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CULTURA
16 giugno 2012
LA MENTE UMANA – Il cervello e il linguaggio

 

Stasera, per la rubrica “La mente umana”, torniamo a parlare del senso dell'udito.

Nei postI sette sensi1e2abbiamo definito l'udito come il senso che ci permette di percepire i suoni, cioè onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l'aria. Nel postIl senso dell'udito e il senso del tempoabbiamo scoperto che se con la vista percepiamo dove sono le cose, con l'udito capiamo quando si verifica un evento. Molto interessante, non credi? Nel post “L'udito alla nascitaabbiamo visto come l'udito è il primo dei sensi che sviluppiamo nel ventre materno e le relative regioni cerebrali sono le prime a svilupparsi. Infine nel post “L'udito e lo spazio” ne abbiamo studiato i limiti spaziali: l'udito ci permette di controllare costantemente l'ambiente intorno a noi e di individuare velocemente e con relativa precisione le fonti dei suoni.

Stasera parleremo dell'udito e dell'interpretazione del linguaggio.

Che differenza c'è tra un suono e il linguaggio?

Il linguaggio non è un semplice insieme di rumori, ma uno dei vettori primari della comunicazione umana e quando il cervello classifica una serie di suoni come “linguaggio” non si comporta come se ascoltassimo il cinguettio degli uccelli o il rumore del traffico, ma attiva tutta una serie di aree di elaborazione ed utilizza una serie di artifici che hanno lo scopo di estrarre dai “suoni” tutte le informazioni possibili.

Il linguaggio è composto da enunciati, a loro volta composti di parole con significati precisi e organizzati secondo precise regole grammaticali. Grazie a tutto questo possiamo esprimere significati molto complessi e articolati. Le parole sono a loro volta scomponibili in morfemi, suoni complessi che rappresentano significati univoci o che modificano il significato di altri morfemi. Parole e morfemi sono scomponibili in fonemi, suoni elementari che in parte possono corrispondere alle lettere.

Le lettere sono 25 mentre i fonemi nella nostra lingua sono circa il doppio. Ogni lingua ha una serie propria di fonemi che possono essere molto diversi. Alcune lingue hanno un numero molto superiore di fonemi e l'uomo è fisicamente in grado di produrne più di cento. Nella realtà ognuno di noi, da bambino, impara e si sintonizza sui fonemi tipici della propria lingua madre e l'apprendimento di nuovi fonemi è uno degli ostacoli principali quando studiamo una nuova lingua.

Quando parliamo normalmente produciamo circa 10-15 fonemi o suoni al secondo e se parliamo velocemente possiamo raddoppiare questo numero. La nostra capacità di ascolto è invece molto superiore, fino a 50 fonemi al secondo, un numero talmente elevato che comporta la sovrapposizione dei suoni tra loro.

In questo caso, come riusciamo a capire il messaggio?

L'ascoltatore conosce la lingua e le regole che questa rispetta e può prevedere quali suoni seguiranno, via via che ascolta, arrivando perfino a indovinare la o le parole che seguiranno. E' attraverso questa capacità di previsione che un madrelingua può ascoltare il proprio linguaggio ad alta velocità e riuscire a comprenderlo.

A livello del cervello, in presenza di un linguaggio le informazioni provenienti dall'udito vengono instradate ad aree cerebrali completamente diverse, dedicate appunto alla ricezione e decodifica del messaggio verbale.

Sono queste aree che ci permettono di comprendere il significato di un enunciato o una parola anche se ne abbiamo ascoltato una parte e che ci permettono di comprendere una pronuncia distorta o troppo veloce, o una voce coperta dal rumore del traffico.

Non hai mai avuto la sensazione di sapere già quello che sta per dire il tuo interlocutore solo ascoltando le prime parole?

Adesso sai perché. Decine e centinaia di migliaia di anni di selezione naturale hanno sviluppato nell'uomo questa capacità straordinaria mirata appunto alla comunicazione sociale, che permette di ricevere e comprendere il messaggio verbale al meglio, nonostante le situazioni.

In realtà in presenza del linguaggio il cervello non si limita ad attivare solo aree specifiche per la decodifica dei suoni, dopotutto è stato dimostrato che la comunicazione umana avviene per la maggior parte tramite il linguaggio non verbale o paraverbale. Quindi il cervello non fa solo quanto finora descritto, ma estrae informazioni dal tono della voce, dal timbro, dalle pause, dal ritmo e dalla modulazione dei fonemi e delle parole. E questo solo per quanto riguarda l'udito. In presenza dell'interlocutore, parallelamente a quanto visto finora, il cervello umano recepisce e decodifica anche l'espressione del viso, la postura, i gesti delle mani e i movimenti del corpo, dando a essi un significato o un'interpretazione emotiva, nella maggior parte dei casi inconscia o parzialmente conscia.

