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Diventa consapevole delle tue decisioni
9 febbraio 2013
I 7 SENSI e il Flusso (download)

Bentrovato. Stasera ti propongo un secondo ebook da scaricare, incentrato sui sette sensi, attraverso cui percepiamo la realtà attorno a noi, e sul flusso di informazioni in cui siamo immersi costantemente.

Lo puoi scaricare da qui: I 7 SENSI.

Spero ti sia utile e ti appassioni quanto me. Se desideri espormi le tue perplessità o offrirmi consigli per aiutarmi a migliorare queste riflessioni ti invito a lasciare un commento o a scrivermi.

Ti annuncio che sono in lavorazione altri due ebook, penso di pubblicarli entro questa primavera, e che ho in programma un contributo audio e il lancio di un podcast per la prossima estate.

Grazie e a presto ;D


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CULTURA
2 gennaio 2013
LA MENTE UMANA – Lo schema corporeo

 

Nei post “I sette sensi 1” e “2” abbiamo fatto conoscenza con la propriocezione, cioè della percezione di se stessi, o sarebbe meglio dire è la percezione della posizione nello spazio dei nostri arti e del nostro corpo. Abbiamo visto come speciali recettori presenti nella pelle, nei muscoli e nei tendini comunicano di continuo al cervello la loro posizione e la pressione a cui sono soggetti, e di conseguenza il cervello conosce la posizione e il movimento delle strutture muscolo-scheletriche. Questo senso è strettamente legato al senso dell’equilibrio e la coordinazione dei due ci permette una gamma sorprendente di movimenti.

Quello che non abbiamo detto è che la propriocezione è solo uno dei tre sensi che usiamo per conoscere la nostra posizione nello spazio e la forma del nostro corpo, per seguire i nostri movimenti e per definire il nostro schema corporeo.

Esatto ho proprio detto schema corporeo. Gli studi neurologici a proposito hanno scoperto che il nostro cervello sviluppa uno schema del corpo che verifica e aggiorna continuamente attraverso i feedback della vista, del tatto e della propriocezione. Se una mosca ti si posa su una mano, tu la senti con il tatto e sai dov'è la tua mano grazie alla propriocezione, ma finché non guardi la mano non sei sicuro del punto preciso della pelle su cui si trova l'insetto.

Qual è lo scopo dello schema corporeo?

Il cervello si basa su questo schema corporeo per decidere quali movimenti eseguire. Per esempio, se vuoi grattarti una caviglia, il movimento sarà diverso a seconda se sei in piedi, seduto o disteso. Tu non pensi al movimento, lo fai, istintivamente, lo hai appreso nell'infanzia, ma è il cervello che decide autonomamente quale movimento eseguire basandosi appunto sullo schema corporeo.

In parole semplici, lo schema corporeo è un modello interno efficace ed efficiente (se viene aggiornato tempestivamente) e su di esso si basano tutti i nostri movimenti dai più semplici ai più straordinari gesti di atletica o di acrobazia. Tra l'altro gli studi dimostrano che non è del tutto dipendente dal feedback sensoriale e che funziona lo stesso anche senza feedback, anche se con efficacia relativa.

Cosa succede se i feedback dei tre sensi non sono coerenti?

Se vista, tatto e propriocezione danno indicazioni contrastanti il nostro cervello ha difficoltà ad aggiornare lo schema corporeo e di conseguenza può generare errori nei movimenti. Ingannare la propriocezione non è possibile, ma sono molti gli esempi di illusioni che si basano su stimoli visivi e tattili non coerenti.

Per esempio, se incroci due dita e fai scorrere la fessura tra le dita lungo il setto nasale fino alla punta, ti sembrerà di avere due nasi. Oppure se incroci le braccia e intrecci le mani alla rovescio, in modo da avere i pollice verso l'esterno, se qualcuno ti indica un dito da muovere non riuscirai a eseguire bene il movimento. Ci sono molti altri esperimenti analoghi e altri ancora che si possono fare con gli specchi per ingannare il cervello attraverso la vista, ma non ha molto senso elencarli qui.

Piuttosto vale la pena accennare che lo schema si trova nella corteccia parietale e premotoria, gestita da cellule che reagiscono sia agli stimoli visivi che al tatto.

Non trovi anche tu interessante l'idea di un modello cerebrale del corpo?

Non posso evitare di pormi domande su come si sia sviluppato e perché sia così efficace.

Tu cosa ne pensi?

Qui puoi trovare gli altri post della rubrica.

