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31 gennaio 2013
Cos’è la COMPASSIONE?

  

Nel postEmpatiaabbiamo studiato l'empatia, la capacità di riconoscere, comprendere e condividere le emozioni altrui, una caratteristica che quasi tutti gli esseri umani posseggono, a eccezione di chi soffre certe patologie mentali, fondamentale per lo sviluppo dell'emotività umana e per poter instaurare e gestire rapporti sociali soddisfacenti. Abbiamo visto che lempatia è una predisposizione naturale che si sviluppa in tenera età attraverso il rapporto con gli altri esseri umani, principalmente con i nostri genitori. L'empatia è la base su cui poggiano le relazioni tra esseri umani. Non può esistere una relazione significativa senza empatia.

Stasera vorrei fare un passo ulteriore nello studio della socialità umana e soffermarmi brevemente su un sentimento particolare che noi esseri umani siamo capaci di provare: la compassione.

Cos'è la compassione?

Una volta ancora partiamo dalla lingua per comprendere il significato delle parole: la parola compassione deriva dal latino “Cum Patior” che significa “soffro con”. Nella lingua italiana, compassione ha diversi significati: è un sentimento di partecipazione al dolore altri, ma è anche un sentimento di disapprovazione verso comportamenti negativi, e spesso viene utilizzato impropriamente come alternativa alla pietà (la pietà è una reazione mentale alle emozioni provocate dalla sofferenza altrui che mira a garantirci il distacco da chi soffre).

Restando sul significato principale, la compassione è il sentimento di partecipazione personale alla sofferenza altrui, chi lo prova sente anzi condivide la pena degli altri e prova il desiderio di alleviarla. Viene considerato dalla filosofia come una delle massime espressioni dell’amore spirituale, mentre per il buddismo è l’amore universale per il genere umano e sente compassione chi si è elevato dall’emotività e dall’ego a una consapevolezza superiore.

Quando proviamo compassione?

Si può provare compassione di fronte a un lutto, a una grave malattia, o a qualunque incapacità che provoca sofferenza nel nostro prossimo e che provoca in noi un’analoga sofferenza e l’impulso a prestare aiuto.

Attenzione, ho detto “può provare” perché non è una reazione automatica: per quanto spontaneo non è un sentimento comune a tutti. Posto nelle stesse condizioni, c’è chi prova compassione per un suo simile e chi invece prova disgusto o perfino paura, tanto da sentire l’impulso di allontanarsi fisicamente o psicologicamente dal chi soffre.

Perché questo? Cosa determina la compassione in noi?

Tornando alle basi della nostra cultura, secondo Aristotele la compassione è un’emozione che si basa su tre requisiti:

1. la sofferenza altrui non deve essere banale,

2. la persona che soffre non lo merita

3. e la consapevolezza che anche noi, o chi amiamo, potremmo soffrire nello stesso modo per cause analoghe.

Se consideriamo questi punti con attenzione, è evidente che la compassione dipende dal giudizio dell’osservatore, quindi dalla sua capacità di giudizio, quindi dalla sua valutazione della realtà, dalla sua capacità di immaginarsi nei panni dell’altro, e dalla comprensione del dolore dell’altro.

Tu cosa ne pensi?

Lungo la storia occidentale, il concetto di compassione è stato spiegato e reinterpretato in molti modi diversi e perfino contrastanti, specialmente dalla filosofia: per esempio Schopenhauer considerava la compassione come base dell’azione morale, mentre Nietzsche vedeva la compassione come un sentimento religioso condannabile in quanto intralcia la naturale legge dello sviluppo. Con l’avvento di Darwin e delle teorie evoluzionistiche, la compassione è apparsa in contrasto con l’istinto di sopravvivenza e il principio del piacere/dolore (rifuggiamo il dolore e cerchiamo il piacere), ma gli studi più moderni hanno svelato come la compassione sia in realtà un vantaggio per la sopravvivenza e l’evoluzione della specie e dell’individuo, nello stesso modo dell’altruismo.

La psicologia e la biologia ci spiegano come la compassione si basi sull’empatia (vedi il post Empatia) e sui neuroni a specchio: un sistema di neuroni visuomotori della corteccia premotoria che in sostanza ci permettono di riconoscere le azioni altrui, dalla corsa dei giocatori durante una partita a calcio, ai movimenti dei muscoli facciali delle persone che incontriamo. Questi neuroni non solo riconoscono il movimento, ma ce lo fanno provare, cioè creano nel nostro cervello una simulazione di quello che gli altri fanno. Ora, visto che noi esseri umani esprimiamo le nostre emozioni prevalentemente attraverso il linguaggio non verbale, gesti, postura, espressioni facciali, di conseguenza i neuroni a specchio ci fanno anche le emozioni che gli altri esprimono.

Cosa ci rende capaci di provare compassione?

Empatia e neuroni a specchio sono i primi requisiti per poter provare compassione per il dolore di un altro essere umano, ma come abbiamo già visto, sono richieste anche un minimo di immaginazione, per permetterci di immedesimarci negli altri, attenzione al mondo attorno a noi e agli altri, per poter percepire la realtà e il dolore altrui, consapevolezza, per poter comprendere il dolore che l’altro sta provando, e uno stato mentale ed emotivo disponibile o aperto, che tradotto in breve significa l’assenza di emozioni come paura, collera, tensione e stress che ci rendono insensibili, ci distraggono, ci isolano dagli altri, distorcono la nostra visione della realtà.