Di questo comunque parleremo approfonditamente nei prossimi post relativi alla comunicazione. Per stasera ci fermiamo qui.

Un'ultima domanda per te prima di lasciarci: ti sei mai chiesto perché la comunicazione è talmente importante da spingere a sviluppare e selezione tali capacità cerebrali?

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri articoli della rubrica

CULTURA
15 aprile 2012
EMPATIA

 

Nel postCompiere un sceltaabbiamo visto che le nostre scelte sono influenzate o determinate dal nostro stato emotivo al momento della scelta e alla nostra capacità di gestirlo. Noi siamo animali emotivi e ogni nostra decisione dipende da quello che proviamo al momento della decisione o da quello che ci farà provare la decisione che prenderemo.

Nel postCosa sono le emozioniabbiamo compreso che l'emozione è un comportamento di risposta a uno stimolo esterno determinato da motivazioni profonde. L'emozione si manifesta su più livelli differenti: psicologico, comportamentale e fisiologico.

Le emozioni si distinguono in fondamentali o complesse e le prime: paura, disgusto, gioia, tristezza, rabbia e sorpresa, sono dette anche emozioni primarie e si manifestano nel primo periodo della vita umana e ci accomunano a molte altre specie animali. Le emozioni complesse (secondarie) derivano dalla combinazione delle primarie e si apprendono o sviluppano con la crescita dell'individuo e l'interazione sociale: l'invidia, l'allegria, la vergogna, l'ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l'offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione.

Le emozioni hanno funzioni diverse e importanti: per esempio, rendere più efficace la reazione dell'individuo ai fini della sopravvivenza, ma anche favorire la comunicazione sociale, farci comprendere i nostri cambiamenti psicofisici, renderci consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri obiettivi, farci apprendere da eventi e situazioni, e altro ancora.

Ho ripreso tutto questo perché stasera parliamo di una caratteristica fondamentale per comprendere le emozioni, quelle degli altri e di conseguenza le nostre: l'empatia.

Cos'è l'empatia?

E' la capacità di riconoscere, comprendere e condividere le emozioni altrui. E' una caratteristica che quasi tutti gli esseri umani posseggono, a eccezione di chi soffre certe patologie mentali, ed è fondamentale per lo sviluppo dell'emotività umana e per poter instaurare e gestire rapporti sociali soddisfacenti.

L'empatia è una predisposizione naturale che si sviluppa in tenera età attraverso il rapporto con gli altri esseri umani, principalmente con i nostri genitori. Durante i primi anni di vita nostra madre e nostro padre sono il nostro riferimento costante, attraverso l'osservazione costante dei nostri genitori, l'imitazione della loro espressività e gestualità apprendiamo il linguaggio e la comunicazione, impariamo a comprendere e decodificare il mondo intorno a noi, impariamo i modelli di comportamento e ad esprimere le emozioni.

Come ci riusciamo?

Imitandoli. Sì, semplicemente imitandoli.

Che ce ne rendiamo conto o meno, noi esseri umani urliamo le nostre emozioni costantemente. Attraverso il linguaggio non verbale (gestualità, postura, espressività facciale, e così via) e il linguaggio paraverbale (tono della voce), cioè più del 90% della nostra comunicazione, comunichiamo al mondo intorno a noi il nostro stato emotivo: se siamo tristi, delusi, innamorati, disgustati, eccetera. E tutti noi sappiamo interpretare consciamente o inconsciamente questi messaggi.

Tutto questo è possibile grazie ai neuronispecchio, cioè un sistema di neuroni visuomotori della corteccia premotoria, che in sostanza ci permettono di riconoscere le azioni altrui, dalla corsa dei giocatori durante una partita a calcio, ai movimenti dei muscoli facciali delle persone che incontriamo. Questi neuroni non solo riconoscono il movimento, ma ce lo fanno provare, cioè si comportano come se noi stessi stessimo per fare o facendo quei movimenti. Creano nel nostro cervello una vera e propria simulazione di quello che gli altri fanno e in questo modo ci permettono anche di capire le loro emozioni.

