IL BLOG SI E' TRASFERITO QUI

scegliere | SCEGLIERE | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Diventa consapevole delle tue decisioni
POLITICA
20 febbraio 2013
ANDIAMO A VOTARE
 

Ci siamo. Domenica si vota, ma questo non è il solito voto politico, non è una scelta tra un partito e l’altro, ma che in fondo si somigliano troppo, e non è la scelta del meno peggio o del danno minore. Questo è un voto diverso, un voto che dall’estero seguono con attenzione e sai perché?

Esatto!

Ma i motivi sono due. Il primo è che chiunque esca vincitore da queste elezioni dovrà affrontare quello che Monti a lasciato: un’economia in recessione a causa dalla politica di austerità del precedente governo, per esaudire le richieste di questa Europa. Questo vincitore dovrà decidere se continuare sulla politica precedente, dimostratasi fallimentare nei fatti, o trovare un’alternativa, quindi ridiscutere gli accordi già presi, o perfino uscire dall’euro.

Il secondo motivo è proprio quello che hai detto: nonostante il silenzio o la disinformazione della quasi totalità di media tradizionali e allineati, qualcosa di diverso si è fatto strada in una campagna elettorale da farsa, qualcosa di nuovo a turbato la vecchia politica dei partiti, i cui vecchi “leader” fanno a gara a chi spara la “patacca” più grossa nella speranza di raccogliere voti a sufficienza per rimanere in sella. Sì, il Movimento 5 Stelle.

Aldilà dei comizi di Grillo, della sua presa emotiva sulla gente, abbiamo visto che il movimento non è Grillo, il movimento non è un partito, prende forza dalla partecipazione dei cittadini, comunica in modo diverso, propone soluzioni diverse ai problemi della gente e dello stato e, a volerla fare breve, fa una politica diversa.

Qualcosa di nuovo che ha già cambiato e per sempre il modo di far politica in questo paese, e ha già cambiato la percezione e il punto di vista di un numero grande e crescente di cittadini. Qualcosa di nuovo in momento critico che può cambiare il futuro.

Ma il prossimo passo che cambierà il futuro di questo paese passa dalla nostre mani, mie e tue, passa dalla nostra scelta, dal nostro voto domenica.

Sei pronto?

Hai già fatto la tua scelta?

No, non è mia intenzione convincerti a votare il M5S, la scelta è tua e ti invito a usare la tua testa, a ragionare con calma, informarti sulle alternative, sui programmi e sui curricula dei candidati.

Se mi permetti, già che ne stiamo parlando, ti invito anche a ignorare le promesse da venditore, perché difficilmente saranno mantenute, e ti invito a non votare un’ideologia, ma un programma che è un progetto politico. Ti invito a non scegliere sull’onda emotiva di un discorso e a ignorare le minacce di chi tenta di far leva sulla paura. E ovviamente ti invito a non votare chi ha già tradito le tue speranze e la tua fiducia.

In breve scegli con la tua testa, non farlo con le emozioni e spendi tempo per informarti.

Quello che ti chiedo è: vai a votare.

Perché dovresti?

Perché se non fai la tua scelta, se scegli di non votare, altri sceglieranno per te. E forse la loro scelta non ti piacerebbe. Perché votare significa esercitare la tua sovranità di cittadino. Perché votare significa poter cambiare il futuro, quello tuo, dei tuoi figli e della società di cui fai parte.

Grazie della pazienza e a presto ;D


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. votare movimento politica Grillo voto futuro

permalink | inviato da Elnor il 20/2/2013 alle 20:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
24 gennaio 2013
PERCHE' VOTARE?
 

L'altro giorno un collega disgustato dalla politica mi ha confessato: “non andrò a votare, non ha senso farlo, perché spendere inutilmente il mio tempo? Il mio voto non influirà in alcun modo sul futuro dell’Italia”.

Tu cosa ne pensi? Sei d’accordo con lui?

Se me lo permetti vorrei attirare la tua attenzione su alcuni aspetti chiave del “rito” del voto. Che ci piaccia o meno, siamo cittadini di una democrazia rappresentativa, cioè eleggiamo e incarichiamo poche persone di rappresentarci e di gestire il potere politico nell’interesse dei cittadini.