Questo sentimento è sempre uguale?

Scienza e cultura occidentale non fanno distinzioni particolari, anzi, confondono compassione e pietà, mentre la cultura orientale distingue tre tipi di compassione:

1. quella verso i parenti e le persone care, originata e influenzata dai sentimenti che ci legano;

2. quella verso gli “esseri” che soffrono, più che compassione pietà, un confronto con il dolore e la sgradevole realtà;

3. quella fondata sulla comprensione e il rispetto, priva di pregiudizi, quando ci rendiamo conto che gli altri sono come noi.

I primi due tipi sono compassioni “emotive”, legate all’altro o all’ego, mentre la terza è quella che il buddismo considera una delle massime espressione di amore spirituale e ritiene scaturisca da:

1. empatia, cioè la capacità di riconoscere, comprendere e condividere le emozioni altrui

2. impermanenza, cioè la comprensione che tutto passa, muore o finisce

3. interdipendenza, cioè che siamo parte di qualcosa di grande e condiviso e non individui soli

4. reciprocità, cioè la comprensione che siamo legati da altro e non solo dai legami di sangue

5. consapevolezza che tutto è uno, parte di qualcosa di grande

6. lassenza dellego.

Concludendo la compassione è un sentimento di partecipazione alla sofferenza altrui, che fiorisce spontaneamente dall'empatia, ma che richiede altri ingredienti, come immaginazione e attenzione verso gli altri, per esprimersi. E se col tempo e l'esperienza, aggiungiamo la consapevolezza, di sé, degli altri, del dolore, del mondo, allora la compassione può diventare qualcosa di più, che alcuni chiamano amore.

Grazie per avermi seguito fin qui, mi scuso per essermi dilungato. Ti lascio con una domanda a cui non ho ancora trovato risposta soddisfacente: secondo te come sarebbe il mondo senza compassione?

A presto ;D

29 novembre 2012
Empatia e società umana
 

Stasera prendiamo spunto da un video inglese della RSA che propone in modo essenziale le idee di Jeremy Rifkin sullo sviluppo della società e sull'empatia.

Cos'è l'empatia?

Nel post “Empatia” abbiamo visto che l'empatia è la capacità di riconoscere, comprendere e condividere le emozioni altrui. E’ una caratteristica che quasi tutti gli esseri umani posseggono ed è fondamentale per lo sviluppo dell’emotività umana e per poter instaurare e gestire rapporti sociali soddisfacenti. L’empatia è una predisposizione naturale che si sviluppa in tenera età attraverso il rapporto con gli altri esseri umani, principalmente con i nostri genitori.

L‘empatia è la base su cui poggiano le relazioni tra esseri umani. Non può esistere una relazione significativa se non c’è empatia, cioè se non comprendiamo le emozioni del nostro interlocutore o parter. Conoscere e comprendere l’emotività degli altri ci spinge a rispondere nel modo giusto agli stimoli altrui. E’ importante entrare in empatia per comprendere meglio la realtà degli altri e per operare delle scelte che non siano condizionate unicamente dal proprio punto di vista, spesso limitato.

Tutto questo è possibile grazie ai neuroni a specchio, una dote presente nel nostro patrimonio genetico e sviluppata dall’evoluzione e dalla selezione naturale, quando la nostra sopravvivenza individuale dipendeva dalla comprensione delle azioni degli altri esseri umani, a partire dall’identificazione di minacce sia esterne che da parte di nostri simili, fino allo sviluppo di una vita sociale migliore e vincente per madre natura (riproduzione).

Il video prende spunto dal lavoro di Rifkin, esposto nel suo libro "La civiltà dell'empatia", che partendo dall'empatia contraddice diverse teorie e dottrine, come l'utilitarismo e l'illuminismo, e sostiene che lo sviluppo empatico è un elemento fondamentale dell'evoluzione umana e sta raggiungendo l'apice grazie alla globalizzazione e alla nuove tecnologie per la comunicazione.

Sono molti gli spunti interessanti e le domande che il video offre. Se madre natura ci ha programmati per sentire le emozioni e i disagi altrui come se fossero i nostri, per socializzare, condividere e appartenere a un gruppo sociale, perché allora mostriamo una così spiccata propensione all'aggressione, alla violenza, all'egoismo?

Rifkin sostiene che nel passato l'empatia umana era limitata, a partire dalla famiglia, per poi passare al gruppo religioso e alla nazione-stato. Ma cosa giustifica le guerre, cosa le violenze, il sopruso, la crudeltà verso i nostri simili e gli altri esseri viventi?

E' sufficiente una minoranza di sociopatici e psicopatici a influenzare l'intera umanità?

O forse le condizioni sociali della maggioranza della popolazione non permettono il pieno sviluppo dell'empatia e delle emozioni?

Quale effetto ha la cultura di un individuo sulla sua empatia?

