IL BLOG SI E' TRASFERITO QUI

scegliere | SCEGLIERE | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Diventa consapevole delle tue decisioni
CULTURA
2 gennaio 2013
LA MENTE UMANA – Lo schema corporeo

 

Nei post “I sette sensi 1” e “2” abbiamo fatto conoscenza con la propriocezione, cioè della percezione di se stessi, o sarebbe meglio dire è la percezione della posizione nello spazio dei nostri arti e del nostro corpo. Abbiamo visto come speciali recettori presenti nella pelle, nei muscoli e nei tendini comunicano di continuo al cervello la loro posizione e la pressione a cui sono soggetti, e di conseguenza il cervello conosce la posizione e il movimento delle strutture muscolo-scheletriche. Questo senso è strettamente legato al senso dell’equilibrio e la coordinazione dei due ci permette una gamma sorprendente di movimenti.

Quello che non abbiamo detto è che la propriocezione è solo uno dei tre sensi che usiamo per conoscere la nostra posizione nello spazio e la forma del nostro corpo, per seguire i nostri movimenti e per definire il nostro schema corporeo.

Esatto ho proprio detto schema corporeo. Gli studi neurologici a proposito hanno scoperto che il nostro cervello sviluppa uno schema del corpo che verifica e aggiorna continuamente attraverso i feedback della vista, del tatto e della propriocezione. Se una mosca ti si posa su una mano, tu la senti con il tatto e sai dov'è la tua mano grazie alla propriocezione, ma finché non guardi la mano non sei sicuro del punto preciso della pelle su cui si trova l'insetto.

Qual è lo scopo dello schema corporeo?

Il cervello si basa su questo schema corporeo per decidere quali movimenti eseguire. Per esempio, se vuoi grattarti una caviglia, il movimento sarà diverso a seconda se sei in piedi, seduto o disteso. Tu non pensi al movimento, lo fai, istintivamente, lo hai appreso nell'infanzia, ma è il cervello che decide autonomamente quale movimento eseguire basandosi appunto sullo schema corporeo.

In parole semplici, lo schema corporeo è un modello interno efficace ed efficiente (se viene aggiornato tempestivamente) e su di esso si basano tutti i nostri movimenti dai più semplici ai più straordinari gesti di atletica o di acrobazia. Tra l'altro gli studi dimostrano che non è del tutto dipendente dal feedback sensoriale e che funziona lo stesso anche senza feedback, anche se con efficacia relativa.

Cosa succede se i feedback dei tre sensi non sono coerenti?

Se vista, tatto e propriocezione danno indicazioni contrastanti il nostro cervello ha difficoltà ad aggiornare lo schema corporeo e di conseguenza può generare errori nei movimenti. Ingannare la propriocezione non è possibile, ma sono molti gli esempi di illusioni che si basano su stimoli visivi e tattili non coerenti.

Per esempio, se incroci due dita e fai scorrere la fessura tra le dita lungo il setto nasale fino alla punta, ti sembrerà di avere due nasi. Oppure se incroci le braccia e intrecci le mani alla rovescio, in modo da avere i pollice verso l'esterno, se qualcuno ti indica un dito da muovere non riuscirai a eseguire bene il movimento. Ci sono molti altri esperimenti analoghi e altri ancora che si possono fare con gli specchi per ingannare il cervello attraverso la vista, ma non ha molto senso elencarli qui.

Piuttosto vale la pena accennare che lo schema si trova nella corteccia parietale e premotoria, gestita da cellule che reagiscono sia agli stimoli visivi che al tatto.

Non trovi anche tu interessante l'idea di un modello cerebrale del corpo?

Non posso evitare di pormi domande su come si sia sviluppato e perché sia così efficace.

Tu cosa ne pensi?

Qui puoi trovare gli altri post della rubrica.

A presto ;D

CULTURA
18 novembre 2012
LA MENTE UMANA – L’attenzione e il guardare indietro

  

Stasera ti propongo un altro aspetto dell’attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Abbiamo parlato più volte dell'attenzione e da diversi punti di vista, ma molto c'è ancora da dire su questa nostra capacità in parte conscia e in parte inconscia e vale la pena farlo per l'importanza che riveste per noi stessi e per la nostra vita.

