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CULTURA
10 giugno 2012
La caduta della democrazia 4 – Modifica all'art. 81

 

Stasera parliamo della modifica dell'articolo 81 della costituzione.

Hanno cambiato la costituzione. In aprile. Tu lo sapevi, vero? Hai seguito il dibattito? Sai quale modifica è stata inserita nella carta?

Immagino di no, perché non c'è stato alcun dibattito, perché la cosa è stata portata avanti in fretta, nel silenzio dei media allineati e sotto la copertura di notizie “civetta” il cui scopo era distrarre l'attenzione della gente dai fatti importanti.

Cambiare la costituzione è un evento molto importante, perché significa cambiare le regole del gioco, o meglio cambiare le regole della nostra vita civile. Non è la prima volta che in Italia si interviene sulla Costituzione, ma è la prima volta che lo si fa con tale velocità, con una così grande maggioranza politica a favore e senza coinvolgere i cittadini.

Una modifica alla Costituzione non è una cosa semplice o veloce da attuare, normalmente richiede mesi o anni di dibattiti e prevede un iter particolare: Senato e Camera devono approvare due volte ciascuno il progetto di legge costituzionale, la seconda approvazione deve avvenire a distanza non inferiore a tre mesi dalla prima e se la modifica viene approvata da una maggioranza inferiore ai 2/3 del Parlamento, c’è la possibilità di indire un referendum.

La rapidità con cui si è votato il testo è determinata da una maggioranza favorevole superiore ai due terzi dei votati e la mancanza di dibattito politico e pubblico dimostrano come la politica non avesse la minima intenzione di coinvolgere i cittadini sia nell'iter che attraverso il referendum.

Cosa hanno fatto?

Lo scorso 18 aprile hanno approvato la modifica dell'articolo 81, appunto, e per essere chiari, mettiamo a confronto il prima e il dopo. Il “vecchio” articolo 81 diceva: “Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese. Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.”

Mentre il nuovo testo approvato dalle Camere dice: “Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale.”

Tutto chiaro, no?

Hanno abrogato il divieto di stabilire nuove spese o tributi tramite la legge di bilancio e hanno inserito l'obbligo del pareggio di bilancio per lo stato. Inoltre, la parallela modifica degli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione, riguardanti i bilanci degli enti locali, costringe quest'ultimi all'indipendenza a livello di autonomia di spesa ma li obbliga a rispettare il vincolo del pareggio di bilancio, col divieto di ricorrere al debito per finanziare la gestione ordinaria.

Cos'è il pareggio di bilancio?

Detta in parole povere, Stato e amministrazioni pubbliche, tuttora gravate da debiti considerevoli, non potranno spendere più di quanto incassano. Detta così non sembra una cosa negativa, vero? Invece è la condanna dell'Italia alla recessione e al declino economico e sociale.

In pratica non sarà più possibile spendere a deficit per stimolare la domanda e far ripartire l'economia nei momenti difficili, come questo che stiamo vivendo. Il disavanzo assorbe le risorse produttive che non sono occupate per insufficienza della domanda e garantisce la piena occupazione e la crescita del reddito, con la sicurezza che il deficit viene ripagato con la ripresa.

Guardando alla storia, si stanno replicando gli errori compiuti negli anni '30 del secolo scorso: di fronte alla recessione i privati investono meno e senza un intervento pubblico scompare la possibilità di uscire in fretta e in modo controllato dalla crisi, e si condanna la società e in particolare le classi sociali meno protette a farsi carico delle conseguenze e dei costi economici.

Con costi economici intendo in primo luogo la disoccupazione, ma anche l'assenza o la scarsità dei servizi sociali necessari, dalla sanità alle pensioni. Ci saranno molte meno risorse da utilizzare, per tutto, e di conseguenza la società sarà in balia del “libero” mercato che il mito vuole capace di autoregolarsi, mentre la storia ci mostra per quello che è: una bestia stupida e insaziabile, immorale e asociale, con forti pulsioni distruttive.

