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CULTURA
8 dicembre 2012
COS'E' LA PROPAGANDA?

  

Prima di continuare ad approfondire il tema dell'informazione penso sia fondamentale comprendere cos'è la propaganda.

Quando comunichiamo con altri individui possiamo comunicare liberamente, senza nascondere ciò che pensiamo e ciò che proviamo, o possiamo controllare le informazioni contenute nella nostra comunicazione per ottenere uno scopo preciso. Per esempio per non rivelare chi siamo, per non dover rispondere di nostre responsabilità, o per nascondere condotte considerate riprovevoli per il nostro gruppo sociale, o per manipolare gli interlocutori a nostro vantaggio.

Da bambini impariamo afiltrare” le informazioni che trasmettiamo agli altri, per esempio non diciamo alla mamma quello che è successo in cortile con gli amici della via per evitare rimproveri, e impariamo anche a manipolare le informazioni trasmesse per ottenere una reazione specifica, cioè riduciamo linformazione o la presentiamo da un diverso punto di vista o perfino diamo informazioni in parte o del tutto non vere, cioè mentiamo.

Hai ragione, non sto dicendo nulla di nuovo: l'uomo mente, l'uomo manipola i propri simili per il proprio vantaggio e lo fa attraverso la comunicazione, manipolando l'informazione trasmessa per modificarne la percezione della realtà e influenzarne le reazioni.

Volevo accertarmi che fosse chiaro per entrambi. Ora torniamo al quesito fondamentale: cosè la propaganda? Cosa ha a che fare con linformazione, la comunicazione e i media?

Il termine propaganda deriva dal latino “propagare” e in sintesi è l'attività di disseminazione informazioni e idee con lo scopo di indurre i soggetti della propaganda a specifiche azioni, reazioni, attitudini o comportamenti. Il concetto nasce per descrivere un modo di diffondere il credo religioso, per indicare sforzi coordinati e sistematici nel convincere il maggior numero di persone possibili. Solo nel ventesimo secolo la propaganda acquisisce la connotazione negativa che tutti conosciamo: propaganda uguale volontà di influenzare e manipolare le masse. Questo perché le masse sono diventate soggetto politico solo negli ultimi centocinquant'anni e perché i mezzi di comunicazione di massa sono apparsi appunto nel ventesimo secolo.

Oggi se chiediamo a qualcuno per strada cosa sia la propaganda, ci sentiremo rispondere nei modi più vari che “la propaganda è una comunicazione mirata a influenzare le opinioni o il comportamento delle persone, usata soprattutto nella pubblicità commerciale e nella politica, con forti connotazioni negative, in quanto di solito è una comunicazione ingannevole, manipolatrice, mistificatoria, falsa”.

Questo perché la propaganda ai giorni nostri è diventata il conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche di persuasione per raggiungere specifici obbiettivi a beneficio di coloro che la realizzano o la finanziano. E la causa di tutto questo è l'esistenza di mezzi di comunicazione di massa, pervasivi e potenti, a cui la maggioranza della società e dei cittadini attingono per ottenere informazioni, però nelle mani di individui molto ricchi, imprese, lobby o partiti, con precisi obiettivi economici e politici e pochi scrupoli nel loro utilizzo.

Per essere più chiari, l'antitesi della propaganda è la semplice esposizione della realtà o dei fatti nella loro completezza. Quello che ci offrono i media di oggi è nei casi migliori un'informazione incompleta, nei peggiori una vera e propria propaganda “fraudolenta”, cioè un'informazione travisata o falsa, mirata a manipolare l'opinione pubblica e personale, a beneficio della minoranza che possiede i media e a danno di una parte o della maggioranza dei cittadini.

L'informazione manipolata cambia il modo con cui la vittima percepisce il mondo o l'oggetto della propaganda, per esempio il prodotto che si vuole vendere, genera desideri, emozioni o paure e li dirige.

Perchè questa propaganda funzioni è necessaria innanzi tutto un'efficace censura dei fatti, in modo da limitare la diffusione delle informazioni, o in alternativa il controllo delle fonti di informazioni, almeno della maggior parte, affinché chi cerca di verificare le informazioni trovi conferme positive.

Noi cittadini di uno stato occidentale raramente siamo consapevoli che l'informazione fornita dai media è normalmente oggetto di censura e siamo ancor meno consapevoli di quanto sia grande il controllo sui media. Un esempio: non solo come dicevamo, gran parte dei media è proprietà di ricchi, imprese, lobby, eccetera, ma le stesse agenzie di stampa, che raccolgono e veicolano l'informazione e a cui attingono gli altri media e i giornalisti, le stesse agenzie di stampa sono di proprietà privata, quindi agiscono per interessi privati, e manipolano e perfino censurano le informazioni.

Un altro esempio di controllo e censura è il modo con cui, durante una guerra, gli eserciti limitano la circolazione delle informazioni sul conflitto, facendo di tutto per diventare fonte unica e arrivando perfino a uccidere i giornalisti freelance che trovano sul territorio. Gli stessi eserciti o stati in guerra usano il proprio potere politico per fare propaganda e disinformazione attraverso i media, arrivando a far circolare informazioni false. Come è accaduto prima e durante il conflitto in Iraq, nella recente guerra in Libra e come sta accadendo in Sira.