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come in ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali, ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all’inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l’attenzione?”, abbiamo parlato dell’attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l’attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l’esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l’attenzione incanala le risorse mentali. Più è complesso l’oggetto della nostra attenzione, più è facile che la nostra mente attivi una serie di meccanismi mentali con cui diamo priorità all’elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione” abbiamo visto come viene distribuita l’attenzione e con quali limiti. L’attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” determinati colori, forme o movimenti e ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per farlo il nostro cervello crea un’etichetta e l’assegna all’oggetto da seguire, più o meno come se lo seguissimo con le dita.

Nel post “Ai limiti dell'attenzione 2” abbiamo visto come l’attenzione è legata al luogo nello spazio su cui ci focalizziamo, cioè gestiamo meglio gli stimoli che vengono dallo stesso luogo e con difficoltà quando vengono da luoghi diversi.

Stasera parliamo invece di un aspetto dell'attenzione di cui siamo poco consapevoli: l'inibizione di ritorno.

Cos'è l'inibizione di ritorno?

E' la tendenza a non tornare a focalizzare l'attenzione su un qualcosa che si è esaminato da poco. Cioè se qualcosa ha attirato la nostra attenzione, per esempio tra la folla abbiamo notato il vestito dai colori sgargianti di una ragazza, non torneremo facilmente a guardarla una volta che ce ne saremo disinteressati. Oppure se cerchiamo qualcosa che abbiamo perduto in casa, saremo riluttanti a tornare nelle stanze che abbiamo già esaminato. In sintesi tendiamo a non guardare indietro.

Perché l'attenzione funziona in questo modo?

Il perché è legato a diversi motivi, a partire dal semplice fatto che noi e il nostro cervello preferiamo le novità, fino ad arrivare alla tendenza a sopprimere le distrazioni inutili. Prendiamo i banner di un sito web, lampeggiano, si muovono e fanno di tutto per attirare la nostra attenzione, ma una volta considerati, li cancelliamo dalla nostra percezione della pagina. Aldilà della gestione delle minacce, qualcosa che si muove velocemente o che lampeggia può essere una minaccia e deve essere considerato, noi esseri umani consideriamo positivo un evento che cattura la nostra attenzione, se si rivela utile. Se non si rivela tale, se non è quello di cui abbiamo bisogno, è più opportuno ignorarlo in futuro e concentrare le risorse dell'attenzione su altro.

Questa tendenza viene gestita dal cervello sia a livello di gestione delle immagini sia a un livello cerebrale più alto e si è sviluppata e fissata con la selezione naturale, in quanto si è rivelata e si rivela una strategia efficace nella gestione di molti aspetti della vita. Per esempio, se provi a contare un gruppo di persone in movimento, sei in grado di farlo grazie all'inibizione di ritorno, che permette di etichettare e deselezionare le persone già contate.

D'altra parte questo può rivelarsi uno svantaggio, abbiamo visto che durante una ricerca tendiamo a non tornare sui nostri passi, ma se la nostra tecnica non è efficace perché agitati o di fretta, in realtà finiremo a spendere tempo e risorse per cercare in luoghi improbabili piuttosto che verificare luoghi più probabili ma già controllati. Oppure se la nostra attenzione viene attirata da uno stimolo, per esempio luminoso, ma a questo non è correlato un evento significativo o un oggetto o una persona che a prima vista si rivelano interessanti, dopo pochi istanti tenderemo a ignorarli e a non considerarli più, perdendo per esempio l'occasione di incontrare una persona unica o di assistere a un evento spettacolare.

Quindi dobbiamo essere consapevoli dei questa nostra tendenza a non guardarci indietro, una strategia spesso efficace, ma non sempre.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

Qui trovi gli altri post della rubrica

CULTURA
2 settembre 2012
LA MENTE UMANA – Ai limiti dell’attenzione 2
 

Stasera aggiungiamo un altro tassello al nostro studio dell’attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Ricordi? Ne abbiamo parlato più volte da diversi punti di vista.

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l'attenzione?”, abbiamo parlato dell'attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l'esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l'attenzione incanala le risorse mentali. Più è complesso l'oggetto della nostra attenzione o il compito su cui ci concentriamo, più è facile che la nostra mente sia costretta ad attivare una serie di meccanismi mentali con cui diamo priorità all'elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione” abbiamo visto come viene distribuita e assegnata l’attenzione e con quali limiti. L'attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” determinati colori, forme o movimenti e ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per farlo il nostro cervello crea un'etichetta e l'assegna all'oggetto da seguire, più o meno come se lo seguissi con le dita.

