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CULTURA
2 gennaio 2013
LA MENTE UMANA – Lo schema corporeo

 

Nei post “I sette sensi 1” e “2” abbiamo fatto conoscenza con la propriocezione, cioè della percezione di se stessi, o sarebbe meglio dire è la percezione della posizione nello spazio dei nostri arti e del nostro corpo. Abbiamo visto come speciali recettori presenti nella pelle, nei muscoli e nei tendini comunicano di continuo al cervello la loro posizione e la pressione a cui sono soggetti, e di conseguenza il cervello conosce la posizione e il movimento delle strutture muscolo-scheletriche. Questo senso è strettamente legato al senso dell’equilibrio e la coordinazione dei due ci permette una gamma sorprendente di movimenti.

Quello che non abbiamo detto è che la propriocezione è solo uno dei tre sensi che usiamo per conoscere la nostra posizione nello spazio e la forma del nostro corpo, per seguire i nostri movimenti e per definire il nostro schema corporeo.

Esatto ho proprio detto schema corporeo. Gli studi neurologici a proposito hanno scoperto che il nostro cervello sviluppa uno schema del corpo che verifica e aggiorna continuamente attraverso i feedback della vista, del tatto e della propriocezione. Se una mosca ti si posa su una mano, tu la senti con il tatto e sai dov'è la tua mano grazie alla propriocezione, ma finché non guardi la mano non sei sicuro del punto preciso della pelle su cui si trova l'insetto.

Qual è lo scopo dello schema corporeo?

Il cervello si basa su questo schema corporeo per decidere quali movimenti eseguire. Per esempio, se vuoi grattarti una caviglia, il movimento sarà diverso a seconda se sei in piedi, seduto o disteso. Tu non pensi al movimento, lo fai, istintivamente, lo hai appreso nell'infanzia, ma è il cervello che decide autonomamente quale movimento eseguire basandosi appunto sullo schema corporeo.

In parole semplici, lo schema corporeo è un modello interno efficace ed efficiente (se viene aggiornato tempestivamente) e su di esso si basano tutti i nostri movimenti dai più semplici ai più straordinari gesti di atletica o di acrobazia. Tra l'altro gli studi dimostrano che non è del tutto dipendente dal feedback sensoriale e che funziona lo stesso anche senza feedback, anche se con efficacia relativa.

Cosa succede se i feedback dei tre sensi non sono coerenti?

Se vista, tatto e propriocezione danno indicazioni contrastanti il nostro cervello ha difficoltà ad aggiornare lo schema corporeo e di conseguenza può generare errori nei movimenti. Ingannare la propriocezione non è possibile, ma sono molti gli esempi di illusioni che si basano su stimoli visivi e tattili non coerenti.

Per esempio, se incroci due dita e fai scorrere la fessura tra le dita lungo il setto nasale fino alla punta, ti sembrerà di avere due nasi. Oppure se incroci le braccia e intrecci le mani alla rovescio, in modo da avere i pollice verso l'esterno, se qualcuno ti indica un dito da muovere non riuscirai a eseguire bene il movimento. Ci sono molti altri esperimenti analoghi e altri ancora che si possono fare con gli specchi per ingannare il cervello attraverso la vista, ma non ha molto senso elencarli qui.

Piuttosto vale la pena accennare che lo schema si trova nella corteccia parietale e premotoria, gestita da cellule che reagiscono sia agli stimoli visivi che al tatto.

Non trovi anche tu interessante l'idea di un modello cerebrale del corpo?

Non posso evitare di pormi domande su come si sia sviluppato e perché sia così efficace.

Tu cosa ne pensi?

Qui puoi trovare gli altri post della rubrica.

A presto ;D

CULTURA
9 settembre 2012
COS'E' LO STRESS?
 

Oggi parliamo di una costante della vita di un uomo: lo stress.

Anche questa parola, per la maggior parte di noi, ha una connotazione negativa, ricorda emozioni negative e momenti sgradevoli del passato. Eppure è una parola sulla bocca di tutti, ne parliamo tutti i giorni: “il lavoro mi stressa”, “la situazione sta diventando stressante”, eccetera.

Ma cos'è lo stress?

E' una reazione naturale del corpo e della mente per affrontare o adattarsi a una situazione che viene percepita come “nuova”, “complessa” o “difficile”. Difficile e complessa in quanto riteniamo che sia ai limiti od oltre le nostre capacità fisiche e mentali, o che richieda risorse e tempo che non abbiamo. Nuova in quanto è una situazione che non abbiamo affrontato prima e per cui non abbiamo comportamenti acquisiti e schemi mentali risolutivi da applicare.