Ok, sappiamo entrambi che la realtà è diversa, che la nostra classe politica non rappresenta i cittadini italiani, ma è dedita ai propri interessi e a quelli delle classi dominanti, che la legge elettorale è una vergogna che permette a una dozzina di individui di decidere la composizione del parlamento, che i conflitti tra le nazioni per il potere non sono mai cessati e l’Italia è ancora un “vassallo” degli USA e della “ex” Nato, che i conflitti di classe continuano a devastare vite nonostante l’Italia sia ufficialmente una repubblica democratica. E altro ancora.

E’ facile quindi farsi prendere dallo sconforto, facile pensare che altri decidono del nostro futuro qualunque sia l’esito di elezioni che, più che l’espressione della volontà della cittadinanza sovrana, paiono piuttosto una farsa.

Eppure le elezioni sono uno dei rari momenti in cui i politici sono costretti a prestare attenzione ai cittadini. Per cinque anni fanno passerella mentre si occupano degli affari propri, ma alle elezioni l’indifferenza scompare e, anzi, dietro alle facce di cera si annusa un certo nervosismo. Perché dai risultati del voto dipendono le cariche, gli stipendi, i loro interessi, per questo fanno di tutto per sedurre gli elettori, per circuirli con vuote promesse, innanzi tutto quella di mantenere lo status quo, cioè di lasciare le cose come stanno. Che altro non è che il sogno di tutti quelli che stanno bene, che hanno ricchezze e beni, che godono di privilegi, di cariche e di posizioni dominanti. O il desiderio piccolo piccolo di coloro che si accontentano, che hanno paura del cambiamento, che preferiscono il poco di oggi all’insicurezza del domani.

Ma torniamo al punto: la scelta del voto dei cittadini determina il futuro degli interessi della classe politica italiana, degli interessi di tutti coloro che dipendono da essa e degli interessi delle classi dominanti che vogliono una politica prona e sotto controllo, ricattabile e disponibile ad avallare le loro richieste.

Per questo costoro fanno di tutto per controllare il voto degli italiani, attraverso ogni mezzo lecito e un po’ meno lecito. Per esempio, creano organizzazioni di persone che hanno gli stessi ideali o gli stessi interessi, per esempio i partiti; o usano i media, di proprietà o controllati da partiti, industriali, banche o lobby, e manipolano le opinioni delle persone distorcendo le informazioni fino a mentire senza pudore. Oppure comprano il voto, o lo scambiano, con un lavoro per esempio, o lo ottengono con la costrizione e il ricatto.

Ma non si limitano a controllare il voto in campagna elettorale, cercano anche di allontanare l’elettore dal voto e dalla politica, per stanchezza o disgusto o delusione, cercano di renderlo spettatore e di inculcargli idee false o distorte, come per esempio quella che “la politica la fanno i politici”, o che “una volta dato il voto il cittadino non ha altri doveri”, oppure che “l’unico modo di fare politica è attraverso i partiti”.

Chiaro, no?

So che ne eri già consapevole, ma volevo puntualizzarlo prima di arrivare al sodo della questione: il voto non solo determina il futuro degli interessi della classe politica, ma soprattutto il voto determina il futuro di noi cittadini e dei nostri interessi, anzi di più determina il futuro dei nostri figli e di coloro che amiamo. Non è una questione di tifo o campanilismo, di vedere chi vince e chi perde, non è neppure una questione di ideologie, destra o sinistra, il voto decide chi gestirà la politica, quindi i nostri soldi, e in che modo.

Chi viene eletto decide sulle leggi che regolano la società e l’economia, decide sulle tasse e sulla qualità dei servizi pubblici, decide sulla cultura e sulla qualità del lavoro e dell’informazione. In sintesi la politica decide sulla qualità della tua vita.

Se un numero abbastanza alto di noi cittadini comprende tutto questo e si muove insieme, allora le cose possono cambiare e la classe politica trema. Ed è quello che sta accadendo in questi mesi. Nelle voci e negli occhi dei politici si può leggere lo sconcerto e la paura per un movimento politico nato dal basso, fatto per la maggior parte di cittadini che fanno politica e che hanno tutta l’intenzione di cambiare le cose, e sostenuto da un numero crescente di italiani, stanchi o disgustati, o consapevoli che alle prossime elezioni si deciderà il futuro.

