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ECONOMIA
18 marzo 2013
L'Europa e la crisi

Mentre in queste settimane, dopo un voto storico che ha ribaltato le aspettative, in Italia si segue da vicino il tentativo di mettere in piedi un governo stabile, su tutto incombe l’ombra della crisi e dell’Europa. Non ho potuto fare a meno di chiedermi cosa sia diventata l’Europa, anzi cosa sia oggi l’Europa.

L'idea di un’Europa unita piace anche a me, mi fa immaginare un’alleanza di popoli uniti in una federazione che professa gli stessi principi e gli stessi scopi. Ma quello che oggi chiamiamo Europa non è quello che immaginiamo, soprattutto non è un'unione di popoli e neppure un'unione politica, anche se molti lo credono. L'Europa non è che un'unione monetaria che poggia su una serie di trattati che parlano di politica monetaria ed economia. Se andiamo a leggerci la costituzione europea, pardon il trattato di Lisbona (qui), troveremo tutto quello che riguarda la moneta e una certa politica economica comunitaria, ma per esempio non ci troveremo nessuna politica sociale. E non è l'unica lacuna.

Come possiamo parlare di Europa unita su queste basi?

Dov’è l’Europa unita?

In un parlamento europeo che non conta niente o nelle commissioni e nei burocrati non eletti che decidono del destino di interi popoli?

Nell’euro?

Di fatto l'euro non è una moneta sovrana, ma per gli stati europei è una moneta straniera che questi devono comprare dalle banche private a cui la BCE presta a un tasso inferiore. E senza moneta sovrana, gli stati non possono fare alcuna politica economica degna di questo nome.

Può una moneta unire l’Europa?

No, anzi, come stiamo vedendo l’euro non unisce, ma divide.

Nel post “L’euro non è irreversibile” abbiamo visto che l’euro è stato proposto dai grandi capitali, dalle grandi banche, fondi finanziari, multinazionali, grandi istituzioni (FMI, Banca mondiale, ecc), grandi gruppi, eccetera. Gli stessi per intenderci che hanno “spinto” e manipolato per ottenere la globalizzazione, cioè la libera circolazione delle merci e dei capitali. Costoro desideravano un sistema a cambi fissi che salvaguardasse i loro capitali dalla svalutazione delle monete, dopo la fine del regime di Breton Woods con l’abolizione della convertibilità del dollaro in oro.

La creazione di unEuropa unita a livello monetario, ma senza un governo unico, comporta che i paesi meno competitivi a livello economico e con una più alta inflazione non possono più svalutare la moneta per recuperare competitività. Non essendoci dei meccanismi di compensazione e non avendo più una moneta propria, questi paesi non possono fare altro che scaricare sulleconomia interna i loro debiti. Questo significa aumentare le tasse, svalutare i salari, tagliare i servizi pubblici, limitare l’inflazione attaccando i consumi. Naturalmente i paesi più competitivi fanno lo stesso per mantenere la loro posizione di forza e imporre agli altri le loro politiche economiche e i loro modelli, ma è una gara tra gli stati europei che va a vantaggio dei capitali e a svantaggio dei cittadini.

Molti noti economisti avevano già previsto negli anni 90 che l’euro sarebbe stato un disastro, in quanto un'unione monetaria senza meccanismi di compensazione e di ridistribuzione avrebbero portato agli stessi risultati dello sme (sistema monetario europeo), primo tentativo di un'unione basato su una moneta unica e clamoroso fallimento proprio per gli stessi motivi.

Non so te, ma non penso che questa Europa abbia qualcosa a che fare con un’unione di popoli. E poi i cittadini europei sono stati interpellati a proposito?

No.

Cosa li unisce in realtà?

Non la lingua, non la cultura, non la religione e neppure grandi ideali. Gli europei sono gruppo di popoli civili, ma diversi e divisi.

In fondo l’Europa sembra solo il tentativo di incatenare gli stati europei per rubare loro la sovranità a vantaggio di un regime non democratico e non eletto che privilegia gli interessi dei capitali e delle classi dominanti a discapito di quello dei cittadini. Dopotutto se esaminiamo i fatti, l’Europa ha salvato le banche con i soldi dei cittadini e queste, invece di risolvere le cause della crisi che ha colpito l’intero sistema finanziario, usano i nostri soldi per sottrarre altre risorse all’economia reale.

Se questa è l’Europa, meglio disfarcene in fretta.

Tu cosa ne pensi?

A presto ;D


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permalink | inviato da Elnor il 18/3/2013 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ECONOMIA
1 novembre 2012
PAROLE PER PENSARE – Il vero scopo dell’euro

Stasera ti propongo un altro video interessante che parla della crisi economica.

E' un'intervista di Byoblu a Fabrizio Tringali, coautore di "La trappola dell'euro" (insieme a Marino Badiale) in cui questi spiega in modo piuttosto chiaro lo scopo della moneta unica e perché sia stata realizzata nonostante gli economisti sapessero che avrebbe portato a questa crisi tutta europea. Naturalmente quello che dice è in forte contrasto con la dottrina economica ufficiale, ma trova conferma nei fatti, nei dati e nelle opinioni di grandi economisti internazionali.

