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ECONOMIA
25 novembre 2012
I miti del capitalismo 3

  

Nei post “I miti del capitalismo - 1” e “2” abbiamo visto come il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso la propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna.

Cos’è il capitalismo?

Il capitalismo è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è l’accumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Attraverso i due post, abbiamo visto molti dei maggiori miti del capitalismo:

1. capitalismo uguale ricchezza per tutti,

2. capitalismo uguale ridistribuzione della ricchezza,

3. capitalismo uguale libertà,

4. capitalismo uguale democrazia,

5. non c’è alternativa al capitalismo,

6. il privato è meglio del pubblico.

Oggi vediamo altri miti con cui il capitalismo giustifica se stesso, le proprie azioni e i danni sociali, culturali ed ambientali che provoca.

Siamo tutti uguali davanti alla sfortuna e alle crisi (siamo tutti sulla stessa barca)

Siamo tutti parte della società capitalista e godiamo tutti dei suoi benefici: della ricchezza, della libertà e della democrazia e quindi siamo tutti uguali nel bene e nel male, non ci sono classi sociali, ma cittadini ugualmente responsabili davanti alle crisi.

Naturalmente è falso. Le crisi economiche non sono eventi improvvisi e catastrofici come cercano di raccontare, ma sono causate dall’uomo, sono prevedibili e previste da chi è informato. In particolare sono causate dalle attività di chi ha il potere di agire per il proprio profitto. Cioè le crisi sono un effetto delle attività incontrollate dei capitali sui mercati e un modo con cui si realizza l’accumulo del capitale. A conseguenza di una crisi c’è una maggioranza che subisce una perdita economica e un minoranza che ottiene un profitto. Per esempio la crisi dei mutui subprime del 2007-2008 negli stati uniti è stata causata dalla finanza americana che ha concesso mutui a chi non poteva permetterselo e ha scaricato il rischio e le conseguenze sui risparmiatori e sul sistema economico.

Analogamente la crisi in corso non è responsabilità di tutti i cittadini e quindi non sono i cittadini che devono pagare. Eppure ce lo raccontano, fanno di tutto per spingerci a crederlo, per farci pagare al posto loro. Il debito pubblico non è il debito fatto dallo stato per i cittadini, o meglio lo è solo in parte, mentre per la maggior parte è il debito realizzato per fare politica e per fare impresa.

L’obiettivo di questo mito è generare senso di colpa per scaricare i costi e i fallimenti sui cittadini e garantire i profitti della classe dominante. Attenzione, le responsabilità delle crisi sono anche dei cittadini che non agiscono cambiare le cose in meglio, ma la maggior parte della responsabilità è sempre delle classi dominanti. Naturalmente le classi sociali esistono e se davanti a Dio forse siamo tutti uguali, non è così su questo mondo.

Il mercato regola se stesso e risolve ogni problema.

Il libero mercato è un sistema che si autoregola, risolve ogni problema economico ed è l’unica alternativa all’inefficienza dello stato, alla corruzione e ai problemi sociali.

Non solo non è così, ma è proprio il contrario.

Il mercato è il luogo e il momento in cui si svolgono gli scambi commerciali di tutte le merci, dalle materie prime al denaro, dai servizi agli strumenti finanziari. Il mercato è anche l'insieme della domanda e dell'offerta, degli acquirenti e dei venditori. Il mercato è il luogo dove più efficacemente agisce il capitalismo e meno regole deve rispettare, più efficacemente realizza l’accumulo delle ricchezze nelle mani di pochi.

Se guardiamo il passato, la storia, possiamo constatare che senza regole e controlli il mercato si è sempre rivelato per quello che è: una bestia insaziabile incapace di controllarsi spontaneamente, l'incarnazione di alcuni degli istinti e delle emozioni peggiori dell'uomo, come l'avidità e la sete di dominio, indifferenze ai bisogni e alle sofferenze dell'essere umano e della società.

Lo scopo di questo mito è il profitto del capitale. C'è sempre qualcuno che chiede meno regole e meno controlli sui mercati da parte della politica e della società, sostenendo che è la soluzione del problema e che il mercato è efficace se lo si lascia libero di agire, mentre in realtà non vuole altro che fare più profitti a spese dei cittadini.

Troppo grandi per fallire

Certe banche, certe multinazionali, certe aziende sono troppo grandi per fallire e troppo grandi per lasciarle fallire. In caso contrario il fallimento di queste banche avrebbero effetti catastrofici sull'economia mondiale o sull'economia di certi paesi. Quindi è naturale che la società e gli stati li sorreggano in caso di bisogno.

Naturalmente non è così. E' vero che certe aziende sono talmente grandi e radicate nell'economia mondiale da poter generare effetti negativi per l'economia e la società. In effetti pensa all'effetto che può avere la chiusura di un'azienda normale. I dipendenti perdono il lavoro, i fornitori non vengono pagati, eccetera. Se l'azienda è grande si potrebbero ritrovare per strada molte centinaia di lavoratori e l'indotto, cioè le aziende fornitrici subirebbero la perdita di un cliente importante oltre a non venire pagati per le ultime forniture. Ora pensa a un'azienda molto grande con molti siti produttivi, come la Fiat per esempio. La chiusura di un'azienda è una ferita per l'economia, non c'è dubbio, e più è grande, maggiore è il danno e le conseguenze, ma dove è scritto che le aziende non possono fallire o che la società debba pagare per gli errori dei proprietari o di chi le gestisce?