Non vuole essere uno spot elettorale a sostegno del Movimento 5 stelle, te lo assicuro, ma solo un invito a fare politica, iniziando proprio dal voto, perché se non facciamo politica, ogni giorno, tutti i giorni, qualcun altro la farà decidendo al posto nostro e secondo i propri interessi.

Quindi vai a votare e fai la tua scelta, ponderata e consapevole. E’ importante. Usa la tua testa, il tuo senso critico, non ascoltare le vuote promesse di mentitori professionisti. E non scegliere solo in base al puro interesse, pensa al futuro.

E dopo il voto, continua a fare politica, ogni giorno, a partire dalle piccole cose. Perché si può fare politica facendo la spesa, muovendoci e con buona parte delle scelte che facciamo ogni giorno. Parleremo di questo in altri post. Presto.

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

POLITICA
13 gennaio 2013
VOTARE D'INVERNO

    

Questa sera ho deciso di proporti una riflessione su cui mi sono soffermato le scorse settimane, una riflessione che riguarda le imminenti elezioni.

Alla fine dell'anno appena concluso, il governo Monti si è dimesso senza discussione parlamentare e senza sfiducia parlamentare. Per la prima volta nella storia della repubblica italiana.

Non pensi ci sia qualcosa di strano in questo?

Non sono tre i poteri dello stato? E il parlamento? Non conta più nulla?

E la costituzione? Chi difende la costituzione?

Ancora prima delle dimissioni del governo tecnico, presidente e ministri hanno deciso che le elezioni si sarebbero tenute alla fine di febbraio. Per la prima volta nella storia della repubblica italiana.

Normalmente le elezioni e i referendum si tengono a maggio o giugno, per favorire la partecipazione dei cittadini, per ridurre i costi, per avere tempo di fare campagna elettorale. Di solito la politica quando vuole ridurre la partecipazione dei cittadini, cerca di spostare avanti le date a dopo la chiusura delle scuole, a giugno inoltrato, quando le vacanze smorzano l'interesse al voto. Secondo te, perché questa volta votiamo a febbraio?

Certo, è chiaro, ma lo è agli occhi di tutti?

Il governo si è dimesso in anticipo per permettere a Napolitano di gestire l'elezione di un nuovo governo, in quanto il suo mandato finisce prima di maggio. Il governo si è dimesso in anticipo per tentare di escludere il Movimento 5 Stelle dalle prossime elezioni perché il tempo necessario per la raccolta delle firme dei cittadini necessarie a partecipare è in questo modo limitato. Il governo si è dimesso in anticipo per tentare di ridurre i voti che il M5S potrebbe ricevere alle prossime elezioni, perché la campagna elettorale è stata ridotta da cinque mesi a uno. E infine non dimentichiamo che le elezioni in pieno inverno scoraggiano i cittadini ad andare a votare.

Perché lo fanno?

Certo che lo sai, ma un ripasso non fa male.

Alla fine del 2011, il colpo di stato capeggiato da Napolitano, ha messo in piedi un governo di “tecnici”, che sembrava pensato da un banchiere di Goldman Sachs, guidato da Monti. Questo governo, in nome della salvezza dell'Italia, ci ha regalato un anno di leggi massacranti: tasse, più iva, imu, tagli alle regioni, licenziamenti, tagli alla sanità, tagli ai servizi, svendita di beni pubblici, tagli ai comuni, la modifica vergognosa di quattro articoli della costituzione per introdurre il pareggio di bilancio, una follia economica, l'approvazione del MES e conseguente indebitamento per 125 miliardi solo per iniziare, il Fiscal compact, cioè l'impegno di ridurre il debito pubblico di 1000 miliardi in 20 anni, tutto senza toccare le classi abbienti, agevolando le grandi imprese e aumentando il debito italiano di 100 miliardi. Una serie di colpi mortali al tessuto economico italiano, i cui risultati si vedono ora: recessione, disoccupazione, migliaia di piccole aziende che chiudono, povertà.

Più che soluzioni per una crisi, tutto questo sembra il modo più efficace per mandare in crisi l'economia del paese.

E' in questo modo che salvano l'Italia?

E poi da chi o cosa ci dovrebbero salvare?

