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CULTURA
8 dicembre 2012
COS'E' LA PROPAGANDA?

  

Prima di continuare ad approfondire il tema dell'informazione penso sia fondamentale comprendere cos'è la propaganda.

Quando comunichiamo con altri individui possiamo comunicare liberamente, senza nascondere ciò che pensiamo e ciò che proviamo, o possiamo controllare le informazioni contenute nella nostra comunicazione per ottenere uno scopo preciso. Per esempio per non rivelare chi siamo, per non dover rispondere di nostre responsabilità, o per nascondere condotte considerate riprovevoli per il nostro gruppo sociale, o per manipolare gli interlocutori a nostro vantaggio.

Da bambini impariamo afiltrare” le informazioni che trasmettiamo agli altri, per esempio non diciamo alla mamma quello che è successo in cortile con gli amici della via per evitare rimproveri, e impariamo anche a manipolare le informazioni trasmesse per ottenere una reazione specifica, cioè riduciamo linformazione o la presentiamo da un diverso punto di vista o perfino diamo informazioni in parte o del tutto non vere, cioè mentiamo.

Hai ragione, non sto dicendo nulla di nuovo: l'uomo mente, l'uomo manipola i propri simili per il proprio vantaggio e lo fa attraverso la comunicazione, manipolando l'informazione trasmessa per modificarne la percezione della realtà e influenzarne le reazioni.

Volevo accertarmi che fosse chiaro per entrambi. Ora torniamo al quesito fondamentale: cosè la propaganda? Cosa ha a che fare con linformazione, la comunicazione e i media?

Il termine propaganda deriva dal latino “propagare” e in sintesi è l'attività di disseminazione informazioni e idee con lo scopo di indurre i soggetti della propaganda a specifiche azioni, reazioni, attitudini o comportamenti. Il concetto nasce per descrivere un modo di diffondere il credo religioso, per indicare sforzi coordinati e sistematici nel convincere il maggior numero di persone possibili. Solo nel ventesimo secolo la propaganda acquisisce la connotazione negativa che tutti conosciamo: propaganda uguale volontà di influenzare e manipolare le masse. Questo perché le masse sono diventate soggetto politico solo negli ultimi centocinquant'anni e perché i mezzi di comunicazione di massa sono apparsi appunto nel ventesimo secolo.

Oggi se chiediamo a qualcuno per strada cosa sia la propaganda, ci sentiremo rispondere nei modi più vari che “la propaganda è una comunicazione mirata a influenzare le opinioni o il comportamento delle persone, usata soprattutto nella pubblicità commerciale e nella politica, con forti connotazioni negative, in quanto di solito è una comunicazione ingannevole, manipolatrice, mistificatoria, falsa”.

Questo perché la propaganda ai giorni nostri è diventata il conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche di persuasione per raggiungere specifici obbiettivi a beneficio di coloro che la realizzano o la finanziano. E la causa di tutto questo è l'esistenza di mezzi di comunicazione di massa, pervasivi e potenti, a cui la maggioranza della società e dei cittadini attingono per ottenere informazioni, però nelle mani di individui molto ricchi, imprese, lobby o partiti, con precisi obiettivi economici e politici e pochi scrupoli nel loro utilizzo.

Per essere più chiari, l'antitesi della propaganda è la semplice esposizione della realtà o dei fatti nella loro completezza. Quello che ci offrono i media di oggi è nei casi migliori un'informazione incompleta, nei peggiori una vera e propria propaganda “fraudolenta”, cioè un'informazione travisata o falsa, mirata a manipolare l'opinione pubblica e personale, a beneficio della minoranza che possiede i media e a danno di una parte o della maggioranza dei cittadini.

L'informazione manipolata cambia il modo con cui la vittima percepisce il mondo o l'oggetto della propaganda, per esempio il prodotto che si vuole vendere, genera desideri, emozioni o paure e li dirige.

