuo comportamento. Cambiare focus permette di cambiare stati d'animo e di conseguenza vivere meglio e fare scelte migliori per noi stessi. Quindi è fondamentale imparare a dirigere il nostro focus.

Possiamo decidere su cosa focalizzarci?

Sì, possiamo e possiamo farlo in ogni momento. Anzi sono certo che tu l'hai già fatto, molte volte, e continui a farlo anche se inconsapevolmente.

Come possiamo controllare la nostra attenzione?

Attraverso le domande che ci facciamo. Le domande che ci poniamo determinano ciò su cui ci focalizziamo e attraverso le domande possiamo spostare la nostra attenzione.

Nel prossimo post approfondiremo come controllare il focus e di altro ancora. Nel frattempo ti lascio con una domanda interessante: gli altri possono dirigere la nostra attenzione? Se sì, come?

A presto ;D

CULTURA
4 settembre 2011
COSA SONO LE EMOZIONI?

 

Abbiamo un poco trascurato uno degli argomenti chiave del blog: le emozioni. E' tempo di rimediare. Come visto all'inizio della nostra avventura (qui), siamo animali emotivi e decidiamo secondo il nostro stato emotivo e alla nostra capacità di gestirlo. Inoltre ogni nostra decisione dipende da quello che proviamo o ci farà provare la decisione che prenderemo. E' quindi fondamentale conoscere le nostre emozioni, capire cosa le genera e perché e come agiscono su di noi. Partiamo quindi dalla domanda più ovvia e più difficile: cosa sono le emozioni?

Una vecchia battuta dice che “ognuno sa che cos'è un'emozione, finché non gli si chiede di definirla”. Sappiamo bene cosa sono in quanto ne abbiamo esperienza diretta e quotidiana, tutti abbiamo provato paura, amore e odio, rabbia e gioia. Ma come influenzano la mente? Come plasmano le nostre percezioni, i ricordi, i pensieri e i sogni? Siamo noi a controllarle o sono loro a controllare noi? Perché ci sembrano spesso incomprensibili? A queste e altre domande troveremo risposta in futuro, stasera partiamo dalle basi.

In primo luogo le emozioni si sono evolute con noi attraverso la selezione naturale, quindi rispondono in modo efficace a più funzioni importanti per il nostro benessere. Esempi classici sono: proviamo paura per sopravvivere alle minacce, proviamo amore per riprodurci e aver cura della prole. In secondo luogo, le emozioni e le loro manifestazione fisiologiche sono uguali in tutti gli esseri umani, qualunque sia la cultura, dalla più primitiva a quella moderna.

La psicologia ci dice che l'emozione è un comportamento di risposta a uno stimolo esterno determinato da motivazioni profonde. Per esempio, percepiamo una minaccia, proviamo timore e cerchiamo di evitarla. Oppure leggiamo un certo interesse negli occhi di un'altra persona, ci sentiamo attratti e reagiamo comunicando e con atteggiamenti specifici. A voler essere più precisi, l’emozione è quella complessa catena di eventi compresa tra la comparsa dello stimolo scatenante e l’esecuzione del comportamento di risposta.

L'emozione si manifesta su più livelli differenti: psicologico, comportamentale e fisiologico. Quando ci emozioniamo, per esempio, le pulsazioni aumentano o arrossiamo o sudiamo, la nostra lucidità mentale e il nostro autocontrollo si riducono e siamo indotti ad assumere comportamenti automatici, parzialmente o pienamente inconsci (se abbiamo paura fuggiamo).

Quali sono le emozioni principali?

Le emozioni si distinguono in fondamentali o complesse. Le prime, dette anche emozioni primarie, si manifestano nel primo periodo della vita umana e ci accomunano a molte altre specie animali:

1. Paura, determinata dalla presenza di un pericolo o da una minaccia;

2. Disgusto, reazione nei confronti di sostanze o oggetti potenzialmente nocivi e con lo sviluppo anche in relazione a pensieri o immagini particolari;

3. Gioia, determinata dal raggiungimento di uno scopo;

4. Tristezza, determinata da una perdita o da uno scopo non raggiunto;

5. Rabbia, generata dalla frustrazione e si manifesta attraverso l’aggressività.

6. Sorpresa, determinata da un evento inaspettato e seguito da paura o gioia.

Alcuni aggiungono a questi anche “l'aspettativa” e “l'accettazione”.

Le emozioni complesse (secondarie) derivano dalla combinazione delle primarie e si apprendono o sviluppano con la crescita dell'individuo e l'interazione sociale: l'invidia, l'allegria, la vergogna, l'ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l'offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione. Come puoi vedere le emozioni sono molte e differenti. Non ti sei mai chiesto quale scopo hanno le emozioni? Perché proviamo gioia, tristezza e rabbia?

Le emozioni hanno funzioni diverse e importanti: per esempio, rendere più efficace la reazione dell'individuo ai fini della sopravvivenza, ma anche favorire la comunicazione sociale, farci comprendere i nostri cambiamenti psicofisici, renderci consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri obiettivi, farci apprendere da eventi e situazioni, e altro ancora.

E' importante sottolineare che le emozioni sono delle esperienze generatrici di schemi comportamentali che ci consentono di rapportarci alla realtà in modo semplice e spesso immediato, senza dover troppo riflettere sulle cose. Ci aiutano ad orientarci piuttosto bene in un mondo caotico con un dispendio minimo di energie. Le emozioni rappresentano il modo in cui ciascuno di noi sente e vive l’esperienza delle cose.

Affascinante, vero?

Approfondiremo gli argomenti visti stasera e altro ancora nei prossimi post sull'argomento. Sono fondamentali per comprendere come determiniamo le nostre scelte.

A presto ;D

CULTURA
22 luglio 2011
LIBRI DA LEGGERE - Premi e punizioni

Questa sera ti propongo un classico della divulgazione scientifica sul comportamento umano:

PREMI E PUNIZIONI – Alla ricerca della felicità

di Piero Angela

Il libro si propone di spiegare in modo semplice il comportamento umano. Cosa ci spinge? Cosa si muove dietro i nostri pensieri, le emozioni e soprattutto le nostre scelte? L'autore risponde a queste domande introducendo il lettore al classico modello dei “premi e punizioni”. Il cervello viene presentato come una macchina che apprende dall'esperienza ad associare sensazioni piacevoli o spiacevoli a determinati stimoli e, come conseguenza, orienta le proprie scelte per ottenere piacere (premio) ed evitare il dolore (punizione).

La prima parte dell'opera parla delle motivazioni spesso inconsce che influenzano le nostre azioni e le nostre scelte, e spiega come ogni decisione che prendiamo, anche la più disinteressata, è il risultato di un'attenta valutazione di pro e contro. La seconda parte applica gli stessi principi a gruppi sociali e offre interessanti interpretazioni e spunti presi dalla realtà italiana e confronti con altre realtà più “virtuose”.

Il libro è semplice e descrittivo, ma in molti passaggi semplicistico e limitato. Lo consiglio a chi è nuovo dell'argomento.

L'autore è giornalista di formazione, lavora in Rai dal '55, è noto al grande pubblico soprattutto per la sua attività di divulgazione scientifica svolta negli ultimi 30 anni. La trasmissione Quark è il culmine mai tramontato della sua carriera. Ciò che non è noto ai più è che Angela è uno scrittore prolifico di decine di opere divulgative.

Qui  trovate la sua biografia sul sito della trasmissione che l'ha reso famoso, qui cosa riporta wikipedia. Il libro lo trovate su Amazon.it  qui e su IBS qui.

Buona lettura e a presto ;D

Qui trovate le altre recensioni.

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