Lo scontento è cresciuto molto verso l'estate e i risultati delle elezioni regionali in Sicilia lo hanno espresso appieno. Il Movimento 5 Stelle raccoglie il voto di protesta degli elettori italiani stanchi o consapevoli e minaccia lo status quo e i progetti dei potenti. C'è il rischio di sconvolgere i risultati delle elezioni del 2013. Per questo si attacca Grillo e il movimento con ogni pretesto e con tutti i mezzi di informazione allineati. Per questo hanno cercato di emanare una nuova legge elettorale capace di fermare il M5S, ma la classe politica e le classi dominanti non sono riusciti a trovare un accordo. Ora stanno correndo contro il tempo per limitare la diffusione del malcontento, della protesta, dell'intenzione lucida di cambiare quella politica che ha permesso questo scempio.

Sì, è evidente, hai ragione. Lo hanno perfino detto loro stessi, in modo chiaro, nelle interviste, in tv, sui media allineati.

Andiamo al punto: il 24 febbraio si vota, il momento in cui il tuo voto ha un peso determinante, il momento in cui puoi far parte di una scelta diversa, in cui puoi cambiare il futuro.

Stanno facendo di tutto per far sì che buona parte degli italiani non vada a votare, perché quando i cittadini si disinteressano e lascia nelle mani di pochi l'esercizio della propria sovranità, in quel momento le classi dirigenti possono controllare i risultati a proprio vantaggio.

E' quello che vuoi?

Che continuino a creare un futuro a vantaggio di pochi?

L'ultimo weekend di febbraio prendi una decisione per te stesso, per il tuo futuro, per il futuro dei tuoi figli: vai a votare. Chiunque tu voglia sostenere, vai a votare.

Grazie dell'attenzione e della pazienza.

A presto ;D

POLITICA
13 maggio 2011
Scegliere – REFERENDUM – 2


Riprendiamo quanto visto nel post precedente (qui) sullo strumento del referendum e sulla scelta relativa. Ricordate?

Un referendum è una consultazione degli elettori, che serve a cancellare parzialmente o totalmente una legge. Deve esser richiesto da almeno cinquecentomila elettori o da cinque consigli regionali e, perchè sia valida, deve votare il 50% degli elettori aventi diritto (i maggiorenni) più 1.

Ci eravamo posti alcune domande per mettere meglio a fuoco l'intera questione e avevamo osservato che un referendum è un strumento sminuito e osteggiato dalla politica e sottovalutato da una buona parte dei cittadini italiani.

Ora prendiamo come esempio concreto il prossimo referendum del 12 e 13 giugno, dove saremo chiamati a decidere su quattro quesiti, riguardanti l'abrogazione di leggi relative al nucleare, all'acqua pubblica e al legittimo impedimento.

Il primo punto che vi invito a considerare è il quando.

Chi decide la data del referendum?

La legge definisce un intervallo di due mesi, ma è la classe politica che decide la data.

Quest'anno si tengono anche le elezioni amministrative, a giorni ormai, allora perché non hanno accorpato insieme queste e il referendum? I vantaggi sarebbero stati notevoli: elezioni e referendum costano alla collettività e il risparmio stimato si aggira attorno ai 400 milioni di euro. Lo ripeto, noi risparmieremmo 400 milioni di euro delle nostre tasse. In secondo luogo sarebbe più facile raggiungere il quorum (50% + 1 voti) e quindi sarebbe minore il rischio di buttare via i soldi del referendum (ben di più dei 400 milioni precedenti).

Perché sarebbe più facile raggiungere il quorum?

Perché a giugno le scuole chiudono, le giornate si fanno belle e inizia l'estate italiana, quindi parte dei cittadini la domenica sono distratti da altro, mentre a maggio no. Inoltre e soprattutto le amministrative vengono pubblicizzate e propagandate dalla politica a tamburo battente attraverso i media, incontri e comizi. Mentre il referendum, nonostante l'utilità e l'importanza per i cittadini, non gode di altrettanta attenzione e pubblicità. Anzi, quest'anno come già accaduto ripetutamente nell'ultimo decennio, c'è stato un evidente boicottaggio della diffusione dell'informazione relativa al referendum sui mezzi di informazione privati e pubblici.

Chi ostacola l'informazione sul referendum?