Se è vero che l'empatia si basa sulla consapevolezza della nostra fragilità, della morte e della sofferenza e ci spinge alla solidarietà verso gli altri, è anche vero che la paura della morte ci spinge a mentire a noi stessi e a vivere come se fossimo immortali.

Tu cosa ne pensi?

Approfondiremo insieme questi interrogativi in alcuni post nel prossimo futuro.

Jeremy Rifkin è un economista, attivista e saggista statunitense. Ha fondato, nel 1969, la Citizens Commission con l'intento di rendere noti i crimini di guerra commessi dagli americani durante la guerra del Vietnam. È il fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation. La RSA, Royal Society of Arts, è un'organizzazione no profit che mira a trovare soluzioni pratice innovative alle sfide sociali odierne.

Qui puoi trovare il sito della RSA, qui la pagina di Wikipedia su Rifkin. Qui puoi trovare il sito della Foet, qui puoi trovare il profilo di Jeremy Rifkin su TED e qui il sito del libro di Rifkin.

Buona visione e a presto ;D

CULTURA
9 settembre 2012
COS'E' LO STRESS?
 

Oggi parliamo di una costante della vita di un uomo: lo stress.

Anche questa parola, per la maggior parte di noi, ha una connotazione negativa, ricorda emozioni negative e momenti sgradevoli del passato. Eppure è una parola sulla bocca di tutti, ne parliamo tutti i giorni: “il lavoro mi stressa”, “la situazione sta diventando stressante”, eccetera.

Ma cos'è lo stress?

E' una reazione naturale del corpo e della mente per affrontare o adattarsi a una situazione che viene percepita come “nuova”, “complessa” o “difficile”. Difficile e complessa in quanto riteniamo che sia ai limiti od oltre le nostre capacità fisiche e mentali, o che richieda risorse e tempo che non abbiamo. Nuova in quanto è una situazione che non abbiamo affrontato prima e per cui non abbiamo comportamenti acquisiti e schemi mentali risolutivi da applicare.

Questa reazione è in primo luogo fisiologica, il corpo e il cervello primitivo reagiscono in modo elementare agli stimoli della situazione e affrontano le situazioni valutandone la pericolosità e preparandosi a difendersi o fuggire. Prepararsi significa aumentare il battito cardiaco e la pressione sanguigna, accelerare la respirazione, aumentare la secrezione ghiandolare, contrarre i muscoli e così via, in modo da essere pronto a reagire alla minaccia incombente. E' una reazione naturale messa a punto dalla selezione naturale che ci mette in grado di affrontare pericoli e minacce in modo efficace. In secondo luogo la reazione è psicologica, il cervello e la mente reagiscono agli stimoli esprimendo emozioni che potenziano e focalizzano le risorse mentali per meglio affrontare la situazione.

Questi cicli di “allarme, tensione, reazione e rilassamento” comportano uno sforzo e hanno un prezzo da pagare. Per potersi “preparare” alla situazione-minaccia il nostro organismo libera nel sangue ormoni e “attivatori” che ci preparano portandoci a uno stato di tensione che attinge alle nostre riserve e incide sul metabolismo.

Se questo stato di tensione dura a lungo o si ripete con troppa frequenza, esaurisce le riserve di energia psico-fisica, logora la nostra vitalità e le difese immunitarie, incide sulla mente e sul nostro comportamento. Sintomi tipici di questo logoramento generale sono una maggiore irritabilità, stanchezza diffusa ed eccessiva, disturbi del sonno, tendenza ad ammalarsi, distorsioni nella visione della realtà, incapacità di prendere decisioni, difficoltà nella comunicazione con gli altri. Se la situazione si protrae nel tempo, il logoramento porta a danni fisici anche gravi e all'invecchiamento precoce.

Quindi lo stress è una cosa negativa?

No, al contrario lo stress è uno stimolo che ci mantiene vitali e motivati, che ci spinge a crescere e a cambiare, a realizzare i nostri progetti. Il problema è l'eccesso di stress e il modo con cui lo gestiamo.

E' possibile controllare lo stress?

Esatto. Sì, è possibile e in diversi modi. In primo luogo è fondamentale comprendere che la qualità dello stress (positivo e negativo) e la quantità dipendono da come noi vediamo la situazione che provoca lo stress. Come abbiamo detto all'inizio, lo stress è una reazione naturale per affrontare una situazione che viene percepita nuova, difficile, eccetera. Percepita, ci sei? Dipende da noi percepire la situazione per quello che è realmente, senza lasciare che la nostra emotività accresca o distorca la situazione. La nostra mente, le emozioni e i pensieri possono aumentare lo stress e renderlo nocivo.

Come si controlla lo stress?

Sembra un'ovvietà, ma per gestire lo stress è necessario riconoscerlo, quindi riconoscere le nostre reazioni, fare attenzione ai messaggi che il corpo ci invia, per esempio mani strette, muscoli contratti, battito accelerato, eccetera. Bastano pochi secondi di “ascolto” per vagliare tutte le “sensazioni” che il corpo ti invia, per capire dove sono le tensioni, dove senti fastidio o non lo senti.