A presto ;D

CULTURA
11 marzo 2012
LA MENTE UMANA – L'udito e lo spazio

 

Nei post “I sette sensi” (qui e qui) abbiamo descritto le nostre fonti di informazioni primarie, i sensi, e tra questi l'udito. Abbiamo visto che il suono non è altro che un flusso di onde sonore, cioè di onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l'aria e hanno frequenze percepibili dall'orecchio umano, l'organo preposto a udire. Quando le onde sonore colpiscono il padiglione auricolare, vengono convogliate nell'orecchio interno, amplificate e trasformate in impulsi elettrici (il linguaggio del cervello) dalla coclea. Attraverso il nervo acustico, gli impulsi raggiungono quell'area del cervello che si occupa di tradurli in informazioni comprensibili.

Nel post “Il senso dell'udito e il senso del tempoabbiamo esaminato la caratteristica forse più straordinaria del senso dell'udito: la percezione temporale degli eventi. Se con la vista percepiamo dove sono le cose, con l'udito capiamo quando si verifica un evento.

Noi esseri umani siamo animali visivi, non c'è dubbio, siamo stati selezionati in questo modo attraverso la nostra evoluzione, ma con l'udito integriamo la nostra percezione visiva e risolviamo parte delle sue limitazioni. Mentre la vista ha maggiore definizione e un campo di visione limitato, l'udito ci permette di controllare costantemente l'ambiente intorno a noi a 360° gradi. Le orecchie ci permettono di sapere da dove provengono i suoni intorno a noi e individuarne le fonti con sufficiente precisione.

Come ci riusciamo?

Mentre gli occhi offrono milioni di canali di informazioni per determinare la posizione di un oggetto, l'udito è limitato a solo due canali: i timpani delle orecchie. E' più o meno come individuare la posizione di un pesce dalle onde che arrivano a riva. Il cervello riesce a farlo sfruttando le differenze tra le due orecchie (differenze interaurali):

1) le differenze di tempo: il suono arriva prima all'orecchio più vicino e in ritardo a quello più lontano;

2) le differenze di livello (o intensità): il suo risulta più intenso all'orecchio più vicino e smorzato a quello più lontano;

3) le differenze di spettro: la direzione di provenienza influisce su come il suono viene riflesso dall'orecchio esterno, alcune frequenze vengono amplificate, altre attenuate.

Le prime due differenze permettono al cervello di individuare la direzione del suono sul piano orizzontale con una buona precisione in assenza di distorsioni ed echi, mentre la differenza di spettro viene utilizzata per localizzare le fonti dei suoni sul piano verticale, nella terza dimensione. Tra l'altro le differenze di spettro sono amplificate dalle differenze tra le due orecchie: le forme diverse delle due “pinne” (orecchie esterne) distorcono diversamente le vibrazioni sonore e il cervello percepisce e sfrutta questa diversità.

In presenza di conflitti è la differenza di tempo che domina in quanto più affidabile, mentre la più ingannevole è la differenza di spettro. La nostra esperienza ci conferma che l'udito è abbastanza preciso nella determinazione della direzione, mentre lo è molto meno nella determinazione dell'elevazione della fonte del suono.

La distorsione più frequente del suono è la presenza di eco, la maggior parte degli ambienti produce eco, anche quelli di casa nostra, ma il nostro cervello è capace di riconoscerlo e ignorarlo.

Come ci riesce a distinguere tra il suono originale e le riverberazioni provenienti da direzioni diverse?

In presenza di echi in ritardo di più di 50 millisecondi (eco classico), il cervello identifica le copie del suono, anche se distorte, dal ritardo e dalla somiglianza, mentre in presenza di ambienti piccoli con echi con ritardi minimi, minori di 30-50 millisecondi, il suono arriva raggruppato con gli echi e il cervello riesce a identificarlo e distinguerlo considerando solo la parte iniziale del suono (“effetto precedenza”). Se vuoi verificare come funziona la cosa, mettiti di fronte a un muro e batti le mani avvicinandoti ad esso. Oltre una certa distanza percepirai la differenza dei suoni, al di sotto non ti sarà possibile, ma riuscirai comunque a identificare il suono originario con precisione.

Tornando al meccanismo di localizzazione, è opportuno sottolineare che più un suono è ricco di informazioni, più è facile localizzarne la fonte. Per esempio, più frequenze contiene un suono, più è semplice sapere da dove proviene. Inoltre la possibilità di orientare la testa, destra-sinistra, su-giù, permette di individuare con maggiore precisione la fonte del suono, attraverso la valutazione della variazione delle differenze tra le due orecchie. E' quello che fanno molti animali che usano l'udito per individuare prede o minacce.

A livello cerebrale, la localizzazione dei suoni è affidata in prima istanza a un'area precisa del tronco encefalico, le cui cellule elaborano gli stimoli provenienti dalle orecchie per dare una risposta rapida, come l'attivazione di un rapido movimento del capo, in presenza di suoni sconosciuti o allarmanti.

Cosa te ne pare?

