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CULTURA
2 settembre 2012
LA MENTE UMANA – Ai limiti dell’attenzione 2
 

Stasera aggiungiamo un altro tassello al nostro studio dell’attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Ricordi? Ne abbiamo parlato più volte da diversi punti di vista.

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l'attenzione?”, abbiamo parlato dell'attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l'esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l'attenzione incanala le risorse mentali. Più è complesso l'oggetto della nostra attenzione o il compito su cui ci concentriamo, più è facile che la nostra mente sia costretta ad attivare una serie di meccanismi mentali con cui diamo priorità all'elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione” abbiamo visto come viene distribuita e assegnata l’attenzione e con quali limiti. L'attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” determinati colori, forme o movimenti e ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per farlo il nostro cervello crea un'etichetta e l'assegna all'oggetto da seguire, più o meno come se lo seguissi con le dita.

Stasera parliamo ancora dei limiti nella distribuzione e assegnazione dei limiti.

Prova a concentrarti su una partita in televisione e contemporaneamente seguire due persone che parlano nella stanza accanto. Ti accorgerai è difficile seguire entrambi gli eventi, seguendo uno con la vista e l’altro con l’udito.

Te ne sei mai accorto?

Noi esseri umani possiamo distribuire la nostra attenzione su oggetti o stimoli diversi, come più persone che parlano davanti a noi, e possiamo anche distribuire la nostra attenzione su sensi diversi, come ascoltare una conferenza e leggere quello che viene proiettato, eccetera, ma abbiamo difficoltà a seguire fonti diverse con sensi diversi.

Questo avviene perché l’attenzione è legata al luogo nello spazio su cui ci focalizziamo, cioè gestiamo meglio gli stimoli che vengono dallo stesso luogo e con difficoltà quando vengono da luoghi diversi.

Un esempio classico avviene quando siamo alla guida e parliamo con altri nell’autovettura. Se la strada ci è familiare, non abbiamo difficoltà ad ascoltare e a sostenere una conversazione anche impegnata, ma se non è così abbiamo difficoltà a seguire la conversazione. Inoltre la difficoltà è maggiore se parliamo con qualcuno sui sedili posteriori e non al nostro fianco. Viceversa se parliamo animatamente con gli altri passeggeri normalmente rallentiamo, guidiamo più prudentemente e reagiamo più lentamente a eventi improvvisi. E questo è sconsigliabile in molte situazioni, non credi?

Tutto questo non vale solo per vista e udito, ma per tutti i sensi. Se ci concentriamo sul tatto o sul gusto incontreremo la stessa difficoltà a sostenere per esempio una conversazione con un persona fuori vista o a una certa distanza.

Sì, in effetti riusciamo comunque a farlo per quanto sia più difficile, è vero. Per esempio riusciamo a guidare e parlare allo stesso tempo, ma questo è possibile perché distribuiamo alternativamente l’attenzione prima su un compito poi sull’altro a seconda delle esigenze. Quindi se la strada richiede maggiore attenzione, smetteremo di parlare per prendere lo svincolo giusto, e se il parlare richiede maggiore impegno guideremo in modo più sicuro, ma distratto.

A cosa sono dovuti questi vincoli?

Questi vincoli spaziali a cui l’attenzione è soggetta sono legati alla struttura e al modo con cui il nostro cervello lavora, ma non è ancora chiaro il come e il perché. Invece è chiaro che la nostra attenzione non riesce a seguire in modo efficace stimoli provenienti da luoghi diversi, quindi guida con prudenza.

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

CULTURA
1 dicembre 2011
PAROLE PER PENSARE – Quando manca il senso

 

Ieri parlavo con un amico dell'importanza delle parole. Le parole definiscono il nostro pensiero, ne definiscono i limiti e i punti di forza. Ne abbiamo evidenza quando da bambini ampliamo il nostro vocabolario e così facendo ampliamo la comprensione che abbiamo delle cose e del mondo intorno a noi. D'altra parte le parole limitano il nostro pensiero e il loro significato può cambiare o può essere cambiato, mutando in qusto modo la nostra percezione della realtà. Per questo è importante andare oltre all'apparenza delle cose ed afferrare il significato di gesti, fatti, parole. E non meno importante è porsi le domande giuste, perché le domande sono le chiavi per raggiungere la consapevolezza.

Il video di questa sera parla dell'importanza del senso delle cose e della vita. Chi parla è Moni Ovadia, attore teatrale, drammaturgo, scrittore, compositore. Qui trovi il suo sito ufficiale, qui cosa riporta su di lui wikipedia.

Come sempre ti invito ad ascoltare con attenzione e senso critico quello che viene detto. Personalmente non sono d'accordo su diverse delle cose dette, a partire dall'elogio a Grillo, d'altra parte trovo notevoli e stimolanti alcune delle riflessioni esposte, a partire dalla centralità dell'essere umano.

Buon divertimento e a presto ;D

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