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5 aprile 2013
IL BLOG SI E' TRASFERITO

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Bentrovato e bentornato.

A seguito di difficoltà ripetute e crescenti nell'utilizzo di questa piattaforma, mi spiace comunicare che sono costretto a trasferire il blog altrove.

In questo angolo di rete, ho avuto la possibilità di condividere con te i miei percorsi e approfondimenti e con mia sorpresa questo piccola veranda ha superato le ventimila visite annue. Pochi commenti, ma molte visite.

Queste pagine continueranno a esistere finché sarà possibile. Se sei nuovo a queste pagine e vuoi scoprire dove ci ha condotto il nostro cammino, puoi trovarci qui.


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24 marzo 2013
La RABBIA

 

Stasera iniziamo il nostro approfondimento sulle emozioni e lo facciamo con la prima e forse la più intensa delle emozioni primarie: la rabbia.

Nel postCosa sono le emozioniabbiamo parlato delle emozioni e abbiamo visto che si distinguono in fondamentali e complesse e le prime: paura, disgusto, gioia, tristezza, rabbia e sorpresa, sono dette anche emozioni primarie e si manifestano nel primo periodo della vita umana e ci accomunano a molte altre specie animali. Le emozioni complesse (secondarie) derivano dalla combinazione delle primarie e si apprendono o sviluppano con la crescita dellindividuo e linterazione sociale: linvidia, lallegria, la vergogna, lansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, loffesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione.

Lemozione è un comportamento di risposta a uno stimolo esterno determinato da motivazioni profonde e si manifesta a livello psicologico, comportamentale e fisiologico. Le emozioni hanno funzioni diverse e importanti: per esempio, rendere più efficace la reazione dellindividuo ai fini della sopravvivenza, ma anche favorire la comunicazione sociale, farci comprendere i nostri cambiamenti psicofisici, renderci consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri obiettivi, farci apprendere da eventi e situazioni, e altro ancora. Ora torniamo alla rabbia.

Cosè la rabbia?

Eunemozione primitiva che osserviamo anche in specie diverse dalluomo e che noi esseri umani manifestiamo fin da tenera età. Insieme alla gioia e al dolore è una delle prime a manifestarsi, ma è anche lemozione culturalmente e socialmente più inibita.

Da dove nasce?

La rabbia è la reazione umana alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica, ma è provocata dalla volontà di ostacolare/ferire/costringere che attribuiamo a chi riteniamo responsabile della situazione. In parole semplici ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando percepiamo l'intenzionalità nel farlo.

Per esempio, ci arrabbiamo con un collega che ci insulta, con il capo che ci aggredisce, con un amico che non mantiene la parola data, per un volo cancellato o un treno in ritardo. Ma ci arrabbiamo anche con noi stessi quando non raggiungiamo gli obiettivi che ci siamo prefissi, o cediamo a un vizio che vogliamo abbandonare (es:il fumo).

In quale modo ci arrabbiamo?

In natura la rabbia si manifesta di solito attraverso questa serie di eventi/passaggi:

1. stato di bisogno

2. ostacolo alla realizzazione del bisogno

3. attribuzione all'ostacolo dell'intenzionalità

4. assenza di timore o altri inibitori verso l'ostacolo

5. forte intenzione di aggredire l'ostacolo, origine dello stato di frustrazione

6. azione aggressiva

Nella specie umana, i passaggi sono simili, ma di solito si assiste all'inibizione degli atti aggressivi e al mascheramento dei segnali emotivi verso l'ostacolo della frustrazione. Questo è determinato da regole sociali limitanti, rafforzate da leggi punitive e da una cultura che biasima violenza e rabbia.

Il problema è che, una volta scatenata, la rabbia deve essere manifestata e, se non contro l'ostacolo che non ci permette di soddisfare i nostri bisogni, spesso la scarichiamo su un altro bersaglio, che sia o meno coinvolto con la questione che ci ha fatto arrabbiare. Se non riusciamo a sfogare l'emozione, o se siamo costretti a reprimerla, allora spesso rivolgiamo la rabbia contro noi stessi, che ne siamo consapevoli o meno. Questa rabbia inespressa tende a durare a lungo e a stressare il nostro organismo, e può assumere le caratteristiche di un pericoloso autolesionismo, che agisce sia a livello fisico che psicologico e a lungo andare può portare a disturbi di vario genere.

Come si riconosce la rabbia?

La rabbia si manifesta con espressioni non verbali e paraverbali evidenti e ben riconoscibili in tutte le culture: l'aggrottare violento della fronte e delle sopracciglia, lo scoprire e digrignare i denti, accompagnate da forte tensione muscolare delle spalle e delle braccia; la voce si alza di volume e il tono diventa minaccioso, sibilante o stridulo.

Cosa avviene in noi quando proviamo rabbia?

L'emozione intensa della rabbia stimola l'organismo a prepararsi all'azione, anzi all'aggressione. Si osserva un'intensa attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico, per esempio l'accelerazione del battito cardiaco, l'aumento dei livelli di adrenalina e noradrenalina, l'aumento della tensione muscolare, l'aumento della sudorazione, l'aumento della pressione arteriosa e dell'irrorazione dei vasi sanguigni periferici.

Quale scopo o funzione ha la rabbia?