Chi controlla l'informazione controlla l'opinione pubblica, la società, i cittadini e la loro visione della realtà. L'informazione è potere. Controllare, limitare, manipolare, oscurare, cancellare le informazioni sono il modo con ci si appropria e si esercita questo potere.

Tu che ne pensi?

Nei prossimi post sull'argomento approfondiremo tutti questi aspetti e cercheremo di capire quali effetti abbiano sulla nostra vita e su quella dei nostri figli.

A presto ;D

POLITICA
9 aprile 2012
LA COMUNICAZIONE POLITICA - 1

 

A chi parlano i politici?

A noi cittadini? Sei sicuro?

E cosa dicono? Riesci a capire quello che dicono?

Perché sono incomprensibili?

Stasera ti propongo un video del 1991, un reperto storico i cui contenuti sono validi ancora oggi. E' un'interessante analisi della comunicazione politica italiana della prima repubblica, condotta da una splendida Lella Costa.

L'attrice ci spiega in modo semplice che le parole della politica sembrano poco chiare perché per lo più non sono destinate a noi, al pubblico, ma agli altri politici e ai giornalisti, agli addetti ai lavori insomma. Sono messaggi in codice che riguardano il potere e la classe politica. I politici non parlano delle cose, ma parlano del sistema politico e al sistema politico, e non conta il significato letterale del discorso, ma l'interpretazione che ne daranno gli altri politici. I problemi della società vengono evocati, ma non discussi, sono solo pretesti per disputarsi le posizioni di potere e l'attenzione del pubblico votante.

Per il resto, quello che conta nella comunicazione politica è occupare quanto più spazio possibile sui mezzi di comunicazione, sui palchi e negli eventi pubblici. Più a lungo i politici vengono visti dal pubblico, più verranno ricordati e più se ne parlerà. Per questo motivo, cercano di distinguersi dagli altri scegliendo e definendo uno stile unico, un'immagine attraente per l'elettorato a cui si rivolgono.

E i giornalisti?

Assecondano e incoraggiano i politici nell'uso del loro linguaggio, lo parlano e lo difendono o quantomeno non lo mettono mai in discussione. Senza di loro il linguaggio dei politici italiani sarebbe molto diverso. Nell'ottica della politica i giornalisti svolgono due funzioni principali: trasformare la comunicazione pubblica in un servizio privato ad uso dei politici e trasformare la politica in un racconto sensato e attraente per lo spettatore, senza mai mettere in discussione il senso del racconto. Questo naturalmente in Italia. Nel sistema politico italiano, chi ha il potere può dire tutto e il contrario di tutto senza mai rispondere delle proprie azioni o parole. Molto raramente un giornalista fa il suo lavoro: porre domande scomode.

Questo vale ancora oggi?

Sì, quanto viene detto nel video vale ancora oggi, anche se la comunicazione politica è cambiata con l'avvento e la fine dell'era berlusconiana.

Per stasera ci fermiamo qui. Approfondiremo l'argomento nel prossimo futuro con diversi post sulla comunicazione. Prima di chiudere ti offro una domanda: come riesce la comunicazione politica a influenzare l'elettorato, i cittadini?

Un ringraziamento ad Annamaria Testa e NuovoeUtile.it per aver reso disponibile il video sulla rete.

Buona visione e a presto ;D


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CULTURA
4 dicembre 2011
FONTI ATTENDIBILI - 1

 

Stasera introduciamo un aspetto fondamentale dell'informazione: l'attendibilità delle fonti e dell'informazione. E ripartiamo da quello che avevamo anticipato nel post “Fonti da cui abbeverarsi”. Ricordi?

Una fonte di informazioni è in sostanza una persona, un'attività o il prodotto di un'attività umana che mira a comunicare informazioni dietro compenso o gratuitamente. Può essere la vicina di casa, il servizio di un'agenzia di stampa, oppure un qualunque media (tv, giornali, blog o siti web). Una fonte è caratterizzata da affidabilità, frequenza, specializzazione, argomento.

La prima domanda che dovremmo farci quando apriamo un giornale, un sito, ci sediamo davanti alla tv è: "quanto è affidabile la fonte?". Quando la nostra vicina ci racconta i fatti della famiglia del piano di sopra, noi la conosciamo e sappiamo che ama arricchire i suoi racconti e mettere zizzania, perciò siamo scettici su quello che racconta. Quando invece leggiamo il giornale o guardiamo la tv spesso siamo poco critici e presumiamo che le informazioni siano affidabili a priori, solo perché le dà l'elettrodomestico luminoso con le persone dentro.

Nello stesso modo con cui pesiamo le parole di uno sconosciuto, dobbiamo diffidare delle fonti di informazioni. Questo significa porsi una serie di domande tipo "come e dove prende le informazioni?", "chi è il proprietario della fonte?", "chi è l'autore?", "qual è la linea editoriale?" e via dicendo. Questo significa anche verificare le informazioni, per esempio confrontandole con fonti affidabili per controllarne la correttezza e la completezza. In breve questo significa applicare il nostro senso critico alla fonte non meno che all'informazione, perché questa influenza o determina le nostre scelte.