Per ora non sono ancora del tutto chiare le conseguenze della legge costituzionale, in quanto il testo della modifica è mal formulato e rinvia tutto a una successiva legge rinforzata, cioè da approvare a maggioranza dei due terzi, ancora da realizzare. Da questo è evidente che non si è riflettuto a fondo su quello che si è fatto, ma ci si è affrettati a eseguire quanto richiesto dall'Europa spinti come sempre dai mercati finanziari.

Però alcune conseguenze sono già prevedibili e certe:

1) l'introduzione nella costituzione del principio di pareggio di bilancio comporta la perdita da parte dell'Italia della sovranità economica-fiscale. Di fatto non saremo più noi a decidere la politica economica del nostro paese e non saremo più noi a decidere la politica fiscale, sarà l'Europa.

2) L'Italia, con il suo enorme debito pubblico, senza sovranità monetaria e con l'obbligo del pareggio di bilancio, non può riuscire a mantenere il pareggio senza tagli, privatizzazioni e nuove tasse. Tutto questo genera recessione, porta al collasso dell'economia nazionale e accresce le difficoltà di mantenere il pareggio, dando così il via a una spirale distruttiva per l'economia e la società.

Provo a spiegarmi meglio: la BCE, ente privato, dà il denaro alle banche a un interesse basso; per ripagare gli interessi del debito pubblico, l'Italia è costretta a rivolgersi alle banche private per vendere i titoli di stato ed è costretta a pagare un interesse maggiore (spread); per ripagare questi interessi in regime di pareggio di bilancio, deve chiudere con un notevole avanzo primario e per fare questo, non avendo più sovranità monetaria, deve tassare di più, vendere beni pubblici o tagliare servizi e stato sociale; e questo deve farlo ogni anno, drenando ricchezza, svendendo beni pubblici, impoverendo i cittadini, uccidendo il tessuto produttivo. 

In realtà con questo regime monetario e un così grande debito pubblico, il pareggio di bilancio è impossibile da realizzare, non senza conseguenze disastrose.

Cosa sta quindi succedendo?

Quello a cui stiamo assistendo è in realtà un trasferimento di potere e sovranità dai singoli stati europei all'Europa, dalle democrazie elette a organismi sovranazionali non eletti, influenzati o nelle mani dei grandi poteri finanziari. E questo è solo un passo di un cammino più lungo, perché i registi di tutto questo non si fermeranno e dopo la perdita della sovranità monetaria e di quella economica assisteremo alla perdita della sovranità politica degli stati.

Le democrazie sono al declino e non sono sicuro di quello che seguirà. Soprattutto non sono sicuro che coloro che ci governeranno in futuro siano in grado di farlo. Temo al contrario che si dedicheranno a quello che hanno dimostrato di saper fare meglio: i propri interessi a spese della collettività.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

CULTURA
16 dicembre 2011
LA PERSUASIONE – IMPEGNO E COERENZA

 

Stasera torniamo una volta ancora a parlare delle basi della persuasione. Come abbiamo visto nel primo post del blog, “Quale blog”, ogni nostra scelta consapevole o inconsapevole viene influenzata e in molti casi determinata da altri o altro.

Nel post "La persuasione", abbiamo concluso che la persuasione è l'alterazione dell'atteggiamento e del comportamento altrui attraverso la comunicazione. Una tecnica di persuasione elementare e molto efficace è quella di utilizzare gli “schemi d'azione”: scorciatoie, comportamenti “automatici” che nascono dalla psicologia umana, dalla cultura e dalla nostra natura sociale, che diventano spontanei perché si dimostrano spesso efficaci e perché li abbiamo appresi e accettati in giovane età. E' un tipo di persuasione che fa leva su comportamenti inconsapevoli, sempre disponibili, potenti e radicati profondamente in noi, attivabili con i giusti stimoli in modo quasi “meccanico” e di solito senza che il “bersaglio” se ne renda conto.

Nei post precedenti, qui e qui, abbiamo scoperto il potere di persuasione dell'autorità, mentre nei post ancora precedenti, qui e qui, abbiamo esaminato il principio di reciprocità.