Questa reazione è in primo luogo fisiologica, il corpo e il cervello primitivo reagiscono in modo elementare agli stimoli della situazione e affrontano le situazioni valutandone la pericolosità e preparandosi a difendersi o fuggire. Prepararsi significa aumentare il battito cardiaco e la pressione sanguigna, accelerare la respirazione, aumentare la secrezione ghiandolare, contrarre i muscoli e così via, in modo da essere pronto a reagire alla minaccia incombente. E' una reazione naturale messa a punto dalla selezione naturale che ci mette in grado di affrontare pericoli e minacce in modo efficace. In secondo luogo la reazione è psicologica, il cervello e la mente reagiscono agli stimoli esprimendo emozioni che potenziano e focalizzano le risorse mentali per meglio affrontare la situazione.

Questi cicli di “allarme, tensione, reazione e rilassamento” comportano uno sforzo e hanno un prezzo da pagare. Per potersi “preparare” alla situazione-minaccia il nostro organismo libera nel sangue ormoni e “attivatori” che ci preparano portandoci a uno stato di tensione che attinge alle nostre riserve e incide sul metabolismo.

Se questo stato di tensione dura a lungo o si ripete con troppa frequenza, esaurisce le riserve di energia psico-fisica, logora la nostra vitalità e le difese immunitarie, incide sulla mente e sul nostro comportamento. Sintomi tipici di questo logoramento generale sono una maggiore irritabilità, stanchezza diffusa ed eccessiva, disturbi del sonno, tendenza ad ammalarsi, distorsioni nella visione della realtà, incapacità di prendere decisioni, difficoltà nella comunicazione con gli altri. Se la situazione si protrae nel tempo, il logoramento porta a danni fisici anche gravi e all'invecchiamento precoce.

Quindi lo stress è una cosa negativa?

No, al contrario lo stress è uno stimolo che ci mantiene vitali e motivati, che ci spinge a crescere e a cambiare, a realizzare i nostri progetti. Il problema è l'eccesso di stress e il modo con cui lo gestiamo.

E' possibile controllare lo stress?

Esatto. Sì, è possibile e in diversi modi. In primo luogo è fondamentale comprendere che la qualità dello stress (positivo e negativo) e la quantità dipendono da come noi vediamo la situazione che provoca lo stress. Come abbiamo detto all'inizio, lo stress è una reazione naturale per affrontare una situazione che viene percepita nuova, difficile, eccetera. Percepita, ci sei? Dipende da noi percepire la situazione per quello che è realmente, senza lasciare che la nostra emotività accresca o distorca la situazione. La nostra mente, le emozioni e i pensieri possono aumentare lo stress e renderlo nocivo.

Come si controlla lo stress?

Sembra un'ovvietà, ma per gestire lo stress è necessario riconoscerlo, quindi riconoscere le nostre reazioni, fare attenzione ai messaggi che il corpo ci invia, per esempio mani strette, muscoli contratti, battito accelerato, eccetera. Bastano pochi secondi di “ascolto” per vagliare tutte le “sensazioni” che il corpo ti invia, per capire dove sono le tensioni, dove senti fastidio o non lo senti.

E nello stesso modo dobbiamo fare attenzione alle emozioni che proviamo, capirne la causa e capire quali effetti hanno su di noi e la nostra visione delle cose. Per esempio, percepire l'irritazione prima che agisca sulle nostre azioni, comprendere che è dovuta alla violazione delle nostre regole sul rispetto e capire che ci farà dire delle sciocchezze inutili di cui ci pentiremo. Anche per le emozioni bastano pochi secondi per vagliare quello che proviamo e riconoscere le emozioni e, con un poco di pratica, anche la loro causa. Parleremo di questo e della gestione delle emozioni nel prossimo futuro in post dedicati.

Contemporaneamente al riconoscimento delle nostre reazioni, è importante riconoscere la fonte dello stress, la causa della nostra reazione. E' il professore che pretende troppo? E' il collega che non collabora? E' mio figlio che non comunica? Dobbiamo capire quale situazione stiamo affrontando per poterla affrontare e più è grande la comprensione e la conoscenza della situazione, maggiore sarà l'efficacia delle scelte e delle azioni che intraprenderemo e minore sarà il consumo di energie. Quindi una volta riconosciuto la situazione, è utile studiarla, conoscerla, capirla. Per esempio, il vicino occupa il tuo parcheggio assegnato e la sera sei costretto a perdere tempo inutile, prima di agitarsi e agire vale la pena capire chi è il tuo vicino e perché non parcheggia nel suo spazio. Può risparmiarti uno scontro e inutili strascichi emotivi.

Infine è tempo di gestire lo stress, abbandonare la tensione e tornare al benessere psicofisico. Questo di solito significa affrontare la situazione e risolverla, in un modo o nell'altro, o trovare strategie per controllare lo stress. Nel primo caso ti invito a leggere i post “Problemi e scelte – 1”, “2” e “3”, troverai suggerimenti su come affrontare i problemi e fare le scelte necessarie.