Stasera parliamo ancora dei limiti nella distribuzione e assegnazione dei limiti.

Prova a concentrarti su una partita in televisione e contemporaneamente seguire due persone che parlano nella stanza accanto. Ti accorgerai è difficile seguire entrambi gli eventi, seguendo uno con la vista e l’altro con l’udito.

Te ne sei mai accorto?

Noi esseri umani possiamo distribuire la nostra attenzione su oggetti o stimoli diversi, come più persone che parlano davanti a noi, e possiamo anche distribuire la nostra attenzione su sensi diversi, come ascoltare una conferenza e leggere quello che viene proiettato, eccetera, ma abbiamo difficoltà a seguire fonti diverse con sensi diversi.

Questo avviene perché l’attenzione è legata al luogo nello spazio su cui ci focalizziamo, cioè gestiamo meglio gli stimoli che vengono dallo stesso luogo e con difficoltà quando vengono da luoghi diversi.

Un esempio classico avviene quando siamo alla guida e parliamo con altri nell’autovettura. Se la strada ci è familiare, non abbiamo difficoltà ad ascoltare e a sostenere una conversazione anche impegnata, ma se non è così abbiamo difficoltà a seguire la conversazione. Inoltre la difficoltà è maggiore se parliamo con qualcuno sui sedili posteriori e non al nostro fianco. Viceversa se parliamo animatamente con gli altri passeggeri normalmente rallentiamo, guidiamo più prudentemente e reagiamo più lentamente a eventi improvvisi. E questo è sconsigliabile in molte situazioni, non credi?

Tutto questo non vale solo per vista e udito, ma per tutti i sensi. Se ci concentriamo sul tatto o sul gusto incontreremo la stessa difficoltà a sostenere per esempio una conversazione con un persona fuori vista o a una certa distanza.

Sì, in effetti riusciamo comunque a farlo per quanto sia più difficile, è vero. Per esempio riusciamo a guidare e parlare allo stesso tempo, ma questo è possibile perché distribuiamo alternativamente l’attenzione prima su un compito poi sull’altro a seconda delle esigenze. Quindi se la strada richiede maggiore attenzione, smetteremo di parlare per prendere lo svincolo giusto, e se il parlare richiede maggiore impegno guideremo in modo più sicuro, ma distratto.

A cosa sono dovuti questi vincoli?

Questi vincoli spaziali a cui l’attenzione è soggetta sono legati alla struttura e al modo con cui il nostro cervello lavora, ma non è ancora chiaro il come e il perché. Invece è chiaro che la nostra attenzione non riesce a seguire in modo efficace stimoli provenienti da luoghi diversi, quindi guida con prudenza.

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

CULTURA
16 giugno 2012
LA MENTE UMANA – Il cervello e il linguaggio

 

Stasera, per la rubrica “La mente umana”, torniamo a parlare del senso dell'udito.

Nei postI sette sensi1e2abbiamo definito l'udito come il senso che ci permette di percepire i suoni, cioè onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l'aria. Nel postIl senso dell'udito e il senso del tempoabbiamo scoperto che se con la vista percepiamo dove sono le cose, con l'udito capiamo quando si verifica un evento. Molto interessante, non credi? Nel post “L'udito alla nascitaabbiamo visto come l'udito è il primo dei sensi che sviluppiamo nel ventre materno e le relative regioni cerebrali sono le prime a svilupparsi. Infine nel post “L'udito e lo spazio” ne abbiamo studiato i limiti spaziali: l'udito ci permette di controllare costantemente l'ambiente intorno a noi e di individuare velocemente e con relativa precisione le fonti dei suoni.

Stasera parleremo dell'udito e dell'interpretazione del linguaggio.

Che differenza c'è tra un suono e il linguaggio?

Il linguaggio non è un semplice insieme di rumori, ma uno dei vettori primari della comunicazione umana e quando il cervello classifica una serie di suoni come “linguaggio” non si comporta come se ascoltassimo il cinguettio degli uccelli o il rumore del traffico, ma attiva tutta una serie di aree di elaborazione ed utilizza una serie di artifici che hanno lo scopo di estrarre dai “suoni” tutte le informazioni possibili.