Madre natura ha sviluppato attraverso la selezione un senso che solo in apparenza è secondario e limitato e le cui funzioni sono più ampie della semplice localizzazioni delle fonti sonore. Riassumendo quanto visto finora, la nostra capacità di localizzazione tramite l'udito è limitata, ma veloce, e dipende dall'elaborazione delle differenze tra le informazioni raccolte dai due canali uditivi.

Molto ci sarebbe ancora da dire, ma per stasera ci fermiamo qui. Se hai domande o precisazioni, non esitare a lasciare un commento.

A presto ;D

 

CULTURA
27 dicembre 2011
LA MENTE UMANA – L'adattamento sensoriale

 

Stasera parliamo dell'adattamento sensoriale. Mentre leggi questo post, la ventola del tuo pc sta facendo un lieve ronzio continuo, ma tu non ci fai caso. In effetti per quanto lieve è un rumore fastidioso, ma non te ne accorgi perché ti sei adattato ad esso. In realtà non ti rendi neppure conto della pressione dei gomiti sulla scrivania, del bagliore della lampada e perfino della pressione dei tuoi vestiti sulla pelle o del peso dei tuoi arti (ricordi la propriocezione?). Del flusso sensoriale che costantemente arriva al cervello, solo una parte viene percepita a livello consapevole, mentre una parte notevole viene ignorata.

Cos'è l'adattamento sensoriale?

In sintesi il nostro cervello tende a ignorare gli input costanti o prevedibili, da qualunque dei sette sensi essi provengano. Per esempio, in presenza di un cattivo odore dopo un certo tempo cessiamo di considerarlo, o viaggiando in treno in pochi minuti smettiamo di percepire il movimento del treno e il rumore delle rotaie.

Con il termine adattamento riassumiamo una serie di processi che possono riguardare sia le cellule sensoriali che i neuroni preposti all'elaborazione degli stimoli sensoriali. Un esempio tipico è l'affaticamento neuronale: soggetti a stimoli ripetitivi i neuroni smettono di reagire nello stesso modo. In realtà non si stancano, ma i canali di ioni della membrana che regola i cambiamenti elettrici all'interno della cellula si disattivano, ma stancarsi da l'idea di come funziona la cosa, non ti pare?

Un'altra forma di adattamento è l'assuefazione, la forma più elementare della memoria. In pratica quando lo stimolo si ripete la nostra reazione si indebolisce. Per esempio, la prima volta che ci tuffiamo nell'acqua fredda la sensazione sarà vivida e spiacevole, ma già la seconda volta l'esperienza ci apparirà più tollerabile.

Un altro esempio di adattamento che avviene non nel cervello ma direttamente nell'organo sensoriale è l'adattamento del sistema visivo a gradi diversi di luminosità. Lo puoi fare anche tu. Prima sosti in una stanza buia il tempo necessario per adattare gli occhi, poi entri in un'altra stanza illuminata tenendo aperto un solo occhio e infine torni nella stanza buia. Ti accorgerai che con l'occhio che hai tenuto aperto non ci vedrai nulla, ma l'occhio che hai tenuto chiuso ci vedrà benissimo. Prova a chiudere alternativamente gli occhi e ti renderai conto subito della cosa.

Aldilà dei singoli meccanismi, l'adattamento sensoriale ha uno scopo percettivo preciso: identificare e cancellare stimoli irrilevanti affinché possiamo percepire e concentrarci sulle informazioni importanti che ci provengono dal mondo intorno a noi. Per esempio ci permette di ignorare il rumore della televisione per ascoltare le parole del nostro partner o le grida dei vicini o il rumore sospetto al piano di sotto. Oppure ci permette di adeguarci al movimento costante come quello di una nave o di un autobus per poter continuare a muoverci senza troppe difficoltà.

L'adattamento è un aspetto chiave della ricalibratura costante che il cervello esegue senza sosta sui nostri sensi e i relativi sistemi sensoriali per garantire un'efficienza elevata.

La possibilità di ignorare una parte notevole del flusso di informazioni proveniente dai nostri sensi per poterci concentrare sugli eventi e i mutamenti del mondo intorno a noi, significa reazioni più pronte ed efficaci e quindi una maggiore sopravvivenza.

L'adattamento è una caratteristica della parte più evoluta del nostro cervello, mentre la maggior parte dei neuroni della parte più primitiva non si adatta agli stimoli e continua a reagire prontamente a certi tipi di stimoli, come quelli pericolosi determinati da oggetti in avvicinamento, come abbiamo visto nel precedente post della rubrica.

Vale la pena approfondire l'argomento, ma in un prossimo post. Stasera mi sono dilungato già troppo. Se hai domande o precisazioni non esitare a lasciare un commento.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

CULTURA
23 agosto 2011
LA MENTE UMANA – Come funziona l'attenzione?