Cosa sia il senso critico lo sappiamo, ricordi? Il senso critico è la capacità di analizzare e valutare la realtà. Ne abbiamo parlato in un post recente molto interessante, “Il senso critico”. In caso di dubbi ti invito a rileggerlo.

Andiamo al punto: cosa si intende per fonte affidabile? Quando e perché riteniamo una fonte affidabile?

Consideriamo un fonte affidabile quando possiede uno o più dei seguenti requisiti:

  1. Serietà: una fonte è affidabile quanto più le sue informazioni sono accurate, aggiornate, approfondite, ben contestualizzate e soprattutto quanto più le sue informazioni risultano vere;

  2. Coerenza: una fonte è affidabile quanto più è coerente, priva di contraddizioni e di errori;

  3. Riconoscimento sociale: una fonte è affidabile quanto più l'autore dell'informazione è autorevole (con autorevolezza si intende di solito il presunto grado di esperienza), quanto più è autorevole la fonte stessa e quante più persone la consultano;

  4. Completezza: una fonte è affidabile quanto più le informazioni che fornisce sono articolate, tengono conto di punti di vista diversi, sono identificabili per data e autore e contengono rimandi ad altre fonti affidabili;

  5. Imparzialità: una fonte è affidabile quanto più è neutrale, non è orientata o allineata, non cerca di convincerti e non ha interessi diretti o indiretti sull'oggetto dell'informazione;

  6. Chiarezza: una fonte è affidabile quanto più è comprensibile e chiara nel trasmettere l'informazione;

  7. Rapidità di accesso: una fonte è affidabile quanto più è efficace ed efficiente nella trasmissione dell'informazione, quanto più facile e veloce è l'accesso e la consultazione;

  8. Identificabilità: una fonte è affidabile quanto più è identificabile la sua posizione e il suo pensiero relativo all'argomento o all'informazione che propone.

Più requisiti possiede la fonte, maggiore è la sua affidabilità, viceversa non è affatto detto che una fonte con molti requisiti sia affidabile. Se consideriamo uno a uno i requisiti sopra elencati, è facile capire come una fonte possa dimostrare almeno a una prima valutazione di possedere diversi dei requisiti sopracitati. Per esempio, una grande quantità di informazioni non è sinonimo di affidabilità, nè lo è la sola autorevolezza, l'identificabilità e così via.

Come possiamo essere certi dell'affidabilità di una fonte?

Non possiamo essere certi al 100% di una fonte, ma possiamo verificare la sua affidabilità attraverso una valutazione. Quando ci troviamo di fronte a una fonte di informazioni è fondamentale non limitarsi a una valutazione superficiale. Maggiore è la nostra conoscenza di una fonte e migliore sarà la nostra valutazione sulla sua affidabilità. Quindi la valutazione della fonte è fondamentale e non deve limitarsi al primo contatto, ma deve essere ripetuta nel tempo con costanza.

Come si valuta una fonte?

Sostanzialmente applicando il nostro senso critico, nella pratica ponendo le giuste domande e cercandone le risposte. Stasera mi sono molto dilungato, per questo ne parleremo in modo approfondito nel prossimo post sull'argomento. Nel frattempo ti offro una domanda: una fonte affidabile lo è sempre, per tutte le informazioni, su tutti gli argomenti?

Ti invito a considerarla con attenzione, la risposta è piuttosto importante. Grazie dell'attenzione e a presto ;D

CULTURA
10 luglio 2011
COS'E' LA COMUNICAZIONE?

    

E' tempo di introdurre un altro argomento chiave che abbiamo citato spesso, ma mai affrontato. Naturalmente parlo della comunicazione. Parlando di informazione (qui e qui) abbiamo visto come per noi esseri umani dopo il flusso sensoriale, la comunicazione è la principale fonte di informazioni. Parlando di persuasione (qui) abbiamo visto che è attraverso di essa che agiamo per cambiare le scelte e altrui.

Ora, cos'è la comunicazione?

Sì, certo, parlare è comunicare, attraverso qualunque mezzo come la rete telefonica o internet. Sicuro, la comunicazione può avvenire tramite la scrittura, per esempio tramite lettere oppure email. Permettimi di aggiungere che possiamo comunicare con i gesti, con i colori, con la melodia e il ritmo, attraverso simboli e molto altro ancora. Quindi il linguaggio non è l'unico strumento posseduto da noi esseri umani per comunicare. Anzi, in realtà una normale comunicazione tra due esseri umani avviene per i nove decimi attraverso altre forme e non la parola.

No, un cartellone pubblicitario o i giornali o i libri non sono comunicazione, in quanto non c'è possibilità di risposta da parte del lettore. La comunicazione avviene tra due o più soggetti che hanno l'intenzione di comunicare, in gergo un emittente attivo e un ricevente reattivo che si scambiano ripetutamente i ruoli, e la trasmissione alternata di informazioni.

Riassumendo la comunicazione è qualsiasi comportamento di un soggetto in presenza di un altro soggetto che lo riceve e reagisce.