In primo luogo, il fatto che una persona giuridica diventi talmente grande e influente è un'aberrazione e la conseguenza del logoramento continuo e della manipolazione che il capitale esercita sulla politica e sulla società con lo scopo di fare profitto e accumulare ricchezze. Non penso sia necessario perché vada a scapito dell'interesse e dei diritti di tutti gli esseri umani.

In secondo luogo, proprio l'economia capitalista prevede il fallimento delle aziende e ne determina le conseguenze. E' parte del rischio imprenditoriale. Così come è parte del rischio dell'imprenditore non essere pagato dal cliente.

Perché quindi lo stato e i cittadini dovrebbero pagare i debiti di un'azienda?

La cosa più naturale dovrebbe essere limitare l'effetto del fallimento e le sue conseguenze sul tessuto sociale. Cioè, per esempio, gestire il mercato del lavoro per favorire un veloce reinserimento del lavoro, offrire la possibilità di lanciare più facilmente nuove imprese, o predisporre specifici ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro.

Perché in questi anni la politica ha proprio salvato chi non doveva essere salvato?

Sotto gli occhi di tutti la politica ha erogato fiumi di denaro per salvare banche e imprese, senza ottenere risultati significativi, mentre gli economisti non in conflitto di interesse sostenevano e sostengono la necessità di fornire denaro ai cittadini per far ripartire l'economia. E' la dimostrazione di come la classe politica sia corrotta o collusa con il capitale, di come l'informazione sia sotto il controllo della classe dominante.

Lo scopo di questo mito è quello di creare una paura e usarla per indurre i cittadini a fare quello che la classe dominante vuole.

Direi di fermarci qui. I miti del capitalismo sono molti di più naturalmente, ma lo scopo di questi post è offrire spunti di riflessione. Ti invito ad approfondire l'argomento per conto tuo. Basta un poco di ricerca, per esempio sulla storia dell'economia, in biblioteca e in rete, per incappare sulla trentina di miti e di distorsioni che a tutt'oggi inquinano la cultura dei paesi occidentali.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

 


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permalink | inviato da Elnor il 25/11/2012 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
12 novembre 2012
I miti del capitalismo 2

 

Nel postI miti del capitalismoabbiamo visto come il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso alla propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna.

Abbiamo anche ricordato cos'è il capitalismo: il capitalismo è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è laccumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Infine abbiamo introdotto i primi tre miti: capitalismo uguale ricchezza per tutti, capitalismo uguale ridistribuzione della ricchezza e capitalismo uguale libertà. Oggi ne vediamo altri.

Capitalismo uguale democrazia

Un mito molto sfruttato e molto diffuso è quello che sostiene che senza capitalismo non può esistere la democrazia. Naturalmente è esattamente l'opposto, la democrazia è nata molto prima del capitalismo ed è in sua presenza che quest'ultimo si è potuto sviluppare. Senza democrazia il capitalismo non esisterebbe.

E' importante ricordare che la democrazia è il governo dei cittadini e in qualunque forma (diretta, partecipativa, rappresentativa, ecc...) la sovranità è nelle mani dei cittadini dello stato democratico, che la usano o dovrebbero usarla allo scopo di ottenere la felicità. Mentre come abbiamo visto lo scopo del capitalismo è l’accumulo della ricchezza nelle mani di pochi e questo implicitamente si scontra con l'aspirazione dell'uomo alla felicità.

Un uomo povero difficilmente può essere felice, perciò lo stato democratico normalmente controlla i mercati, il denaro e il capitale, la sua circolazione, la ridistribuzione delle ricchezze e altro ancora. Lo fa esercitando la sovranità, legiferando e ponendo limiti, e questo viene visto dal capitale come un ostacolo. Di conseguenza il capitale cerca di rimuovere i limiti, per esempio influenzando la classe politica per farla legiferare a suo favore, e cerca di limitare la sovranità dello stato e di appropriarsene, come nel caso della riserva frazionaria, della privatizzazione della Banca d'Italia e di quello che sta succedendo oggi in Europa.

La conseguenze dell'instancabile lavoro di opposizione del capitale è che, in una democrazia capitalista, la società è di solito sovrastata e controllata da una minoranza di ricchi che attraverso il potere economico controllano l'informazione, corrompono la politica, controllano l'editoria e la scuola, distraggono la cittadinanza, logorano la cultura, eccetera.

Questo mito è stato creato per ostacolare qualunque tentativo di considerare diversi modelli di ordine sociale. Qualunque alternativa viene additata come regime o dittatura e in quanto tale da criticare e, se utile, da attaccare per esportarvi la democrazia con le armi.

Non c'è alternativa al capitalismo

Il capitalismo è l'unico sistema politico ed economico possibile, giusto ed efficace. Anche se non è perfetto, le alternative sono tutte peggiori, sono regimi i cui cittadini soffrono, hanno meno libertà o stanno peggio. E' uno dei presupposti della politica e dei portavoce dei capitali: non c'è alternativa, ma come abbiamo già visto (vedi il post “TINA”) chi sostiene ciò senza argomentare, senza spiegare i perché della sua affermazione, vuole che tu obbedisca senza fare storie e mira a danneggiarti.