Perchè questa propaganda funzioni è necessaria innanzi tutto un'efficace censura dei fatti, in modo da limitare la diffusione delle informazioni, o in alternativa il controllo delle fonti di informazioni, almeno della maggior parte, affinché chi cerca di verificare le informazioni trovi conferme positive.

Noi cittadini di uno stato occidentale raramente siamo consapevoli che l'informazione fornita dai media è normalmente oggetto di censura e siamo ancor meno consapevoli di quanto sia grande il controllo sui media. Un esempio: non solo come dicevamo, gran parte dei media è proprietà di ricchi, imprese, lobby, eccetera, ma le stesse agenzie di stampa, che raccolgono e veicolano l'informazione e a cui attingono gli altri media e i giornalisti, le stesse agenzie di stampa sono di proprietà privata, quindi agiscono per interessi privati, e manipolano e perfino censurano le informazioni.

Un altro esempio di controllo e censura è il modo con cui, durante una guerra, gli eserciti limitano la circolazione delle informazioni sul conflitto, facendo di tutto per diventare fonte unica e arrivando perfino a uccidere i giornalisti freelance che trovano sul territorio. Gli stessi eserciti o stati in guerra usano il proprio potere politico per fare propaganda e disinformazione attraverso i media, arrivando a far circolare informazioni false. Come è accaduto prima e durante il conflitto in Iraq, nella recente guerra in Libra e come sta accadendo in Sira.

Chi controlla l'informazione controlla l'opinione pubblica, la società, i cittadini e la loro visione della realtà. L'informazione è potere. Controllare, limitare, manipolare, oscurare, cancellare le informazioni sono il modo con ci si appropria e si esercita questo potere.

Tu che ne pensi?

Nei prossimi post sull'argomento approfondiremo tutti questi aspetti e cercheremo di capire quali effetti abbiano sulla nostra vita e su quella dei nostri figli.

A presto ;D

SOCIETA'
28 ottobre 2012
Tentano ancora di mettere il bavaglio alla rete 2

 

La legge bavaglio è in parlamento!

Nel post precedente (qui) abbiamo visto come la nostra politica stia tentando una volta ancora di imbavagliare l'informazione in rete, in particolare la blogosfera. Dico ancora perché sono anni che in parlamento tentano in un modo o nell’altro di limitare la circolazione delle informazioni in rete e la libertà di parola.

Non a caso Reporter senza Frontiere classifica l'Italia al 61° posto per libertà di stampa, al livello di paesi del terzo mondo (vedi qui).

Un emendamento al disegno di legge sulla diffamazione, presentato da Pdl, Pd e Lega insieme e passato in commissione giustizia al Senato, che reintroduce l'obbligo di rettifica entro 48 ore da parte di ”siti informatici di natura editoriale”, su richiesta di chiunque si ritenga diffamato, che la notizia riportata sia vera o meno. In caso di inadempienza i gestori possono essere portati in giudizio e multati fino a centomila euro.

E ora la legge è arrivata in Senato e, vista l'urgenza, è più che probabile che verrà votata in fretta.

Perché l'urgenza?

Per stessa ammissione dei partiti, questa è l'ennesima legge ad personam, in particolare realizzata per “salvare” dalla prigione Sallusti, condannato per diffamazione aggravata, in nome della libertà di informazione.

Un disegno di legge che dovrebbe difendere la libertà di informazione, al contrario la limita.

Come è possibile?

A causa di una disciplina dell’editoria mal scritta, tutti i siti web possono essere di natura editoriale e quindi soggetti all’obbligo di rettifica, che di fatto spingerebbe i blogger ad autocensurarsi per non incorrere in un processo penale e nelle pesanti sanzioni per inadempimento appunto di questo obbligo. Oppure li spingerebbe a rettificare le informazioni a prescindere dalla fondatezza della richiesta.

Il rischio è tale che la stessa Wikipedia si è mossa allertando i suoi utenti su quello che sta accadendo (vedi qui), in quanto questa norma va contro la sua natura “aperta” e oltre le sue risorse e la sua politica di gestione. C'è il rischio molto concreto che questa norma porti all'oscuramento dell'enciclopedia in Italia.