Quando avviene la comunicazione?

La logica direbbe: ogni qualvolta ne sorga la necessità, e in sostanza è così, ma per gli esseri umani la necessità di comunicare è costante e avviene costantemente alla presenza di un altro essere umano. Comunicare è una necessità e una competenza fondamentale per l'essere umano e più in generale per gli esseri viventi. Le api comunicano tra loro, i pesci e gli elefanti comunicano tra loro. Non si può non comunicare. Soprattutto per un essere intelligente e sociale come l'essere umano.

Un aspetto della comunicazione da sottolineare è che si svolge come scambio attivo di informazioni che in quanto tali agiscono e influenzano il ricevente che a sua volta risponde. Per esempio, parli con il tuo migliore amico e scopri che questo è uscito con la ragazza che ti piace. La situazione è completamente diversa da prima e sicuro provoca la tua reazione. No?

Di fatto le informazioni cambiano la realtà del ricevente, o sarebbe meglio dire la sua interpretazione della realtà. E attraverso un influenzamento reciproco si cerca un risultato che dipende dalla capacità degli interlocutori di capire/decodificare correttamente l'informazione, di riconoscere e interpretare i ruoli, i bisogni e le aspettative dell'altro e dalla scelta/volontà di farlo, aggiungerei io.

In caso di incomprensione del messaggio o della mancata condivisione degli scopi della comunicazione, invece di un risultato si ottiene un blocco, un rifiuto.

Perché comunichiamo?

La comunicazione mira sempre a un obiettivo, che può essere il riconoscimento reciproco, il rispetto di una certa regola sociale, sapere cosa hanno detto in quella maledetta riunione, o semplicemente conoscere l'ora. Di solito l'obiettivo può essere semplice e razionale, “cosa si mangia stasera?”, la cui risposta è scontata; oppure emozionale, “con chi sei uscito stasera?”, la cui risposta dipende dallo stato d'animo del ricevente; oppure complesso e articolato, “parliamo del mio stipendio”, la cui risposta positiva o negativa dipende da molti aspetti (sensibilità, significato, impegni, ambiente, stato emotivo, rischi e altro ancora).

L'efficacia della comunicazione si misura sulla risposta del ricevente. Parleremo di comunicazione efficace nel prossimo post sull'argomento.

Nel frattempo ti offro una domanda: la stessa comunicazione si può svolgere con la stessa efficacia con soggetti diversi?

A presto ;D 


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CULTURA
19 giugno 2011
MEDIA DI OGGI

 

Stasera anticipiamo alcuni tratti di un argomento che affronteremo in modo approfondito più avanti: i media oggi.

La democrazia comprende il diritto all'informazione dei cittadini, quindi noi che abitiamo in una democrazia di solito pensiamo che l'informazione che riceviamo dai canali ufficiali delle istituzioni democratiche e dai media sia degna di tale nome cioè di qualità. La realtà naturalmente è un'altra, in entrambi i casi. Parleremo dell'informazione delle istituzioni in altri post, concentriamoci per qualche minuto sui media che riempiono la nostra giornata.

Negli ultimi trent'anni l'informazione è stata “affidata” al mercato o alle regole del mercato, siano essi tv, radio o carta stampata. Questo significa che sono nati e cresciuti media di proprietà privata che rispondono a logiche diverse da quella di informare pubblico/cittadini/spettatori. Lo ripeto: sebbene offrano o vendano informazione, lo scopo dei media non è quello di informare, o non è lo scopo primario. Lo scopo principale dei media è il lucro, guadagnare sull'informazione.

Inoltre in questi trent'anni si è osservato un progressivo fenomeno di concentrazione dei media nelle mani di un numero sempre più ristretto di proprietari, ricchi, conservatori e coinvolti direttamente o indirettamente in politica. Siamo oramai in presenza di oligopoli, che in quanto tali non garantiscono l'affidabilità e la pluralità dell'informazione e che dichiaratamente mirano a fare lucro sull'informazione, con la pubblicità in primo luogo e in secondo luogo trasformando i cittadini in spettatori e infine attraverso la manipolazione dell'informazione.

I media dipendono dalla pubblicità per il 70 % e più dei loro guadagni, per questo fanno di tutto per vendere pubblicità, il loro vero business. Abbiamo quindi media che più che fornire informazione al pubblico, vendono il loro pubblico agli inserzionisti. Questi vogliono che le trasmissioni o le pagine dei media siano terreno fertile alle vendite e inoltre non vogliono cattiva pubblicità o informazioni che vanno contro i loro interessi.

Come puoi immaginare, il secondo obiettivo dei media è mantenere e aumentare il numero degli spettatori o dei lettori e il modo più efficace per farlo è ed è stato offrire evasione e divertimento al posto dell'informazione. Questo ha comportato la trasformazione delle persone da cittadini a spettatori, distraendoli dal loro impegno sociale e politico e facendo spendere il tempo della loro vita a guardare trasmissioni “spazzatura” o di puro svago o leggendo articoli o pagine di scarsa utilità.