L'obiettivo di questo mito è ostacolare qualunque tentativo di realizzare o anche solo pensare e discutere a un sistema diverso dal capitalismo. Naturalmente ci sono diverse alternative al capitalismo, ma non ne parleremo in questo post.

Il privato è meglio del pubblico

Le istituzioni, le società pubbliche e i servizi pubblici sono più costosi e meno efficaci ed efficienti delle aziende private. E' il mantra con cui hanno giustificato, nei paesi occidentali e anche in Italia, la privatizzazione di fette importanti dei beni pubblici. Per esempio, la svendita della Telecom e delle autostrade e molto altro ancora.

Ma è vero poi che il privato offre servizi migliori a un costo inferiore?

No, è falso. Dopo vent'anni di privatizzazioni, abbiamo la prova che servizi e prodotti privati sono di solito più costosi e di qualità inferiore. Lo sostengono molti studi riguardanti i paesi europei, nord-americani e sud-americani che hanno portato le istituzioni locali e nazionali a fare marcia indietro in molti casi. Un esempio emblematico è la privatizzazione dell'acqua, che in tutti i casi ha portato all'aumento del prezzo del servizio per i cittadini e a un peggioramento del servizio, tanto che molte città europee, Parigi per citarne una, si sono riappropriate della propria acqua.

Il perché è ovvio: lo scopo delle aziende private è fare profitto e questo significa aumentare i prezzi, spendere il meno possibile per la gestione/produzione e dove possibile scaricare i costi e l'onore degli investimenti sulla collettività. Mentre una gestione pubblica, anche se meno efficiente, ha lo scopo di fornire il servizio e il prodotto ai cittadini e non di fare profitto.

Lo scopo di questo mito è di favorire l'appropriazione di beni pubblici da parte del capitale e di eliminare un concorrente difficile da battere.

Sei ancora con me?

Per stasera ci fermiamo qui. Grazie per avermi seguito fin qui. Concluderemo questa carrellata dei miti del capitalismo la prossima volta.

A presto ;D 

CULTURA
26 ottobre 2012
I miti del capitalismo - 1

 

Qualche giorno fa parlavo di capitalismo con un gruppo di amici e mi sono reso conto quanto il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso alla propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna. Protagonisti della diffusione di questi miti sono i media, naturalmente, dalla tv al cinema, dai giornali al web. Ma oltre ai media, questi miti sono stati promossi per decenni anche attraverso la scuola e l'università, a opere letterarie, distribuite grazie al controllo dell'editoria, perfino a istituzioni religiose.

Oggi che assistiamo a un'evoluzione “finanziaria” del capitalismo, oggi che il capitale torna alla carica del bene pubblico e vuole appropriarsi delle prerogative e delle sovranità degli stati, è importante avere bene chiaro in mente quale sia il vero volto del capitalismo.

Cos'è il capitalismo?

In sintesi è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è l'accumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Quali sono i principali miti del capitalismo?

Il sogno americano

Secondo l'ideologia capitalista, il capitalismo è l'unico sistema economico che permette di realizzare se stessi, cioè permette l'arricchimento di chiunque, in base alle proprie capacità. Chiunque può diventare ricco se lavora duramente e con convinzione. Nella realtà il capitale tende ad accentrarsi nelle mani dei pochi, attraverso l'appropriazione delle ricchezze altrui. A parte rare eccezioni questo non avviene attraverso il lavoro, che per il capitalismo non è altro che una risorsa da cui trarre profitto, ma sfruttando posizioni dominanti, di monopolio, di potere e attraverso coercizione, persuasione e inganno, spesso violando le leggi civili e morali.

I miglioramenti dello stile di vita delle popolazioni non dipendono dal capitalismo, che al contrario normalmente non si cura dei costi sociali e ambientali delle attività che conduce, ma dipendono dagli stati e dallo sviluppo culturale, tecnologico e sociale.

Questo mito è molto diffuso e resistente alle evidenze storiche, sostenuto tra l'altro da alcune religioni, come per esempio quella Protestante. Il suo scopo è tenere sotto controllo le classi più povere e spingerle a sostenere il capitalismo.

Capitalismo uguale ricchezza per tutti

Un altro mito è quello che afferma che, in un'economia di mercato, la ricchezza prima o poi viene ridistribuita. Come la storia dimostra, questo non è vero: lo scopo del capitalismo è l'accumulo della ricchezza e la conseguenza è il divario tra i ricchi e le classi più povere, come si è osservato nei paesi occidentali con l'avvento della globalizzazione e la perdita di sovranità degli stati. In realtà l'economia di mercato non può esistere senza classi medie capaci di spendere, cioè non può esistere senza una ridistribuzione della ricchezza. Nonostante questo il sistema capitalistico non prevede in sè sistemi efficaci di ridistribuzione della ricchezza ed è sempre indirizzato verso la propria distruzione.

Lo scopo di questo mito è tenere sotto controllo le classi più povere e permettere ai capitalisti di fare profitto senza ulteriori ostacoli o competitori. Nel passato fu usato per limitare la diffusione delle idee socialiste e indebolire i paesi comunisti e socialisti.