Se invece non puoi affrontare la situazione, non ora, o semplicemente se devi controllare lo stress per poterla affrontare meglio, ebbene devi intervenire su te stesso e modificare lo stato psicofisico in cui ti trovi.

Cosa significa?

Per controllare lo stress devi agire sul tuo corpo, la tua mente, le tue emozioni e le tue reazioni. Ci sono diversi modi per farlo, ma il più semplice e forse il più efficace è agire sul corpo, muoversi, controllare la respirazione. Così come lo stress influenza il tuo corpo e genera tensione muscolare, così i movimenti del corpo influenzano lo stress. Un classico per scaricare la tensione è fare un passeggiata, un altro è l'esercizio di respirazione profonda: inspira contando fino a cinque, trattieni il respiro per due-tre secondi ed espira contando fino a cinque.

In modo molto simile si può agire sulla mente. Se vuoi dare pace ai pensieri ricorsivi e nevrotici che si presentano ossessivamente a causa dell'agitazione, un classico è ascoltare musica melodica o classica, e ti aiuterà anche a calmare il battito cardiaco. Oppure puoi usare piccoli esercizi di focalizzazione, come quello di immaginarsi in un luogo bello e tranquillo, come la spiaggia di un'isola tropicale, o giochi di ruolo in cui ti immedesimi e interpreti ruoli gradevoli e lontani dalla situazione che stai subendo. Come immaginarsi di essere a una festa e divertirsi con amici e avere qualche avventura divertente. Infine una tecnica di controllo straordinaria per lo stress, riconosciuta anche dalla medicina, è la meditazione, ma non ne parleremo stasera. Di questo e delle tecniche di controllo delle emozioni parleremo in post futuri dedicati.

Vorrei concludere sottolineando quanto è fondamentale per ogni essere umano imparare a gestire lo stress, tanto che dovrebbe essere insegnato a scuola. Lo stress è una costante della vita e certi meccanismi che l'evoluzione ha premiato non sono sempre efficaci per affrontare le situazioni che la vita e la società di oggi ci presentano. Maggiore consapevolezza dei nostri meccanismi di reazione, del nostro corpo e della nostra mente possono cambiare il nostro modo di vivere lo stress e gestire le nostre risorse fisiche, psichiche e sociali.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D 

CULTURA
2 settembre 2012
LA MENTE UMANA – Ai limiti dell’attenzione 2
 

Stasera aggiungiamo un altro tassello al nostro studio dell’attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Ricordi? Ne abbiamo parlato più volte da diversi punti di vista.

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l'attenzione?”, abbiamo parlato dell'attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l'esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l'attenzione incanala le risorse mentali. Più è complesso l'oggetto della nostra attenzione o il compito su cui ci concentriamo, più è facile che la nostra mente sia costretta ad attivare una serie di meccanismi mentali con cui diamo priorità all'elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione” abbiamo visto come viene distribuita e assegnata l’attenzione e con quali limiti. L'attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” determinati colori, forme o movimenti e ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per farlo il nostro cervello crea un'etichetta e l'assegna all'oggetto da seguire, più o meno come se lo seguissi con le dita.

Stasera parliamo ancora dei limiti nella distribuzione e assegnazione dei limiti.

Prova a concentrarti su una partita in televisione e contemporaneamente seguire due persone che parlano nella stanza accanto. Ti accorgerai è difficile seguire entrambi gli eventi, seguendo uno con la vista e l’altro con l’udito.

Te ne sei mai accorto?

Noi esseri umani possiamo distribuire la nostra attenzione su oggetti o stimoli diversi, come più persone che parlano davanti a noi, e possiamo anche distribuire la nostra attenzione su sensi diversi, come ascoltare una conferenza e leggere quello che viene proiettato, eccetera, ma abbiamo difficoltà a seguire fonti diverse con sensi diversi.

Questo avviene perché l’attenzione è legata al luogo nello spazio su cui ci focalizziamo, cioè gestiamo meglio gli stimoli che vengono dallo stesso luogo e con difficoltà quando vengono da luoghi diversi.

Un esempio classico avviene quando siamo alla guida e parliamo con altri nell’autovettura. Se la strada ci è familiare, non abbiamo difficoltà ad ascoltare e a sostenere una conversazione anche impegnata, ma se non è così abbiamo difficoltà a seguire la conversazione. Inoltre la difficoltà è maggiore se parliamo con qualcuno sui sedili posteriori e non al nostro fianco. Viceversa se parliamo animatamente con gli altri passeggeri normalmente rallentiamo, guidiamo più prudentemente e reagiamo più lentamente a eventi improvvisi. E questo è sconsigliabile in molte situazioni, non credi?

