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CULTURA
31 ottobre 2011
Un modo diverso di fare televisione: Servizio Pubblico

 

Stasera voglio attirare la tua attenzione su un qualcosa di nuovo che si sta affacciando sulla scena in questi giorni: Servizio pubblico.

Hai presente Michele Santoro? Sì, proprio lui, giornalista e presentatore televisivo, che ha condotto e realizzato trasmissioni del calibro di Samarcanda, Tempo reale, Moby Dick, il Raggio verde, fino al più recente Annozero (2006-2011) realizzato al suo ritorno in Rai dopo l'editto “bulgaro“ di Berlusconi del 2002. Nonostante il successo strepitoso di pubblico e gli introiti garantiti, Annozero è stato chiuso per motivi politici e Santoro è stato allontanato nuovamente dalla Rai.

Qui e qui trovi quello che Wikipedia riporta su Santoro e Annozero. Qui trovi il sito di Annozero.

I falliti accordi con LA7, probabilmente causati da pressioni politiche, hanno portato il conduttore a tentare un nuovo progetto, un nuovo modo di fare televisione e di fare informazione che spezzi il monopolio culturale che oggi domina i media in Italia. Servizio pubblico è una trasmissione prodotta da una società riconducibile a Santoro e venduta e trasmessa su diverse piattaforme: sulle televisioni regionali e locali, sul digitale terrestre, sulle reti satellitari e soprattutto in rete.

Afferri il nocciolo della questione?

Santoro con la sua trasmissione propone un modo diverso di produrre contenuti televisivi, bypassa le reti televisive nazionali rompendo in questo modo un monopolio che controlla di fatto il veicolo principale di informazione del nostro paese: la tv. Qual è la chiave di volta di tutto questo? Esatto! Internet. E non a caso uno dei primi passi è stato aprire il sito della trasmissione Servizio pubblico, che ad oggi ha totalizzato un milione e mezzo di visite. Non a caso quando Santoro ha chiesto un contributo di dieci euro hanno risposto in poche settimane centomila persone.

Penso che gli italiani non siano ragazzini tredicenni come i politici vogliono farci pensare, penso che la maggior parte di noi capisca che se il progetto funziona le cose cambieranno e lo faranno in fretta, e forse in meglio. L'informazione in Italia è “semilibera”, cioè controllata, filtrata e manipolata costantemente sulla maggior parte dei media nazionali. E' tempo di fare qualcosa, non ti pare?

Ci sono molti modi, per esempio si può spegnere la televisione in modo permanente (lo consiglio), ma oggi si può anche sostenere Santoro e la sua trasmissione. Non ti piacciono le sue trasmissioni? Anche a me non piace molto il suo modo di fare giornalismo, ma se avrà successo, altri seguiranno e cambierà il rapporto tra la televisione e la rete.

La scelta è tua, anzi nostra.

Per chiarirti le idee sulle motivazioni e sulle intenzioni di Santoro, qui sotto trovi il video su youtube del suo intervento alla Fiera delle Parole di Padova lo scorso 9 ottobre.

Buona visione e a presto ;D 

 

CULTURA
28 ottobre 2011
Fonti di informazioni - REPORT

 

Oggi iniziamo una nuova rubrica che tratterà appunto delle singole fonti di informazioni, dai giornali alle trasmissioni, dal sito web al giornalista, con l'intento di capire chi li produce e come, a chi appartengono e quale informazione offrono.

Stasera parliamo di Report, trasmissione televisiva in onda su Rai 3 a cadenza settimanale, la domenica in prima serata. La trasmissione condotta da Milena Gabanelli propone inchieste giornalistiche di vario tema, dall'alimentazione all'economia, dalla società alla politica.

Il programma nasce su Rai 2 nel 1994 come Professione Reporter e dal 1997 approda su Rai 3 in terza serata col nome di Report. Dal 2003 grazie al gradimento ottenuto è trasmesso in prima serata. Nel settembre 2009 il programma ha rischiato la sospensione a causa dell'intenzione manifestata dalla RAI di negare la tutela legale al programma.