I neuroni “specchio” sono una dote presente nel nostro patrimonio genetico e sviluppata dall'evoluzione e dalla selezione naturale, in quanto la nostra sopravvivenza individuale dipendeva e dipende dalla comprensione delle azioni degli altri esseri umani, a partire dall'identificazione di minacce sia esterne che da parte di nostri simili, fino allo sviluppo di una vita sociale migliore e vincente per madre natura (riproduzione). Riassumendo siamo stati selezionati per essere empatici con i nostri simili.

Perché l'empatia è importante per lo sviluppo emotivo dell'essere umano?

Perché le emozioni complesse vengono apprese attraverso il contatto diretto con persone che le provano, a partire dai nostri genitori. In realtà, attraverso la lettura dello stato emotivo, l'empatia ci permette di entrare in “risonanza” con l'interiorità, i sentimenti e la visione del mondo delle altre persone. Di solito tutto questo avviene a livello inconscio, al di sotto della nostra soglia di consapevolezza, ma attraverso l'esperienza e la comprensione delle emozioni e dei meccanismi che le determinano, è possibile diventare consapevoli di tutto questo.

Perché l'empatia è importante per la socialità di ogni essere umano?

Vedo che lo hai già compreso. L'empatia è la base su cui poggiano le relazioni tra esseri umani. Non può esistere una relazione significativa se non c’è empatia, cioè se non comprendiamo le emozioni del nostro interlocutore o parter. Conoscere e comprendere l'emotività degli altri ci spinge a rispondere nel modo giusto agli stimoli altrui. Eimportante entrare in empatia per comprendere meglio la realtà degli altri e per operare delle scelte che non siano condizionate unicamente dal proprio punto di vista, spesso limitato.

In realtà l'empatia ha un risvolto negativo: se è vero che siamo empatici verso i nostri simili, lo stesso meccanismo ci rende diffidenti verso chi ci appare diverso per fisionomia, razza, atteggiamenti, cultura. La difficoltà a leggere le emozioni, l'essenza di immedesimazione ci porta a non considerare i “diversi” come parte del gruppo, della società e perfino a non considerarli come esseri umani. Alla base della maggior parte delle persecuzioni storiche c'è proprio la riduzione o l'assenza di empatia. La nota positiva è che l'empatia evolve con il tempo, cresce con l'esperienza fino ad arrivare a capire anche chi è diverso da noi.

L'argomento è ampio e interessante e non possiamo esaurirlo con questa veloce carrellata sull'empatia. Dedicheremo altri post di approfondimento per comprendere meglio cosa sia l'empatia, come influenza la nostra emotività e le nostre relazioni sociale.

Ti ringrazio per avermi seguito fin qui, se hai domande o suggerimenti non esitare a lasciare il tuo commento.

A presto ;D

POLITICA
9 aprile 2012
LA COMUNICAZIONE POLITICA - 1

 

A chi parlano i politici?

A noi cittadini? Sei sicuro?

E cosa dicono? Riesci a capire quello che dicono?

Perché sono incomprensibili?

Stasera ti propongo un video del 1991, un reperto storico i cui contenuti sono validi ancora oggi. E' un'interessante analisi della comunicazione politica italiana della prima repubblica, condotta da una splendida Lella Costa.

L'attrice ci spiega in modo semplice che le parole della politica sembrano poco chiare perché per lo più non sono destinate a noi, al pubblico, ma agli altri politici e ai giornalisti, agli addetti ai lavori insomma. Sono messaggi in codice che riguardano il potere e la classe politica. I politici non parlano delle cose, ma parlano del sistema politico e al sistema politico, e non conta il significato letterale del discorso, ma l'interpretazione che ne daranno gli altri politici. I problemi della società vengono evocati, ma non discussi, sono solo pretesti per disputarsi le posizioni di potere e l'attenzione del pubblico votante.

Per il resto, quello che conta nella comunicazione politica è occupare quanto più spazio possibile sui mezzi di comunicazione, sui palchi e negli eventi pubblici. Più a lungo i politici vengono visti dal pubblico, più verranno ricordati e più se ne parlerà. Per questo motivo, cercano di distinguersi dagli altri scegliendo e definendo uno stile unico, un'immagine attraente per l'elettorato a cui si rivolgono.

E i giornalisti?

Assecondano e incoraggiano i politici nell'uso del loro linguaggio, lo parlano e lo difendono o quantomeno non lo mettono mai in discussione. Senza di loro il linguaggio dei politici italiani sarebbe molto diverso. Nell'ottica della politica i giornalisti svolgono due funzioni principali: trasformare la comunicazione pubblica in un servizio privato ad uso dei politici e trasformare la politica in un racconto sensato e attraente per lo spettatore, senza mai mettere in discussione il senso del racconto. Questo naturalmente in Italia. Nel sistema politico italiano, chi ha il potere può dire tutto e il contrario di tutto senza mai rispondere delle proprie azioni o parole. Molto raramente un giornalista fa il suo lavoro: porre domande scomode.