Demolire la democrazia partecipativa è un obiettivo di notevole interesse per la minoranza di ricchi che comanda il mondo e vuole continuare a farlo senza troppe interferenze dalle popolazioni. In questo i media diventano strumento indiretto di controllo sulla popolazione.

Da questo, credimi, non ci è voluto molto per trasformare lo strumento indiretto in strumento diretto, cioè trasformare i media in strumenti di propaganda con cui mobilitare l'appoggio degli spettatori/lettori a interessi politici o privati specifici.

Per fare questo i media non si limitano più a manipolare in modo elementare o nascondere l'informazione, ma alterano la realtà (l'informazione definisce la nostra realtà), modificano il linguaggio e il significato delle parole e giungono a modificare i valori, la memoria e perfino la percezione che le persone hanno del mondo. Parleremo in modo approfondito di tutto questo nel prossimo futuro.

Riassumendo, l'informazione di oggi proviene per la maggior parte da media di proprietà di ricchi il cui scopo è il lucro e l'interesse privato. L'informazione che questi media forniscono è manipolata e filtrata pesantemente in modo sistematico e scientifico:

  1. per gli interessi degli inserzionisti che vogliono “spingere” le vendite e non vogliono informazioni che ledano i loro interessi; i media non forniranno informazioni che possano allontanare gli inserzionisti;

  2. per gli interessi dei proprietari dei media, siano essi banchieri, industriali, associazioni, corporation o altro; i media non forniranno informazioni che vadano contro i loro interessi qualunque essi siano: commerciali, politici o altro;

  3. per gli interessi delle fonti di informazione, cioè governi, aziende, società, agenzie di stampa e gruppi di pressioni (associazioni e lobby), con cui i media hanno una forma di dipendenza/simbiosi nata anche da interessi reciproci che li porta a non fornire informazioni che ledano i loro interessi;

  4. per gli interessi dei gruppi di potere capaci di influenzare/colpire i guadagni e gli interessi dei media.

Per stasera ci fermiamo qui. Spero di essere stato chiaro. Questa è solo l'introduzione, l'argomento è interessante e molto ampio.

A presto ;D

CULTURA
17 maggio 2011
IL FLUSSO

Nel precedente post relativo all'Informazione (I SETTE SENSI - 2), abbiamo considerato ogni singolo senso e abbiamo osservato come le informazioni arrivano dal mondo intorno a noi, passano attraverso i sensi e giungono al cervello.

Ora, ti sei mai chiesto quante informazioni riceviamo ed elaboriamo ogni giorno?

Prova a pensarci. Pensa a una tua giornata tipo, passo dopo passo. Pensa alle parole che scambi alla mattina con la tua famiglia, ai giornali che leggi, alla radio che ascolti in auto, a tutto ciò che fai al lavoro.

Sono tante, vero?

Ogni singolo istante, il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali. Viviamo in un flusso di informazioni che ci avvolge come un vento di parole, immagini, odori, e così via. La nostra mente cosciente percepisce solo una piccola parte del flusso di informazioni, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Prova a immaginare alcuni istanti dei vita: devi uscire di casa, guardi la porta, cerchi la maniglia, la stringi, spingi la porta, segui il tuo braccio che accompagna la porta, lasci la maniglia poi fai due passi fuori e prima di voltarti a chiudere, guardi cosa c'è fuori di casa, osservi le persone che passano, una a una, quello che indossano, le espressioni, poi le automobili in strada, una a una... e così via.

Riesci a immaginare il continuo focalizzare su ogni singolo aspetto della nostra vita? Dopo qualche ora penso usciremmo di testa, non credi?

Per nostra fortuna l'evoluzione non lavora in questo modo, prima c'era la scimmia, l'istinto, l'azione fosse fuga o lotta, poi è venuta la consapevolezza, la mente cosciente. Il nostro cervello “evoluto” è dotato di strumenti di analisi veloci ed efficaci che non si limitano a individuare cosa è importante e ad attirare l'attenzione delle mente conscia su certe informazioni. Il cervello vaglia tutte le informazioni secondo categorie e priorità, e se possibile applica a ognuna delle vere e proprie scorciatoie, schemi mentali profondamente definiti nel nostro cervello.

Provo a spiegarmi meglio.

Cammini per strada con un amico, state parlando. La tua mente è “focalizzata” in buona parte sul discorso, sulle parole, sul tono della voce, sul volto, sulla gestualità. D'altra parte non solo camminate, ma evitate gli altri passanti, vi fermate agli incroci e riconoscete lo stato del semaforo, vi soffermate ai passaggi pedonali e scegliete il momento per passare. Lanciate uno sguardo alla scollatura della ragazza che sistema la vetrina o al didietro del ragazzo che sta aprendo il lucchetto della bici, vi orientate fino al ristorante in cui mangerete.

Tutte queste attività secondarie sono quasi automatiche perché la nostra mente riceve ed elabora tutto quello che vediamo, ascoltiamo, riceviamo attraverso i sensi. Proprio tutto. Anche se ne siamo appena coscienti o del tutto incoscienti.