Chi controlla i media su cui deve essere veicolata l'informazione. Nel prossimo futuro faremo un'analisi approfondita dei media italiani, per ora semplifichiamo: la televisione pubblica è sotto il controllo della politica, le tv private sono proprietà o sotto il controllo dell'attuale presidente del consiglio, lo stesso vale molto grossolanamente per la maggior parte delle radio e dei giornali, anche se la realtà è più complessa e gli attori coinvolti sono diversi (industriali, banche, eccetera), ma per ora limitiamoci a questo. Possiamo quindi dire che la classe politica per prima ostacola l'informazione sui referendum.

Oltre a tutto questo, più volte negli ultimi quindici anni la classe politica ha chiesto espressamente hai propri sostenitori di non andare a votare ai referendum, disinformando manifestamente i cittadini sui quesiti e sullo strumento del referendum.

Il perché lo faccia l'abbiamo visto nel post precedente, ma in sostanza la classe politica lo fa per:

  1. evitare un giudizio negativo sul suo operato;

  2. non dover rispondere alla volontà popolare;

  3. evitare limitazioni al proprio potere;

  4. indurre i cittadini a delegare a loro e limitarsi ad essere spettatori e non protagonisti;

  5. perché trae vantaggio diretto o indiretto dalla legge oggetto di abrogazione.

Ora esaminiamo i quesiti del prossimo referendum. Vorrei esaminare con voi vantaggi e svantaggi di un risultato positivo.

Quesito 1:

«Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante «disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?».

Come è intuibile, il quesito mira ad abrogare la legge sul “legittimo impedimento”, che la classe politica ha fatto per fornirsi di un ulteriore strumento di protezione dall'azione giudiziaria. Personalmente mi chiedo come mai dopo sessantanni di repubblica sia sorto il bisogno di ulteriore protezione. Più in generale è evidente che l'abrogazione svantaggerebbe la classe politica e avvantaggerebbe i cittadini portando equilibrio tra i poteri dello stato.

Quesito 2:

«Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?».

Questo quesito mira ad abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”, in sostanza va a bloccare i progetti di realizzazione di impianti per la produzione di energia nucleare. Questi progetti sono stati realizzati dalla classe politica nonostante un precedente referendum in proposito e nonostante la maggioranza dei cittadini italiani non volesse e non voglia il nucleare in Italia.

L'abrogazione svantaggerebbe la classe politica che ha messo in piedi la cosa e gli industriali che mirano a guadagnarci con la costruzione e la gestione degli impianti industriali; mentre avvantaggerebbe i cittadini prevenendo i costi a breve e lungo termine del nucleare e soprattutto eliminando tutti i rischi legati al nucleare, da quelli dell'aumento della radioattività vicino alle centrali e ai siti di stoccaggio, a quelli di incidenti catastrofici imprevisti a centrali e siti di stoccaggio come avvenuto recentemente in Giappone.

Quesito 3:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria» convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante «Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia» e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante «Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea» convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?».

Quesito 4:

«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 «Norme in materia ambientale», limitatamente alla seguente parte: «dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito»?».

Questo due ultimi quesiti mirano a bloccare la privatizzazione dell'acqua pubblica, il primo agendo sulle modalità di affidamento dei servizi pubblici locali, il secondo sulla norma che “regola” la tariffa del servizio idrico. L'affidamento di una risorsa fondamentale come l'acqua dalle mani di un servizio pubblico a beneficio dei cittadini a quelle di un'azienda privata il cui scopo è il lucro, il guadagno, ha come conseguenza inevitabile un aumento del prezzo e in certi casi un peggioramento dei servizi. Questo è dimostrato dalle esperienze nel resto del mondo nell'ultimo decennio, a partire dalla Bolivia, dove la privatizzazione dell'acqua ha portato a un conflitto civile, fino alla stessa Europa dove le città come Parigi e Berlino si sono riappropriate della loro acqua appunto a seguito dei costi eccessivi per i cittadini e del peggioramento del servizio.

Per questo possiamo dire che l'abrogazione svantaggerebbe gli imprenditori, le società, gli industriali e i grandi gruppi intenzionati a gestire l'acqua pubblica guadagnandoci e avvantaggerebbe i cittadini che non dovrebbero pagare di tasca propria aumenti delle tariffe.