Il linguaggio è composto da enunciati, a loro volta composti di parole con significati precisi e organizzati secondo precise regole grammaticali. Grazie a tutto questo possiamo esprimere significati molto complessi e articolati. Le parole sono a loro volta scomponibili in morfemi, suoni complessi che rappresentano significati univoci o che modificano il significato di altri morfemi. Parole e morfemi sono scomponibili in fonemi, suoni elementari che in parte possono corrispondere alle lettere.

Le lettere sono 25 mentre i fonemi nella nostra lingua sono circa il doppio. Ogni lingua ha una serie propria di fonemi che possono essere molto diversi. Alcune lingue hanno un numero molto superiore di fonemi e l'uomo è fisicamente in grado di produrne più di cento. Nella realtà ognuno di noi, da bambino, impara e si sintonizza sui fonemi tipici della propria lingua madre e l'apprendimento di nuovi fonemi è uno degli ostacoli principali quando studiamo una nuova lingua.

Quando parliamo normalmente produciamo circa 10-15 fonemi o suoni al secondo e se parliamo velocemente possiamo raddoppiare questo numero. La nostra capacità di ascolto è invece molto superiore, fino a 50 fonemi al secondo, un numero talmente elevato che comporta la sovrapposizione dei suoni tra loro.

In questo caso, come riusciamo a capire il messaggio?

L'ascoltatore conosce la lingua e le regole che questa rispetta e può prevedere quali suoni seguiranno, via via che ascolta, arrivando perfino a indovinare la o le parole che seguiranno. E' attraverso questa capacità di previsione che un madrelingua può ascoltare il proprio linguaggio ad alta velocità e riuscire a comprenderlo.

A livello del cervello, in presenza di un linguaggio le informazioni provenienti dall'udito vengono instradate ad aree cerebrali completamente diverse, dedicate appunto alla ricezione e decodifica del messaggio verbale.

Sono queste aree che ci permettono di comprendere il significato di un enunciato o una parola anche se ne abbiamo ascoltato una parte e che ci permettono di comprendere una pronuncia distorta o troppo veloce, o una voce coperta dal rumore del traffico.

Non hai mai avuto la sensazione di sapere già quello che sta per dire il tuo interlocutore solo ascoltando le prime parole?

Adesso sai perché. Decine e centinaia di migliaia di anni di selezione naturale hanno sviluppato nell'uomo questa capacità straordinaria mirata appunto alla comunicazione sociale, che permette di ricevere e comprendere il messaggio verbale al meglio, nonostante le situazioni.

In realtà in presenza del linguaggio il cervello non si limita ad attivare solo aree specifiche per la decodifica dei suoni, dopotutto è stato dimostrato che la comunicazione umana avviene per la maggior parte tramite il linguaggio non verbale o paraverbale. Quindi il cervello non fa solo quanto finora descritto, ma estrae informazioni dal tono della voce, dal timbro, dalle pause, dal ritmo e dalla modulazione dei fonemi e delle parole. E questo solo per quanto riguarda l'udito. In presenza dell'interlocutore, parallelamente a quanto visto finora, il cervello umano recepisce e decodifica anche l'espressione del viso, la postura, i gesti delle mani e i movimenti del corpo, dando a essi un significato o un'interpretazione emotiva, nella maggior parte dei casi inconscia o parzialmente conscia.

Di questo comunque parleremo approfonditamente nei prossimi post relativi alla comunicazione. Per stasera ci fermiamo qui.

Un'ultima domanda per te prima di lasciarci: ti sei mai chiesto perché la comunicazione è talmente importante da spingere a sviluppare e selezione tali capacità cerebrali?

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri articoli della rubrica

CULTURA
3 maggio 2012
LA MENTE UMANA – Ai limiti dell'attenzione

 

Stasera ti propongo un passo ulteriore nella comprensione dell'attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento.

Ricordi?

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l'attenzione?”, abbiamo parlato dell'attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l'esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l'attenzione agisca come un filtro che incanala le risorse mentali verso una porzione della realtà e

più è complesso l'oggetto della nostra attenzione o il compito su cui ci concentriamo più è facile che la nostra mente sia costretta ad attivare tutta una serie di meccanismi mentali e cerebrali attraverso i quali diamo la priorità all'elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Ma in pratica, come avviene tutto questo?

