IL BLOG SI E' TRASFERITO QUI

scegliere | SCEGLIERE | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Diventa consapevole delle tue decisioni
POLITICA
28 dicembre 2012
PAROLE PER PENSARE – Una cultura nuova e una nuova società
 

Questa sera ti offro un video speciale, direi emozionante.

E' il discorso tenuto da Josè Pepe Mujica, presidente dell'Uruguay, al G20 del giugno del 2012, un discorso ignorato dai media europei ma già passato alla storia, che esprime in modo diretto tutti i dubbi e le domande che in questi anni in molti hanno già espresso sull'economia capitalista, la società consumistica e il modello di sviluppo e civilizzazione che ora domina il pianeta.

Il modello consumistico occidentale è sostenibile per il nostro pianeta? E' l'uomo che governa il mercato o è il mercato che governa l'uomo? Cosa è veramente importante: l'economia, il consumo, lavorare per consumare, o la felicità e la vita dell'uomo?

Il discorso brilla per la chiarezza delle parole, per il coraggio e per la lucidità del relatore e spinge a ripensare la nostra vita e la nostra cultura. Sono le parole e le domande che vorremmo sentire sulle labbra dei politici, oggi. Sono le parole che dovremmo diffondere e discutere per cambiare il nostro futuro e quello dei nostri figli.

Pepe Mujica ha 77 anni e dal 2009 è presidente dell'Uruguay, è stato in carcere 14 anni come oppositore del regime durante la dittatura, vive in una casa modesta e devolve i nove decimi del suo stipendio in beneficenza. Anche per questo è noto come il presidente più povero del mondo.

Qui trovi la sua pagina su Wikipedia, qui quella su Liquida. Qui puoi trovare un articolo della stampa nazionale, qui un interessante reportage sull'Uruguay che vale la pena leggere.

Come sempre ti invito ad ascoltare con attenzione e senso critico quanto viene detto e ad approfondire gli argomenti che ti colpiscono presso altre fonti.

Buona visione a presto ;D

29 novembre 2012
Empatia e società umana
 

Stasera prendiamo spunto da un video inglese della RSA che propone in modo essenziale le idee di Jeremy Rifkin sullo sviluppo della società e sull'empatia.

Cos'è l'empatia?

Nel post “Empatia” abbiamo visto che l'empatia è la capacità di riconoscere, comprendere e condividere le emozioni altrui. E’ una caratteristica che quasi tutti gli esseri umani posseggono ed è fondamentale per lo sviluppo dell’emotività umana e per poter instaurare e gestire rapporti sociali soddisfacenti. L’empatia è una predisposizione naturale che si sviluppa in tenera età attraverso il rapporto con gli altri esseri umani, principalmente con i nostri genitori.

L‘empatia è la base su cui poggiano le relazioni tra esseri umani. Non può esistere una relazione significativa se non c’è empatia, cioè se non comprendiamo le emozioni del nostro interlocutore o parter. Conoscere e comprendere l’emotività degli altri ci spinge a rispondere nel modo giusto agli stimoli altrui. E’ importante entrare in empatia per comprendere meglio la realtà degli altri e per operare delle scelte che non siano condizionate unicamente dal proprio punto di vista, spesso limitato.

Tutto questo è possibile grazie ai neuroni a specchio, una dote presente nel nostro patrimonio genetico e sviluppata dall’evoluzione e dalla selezione naturale, quando la nostra sopravvivenza individuale dipendeva dalla comprensione delle azioni degli altri esseri umani, a partire dall’identificazione di minacce sia esterne che da parte di nostri simili, fino allo sviluppo di una vita sociale migliore e vincente per madre natura (riproduzione).

Il video prende spunto dal lavoro di Rifkin, esposto nel suo libro "La civiltà dell'empatia", che partendo dall'empatia contraddice diverse teorie e dottrine, come l'utilitarismo e l'illuminismo, e sostiene che lo sviluppo empatico è un elemento fondamentale dell'evoluzione umana e sta raggiungendo l'apice grazie alla globalizzazione e alla nuove tecnologie per la comunicazione.