Perché la politica vuole questa norma?

Per controllare la circolazione delle informazioni. Chi controlla l’informazione controlla le persone che la ricevono se non hanno alternative con cui verificarla. Come ho già ripetuto molte volte, i media allineati sono di solito di proprietà o nelle mani di gruppi di potere, quali banche, governi, partiti, industriali, lobby, eccetera. E quest’ultimi non comprano un media per beneficenza, ma con un interesse preciso: influenzare l’informazione. Di fatto i proprietari o i gruppi di potere decidono, dettano o nel migliore dei casi influenzano le politiche editoriali, le priorità degli argomenti e le censure.

E' l’ennesimo attacco alla libertà di informazione. Quindi facciamo circolare l’informazione e facciamo pressione sugli imprenditori, giornalisti e politici che conosciamo, affinché a loro volta facciano sapere che i cittadini non vogliono queste assurdità.

Qui puoi trovare la pagina principale di Wikipedia con il banner informativo, qui puoi trovare un articolo del Il Post e qui puoi trovare un post di Reporter senza Frontiere.

A presto ;D 

POLITICA
13 ottobre 2012
Tentano ancora di mettere il bavaglio alla rete

 

Ci provano ancora, nonostante tutto. La politica tenta ancora di imbavagliare la rete, in particolare di costringere la blogosfera al silenzio. Dico ancora perché sono anni che in parlamento tentano in un modo o nell'altro di limitare la circolazione delle informazioni in rete e la libertà di parola.

Questa volta sono ritornati con l'idea dell'obbligo di rettifica entro 48 ore per tutti i siti informatici come prevedeva la vecchia legge sulla stampa, altrimenti i gestori saranno puniti con una sanzione a quattro zeri. Questo è in sintesi il contenuto di diversi emendamenti al disegno di legge relativo alla diffamazione che si sta discutendo in Senato in questi giorni, emendamenti proposti da Pdl, Pd e Lega insieme.

Il paradosso è che un disegno di legge che dovrebbe difendere la libertà di informazione, al contrario la limita.

Mi chiedi perché dovrebbe limitarla?

Perché per la disciplina dell'editoria mal scritta, tutti i siti web possono essere di natura editoriale e quindi soggetti all'obbligo di rettifica, che di fatto spingerebbe i blogger ad autocensurarsi per non incorrere nelle pesanti sanzioni per inadempimento appunto di questo obbligo. Oppure li spingerebbe a rettificare le informazioni a prescindere dalla fondatezza della richiesta.

Perché lo fanno?

Per controllare la circolazione delle informazioni. Chi controlla l’informazione controlla le persone che la ricevono se non hanno alternative con cui verificarla. Come ho già ripetuto molte volte, i media allineati sono di solito di proprietà o nelle mani di gruppi di potere, quali banche, governi, partiti, industriali, lobby, eccetera. E quest’ultimi non comprano un media per beneficenza, ma con un interesse preciso: influenzare l’informazione. Di fatto i proprietari o i gruppi di potere decidono, dettano o nel migliore dei casi influenzano le politiche editoriali, le priorità degli argomenti e le censure.

Assistiamo all'ennesimo attacco alla libertà di informazione. Quindi facciamo circolare l'informazione e facciamo pressione sugli imprenditori, giornalisti e politici che conosciamo, affinché a loro volta facciano sapere che i cittadini non vogliono queste assurdità.

E facciamolo in fretta, perché martedì prossimo si votano gli emendamenti in commissione giustizia al Senato.

Qui puoi trovare una conferma del FattoQuotidiano, qui una su QN.

A presto ;D

CULTURA
9 ottobre 2012
Giappone, Venezuela e Siria: come i media distorcono la realtà

 

Stasera parliamo di media e di realtà.