E nello stesso modo dobbiamo fare attenzione alle emozioni che proviamo, capirne la causa e capire quali effetti hanno su di noi e la nostra visione delle cose. Per esempio, percepire l'irritazione prima che agisca sulle nostre azioni, comprendere che è dovuta alla violazione delle nostre regole sul rispetto e capire che ci farà dire delle sciocchezze inutili di cui ci pentiremo. Anche per le emozioni bastano pochi secondi per vagliare quello che proviamo e riconoscere le emozioni e, con un poco di pratica, anche la loro causa. Parleremo di questo e della gestione delle emozioni nel prossimo futuro in post dedicati.

Contemporaneamente al riconoscimento delle nostre reazioni, è importante riconoscere la fonte dello stress, la causa della nostra reazione. E' il professore che pretende troppo? E' il collega che non collabora? E' mio figlio che non comunica? Dobbiamo capire quale situazione stiamo affrontando per poterla affrontare e più è grande la comprensione e la conoscenza della situazione, maggiore sarà l'efficacia delle scelte e delle azioni che intraprenderemo e minore sarà il consumo di energie. Quindi una volta riconosciuto la situazione, è utile studiarla, conoscerla, capirla. Per esempio, il vicino occupa il tuo parcheggio assegnato e la sera sei costretto a perdere tempo inutile, prima di agitarsi e agire vale la pena capire chi è il tuo vicino e perché non parcheggia nel suo spazio. Può risparmiarti uno scontro e inutili strascichi emotivi.

Infine è tempo di gestire lo stress, abbandonare la tensione e tornare al benessere psicofisico. Questo di solito significa affrontare la situazione e risolverla, in un modo o nell'altro, o trovare strategie per controllare lo stress. Nel primo caso ti invito a leggere i post “Problemi e scelte – 1”, “2” e “3”, troverai suggerimenti su come affrontare i problemi e fare le scelte necessarie.

Se invece non puoi affrontare la situazione, non ora, o semplicemente se devi controllare lo stress per poterla affrontare meglio, ebbene devi intervenire su te stesso e modificare lo stato psicofisico in cui ti trovi.

Cosa significa?

Per controllare lo stress devi agire sul tuo corpo, la tua mente, le tue emozioni e le tue reazioni. Ci sono diversi modi per farlo, ma il più semplice e forse il più efficace è agire sul corpo, muoversi, controllare la respirazione. Così come lo stress influenza il tuo corpo e genera tensione muscolare, così i movimenti del corpo influenzano lo stress. Un classico per scaricare la tensione è fare un passeggiata, un altro è l'esercizio di respirazione profonda: inspira contando fino a cinque, trattieni il respiro per due-tre secondi ed espira contando fino a cinque.

In modo molto simile si può agire sulla mente. Se vuoi dare pace ai pensieri ricorsivi e nevrotici che si presentano ossessivamente a causa dell'agitazione, un classico è ascoltare musica melodica o classica, e ti aiuterà anche a calmare il battito cardiaco. Oppure puoi usare piccoli esercizi di focalizzazione, come quello di immaginarsi in un luogo bello e tranquillo, come la spiaggia di un'isola tropicale, o giochi di ruolo in cui ti immedesimi e interpreti ruoli gradevoli e lontani dalla situazione che stai subendo. Come immaginarsi di essere a una festa e divertirsi con amici e avere qualche avventura divertente. Infine una tecnica di controllo straordinaria per lo stress, riconosciuta anche dalla medicina, è la meditazione, ma non ne parleremo stasera. Di questo e delle tecniche di controllo delle emozioni parleremo in post futuri dedicati.

Vorrei concludere sottolineando quanto è fondamentale per ogni essere umano imparare a gestire lo stress, tanto che dovrebbe essere insegnato a scuola. Lo stress è una costante della vita e certi meccanismi che l'evoluzione ha premiato non sono sempre efficaci per affrontare le situazioni che la vita e la società di oggi ci presentano. Maggiore consapevolezza dei nostri meccanismi di reazione, del nostro corpo e della nostra mente possono cambiare il nostro modo di vivere lo stress e gestire le nostre risorse fisiche, psichiche e sociali.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D 

15 maggio 2012
COS'E' LA COMPRENSIONE?

 

Buonasera a te. In primo luogo mi scuso per l'assenza di questi giorni, ma problemi tecnici rilevanti non mi hanno permesso di connettermi e postare. I problemi non sono risolti, ma ho trovato altri modi per connettermi, quindi che ne dici di tornare ai nostri argomenti?

Ieri parlavo di politica economica con un collega e mentre esponevo il mio punto di vista lui annuiva e continuava a ripetermi:ho capito,comprendo”, ma a metà strada mi sono accorto di averlo perso. La responsabilità di una comunicazione non riuscita ricade per la maggior parte sulle spalle di chi trasmette l'informazione, quindi sono ripartito dall'inizio parlando come se lo stessi spiegando a mia nonna. Ho usato frasi semplici, immagini e ragionamenti lineari. E ha funzionato, ma l'episodio mi ha fatto pensare.

Cos'è la comprensione? Cosa ne pensi?