 

Come abbiamo visto in precedenti post (qui e qui), viviamo in un mondo caotico e mutevole e siamo immersi in un “flusso” di stimoli e percezioni. Attraverso i nostri sensi riceviamo migliaia di informazioni sensoriali al secondo e non siamo in grado di gestirle tutte insieme in modo consapevole. Il cervello riceve ed elabora tutto, ma sono troppe per la nostra mente cosciente, che deve decidere a cosa dedicare le proprie risorse, la propria attenzione.

Cos'è l'attenzione?

L'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, o un insieme di stimoli. E' la sensazione che proviamo quando dedichiamo una parte significativa delle nostre risorse mentali a un evento, un oggetto, una persona, un gesto e così via. Non ha nulla a che vedere con la concentrazione che per esempio esercitiamo quando leggiamo questo testo, per esempio, o ascoltiamo una conferenza. Stiamo parlando della temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Per esempio, prova a guardarti attorno. Cosa noti? Cosa attira la tua attenzione? Un volto, un gesto, una luce, certe parole che due si scambiano, la luce del semaforo, alcune immagini da un televisore in vetrina e così via. Ognuno di essi ha ricevuto la nostra attenzione per un breve momento.

Come decidiamo a cosa prestare attenzione?

Nella maggior parte dei casi è un atto consapevole, cioè possiamo essere più attenti a “eventi” particolari, come per esempio l'espressività dei volti umani, o alle forme degli oggetti. La nostra attenzione quando ci troviamo per esempio all'aeroporto in attesa di un parente è molto diversa da quella che manifestiamo durante la visita ad un museo. La nostra attenzione consapevole varia a seconda dei nostri pensieri coscienti, del luogo in cui ci troviamo, della compagnia, del nostro stato emotivo, e così via. Approfondiremo l'argomento in un post futuro.

Concentriamoci sull'attenzione inconsapevole. E' estate, sei seduto al tavolino del bar, ti guardi attorno senza particolare interesse: gli occhi vengono attirati dai cenni della gente, dalle espressioni, dai movimenti improvvisi. E intendo proprio attirati, perché lo sguardo si sposta, anzi scatta su ciò che ha attratto la tua attenzione, e osserva finché qualcos'altro non attira inconsciamente la tua attenzione o tu decidi di osservare altro.

Cosa attira inconsapevolmente la nostra attenzione?

Sono certo che conosci già la risposta: stimoli sensoriali improvvisi, come un forte rumore o un movimento improvviso. Ma perché e come?

Per semplificare ci concentreremo su una sola fonte sensoriale, la principale, la vista. Come già abbiamo visto in precedenza, le immagini che l'occhio riceve vengono trasmesse come impulsi elettrici attraverso il nervo ottico a una decina di regioni cerebrali diverse con compiti diversi. Il riconoscimento conscio delle informazioni visive avviene nella corteccia visiva, una zona del lobo occipitale nella parte posteriore del cervello. Qui le immagini vengono elaborate in molti modi e con molti scopi, per esempio, per capire le forme degli oggetti, per decodificare i colori, per comprendere se qualcosa o qualcuno si muove, eccetera. Le altre zone elaborano le immagini per altri scopi, per esempio vengono utilizzate per determinare le dimensioni della pupilla a seconda dell'intensità luminosa, o per regolare i movimenti degli occhi e della testa.

Tra l'altro una copia degli impulsi viene trasmessa al “collicolo superiore”, in una zona primitiva del cervello con una struttura elementare, di cui troviamo l'equivalente in pesci, anfibi e in molte altre specie animali. Il compito di questa regione è quella di esaminare le immagini per percepire un eventuale minaccia che richiede una reazione rapida, più rapida di quella ottenibile con la corteccia visiva. E' quello che ci fa reagire prontamente, di riflesso, che ci spinge a muoverci prima ancora di capire cosa sta succedendo, che ci spinge a cambiare posizione o orientamento della testa per renderci pronti a quello che sta per accadere.

E' quest'area cerebrale che “orienta” la nostra attenzione, di solito verso un movimento inatteso, o una luce improvvisa o certe espressioni del volto delle altre persone. E' il nostro cervello che ci dà una mano, sposta i nostri occhi e ci dice: “hei, forse è meglio che tu faccia attenzione a quello”. Naturalmente la sua funzione è così utile ed efficace che la selezione naturale l'ha conservata dentro di noi.

Quali sono gli eventi che catturano di più la nostra attenzione?