Questa sera introduciamo un altro tipo di comportamenti automatici basati sul principio di coerenza: noi esseri umani abbiamo bisogno di essere o apparire coerenti con ciò che siamo e abbiamo fatto.

Quello che a prima vista può sembrare un aspetto psicologico secondario, è in realtà un fattore centrale nella motivazione del comportamento dell'individuo, talmente potente ed efficace da essere usata come arma di persuasione e come strumento di manipolazione sociale. L’essere coerente riscuote grande approvazione sociale perché chi è coerente è considerato affidabile, razionale e onesto. Al contrario essere incoerente è considerato un tratto di negativo della personalità. Quindi è vantaggioso per un individuo essere coerente, appunto per l'approvazione sociale che riscuote, e i vantaggi sono tali da indurci a modificare il nostro comportamento e a mantenere la coerenza anche quando non è opportuno farlo. Inoltre essere coerenti ci fa risparmiare tempo perché evita di dovere pensare alle possibili alternative, di dover renderci conto di certe cose, di dover decidere o fare.

Mi hai seguito? Lo ripeto: evita di dover decidere o fare.

Oppure ciò che ci spinge a un comportamento coerente sono le conseguenze spiacevoli che una decisione consapevole può arrecarci. La paura delle conseguenze delle nostre decisioni. Non ti è mai capitato di scegliere la conformità invece di seguire i tuoi desideri e i tuoi principi per paura delle conseguenze?

Questo automatismo comportamentale, basato sul principio di coerenza, è presente in ognuno di noi, legato alla nostra socialità e per questo molto è difficile da percepire e da controllare. Di conseguenza può essere sfruttato dagli altri a loro beneficio senza che nemmeno ci rendiamo conto di quanto accade. Riuscire ad essere coerente con un impegno preso è un bisogno talmente potente da indurre in noi un cambiamento mentale di tale portata da superare qualunque motivazione opposta o diversa.

Come funziona? Come viene attivato questo automatismo?

Ciò che attiva il principio di coerenza è l’impegno preso.

Chi vuole persuaderci utilizzando questo principio, cercherà di farci prendere un impegno o farci dire qualcosa, preferibilmente in pubblico, con lo scopo di indurci ad agire in coerenza all'impegno preso. Chiaramente l'obiettivo è trarre un vantaggio da questo, per esempio spingerci all'acquisto. Le strategie più efficaci inducono la vittima a dire o fare qualcosa di apparentemente innocuo che viene poi utilizzato come base per spingerla per coerenza ad accettare richieste più significative e più vantaggiose per il persuasore.

Per esempio, chi raccoglie firme o si occupa di beneficenza spesso induce l'interlocutore a rispondere a domande ordinarie, per esempio sullo stato d'animo o la salute, sul lavoro o un hobby, per poi utilizzarle per generare pressione psicologica quando pongono le loro richieste o domande, per esempio chiedono una firma o un'offerta per la ricerca sul cancro. Queste strategie persuasive possono essere davvero efficaci tanto che, per esempio, sono state spesso utilizzate per indurre prigionieri di guerra a collaborare, partendo da impegni verbali o azioni pubblici così banali da apparire innocui, per giungere a una piena collaborazione con i propri carcerieri.

Studi specifici hanno dimostrato che questo tipo di persuasione è più efficace se si inducono le vittime a compiere azioni piuttosto che esprimere impegni verbali, e lo è ancora di più se le azioni e gli impegni sono pubblici, cioè presi in presenza di terzi. Per esempio, un'azione molto efficace è quella di scrivere l'impegno piuttosto che pronunciarlo a voce, in quanto gli impegni scritti richiedono più sforzo. Maggiore è lo sforzo richiesto dall’impegno, maggiore sarà la sua influenza sugli atteggiamenti di chi se l’è assunto. Quindi l'influenza sul comportamento futuro della vittima è massima quando l’impegno è attivo, pubblico e faticoso. Aggiungo anche che l'efficacia è ancora maggiore quando la vittima sente l'impegno preso come suo, cioè si sente responsabile di quello che sta facendo o pensando, senza possibili scuse.