Lo scopo della rabbia è la rimozione dell'ostacolo che si oppone alla realizzazione del nostro bisogno, in qualunque modo: attraverso uno scontro fisico o uno verbale, inducendo il nostro avversario alla fuga o sbattendolo a terra con un pugno ben assestato.

L'osservazione di questa emozione nelle specie animali ci mostra come la rabbia e la conseguente aggressività influenzano direttamente o indirettamente la sopravvivenza dell'individuo e delle specie: per esempio la rabbia è determinante quando gli animali vengono aggrediti, per sconfiggere un rivale, per difendere la prole. Si può dedurre che la rabbia sia stata un'emozione fondamentale per la sopravvivenza del genere umano, che la selezione naturale ha scritto profondamente in noi, ma che nelle società moderne non appare così utile, quanto piuttosto un ostacolo.

In realtà, questa emozione “aggressiva” ha oggi assunto altri scopi, diversi da quello fisico, anche scopi sociali. Nel mondo moderno, nella maggior parte dei casi gli esseri umani manifestano rabbia per frustrazioni relative alla realizzazione di sé e alla propria immagine sociale. Ingabbiata tra regole sociali, leggi punitive e una cultura che biasima la violenza, la rabbia è diventata una fonte di stress, ma anche una leva per il cambiamento: manifestare rabbia motivando con chiarezza le cause dello scontento si rivela spesso un modo efficace per ottenere un cambiamento, per ridurre o eliminare la frustrazione, per modificare comportamenti inadeguati.

Per noi esseri umani moderni, oltre a imparare a conoscere e controllare le emozioni, è quindi importante imparare a esprimerle nel modo più efficace.

Tu cosa ne pensi?

Di questo e altro parleremo nei prossimi post sulle emozioni. Per stasera mi sono dilungato troppo. Se hai suggerimenti o vuoi esprimere la tua opinione non esitare a lasciare un commento.

Grazie di avermi seguito fin qui e a presto ;D 

18 gennaio 2013
SIAMO QUELLO CHE BEVIAMO

 

Nel postBisogni essenzialiabbiamo visto come i bisogni primari non sono altro che le nostre necessità materiali, ciò che ci è necessario per sopravvivere prima che per vivere, in particolare laria, lacqua, il cibo, regolare la temperatura corporea (es: riscaldarsi con i vestiti), il sonno e difese efficaci per proteggersi da predatori o eventi naturali. Siamo carne e sangue e per continuare a vivere dobbiamo alimentare il nostro corpo di aria, acqua e cibo necessari al funzionamento delle cellule che lo compongono. La necessità di procurarsi tutto questo influenza e determina la nostra vita e in certe situazioni spinge luomo a scelte e comportamenti estremi. Tutto o quasi scivola in secondo piano come importanza davanti a una necessità primaria non soddisfatta.

Nel postSiamo quello che mangiamo” abbiamo parlato del bisogno di cibo e dell'alimentazione, cioè del nutrirsi con sostanze organiche commestibili prese dall’ambiente per assimilarle attraverso il nostro apparato digerente, capace di trasformare la sostanza organica in elementi utili alle cellule del nostro organismo. Abbiamo visto come ciò che introduciamo nel nostro corpo non solo ne assicura la sopravvivenza e la vita, ma diventa parte di noi e come l’eccesso di cibo, specialmente di cibo spazzatura, colpisce la nostra salute, può provocare danni gravi e perfino la morte, mentre un'alimentazione equilibrata e sana può diventare un mezzo per curare se stessi e ritrovare la salute.

Oggi parleremo di un aspetto dell’alimentazione: l'assunzione di acqua e liquidi, in risposta al bisogno di bere.

Siamo sicuri che bere acqua sia un bisogno?

E' proprio necessario bere acqua? Non possiamo farne a meno? Per esempio traendo l'acqua dagli alimenti?

Naturalmente la risposta è no, non possiamo farne a meno. Alcune specie animali e certi insetti traggono la maggior parte dell'acqua di cui hanno bisogno dal cibo o dalle prede che mangiano, ma noi uomini abbiamo bisogno di quantità notevoli di acqua. Vediamo perché e cerchiamo di capire qual è il nostro rapporto con l'acqua.

Il peso di un uomo adulto normale e sano è composto per circa il 60% di acqua, in una donna è il 50% e in un bambino è oltre il 70%. Nel corpo umano l'acqua si accumula per circa i due terzi all'interno delle cellule e il rimanente nei liquidi extracellulari come il sangue, la linfa, il liquido interstiziale e via dicendo. L'acqua corporea è distribuita principalmente nel tessuto non adiposo e costituisce circa il 70% della massa magra

L'acqua nel corpo umano svolge innumerevoli funzioni vitali: per esempio è un ottimo solvente per le sostanze biochimiche, favorisce i processi digestivi, è un ottimo lubrificante per esempio per le articolazioni, gli occhi e la bocca, consente il trasporto dei nutrienti, regola la temperatura corporea, è fondamentale per la rimozione delle scorie metaboliche, funge da ammortizzatore tra gli organi, regola il volume cellulare e molto altro ancora. Il bilancio dell'acqua è regolato dall'ipotalamo e dall'ormone antidiuretico che aumenta il riassorbimento a livello renale.

Perché abbiamo bisogno di molta acqua?