Tutto questo non vale solo per vista e udito, ma per tutti i sensi. Se ci concentriamo sul tatto o sul gusto incontreremo la stessa difficoltà a sostenere per esempio una conversazione con un persona fuori vista o a una certa distanza.

Sì, in effetti riusciamo comunque a farlo per quanto sia più difficile, è vero. Per esempio riusciamo a guidare e parlare allo stesso tempo, ma questo è possibile perché distribuiamo alternativamente l’attenzione prima su un compito poi sull’altro a seconda delle esigenze. Quindi se la strada richiede maggiore attenzione, smetteremo di parlare per prendere lo svincolo giusto, e se il parlare richiede maggiore impegno guideremo in modo più sicuro, ma distratto.

A cosa sono dovuti questi vincoli?

Questi vincoli spaziali a cui l’attenzione è soggetta sono legati alla struttura e al modo con cui il nostro cervello lavora, ma non è ancora chiaro il come e il perché. Invece è chiaro che la nostra attenzione non riesce a seguire in modo efficace stimoli provenienti da luoghi diversi, quindi guida con prudenza.

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

CULTURA
3 maggio 2012
LA MENTE UMANA – Ai limiti dell'attenzione

 

Stasera ti propongo un passo ulteriore nella comprensione dell'attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento.

Ricordi?

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l'attenzione?”, abbiamo parlato dell'attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l'esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l'attenzione agisca come un filtro che incanala le risorse mentali verso una porzione della realtà e

più è complesso l'oggetto della nostra attenzione o il compito su cui ci concentriamo più è facile che la nostra mente sia costretta ad attivare tutta una serie di meccanismi mentali e cerebrali attraverso i quali diamo la priorità all'elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Ma in pratica, come avviene tutto questo?

Possiamo comprenderlo meglio osservando come l'attenzione si comporta durante il monitoraggio di oggetti multipli, cioè quando cerchiamo di seguire alcuni di un gruppo di diversi oggetti in movimento. Per esempio quando cerchiamo di seguire il movimento di alcune delle palle in movimento su un biliardo. Oppure alcuni di diversi giocatori durante una partita di rugby. O in certi videogiochi a scorrimento cerchiamo di tenere sotto controllo diverso degli oggetti che attraversano lo schermo per non essere eliminati. Oppure quando veniamo sottoposti a test visivi specifici dove cerchiamo di seguire su un video alcune palline tra molte che possono passare dietro a ostali evidenti o nascosti.

Se proviamo a fare questo in modo consapevole, su gruppi di oggetti o immagini diversi, ci rendiamo facilmente conto di come l'attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” certi colori, forme o movimenti (per esempio, rimbalzi) e nello stesso modo possiamo decidere di ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per esempio possiamo seguire i giocatori con la maglia bianca e non quelli con la maglia a strisce, piuttosto che le palle bicolori invece che le palle di un solo colore.

Quando cerchiamo di seguire le palle sul panno verde del biliardo, per esempio quelle di un certo colore, diciamo almeno quattro, il nostro cervello assegna una maggiore quantità di “tempo di elaborazione” a quegli oggetti e di solito abbiamo l'impressione che la nostra vista migliori e percepiamo gli oggetti come diversi dagli altri anche se sono dello stesso colore.

Come funziona?

Per farlo il nostro cervello crea un “indice” temporaneo, cioè crea un'etichetta e l'assegna all'oggetto da seguire. Più o meno è come se seguissi con le dita l'oggetto in questione solo che a farlo è la nostra mente focalizzata su di esso. Tutto ciò richiede uno sforzo, per questo appena possibile recuperiamo l'attenzione assegnata, per esempio se l'oggetto esce dal nostro campo visivo. D'altra parte questo schema di “rilascio” dell'attenzione è troppo semplice e aggiungerei pericoloso per un mammifero minacciato da un predatore.

Cosa credi accadrebbe se un felino si nascondesse nell'erba alta e per questo noi smettessimo di seguirlo?

L'evoluzione ha reso in grado la nostra mente di riconoscere gli ostacoli e i movimenti interattivi con essi. Cioè riusciamo a capire quando un oggetto scivola oltre un ostacolo o un altro oggetto, dal modo con cui la sua forma scompare alla vista e per questo continuiamo a seguirla con la mente, cioè aspettiamo che ricompaia. Mentre se l'oggetto si rimpicciolisce, deduciamo che si stia allontanando e viceversa.

Una volta liberata l'attenzione è disponibile e se necessario viene prontamente usata su altro o ridistribuita sugli altri oggetti che si stanno seguendo. Meno oggetti stiamo seguendo, più facilmente possiamo seguirli, più oggetti dobbiamo seguire, maggiore sarà la concentrazione e lo sforzo necessario per farlo e minore sarà l'attenzione per tutto il resto, fino ad una vera e propria “cecità”. Fino ai limiti della nostra mente. In realtà l'attenzione può essere migliorata attraverso l'uso e l'addestramento, come un muscolo.