Capitalismo uguale libertà

Il capitalismo ci rende liberi di prendere le nostre decisioni, per esempio, ci permette di scegliere il nostro modo di vivere, il luogo in cui vivere, il lavoro, il cibo che mangiamo, eccetera. Anche se ci limitiamo a considerare la libertà come “libertà di scelta”, ebbene il capitalismo limita la nostra libertà di scelta. La possibilità di scegliere tra dieci tipi diversi di salsa di pomodoro in un supermercato non è libertà.

Come abbiamo già ripetuto, lo scopo del capitalismo è l'accumulo di ricchezza nelle mani di una minoranza e la conseguente riduzione di ricchezza nel resto della popolazione comporta una riduzione della capacità di spendere e quindi delle possibilità di realizzare i propri obiettivi personali, quindi della libertà di scelta. Se non abbiamo i soldi per mangiare o una casa in cui abitare, non abbiamo scelta. Se non arriviamo a fine mese con il nostro stipendio non abbiamo molta scelta. Anche se abbiamo abbastanza soldi, ma spendiamo i nove decimi della nostra vita a fare lavori che non amiamo non abbiamo molta scelta.

Non credi?

Come abbiamo considerato all'inizio, il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno e questa è un'implicita limitazione della libertà di scelta di ognuno di noi. Spesso, per giustificare questo mito vengono attribuiti al capitalismo meriti che appartengono alla democrazia, agli stati, allo sviluppo culturale e tecnologico, eccetera. Come la libertà di parola, per esempio, o la libertà di scegliere i propri rappresentati, essere informati, viaggiare e molto altro.

Lo scopo di questo mito è naturalmente il controllo delle popolazioni e spingerle a sostenere il modello capitalista. Viene inoltre utilizzato per giustificare l'interferenza negli affari di paesi non capitalisti.

Per chiarire meglio il rapporto tra capitalismo e libertà è opportuno approfondire anche il rapporto con la democrazia e gli stati e il concetto di libero mercato. Lo faremo nel prossimo post sull'argomento. Per stasera mi sono dilungato troppo.

Ti ringrazio di avermi seguito sin qui.

Grazie e a presto ;D

POLITICA
13 ottobre 2012
Tentano ancora di mettere il bavaglio alla rete

 

Ci provano ancora, nonostante tutto. La politica tenta ancora di imbavagliare la rete, in particolare di costringere la blogosfera al silenzio. Dico ancora perché sono anni che in parlamento tentano in un modo o nell'altro di limitare la circolazione delle informazioni in rete e la libertà di parola.

Questa volta sono ritornati con l'idea dell'obbligo di rettifica entro 48 ore per tutti i siti informatici come prevedeva la vecchia legge sulla stampa, altrimenti i gestori saranno puniti con una sanzione a quattro zeri. Questo è in sintesi il contenuto di diversi emendamenti al disegno di legge relativo alla diffamazione che si sta discutendo in Senato in questi giorni, emendamenti proposti da Pdl, Pd e Lega insieme.

Il paradosso è che un disegno di legge che dovrebbe difendere la libertà di informazione, al contrario la limita.

Mi chiedi perché dovrebbe limitarla?

Perché per la disciplina dell'editoria mal scritta, tutti i siti web possono essere di natura editoriale e quindi soggetti all'obbligo di rettifica, che di fatto spingerebbe i blogger ad autocensurarsi per non incorrere nelle pesanti sanzioni per inadempimento appunto di questo obbligo. Oppure li spingerebbe a rettificare le informazioni a prescindere dalla fondatezza della richiesta.

Perché lo fanno?

Per controllare la circolazione delle informazioni. Chi controlla l’informazione controlla le persone che la ricevono se non hanno alternative con cui verificarla. Come ho già ripetuto molte volte, i media allineati sono di solito di proprietà o nelle mani di gruppi di potere, quali banche, governi, partiti, industriali, lobby, eccetera. E quest’ultimi non comprano un media per beneficenza, ma con un interesse preciso: influenzare l’informazione. Di fatto i proprietari o i gruppi di potere decidono, dettano o nel migliore dei casi influenzano le politiche editoriali, le priorità degli argomenti e le censure.

Assistiamo all'ennesimo attacco alla libertà di informazione. Quindi facciamo circolare l'informazione e facciamo pressione sugli imprenditori, giornalisti e politici che conosciamo, affinché a loro volta facciano sapere che i cittadini non vogliono queste assurdità.

E facciamolo in fretta, perché martedì prossimo si votano gli emendamenti in commissione giustizia al Senato.

Qui puoi trovare una conferma del FattoQuotidiano, qui una su QN.

A presto ;D

CULTURA
9 ottobre 2012
Giappone, Venezuela e Siria: come i media distorcono la realtà

 

Stasera parliamo di media e di realtà.

Nel post “Media di oggi” abbiamo visto come di solito pensiamo che l’informazione che riceviamo dai canali ufficiali delle istituzioni democratiche e dai media sia degna di tale nome cioè di qualità, mentre in realtà lo scopo dei media non è quello di informare, ma di guadagnare sull’informazione.

Inoltre, come ho già ripetuto molte volte, i media sono di solito di proprietà o nelle mani di gruppi di potere, quali banche, governi, partiti, industriali, lobby, eccetera. E quest’ultimi non comprano un media per beneficenza, ma con un interesse preciso: influenzare l’informazione. Di fatto i proprietari o i gruppi di potere decidono, dettano o nel migliore dei casi influenzano le politiche editoriali, le priorità degli argomenti e le censure.