Per diversi motivi, per esempio perché per il nostro organismo è fondamentale mantenere la stessa concentrazione sostanze disciolte (omeostasi) tra i liquidi intracellulari e quelli interstiziali. Il volume della cellula dipende appunto da questo e se la differenza diventa eccessiva la cellula potrebbe gonfiarsi o raggrinzirsi in modo eccessivo e subire danni anche gravi alle strutture cellulari. Un altro motivo è la necessità di mantenere costante il volume del sangue per mantenere una buona funzionalità cardiaca. In caso contrario si potrebbe avere un aumento della pressione sanguigna, oppure una diminuzione e il rischio di affaticare il cuore.

Di conseguenza abbiamo bisogno di ripristinare l'acqua che perdiamo per i nostri processi fisiologici (sudorazione, minzione, ecc) in modo che il bilancio complessivo sia più o meno in pareggio. Il fabbisogno di un adulto è di circa 2-3 litri di acqua al giorno, a seconda della stagione, che in parte assumiamo con gli alimenti e in parte deriva dalle reazioni biochimiche che si svolgono all'interno del nostro organismo. Il resto lo dobbiamo assumere bevendo.

Quale acqua bevi?

L'acqua non è tutta uguale, anzi cambia notevolmente a seconda delle sostanze disciolte in essa. Dall'acqua traiamo molti dei sali necessari al nostro organismo, ma se l'acqua contiene sostanze in eccesso oppure è inquinata con sostanze tossiche o nocive può procurarci problemi di salute anche gravi. Quindi è importante controllare l'acqua che beviamo, per esempio informandoci sulle caratteristiche dell'acqua che esce dai rubinetti presso l'Arpa e i gestori dell'acqua pubblica, e spendere qualche soldo per fare analizzare l'acqua di casa per verificare se il nostro impianto è a norma o ha qualche problema nascosto.

Non è un invito a bene acqua minerale, anzi, molte indagini hanno dimostrato che nella maggior parte della nostra penisola l'acqua che esce dal nostro rubinetto è buona e migliore di molte acque minerali che tra l'altro contribuiscono a inquinare l'ambiente, per la produzione e lo smaltimento delle bottiglie.

E le altre bevande?

Certo, possiamo assumere acqua con succhi di frutta, frullati, latte, bevande industriali, alcolici e così via, ma in questo modo introduciamo nel nostro organismo anche altre sostanze e alimenti a cui dovremmo fare attenzione. Ti ricordo quanto abbiamo già detto sull'alimentazione: dovrebbe essere spontaneo per tutti avere cura della nostra alimentazione, scegliendo gli alimenti migliori e assumendone le quantità necessarie, invece se osserviamo la nostra società vediamo che le persone mangiano troppo e male. L’eccesso di cibo, specialmente di cibo industriale o cibo spazzatura, colpisce la nostra salute, provocare danni gravi fino alla morte. Quindi scegli con attenzione quello che bevi.

Ti sei mai chiesto quale effetto hanno gli alcolici e le bevande gasate sulla nostra salute?

Come vengono prodotti? Da cosa sono composti? Che effetto hanno sull'organismo umano?

Ricorda sempre che le scelte che facciamo quando mangiamo e beviamo o quando facciamo la spesa possono minacciare la nostra salute e determinare la qualità della nostra vita. Quindi dobbiamo smettere di essere consumatori passivi di quello che altri ci mettono davanti, non credi? Dobbiamo essere noi a decidere cosa mangiare e bere e per farlo dobbiamo informarci su quello che mettiamo nel piatto o nel bicchiere.

Inizia a pensare a quello che bevi prima di versartelo in bocca.

Per stasera ci fermiamo qui, ma nonostante questo non sia un sito dedicato all'alimentazione, credo valga la pena soffermarsi di più sull’argomento.

Grazie dellattenzione e ricorda sempre: noi siamo quello che mangiamo, noi siamo quello che beviamo. Se mangiamo o beviamo schifezze, noi saremo schifezze o lo sarà la nostra vita.

A presto ;D


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permalink | inviato da Elnor il 18/1/2013 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
16 settembre 2012
SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO

 

Nel post “Bisogni essenzialiabbiamo definito i bisogni primari come le nostre necessità materiali, ciò che ci è necessario per sopravvivere prima che per vivere, in particolare l’aria, l‘acqua, il cibo, regolare la temperatura corporea (es: riscaldarsi con i vestiti), il sonno e difese efficaci per proteggersi da predatori o eventi naturali. Siamo carne e sangue e per continuare a vivere dobbiamo alimentare il nostro corpo di aria, acqua e cibo necessari al funzionamento delle cellule che lo compongono. La necessità di procurarsi tutto questo influenza e determina la nostra vita e in certe situazioni spinge l’uomo a scelte e comportamenti estremi. Tutto o quasi scivola in secondo piano come importanza davanti a una necessità primaria non soddisfatta.

Oggi parleremo di uno dei bisogni primari: l'alimentazione.

Siamo sicuri che l'alimentazione sia un bisogno? Possiamo fare a meno di nutrirci?

Naturalmente non possiamo fare a meno di mangiare. Senza cibo il corpo può sopravvivere per qualche settimana, ma già dopo qualche giorno il bisogno di risorse spinge il nostro organismo ad attivare una serie di meccanismi mirati a prolungare la propria sopravvivenza: dal rallentamento o spegnimento progressivo di certe funzioni o organi, fino al prelievo di risorse dai tessuti meno importanti come i muscoli. Quindi l'alimentazione è un bisogno.