Per stasera ci fermiamo qui, ma approfondiremo ancora l'argomento, perché l'attenzione è un aspetto chiave della nostra vita, in quanto determina la nostra percezione della realtà e indirettamente la qualità della nostra vita.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri post della rubrica.

CULTURA
10 febbraio 2012
LA MENTE UMANA – Attenzione e concentrazione

Stasera parliamo una volta ancora dell'attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Ricordi? Ne abbiamo parlato più volte da punti di vista diversi.

Nel postIl flusso, abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel postCome funziona l'attenzione?, abbiamo parlato dell'attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel postMetti a fuoco la vita, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l'esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Stasera voglio attirare la tua attenzione (appunto) su un aspetto della focalizzazione mentale, la sua capacità di filtrare il flusso sensoriale. Ciò a cui prestiamo attenzione diventa la nostra realtà, ma cosa succede a ciò a cui non prestiamo attenzione?

L'attenzione agisce come un filtro che incanala le risorse mentali verso una porzione più o meno piccola della realtà, per esempio un evento che accade davanti a noi, oppure il discorso tra due persone poco lontane.

Ma cosa succede quanto concentriamo la nostra attenzione?

Quando l'attenzione viene usata in modo attivo su una porzione ridotta della realtà diventa concentrazione e dimostra di poter dirigere gran parte delle risorse mentali solo sul compito che stiamo svolgendo. Per esempio, abbiamo perso le chiavi e le cerchiamo tra l'erba, rivolgiamo tutta la nostra attenzione al compito perché la perdita comporterebbe un costo e noie notevoli, quindi concentriamo la nostra mente sulla ricerca focalizzando sulla ricerca di oggetti di colore argenteo e su riflessi metallici. Mentre lo facciamo la nostra concentrazione è tale che non solo non facciamo caso a quello che ci avviene attorno, ma non notiamo, anzi non vediamo proprio oggetti che ci passano davanti che non possiedono le caratteristiche che stiamo cercando.

Questo fenomeno viene chiamato dagli psicologi cecità da inattenzione ed è maggiore quanto più concentriamo l'attenzione e tanto più ci sforziamo di ignorare ogni possibile distrazione. E' stato studiato a lungo e dimostrato attraverso molti esperimenti, tra cui il famoso video di giocatori di basket tra cui a un certo punto compare un gorilla che balla. Normalmente è impossibile non notare un gorilla che balla tra giocatori di basket, ma se i soggetti del test si concentrano molto, per esempio nel contare i passaggi effettuati da una squadra, arrivano appunto a non vedere anche gli eventi più evidenti.

Come funziona e perché avviene?

Nell'esperimento citato sopra, la cecità è dovuta al limite della memoria a breve termine, che può conservare una quantità limitata di informazioni. Questa può essere ampliata grazie a piccoli trucchi, come per esempio ripetere più volte la stessa parola, o attraverso l'addestramento, ma quando il compito su cui ci concentriamo è abbastanza difficile da raggiungere il limite della memoria a breve termine, allora entra in gioco l'attenzione. Concentrandoci attiviamo tutta una serie di meccanismi mentali e cerebrali attraverso i quali diamo la priorità all'elaborazione di un determinato stimolo e più ci impegniamo nell'ignorare ogni possibile distrazione, più riusciamo a eliminare l'elaborazione e la conservazioni di informazioni in quel momento inutili.

Quello che accade è che concentrando l'attenzione selezioniamo in ogni istante gli stimoli sensoriali su cui lavorare e quelli da ignorare, applicando uno schema di priorità che abbiamo scelto in anticipo. Questo non funziona in modo efficace per gli stimoli simili a quello su cui siamo concentrati, o viceversa per stimoli sensoriali estranei che attivano meccanismi primari come quelli di autodifesa.

Questo dimostra quanto potente ed efficace sia l'azione dell'attenzione sulla nostra percezione. Talmente potente da arrivare a cancellare completamente la maggior parte del flusso sensoriale che riceviamo, arrivando perfino a smorzare stimoli intensi e prioritari come il dolore.

Parleremo ancora dell'attenzione e della concentrazione nei post futuri, ma per stasera ci fermiamo qui. Ti lascio con una domanda interessante: quale limite ha la nostra concentrazione? Quanto intensamente possiamo concentrarci? La risposta non è così banale, te l'assicuro. 

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri post della rubrica.