Approfondiremo tutto questo nel prossimo post sull'argomento e faremo esempi per chiarire questo meccanismo comportamentale e le tecniche di persuasione che lo sfruttano.

Prima di lasciarti, una domanda: secondo te, i meccanismi di persuasione visti finora quale efficacia hanno su individui sociopatici?

Approfondiremo questo argomento in un post futuro. Ti ringrazio dell'attenzione e ti invito in caso di dubbi, obiezioni o suggerimenti a lasciare un commento.

Grazie e a presto ;D

Qui trovi gli altri post sull'argomento.

CULTURA
4 ottobre 2011
LA PERSUASIONE – QUESTIONE DI AUTORITA' 2

 

Nel precedente post sulla persuasione, qui, abbiamo esaminato il principio di autorità: siamo portati a obbedire alle richieste dell'autorità riconosciuta.

E' uno dei comportamenti “automatici” che nascono dalla psicologia umana, dalla nostra cultura e dalla nostra natura sociale, che diventano spontanei perché si dimostrano efficaci e perché li apprendiamo in giovane età.

L'evoluzione ci ha spinto al rispetto dell'autorità in quanto permette all'uomo di organizzarsi, crescere e suddividere i compiti, rendendo possibile in questo modo lo sviluppo di una società evoluta, capace di realizzare strutture complesse per la produzione di beni, il commercio, la difesa, l’espansione e il controllo sociale.

Che lo ammettiamo o meno, questo comportamento è dominante nella nostra società e se non viene rispettato di norma veniamo puniti con la disapprovazione sociale, arrivando ad essere additati come ignoranti, emarginati, ribelli o perfino sociopatici, con il rischio di incorrere nei classici meccanismi di repressione sociale, per esempio schedatura, sorveglianza, trattamento medico obbligatorio o altro.

Alla disapprovazione sociale si aggiungono inoltre punizioni decisamente più concrete, come multe e pene pecuniarie, l'arresto fino alla prigione. Attenzione non parlo di delitti, ma di disobbedienza all'autorità. Tra i reati del nostro codice civile, c'è la “resistenza a pubblico ufficiale” (art.337 cp) in cui possiamo incorrere se non obbediamo agli ordini appunto di un pubblico ufficiale, come per esempio quando questi vuole accertare la nostra identità e noi rifiutiamo di mostrargli i documenti. E non dimentichiamo l'oltraggio a pubblico ufficiale, depenalizzato sei anni fa e reintrodotto nel 2009, e l'offesa al presidente della repubblica, all'autorità giudiziaria, alla bandiera e così via.

Per evitare tutto questo e soprattutto per godere dei vantaggi dell'autorità e della struttura sociale attuale, tutti noi obbediamo all'autorità. Lo facciamo nelle sue forme più alte, in presenza di un poliziotto o un carabiniere o un vigile riconoscendoli dalla divisa, in presenza di un dottore e un giudice riconoscendoli dai titoli e dagli abiti. Oltre a questi la nostra vita è piena di notai, avvocati, bancari, commercialisti, ingegneri, specialisti vari che attraverso titoli e vestiti ci dimostrano di essere delle autorità nel loro campo. Anche se a questi non dobbiamo obbedire obbligatoriamente, dispongono di informazioni che noi non abbiamo e ci possono essere utili.

Come abbiamo già detto, le informazioni fornite da un'autorità riconosciuta sono un'utile scorciatoia per decidere come comportarci in diverse situazioni. Per questo, anche in questi casi, siamo disposti a dare fiducia a persone che non conosciamo arrivando a obbedire alle loro richieste e a seguire le loro indicazioni senza verificare l'affidabilità di quello che ci dicono. Fare verifiche costa tempo e denaro, quindi spesso ci affidiamo alla “fama” dell'autorità in questione, o alle parole di terze persone o soltanto ai simboli che sfoggiano, come l'automobile di lusso, la targa col titolo o il bell'ufficio.