Cosa significa alimentarsi?

Significa nutrirsi con sostanze organiche commestibili prese dall'ambiente e assimilarle attraverso il nostro apparato digerente, capace di trasformare la sostanza organica in elementi utili alle cellule del nostro organismo.

Sì, hai ragione, è un'ovvietà, ma vorrei che ti soffermassi un attimo sul fatto che il cibo entra a far parte delle nostre cellule, quindi di noi. Feuerbach scriveva che noi siamo quello che mangiamo e, consciamente o inconsciamente, noi sappiamo che è così e non solo da un punto di vista filosofico. Ciò che introduciamo nel nostro corpo non solo ne assicura la sopravvivenza e la vita, ma diventa parte di noi. E aggiungerei nel modo più intimo, tanto che potremmo sostenere che siamo composti dal cibo che abbiamo mangiato nel passato.

Quindi dovrebbe essere spontaneo per tutti avere cura della nostra alimentazione, scegliendo gli alimenti migliori e assumendone le quantità necessarie. Invece se osserviamo la nostra società vediamo che le persone mangiano troppo e male, seguono il palato e si fanno manipolare della pubblicità, invece che ascoltare il proprio corpo.

Ho detto ascoltare il proprio corpo, perché è quello che dovremmo fare ogni giorno prima di mangiare. Perché lui comunica continuamente e, se lo ascoltiamo con attenzione, oltre a dirci quali sono i problemi ci spiega anche di cosa ha bisogno: zuccheri o proteine, piuttosto che sali, grassi o acqua. Invece la nostra mente è attenta al palato tanto da andare oltre al naturale senso di sazietà.

Secondo te quali effetto ha questo atteggiamento?

Sì, certo, ingrassiamo, ma l'eccesso di cibo, specialmente di cibo industriale o cibo spazzatura, colpisce la nostra salute fino a provocare danni gravi fino alla morte. Non sto scherzando. La cattiva alimentazione è causa di innumerevoli malattie e patologie, che riducono la qualità e la durata della nostra vita. Per esempio la cattiva alimentazione aumenta la probabilità di avere un infarto, oppure provoca l'insorgenza del diabete con tutte le sue sgradevoli conseguenze. Non me lo sto inventando, ma lo dicono studi e ricerche mediche. Non fidarti, cerca informazioni a proposito. Scoprirai che l'alimentazione nei suoi eccessi può essere causa di malattia e sofferenze e viceversa può diventare un mezzo per curare se stessi e ritrovare la salute.

Le scelte che facciamo quando mangiamo o quando facciamo la spesa possono minacciare la nostra salute e determinare la qualità della nostra vita. Quindi dobbiamo smettere di essere consumatori passivi di quello che altri ci mettono davanti, non credi? Dobbiamo essere noi a decidere cosa mangiare e per farlo dobbiamo informarci su quello che mettiamo nel piatto.

Da dove viene quella verdura? Come viene conservata? Come viene prodotto quell'alimento? Con quali ingredienti? Come posso alimentarmi meglio? Quali sono i cibi migliori e più sani?

L'informazione è la base della consapevolezza e delle nostre scelte, ma non basta. A questa devi poi aggiungere la volontà a cambiare, a smettere di bere bibite, mangiare al fastfood e iniziare a pensare a quello che mangi prima di metterlo in bocca.

Cosa dici? Il cibo sano costa di più? Mi spiace deluderti, ma a mangiare meglio si risparmia. Per esempio, puoi comprare frutta e verdura di stagione direttamente dai contadini in campagna e smettere di mangiare tutta quella carne. Ci sono sono molte strategie e buone abitudini che vale la pena considerare e le approfondiremo nei prossimi post sull'argomento. Nonostante questo non sia un sito di cucina o diete, credo valga la pena soffermarsi di più sull'argomento.

Per stasera ci fermiamo qui. Grazie dell'attenzione e ricorda sempre: noi siamo quello che mangiamo. Se mangiamo schifezze, noi saremo schifezze o lo sarà la nostra vita.

A presto ;D

SOCIETA'
1 aprile 2012
BISOGNI ESSENZIALI

 

Stasera parliamo dei bisogni essenziali, o per essere più chiari delle necessità dell'uomo.

Nel post “Ciò che spinge l'uomo”, constatavamo che piacere e dolore sono le due chiavi essenziali che ci spingono ad agire: vogliamo evitare il dolore e ricevere piacere. Questo è l'essenza dei nostri bisogni, siano essi materiali o psicologici. E' intrinseco nella nostra natura biologica e psicologica di esseri umani, nella chimica delle nostre emozioni, nel modo con cui la vita modella i tracciati della nostra mente con quelle che noi chiamiamo esperienze. Il quesito "piacere o dolore" è una componente radicata alla parte più primitiva del nostro cervello e sempre presente nelle nostre scelte, che non dobbiamo sottovalutare.

Sempre nel post “Ciò che spinge l'uomo” e in quelli successivi “Ciò che spinge l'uomo-2” e 3, abbiamo esaminato i bisogni emotivi fondamentali dell'uomo: il bisogno di sicurezza, di varietà, di sentirsi importanti, di amore, di crescere e di condivisione. Abbiamo compreso cosa sono e come influenzano le nostre azioni e le nostre scelte.