Il primo della classifica è il movimento improvviso e imprevisto, che può nascondere una minaccia, come un attacco fisico. Il secondo è una luce improvvisa, o meglio una variazione di contrasto luminoso. La terza classe di eventi riguarda gli oggetti che si “manifestano bruscamente” e che richiedono una certa reazione. Mai andato nella galleria degli orrori al luna park? Approfondiremo in un'altra occasione il rapporto particolare della mente con gli oggetti. La quarta classe di eventi riguarda l'espressività umana: il cervello reagisce alle espressioni degli altri esseri umani, specialmente se sono “negative”, per esempio se esprimono paura o rabbia.

L'argomento è molto ampio e richiederebbe pagine e pagine, ma per questa volta ci fermiamo qui. Ne parleremo ancora in futuro.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

CULTURA
17 maggio 2011
IL FLUSSO

Nel precedente post relativo all'Informazione (I SETTE SENSI - 2), abbiamo considerato ogni singolo senso e abbiamo osservato come le informazioni arrivano dal mondo intorno a noi, passano attraverso i sensi e giungono al cervello.

Ora, ti sei mai chiesto quante informazioni riceviamo ed elaboriamo ogni giorno?

Prova a pensarci. Pensa a una tua giornata tipo, passo dopo passo. Pensa alle parole che scambi alla mattina con la tua famiglia, ai giornali che leggi, alla radio che ascolti in auto, a tutto ciò che fai al lavoro.

Sono tante, vero?

Ogni singolo istante, il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali. Viviamo in un flusso di informazioni che ci avvolge come un vento di parole, immagini, odori, e così via. La nostra mente cosciente percepisce solo una piccola parte del flusso di informazioni, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Prova a immaginare alcuni istanti dei vita: devi uscire di casa, guardi la porta, cerchi la maniglia, la stringi, spingi la porta, segui il tuo braccio che accompagna la porta, lasci la maniglia poi fai due passi fuori e prima di voltarti a chiudere, guardi cosa c'è fuori di casa, osservi le persone che passano, una a una, quello che indossano, le espressioni, poi le automobili in strada, una a una... e così via.

Riesci a immaginare il continuo focalizzare su ogni singolo aspetto della nostra vita? Dopo qualche ora penso usciremmo di testa, non credi?

Per nostra fortuna l'evoluzione non lavora in questo modo, prima c'era la scimmia, l'istinto, l'azione fosse fuga o lotta, poi è venuta la consapevolezza, la mente cosciente. Il nostro cervello “evoluto” è dotato di strumenti di analisi veloci ed efficaci che non si limitano a individuare cosa è importante e ad attirare l'attenzione delle mente conscia su certe informazioni. Il cervello vaglia tutte le informazioni secondo categorie e priorità, e se possibile applica a ognuna delle vere e proprie scorciatoie, schemi mentali profondamente definiti nel nostro cervello.

Provo a spiegarmi meglio.

Cammini per strada con un amico, state parlando. La tua mente è “focalizzata” in buona parte sul discorso, sulle parole, sul tono della voce, sul volto, sulla gestualità. D'altra parte non solo camminate, ma evitate gli altri passanti, vi fermate agli incroci e riconoscete lo stato del semaforo, vi soffermate ai passaggi pedonali e scegliete il momento per passare. Lanciate uno sguardo alla scollatura della ragazza che sistema la vetrina o al didietro del ragazzo che sta aprendo il lucchetto della bici, vi orientate fino al ristorante in cui mangerete.

Tutte queste attività secondarie sono quasi automatiche perché la nostra mente riceve ed elabora tutto quello che vediamo, ascoltiamo, riceviamo attraverso i sensi. Proprio tutto. Anche se ne siamo appena coscienti o del tutto incoscienti.

Il focus, il “fuoco” della nostra attenzione cambia a seconda del contesto, della concentrazione o del contenuto delle informazioni. Se stiamo ascoltando un discorso tutto il resto perde importanza e l'attenzione è focalizzata solo su un individuo e le sue parole. Ci ricorderemo di quello che ha detto, ma ben poco degli altri presenti. Se invece stiamo cercando qualcuno tra la folla, il nostro sguardo individuerà prontamente tutti quelli il cui colore di vestiti e di capelli corrisponde a chi stiamo cercando.

Siamo consapevoli solo di una minima parte delle informazioni che riceviamo e elaboriamo. La maggior parte rimane nell'ombra, ma questo non significa che queste informazioni non possano influenzarci, per esempio modificando le nostre emozioni.

Torniamo all'esempio: parli con il tuo amico e qualcosa in lui non ti convince. Senza che te ne renda conto consapevolmente percepisci qualcosa nel suo atteggiamento fisico, nell'espressività del volto contrasta con le sue parole. Ti sta nascondendo qualcosa.