Possiamo comprenderlo meglio osservando come l'attenzione si comporta durante il monitoraggio di oggetti multipli, cioè quando cerchiamo di seguire alcuni di un gruppo di diversi oggetti in movimento. Per esempio quando cerchiamo di seguire il movimento di alcune delle palle in movimento su un biliardo. Oppure alcuni di diversi giocatori durante una partita di rugby. O in certi videogiochi a scorrimento cerchiamo di tenere sotto controllo diverso degli oggetti che attraversano lo schermo per non essere eliminati. Oppure quando veniamo sottoposti a test visivi specifici dove cerchiamo di seguire su un video alcune palline tra molte che possono passare dietro a ostali evidenti o nascosti.

Se proviamo a fare questo in modo consapevole, su gruppi di oggetti o immagini diversi, ci rendiamo facilmente conto di come l'attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” certi colori, forme o movimenti (per esempio, rimbalzi) e nello stesso modo possiamo decidere di ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per esempio possiamo seguire i giocatori con la maglia bianca e non quelli con la maglia a strisce, piuttosto che le palle bicolori invece che le palle di un solo colore.

Quando cerchiamo di seguire le palle sul panno verde del biliardo, per esempio quelle di un certo colore, diciamo almeno quattro, il nostro cervello assegna una maggiore quantità di “tempo di elaborazione” a quegli oggetti e di solito abbiamo l'impressione che la nostra vista migliori e percepiamo gli oggetti come diversi dagli altri anche se sono dello stesso colore.

Come funziona?

Per farlo il nostro cervello crea un “indice” temporaneo, cioè crea un'etichetta e l'assegna all'oggetto da seguire. Più o meno è come se seguissi con le dita l'oggetto in questione solo che a farlo è la nostra mente focalizzata su di esso. Tutto ciò richiede uno sforzo, per questo appena possibile recuperiamo l'attenzione assegnata, per esempio se l'oggetto esce dal nostro campo visivo. D'altra parte questo schema di “rilascio” dell'attenzione è troppo semplice e aggiungerei pericoloso per un mammifero minacciato da un predatore.

Cosa credi accadrebbe se un felino si nascondesse nell'erba alta e per questo noi smettessimo di seguirlo?

L'evoluzione ha reso in grado la nostra mente di riconoscere gli ostacoli e i movimenti interattivi con essi. Cioè riusciamo a capire quando un oggetto scivola oltre un ostacolo o un altro oggetto, dal modo con cui la sua forma scompare alla vista e per questo continuiamo a seguirla con la mente, cioè aspettiamo che ricompaia. Mentre se l'oggetto si rimpicciolisce, deduciamo che si stia allontanando e viceversa.

Una volta liberata l'attenzione è disponibile e se necessario viene prontamente usata su altro o ridistribuita sugli altri oggetti che si stanno seguendo. Meno oggetti stiamo seguendo, più facilmente possiamo seguirli, più oggetti dobbiamo seguire, maggiore sarà la concentrazione e lo sforzo necessario per farlo e minore sarà l'attenzione per tutto il resto, fino ad una vera e propria “cecità”. Fino ai limiti della nostra mente. In realtà l'attenzione può essere migliorata attraverso l'uso e l'addestramento, come un muscolo.

Per stasera ci fermiamo qui, ma approfondiremo ancora l'argomento, perché l'attenzione è un aspetto chiave della nostra vita, in quanto determina la nostra percezione della realtà e indirettamente la qualità della nostra vita.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri post della rubrica.

CULTURA
11 marzo 2012
LA MENTE UMANA – L'udito e lo spazio

 

Nei post “I sette sensi” (qui e qui) abbiamo descritto le nostre fonti di informazioni primarie, i sensi, e tra questi l'udito. Abbiamo visto che il suono non è altro che un flusso di onde sonore, cioè di onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l'aria e hanno frequenze percepibili dall'orecchio umano, l'organo preposto a udire. Quando le onde sonore colpiscono il padiglione auricolare, vengono convogliate nell'orecchio interno, amplificate e trasformate in impulsi elettrici (il linguaggio del cervello) dalla coclea. Attraverso il nervo acustico, gli impulsi raggiungono quell'area del cervello che si occupa di tradurli in informazioni comprensibili.

Nel post “Il senso dell'udito e il senso del tempoabbiamo esaminato la caratteristica forse più straordinaria del senso dell'udito: la percezione temporale degli eventi. Se con la vista percepiamo dove sono le cose, con l'udito capiamo quando si verifica un evento.