Nel post “Media di oggi” abbiamo visto come di solito pensiamo che l’informazione che riceviamo dai canali ufficiali delle istituzioni democratiche e dai media sia degna di tale nome cioè di qualità, mentre in realtà lo scopo dei media non è quello di informare, ma di guadagnare sull’informazione.

Inoltre, come ho già ripetuto molte volte, i media sono di solito di proprietà o nelle mani di gruppi di potere, quali banche, governi, partiti, industriali, lobby, eccetera. E quest’ultimi non comprano un media per beneficenza, ma con un interesse preciso: influenzare l’informazione. Di fatto i proprietari o i gruppi di potere decidono, dettano o nel migliore dei casi influenzano le politiche editoriali, le priorità degli argomenti e le censure.

Non ricordo chi abbia detto “chi controlla l'informazione controlla i popoli”, ma aveva dannatamente ragione.

In che senso, come?

Ok, provo a farti qualche esempio. Un classico per iniziare, la stanza chiusa. Immagina di vivere in una casa da cui non puoi uscire e sai quello che accade fuori guardando dalla finestra e grazie a una persona che viene a trovarti ogni giorno. Questa può raccontarti la verità, o meglio quello che conosce dei fatti esterni, oppure può manipolare l'informazione e far apparire gli eventi esterni in modo diverso. Per esempio può farti credere che il mondo esterno sia pericoloso, pieno di delinquenti che entrano nelle case per svaligiarle. L'informazione provoca reazioni ed emozioni in noi tutti, in questo caso paura. Perché il tuo informatore dovrebbe indurti alla paura? Per molti motivi, per esempio per costringerti a rimanere in casa, per controllarti, per spingerti a spendere per rendere più sicura la casa e molto altro ancora.

Questo è un esempio semplice, di facile gestione, ma di esempi ce ne sono molti e tutti confermano il punto: chi controlla l'informazione controlla le persone che la ricevono se non hanno alternative con cui verificarla. E di alternative al giorno d'oggi ce ne sono, non sempre ma ce ne sono, ma di solito non sono a portata di mano, bisogna cercarsele e spendere tempo e risorse per trovarle. La maggior parte delle persone prende le informazioni dove può e preferibilmente da fonti vicine, di facile accesso, poco costose. Non è un caos che la maggior parte degli italiani si informa dalla televisione.

Tutto chiaro?

Stasera voglio proporti tre esempi attuali di come l'informazione dei media viene influenzata e manipolata.

Venezuela.

In Venezuela ci sono state le elezioni e Hugo Chavez ha vinto per la quarta volta nonostante il suo avversario avesse l'appoggio di tutti i media privati venezuelani, del Fondo monetario internazionale, degli Usa e delle grandi banche. Eppure nessuno spiega che la vittoria di Chavez è una sconfitta della finanza internazionale come dimostra il crollo del petrolio e delle borse pochi minuti dopo la dichiarazione ufficiale. La finanza che in europa demolisce gli stati e si appropria della sovranità dei popoli, in sudamerica è stata sconfitta dal voto democratico di un popolo. Si leggono accuse di manipolazioni e di golpe, ma nessuno racconta come la disinformazione anti-Chavez non si sia limitata solo ai media privati, venezuelani e internazionali, ma come abbia infuriato anche sul web, anche in Italia. Qui puoi trovare l'interessante articolo sull'argomento di Modigliani, qui e qui puoi trovare gli articoli del Fatto e della Repubblica.

Siria.

Che ci sia una guerra in Siria lo sappiamo tutti, ogni giorno i media ci parlano dei bombardamenti in Siria, degli scontri con i ribelli, dei morti. Tv e giornali, esperti e giornalisti però non spiegano che tipo di guerra, parlano di una ribellione, di primavera araba, della lotta per la libertà contro un dittatore. Quando però vai a scavare, ti trovi davanti a una guerra nuova, una guerra in stile Libia, dove il malcontento interno e i ribelli vengono sfruttati dai servizi segreti dei paesi occidentali per dare il via a una guerra civile che mira a destabilizzare e rovesciare il governo del paese.