Il focus, il “fuoco” della nostra attenzione cambia a seconda del contesto, della concentrazione o del contenuto delle informazioni. Se stiamo ascoltando un discorso tutto il resto perde importanza e l'attenzione è focalizzata solo su un individuo e le sue parole. Ci ricorderemo di quello che ha detto, ma ben poco degli altri presenti. Se invece stiamo cercando qualcuno tra la folla, il nostro sguardo individuerà prontamente tutti quelli il cui colore di vestiti e di capelli corrisponde a chi stiamo cercando.

Siamo consapevoli solo di una minima parte delle informazioni che riceviamo e elaboriamo. La maggior parte rimane nell'ombra, ma questo non significa che queste informazioni non possano influenzarci, per esempio modificando le nostre emozioni.

Torniamo all'esempio: parli con il tuo amico e qualcosa in lui non ti convince. Senza che te ne renda conto consapevolmente percepisci qualcosa nel suo atteggiamento fisico, nell'espressività del volto contrasta con le sue parole. Ti sta nascondendo qualcosa.

Per chiarire, le parole sono una minima parte delle informazioni che ci scambiamo comunicando, di solito le parole veicolano meno del 10% delle informazioni, mentre la maggior parte della comunicazione si svolge attraverso il linguaggio non verbale (gestualità, movimenti del corpo, espressività del viso) e il rimanente attraverso quello paraverbale (tonalità e timbro della voce, la velocità con cui parliamo, il ritmo). Ne parleremo approfonditamente nel prossimo futuro.

Tornando ancora all'esempio, il tuo inconscio si è accorto della contraddizione tra parole e comunicazione non verbale interpretando le informazioni che il tuo amico ti trasmette a sua volta inconsciamente. Ma tu però non l'hai colto consapevolmente.

Quindi, quanto siamo consapevoli delle informazioni del flusso che ci avvolge?

Molto poco.

Il discorso è appena iniziato, ma continueremo nel prossimo post relativo all'informazione. Seguitemi e commentate, ogni commento è utile e offre spunti di approfondimento.

A presto ;D


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CULTURA
6 maggio 2011
I SETTE SENSI - 2










Ricordate? L'informazione si acquisisce tramite i sensi. Nel post precedente (qui: I sette sensi – 1) ci siamo soffermati sul mezzo, i sensi, e su come l'informazione arriva al cervello e viene elaborata. Vediamo quei sensi su cui non ci siamo ancora soffermati.

Olfatto. Percepire odori significa riconoscere le sostanze volatili che entrano nel naso. Nella parte più alta del nostro naso, l'epitelio olfattivo interagisce chimicamente con le sostanze presenti nell'aria anche in quantità molto piccole e traduce l'informazione chimica in impulsi elettrici destinati al cervello. Questi raggiungono un'area speciale del cervello capace di interpretarli, hanno accesso privilegiato alla memoria e sono capaci di attivare ricordi remoti e le emozioni legati a essi.

Anche se consideriamo l'olfatto poco utile nel mondo moderno, in realtà è sempre attivo e capace di influenzare inosservato i nostri stati emotivi e le nostre scelte. In primo luogo nella scelta del cibo, senza l'olfatto a sostenere il gusto il cibo perderebbe molto del suo fascino, inoltre l'olfatto ci avverte se quel cibo è avariato, crudo o maturo, se siamo vicini a organismi in decomposizione, o in presenza di sostanze chimiche volatili e tossiche.

E' uno dei sensi più attivi e importanti nelle prime fasi della vita di un essere umano e, nonostante non ne siamo pienamente consapevoli, è importante nei rapporti sociali. Secondo te, perché spendiamo tanto tempo e soldi per cancellare o coprire il nostro odore? Come tutti i mammiferi, noi esseri umani emettiamo odori e non solo attraverso il sudore, l'urina, le feci, secrezioni ed eiezioni varie. Abbiamo ghiandole che producono sostanze volatili che ci identificano (il nostro odore è unico) e che cambiano a seconda del nostro stato di salute, di quello che mangiamo (siamo quello che mangiamo, non dimenticarlo), delle medicine o delle droghe che assumiamo e di quello che proviamo: paura, gioia, rabbia, eccitazione e cosi via.

Gusto. Quando mangiamo o beviamo un fiume di particelle vengono a contatto con la lingua e con le papille gustative. Queste cellule specializzate interagiscono con sali, zuccheri, acidi e sostanze amare, i quattro gusti principali, e trasformano le reazioni chimiche in impulsi trasmessi attraverso i nervi della lingua fino al cervello.

Lo scopo principale del gusto è quello di riconoscere i cibi commestibili, non dimentichiamo che il modo più veloce per avere problemi di salute è quello di ingerire sostanze tossiche o nocive. Se l'olfatto non ci avverte, il gusto è l'ultima difesa. Il gusto in realtà lavora in concomitanza con l'olfatto e insieme riescono a stimolare il cervello in modi talmente profondi, nuovi o variegati, che anche quando la memoria inizia a cedere per l'età o per malattie, gli ultimi ricordi che rimangono sono quelli del piacere della tavola.