Noi esseri umani siamo animali visivi, non c'è dubbio, siamo stati selezionati in questo modo attraverso la nostra evoluzione, ma con l'udito integriamo la nostra percezione visiva e risolviamo parte delle sue limitazioni. Mentre la vista ha maggiore definizione e un campo di visione limitato, l'udito ci permette di controllare costantemente l'ambiente intorno a noi a 360° gradi. Le orecchie ci permettono di sapere da dove provengono i suoni intorno a noi e individuarne le fonti con sufficiente precisione.

Come ci riusciamo?

Mentre gli occhi offrono milioni di canali di informazioni per determinare la posizione di un oggetto, l'udito è limitato a solo due canali: i timpani delle orecchie. E' più o meno come individuare la posizione di un pesce dalle onde che arrivano a riva. Il cervello riesce a farlo sfruttando le differenze tra le due orecchie (differenze interaurali):

1) le differenze di tempo: il suono arriva prima all'orecchio più vicino e in ritardo a quello più lontano;

2) le differenze di livello (o intensità): il suo risulta più intenso all'orecchio più vicino e smorzato a quello più lontano;

3) le differenze di spettro: la direzione di provenienza influisce su come il suono viene riflesso dall'orecchio esterno, alcune frequenze vengono amplificate, altre attenuate.

Le prime due differenze permettono al cervello di individuare la direzione del suono sul piano orizzontale con una buona precisione in assenza di distorsioni ed echi, mentre la differenza di spettro viene utilizzata per localizzare le fonti dei suoni sul piano verticale, nella terza dimensione. Tra l'altro le differenze di spettro sono amplificate dalle differenze tra le due orecchie: le forme diverse delle due “pinne” (orecchie esterne) distorcono diversamente le vibrazioni sonore e il cervello percepisce e sfrutta questa diversità.

In presenza di conflitti è la differenza di tempo che domina in quanto più affidabile, mentre la più ingannevole è la differenza di spettro. La nostra esperienza ci conferma che l'udito è abbastanza preciso nella determinazione della direzione, mentre lo è molto meno nella determinazione dell'elevazione della fonte del suono.

La distorsione più frequente del suono è la presenza di eco, la maggior parte degli ambienti produce eco, anche quelli di casa nostra, ma il nostro cervello è capace di riconoscerlo e ignorarlo.

Come ci riesce a distinguere tra il suono originale e le riverberazioni provenienti da direzioni diverse?

In presenza di echi in ritardo di più di 50 millisecondi (eco classico), il cervello identifica le copie del suono, anche se distorte, dal ritardo e dalla somiglianza, mentre in presenza di ambienti piccoli con echi con ritardi minimi, minori di 30-50 millisecondi, il suono arriva raggruppato con gli echi e il cervello riesce a identificarlo e distinguerlo considerando solo la parte iniziale del suono (“effetto precedenza”). Se vuoi verificare come funziona la cosa, mettiti di fronte a un muro e batti le mani avvicinandoti ad esso. Oltre una certa distanza percepirai la differenza dei suoni, al di sotto non ti sarà possibile, ma riuscirai comunque a identificare il suono originario con precisione.

Tornando al meccanismo di localizzazione, è opportuno sottolineare che più un suono è ricco di informazioni, più è facile localizzarne la fonte. Per esempio, più frequenze contiene un suono, più è semplice sapere da dove proviene. Inoltre la possibilità di orientare la testa, destra-sinistra, su-giù, permette di individuare con maggiore precisione la fonte del suono, attraverso la valutazione della variazione delle differenze tra le due orecchie. E' quello che fanno molti animali che usano l'udito per individuare prede o minacce.

A livello cerebrale, la localizzazione dei suoni è affidata in prima istanza a un'area precisa del tronco encefalico, le cui cellule elaborano gli stimoli provenienti dalle orecchie per dare una risposta rapida, come l'attivazione di un rapido movimento del capo, in presenza di suoni sconosciuti o allarmanti.

Cosa te ne pare?

Madre natura ha sviluppato attraverso la selezione un senso che solo in apparenza è secondario e limitato e le cui funzioni sono più ampie della semplice localizzazioni delle fonti sonore. Riassumendo quanto visto finora, la nostra capacità di localizzazione tramite l'udito è limitata, ma veloce, e dipende dall'elaborazione delle differenze tra le informazioni raccolte dai due canali uditivi.