Questo vale ancora oggi?

Sì, quanto viene detto nel video vale ancora oggi, anche se la comunicazione politica è cambiata con l'avvento e la fine dell'era berlusconiana.

Per stasera ci fermiamo qui. Approfondiremo l'argomento nel prossimo futuro con diversi post sulla comunicazione. Prima di chiudere ti offro una domanda: come riesce la comunicazione politica a influenzare l'elettorato, i cittadini?

Un ringraziamento ad Annamaria Testa e NuovoeUtile.it per aver reso disponibile il video sulla rete.

Buona visione e a presto ;D


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permalink | inviato da Elnor il 9/4/2012 alle 22:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
7 gennaio 2012
LA MENTE UMANA – L'udito alla nascita

 

I sensi sono lo strumento con cui interagiamo con il mondo esterno, sono loro che forniscono le informazioni di base sulla realtà che ci circonda, estraendole dal flusso di luce, suoni, odori, sapori, eccetera che ci avvolge costantemente. Ne abbiamo parlato nei post I SETTE SENSI 1 e 2 e IL FLUSSO, ma stasera vorrei soffermarmi una volta ancora sull'udito.

L'udito è il senso che ci permette di percepire i suoni, cioè un flusso di onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l'aria e hanno frequenze percepibili dall'orecchio umano. Noi esseri umani siamo animali visivi, non c'è dubbio, siamo stati selezionati in questo modo attraverso la nostra evoluzione, ma con l'udito integriamo la nostra percezione visiva e risolviamo parte delle sue limitazioni. Un esempio lampante è che l'udito ci permette di controllare costantemente l'ambiente intorno a noi a 360° gradi, mentre la vista ha un campo di visione limitato.

Nel post “Il senso dell'udito e il senso del tempo” abbiamo esaminato la caratteristica forse più straordinaria del senso dell'udito: la percezione temporale degli eventi. Se con la vista percepiamo dove sono le cose, con l'udito capiamo quando si verifica un evento. Inoltre abbiamo visto come l'udito è il primo dei sensi che sviluppiamo nel ventre materno e le regioni cerebrali responsabili dell'udito sono le prime a terminare il processo di sviluppo.

Studi hanno dimostrato che per un corretto sviluppo cerebrale del feto nel grembo materno è necessario un'ampia gamma di rumori: la corteccia uditiva dei mammiferi ha bisogno di stimoli per sviluppare le connessioni tra i neuroni e gli stimoli sono i suoni che arrivano alla placenta, siano essi ambientali o la voce della mamma.

A questo proposito i neonati, anche se non capiscono quello che viene loro detto, sono molto sensibili al ritmo, accento e intonazione del linguaggio, per questo sono attratti dalla voce materna e hanno una spiccata preferenza per la lingua che hanno ascoltato nel corso del loro sviluppo. E' stato anche dimostrato che i bambini sono particolarmente sensibili alle variazioni delle componenti della voce umana: altezza, tono e durata, cioè agli aspetti emotivi del linguaggio, un'abilità fondamentale per stabilire rapporti sociali con chi si prende cura di loro. Questo prima che le parole dei genitori modellino la loro mente e il cervello in crescita.

Non è un caso quindi che un feto reagisca alla musica o a suoni forti e non è strano che sia la voce materna la componente principale di stimolo e che gli stimoli ideali siano proprio le ninnananne e il linguaggio melodico che istintivamente le madri usano quando si rivolgono ai loro piccoli.

Infine studi specifici hanno dimostrato che i bambini conservano la memoria delle esperienze sonore prenatali anche per molto tempo e che queste sono determinanti per la crescita cerebrale e non solo per lo sviluppo del linguaggio o per sviluppare la passione per la musicalità.

Un argomento affascinante, non credi?

Non è solo un invito a parlare alle pance delle mamme, ma a considerare l'udito come un senso chiave per l'essere umano, sempre e non solo quando questo viene perduto o danneggiato, come nel caso delle persone lesionate o degli anziani, limitando la loro comunicazione e i loro rapporti sociali.

L'udito ha ancora molti aspetti affascinanti che affronteremo insieme in altri post futuri. Per stasera è tutto. Ti ringrazio dell'attenzione.

A presto ;D

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