Non ricordo chi abbia detto “chi controlla l'informazione controlla i popoli”, ma aveva dannatamente ragione.

In che senso, come?

Ok, provo a farti qualche esempio. Un classico per iniziare, la stanza chiusa. Immagina di vivere in una casa da cui non puoi uscire e sai quello che accade fuori guardando dalla finestra e grazie a una persona che viene a trovarti ogni giorno. Questa può raccontarti la verità, o meglio quello che conosce dei fatti esterni, oppure può manipolare l'informazione e far apparire gli eventi esterni in modo diverso. Per esempio può farti credere che il mondo esterno sia pericoloso, pieno di delinquenti che entrano nelle case per svaligiarle. L'informazione provoca reazioni ed emozioni in noi tutti, in questo caso paura. Perché il tuo informatore dovrebbe indurti alla paura? Per molti motivi, per esempio per costringerti a rimanere in casa, per controllarti, per spingerti a spendere per rendere più sicura la casa e molto altro ancora.

Questo è un esempio semplice, di facile gestione, ma di esempi ce ne sono molti e tutti confermano il punto: chi controlla l'informazione controlla le persone che la ricevono se non hanno alternative con cui verificarla. E di alternative al giorno d'oggi ce ne sono, non sempre ma ce ne sono, ma di solito non sono a portata di mano, bisogna cercarsele e spendere tempo e risorse per trovarle. La maggior parte delle persone prende le informazioni dove può e preferibilmente da fonti vicine, di facile accesso, poco costose. Non è un caos che la maggior parte degli italiani si informa dalla televisione.

Tutto chiaro?

Stasera voglio proporti tre esempi attuali di come l'informazione dei media viene influenzata e manipolata.

Venezuela.

In Venezuela ci sono state le elezioni e Hugo Chavez ha vinto per la quarta volta nonostante il suo avversario avesse l'appoggio di tutti i media privati venezuelani, del Fondo monetario internazionale, degli Usa e delle grandi banche. Eppure nessuno spiega che la vittoria di Chavez è una sconfitta della finanza internazionale come dimostra il crollo del petrolio e delle borse pochi minuti dopo la dichiarazione ufficiale. La finanza che in europa demolisce gli stati e si appropria della sovranità dei popoli, in sudamerica è stata sconfitta dal voto democratico di un popolo. Si leggono accuse di manipolazioni e di golpe, ma nessuno racconta come la disinformazione anti-Chavez non si sia limitata solo ai media privati, venezuelani e internazionali, ma come abbia infuriato anche sul web, anche in Italia. Qui puoi trovare l'interessante articolo sull'argomento di Modigliani, qui e qui puoi trovare gli articoli del Fatto e della Repubblica.

Siria.

Che ci sia una guerra in Siria lo sappiamo tutti, ogni giorno i media ci parlano dei bombardamenti in Siria, degli scontri con i ribelli, dei morti. Tv e giornali, esperti e giornalisti però non spiegano che tipo di guerra, parlano di una ribellione, di primavera araba, della lotta per la libertà contro un dittatore. Quando però vai a scavare, ti trovi davanti a una guerra nuova, una guerra in stile Libia, dove il malcontento interno e i ribelli vengono sfruttati dai servizi segreti dei paesi occidentali per dare il via a una guerra civile che mira a destabilizzare e rovesciare il governo del paese.

Abbiamo un dittatore, senza dubbio, e abbiamo dei ribelli, ma chi rappresentano questi ribelli, quanta della popolazione della Siria? Inoltre chi li appoggia, rifornisce e aiuta? Chi sono i mercenari che arrivano dall'estero e chi li manda? Com'è possibile che pochi ribelli riescano a tenere testa all'esercito regolare? E soprattutto chi è realmente responsabile della morte dei civili? I media occidentali ci raccontano una guerra civile distorta, fanno propaganda, alzano una cortina fumogena per nascondere l'ovvio.

Un esempio di come oggi le guerre non siano solo più militari, ma soprattutto guerre di informazione, dove tutto è lecito e dove le vittime sono la verità come principio e i cittadini che vengono ingannati e manipolati affinché appoggino azioni e decisioni politiche discutibili. Guerre di oggi.

E a proposito dell'aggressione della Siria alla Turchia, è ragionevole credere che il governo siriano voglia aggredire o anche solo minacciare la Turchia mentre sta affrontando un conflitto interno? E poi come si può credere a un attacco di mortai da oltre la frontiera da parte dell'esercito siriano, quando è noto che quel territorio è nelle mani dei ribelli, che proprio dal confine turco ricevono rifornimenti e assistenza?

Usiamo la testa, per favore. E intendo la nostra.

E infine il Giappone.

Per i media occidentali il Giappone è uno degli argomenti più censurati in Europa. All'inizio ho pensato fosse a causa del disastro di Fukushima, che ha affossato il nucleare nella maggior parte del pianeta, ma perché minimizzare e sopprimere le notizie di politica ed economia? Perché per esempio non si parla del suicidio del ministro delle finanze giapponese appena dopo aver parlato con il responsabile del fondo monetario internazionale a Tokio? O della morte per avvelenamento del nuovo ambasciatore giapponese in Cina? Notizie delle ultime settimane.