Molto ci sarebbe ancora da dire, ma per stasera ci fermiamo qui. Se hai domande o precisazioni, non esitare a lasciare un commento.

A presto ;D

 

CULTURA
10 febbraio 2012
LA MENTE UMANA – Attenzione e concentrazione

Stasera parliamo una volta ancora dell'attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Ricordi? Ne abbiamo parlato più volte da punti di vista diversi.

Nel postIl flusso, abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel postCome funziona l'attenzione?, abbiamo parlato dell'attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l'attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel postMetti a fuoco la vita, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l'esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Stasera voglio attirare la tua attenzione (appunto) su un aspetto della focalizzazione mentale, la sua capacità di filtrare il flusso sensoriale. Ciò a cui prestiamo attenzione diventa la nostra realtà, ma cosa succede a ciò a cui non prestiamo attenzione?

L'attenzione agisce come un filtro che incanala le risorse mentali verso una porzione più o meno piccola della realtà, per esempio un evento che accade davanti a noi, oppure il discorso tra due persone poco lontane.

Ma cosa succede quanto concentriamo la nostra attenzione?

Quando l'attenzione viene usata in modo attivo su una porzione ridotta della realtà diventa concentrazione e dimostra di poter dirigere gran parte delle risorse mentali solo sul compito che stiamo svolgendo. Per esempio, abbiamo perso le chiavi e le cerchiamo tra l'erba, rivolgiamo tutta la nostra attenzione al compito perché la perdita comporterebbe un costo e noie notevoli, quindi concentriamo la nostra mente sulla ricerca focalizzando sulla ricerca di oggetti di colore argenteo e su riflessi metallici. Mentre lo facciamo la nostra concentrazione è tale che non solo non facciamo caso a quello che ci avviene attorno, ma non notiamo, anzi non vediamo proprio oggetti che ci passano davanti che non possiedono le caratteristiche che stiamo cercando.

Questo fenomeno viene chiamato dagli psicologi cecità da inattenzione ed è maggiore quanto più concentriamo l'attenzione e tanto più ci sforziamo di ignorare ogni possibile distrazione. E' stato studiato a lungo e dimostrato attraverso molti esperimenti, tra cui il famoso video di giocatori di basket tra cui a un certo punto compare un gorilla che balla. Normalmente è impossibile non notare un gorilla che balla tra giocatori di basket, ma se i soggetti del test si concentrano molto, per esempio nel contare i passaggi effettuati da una squadra, arrivano appunto a non vedere anche gli eventi più evidenti.

Come funziona e perché avviene?

Nell'esperimento citato sopra, la cecità è dovuta al limite della memoria a breve termine, che può conservare una quantità limitata di informazioni. Questa può essere ampliata grazie a piccoli trucchi, come per esempio ripetere più volte la stessa parola, o attraverso l'addestramento, ma quando il compito su cui ci concentriamo è abbastanza difficile da raggiungere il limite della memoria a breve termine, allora entra in gioco l'attenzione. Concentrandoci attiviamo tutta una serie di meccanismi mentali e cerebrali attraverso i quali diamo la priorità all'elaborazione di un determinato stimolo e più ci impegniamo nell'ignorare ogni possibile distrazione, più riusciamo a eliminare l'elaborazione e la conservazioni di informazioni in quel momento inutili.

Quello che accade è che concentrando l'attenzione selezioniamo in ogni istante gli stimoli sensoriali su cui lavorare e quelli da ignorare, applicando uno schema di priorità che abbiamo scelto in anticipo. Questo non funziona in modo efficace per gli stimoli simili a quello su cui siamo concentrati, o viceversa per stimoli sensoriali estranei che attivano meccanismi primari come quelli di autodifesa.

Questo dimostra quanto potente ed efficace sia l'azione dell'attenzione sulla nostra percezione. Talmente potente da arrivare a cancellare completamente la maggior parte del flusso sensoriale che riceviamo, arrivando perfino a smorzare stimoli intensi e prioritari come il dolore.

Parleremo ancora dell'attenzione e della concentrazione nei post futuri, ma per stasera ci fermiamo qui. Ti lascio con una domanda interessante: quale limite ha la nostra concentrazione? Quanto intensamente possiamo concentrarci? La risposta non è così banale, te l'assicuro. 

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri post della rubrica.