Partiamo dalla parola, comprensione deriva dal latino e significa letteralmente capacità di capire. In filosofia la comprensione è l'atto attraverso cui la mente formula un concetto, più comunemente la comprensione è vista l'atto di capire con la mente una conoscenza. Molto astratto, non ti pare? Cerchiamo di fare meglio.

Una definizione più chiara e interessante è questa: la comprensione è uno stato mentale che, a partire dalla relazione con un'idea, un oggetto o una persona, rende capaci di formulare pensieri e considerazioni circa quella persona, idea od oggetto e permette di prevederne le conseguenze, il comportamento e l'utilizzo. Comprendo una persona quindi posso prevederne il comportamento; comprendo un'idea quindi posso usarla, insegnarla, ampliarla; comprendo un oggetto quindi posso utilizzarlo e più lo comprendo più l'uso è ampio e preciso.

Per esempio, comprendo l'uso del cellulare e le mie possibilità di comunicare crescono e con loro la qualità della mia vita. Oppure comprendo la psicologia umana e posso capire meglio gli altri, posso anche studiare a fondo l'argomento e quindi insegnarlo e approfondire gli studi finora fatti. Oppure comprendo le parole che mi vengono dette, posso quindi rispondere alla domanda fatta, obbedire all'ordine che mi è stato dato, esprimere la mia opinione sull'argomento. Gli esempi sono innumerevoli.

Ora come si raggiunge la comprensione?

Intanto diciamo che capire e comprendere sono termini che rappresentano diverse attività e stati mentali, capire di solito riguarda un'attività puramente intellettuale, comprendere è un qualcosa di più profondo. La comprensione è un'associazione mentale ed emotiva tra l'oggetto/idea/persona con cui ci stiamo relazionando, di solito attivata da uno o una serie di stimoli sensoriali, uno stato mentale raggiunto attraverso la comunicazione, il ragionamento, l'esperienza e l'azione.

Aggiungiamo anche che conoscere un oggetto, un'idea o una persona non significa automaticamente comprenderla. La comprensione richiede ed è sempre accompagnata dalla conoscenza, ma la conoscenza non sempre porta alla comprensione. E' importante sottolineare la differenza tra la conoscenza diretta, personale, e la conoscenza indiretta, cioè acquisita attraverso altre fonti.

Secondo te, leggere il manuale di istruzioni della nuova lavastoviglie significa comprenderne l'uso e il funzionamento?

Esatto. Comprendiamo un oggetto utilizzandolo. La conoscenza intellettuale delle sue funzioni ci aiuta a raggiungere prima ed efficacemente la comprensione, magari senza danneggiare l'elettrodomestico. Lo stesso vale per una persona: non puoi capire un essere umano leggendone il profilo, devi interagire con esso.

Quindi raggiungere la comprensione significa vivere l'esperienza della conoscenza, capire la conoscenza a un livello più profondo, non solo elaborazione intellettuale e funzionale, ma sensazioni, emozioni e sentimenti.

Ogni conoscenza non accompagnata dalla comprensione è solo una visualizzazione, l'idealizzazione di un'esperienza altrui che se espressa nel modo giusto può condurci vicino ma non alla comprensione.

Secondo te, l'esperienza personale porta sempre o subito alla comprensione?

No, hai ragione, la comprensione di cose ed idee semplici richiede esperienze brevi. Per esempio, la comprensione che il fuoco brucia richiede un attimo di stupore e ore di dolore. Dopotutto il concetto è semplice, no? Pensa invece alla persona che ami. Quanto tempo ti è servito per capirla fino in fondo? Anni? Non l'hai ancora compresa del tutto? Probabilmente non basterà l'intera vita, dopotutto gli esseri umani sono l'opera d'arte del creato. Ora pensa al computer che stai usando: quanto profondamente lo comprendi? Non intendo quanto conosci del suo hardware o del software installato, ma degli innumerevoli usi, esperienze ed emozioni che puoi trarre da esso? Ne sei sicuro?

Quindi la comprensione può essere piena o parziale a seconda della complessità dell'oggetto-idea-persona con cui interagiamo.

Sei ancora con me? Spero di essere riuscito a farti pensare e conoscere un poco di più questo stato mentale straordinario ed emozionante che è la comprensione.

Per stasera direi che è tutto. Come sempre ti invito a esprimere la tua opinione o i tuoi dubbi con un commento, se lo desideri.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

CULTURA
30 dicembre 2011
CONSAPEVOLEZZA

 

Nel mio post di Natale ti ho augurato “abbastanza consapevolezza per vedere le menzogne di questo mondo e capire le tue di menzogne. Per accettare la verità di quello che siamo e per comprendere che sono gli altri a dare significato alla nostra esistenza” eccetera. Visto che me l'hanno chiesto, “cosa intendi con consapevolezza?”, indovina di cosa parliamo stasera.

Cos'è la consapevolezza?

Consapevolezza è un termine usato soprattutto in psicologia e in filosofia. Si parla di solito di consapevolezza di sé, di consapevolezza delle proprie azioni e delle conseguenze di esse, di consapevolezza del mondo intorno a noi e del presente. Il significato dietro a questa parola è così ampio e profondo da non essere facilmente spiegabile. Comprenderlo richiede appunto consapevolezza.