Siamo in fondo. Vi ringrazio della pazienza e mi scuso per essermi dilungato, ma penso che sviscerare a fondo questi argomenti dia a tutti una prospettiva più ampia sulla scelta da compiere e sulla realtà in cui viviamo.

Vi prometto argomenti altrettanto interessanti, per adesso vi invito ad andare a votare per il referendum, qualunque sia la vostra scelta. Ricordo che con “SI” scegliete di abrogare le leggi, con “NO” scegliete di non abrogarle.

A presto ;D

Qui  trovi il precedente post sui referendum.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica referendum votare scegliere quesiti

permalink | inviato da Elnor il 13/5/2011 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
8 maggio 2011
Scegliere - REFERENDUM


E' giunto il momento di affrontare il primo argomento di politica: il referendum.

Ne parlo perché ne è imminente uno (a giugno) e penso sia interessante valutare la scelta che lo riguarda e quello che ci gira attorno. Per iniziare, diamo una risposta a chi si sta chiedendo: cos'è il referendum?

E' una consultazione popolare su un quesito specifico a cui hanno diritto di partecipare i cittadini chiamati a eleggere la Camera dei deputati (i maggiorenni).

Il nostro ordinamento prevede diversi tipi di referendum:

1) abrogativo, disciplinato dall’articolo 75 della Costituzione, per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto, cioè il 50 per cento più uno. Non si tiene conto delle schede bianche o nulle. Nel caso contrario il referendum viene annullato per mancato raggiungimento del quorum. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali;

2) consultivo, disciplinato dall’articolo 132 della Costituzione, attraverso il quale si può disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate;

3) approvativo, disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione che regola come vengono realizzate le leggi costituzionali. Queste possono essere sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non si tiene il referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti. A differenza dei referendum abrogativi, questi non richiedono il raggiungimento del "quorum", cioè non è necessario che voti la metà più uno degli aventi diritto al voto.

Nella storia italiana si sono svolti solo referendum abrogativi, a eccezione di quello approvativo del 2001 in cui fummo chiamati a decidere sulla riforma costituzione sul federalismo.

Quindi quando si parla di referendum, di solito si intende una consultazione degli elettori, che serve a cancellare parzialmente o totalmente una legge. Deve esser richiesto da almeno cinquecentomila elettori o da cinque consigli regionali e, perchè sia valida, deve votare il 50% degli elettori aventi diritto (i maggiorenni) più 1.

Non è stato così drammatico, vero?

Ora che ci siamo chiariti i dubbi sul referendum, esaminiamo con più attenzione la scelta referendiaria in generale:

  1. la scelta è chiesta da una minoranza di cittadini;

  2. la scelta la compiono i cittadini;

  3. cancella parzialmente o totalmente una legge promulgata dalla classe politica;

  4. affinché si applichi, la scelta richiede che venga manifestata dalla maggioranza degli elettori;

  5. la cancellazione della legge porterà vantaggi ad alcuni e svantaggi ad altri.

Quindi i protagonisti della storia sono: i cittadini, la legge, la classe politica.

Ora è tempo di porci domande, perché le domande controllano la nostra attenzione (focus), ci spingono a cercare risposte che a loro volta ci rendono consapevoli. Se le domande “giuste” trovano le risposte giuste la decisione è presa.

Perché una minoranza di cittadini richiede il referendum?

I motivi possono essere diversi, ideologici, pratici o economici, ma una cosa è sicura: se consideriamo le modalità della raccolta delle firme e il costo relativo, è naturale pensare che chi propone il quesito referendario e chi lo sostiene siano convinti che la legge da cancellare sia svantaggiosa per la maggior parte dei cittadini e che quindi la maggioranza dei cittadini voterà per eliminarla. Il caso contrario sarebbe un gesto vuoto e costoso.

Perché la scelta la compiono i cittadini?

Perché sono loro a essere soggetti alle leggi e sono tenuti a rispettarle.

Perché dovrebbe essere necessario cancellare una legge promulgata dalla classe politica?

Perché la legge in questione danneggia la maggioranza dei cittadini. Le leggi sono promulgate da politici, cioè da esseri umani fallibili e oggetto di passioni e desideri, quindi è possibile che questa minoranza produca leggi per scopi diversi dal bene della maggioranza dei cittadini.

