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CULTURA
17 febbraio 2013
PROBABILITÀ E VALORE NELLE SCELTE

 

Stasera ti propongo una conferenza di Dan Gilbert per TED, incentrata sulle scelte e sugli errori di valutazione che le persone fanno.

In particolare Dan Gilbert parla delle scelte che mirano a un vantaggio o a un guadagno e, partendo da Bernoulli: “il valore atteso di una scelta è dato dalla probabilità di ottenere un guadagno per il valore del guadagno”, ci spiega come e perché gli esseri umani non sanno valutare benela probabilità di guadagno di una scelta, nè il valore effettivo del guadagno.

Aldilà delle battute ad effetto, è interessante soffermarsi su quello che dice e comprendere qualcosa di più sul modo con cui gli esseri umani calcolano le probabilità: quella che dovrebbe essere una semplice questione di logica e calcolo, viene in realtà influenzata dalla struttura della nostra mente, dalle nostre emozioni, da ciò su cui focalizziamo la nostra attenzione, dal modo con cui gestiamo le informazioni che riceviamo.

Soffermandoci sulla struttura della mente, buona parte delle nostre valutazioni dipende da confronti presi dalla nostra memoria, basati spesso su impressioni e tracce emotive. Per esempio, se ti chiedessi qual è l'auto più venduta? Se non sappiamo l'informazione dovremmo cercarla, ma la nostra mente è strutturata per rispondere sempre alle domande che le vengono poste, che sappia o meno le risposte. Quindi cercheremo di ricordare i modelli di auto che vediamo più frequentemente mentre circoliamo per la nostra città, ma aldilà del fatto che nel nostro quotidiano vediamo una piccola porzione del parco circolante di auto dello stato, quello che ricorderemo in realtà sono impressioni, cioè le auto che ci piacciono, quelle che attirano la nostra attenzione, le auto viste nelle pubblicità che ci hanno colpito, le auto che sono legate emotivamente al nostro passato o quelle che sappiamo riconoscere, e via dicendo.

Secondo te, quanto è affidabile in questo la nostra mente?

Poco, certo, sono d'accordo con te. In effetti la nostra memoria non è l'hard disk di un computer e funziona in modi non così intuitivi.

Un altro esempio preso dal video è quello di valutare le parole con una certa lettera come prima o come terza o ultima. In questo caso la nostra mente è addestrata a richiamare le parole per la prima lettera (a dizionario) o per suoni e assonanze, quindi a privilegiare certi meccanismi di analisi e ricerca rispetto ad altri, ottenendo quindi risposte falsate appunto dalla nostra struttura mentale.

Un altro aspetto riguarda la ridotta capacità delle persone di valutare una scelta sotto certi stati emotivi o relativamente a un soggetto legato alla nostra emotività. Un esempio classico riguarda la valutazione dei rischi diretti alla nostra vita o alla nostra salute: se ci chiedono quale sia il maggior rischio quotidiano per la nostra salute, pensiamo subito ai rischi spettacolari, come gli incidenti aerei, o a quelli più “urlati” dai media, come gli attentati terroristici, senza considerare i rischi reali che ogni giorni affrontiamo, da quelli lavorativi fino a quelli casalinghi.

Pensaci. Secondo te quali sono i maggiori rischi per la nostra salute?

Non certo fulmini, o meteoriti, o tornado, e neppure proiettili e accoltellamenti, ma allergie, le medicine che assumiamo, un'alimentazione nociva o scorretta, le macchine che usiamo, in primis l'automobile, e poi gli oggetti in casa, gli elettrodomestici, le scale, l'arredamento e molto altro.

Un altro esempio classico, espresso anche nel video sono le lotterie o i giochi d'azzardo: dovremmo essere in grado facilmente di calcolare la probabilità di vincere per esempio alla lotteria o al lotto, probabilità talmente piccole che non vale affatto la pena giocare. Eppure i giocatori sono tantissimi.

Ti sei mai chiesto perché?