Oltre a questi bisogni psicologici, ci sono altri bisogni capaci di determinare le nostre azioni e le nostre scelte, bisogni basilari, individuali, primari, essenziali, necessità legate alla nostra natura materiale che in situazioni estreme o particolari si dimostrano molto più importanti e prioritari degli bisogni emotivi, psicologici, sociali.

Quali sono questi bisogni?

I bisogni essenziali o primari sono le nostre necessità materiali, ciò che ci è necessario per sopravvivere prima che per vivere, cioè: l'aria, l'acqua, il cibo, regolare la temperatura corporea (es: riscaldarsi con i vestiti), il sonno e difese efficaci per proteggersi da predatori o eventi naturali.

E' intrinseco nella nostra natura che agiamo per procurarci ciò che ci è indispensabile per continuare a vivere. Senza aria non possiamo vivere che per pochi minuti, senza acqua possiamo vivere per pochi giorni, senza cibo per poche settimane, senza strumenti di termoregolazione non possiamo sopravvivere in certe aree della terra e non possiamo sopravvivere agli inverni in ampie aree del pianeta. Inoltre senza sonno subiamo danni mentali permanenti e viene distorta la nostra visione della realtà, e infine senza difese non possiamo sopravvivere a lungo alle minacce dell'ambiente o della società in cui viviamo.

La necessità di procurarsi queste cose, spinge l'uomo a comportamenti estremi, anche socialmente riprovevoli. Per esempio, sono diversi i casi di cannibalismo in individui e gruppi costretti in situazioni estreme, come sopravvivere alla caduta di un aereo in zone impervie di alta montagna, o isolamento invernale, o isolamento per conflitto militare. Quando la fame artiglia le budella, la mente stenta a rimanere lucida. Noi abitanti dei paesi occidentali difficilmente sappiamo cosa significhi la parola fame. Prova a immaginare di avere difficoltà a procurarti il cibo necessario tutti i giorni.

Secondo te, quale sarebbe il tuo pensiero più ricorrente?

Ammettiamolo, siamo carne e sangue e per continuare a vivere dobbiamo alimentare il nostro corpo di aria, acqua e cibo necessari al funzionamento delle cellule che lo compongono. E dobbiamo mantenerlo in grado di funzionare, dormendo, proteggendolo dal freddo e dalle minacce fisiche.

Quanto tempo della nostra giornata dedichiamo a tutto questo?

Pensaci. No, non parlo solo del tempo che dedichiamo ai pasti e al sonno, ma del tempo che dedichiamo per ottenere le risorse necessarie per soddisfare i nostri bisogni primari.

Perché lavori?

Certo anche per quello, ma lavoriamo per guadagnare uno stipendio con cui garantirci principalmente cibo, vestiti e una casa. A dirla tutta, una persona normale dedica almeno i tre quarti del suo tempo per soddisfare le necessità primarie.

Secondo te, quanto pesano i bisogni essenziali sulle nostre scelte?

Esatto. I bisogni essenziali hanno un'importanza critica, tanto che tutto o quasi scivola in secondo piano come importanza davanti a una necessità primaria non soddisfatta. Tanto che facciamo di tutto per soddisfare i nostri bisogni essenziali.

Se sei povero e non hai le risorse per garantire la casa e il cibo per te e la tua famiglia, quale sarà lo scopo delle tue giornate? Su cosa concentrerai tutta la tua attenzione e le tue attività? Cosa saresti disposto a fare per ottenere queste risorse?

Sono d'accordo con te. Un essere umano che deve soddisfare i suoi bisogni essenziali è un essere umano prevedibile e controllabile, anzi controllato e sottomesso. E chi controlla le risorse necessarie ai bisogni primari ha potere su chi non ha risorse.

Perché il mondo sembra correre attorno all'accumulazione di ricchezza, oggi come nel passato?

Perché chi è ricco può soddisfare i bisogni essenziali e anche gli altri, e chi è povero è disposto a tutto per soddisfare le necessità primarie, non pensa a molto altro, è controllabile e non può competere con i ricchi.

Chi ne controlla i bisogni, controlla gli esseri viventi.

Per stasera è tutto, nei prossimi post esamineremo i singoli bisogni essenziali e valuteremo il peso di ognuno sulle nostre scelte e la nostra vita. Come sempre ti invito a esprimere la tua opinione o i tuoi dubbi lasciando un commento.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

CULTURA
15 ottobre 2011
CREDENZE E CONVINZIONI - 2

 

Nel post “Credenze e convinzioni”, abbiamo introdotto il tema delle credenze e cercato di capire quale influenza abbiano sulle scelte che la vita ci presenta o che prendiamo per l'insorgere di un nuovo bisogno o di una nuova consapevolezza.

Abbiamo compreso che la differenza tra un risultato e un altro di un'azione umana o un'impresa, risiede nella convinzione con cui perseguiamo il nostro fine. Se ti si presenta una scelta e sei in grado di fare quello che scegli, il risultato della tua scelta dipende dalla tua volontà, dai tuoi dubbi, dalla convinzione che ci metti, dalle credenze che hai su di te e sulla scelta in questione.

Cos'è una credenza?