E' chiaro ormai il ruolo dell'euro come strumento di controllo degli stati, in particolare di quelli con un'economia più debole, e delle classi sociali borghesi e operaie su cui vengono scaricati i costi dell'assenza di equi meccanismi di compensazioni tra gli stati e tra le classi sociali. E' chiaro anche che lo scopo sia la sottomissione degli stati europei e dei cittadini a un regime oligarchico non democratico sotto il controllo degli interessi della minoranza più ricca europea e mondiale. Quello che noi cittadini non abbiamo chiaro è che si può uscire dall'euro ed è una soluzione efficace ed efficiente.

Fabrizio Tringali è laureato in scienze politiche, è analista programmatore informatico e delegato sindacale Fiom, è scrittore, insieme a Marino Badiale ha pubblicato due saggi economici sull'euro ed è anche responsabile dell'organizzazione di Alternativa sui temi della decrescita. Alternativa è il movimento politico fondato da Giulietto Chiesa. Qui puoi trovare il suo blog e qui la pagina di Liquida che lo riguarda. Qui trovi il sito di Alternativa. Ringraziamo Claudio Messora e Byoblu per aver realizzato l'intervista.

Come sempre è importante seguire con attenzione e senso critico quanto viene riportato. Ti invito anche a verificare le informazioni esposte presso altre fonti affidabili. Usa la tua testa e non offrire la tua fiducia a chi non la merita.

Buon visione e a presto ;D

Qui trovi gli altri video della rubrica. 

ECONOMIA
19 ottobre 2012
L’EURO NON E' IRREVERSIBILE

 

Anche oggi l'ennesimo conoscente mi ha ripetuto il mantra “questa crisi è nostra responsabilità”, che ci meritiamo le tasse perché abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, che ci meritiamo un governo di tecnici perché siamo corrotti e menefreghisti, che non siamo degni né capaci di stare alla pari degli altri paesi europei.

Balle.

E' vero che abbiamo forse la classe politica più corrotta d'Europa, che abbiamo la 'ndrangheta e la mafia, che abbiamo molti imprenditori indegni di questo nome che vivono alle spalle dello stato. Il resto è propaganda, sono balle, specialmente quelle sull'origine della crisi. La crisi in Europa è arrivata sull'onda della crisi immobiliare statunitense del 2007-2008, ma ha una sola causa: l'euro.

Esatto la nostra moneta. La causa della situazione attuale è dovuta al fatto che non abbiamo più una moneta sovrana, ma abbiamo una moneta presa in prestito da una banca privata posseduta da banche private. Quindi gli stati non hanno più la possibilità di usufruire dei vantaggi di una moneta sovrana, il primo dei quali è produrla la moneta, ma sono costretti a prenderla in prestito pagando un interesse. La banca centrale europea fornisce denaro in prestito alle banche private che lo prestano a interessi superiori agli stati. Chiaro?

In questo modo siamo diventati vassalli della banca centrale europea e di chi la controlla.

Cerco di essere più chiaro: chi ha voluto l'euro e perché?

L'euro è stato proposto dai grandi capitali, dalle grandi banche, fondi finanziari, multinazionali, grandi istituzioni (FMI, Banca mondiale, ecc), grandi gruppi, eccetera. Gli stessi per intenderci che hanno “spinto” e manipolato per ottenere la globalizzazione, cioè la libera circolazione delle merci e dei capitali. Costoro desideravano un sistema a cambi fissi che salvaguardasse i loro capitali dalla svalutazione delle monete, dopo la fine del regime di Breton Woods con l'abolizione della convertibilità del dollaro in oro.

La creazione di un'Europa unita a livello monetario, ma senza un governo unico, comporta che i paesi meno competitivi a livello economico e con una più alta inflazione non possono più svalutare la moneta per recuperare competitività. Non essendoci dei meccanismi di compensazione e non avendo più una moneta propria, questi paesi non possono fare altro che scaricare sull'economia interna i loro debiti. Questo significa aumentare le tasse, svalutare i salari, tagliare i servizi pubblici, limitare l'inflazione attaccando i consumi. Naturalmente i paesi più competitivi fanno lo stesso per mantenere la loro posizione di forza e imporre agli altri le loro politiche economiche e i loro modelli, ma è una gara tra gli stati europei che va a vantaggio dei capitali e a svantaggio dei cittadini. Di tutti, anche quelli tedeschi per esempio, che negli ultimi anni hanno subito la stessa medicina degli italiani, ma non ce lo dicono.

Come fanno gli stati a ottenere la moneta che serve loro?

Sì, anche dalle tasse, ma se hanno bisogno di liquidità, per esempio per rilanciare l'agricoltura italiana, la moneta la prendono vendendo titoli di stato alle banche private. Il problema è che una parte importante dei titoli di stato è nelle mani delle banche internazionali e che solo pochi soggetti possono partecipare alle aste dei titoli di stato (leggi questo post), questo fa sì che la finanza decida di fatto gli interessi dei titoli di stato agendo sullo spread, per esempio vendendo titoli che hanno o che non hanno (allo scoperto) per ridurne il valore sul mercato. Quindi gli stati ballano alla musica dei grandi capitali.