Ok, certo se non giochi, non puoi vincere, ma il punto è che anche se giocassi tutti le settimane, per esempio, al superenalotto, la probabilità di vincere è talmente piccola che non sarebbero sufficienti molte vite per vincere. Eppure la gente gioca lo stesso, perché? In primo luogo perché è disinformata, perché i media mostrano i vincitori e non i perdenti, ma anche quando le persone sono consapevoli delle scarse probabilità di vittoria continuano a giocare. Perché? Perché dal gioco riceve altre ricompense, perché il gioco soddisfa alcuni dei loro bisogni emotivi (vedi qui, qui e qui), per le emozioni che procura loro.

Oltre a non sapere valutare bene le probabilità, noi esseri umani siamo poco efficaci anche nel valutare i vantaggi di una scelta, il valore effettivo del guadagno. Di fatto noi valutiamo il valore di qualcosa basandoci sulle nostre esperienze passate, facendo confronti con scelte, oggetti o prezzi analoghi, spesso senza considerare il contesto.

Per esempio, quanto sei disposto a pagare per una bottiglia d'acqua e quanto saresti disposto a pagare per la stessa se fossi in un deserto?

Inoltre valutiamo diversamente il valore di una nostra scelta a seconda del confronto che facciamo, quindi a seconda del contesto in cui ci viene proposta la scelta o che percepiamo. Per esempio, consideriamo diversamente un prezzo se è scontato, o se l'oggetto che vogliamo comprare è messo a confronto ravvicinato con altri più cari, tipici trucchi usati normalmente in tutti i commerci. Questi trucchi funzionano perché la nostra mente cerca di affrontare le situazioni utilizzando soluzioni già testate con successo nel passato.

Inoltre non siamo neppure molto bravi a valutare l'effetto del tempo, cioè a valutare eventi che avvengono in momenti diversi. Siamo tutti convinti che è meglio avere un guadagno maggiore piuttosto che uno inferiore, così come siamo certi che è meglio averlo adesso piuttosto che dopo, ma quando queste due semplice regole entrano in conflitto iniziamo ad avere problemi nel valutare correttamente l'effettivo guadagno. Tendiamo a valutare eccessivamente il tempo se rapportato in relazione al presente, oggi rispetto alla prossima settimana, mentre lo valutiamo poco se confrontiamo eventi lontani nel tempo, per esempio la prossima estate con quella successiva.

Perché siamo scarsi nel valutare i vantaggi delle scelte che facciamo?

Perché il nostro cervello si è sviluppato in un ambiente molto diverso da quello attuale, dove le scelte erano poche, chiare e immediate. Quindi la selezione naturale non ci ha fornito gli strumenti più efficaci per affrontare scelte complesse, ma ci ha fornito il potenziale.

Altrimenti il genere umano non sarebbe arrivato fino a qui, non credi?

Daniel Gilbert è professore di psicologia all'università di Harvard, ha vinto numerosi premi per la ricerca e l'insegnamento ed è famoso per le sue ricerche sulle previsioni affettive. Daniel Gilbert è anche uno scrittore e i suoi libri hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo. Qui trovi la pagina di Wikipedia su di lui, qui la pagina su TED che lo riguarda e qui il sito sul suo libro di maggior successo.

Nel video naturalmente c'è molto di più di quello che ho detto stasera, quindi ti invito a guardarlo se non l'hai già fatto.

Buona visione e a presto ;D

CULTURA
26 ottobre 2012
I miti del capitalismo - 1

 

Qualche giorno fa parlavo di capitalismo con un gruppo di amici e mi sono reso conto quanto il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso alla propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna. Protagonisti della diffusione di questi miti sono i media, naturalmente, dalla tv al cinema, dai giornali al web. Ma oltre ai media, questi miti sono stati promossi per decenni anche attraverso la scuola e l'università, a opere letterarie, distribuite grazie al controllo dell'editoria, perfino a istituzioni religiose.

Oggi che assistiamo a un'evoluzione “finanziaria” del capitalismo, oggi che il capitale torna alla carica del bene pubblico e vuole appropriarsi delle prerogative e delle sovranità degli stati, è importante avere bene chiaro in mente quale sia il vero volto del capitalismo.

Cos'è il capitalismo?

In sintesi è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è l'accumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Quali sono i principali miti del capitalismo?