CULTURA
22 ottobre 2011
LA MENTE UMANA – Il senso dell'udito e il senso del tempo

 

Nel post “I sette sensi” (qui e qui) abbiamo descritto le nostre fonti di informazioni primarie, i sensi, e tra questi l'udito. Se ricordi dicevamo che, il suono non è altro che un flusso di onde sonore, cioè di onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l'aria e hanno frequenze percepibili dall'orecchio umano, l'organo preposto a udire. Quando le onde sonore colpiscono il padiglione auricolare, vengono convogliate nell'orecchio interno, amplificate e trasformate in impulsi elettrici (il linguaggio del cervello) dalla coclea. Attraverso il nervo acustico, gli impulsi raggiungono quell'area del cervello che si occupa di tradurli in informazioni comprensibili.

Semplice e meraviglioso, no?

In realtà questo senso va oltre al semplice “udire” e soprattutto è molto diverso dalla vista. Noi siamo animali visivi, non c'è dubbio, siamo stati selezionati in questo modo attraverso la nostra evoluzione, ma con l'udito integriamo la nostra percezione visiva e risolviamo parte delle sue limitazioni. Un esempio lampante è che l'udito ci permette di controllare costantemente l'ambiente intorno a noi a 360° gradi, mentre la vista ha un campo di visione limitato.

Come pensi sarebbe la nostra visione della realtà senza l'udito?

Immagina di vedere un film senza audio. Come ti sembrerebbe? Normalmente non ci rendiamo conto dell'importanza della “colonna sonora” della nostra vita, ma un audioleso ci direbbe quanto la vita sia diversa e limitata senza l'udito.

Torniamo al confronto tra vista e udito: in molti pensano che le orecchie e gli occhi e i rispettivi sistemi cerebrali funzionino in modo simile, ma è così?

Tu cosa ne pensi?

Luce e suono sono stimoli profondamente diversi: la luce tende ad essere continua e onnipresente, mentre il suono si genera quando uno o più oggetti si spostano, vibrano, si scontrano, si rompono, eccetera. Non a caso l'udito è il primo dei sensi che sviluppiamo nel ventre materno e le regioni cerebrali responsabili dell'udito sono le prime a terminare il processo di sviluppo, mentre il sistema visivo completa il suo sviluppo mesi dopo la nascita. Inoltre l'udito è l'ultimo senso ad abbandonarci quando perdiamo conoscenza e il primo a essere ripristinato quando riprendiamo conoscenza.

La caratteristica più straordinaria dell'udito che lo differenzia di più dalla vista è la percezione temporale degli eventi. Quando vediamo un film in realtà vediamo una sequenza di immagini separate, ma se la proiezione è di 25 immagini al secondo o più noi non la percepiamo come sequenza ma come un flusso continuo. Il nostro udito invece è capace di percepire sequenze sonore quattro volte più veloci ed anche di più prima che la sequenza inizi ad apparirci come un flusso sensoriale continuo.

Come è possibile?

Per quanto riguarda la vista, abbiamo visto come l'impulso luminoso colpisce la retina e attraverso un processo chimico viene trasformato in impulso elettrico e inviato al cervello. Nell'orecchio le vibrazioni sonore viaggiano attraverso il canale auricolare, poi attraverso il timpano e gli ossicini dell'orecchio interno fino alla coclea, un osso con la forma del guscio di lumaca e dalle caratteristiche straordinarie.

Al suo interno si trova la membrana basilare, che grazie alla sua forma vibra a frequenze diverse in punti diversi della sua superficie. E' qui che i suoni sono trasformati in impulsi elettrici tramite un processo meccanico. La membrana basilare è ricoperta di recettori chiamati cellule ciliate, in quanto sono ricoperti di peli a loro volta collegati a filamenti. Quando la membrana si muove i filamenti si tendono e aprono piccoli canali sulla superficie dei peli, permettendo a certi atomi presenti nel fluido circostante di entrare nelle cellule cigliate e generare l'impulso elettrico.

Anche i movimenti più piccoli possono determinare una reazione, per questo possiamo sentire suoni a frequenze anche molto basse e percepirne ogni singolo impulso. Mentre in presenza di suoni ad alte frequenze riusciamo a valutare l'intensità media degli impulsi. Inoltre le cellule cerebrali del sistema uditivo sono in grado di attivarsi più frequentemente degli altri neuroni, fino a cinquecento volte al secondo. Tutto questo ci permette di percepire e trarre informazioni da frequenze molto diverse, dai 20 a 20000 Hz (battiti al secondo). Tra queste informazioni c'è quella della collocazione temporale delle onde sonore, su cui si basa la nostra sensibilità temporale. Ebbene un orecchio allenato arriva a percepire interruzioni in suoni di un millesimo di secondo, un trentesimo del tempo che ci è necessario per percepire un'immagine. Non a caso reagiamo a un impulso sonoro minaccioso prima ancora di vedere l'effettiva minaccia.

Riassumendo possiamo dire che con la vista percepiamo dove sono le cose, ma con l'udito capiamo quando si verifica un evento.