Una credenza non è altro che un sensazione di certezza riguardo qualcosa. Siamo totalmente convinti, sicuri e certi che quella “cosa” sia così, sia vera. Per esempio, in Italia crediamo che bere troppo fa male, ma un bicchiere o due durante i pasti fanno bene alla salute. Oppure ho diversi conoscenti convinti che gli uomini guidano meglio delle donne (e non solo le automobili). Se ci pensi bene, abbiamo credenze su ogni aspetto della nostra vita: alimentazione, amore, salute, divertimento, lavoro, amicizia, su noi stessi e le nostre capacità, su quasi tutto.

Come si generano?

Le convinzioni si generano principalmente attraverso l'esperienza, a partire dall'infanzia. Per esempio, vediamo nostro padre aggredito da un cane e pensiamo che i cani siano pericolosi. Oppure vediamo i nostri genitori che divorziano e si lasciano e crediamo che tutti i matrimoni sono destinati a finire. Le nostre esperienze, che siano casuali o determinate dai nostri genitori o dal nostro prossimo, ci portano a credere che quella cosa sia vera perché l’abbiamo vista o provata sulla nostra pelle, perché è successa a una persona amata o solo conosciuta. Mentre in realtà si tratta solo della nostra interpretazione, spesso inconsapevole, di queste esperienze.

Le convinzioni sono il nostro modo di interpretare la realtà, non sono la realtà.

L'esperienza non è l'unica fonte delle convinzioni, spesso le traiamo dalle esperienze raccontate da altri, persone di fiducia come amici, genitori, sacerdoti ed insegnanti. In molti casi le traiamo anche dai libri che leggiamo, dai giornali, dalla tv e dai media in generale. Questo accade quando prestiamo fiducia ai media e tu lo sai che questa non è una buona idea. Raramente sono degni di fiducia perché i loro scopi nella maggior parte dei casi non riguardano l'informare o fare il nostro bene. Ne abbiamo parlato qui e ne parleremo approfonditamente in futuro.

Perché raccogliamo dentro di noi queste convinzioni?

Le credenze sono indicazioni che ci facilitano la vita, che ci aiutano quando affrontiamo esperienze simili a quelle già vissute, dolorose o premianti che siano. Per esempio, hai provato molte volte che chi non ha rispetto per te non ti ascolta e ogni qualvolta che accade ti irriti e agisci di conseguenza alzando la voce o andandotene. Oppure tuo madre si è fatta male con un coltello mentre cucinava e tu diffidi di tutti gli oggetti affilati. Prendendo spunto dalla PNL, possiamo immaginare la nostra rete di credenze come una “mappa” che ci serve per interpretare il “territorio”, ossia la realtà.

Ogni giorno interpretiamo, ricordiamo, cancelliamo e distorciamo gli eventi che viviamo attraverso le nostre credenze. E così facendo le rafforziamo. Pensaci. Tendiamo a realizzare e confermare quello che pensiamo e ci aspettiamo, perché partendo da quello che crediamo vero, ci comportiamo di conseguenza.

Come le credenze riescono a influenzare le nostre scelte e le nostre vite?

Ci influenzano proprio perché noi pensiamo che le convinzioni siano la realtà, mentre sono solo la nostra interpretazione della realtà. E più questa interpretazione è lontana dalla realtà, peggiori saranno le nostre scelte e i risultati delle nostre azioni e quindi peggiore sarà la qualità della nostra vita.

Ci riescono perché noi seguiamo questa “mappa” costantemente e per tutta la vita, quindi se la mappa non è “affidabile” e “ampia” non raggiungeremo i nostri obiettivi, saremo limitati nelle nostre scelte e non andremo lontano.

Le credenze cambiano?

Le nostre convinzioni ci danno sicurezza, definiscono la nostra realtà e la nostra conoscenza della realtà e siamo poco disposti a metterle in dubbio. Le cambiamo o le abbandoniamo molto lentamente e molto raramente, di solito costretti da esperienze dolorose, o da una maggiore consapevolezza delle cose e di noi stessi. Anche tu lo trovi naturale, vero? Intendo che le nostre convinzioni cambino poco e lentamente.

Eppure ti sei mai chiesto se tutte le tue convinzioni sono vere?

Ti sei mai chiesto quanto le tue credenze limitano te, la tua vita e il tuo futuro?

Ti sei mai chiesto quanto è “buona” la tua mappa?

Nei prossimi post vedremo come è possibile cambiare le nostre credenze e quando e perché è opportuno farlo.

Grazie di avermi seguito fin qui e a presto ;D

Qui trovi il post precedente sulle "credenze".

Qui trovi i post relativi ai "bisogni" dell'uomo.

CULTURA
1 agosto 2011
CREDENZE E CONVINZIONI

 

Questa sera parleremo di ciò che fa la differenza nelle scelte personali e importanti per la nostra vita. Non parlo di cosa mettere stasera quando uscirai, ma di quelle scelte decisive che la vita ci presenta o che prendiamo per l'insorgere di un nuovo bisogno o di una nuova consapevolezza e che richiedono un certo cambiamento e impegno da parte nostra.

Quante volte nella vita hai pensato: ho fatto quella scelta perché ne ero convinto! Hai deciso di fare una certa cosa, convinto che fosse la scelta più giusta e hai ottenuto esattamente quello che cercavi. Nel bene o nel male.

Non ti è mai accaduto?