Una buona spiegazione anche se parziale è: consapevolezza è essere coscienti nel momento presente. O più semplicemente la consapevolezza è la capacità di essere presente in quello che stiamo facendo, mentre lo stiamo facendo (Branden).

Se hai capito, puoi evitare di continuare la lettura, se invece questa spiegazione non ti pare molto “digeribile”, il consiglio è di avvicinarsi da lontano. Il linguaggio è pensiero, quindi partiamo da questa. Cito dal vocabolario: “Consapevolezza: cognizione, presa di coscienza di qualcosa”. Un punto di partenza, ma alquanto limitato non credi? Non fa altro che ribadire due “quasi” sinonimi di consapevolezza: cognizione e presa di coscienza. Cognizione: “idea, concetto, conoscenza di qualcosa”, di sé, del mondo, delle conseguenze, degli eventi, eccetera. Coscienza: “capacità dell'uomo di riflettere su se stesso e di attribuire un significato ai propri atti; capacità di percepire e di intendere; capacità di valutare eventi, azioni, conseguenze” e altro ancora. Per Freud la coscienza è una proprietà/qualità della mente che include la soggettività, la consapevolezza, la conoscenza e la capacità di individuare e comprendere le relazioni tra sé e l'ambiente. Parleremo della coscienza in modo approfondito in un post futuro.

La consapevolezza a livello animale è intesa come la percezione e la reazione cognitiva dell'individuo al verificarsi di una certa condizione o di un evento. Per un animale la consapevolezza non implica necessariamente la comprensione. La comprensione è lo stato psicologico, a partire dalla relazione con un oggetto o una persona, che rende capaci di formulare pensieri ed utilizzare concetti per trattare con la persona o l'oggetto. La consapevolezza fornisce la base su cui gli animali possono sviluppare delle idee soggettive circa la loro esperienza. L'uomo è l'unico animale che va oltre le idee, raggiunge la comprensione e in particolare la comprensione dell'inconscio, fino alla pienezza della consapevolezza (l'illuminazione).

Come va? Ci sei ancora? Ancora uno sforzo, dai!

Riassumendo la consapevolezza consiste in conoscenza, comprensione e coscienza, e si manifesta attraverso uno stato mentale che possiamo definire lucido, aperto e presente. Semplificando si è consapevoli quando si conosce e si comprende in piena coscienza un oggetto, un evento, una caratteristica, una persona, un'azione, un sentimento, una conseguenza, eccetera.

E' fondamentale comprendere (appunto) che la consapevolezza è legata al presente e a uno stato mentale transitorio, un momento perfetto in cui la coscienza è elevata e abbiamo il giusto mix di lucidità, presenza, apertura e calma interiore. Raggiungere il giusto stato mentale non è automatico, ma è una dote innata in tutti noi che si manifesta inconsciamente e in modo incontrollato.

Non ti è capitato mai di avere un problema da risolvere e di non riuscire a vedere la soluzione? O dover affrontare una grossa decisione da prendere, ma non comprendere chiaramente quale sia la scelta più giusta per te? O ricordi a scuola quando studiavi un argomento ostico, che non capivi realmente ma imparavi a memoria?

Tu studi, ti informi, ti arrovelli e niente. Poi passa un giorno, due, una settimana, un mese e bam. Arriva il momento che tutto è chiaro, lì, ovvio: la soluzione o la scelta è quella, non sai ancora i particolari, ma è quella. La nostra mente ci spinge naturalmente alla consapevolezza se gliene diamo la possibilità, se riduciamo gli ostacoli al raggiungimento del giusto stato mentale.

E' possibile avere un controllo sulla nostra consapevolezza? E' possibile raggiungere il giusto stato mentale in modo “consapevole”?

Come hai già intuito la risposta è sì, è possibile. Gli ostacoli sono molto numerosi e di solito interiori: un'emotività molto elevata, il pensiero nevrotico e ricorsivo, l'ignoranza in generale, un carattere chiuso, la scarsa conoscenza della propria interiorità, una visione distorta della vita, atteggiamenti mentali negativi, mancanza di attenzione e di focus, regole e convinzioni limitanti e altro ancora.

Il primo passo è rimuovere o ridurre gli ostacoli, seguendo corsi e leggendo libri sul coaching e la psicologia ed esercitandoci con impegno. Il secondo passo è sviluppare le abilità mentali necessarie, per esempio riuscire a controllare le proprie emozioni fino a raggiungere la calma necessaria, imparare a controllare i propri pensieri per essere pienamente presenti, sviluppare la nostra attenzione e l'abilità di mettere a fuoco tutto noi stessi su una singola cosa, sviluppare il nostro senso critico e la capacità di discernere e cercare conoscenza. E altro ancora.

Approfondiremo tutto questo nei prossimi post sull'argomento, ma prima di lasciarti voglio attirare la tua attenzione sul una cosa che avrai già notato o intuito: per avere consapevolezza del mondo, degli altri, degli eventi, del presente, dobbiamo prima essere consapevoli, almeno in una certa misura, di noi stessi e della nostra interiorità.