In realtà il nostro senso dell'udito fa molto altro, ma stasera ci siamo dilungati molto, quindi ne parleremo nei prossimi post sull'argomento.

Mi scuso per i particolari “tecnici”, ma non è stato così drammatico, vero?

Una domanda per te prima di lasciarci: come cambierebbe la nostra percezione del tempo senza il senso dell'udito?

A presto ;D


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permalink | inviato da Elnor il 22/10/2011 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
CULTURA
26 settembre 2011
LA MENTE UMANA – ANDARE IN PROFONDITA'

 

Uno degli aspetti più interessanti del nostro senso primario, la vista, è la capacità di riconoscere la profondità. Ne abbiamo accennato in “I sette sensi -1” e in “I segreti della vista” e stasera approfondiamo la questione.

La profondità visiva ha un importanza cruciale in quanto ci permette di “orientarci” nel nostro mondo tridimensionale, ma non dipende solo dalla visione binoculare (cioè dalla visione contemporanea dei due occhi) come la maggior parte delle persone crede. Nella realtà il cervello va molto oltre: esamina le immagini che riceve dalla retina e identifica tutti gli “indicatori di profondità” in esse presenti. Gli indicatori sono una ventina e raramente ci accorgiamo di essi, se non in presenza di illusioni prospettiche che ne sfruttano appunto le caratteristiche. 

Possiamo raccogliere questi indicatori in cinque categorie:

  1. Indicatori binoculari : grazie alla visione dei due occhi il nostro cervello percepisce la profondità attraverso il confronto delle differenze di angolazione nelle immagini dei singoli occhi. La profondità stereoscopica e la convergenza oculare sono gli indicatori più importanti e lo puoi verificare provando a giocare a ping pong, pallavolo, tennis o calcio con un occhio chiuso. D'altra parte la perdita della capacità di un occhio non cancella del tutto la nostra capacità di vedere la profondità del mondo grazie agli indicatori monoculari seguenti.

  2. Indicatori di prospettiva : la forma di una scena (esterno, interno, città, campagna), le linee prospettiche (per esempio, gli angoli di una stanza o di un edificio) o il cambiamento di dimensioni degli oggetti che conosciamo (es: le piastrelle del pavimento) ci permettono di valutare la profondità degli oggetti presenti. In particolare, quando conosciamo le dimensioni degli oggetti, il cervello riesce a valutarne la distanza dalla differenza delle dimensioni, ma questo non avviene se non abbiamo esperienza diretta delle dimensioni dell'oggetto.

  3. Indicatori di messa a fuoco : nell'ambiente naturale il cervello valuta la distanza degli oggetti tenendo conto dei fenomeni atmosferici (es: la foschia) e dei limiti della messa a fuoco dei nostri occhi (mettiamo a fuoco bene gli oggetti vicini e peggio quelli lontani). In sostanza gli oggetti lontani ci appaiono sbiaditi per la polvere o l'acqua sospesa nell'aria tra l'oggetto e noi, o indistinti perché sono oltre la capacità di messa a fuoco del nostro occhio e questo ci aiuta a definirne la distanza.

  4. Indicatori di occlusione : il cervello riconosce quando una sagoma ne copre un'altra e sa che la prima è più vicina della seconda; inoltre è anche capace di riconoscere e “leggere” le ombre degli oggetti valutandone in questo modo la profondità.

  5. Indicatori di movimento : quando muovi la testa, gli oggetti che vedi si muovono a velocità relative diverse a seconda della distanza. Il cervello lo sa e sa identificare la distanza relativa degli oggetti.

In poche righe abbiamo riassunto i principali stimoli che il cervello interpreta dalle immagini che riceve dagli occhi per poter determinare la profondità della visione, ma ognuno di questi meriterebbe un approfondimento specifico. La selezione naturale ha portato a uno sviluppo particolare del senso della vista, o sarebbe meglio dire a uno sviluppo particolare del cervello per elaborare le immagini che vediamo e trarne tutte le informazioni possibili che ci servono per sopravvivere nel nostro ambiente.

Affascinante non credi?

Penso valga la pena approfondire l'argomento, in futuro, almeno degli indicatori più importanti. Per stasera è tutto.

A presto ;D

 

CULTURA
23 agosto 2011
LA MENTE UMANA – Come funziona l'attenzione?

 

Come abbiamo visto in precedenti post (qui e qui), viviamo in un mondo caotico e mutevole e siamo immersi in un “flusso” di stimoli e percezioni. Attraverso i nostri sensi riceviamo migliaia di informazioni sensoriali al secondo e non siamo in grado di gestirle tutte insieme in modo consapevole. Il cervello riceve ed elabora tutto, ma sono troppe per la nostra mente cosciente, che deve decidere a cosa dedicare le proprie risorse, la propria attenzione.