Quali sono le conseguenze dell'approvazione dei quesiti di un referendum, quindi della cancellazione della legge che ne è l'oggetto?

In primo luogo, viene espresso un giudizio negativo sull'operato di chi l'ha approvata. 

In secondo luogo il risultato viene interpretato come un intervento legislativo e quindi la politica non potrebbe nuovamente legiferare sull'argomento contro la volontà popolare così espressa, quindi il risultato positivo scavalca il potere della classe politica e lo limita.

In terzo luogo chi traeva vantaggio dalla legge cancellata, evidentemente una minoranza dei cittadini, non può più farlo.

Perché si deve avere il voto della maggioranza dei cittadini?

Perché i padri costituenti pensavano fosse necessario che il referendum fosse l'espressione della maggioranza degli italiani. D'altra parte se guardiamo i referendum della nostra storia osserviamo che dall'inizio degli anni '90, i referendum non sono riusciti più a raggiungere il quorum, cioè i cittadini non sono andati a votare.

Perché i cittadini non vanno a votare?

Perché pensano che i quesiti non li riguardino. Perché non considerano importante il voto ai referendum. Perché non ne vedono vantaggi. Perché sono contrari alla cancellazione della legge e sanno che se non votano non si raggiunge il “quorum” e il referendum cade.

Chi è svantaggiato dal mancato raggiungimento del quorum?

In primo luogo tutti i cittadini, in quanto il referendum ha un costo e lo paghiamo tutti con le tasse.

In secondo luogo tutti i cittadini in quanto non hanno potuto esprimere la propria volontà e sfruttare la rara occasione di “legiferare”.

In terzo luogo la maggioranza dei cittadini, in quanto la legge che si voleva abrogare rimane.

Chi è avvantaggiato dal mancato raggiungimento del quorum?

In primo luogo chi trae vantaggio dalla legge che si vuole abrogare.

In secondo luogo la maggioranza politica che l'ha approvata e può ignorare il giudizio dei cittadini.

In terzo luogo la classe politica che in questo modo non deve rispettare la volontà dei cittadini e il cui potere non ne viene limitato.

E' per questo che dall'inizio degli anni '90 tutta la classe politica (e ripeto tutta) ha iniziato a boicottare i referendum, attuando propaganda contraria e disinformando i cittadini su un mezzo fondamentale della democrazia.

Ricordate cosa abbiamo ripetutamente detto?  Evitare o rifiutare una decisione è una scelta a sua volta, significa lasciare che sia il caso, gli eventi o gli altri a scegliere per noi.

In questo caso i cittadini che non votano non solo assecondano i politici che li vogliono spettatori e non protagonisti, ma soprattutto delegano la scelta alla politica, trasferendo di fatto ad essa i propri diritti e con essi la sovranità popolare.

Come hai notato, finora non ho parlato dei quesiti referendari che dovremo votare il 12-13 giugno prossimo. Lo farò nei prossimi giorni, perché penso sia opportuno fare esempi concreti su quanto detto finora e questo post è già troppo lungo.

Ti invito comunque a informarti con cura (per esempio, qui o qui o da altre fonti affidabili e obiettive) e ti invito soprattutto ad andare a votare, qualunque sia la tua opinione sui quesiti.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica referendum votare scegliere

permalink | inviato da Elnor il 8/5/2011 alle 14:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
   gennaio        marzo

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte

Scegliere

Ogni scelta che facciamo modella la nostra vita. Ogni singola scelta. E' fondamentale per ognuno di noi diventare consapevoli delle nostre decisioniQuesto blog vuole fornire spunti, informazioni, risposte, domande e risorse sul "prendere decisioni".

Gli argomenti trattati sono: l'informazione, la psicologia, il coaching, i bisogni umani, le emozioni, la consapevolezza.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Licenza Creative Commons
I contenuti di questo blog sono concessi in licenza sotto la Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.

 

Liquida

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

Directory

Aggregatore

Informazione

GiornaleBlog Notizie dai Blog Italiani

modificare foto

WebShake – intrattenimento

Directory Yoweb.it

hostgator coupon

Miglior Blog




IL CANNOCCHIALE