Per esempio, hai deciso di cambiare lavoro sapendo che era la scelta migliore per te, sapendo che saresti riuscito a trovare un lavoro migliore, un lavoro che ti desse soddisfazioni e non solo stress. E ora hai un nuovo lavoro e una vita diversa. Oppure hai deciso di smettere di fumare, sul serio, e dopo due mesi non ci pensi nemmeno più. Oppure hai deciso di parlare proprio con quella ragazza, quella sera, nonostante la sua bellezza e la tua timidezza, e ora è la tua ragazza. Oppure sei tornato dalle vacanze stanco delle difficoltà nel comunicare con le persone, quindi hai deciso di studiare l'inglese. E dopo un anno lo parli senza difficoltà.

Cosa unisce tutti questi esempi?

Una decisione e la convinzione o la volontà profonda che ti spinge a raggiungere un determinato obiettivo.

Un esempio tipico lo troviamo nello sport: di solito dietro il risultato di una prestazione sportiva non c'è solo un allenamento continuo, ma anche la convinzione irresistibile di voler ottenere quel risultato. Aldilà della possibilità o impossibilità, dell'abilità o dell'incapacità, tutti noi inconsciamente sappiamo che la differenza tra un risultato e un altro di un'azione umana o un'impresa, risiede nella convinzione con cui perseguiamo il nostro fine. Nella volontà e nella convinzione dietro la nostra decisione.

Per esempio, cosa succede se decidi di perdere peso, ma non ne sei veramente convinto?

Che inizierai a fare moto, ti metterai a dieta, ma dopo un certo tempo, alla prima disdetta abbandonerai il tuo proposito. Ed è come se non avessi mai preso quella scelta, anzi peggio, avrai cambiato idea. Ecco una cosa che i dietologi non ti diranno mai: se vuoi dimagrire devi lavorare prima sulla testa e poi sul corpo, cioè devi volerlo, devi sapere con precisione perché lo vuoi, come farai a ottenerlo e come ti sentirai da magro e devi ripetertelo ogni giorno.

Se ti si presenta una scelta e tu compi quella scelta, e se sei in grado di fare quello che scegli, il risultato della tua scelta dipende dalla tua volontà, dai tuoi dubbi, dalla convinzione che ci metti, dalle credenze che hai su di te e sulla scelta in questione.

Cos'è una credenza, una convinzione?

Una credenza non è altro che un sensazione di certezza riguardo qualcosa.

Siamo totalmente convinti, sicuri e certi che una cosa sia così. Per esperienza, per fede, per fiducia o per qualunque motivo. Quindi le credenze danno sicurezza alle persone e anche per questo le persone sono poco disposte a metterle in dubbio. Abbandonare le proprie credenze è molto sgradevole ed è anche per questo che le persone tendono a restare aggrappate a credenze negative o limitanti.

Le credenze possono essere:

  1. Generali
    Riguardano il mondo che ci circonda e come noi lo vediamo, sono cioè quelle convinzioni relative ad argomenti come la vita, la salute, il tempo, la famiglia, gli amici, il denaro, il sesso, il lavoro, la spiritualità, la responsabilità, lo sport, l’alimentazione, la giustizia

  2. Personali
    Sono le convinzioni che abbiamo su noi stessi, che definiscono l'idea e l'immagine che abbiamo di noi stessi.

  3. Regole
    Ne abbiamo già parlato in altri post,
    qui e qui, e sono convinzioni determinate dalle nostre esperienze che ci dicono come comportarci o non comportarci in tutte le situazioni note della vita

Nei prossimi post approfondiremo l'argomento e vedremo ogni tipo di credenza, come si creano e come funzionano. Come avrai capito, l'approccio che seguiremo sarà analogo a quello delle regole, cioè cercare di spiegare in modo semplice molti meccanismi della psicologia umana che stanno dietro alle nostre scelte.

Prima di lasciarci una domanda: perché? Perché noi esseri umani costruiamo dentro di noi queste convinzioni?

A presto ;D

SOCIETA'
24 maggio 2011
CIO' CHE SPINGE L'UOMO - 3

Nel due post precedenti (qui e qui) abbiamo cercato di capire quali sono i bisogni emotivi dell'essere umano. Oltre i bisogni essenziali (cibo, acqua, aria, riparo, ecc) e il meccanismo basilare “evitare dolore/trovare piacere”, cosa ci fa agire, cosa ci fa scegliere un'alternativa piuttosto che l'altra?

Abbiamo analizzato i primi quattro bisogni emotivi, quelli basilari:

  1. bisogno di sicurezza

  2. bisogno di varietà

  3. bisogno di sentirsi importanti

  4. bisogno di amore/unione

e abbiamo scoperto che possiamo soddisfare questi bisogni in modi positivi, negativi e neutri e che è importante capire il modo con cui lo soddisfiamo e quale effetto ha questo su di noi e la nostra vita.