Tatto. Dopo la vista, il tatto è lo strumento principale di percezione del mondo attorno a noi e non a caso risiede nella pelle. In ogni sua parte, la pelle è dotata di cellule sensibili alla pressione che traducono il contatto in impulsi elettrici trasmessi al cervello attraverso i nervi. Oltre a queste, la pelle è dotata di cellule sensibili alla temperatura e al dolore che egualmente trasmettono impulsi al cervello se stimolate. Così sembra semplice, ma non lo è affatto.

Il tatto significa contatto, significa esperienza diretta, corpo a corpo, intimità. Chiudi gli occhi e immagina di non poter vedere. Come scopri il mondo intorno a te? Toccando gli oggetti, leggendone i contorni, toccando le persone, i volti, usando bastoni come prolungamento per percepire gli ostacoli sul tuo cammino. Ora apri gli occhi e pensa alle persone con cui hai contatti, che tocchi nella tua giornata, nella tua vita. Tua moglie, tuo marito, la tua fidanzata, tua madre, i tuoi figli, le tue amiche, i tuoi amici. Ora pensa a come li tocchi. Non parlo di sesso, intendo quando e come vi toccate. Toccarsi significa instaurare un contatto, un rapporto.

Ogni cultura ha regole leggermente diverse su come, chi e quando toccarsi, ma tutte hanno regole. Perché toccarsi per gli esseri umani è qualcosa di intimo. E' permettere a qualcun altro di avvicinarsi tanto da poterti fare molto male.

Il tatto è fondamentale per la crescita di un bambino, sia come esperienza del mondo, sia come crescita emotiva, rapporto con i genitori e gli altri. Attraverso il contatto mirato si possono curare certe patologie, parlo di problemi psicologici ed emotivi. Il tatto ci fornisce esperienze che possono aprirci la mente e ampliare la nostra consapevolezza.

Senso dell'equilibrio. E' il senso dell’orientamento spaziale, risiede nell'orecchio interno, in un organo chiamato labirinto. Attraverso l'analisi continua della posizione del liquido contenuto nei canali auricolari, il cervello conosce in ogni istante la posizione del corpo nello spazio, la direzione di ogni nostro movimento nello spazio e la posizione della testa.

Prova a mettere i piedi allineati uno davanti all'altro. Facile, no? Ora chiudi gli occhi. Senti i piedi che spingono a terra, senti la gravità, il tuo peso che si scarica giù, in basso. Sei ancora lì? Non hai ondeggiato o spostato un piede? Allora hai un buon senso dell'equilibrio.

Senza di esso non potremmo compiere neanche un passo. Il senso dell’equilibrio è basato sulla complessa interazione di diverse parti del cervello e del sistema nervoso, mirate a permetterci un libero movimento nello spazio intorno a noi, fino a giungere a straordinarie coordinazioni neuro-motorie e neuro-sensoriali.

Come fanno i funamboli a fare certi esercizi? Come riescono a camminare sulla fune? Non restare a guardarli a bocca aperta, chiediti come possono restare in equilibrio poggiando su pochi centimetri quadrati. Esatto! Attraverso l'esercizio continuo riescono a sviluppare una sensibilità straordinaria.

Propriocezione. Ecco il nostro settimo senso. Come avrai intuito dalla parola, è la percezione di se stessi, o sarebbe meglio dire è la percezione della posizione nello spazio dei nostri arti. Dov'è la tua mano in questo istante? Certo che la vedi. Primo, chiudi gli occhi, secondo, solleva la tua mano destra senza stringervi nulla. Ripeto la domanda: dov'è la tua mano in questo istante? Lì, certo. Naturalmente sai benissimo dov'è la tua mano, la questione è: come? Grazie alla propriocezione.

Speciali cellule (recettori) presenti nella pelle, nei muscoli e nei tendini comunicano di continuo al cervello la loro posizione e la pressione a cui sono soggetti, di conseguenza il cervello conosce la posizione e il movimento delle strutture muscolo-scheletriche.

Questo senso è strettamente legato al senso dell'equilibrio e la coordinazione dei due ci permette una gamma sorprendente di movimenti. Inoltre è legato anche al tatto e alla relativa sfera emotiva ed è una componente fondamentale della consapevolezza fisica di ognuno di noi. Mentre siamo consapevoli dei cinque sensi principali e parzialmente consapevoli del senso dell'equilibrio, tendiamo a ignorare questo senso, a considerarlo scontato.

Direi che abbiamo finito con i sensi. Non fate quelle facce, non è stato così drammatico. Potremmo approfondire molto l'argomento, ma per quanto possa essere interessante direi che non serve dilungarci.

Riassumendo, questi sono i sensi che madre natura ci ha donato, noi percepiamo la realtà attraverso loro: le informazioni arrivano dal mondo intorno a noi, passano attraverso i sensi e giungono al cervello, capace di elaborarle a velocità sorprendenti.

Vi offro una domanda: i sensi possono influenzare l'informazione che riceviamo? Ne possono modificare il contenuto?

A presto ;D

Ah, commentate gente, i commenti sono sempre graditi.

SCIENZA
3 maggio 2011
I SETTE SENSI - 1


Nel post precedente relativo all'informazione (qui) abbiamo visto che in essenza l'informazione si acquisisce tramite i sensi.