Sono molti gli spunti interessanti e le domande che il video offre. Se madre natura ci ha programmati per sentire le emozioni e i disagi altrui come se fossero i nostri, per socializzare, condividere e appartenere a un gruppo sociale, perché allora mostriamo una così spiccata propensione all'aggressione, alla violenza, all'egoismo?

Rifkin sostiene che nel passato l'empatia umana era limitata, a partire dalla famiglia, per poi passare al gruppo religioso e alla nazione-stato. Ma cosa giustifica le guerre, cosa le violenze, il sopruso, la crudeltà verso i nostri simili e gli altri esseri viventi?

E' sufficiente una minoranza di sociopatici e psicopatici a influenzare l'intera umanità?

O forse le condizioni sociali della maggioranza della popolazione non permettono il pieno sviluppo dell'empatia e delle emozioni?

Quale effetto ha la cultura di un individuo sulla sua empatia?

Se è vero che l'empatia si basa sulla consapevolezza della nostra fragilità, della morte e della sofferenza e ci spinge alla solidarietà verso gli altri, è anche vero che la paura della morte ci spinge a mentire a noi stessi e a vivere come se fossimo immortali.

Tu cosa ne pensi?

Approfondiremo insieme questi interrogativi in alcuni post nel prossimo futuro.

Jeremy Rifkin è un economista, attivista e saggista statunitense. Ha fondato, nel 1969, la Citizens Commission con l'intento di rendere noti i crimini di guerra commessi dagli americani durante la guerra del Vietnam. È il fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation. La RSA, Royal Society of Arts, è un'organizzazione no profit che mira a trovare soluzioni pratice innovative alle sfide sociali odierne.

Qui puoi trovare il sito della RSA, qui la pagina di Wikipedia su Rifkin. Qui puoi trovare il sito della Foet, qui puoi trovare il profilo di Jeremy Rifkin su TED e qui il sito del libro di Rifkin.

Buona visione e a presto ;D

CULTURA
26 gennaio 2012
Responsabili delle nostre scelte

 

Stasera parliamo di responsabilità. Responsabilità. Lo senti? Questa parola è carica di emotività e di significato, una parola che di solito non piace perché quando la pronunciamo ci rimanda a problemi, conseguenze, punizioni, costi e ad esperienze spesso non gradevoli. E' così perché responsabilità è una delle parole chiave che noi esseri umani impariamo a conoscere quando diventiamo adulti: devi essere responsabile ci dicono i nostri genitori, devi fare la scelta giusta. Ci insegnano ad essere responsabili perché è importante per far parte della società umana ed è importante per poter prendere le decisioni più efficaci per il nostro futuro.

Cos'è la responsabilità?

Partiamo dal significato della parola: il termine deriva dal latino respònsus, participio passato del verbo respòndere, rispondere. Rispondere di cosa? La responsabilità è dover rendere conto di atti, avvenimenti e situazioni in cui si ha un ruolo determinante; o anche gli obblighi che derivano dalla posizione che si occupa, dai compiti, dagli incarichi che si sono assunti; o ancora responsabilità è quando siamo tenuti a rispondere della violazione di un obbligo o comunque di un atto illecito; infine responsabilità è avere consapevolezza delle conseguenze dei propri comportamenti.

In sintesi essere responsabile significa impegnarsi a rispondere, a qualcuno o a se stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano.

Naturalmente la responsabilità è strettamente legata al prendere decisioni, in quanto le azioni sono determinate dalle scelte e noi siamo responsabili delle nostre scelte.

Ma lo siamo sempre? Siamo responsabili di tutte le nostre scelte?

Naturalmente no. Certamente non lo siamo quando non abbiamo una scelta. Il concetto di responsabilità implica quello di libertà e libero arbitrio, nel senso che ciascuno può essere ritenuto responsabile del suo operato se questo è avvenuto in seguito a una libera scelta e non per costrizione o per condizionamenti di qualsiasi tipo.