Continuiamo a esaminare gli ultimi due bisogni, quelli più evoluti, e partiamo con il bisogno di crescere. Ognuno di noi sente il bisogno di evolvere, di essere una persona migliore, di imparare nuove abilità o raggiungere una maggiore consapevolezza. I motivi che ci spingono a farlo possono essere molto diversi: l'ambizione di ottenere qualcosa, per esempio un certo lavoro o una posizione migliore, e che ci spinge, per esempio, a studiare una nuova lingua o seguire corsi serali; la sensazione di inadeguatezza davanti alle parole o all'esempio di un amico che ci spinge a chiederci “come fa”; il bisogno di capire meglio noi stessi e cosa ci spinge veramente; la comprensione nitida che è fondamentale dedicare ogni giorno una parte del proprio tempo per migliorare noi stessi allenandoci, studiando, leggendo saggi, ascoltando chi può insegnarci e cercando una maggiore consapevolezza di noi stessi, degli altri e del mondo in cui viviamo. Non sono gli unici, ma ci danno un'idea di quanto siano molteplici e complesse le radici di questo bisogno che parte dall'ambizione per arrivare all'emotività di una “personalità adulta” e consapevole.

Come soddisfiamo il nostro bisogno di crescere?

C'è chi ogni giorno cerca il modo di accrescere la propria posizione sociale o evolvere la propria carriera lavorativa. C'è chi passa ore a studiare o a esercitarsi perché deve essere il numero uno, il migliore. C'è chi lo soddisfa viaggiando, visitando nuovi luoghi e volti diversi con cui parlare. C'è anche chi frequenta dei corsi per ampliare le proprie abilità, chi legge libri per capire la propria emotività e come controllarla. C'è perfino chi intraprende cammini spirituali per accrescere la propria fede o trovare l'illuminazione.

L'ultimo bisogno emotivo è il bisogno di condividere con le altre persone, contribuire, aiutare gli altri. Fare qualcosa che non sia solo per sé, ma che sia rivolto agli altri, che sia importante per gli altri. Un bisogno non meno complesso del precedente, presente in modo significativo nelle personalità adulte e nei genitori, le cui radici affondano nella nostro bisogno di socialità, nella nostra cultura, nella comprensione di noi stessi e del ruolo che rivestiamo nel mondo. Perché che ci piaccia o meno siamo creature sociali, siamo uno tra molti spesso migliori di noi, e senza i nostri simili vivremmo una vita più difficile e breve.

Questo bisogno ci spinge ad aiutare chi ce lo chiede anche solo dando indicazioni stradali, o qualche moneta a chi vive peggio di noi. C'è chi lo soddisfa spiegando con pazienza come fare un certo lavoro o raccontando le lezioni che la vita gli ha dato. C'è chi fa volontariato e offre il proprio tempo al prossimo, chi dona regolarmente cifre importanti. C'è chi fa grandi invenzioni, scoperte o creazioni e le dona al mondo senza sfruttarle economicamente, come il software “open source”. C'è chi presta semplicemente i propri libri.

Abbiamo finito, per ora. Questi sono i bisogni emozionali che influenzano le nostre scelte e ci spingono a fare o a non fare. Proprio per questo è importante che diventiamo consapevoli dei bisogni dietro alle nostre azioni e alle nostre scelte.

Quali bisogni soddisfiamo quando facciamo le cose che ci piacciono?

Per esempio, a me piace leggere, mentre c'è chi odia spendere tempo leggendo. Cosa mi spinge a leggere? Quali bisogni soddisfo leggendo? Quali emozioni mi dà leggere? Leggere soddisfa il mio bisogno di varietà, mi fa sentire importante, mi fa crescere. Per questo lo faccio frequentemente.

E tu? Cosa ti piace fare? Quali bisogni soddisfa?

Ora pensa a una cosa che non ti piace assolutamente, che non sopporti.

Per esempio, io non sopporto la pesca, mi annoia tremendamente, mentre a molti dei miei colleghi piace e appassiona. La pesca per me non soddisfa alcun bisogno a un livello minimo: è ripetitivo, costoso, solitario. Nessuno. Mentre per i miei colleghi soddisfa il loro bisogno di varietà, il loro bisogno di sentirsi importanti, il bisogno di unione, per alcuni il loro bisogno di crescere.

Ogni cosa che noi facciamo la facciamo spinti da uno o più di questi bisogni emozionali e, quanto più bisogni soddisfa quello che facciamo, quanto più lo facciamo e ne siamo dipendenti. Ogni scelta che facciamo è determinata o quantomeno influenzata da questi bisogni e più sono i bisogni che intervengono nella scelta, più irreversibile e definitiva sarà la nostra scelta.

Ora prendi carta e penna, elenca le cose che ti piacciono fare e quelle che non ti piacciono fare e per ognuna elenca i bisogni che soddisfa o non soddisfa e a quale livello (basso, medio, alto). Questo ti renderà consapevole del perché fai le cose. Il passo successivo è applicare lo stesso principio e lo stesso esercizio alle nostre scelte. Naturalmente iniziando con quelle passate, piccolo o grandi, non è importante.

Perché il cappuccino piuttosto che il caffè? Perché le hai detto no per quella vacanza in Toscana? Perché prendi l'auto quando puoi andare in bicicletta? Perché hai rifiutato quel lavoro? Perché non ti sei sposato? Perché non fai quella cosa?

Porsi domande significa controllare il fuoco dei nostri pensieri e trovare le risposte ci rende più consapevoli delle nostre scelte e della nostra psicologia.

Il discorso dei bisogni è tutt'altro che terminato e lo riprenderemo presto da un punto di vista diverso.

Nel frattempo vi invito a commentare e, se ne avete, a offrire i vostri consigli.

Grazie e a presto ;D


Qui trovi il primo post sui “Bisogni”.

Qui  trovi il secondo post sui “Bisogni”.

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