Alla fine ci sono arrivato: non se parla perché il Giappone è pericoloso. Perché è un esempio che i potenti del mondo occidentale non vogliono sotto i riflettori. Il Giappone ha un pil poderoso e un debito ancor più poderoso, è in una situazione peggiore dell'Italia, eppure l’inflazione è al 2%, non ha problemi di spread e la disoccupazione è meno del 2%. Il Giappone ha un debito enorme ma cresce, mentre l'Italia, con meno della metà del debito e un analogo rapporto debito/pil, è in recessione.

Come mai?

Perché il Giappone ha una moneta propria e applica la MMT, e ogni anno aumenta la spesa pubblica e migliora i suoi conti. Come l'Argentina è l'esempio concreto che la teoria MMT funziona, mentre le ricette di tagli e austerità del fondo monetario e della BCE sono sbagliate e dannose per l'economia di un paese. E il ministro morto era pronto a lanciare un nuovo piano di investimenti in Giappone, che avrebbe aumentato il debito di oltre 2000 miliardi, ma avrebbe aumentato la ricchezza del suo paese e garantito salute, sicurezza e lavoro. Ma questo i media non l'hanno detto o l'hanno solo mormorato.

Per stasera ho finito di annoiarti e ti lascio con un consiglio: non disegnare il tuo mondo sulle storie che i media ti propinano. E spendi quanto tempo serve per informarti come si deve, altrimenti farai le scelte sbagliate, scelte che altri vogliono tu faccia.

Buona serata e a presto ;D

SOCIETA'
6 luglio 2012
La situazione a Fukushima

 

Ricordi Fukushima?

Da quasi un anno i media allineati tendono a non parlare dell'incidente sismico più grave finora avvenuto nella storia dell'uomo. Nel post “FUKUSHIMA – Un annodopo” abbiamo ricordato la catastrofe che l'11 marzo 2011 colpì il giappone: un terremoto di intensità straordinaria generò un maremoto che colpì la costa giapponese, devastandola e provocando più di 15 mila morti. L'onda alta sei metri colpì anche la centrale Daiichi di Fukushima, disattivò il sistema di raffreddamento dei reattori nucleari e provocò in questo modo il peggior disastro nucleare mai avvenuto prima nella storia dell'uomo.

Inoltre abbiamo anche scoperto che la crisi non è risolta. Nonostante l'annuncio di messa in sicurezza del governo giapponese, la realtà è che i noccioli fusi sono ancora tali e per quasi un anno particelle radioattive hanno inquinato l’aria, l’oceano, il terreno e le falde acquifere. Il territorio per venti chilometri attorno alla centrale è stato dichiarato inadatto alla vita, a sessanta chilometri si rilevano livelli inquinamento radioattivo quattro volte superiore ai limiti e sta ancora fuoriuscendo materiale radioattivo dal sito.

Robert Alvarez del Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti sostiene che il reattore 4 è danneggiato strutturalmente ed è senza protezione nei confronti degli elementi atmosferici. Se il contenitore del materiale radioattivo avesse delle perdite queste diffonderebbero una quantità di Cesio radioattivo dieci volte superiore a quello liberato dalla catastrofe di Chernobyl.

Inoltre nel maggio scorso il senatore statunitense Wyden ha esortato l’ambasciatore giapponese ad accettare l’aiuto internazionale per prevenire la fuoruscita di materiale radioattivo dalla centrale. Wyden sostiene che “lo stato precario della centrale nucleare di Fukushima ed il rischio rappresentato dall’enorme quantità di materiale radioattivo e di scorie nucleari in caso di futuri eventi sismici, dovrebbe essere serio motivo di preoccupazione per tutti e stimolare un maggiore aiuto ed assistenza internazionali”

Il Giappone è scosso ogni giorno dai terremoti. Cosa accadrebbe se un sisma anche solo di media grandezza colpisse la zona? Per questo è stata presentata alle Nazioni Unite una richiesta ufficiale di intervento per assistere il Giappone nella risoluzione della problema del reattore 4 di Fukushima (qui) da parte di università, associazioni e organizzazioni giapponesi.

Nel post precedente ci siamo chiesti quali sarebbero state le conseguenze del disastro e non siamo gli unici a porci questa domanda. Uno studio di Chris Busby, segretario scientifico dell’Eccr, il comitato europeo sul rischio radioattivo, basato sui dati dell’Aiea, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, mostra come la radioattività rilasciata dai reattori di Fukushima potrebbero causare quasi mezzo milione di casi di cancro nei prossimi 50 anni, di cui circa la metà nel raggio di 200 Km da Fukushima. Ed è solo una stima basata sulle conseguenze di Chernobyl relativa la territorio circostante al sito.

La realtà in Giappone è diversa da quella ufficiale. Il disastro nucleare ha superato la fase acuta, ma è ancora in corso. La situazione a Fukushima è drammatica, solo pochi giorni fa si è spento per più di ventiquattrore l'impianto di raffreddamento del reattore 4. Gli impianti del reattore sopravvissuti al maremoto non permettono di intervenire in modo efficace sul materiale radioattivo, sulle scorie, né sui noccioli in fusione. Il rischio che la situazione si aggravi è concreto.

Le conseguenze di ulteriori sversamenti in mare o nel sottosuolo di sostanza radioattive saranno altre vite umane perse o rovinate. Vite umane. Di oggi e di domani. Questo è quello che viene negato dalle autorità o dai responsabili. Questo è quello che dobbiamo comprendere, affinché tutto ciò non si ripeta.