Che sono coloro che hanno voluto l'euro per guadagnare di più alle spalle dei cittadini e che mirano a saccheggiare gli stati dei beni pubblici e ad appropriarsi della sovranità degli stati.

Perché nella situazione ora descritta, uno stato europeo che non ha i soldi, per mantenere i “trattati” è costretto a scelte fiscali e finanziarie dettate dall'Europa, cioè dagli stati più forti e dai grandi capitali. Questo significa aumentare le tasse, svalutare i salari, tagliare i servizi pubblici, ma anche svendere beni pubblici e servizi pubblici. Dico svendere perché è quello che accade in momenti di crisi e recessione.

Inoltre uno stato senza soldi non può fare politica economica o sociale. Non può quindi rilanciare la propria economia, con il risultato di entrare in recessione e di impoverire il tessuto sociale con tutte le conseguenze che possiamo immaginare. Questo finché da questa gara tra gli stati europei non esce un vincitore, cioè finché gli stati non saranno costretti a cedere la loro sovranità politica agli organismi europei per creare un governo centrale europeo sotto l'influenza dello stato più forte, per esempio la Germania.

Il problema critico è che questo governo europeo non può essere, né potrà essere democratico. In primo luogo perché l'Europa non è democratica adesso, a meno di non considerare democratica l'elezione di un parlamento che non conta nulla, mentre la vera politica e le decisioni vengono prese nelle commissioni da burocrati non eletti e da lobbisti che curano gli interessi dei grandi capitali e delle elitè. Il secondo motivo per cui un governo centrale europeo non sarà democratico è che non esiste un popolo europeo, ma molti popoli divisi.

Il risultato di un governo realizzato in questo modo è un regime oligarchico nelle mani di un burocrazia al servizio degli interessi delle classi dominanti.

Ti pare un'esagerazione? Un film di fantascienza?

Ebbene, sappi che non te lo dico solo io, un signor nessuno, ma ce lo dicono loro, quelle classi dominanti che vogliono tutto questo. Prima forse era difficile capire il piano, nonostante gli economisti seri sapessero già vent'anni fa come sarebbero andate le cose con la moneta unica, lo avevano previsto e lo insegnavano nelle aule delle università, ma ora basta cercare e leggere con attenzione i documenti europei e le pubblicazioni delle lobby. C'è scritto tutto, dal governo unico al controllo dei popoli rompipalle che non devono interferire.

Come si può evitare tutto questo?

Bravo. Uscendo dall'euro.

Loro lo sanno e stanno facendo di tutto per evitare che accada. Attraverso i media continuano a ripetere che non si può uscire dall'euro, che non c'è un'alternativa, che uscire sarebbe un disastro, che l'Europa si deve fare ad ogni costo, non si capisce bene perché. Hanno creato e gonfiato il mito dell'Europa unita e continuano a usarlo come uno scudo alzato, come un motivo fondato per non cambiare le cose.

In realtà uscire dall'euro è il modo più veloce e indolore per i popoli europei per finire questa guerra economico-finanziaria e con essa la crisi. Dicono che le conseguenze saranno terribili, che ci sarà la svalutazione e l'inflazione, che non potremo più comprare dall'estero, che non saremo capaci di sopravvivere da soli. Balle. Certo che la moneta sarà svalutata, ma molto meno di quello che dicono e ci renderà più competitivi economicamente, mentre non ci sarà un'impennata dell'inflazione, perché non c'è correlazione tra svalutazione e inflazione, e quel lieve aumento di inflazione sarà un vantaggio perché eroderà il debito pubblico e privato.

Tra l'altro l'idea che l'inflazione sia un mostro da temere e da contenere assolutamente è un'altra delle menzogne che le elitè hanno fatto circolare e radicato attraverso i mezzi di informazione, ma è un falso. Basta chiedere a un economista serio.

Non dimentichiamo l'ultimo degli spauracchi che ci sventolano davanti: senza Europa torneranno le guerre. Balle. Che legame c'è tra un Europa divisa e lo scoppio di conflitti? Nessuno. In realtà la guerra c'è ora, ma è condotta con armi diverse, armi finanziarie che fanno più danni e provocano più sofferenze di un conflitto militare.

L'euro non è irreversibile e uscire dall'euro non sarà l'apocalisse.

Il solo fatto che continuino a ripeterci il contrario, attraverso tutti i media e ogni giorno, non è che una conferma. Sanno bene che basterebbe l'uscita di uno solo dei paesi europei per far cadere il castello di carte.

Quindi cosa vogliamo fare?

Tu cosa vuoi fare?

Resterai a guardare?

Informati, non ti fidare di quello che dico io, verifica e studia, e informa coloro che ti sono vicino. E' tempo che la cittadinanza si svegli dal torpore, in fretta, se non vuole assaggiare il peggio.

Grazie dell'attenzione a presto ;D

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