Per chiarire, le parole sono una minima parte delle informazioni che ci scambiamo comunicando, di solito le parole veicolano meno del 10% delle informazioni, mentre la maggior parte della comunicazione si svolge attraverso il linguaggio non verbale (gestualità, movimenti del corpo, espressività del viso) e il rimanente attraverso quello paraverbale (tonalità e timbro della voce, la velocità con cui parliamo, il ritmo). Ne parleremo approfonditamente nel prossimo futuro.

Tornando ancora all'esempio, il tuo inconscio si è accorto della contraddizione tra parole e comunicazione non verbale interpretando le informazioni che il tuo amico ti trasmette a sua volta inconsciamente. Ma tu però non l'hai colto consapevolmente.

Quindi, quanto siamo consapevoli delle informazioni del flusso che ci avvolge?

Molto poco.

Il discorso è appena iniziato, ma continueremo nel prossimo post relativo all'informazione. Seguitemi e commentate, ogni commento è utile e offre spunti di approfondimento.

A presto ;D


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permalink | inviato da Elnor il 17/5/2011 alle 21:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
6 maggio 2011
I SETTE SENSI - 2










Ricordate? L'informazione si acquisisce tramite i sensi. Nel post precedente (qui: I sette sensi – 1) ci siamo soffermati sul mezzo, i sensi, e su come l'informazione arriva al cervello e viene elaborata. Vediamo quei sensi su cui non ci siamo ancora soffermati.

Olfatto. Percepire odori significa riconoscere le sostanze volatili che entrano nel naso. Nella parte più alta del nostro naso, l'epitelio olfattivo interagisce chimicamente con le sostanze presenti nell'aria anche in quantità molto piccole e traduce l'informazione chimica in impulsi elettrici destinati al cervello. Questi raggiungono un'area speciale del cervello capace di interpretarli, hanno accesso privilegiato alla memoria e sono capaci di attivare ricordi remoti e le emozioni legati a essi.

Anche se consideriamo l'olfatto poco utile nel mondo moderno, in realtà è sempre attivo e capace di influenzare inosservato i nostri stati emotivi e le nostre scelte. In primo luogo nella scelta del cibo, senza l'olfatto a sostenere il gusto il cibo perderebbe molto del suo fascino, inoltre l'olfatto ci avverte se quel cibo è avariato, crudo o maturo, se siamo vicini a organismi in decomposizione, o in presenza di sostanze chimiche volatili e tossiche.

E' uno dei sensi più attivi e importanti nelle prime fasi della vita di un essere umano e, nonostante non ne siamo pienamente consapevoli, è importante nei rapporti sociali. Secondo te, perché spendiamo tanto tempo e soldi per cancellare o coprire il nostro odore? Come tutti i mammiferi, noi esseri umani emettiamo odori e non solo attraverso il sudore, l'urina, le feci, secrezioni ed eiezioni varie. Abbiamo ghiandole che producono sostanze volatili che ci identificano (il nostro odore è unico) e che cambiano a seconda del nostro stato di salute, di quello che mangiamo (siamo quello che mangiamo, non dimenticarlo), delle medicine o delle droghe che assumiamo e di quello che proviamo: paura, gioia, rabbia, eccitazione e cosi via.

Gusto. Quando mangiamo o beviamo un fiume di particelle vengono a contatto con la lingua e con le papille gustative. Queste cellule specializzate interagiscono con sali, zuccheri, acidi e sostanze amare, i quattro gusti principali, e trasformano le reazioni chimiche in impulsi trasmessi attraverso i nervi della lingua fino al cervello.

Lo scopo principale del gusto è quello di riconoscere i cibi commestibili, non dimentichiamo che il modo più veloce per avere problemi di salute è quello di ingerire sostanze tossiche o nocive. Se l'olfatto non ci avverte, il gusto è l'ultima difesa. Il gusto in realtà lavora in concomitanza con l'olfatto e insieme riescono a stimolare il cervello in modi talmente profondi, nuovi o variegati, che anche quando la memoria inizia a cedere per l'età o per malattie, gli ultimi ricordi che rimangono sono quelli del piacere della tavola.

Tatto. Dopo la vista, il tatto è lo strumento principale di percezione del mondo attorno a noi e non a caso risiede nella pelle. In ogni sua parte, la pelle è dotata di cellule sensibili alla pressione che traducono il contatto in impulsi elettrici trasmessi al cervello attraverso i nervi. Oltre a queste, la pelle è dotata di cellule sensibili alla temperatura e al dolore che egualmente trasmettono impulsi al cervello se stimolate. Così sembra semplice, ma non lo è affatto.