Ma è proprio così?

Sia nel primo post che nei post sulla persuasione (qui e qui) abbiamo già ribadito che ogni nostra scelta consapevole o inconsapevole viene influenzata e in molti casi determinata da altri o altro. Per esempio, dai nostri genitori come dai grandi media, e senza dubbio dalle esperienze negative del nostro passato. Di conseguenza, quando possiamo ritenere una scelta effettivamente libera?

D'altra parte il diritto e le scienze sociali sostengono che non siamo responsabili quando non possiamo prevedere le conseguenze del nostro comportamento.

Tu cosa ne pensi?

Nel post Quale blog, abbiamo considerato che anche se non ce ne rendiamo conto, che ci piaccia o meno, scegliere è una cosa che facciamo continuamente, ogni giorno, secondo quello che siamo, secondo i nostri scopi e i nostri desideri, secondo le occasioni che ci si presentano o che otteniamo, secondo le informazioni che riceviamo. Scegliere è un obbligo e un bisogno implicito di ogni essere vivente, l'espressione di quello che siamo.

Quindi quando prendiamo una scelta di cui non possiamo prevedere le conseguenze siamo proprio esenti da responsabilità?

Non ritieni che essendo nostra la scelta, questo ci renda almeno in parte responsabili delle conseguenze?

Inoltre quanto siamo responsabili della nostra incapacità di prevedere le conseguenze?

Per esempio, prendere decisioni in preda alla rabbia o allo sconforto ci spinge spesso a scelte frettolose di cui spesso ci pentiamo. Secondo te non siamo responsabili delle nostre emozioni? Non possiamo controllare le nostre emozioni e prendere decisioni a mente lucida?

Nel post Compiere una scelta, abbiamo visto come le nostre scelte si basano su quello che conosciamo della decisione da prendere, su quello che siamo, sulla somma delle scelte che abbiamo compiuto finora, sul nostro stato emotivo, sulla nostra consapevolezza.

Ebbene noi possiamo agire consapevolmente su tutti questi aspetti in modo da comprendere meglio le conseguenze delle nostre azioni e rendere le nostre scelte più efficaci. Noi possiamo cambiare noi stessi, possiamo scegliere di migliorare noi stessi e possiamo fare le cose in modo diverso e il farlo dipende anche da noi.

Anche per questo ritengo che in un modo o nell'altro, pienamente o in parte, siamo responsabili di tutte le nostre scelte.

Dici che è eccessivo?

Ne sei sicuro? Spiegami perché, lascia un commento.

Prima di lasciarci stasera, vorrei sottolineare un aspetto importante di quanto visto finora: la responsabilità ha origine dalla nostra socialità, dal far parte di una comunità, una famiglia, una società senza la quale non avrebbe significato “rispondere delle nostre scelte e delle loro conseguenze”.

Nei prossimi post vedremo meglio quale legame ci sia tra la nostra natura sociale e le nostre scelte e come l'uno determina l'altro.

Grazie e a presto ;D

sfoglia
   novembre        gennaio

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte

Scegliere

Ogni scelta che facciamo modella la nostra vita. Ogni singola scelta. E' fondamentale per ognuno di noi diventare consapevoli delle nostre decisioniQuesto blog vuole fornire spunti, informazioni, risposte, domande e risorse sul "prendere decisioni".

Gli argomenti trattati sono: l'informazione, la psicologia, il coaching, i bisogni umani, le emozioni, la consapevolezza.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Licenza Creative Commons
I contenuti di questo blog sono concessi in licenza sotto la Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.

 

Liquida

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

Directory

Aggregatore

Informazione

GiornaleBlog Notizie dai Blog Italiani

modificare foto

WebShake – intrattenimento

Directory Yoweb.it

hostgator coupon

Miglior Blog




IL CANNOCCHIALE