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POLITICA
24 gennaio 2013
PERCHE' VOTARE?
 

L'altro giorno un collega disgustato dalla politica mi ha confessato: “non andrò a votare, non ha senso farlo, perché spendere inutilmente il mio tempo? Il mio voto non influirà in alcun modo sul futuro dell’Italia”.

Tu cosa ne pensi? Sei d’accordo con lui?

Se me lo permetti vorrei attirare la tua attenzione su alcuni aspetti chiave del “rito” del voto. Che ci piaccia o meno, siamo cittadini di una democrazia rappresentativa, cioè eleggiamo e incarichiamo poche persone di rappresentarci e di gestire il potere politico nell’interesse dei cittadini.

Ok, sappiamo entrambi che la realtà è diversa, che la nostra classe politica non rappresenta i cittadini italiani, ma è dedita ai propri interessi e a quelli delle classi dominanti, che la legge elettorale è una vergogna che permette a una dozzina di individui di decidere la composizione del parlamento, che i conflitti tra le nazioni per il potere non sono mai cessati e l’Italia è ancora un “vassallo” degli USA e della “ex” Nato, che i conflitti di classe continuano a devastare vite nonostante l’Italia sia ufficialmente una repubblica democratica. E altro ancora.

E’ facile quindi farsi prendere dallo sconforto, facile pensare che altri decidono del nostro futuro qualunque sia l’esito di elezioni che, più che l’espressione della volontà della cittadinanza sovrana, paiono piuttosto una farsa.

Eppure le elezioni sono uno dei rari momenti in cui i politici sono costretti a prestare attenzione ai cittadini. Per cinque anni fanno passerella mentre si occupano degli affari propri, ma alle elezioni l’indifferenza scompare e, anzi, dietro alle facce di cera si annusa un certo nervosismo. Perché dai risultati del voto dipendono le cariche, gli stipendi, i loro interessi, per questo fanno di tutto per sedurre gli elettori, per circuirli con vuote promesse, innanzi tutto quella di mantenere lo status quo, cioè di lasciare le cose come stanno. Che altro non è che il sogno di tutti quelli che stanno bene, che hanno ricchezze e beni, che godono di privilegi, di cariche e di posizioni dominanti. O il desiderio piccolo piccolo di coloro che si accontentano, che hanno paura del cambiamento, che preferiscono il poco di oggi all’insicurezza del domani.

Ma torniamo al punto: la scelta del voto dei cittadini determina il futuro degli interessi della classe politica italiana, degli interessi di tutti coloro che dipendono da essa e degli interessi delle classi dominanti che vogliono una politica prona e sotto controllo, ricattabile e disponibile ad avallare le loro richieste.

Per questo costoro fanno di tutto per controllare il voto degli italiani, attraverso ogni mezzo lecito e un po’ meno lecito. Per esempio, creano organizzazioni di persone che hanno gli stessi ideali o gli stessi interessi, per esempio i partiti; o usano i media, di proprietà o controllati da partiti, industriali, banche o lobby, e manipolano le opinioni delle persone distorcendo le informazioni fino a mentire senza pudore. Oppure comprano il voto, o lo scambiano, con un lavoro per esempio, o lo ottengono con la costrizione e il ricatto.

Ma non si limitano a controllare il voto in campagna elettorale, cercano anche di allontanare l’elettore dal voto e dalla politica, per stanchezza o disgusto o delusione, cercano di renderlo spettatore e di inculcargli idee false o distorte, come per esempio quella che “la politica la fanno i politici”, o che “una volta dato il voto il cittadino non ha altri doveri”, oppure che “l’unico modo di fare politica è attraverso i partiti”.

Chiaro, no?

So che ne eri già consapevole, ma volevo puntualizzarlo prima di arrivare al sodo della questione: il voto non solo determina il futuro degli interessi della classe politica, ma soprattutto il voto determina il futuro di noi cittadini e dei nostri interessi, anzi di più determina il futuro dei nostri figli e di coloro che amiamo. Non è una questione di tifo o campanilismo, di vedere chi vince e chi perde, non è neppure una questione di ideologie, destra o sinistra, il voto decide chi gestirà la politica, quindi i nostri soldi, e in che modo.

Chi viene eletto decide sulle leggi che regolano la società e l’economia, decide sulle tasse e sulla qualità dei servizi pubblici, decide sulla cultura e sulla qualità del lavoro e dell’informazione. In sintesi la politica decide sulla qualità della tua vita.

Se un numero abbastanza alto di noi cittadini comprende tutto questo e si muove insieme, allora le cose possono cambiare e la classe politica trema. Ed è quello che sta accadendo in questi mesi. Nelle voci e negli occhi dei politici si può leggere lo sconcerto e la paura per un movimento politico nato dal basso, fatto per la maggior parte di cittadini che fanno politica e che hanno tutta l’intenzione di cambiare le cose, e sostenuto da un numero crescente di italiani, stanchi o disgustati, o consapevoli che alle prossime elezioni si deciderà il futuro.