Il tatto significa contatto, significa esperienza diretta, corpo a corpo, intimità. Chiudi gli occhi e immagina di non poter vedere. Come scopri il mondo intorno a te? Toccando gli oggetti, leggendone i contorni, toccando le persone, i volti, usando bastoni come prolungamento per percepire gli ostacoli sul tuo cammino. Ora apri gli occhi e pensa alle persone con cui hai contatti, che tocchi nella tua giornata, nella tua vita. Tua moglie, tuo marito, la tua fidanzata, tua madre, i tuoi figli, le tue amiche, i tuoi amici. Ora pensa a come li tocchi. Non parlo di sesso, intendo quando e come vi toccate. Toccarsi significa instaurare un contatto, un rapporto.

Ogni cultura ha regole leggermente diverse su come, chi e quando toccarsi, ma tutte hanno regole. Perché toccarsi per gli esseri umani è qualcosa di intimo. E' permettere a qualcun altro di avvicinarsi tanto da poterti fare molto male.

Il tatto è fondamentale per la crescita di un bambino, sia come esperienza del mondo, sia come crescita emotiva, rapporto con i genitori e gli altri. Attraverso il contatto mirato si possono curare certe patologie, parlo di problemi psicologici ed emotivi. Il tatto ci fornisce esperienze che possono aprirci la mente e ampliare la nostra consapevolezza.

Senso dell'equilibrio. E' il senso dell’orientamento spaziale, risiede nell'orecchio interno, in un organo chiamato labirinto. Attraverso l'analisi continua della posizione del liquido contenuto nei canali auricolari, il cervello conosce in ogni istante la posizione del corpo nello spazio, la direzione di ogni nostro movimento nello spazio e la posizione della testa.

Prova a mettere i piedi allineati uno davanti all'altro. Facile, no? Ora chiudi gli occhi. Senti i piedi che spingono a terra, senti la gravità, il tuo peso che si scarica giù, in basso. Sei ancora lì? Non hai ondeggiato o spostato un piede? Allora hai un buon senso dell'equilibrio.

Senza di esso non potremmo compiere neanche un passo. Il senso dell’equilibrio è basato sulla complessa interazione di diverse parti del cervello e del sistema nervoso, mirate a permetterci un libero movimento nello spazio intorno a noi, fino a giungere a straordinarie coordinazioni neuro-motorie e neuro-sensoriali.

Come fanno i funamboli a fare certi esercizi? Come riescono a camminare sulla fune? Non restare a guardarli a bocca aperta, chiediti come possono restare in equilibrio poggiando su pochi centimetri quadrati. Esatto! Attraverso l'esercizio continuo riescono a sviluppare una sensibilità straordinaria.

Propriocezione. Ecco il nostro settimo senso. Come avrai intuito dalla parola, è la percezione di se stessi, o sarebbe meglio dire è la percezione della posizione nello spazio dei nostri arti. Dov'è la tua mano in questo istante? Certo che la vedi. Primo, chiudi gli occhi, secondo, solleva la tua mano destra senza stringervi nulla. Ripeto la domanda: dov'è la tua mano in questo istante? Lì, certo. Naturalmente sai benissimo dov'è la tua mano, la questione è: come? Grazie alla propriocezione.

Speciali cellule (recettori) presenti nella pelle, nei muscoli e nei tendini comunicano di continuo al cervello la loro posizione e la pressione a cui sono soggetti, di conseguenza il cervello conosce la posizione e il movimento delle strutture muscolo-scheletriche.

Questo senso è strettamente legato al senso dell'equilibrio e la coordinazione dei due ci permette una gamma sorprendente di movimenti. Inoltre è legato anche al tatto e alla relativa sfera emotiva ed è una componente fondamentale della consapevolezza fisica di ognuno di noi. Mentre siamo consapevoli dei cinque sensi principali e parzialmente consapevoli del senso dell'equilibrio, tendiamo a ignorare questo senso, a considerarlo scontato.

Direi che abbiamo finito con i sensi. Non fate quelle facce, non è stato così drammatico. Potremmo approfondire molto l'argomento, ma per quanto possa essere interessante direi che non serve dilungarci.

Riassumendo, questi sono i sensi che madre natura ci ha donato, noi percepiamo la realtà attraverso loro: le informazioni arrivano dal mondo intorno a noi, passano attraverso i sensi e giungono al cervello, capace di elaborarle a velocità sorprendenti.

Vi offro una domanda: i sensi possono influenzare l'informazione che riceviamo? Ne possono modificare il contenuto?

A presto ;D

Ah, commentate gente, i commenti sono sempre graditi.

SCIENZA
3 maggio 2011
I SETTE SENSI - 1


Nel post precedente relativo all'informazione (qui) abbiamo visto che in essenza l'informazione si acquisisce tramite i sensi.

L'uomo percepisce e definisce la realtà che lo circonda con i sensi che l'evoluzione gli ha fornito. Nello stesso modo acquisisce le informazioni: dalla visione della pioggia fuori dalla finestra alla lettura del giornale, dal profumo del cibo alla lettura del linguaggio corporeo dei proprio simili, dal trillo del cellulare alle carezze della persona amata.