Abbiamo un dittatore, senza dubbio, e abbiamo dei ribelli, ma chi rappresentano questi ribelli, quanta della popolazione della Siria? Inoltre chi li appoggia, rifornisce e aiuta? Chi sono i mercenari che arrivano dall'estero e chi li manda? Com'è possibile che pochi ribelli riescano a tenere testa all'esercito regolare? E soprattutto chi è realmente responsabile della morte dei civili? I media occidentali ci raccontano una guerra civile distorta, fanno propaganda, alzano una cortina fumogena per nascondere l'ovvio.

Un esempio di come oggi le guerre non siano solo più militari, ma soprattutto guerre di informazione, dove tutto è lecito e dove le vittime sono la verità come principio e i cittadini che vengono ingannati e manipolati affinché appoggino azioni e decisioni politiche discutibili. Guerre di oggi.

E a proposito dell'aggressione della Siria alla Turchia, è ragionevole credere che il governo siriano voglia aggredire o anche solo minacciare la Turchia mentre sta affrontando un conflitto interno? E poi come si può credere a un attacco di mortai da oltre la frontiera da parte dell'esercito siriano, quando è noto che quel territorio è nelle mani dei ribelli, che proprio dal confine turco ricevono rifornimenti e assistenza?

Usiamo la testa, per favore. E intendo la nostra.

E infine il Giappone.

Per i media occidentali il Giappone è uno degli argomenti più censurati in Europa. All'inizio ho pensato fosse a causa del disastro di Fukushima, che ha affossato il nucleare nella maggior parte del pianeta, ma perché minimizzare e sopprimere le notizie di politica ed economia? Perché per esempio non si parla del suicidio del ministro delle finanze giapponese appena dopo aver parlato con il responsabile del fondo monetario internazionale a Tokio? O della morte per avvelenamento del nuovo ambasciatore giapponese in Cina? Notizie delle ultime settimane.

Alla fine ci sono arrivato: non se parla perché il Giappone è pericoloso. Perché è un esempio che i potenti del mondo occidentale non vogliono sotto i riflettori. Il Giappone ha un pil poderoso e un debito ancor più poderoso, è in una situazione peggiore dell'Italia, eppure l’inflazione è al 2%, non ha problemi di spread e la disoccupazione è meno del 2%. Il Giappone ha un debito enorme ma cresce, mentre l'Italia, con meno della metà del debito e un analogo rapporto debito/pil, è in recessione.

Come mai?

Perché il Giappone ha una moneta propria e applica la MMT, e ogni anno aumenta la spesa pubblica e migliora i suoi conti. Come l'Argentina è l'esempio concreto che la teoria MMT funziona, mentre le ricette di tagli e austerità del fondo monetario e della BCE sono sbagliate e dannose per l'economia di un paese. E il ministro morto era pronto a lanciare un nuovo piano di investimenti in Giappone, che avrebbe aumentato il debito di oltre 2000 miliardi, ma avrebbe aumentato la ricchezza del suo paese e garantito salute, sicurezza e lavoro. Ma questo i media non l'hanno detto o l'hanno solo mormorato.

Per stasera ho finito di annoiarti e ti lascio con un consiglio: non disegnare il tuo mondo sulle storie che i media ti propinano. E spendi quanto tempo serve per informarti come si deve, altrimenti farai le scelte sbagliate, scelte che altri vogliono tu faccia.

Buona serata e a presto ;D

SOCIETA'
3 febbraio 2012
Fonti di informazioni - ALASKA

 

No, stasera non parleremo della regione più settentrionale delle Americhe, ma di una delle migliori trasmissioni radiofoniche del panorama italiano: Alaska di Radio Popolare, condotta da Marina Petrillo, giornalista, blogger, tweep, social media editor.