Cos'è l'attenzione?

L'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, o un insieme di stimoli. E' la sensazione che proviamo quando dedichiamo una parte significativa delle nostre risorse mentali a un evento, un oggetto, una persona, un gesto e così via. Non ha nulla a che vedere con la concentrazione che per esempio esercitiamo quando leggiamo questo testo, per esempio, o ascoltiamo una conferenza. Stiamo parlando della temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Per esempio, prova a guardarti attorno. Cosa noti? Cosa attira la tua attenzione? Un volto, un gesto, una luce, certe parole che due si scambiano, la luce del semaforo, alcune immagini da un televisore in vetrina e così via. Ognuno di essi ha ricevuto la nostra attenzione per un breve momento.

Come decidiamo a cosa prestare attenzione?

Nella maggior parte dei casi è un atto consapevole, cioè possiamo essere più attenti a “eventi” particolari, come per esempio l'espressività dei volti umani, o alle forme degli oggetti. La nostra attenzione quando ci troviamo per esempio all'aeroporto in attesa di un parente è molto diversa da quella che manifestiamo durante la visita ad un museo. La nostra attenzione consapevole varia a seconda dei nostri pensieri coscienti, del luogo in cui ci troviamo, della compagnia, del nostro stato emotivo, e così via. Approfondiremo l'argomento in un post futuro.

Concentriamoci sull'attenzione inconsapevole. E' estate, sei seduto al tavolino del bar, ti guardi attorno senza particolare interesse: gli occhi vengono attirati dai cenni della gente, dalle espressioni, dai movimenti improvvisi. E intendo proprio attirati, perché lo sguardo si sposta, anzi scatta su ciò che ha attratto la tua attenzione, e osserva finché qualcos'altro non attira inconsciamente la tua attenzione o tu decidi di osservare altro.

Cosa attira inconsapevolmente la nostra attenzione?

Sono certo che conosci già la risposta: stimoli sensoriali improvvisi, come un forte rumore o un movimento improvviso. Ma perché e come?

Per semplificare ci concentreremo su una sola fonte sensoriale, la principale, la vista. Come già abbiamo visto in precedenza, le immagini che l'occhio riceve vengono trasmesse come impulsi elettrici attraverso il nervo ottico a una decina di regioni cerebrali diverse con compiti diversi. Il riconoscimento conscio delle informazioni visive avviene nella corteccia visiva, una zona del lobo occipitale nella parte posteriore del cervello. Qui le immagini vengono elaborate in molti modi e con molti scopi, per esempio, per capire le forme degli oggetti, per decodificare i colori, per comprendere se qualcosa o qualcuno si muove, eccetera. Le altre zone elaborano le immagini per altri scopi, per esempio vengono utilizzate per determinare le dimensioni della pupilla a seconda dell'intensità luminosa, o per regolare i movimenti degli occhi e della testa.

Tra l'altro una copia degli impulsi viene trasmessa al “collicolo superiore”, in una zona primitiva del cervello con una struttura elementare, di cui troviamo l'equivalente in pesci, anfibi e in molte altre specie animali. Il compito di questa regione è quella di esaminare le immagini per percepire un eventuale minaccia che richiede una reazione rapida, più rapida di quella ottenibile con la corteccia visiva. E' quello che ci fa reagire prontamente, di riflesso, che ci spinge a muoverci prima ancora di capire cosa sta succedendo, che ci spinge a cambiare posizione o orientamento della testa per renderci pronti a quello che sta per accadere.

E' quest'area cerebrale che “orienta” la nostra attenzione, di solito verso un movimento inatteso, o una luce improvvisa o certe espressioni del volto delle altre persone. E' il nostro cervello che ci dà una mano, sposta i nostri occhi e ci dice: “hei, forse è meglio che tu faccia attenzione a quello”. Naturalmente la sua funzione è così utile ed efficace che la selezione naturale l'ha conservata dentro di noi.

Quali sono gli eventi che catturano di più la nostra attenzione?

Il primo della classifica è il movimento improvviso e imprevisto, che può nascondere una minaccia, come un attacco fisico. Il secondo è una luce improvvisa, o meglio una variazione di contrasto luminoso. La terza classe di eventi riguarda gli oggetti che si “manifestano bruscamente” e che richiedono una certa reazione. Mai andato nella galleria degli orrori al luna park? Approfondiremo in un'altra occasione il rapporto particolare della mente con gli oggetti. La quarta classe di eventi riguarda l'espressività umana: il cervello reagisce alle espressioni degli altri esseri umani, specialmente se sono “negative”, per esempio se esprimono paura o rabbia.

L'argomento è molto ampio e richiederebbe pagine e pagine, ma per questa volta ci fermiamo qui. Ne parleremo ancora in futuro.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

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