L'uomo percepisce e definisce la realtà che lo circonda con i sensi che l'evoluzione gli ha fornito. Nello stesso modo acquisisce le informazioni: dalla visione della pioggia fuori dalla finestra alla lettura del giornale, dal profumo del cibo alla lettura del linguaggio corporeo dei proprio simili, dal trillo del cellulare alle carezze della persona amata.

I sensi sono sette. Sì, proprio sette, e non parlo del sesto senso dei romanzi o di altre fantasie. I sensi sono:

  1. la vista
  2. l'udito
  3. il tatto
  4. l'olfatto
  5. il gusto
  6. il senso dell'equilibrio
  7. e la propriocezione 

Cos'è la propriocezione? Seguimi e lo scoprirai.

Vista. I nostri occhi hanno la capacità di tradurre la luce attorno a noi in immagini. La luce è un flusso di onde elettromagnetiche la cui lunghezza d'onda determina il colore delle cose che ci circondano. Ogni oggetto colpito dalla luce, ne assorbe una parte, il restante viene riflesso e quando raggiunge i nostri occhi, l'onda luminosa stimola la retina (più di cento milioni di recettori), l'organo deputato a tradurre lo stimolo in impulsi elettrici, il linguaggio del cervello. Attraverso il nervo ottico gli impulsi raggiungono il cervello dove vengono elaborati in immagini.

Così sembra facile, vero? In effetti non è così.

Se ti dicessi che l'immagine che colpisce la retina è rovesciata? E' il cervello che la "raddrizza". Sai che le nostre retine hanno un punto cieco? E' il cervello che lo compensa, ma fa ben altro: mentre tu guardi ti fornisce il senso della profondità, cioè traduce le immagini dei singoli occhi in un'immagine tridimensionale, a cui aggiunge la percezione prospettica, cioè a seconda delle dimensioni di un oggetto o di una persona, ne interpreta la distanza (questo può anche dar vita a illusioni visive).

Inoltre il cervello in tempo reale scansiona incessantemente e riconosce i contorni delle cose e le identifica, riconosce i tratti dei volti, la loro espressività e l'emotività che esprimono. Infine è molto sensibile ai movimenti. Hai mai notato che gli occhi si muovono continuamente, anche quando fissi intensamente qualcosa? Questi movimenti impercettibili servono per dare immagini sempre diverse dell'ambiente attorno a noi e individuare il movimento tramite il confronto dei fotogrammi. Senza movimenti oculari cessiamo di vedere, o meglio il nostro cervello cessa di vedere.

Impressionante, no?

Noi esseri umani discendiamo dalle scimmie e come tali ci affidiamo notevolmente alla vista, senso privilegiato dalla selezione naturale. Sia come preda che come predatore, la vista è servita ai nostri progenitori per individuare minacce o prede il più velocemente possibile, per scappare nel primo caso, per ottenere cibo nel secondo. La selezione ha privilegiato chi elaborava più velocemente le immagini, chi reagiva più prontamente.

Ancora oggi le immagini del mondo intorno a noi arrivano ad aree primitive del nostro cervello e possono scatenare reazioni emotive, quali la paura o la rabbia, senza che la mente più evoluta possa filtrare o interpretarne il contenuto. La vista è un canale diretto a parti profonde del nostro cervello, diciamo al lato primitivo dell'essere umano. Non a caso si dice che un'immagine val più di mille parole.

Udito. Il suono non è altro che un flusso di onde sonore, cioè di onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l'aria e hanno frequenze percepibili dall'orecchio umano, l'organo preposto a udire. Quando le onde sonore colpiscono il padiglione auricolare, vengono convogliate nell'orecchio interno, amplificate e trasformate in impulsi elettrici (il linguaggio del cervello) dalla coclea. Attraverso il nervo acustico, gli impulsi raggiungono quell'area del cervello che si occupa di tradurli in informazioni comprensibili. La memoria ci aiuta a identificare il suono.

Nemmeno questa volta la cosa finisce qui. In primo luogo il cervello riconosce direzione e distanza del suono confrontando gli impulsi provenienti dai due orecchi, ne valuta l'intensità e la lunghezza d'onda, è capace di riconoscere echi e distorsioni. In presenza di parole il cervello non si limita a interpretare il messaggio, ma valuta anche il tono, il volume, il timbro con cui vengono dette, la velocità e le pause di chi parla e in presenza di informazioni visive le collega alla postura, all'espressività del viso e così via.

Continueremo la carrellata dei sensi nei prossimi post. Come avrai capito, lo scopo di questi post è attirare la tua attenzione sul mezzo attraverso cui l'informazione ci arriva, i sensi, e su come il cervello la elabora.

Nel frattempo chiediti: l'informazione è solo ciò che ci arriva attraverso la comunicazione? Allora cos'è la visione del mondo meraviglioso in cui viviamo, dal traffico cittadino ai tramonti della nostra vita?

Grazie dell'attenzione e arrivederci a presto ;D

Qui trovate la seconda parte del post


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permalink | inviato da Elnor il 3/5/2011 alle 21:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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