In onda dal martedì al venerdì a mezzogiorno e in replica alle 21, la trasmissione Alaska, avviata nel 2009 con lo scopo di portare in radio le storie e le notizie dal web e sul web, ha avuto un'improvvisa evoluzione nel 2010. A seguito del disastro della BP e dell'eruzione del vulcano islandese, la conduttrice ha iniziato a seguire il racconto collettivo dei blogger che twittavano dai luoghi colpiti dalla marea nera e dagli effetti dell'eruzione. Quando nel 2011 in Egitto è esplosa la rivolta, Alaska è riuscita a fornire ai suoi ascoltatori il più completo e continuo servizio di informazione sulle rivoluzioni nordafricane di quella che è stata chiamata la primavera araba.

Il flusso di informazioni affidabili e tempestive durante i grandi avvenimenti è garantito da Twitter, il social network famoso per i suoi messaggi (tweet) da 140 caratteri, attraverso il quale le voci della rete, blogger ed attivisti, danno forma a un racconto corale che la giornalista è riuscita a trasferire e raccontare nella sua trasmissione, mescolando il giornalismo tradizionale alle nuove frontiere dell'informazione.

La Petrillo si è costruita una rete di fonti e contatti composta da giornalisti professionisti, attivisti, blogger e testimoni, scelti uno per uno e verificati nel tempo, che forniscono la base, il nocciolo delle storie che racconta. Alla fine di novembre 2011, è anche uscita dallo studio di RP, per diventare testimone di quello che stava succedendo a piazza Tahrir al Cairo in Egitto durante le giornate della prima tornata di elezioni dopo Mubarak.

Nonostante il carattere soggettivo delle trasmissioni e delle informazioni che riporta, Alaska e la sua giornalista forniscono punti di vista diversi dai media tradizionali, interpretazioni penetranti e testimonianze dirette. Non a caso vengono riconosciuti come una delle fonti indipendenti più influenti per quanto riguarda le notizie internazionali. Personalmente trovo notevole il lavoro fatto dalla Petrillo, in particolare nel modo diverso di raccogliere e fare informazione.

Qui trovi il blog di Alaska dove puoi ascoltare le trasmissioni precedenti e trovare tutte le fonti e i documenti che la conduttrice raccoglie per le sue trasmissioni. Ti invito a dare un'occhiata ai link e alle fonti riportate. Qui trovi una recente intervista della Petrillo su Il Post, qui un'altra intervista sull'Unità. L'hashtag di twitter della trasmissione è @alaskaRP.

Buon ascolto e a presto ;D

ECONOMIA
24 gennaio 2012
PAROLE PER PENSARE – Cosa sono le società di ratings?

 

Il controllo sugli altri si esercita in molti modi, per esempio attraverso la paura, ma lo strumento di controllo più efficace è la manipolazione dell'informazione. Manipolando l'informazione si controlla la realtà percepita della vittima, quindi le sue scelte e le sue azioni. Ne parleremo ampiamente nei post futuri relativi alla persuasione. Ho accennato all'argomento per sottolineare l'importanza dell'informarsi e dell'informazione.

Tutto questo per introdurre un bel video dove il blogger Giampaolo Rossi di Wilditaly spiega in modo semplice ed efficace il funzionamento delle società di ratings e laffidabilità (o inaffidabilità) delle loro valutazioni.

Wilditaly è un sito di informazione indipendente e Rossi ne è il caporedattore.

Ritengo che i commenti siano superflui. Ti invito comunque a seguire con senso critico quanto viene detto, a usare la tua testa, a porti le tue domande e soprattutto a verificare le informazioni esposte.

Buona visione e a presto ;D

CULTURA
12 novembre 2011
PAROLE PER PENSARE – La caduta della democrazia in Italia

 

Stiamo vivendo eventi storici, di quelli che verranno insegnati a scuola ai nostri nipoti. Eppure nel rumor bianco dei media allineati, quelli nelle mani dei privati, delle banche, delle lobby, non si riesce a percepire la realtà dietro ai fatti. L'informazione è talmente manipolata ed “emotivizzata”, i fatti sono talmente sommersi dalle opinioni e mascherati dalle “interpretazioni” degli esperti in pieno conflitto di interesse, che per una persona normale è difficile riuscire a capire con chiarezza cosa sta succedendo.