Non vuole essere uno spot elettorale a sostegno del Movimento 5 stelle, te lo assicuro, ma solo un invito a fare politica, iniziando proprio dal voto, perché se non facciamo politica, ogni giorno, tutti i giorni, qualcun altro la farà decidendo al posto nostro e secondo i propri interessi.

Quindi vai a votare e fai la tua scelta, ponderata e consapevole. E’ importante. Usa la tua testa, il tuo senso critico, non ascoltare le vuote promesse di mentitori professionisti. E non scegliere solo in base al puro interesse, pensa al futuro.

E dopo il voto, continua a fare politica, ogni giorno, a partire dalle piccole cose. Perché si può fare politica facendo la spesa, muovendoci e con buona parte delle scelte che facciamo ogni giorno. Parleremo di questo in altri post. Presto.

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

POLITICA
14 giugno 2011
E DOPO IL REFERENDUM?

 

Alla fine la maggioranza dei cittadini italiani ha espresso in modo forte e univoco la sua volontà a proposito dei quattro quesiti referendari. Hanno votato il 55% circa dei cittadini con il 95% circa di SI. Non mi pare ci siano dubbi.

Tu hai dubbi?

Non mi unirò a chi vuole interpretare il voto in questa o quella maniera, di solito con scopi strumentali, voglio piuttosto sottolineare due aspetti che secondo me meritano attenzione:

  1. il risultato del referendum dimostra che nonostante certe “abitudini” e nonostante la grave “malattia” che ha colpito l'informazione in Italia, gli italiani sanno ancora riconoscere il pericolo e sanno “muoversi” di conseguenza, chi attivamente e chi andando semplicemente a votare;

  2. lo stesso risultato dimostra che nonostante l'informazione “privata” e “manipolata” che ci propinano i media “allineati”, tv in testa, ci sono altre strade ugualmente efficaci su cui far circolare l'informazione necessaria a una scelta consapevole: quelle tradizionali, come il passaparola, il volantinaggio e le manifestazioni in piazza, e soprattutto quelle nuove come la rete.

Più d'uno mi ha chiesto: cosa succederà adesso?

Non ho la presunzione di conoscere il futuro, ma alcune considerazioni non richiedono la sfera di cristallo. Per iniziare, il “teatrino della politica” continuerà la sua “commedia”, diviso tra il fastidio per l'ingerenza di noi cittadini e la naturale pulsione a sfruttare l'occasione per acquisire “posizioni”. Posso inoltre aggiungere che vista la situazione drammatica a Fukushima è poco probabile che i sostenitori del nucleare riescano a rimettere sul tavolo l'argomento.

A proposito, ti invito a informarti sul Giappone, perché ciò che è accaduto e sta accadendo riguarda l'intero pianeta, noi compresi. Per esempio, questa è una fonte di informazioni affidabile, aggiornata e in italiano. 

Invece, diversamente dal nucleare, possiamo aspettarci che chi era “interessato” alla privatizzazione dell'acqua non desisterà affatto dalle sue mire. Per essere chiaro sto parlando di “affari” per centinaia di miliardi di euro a cui mirano multinazionali, banche e una lunga serie di investitori e imprenditori italiani e internazionali.

E come la storia ci dimostra, nonostante il referendum sia espressione della volontà dei cittadini, spesso la classe politica ha ignorato bellamente i risultati referendari.

Facciamo qualche esempio:

  1. nel '93 i cittadini votarono per abolire il ministero dell'agricoltura e del turismo, eppure lo stesso anno, Ciampi ripristinò il primo con un nome diverso e Prodi ripristinò il secondo nel 2006;

  2. nel '95 gli italiani chiesero la privatizzazione della RAI, ma a tutt'oggi l'azienda rimane pubblica e lottizzata dalla politica come vent'anni fa;

  3. nel '93 i cittadini votarono per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, ma lo stesso anno il finanziamento divenne “contributo per le spese elettorali” per poi essere ristabilito nel '97;

  4. e non parliamo del referendum sul nucleare dell'87.

Penso sia chiaro il perché di tutto questo, soprattutto gli interessi di una politica diventata “classe politica” più o meno all'inizio degli anni '80 e dedita più agli interessi personali che a quelli dell'Italia.

Quindi, il referendum abroga le leggi in questione con effetto immediato, ma temo sia solo un ostacolo che per quanto significativo non fermerà l'assalto degli speculatori e gli interessi della nostra classe politica. Al massimo lo rimanderà di qualche anno, probabilmente alla prossima legislatura.

E' solo la mia opinione e spero di sbagliarmi completamente a proposito. Nel frattempo godiamoci la nostra vittoria e la nostra acqua.

A presto ;D

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