Di questo parleremo nel prossimo post sull'argomento. Ti ringrazio per avermi seguito fin qui e, in caso di considerazioni, obiezioni o domande ti invito a lasciare un commento.

Grazie e a presto ;D

CULTURA
4 novembre 2011
Il senso critico

 

Nella rubrica “Parole per pensare”, più volte ti ho invitato a usare senso critico, ad ascoltare con senso critico quanto veniva detto nei video. Ebbene in diversi mi hanno chiesto: cosa intendi per senso critico? Stasera cercheremo di chiarire cosa sia, come lo sviluppiamo e perché.

In primo luogo è importante mettere in chiaro che il pensiero critico non è il generico “criticare”. Mio nonno diceva che “a criticare son capaci tutti, ma farlo in modo obiettivo è la conquista di una vita”. Cioè tutti siamo in grado di esprimere una critica soggettiva basata sul nostro punto di vista, le nostre regole, la nostra cultura, perfino sui nostri pregiudizi. Il pensiero critico è qualcosa di diverso, è uno sviluppo fondamentale della consapevolezza ed è uno strumento fondamentale quando dobbiamo affrontare delle scelte.

Cosa si intende per senso critico o capacità critica o pensiero critico?

Detto in poche parole, il senso critico è la capacità di analizzare e valutare la realtà. E' una delle doti più straordinarie della nostra mente, si sviluppa con l'esperienza e la conoscenza, ed è la somma di facoltà diverse quali lo spirito di osservazione, l'intuizione, la capacità di “cogliere le relazioni”, l'obiettività e la capacità di giudizio.

Preso un oggetto, un fatto, un'opinione, un'informazione, una situazione, quello che vuoi, l'obiettivo del pensiero critico è dare forma a un giudizio chiaro, obiettivo e accurato su di esso, attraverso l’osservazione, l’esperienza, il ragionamento e la comunicazione.

In sintesi, esercitare il nostro senso critico consiste:

  1. nel saper analizzare in modo oggettivo le informazioni, le situazioni e le esperienze,

  2. nel saper raccogliere informazioni accurate e affidabili sull'oggetto del nostro interesse

  3. nel saper distinguere la realtà dalle proprie impressioni soggettive e i propri pregiudizi,

  4. nel saper riconoscere i fattori che influenzano il pensiero e il comportamento proprio ed altrui.

Di conseguenza, sarai d'accordo con me che maggiore esperienza e maggiori informazioni abbiamo sull'oggetto del giudizio e più questo sarà accurato e obiettivo. Non solo, possiamo aggiungere che maggiore è la nostra cultura e la nostra conoscenza della realtà, maggiore è la nostra obiettività e conoscenza di noi stessi, maggiore è la nostra comprensione dei meccanismi mentali e sociali, più efficace sarà il nostro senso critico.

Come si sviluppa il senso critico?

Il senso critico è come un muscolo e solo attraverso l'esercizio e l'apprendimento riusciamo a farlo crescere e a renderlo sempre più efficace e obiettivo. L'esperienza diretta è maestra di vita, ma ricca di stress ed emozioni, mentre il pensiero critico trae vantaggio dall'allenamento realizzato a un basso livello di emotività. Puoi fare pratica scegliendo tu l'oggetto del tuo interesse, per esempio un articolo o un fatto, o un commento di un esperto o qualunque cosa attiri il tuo interesse.

Prova a seguire questi passi:

  1. analizza in modo obiettivo e distaccato l'oggetto del tuo interesse, sia esso un fatto, un'informazione, una situazione, eccetera, e se necessario suddividilo nelle sue parti fino a conoscerlo nei particolari

  2. cerca informazioni da fonti alternative più affidabili (esperti, testimoni, testi, eccetera)

  3. analizza le informazioni e verifica differenze e incongruenze con l'oggetto del tuo interesse

  4. poniti delle domande e fai delle ipotesi sulle differenze e incongruenze che hai riscontrato,

  5. se necessario, cerca ulteriori informazioni da fonti diverse e se possibili più affidabili per chiarire le differenze e incongruenze e ripeti l'analisi

  6. valuta i risultati in modo obiettivo ed esprimi le tue considerazioni

Il primo obiettivo dell'allenamento è assorbire la meccanica analisi-ricerca-analisi in modo che diventi abituale. Il secondo obiettivo è sviluppare la capacità di porsi domande, fare ipotesi ed esprimere considerazioni. Inoltre con la pratica individuerai le fonti di informazioni più utili e affidabili e i sistemi di ricerca più efficaci ed efficienti. Infine l'allenamento ti porterà a una maggiore conoscenza di te stesso e della mente umana e rafforzerà la tua obiettività (approfondiremo quanto prima il concetto di obiettività).

Naturalmente non è possibile sviscerare il senso critico in un unico post per la sua importanza e per la sua ampiezza, rimando quindi il resto e gli approfondimenti ai post successivi.

Prima di salutarti voglio comunque sottolineare una cosa detta all'inizio del post: il senso critico è uno strumento necessario e fondamentale per affrontare in modo consapevole qualunque decisione. Immagina di applicare il senso critico a una scelta che devi compiere. Hai afferrato? Nei prossimi post relativi al prendere le decisioni vedremo nei particolari quale ruolo ha il pensiero critico.