Normalmente non ci rendiamo conto di quanto sia profondo l’impatto che l’autorità e i suoi simboli hanno sulle nostre azioni. Prova a prestare attenzione agli incontri con qualunque tipo di autorità nella tua vita. Quando vai dal dottore, oppure quando ti fermano i vigili per un controllo, o quando hai a che fare con l'avvocato o il banchiere di “fiducia”. Soffermati sulle tue reazioni e in particolare su come il tuo atteggiamento mentale cambia. Poi prova a rivedere, rivivere la stessa situazione immaginando di avere davanti la stessa persona in jeans e maglietta, non seduta in un ufficio dietro a una scrivania, ma a un tavolino del bar. Confronta gli atteggiamenti mentali delle due situazioni e scoprirai che cambiano notevolmente.

Questo principio è così potente da superare spesso il nostro senso critico, fino ad arrivare ad annullare ogni opposizione. E' quindi fondamentale una maggiore consapevolezza del potere dell’autorità e dei suoi simboli. Capire come funziona il meccanismo di deferenza all’autorità aiuta a resistergli.

Le tecniche di persuasione che sfruttano il principio di autorità mirano a far credere alla vittima di essere di fronte a una figura autorevole, per indurla a obbedire a richieste svantaggiose per lei e vantaggiose per il persuasore.

Dobbiamo distinguere i casi in cui il persuasore è realmente un'autorità, dai casi dove il persuasore è un millantatore. In questo secondo caso, dobbiamo concentrare la nostra attenzione sulle credenziali della persona e sulla loro rilevanza rispetto al problema in questione. Questo significa andare oltre ai simboli dell'autorità che ci stanno mostrando, capire con lucidità chi abbiamo di fronte, chiedere e verificare le credenziali presso terzi e autorità riconosciute. Naturalmente va fatto prima di eseguire i loro ordini o consigli. Attenzione, questo non significa che devi chiedere ai carabinieri che ti hanno fermato di vedere i loro documenti, perché è poco probabile che tu abbia di fronte dei millantatori in quanto spacciarsi per loro è un reato.

Una volta che abbiamo verificato se la persona che abbiamo davanti è un'autorità, è fondamentale capire se è la figura giusta che può aiutarci a risolvere i nostri problemi. Non solo non andiamo in banca per avere consiglio sulla nostra stitichezza, ma sulla questione non chiediamo certamente consiglio a un otorino o al nostro oculista. E non è ancora finita, in quanto non è detto che l'uomo di fronte a noi abbia l'esperienza e la professionalità che ci serve. E' quindi opportuno verificare tutto questo. Come? Facendo domande precise senza alcun timore e verificando quello che ci dice.

Ora torniamo al primo caso, dove il persuasore è un'autorità nel suo campo che vuole persuaderti a obbedire a richieste che gli porteranno un vantaggio. In questo caso resistere alla persuasione diventa difficile. Dobbiamo necessariamente verificare quello che ci dice rivolgendosi a un'altra autorità di livello analogo o superiore. Questo significa accollarsi costi aggiuntivi e quindi perdere una parte del vantaggio che traiamo dal rispettare l'autorità.

Perciò è fondamentale affrontare l'incontro con la persona autorevole con lucidità e consapevolezza e se possibile con una base di informazioni raccolte da altre fonti (es: libri, internet, parenti e amici) allo scopo di cogliere indecisioni o segnali sospetti. In presenza di contraddizioni nella sua comunicazione è fondamentale verificare quanto ci viene detto prima di farlo.

Chiaramente per fare tutto ciò, dobbiamo comprendere come reagiamo in presenza di un'autorità, imparare a riconoscerne i simboli e fare esperienza nel fare le giuste domande e valutare il nostro interlocutore. Inoltre non dobbiamo dimenticare mai che chi abbiamo di fronte non è lì per fare il nostro bene, ma fa solo il suo lavoro e direttamente o indirettamente lo paghiamo per quello.

Molto ci sarebbe da dire ancora, ma approfondiremo l'argomento nei post futuri. Stasera ho un poco esagerato. Grazie dell'attenzione e a presto ;D

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