CULTURA
7 gennaio 2012
LA MENTE UMANA – L'udito alla nascita

 

I sensi sono lo strumento con cui interagiamo con il mondo esterno, sono loro che forniscono le informazioni di base sulla realtà che ci circonda, estraendole dal flusso di luce, suoni, odori, sapori, eccetera che ci avvolge costantemente. Ne abbiamo parlato nei post I SETTE SENSI 1 e 2 e IL FLUSSO, ma stasera vorrei soffermarmi una volta ancora sull'udito.

L'udito è il senso che ci permette di percepire i suoni, cioè un flusso di onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l'aria e hanno frequenze percepibili dall'orecchio umano. Noi esseri umani siamo animali visivi, non c'è dubbio, siamo stati selezionati in questo modo attraverso la nostra evoluzione, ma con l'udito integriamo la nostra percezione visiva e risolviamo parte delle sue limitazioni. Un esempio lampante è che l'udito ci permette di controllare costantemente l'ambiente intorno a noi a 360° gradi, mentre la vista ha un campo di visione limitato.

Nel post “Il senso dell'udito e il senso del tempo” abbiamo esaminato la caratteristica forse più straordinaria del senso dell'udito: la percezione temporale degli eventi. Se con la vista percepiamo dove sono le cose, con l'udito capiamo quando si verifica un evento. Inoltre abbiamo visto come l'udito è il primo dei sensi che sviluppiamo nel ventre materno e le regioni cerebrali responsabili dell'udito sono le prime a terminare il processo di sviluppo.

Studi hanno dimostrato che per un corretto sviluppo cerebrale del feto nel grembo materno è necessario un'ampia gamma di rumori: la corteccia uditiva dei mammiferi ha bisogno di stimoli per sviluppare le connessioni tra i neuroni e gli stimoli sono i suoni che arrivano alla placenta, siano essi ambientali o la voce della mamma.

A questo proposito i neonati, anche se non capiscono quello che viene loro detto, sono molto sensibili al ritmo, accento e intonazione del linguaggio, per questo sono attratti dalla voce materna e hanno una spiccata preferenza per la lingua che hanno ascoltato nel corso del loro sviluppo. E' stato anche dimostrato che i bambini sono particolarmente sensibili alle variazioni delle componenti della voce umana: altezza, tono e durata, cioè agli aspetti emotivi del linguaggio, un'abilità fondamentale per stabilire rapporti sociali con chi si prende cura di loro. Questo prima che le parole dei genitori modellino la loro mente e il cervello in crescita.

Non è un caso quindi che un feto reagisca alla musica o a suoni forti e non è strano che sia la voce materna la componente principale di stimolo e che gli stimoli ideali siano proprio le ninnananne e il linguaggio melodico che istintivamente le madri usano quando si rivolgono ai loro piccoli.

Infine studi specifici hanno dimostrato che i bambini conservano la memoria delle esperienze sonore prenatali anche per molto tempo e che queste sono determinanti per la crescita cerebrale e non solo per lo sviluppo del linguaggio o per sviluppare la passione per la musicalità.

Un argomento affascinante, non credi?

Non è solo un invito a parlare alle pance delle mamme, ma a considerare l'udito come un senso chiave per l'essere umano, sempre e non solo quando questo viene perduto o danneggiato, come nel caso delle persone lesionate o degli anziani, limitando la loro comunicazione e i loro rapporti sociali.

L'udito ha ancora molti aspetti affascinanti che affronteremo insieme in altri post futuri. Per stasera è tutto. Ti ringrazio dell'attenzione.

A presto ;D

sfoglia
   novembre       

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte

Scegliere

Ogni scelta che facciamo modella la nostra vita. Ogni singola scelta. E' fondamentale per ognuno di noi diventare consapevoli delle nostre decisioniQuesto blog vuole fornire spunti, informazioni, risposte, domande e risorse sul "prendere decisioni".

Gli argomenti trattati sono: l'informazione, la psicologia, il coaching, i bisogni umani, le emozioni, la consapevolezza.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Licenza Creative Commons
I contenuti di questo blog sono concessi in licenza sotto la Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.

 

Liquida

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

Directory

Aggregatore

Informazione

GiornaleBlog Notizie dai Blog Italiani

modificare foto

WebShake – intrattenimento

Directory Yoweb.it

hostgator coupon

Miglior Blog




IL CANNOCCHIALE