Prima di lasciarci una riflessione: quali sono i limiti del nostro senso critico?

Interessante domanda, no? Come al solito se hai proposte o riflessioni puoi lasciare un commento.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

CULTURA
7 ottobre 2011
LA STORIA DEGLI ASINI

 

Ho ricevuto una mail da un amico con questa storia, che sembra che da tempo circoli in rete e sia senza paternità. Non è la prima del suo genere, ma questa la trovo chiara ed efficace e penso possa aiutare tutti noi a comprendere meglio quello che sta succedendo oggi a livello economico.

Buona lettura ;D

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.

L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.

Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.

Il giorno dopo affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie a 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 € la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.

Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.

Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore).

Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.

Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.

Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità … Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.

Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente.

Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio.

E voi, cosa fareste al posto loro?

Che cosa farete?

Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati) ... e fate circolare questa storiella.


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permalink | inviato da Elnor il 7/10/2011 alle 18:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
DIARI
17 agosto 2011
TEMPI INTERESSANTI

 

Mi scuso per l'assenza di queste settimane, ma agosto è un mese “galeotto”, vuoi il caldo, vuoi il mare, si fa “altro”. Le giornate volano e per un poco ci si dimentica degli impegni e delle nuvole scure all'orizzonte. Nuvole metaforiche che annunciano tempeste ed eventi poi non così imprevedibili come vogliono farci credere.

Viviamo in tempi interessanti. Sono in atto cambiamenti poderosi a livello politico, economico, ma soprattutto sociale e culturale. Il decennio che si apre innanzi sarà portatore di cambiamenti non meno del precedente, anche se forse più drammatici.

E non a caso le informazioni che ci arrivano dai media ufficiali sono confuse e parziali, se non manipolate o peggio. Spesso sono vere e proprie armi usate contro noi tutti allo scopo di modificare la nostra visione della realtà a vantaggio dei pochi che ne traggono interesse.

Ma non è dell'informazione che voglio parlare stasera, ce ne occuperemo a lungo nel prossimo futuro, piuttosto volevo parlare di spettatori e protagonisti.

Chi è il protagonista della nostra vita?

Non mi guardare in quel modo, dai. Esatto, il protagonista siamo noi.

Allora perché viviamo come se fossimo spettatori?

Lo ripeto: perché vivi come se fossi uno spettatore della tua vita? Uno spettatore della realtà in cui vivi?

Viviamo in tempi interessanti e continuiamo a vivere come se fossimo spettatori di un film, seduti comodi nelle nostre poltrone, al sicuro, mentre là sullo schermo ci sono morti, drammi, dolore, eventi sconvolgenti.

Per noi la vita è il piccolo mondo fatto di casa, famiglia, lavoro, amici, vacanze e poco altro. Ed è normale che sia così, dopotutto noi viviamo il presente, il nostro presente, viviamo l'ora e il nostro sguardo non va oltre l'orizzonte, quindi il resto arriva attraverso le parole, la tv, i media, internet. Attraverso uno schermo o un giornale. Noi siamo qui e il resto è là.

Eppure la realtà va oltre i confini del nostro piccolo mondo, della nostra quotidianità e, che lo vogliamo o meno, la realtà si muove e cambia, spinta da molte forze diverse, naturali e umane e, che lo vogliamo o meno, con essa cambia il nostro presente e il nostro futuro.

La realtà, quella vera non quella del nostro piccolo mondo, può presentarsi alla nostra porta, può travolgerci, ispirarci e cambiare la nostra mente, può darci occasioni che non sogniamo nemmeno o privarci dei nostri beni o degli affetti più cari.

Allora perché stiamo a guardare?

No, non dire che non puoi fare nulla, che sono altri a decidere, che sei uno su un miliardo. Tu non puoi controllare il mondo, ma puoi controllare te stesso e le tue scelte. Puoi decidere cosa fare ogni giorno, perché sei il protagonista di questa storia che tu chiami vita.

Da solo non puoi spostare una montagna, insieme agli altri puoi farlo. E alla fine non servono grandi sforzi per cambiare il mondo, ma grandi decisioni. Si può scendere in piazza per manifestare la nostra opinione oppure si può esprimere la nostra scelta cambiando quello che siamo e comunicandolo al mondo attorno a noi. Per esempio, possiamo decidere di non comprare certi prodotti perché vengono realizzati sfruttando il lavoro dei bambini e possiamo dirlo a quelli che conosciamo e a chi li vende. Oppure possiamo cambiare quelle nostre abitudini che inquinano il mondo, come comprare acqua minerale dove abbiamo una buona acqua potabile.

Sono mille i modi per cambiare il mondo, ma tutti seguono lo stesso cammino: capire la realtà, decidere cosa fare, agire e comunicarlo. E così facendo usiamo la nostra mente, cambiamo la nostra vita e noi stessi, cresciamo e cambiamo il mondo attorno a noi.

Tu che mi leggi, ti prego, fai un dono a te stesso: sii protagonista e non spettatore.

A presto ;D

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