A presto ;D

CULTURA
10 giugno 2012
La caduta della democrazia 4 – Modifica all'art. 81

 

Stasera parliamo della modifica dell'articolo 81 della costituzione.

Hanno cambiato la costituzione. In aprile. Tu lo sapevi, vero? Hai seguito il dibattito? Sai quale modifica è stata inserita nella carta?

Immagino di no, perché non c'è stato alcun dibattito, perché la cosa è stata portata avanti in fretta, nel silenzio dei media allineati e sotto la copertura di notizie “civetta” il cui scopo era distrarre l'attenzione della gente dai fatti importanti.

Cambiare la costituzione è un evento molto importante, perché significa cambiare le regole del gioco, o meglio cambiare le regole della nostra vita civile. Non è la prima volta che in Italia si interviene sulla Costituzione, ma è la prima volta che lo si fa con tale velocità, con una così grande maggioranza politica a favore e senza coinvolgere i cittadini.

Una modifica alla Costituzione non è una cosa semplice o veloce da attuare, normalmente richiede mesi o anni di dibattiti e prevede un iter particolare: Senato e Camera devono approvare due volte ciascuno il progetto di legge costituzionale, la seconda approvazione deve avvenire a distanza non inferiore a tre mesi dalla prima e se la modifica viene approvata da una maggioranza inferiore ai 2/3 del Parlamento, c’è la possibilità di indire un referendum.

La rapidità con cui si è votato il testo è determinata da una maggioranza favorevole superiore ai due terzi dei votati e la mancanza di dibattito politico e pubblico dimostrano come la politica non avesse la minima intenzione di coinvolgere i cittadini sia nell'iter che attraverso il referendum.

Cosa hanno fatto?

Lo scorso 18 aprile hanno approvato la modifica dell'articolo 81, appunto, e per essere chiari, mettiamo a confronto il prima e il dopo. Il “vecchio” articolo 81 diceva: “Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese. Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.”

Mentre il nuovo testo approvato dalle Camere dice: “Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale.”

Tutto chiaro, no?

Hanno abrogato il divieto di stabilire nuove spese o tributi tramite la legge di bilancio e hanno inserito l'obbligo del pareggio di bilancio per lo stato. Inoltre, la parallela modifica degli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione, riguardanti i bilanci degli enti locali, costringe quest'ultimi all'indipendenza a livello di autonomia di spesa ma li obbliga a rispettare il vincolo del pareggio di bilancio, col divieto di ricorrere al debito per finanziare la gestione ordinaria.

Cos'è il pareggio di bilancio?

Detta in parole povere, Stato e amministrazioni pubbliche, tuttora gravate da debiti considerevoli, non potranno spendere più di quanto incassano. Detta così non sembra una cosa negativa, vero? Invece è la condanna dell'Italia alla recessione e al declino economico e sociale.

In pratica non sarà più possibile spendere a deficit per stimolare la domanda e far ripartire l'economia nei momenti difficili, come questo che stiamo vivendo. Il disavanzo assorbe le risorse produttive che non sono occupate per insufficienza della domanda e garantisce la piena occupazione e la crescita del reddito, con la sicurezza che il deficit viene ripagato con la ripresa.

Guardando alla storia, si stanno replicando gli errori compiuti negli anni '30 del secolo scorso: di fronte alla recessione i privati investono meno e senza un intervento pubblico scompare la possibilità di uscire in fretta e in modo controllato dalla crisi, e si condanna la società e in particolare le classi sociali meno protette a farsi carico delle conseguenze e dei costi economici.

Con costi economici intendo in primo luogo la disoccupazione, ma anche l'assenza o la scarsità dei servizi sociali necessari, dalla sanità alle pensioni. Ci saranno molte meno risorse da utilizzare, per tutto, e di conseguenza la società sarà in balia del “libero” mercato che il mito vuole capace di autoregolarsi, mentre la storia ci mostra per quello che è: una bestia stupida e insaziabile, immorale e asociale, con forti pulsioni distruttive.

Per ora non sono ancora del tutto chiare le conseguenze della legge costituzionale, in quanto il testo della modifica è mal formulato e rinvia tutto a una successiva legge rinforzata, cioè da approvare a maggioranza dei due terzi, ancora da realizzare. Da questo è evidente che non si è riflettuto a fondo su quello che si è fatto, ma ci si è affrettati a eseguire quanto richiesto dall'Europa spinti come sempre dai mercati finanziari.

Però alcune conseguenze sono già prevedibili e certe:

1) l'introduzione nella costituzione del principio di pareggio di bilancio comporta la perdita da parte dell'Italia della sovranità economica-fiscale. Di fatto non saremo più noi a decidere la politica economica del nostro paese e non saremo più noi a decidere la politica fiscale, sarà l'Europa.

2) L'Italia, con il suo enorme debito pubblico, senza sovranità monetaria e con l'obbligo del pareggio di bilancio, non può riuscire a mantenere il pareggio senza tagli, privatizzazioni e nuove tasse. Tutto questo genera recessione, porta al collasso dell'economia nazionale e accresce le difficoltà di mantenere il pareggio, dando così il via a una spirale distruttiva per l'economia e la società.