Il sogno americano

Secondo l'ideologia capitalista, il capitalismo è l'unico sistema economico che permette di realizzare se stessi, cioè permette l'arricchimento di chiunque, in base alle proprie capacità. Chiunque può diventare ricco se lavora duramente e con convinzione. Nella realtà il capitale tende ad accentrarsi nelle mani dei pochi, attraverso l'appropriazione delle ricchezze altrui. A parte rare eccezioni questo non avviene attraverso il lavoro, che per il capitalismo non è altro che una risorsa da cui trarre profitto, ma sfruttando posizioni dominanti, di monopolio, di potere e attraverso coercizione, persuasione e inganno, spesso violando le leggi civili e morali.

I miglioramenti dello stile di vita delle popolazioni non dipendono dal capitalismo, che al contrario normalmente non si cura dei costi sociali e ambientali delle attività che conduce, ma dipendono dagli stati e dallo sviluppo culturale, tecnologico e sociale.

Questo mito è molto diffuso e resistente alle evidenze storiche, sostenuto tra l'altro da alcune religioni, come per esempio quella Protestante. Il suo scopo è tenere sotto controllo le classi più povere e spingerle a sostenere il capitalismo.

Capitalismo uguale ricchezza per tutti

Un altro mito è quello che afferma che, in un'economia di mercato, la ricchezza prima o poi viene ridistribuita. Come la storia dimostra, questo non è vero: lo scopo del capitalismo è l'accumulo della ricchezza e la conseguenza è il divario tra i ricchi e le classi più povere, come si è osservato nei paesi occidentali con l'avvento della globalizzazione e la perdita di sovranità degli stati. In realtà l'economia di mercato non può esistere senza classi medie capaci di spendere, cioè non può esistere senza una ridistribuzione della ricchezza. Nonostante questo il sistema capitalistico non prevede in sè sistemi efficaci di ridistribuzione della ricchezza ed è sempre indirizzato verso la propria distruzione.

Lo scopo di questo mito è tenere sotto controllo le classi più povere e permettere ai capitalisti di fare profitto senza ulteriori ostacoli o competitori. Nel passato fu usato per limitare la diffusione delle idee socialiste e indebolire i paesi comunisti e socialisti.

Capitalismo uguale libertà

Il capitalismo ci rende liberi di prendere le nostre decisioni, per esempio, ci permette di scegliere il nostro modo di vivere, il luogo in cui vivere, il lavoro, il cibo che mangiamo, eccetera. Anche se ci limitiamo a considerare la libertà come “libertà di scelta”, ebbene il capitalismo limita la nostra libertà di scelta. La possibilità di scegliere tra dieci tipi diversi di salsa di pomodoro in un supermercato non è libertà.

Come abbiamo già ripetuto, lo scopo del capitalismo è l'accumulo di ricchezza nelle mani di una minoranza e la conseguente riduzione di ricchezza nel resto della popolazione comporta una riduzione della capacità di spendere e quindi delle possibilità di realizzare i propri obiettivi personali, quindi della libertà di scelta. Se non abbiamo i soldi per mangiare o una casa in cui abitare, non abbiamo scelta. Se non arriviamo a fine mese con il nostro stipendio non abbiamo molta scelta. Anche se abbiamo abbastanza soldi, ma spendiamo i nove decimi della nostra vita a fare lavori che non amiamo non abbiamo molta scelta.

Non credi?

Come abbiamo considerato all'inizio, il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno e questa è un'implicita limitazione della libertà di scelta di ognuno di noi. Spesso, per giustificare questo mito vengono attribuiti al capitalismo meriti che appartengono alla democrazia, agli stati, allo sviluppo culturale e tecnologico, eccetera. Come la libertà di parola, per esempio, o la libertà di scegliere i propri rappresentati, essere informati, viaggiare e molto altro.

Lo scopo di questo mito è naturalmente il controllo delle popolazioni e spingerle a sostenere il modello capitalista. Viene inoltre utilizzato per giustificare l'interferenza negli affari di paesi non capitalisti.

Per chiarire meglio il rapporto tra capitalismo e libertà è opportuno approfondire anche il rapporto con la democrazia e gli stati e il concetto di libero mercato. Lo faremo nel prossimo post sull'argomento. Per stasera mi sono dilungato troppo.

Ti ringrazio di avermi seguito sin qui.

Grazie e a presto ;D

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