Ti invito ad esercitare il tuo senso critico (vedi il post Il senso critico) per capire chi sono gli attori e quali interessi hanno, perché è su questa base che si può iniziare a districare la situazione. Per questo ti propongo questo video, dove il blogger Claudio Messora (Byoblu) spiega chi sono Mario Monti e Lucas Papademos, cosa li spinge e chi si nasconde dietro di loro.

Qui  trovi il post originale di Byoblu. Qui trovi il blog di Messora su Il fatto quotidiano, qui una sua intervista del 2009 in cui si racconta, qui la sua pagina su Liquida.

Aggiungo anche l'intervento di Messora alla puntata di ieri della trasmissione Servizio pubblico, proprio su questo argomento:

 

Buona visione e a presto ;D

CULTURA
31 ottobre 2011
Un modo diverso di fare televisione: Servizio Pubblico

 

Stasera voglio attirare la tua attenzione su un qualcosa di nuovo che si sta affacciando sulla scena in questi giorni: Servizio pubblico.

Hai presente Michele Santoro? Sì, proprio lui, giornalista e presentatore televisivo, che ha condotto e realizzato trasmissioni del calibro di Samarcanda, Tempo reale, Moby Dick, il Raggio verde, fino al più recente Annozero (2006-2011) realizzato al suo ritorno in Rai dopo l'editto “bulgaro“ di Berlusconi del 2002. Nonostante il successo strepitoso di pubblico e gli introiti garantiti, Annozero è stato chiuso per motivi politici e Santoro è stato allontanato nuovamente dalla Rai.

Qui e qui trovi quello che Wikipedia riporta su Santoro e Annozero. Qui trovi il sito di Annozero.

I falliti accordi con LA7, probabilmente causati da pressioni politiche, hanno portato il conduttore a tentare un nuovo progetto, un nuovo modo di fare televisione e di fare informazione che spezzi il monopolio culturale che oggi domina i media in Italia. Servizio pubblico è una trasmissione prodotta da una società riconducibile a Santoro e venduta e trasmessa su diverse piattaforme: sulle televisioni regionali e locali, sul digitale terrestre, sulle reti satellitari e soprattutto in rete.

Afferri il nocciolo della questione?

Santoro con la sua trasmissione propone un modo diverso di produrre contenuti televisivi, bypassa le reti televisive nazionali rompendo in questo modo un monopolio che controlla di fatto il veicolo principale di informazione del nostro paese: la tv. Qual è la chiave di volta di tutto questo? Esatto! Internet. E non a caso uno dei primi passi è stato aprire il sito della trasmissione Servizio pubblico, che ad oggi ha totalizzato un milione e mezzo di visite. Non a caso quando Santoro ha chiesto un contributo di dieci euro hanno risposto in poche settimane centomila persone.

Penso che gli italiani non siano ragazzini tredicenni come i politici vogliono farci pensare, penso che la maggior parte di noi capisca che se il progetto funziona le cose cambieranno e lo faranno in fretta, e forse in meglio. L'informazione in Italia è “semilibera”, cioè controllata, filtrata e manipolata costantemente sulla maggior parte dei media nazionali. E' tempo di fare qualcosa, non ti pare?

Ci sono molti modi, per esempio si può spegnere la televisione in modo permanente (lo consiglio), ma oggi si può anche sostenere Santoro e la sua trasmissione. Non ti piacciono le sue trasmissioni? Anche a me non piace molto il suo modo di fare giornalismo, ma se avrà successo, altri seguiranno e cambierà il rapporto tra la televisione e la rete.

La scelta è tua, anzi nostra.

Per chiarirti le idee sulle motivazioni e sulle intenzioni di Santoro, qui sotto trovi il video su youtube del suo intervento alla Fiera delle Parole di Padova lo scorso 9 ottobre.

Buona visione e a presto ;D 

 

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