I sensi sono sette. Sì, proprio sette, e non parlo del sesto senso dei romanzi o di altre fantasie. I sensi sono:

  1. la vista
  2. l'udito
  3. il tatto
  4. l'olfatto
  5. il gusto
  6. il senso dell'equilibrio
  7. e la propriocezione 

Cos'è la propriocezione? Seguimi e lo scoprirai.

Vista. I nostri occhi hanno la capacità di tradurre la luce attorno a noi in immagini. La luce è un flusso di onde elettromagnetiche la cui lunghezza d'onda determina il colore delle cose che ci circondano. Ogni oggetto colpito dalla luce, ne assorbe una parte, il restante viene riflesso e quando raggiunge i nostri occhi, l'onda luminosa stimola la retina (più di cento milioni di recettori), l'organo deputato a tradurre lo stimolo in impulsi elettrici, il linguaggio del cervello. Attraverso il nervo ottico gli impulsi raggiungono il cervello dove vengono elaborati in immagini.

Così sembra facile, vero? In effetti non è così.

Se ti dicessi che l'immagine che colpisce la retina è rovesciata? E' il cervello che la "raddrizza". Sai che le nostre retine hanno un punto cieco? E' il cervello che lo compensa, ma fa ben altro: mentre tu guardi ti fornisce il senso della profondità, cioè traduce le immagini dei singoli occhi in un'immagine tridimensionale, a cui aggiunge la percezione prospettica, cioè a seconda delle dimensioni di un oggetto o di una persona, ne interpreta la distanza (questo può anche dar vita a illusioni visive).

Inoltre il cervello in tempo reale scansiona incessantemente e riconosce i contorni delle cose e le identifica, riconosce i tratti dei volti, la loro espressività e l'emotività che esprimono. Infine è molto sensibile ai movimenti. Hai mai notato che gli occhi si muovono continuamente, anche quando fissi intensamente qualcosa? Questi movimenti impercettibili servono per dare immagini sempre diverse dell'ambiente attorno a noi e individuare il movimento tramite il confronto dei fotogrammi. Senza movimenti oculari cessiamo di vedere, o meglio il nostro cervello cessa di vedere.

Impressionante, no?

Noi esseri umani discendiamo dalle scimmie e come tali ci affidiamo notevolmente alla vista, senso privilegiato dalla selezione naturale. Sia come preda che come predatore, la vista è servita ai nostri progenitori per individuare minacce o prede il più velocemente possibile, per scappare nel primo caso, per ottenere cibo nel secondo. La selezione ha privilegiato chi elaborava più velocemente le immagini, chi reagiva più prontamente.

Ancora oggi le immagini del mondo intorno a noi arrivano ad aree primitive del nostro cervello e possono scatenare reazioni emotive, quali la paura o la rabbia, senza che la mente più evoluta possa filtrare o interpretarne il contenuto. La vista è un canale diretto a parti profonde del nostro cervello, diciamo al lato primitivo dell'essere umano. Non a caso si dice che un'immagine val più di mille parole.

Udito. Il suono non è altro che un flusso di onde sonore, cioè di onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l'aria e hanno frequenze percepibili dall'orecchio umano, l'organo preposto a udire. Quando le onde sonore colpiscono il padiglione auricolare, vengono convogliate nell'orecchio interno, amplificate e trasformate in impulsi elettrici (il linguaggio del cervello) dalla coclea. Attraverso il nervo acustico, gli impulsi raggiungono quell'area del cervello che si occupa di tradurli in informazioni comprensibili. La memoria ci aiuta a identificare il suono.

Nemmeno questa volta la cosa finisce qui. In primo luogo il cervello riconosce direzione e distanza del suono confrontando gli impulsi provenienti dai due orecchi, ne valuta l'intensità e la lunghezza d'onda, è capace di riconoscere echi e distorsioni. In presenza di parole il cervello non si limita a interpretare il messaggio, ma valuta anche il tono, il volume, il timbro con cui vengono dette, la velocità e le pause di chi parla e in presenza di informazioni visive le collega alla postura, all'espressività del viso e così via.

Continueremo la carrellata dei sensi nei prossimi post. Come avrai capito, lo scopo di questi post è attirare la tua attenzione sul mezzo attraverso cui l'informazione ci arriva, i sensi, e su come il cervello la elabora.

Nel frattempo chiediti: l'informazione è solo ciò che ci arriva attraverso la comunicazione? Allora cos'è la visione del mondo meraviglioso in cui viviamo, dal traffico cittadino ai tramonti della nostra vita?

Grazie dell'attenzione e arrivederci a presto ;D

Qui trovate la seconda parte del post


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permalink | inviato da Elnor il 3/5/2011 alle 21:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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