Provo a spiegarmi meglio: la BCE, ente privato, dà il denaro alle banche a un interesse basso; per ripagare gli interessi del debito pubblico, l'Italia è costretta a rivolgersi alle banche private per vendere i titoli di stato ed è costretta a pagare un interesse maggiore (spread); per ripagare questi interessi in regime di pareggio di bilancio, deve chiudere con un notevole avanzo primario e per fare questo, non avendo più sovranità monetaria, deve tassare di più, vendere beni pubblici o tagliare servizi e stato sociale; e questo deve farlo ogni anno, drenando ricchezza, svendendo beni pubblici, impoverendo i cittadini, uccidendo il tessuto produttivo. 

In realtà con questo regime monetario e un così grande debito pubblico, il pareggio di bilancio è impossibile da realizzare, non senza conseguenze disastrose.

Cosa sta quindi succedendo?

Quello a cui stiamo assistendo è in realtà un trasferimento di potere e sovranità dai singoli stati europei all'Europa, dalle democrazie elette a organismi sovranazionali non eletti, influenzati o nelle mani dei grandi poteri finanziari. E questo è solo un passo di un cammino più lungo, perché i registi di tutto questo non si fermeranno e dopo la perdita della sovranità monetaria e di quella economica assisteremo alla perdita della sovranità politica degli stati.

Le democrazie sono al declino e non sono sicuro di quello che seguirà. Soprattutto non sono sicuro che coloro che ci governeranno in futuro siano in grado di farlo. Temo al contrario che si dedicheranno a quello che hanno dimostrato di saper fare meglio: i propri interessi a spese della collettività.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

CULTURA
27 maggio 2012
LA CADUTA DELLA DEMOCRAZIA 3

 

Nei post La caduta della democrazia 1 e 2, ci ponevamo alcune domande su Mario Monti e sul governo che in cinque giorni, sotto la spinta dei mercati finanziari, ha sostituito il precedente governo Berlusconi. Chi è Mario Monti? Chi rappresenta? Chi lo ha messo a capo del nuovo governo? Con quali scopi? Chi ha fatto cadere il precedente governo? In quale modo?

Nel post Le cause della crisi in tv, avevamo visto come, per la prima volta in un telegiornale, si era parlato delle vere cause della crisi, in particolare del problema monetario. Mentre nel post La realtà dietro la crisi, consigliavamo la visione di una puntata di Report che cercava di chiarire la vera natura della crisi.

Perché ti parlo di vecchi post?

Perché venerdì sera a “L'ultima parola”, si parlato di tutto questo e attraverso le parole affilate di Paolo Barnard, quelle ironiche e sensate di Oliviero Beha e quelle chiare e semplici di Paolo Ferrero, lo spettatore ha potuto lanciare uno sguardo oltre il velo di menzogne che i media quotidianamente alimentano.

Finalmente in TV qualcuno ha parlato del colpo di stato dello scorso novembre, con il quale si è abbattuto un governo eletto, per quanto pessimo fosse, e lo si è sostituito con un governo di “tecnici”, imposto dalla Bce e da quel mondo finanziario che è causa della crisi, con la missione di salvare l'Italia. Chi è Mario Monti? Chi rappresenta? Quali interessi rappresenta? Salvare l'Italia da chi?

Finalmente venerdì sera si è parlato della causa principale che costringe l'Italia a tassare pesantemente cittadini e imprese: non abbiamo più una moneta sovrana. Se il nostro stato ha bisogno di finanziarsi, deve prendere a prestito dai mercati finanziari, responsabili della crisi, ai tassi decisi da loro.

Il Giappone ha un debito maggiore del nostro, ma paga per i suoi titoli lo 0,1% di interessi. L'inghilterra nonostante un debito di prima grandezza paga lo 0,2% di interessi. Come mai non subiscono lo “spread”? Perché non pagano il 4-5% di interessi e hanno difficoltà a vendere i loro titoli di stato?

Perché hanno una moneta sovrana. I paesi europei con l'introduzione dell'euro hanno perso le loro monete sovrane e l'euro non è una moneta sovrana, ma una moneta virtuale nelle mani della BCE che come i fatti dimostrano è più interessata a salvare le banche dalla bancarotta. Da una parte impone agli stati tagli allo stato sociale e tasse crescenti e dall'altro regala il denaro alle banche.

Infine venerdì si è parlato di una politica che invece di pensare ai cittadini pensa ai soldi e alle poltrone e asseconda un governo imposto dall'alto, portavoce delle richieste dei poteri sovranazionali e di quei mercati finanziari, causa della crisi di un capitalismo morente, intenzionati ad appropriarsi della sovranità degli stati per mantenere ed accrescere il proprio potere.

Guarda il video, ascolta le parole con senso critico e verifica quanto viene detto. Non regalare la tua fiducia e approfondisci i temi presso altre fonti. E soprattutto usa la tua testa. Stiamo assistendo a eventi storici, a cambiamenti epocali a livello sociale, economico e politico, e c'è il rischio concreto che noi e i nostri figli ne pagheremo personalmente il prezzo, che lo vogliamo o meno.

Qui puoi trovare il post di Byoblu in cui è stato pubblicato il video. Qui puoi trovare il sito di Paolo Barnard, qui quello di Oliviero Beha. Qui puoi trovare quello di Paolo Ferrero e qui quello di Claudio Messora.

Buona visione a presto ;D

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