Autrice e conduttrice del programma è Milena Gabanelli (qui e qui), il regista è Claudio Del Signore e i giornalisti freelance che producono le inchieste sono: Giovanna Boursier, Michele Buono, Giovanna Corsetti, Giorgio Fornoni, Sabrina Giannini, Bernardo Iovene, Paolo Mondani, Sigfrido Ranucci, Piero Riccardi e Stefania Rimini. Chiara Baldassari ha collaborato fino alla sua morte, avvenuta nel 2005 a causa di un male incurabile. Paolo Barnard, autore di alcune delle inchieste più “calde”, è uscito dalla redazione per dissidi interni. Qui e qui trovi le schede relative al team di Report, qui trovi il metodo organizzativo.

Fin dall'inizio, la trasmissione è stata apprezzata dal pubblico per la qualità dei servizi e non a caso nel corso degli anni ha vinto numerosi premi. Inoltre è stata spesso oggetto di querele da parte di soggetti citati nelle inchieste, querele solitamente risolte in un nulla di fatto. Il giornalista Paolo Barnard è stato autore di una controversa e discussa inchiesta contro la pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa nel 2001, a causa della quale Rai, Gabanelli e Barnard vennero citati in giudizio. Le relative vicissitudini portarono all'uscita di Barnard da Report e al controverso caso di censura sul sito della trasmissione (vedi qui e qui).

Praticamente unica nel suo genere in Italia, Report offre inchieste di solito ben documentate e ricche di informazioni che svelano o approfondiscono temi attuali o scottanti. In più di un caso le inchieste hanno fatto intervenire le forze dell'ordine o hanno fatto nascere indagini della magistratura poi giunte a giudizio.

Non per questo dobbiamo abbandonare il nostro senso critico e prendere quanto trasmesso per oro colato. Per quanto attinenti ai fatti e con pochi commenti personali, le inchieste sono realizzate da singoli giornalisti che raramente ottengono tutte le informazioni necessarie per avere un quadro completo e approfondito dei fatti. Inoltre, per quanto obiettivi e fedeli al dovere di cronaca siano gli autori, le inchieste non sono esenti da “interpretazioni”.

Questo non toglie che la trasmissione sia una notevole fonte di informazioni, una delle poche trasmissioni televisive rimaste in Italia che parla di fatti più che di opinioni e con una discreta obiettività. Ne consiglio la visione.

Qui trovate il sito web, dove è possibile vedere le puntate o le singole inchieste in streaming (qui). Qui cosa ne dice wikipedia. 

A presto ;D


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CULTURA
22 ottobre 2011
LA MENTE UMANA – Il senso dell'udito e il senso del tempo

 

Nel post “I sette sensi” (qui e qui) abbiamo descritto le nostre fonti di informazioni primarie, i sensi, e tra questi l'udito. Se ricordi dicevamo che, il suono non è altro che un flusso di onde sonore, cioè di onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l'aria e hanno frequenze percepibili dall'orecchio umano, l'organo preposto a udire. Quando le onde sonore colpiscono il padiglione auricolare, vengono convogliate nell'orecchio interno, amplificate e trasformate in impulsi elettrici (il linguaggio del cervello) dalla coclea. Attraverso il nervo acustico, gli impulsi raggiungono quell'area del cervello che si occupa di tradurli in informazioni comprensibili.

Semplice e meraviglioso, no?

In realtà questo senso va oltre al semplice “udire” e soprattutto è molto diverso dalla vista. Noi siamo animali visivi, non c'è dubbio, siamo stati selezionati in questo modo attraverso la nostra evoluzione, ma con l'udito integriamo la nostra percezione visiva e risolviamo parte delle sue limitazioni. Un esempio lampante è che l'udito ci permette di controllare costantemente l'ambiente intorno a noi a 360° gradi, mentre la vista ha un campo di visione limitato.

Come pensi sarebbe la nostra visione della realtà senza l'udito?

Immagina di vedere un film senza audio. Come ti sembrerebbe? Normalmente non ci rendiamo conto dell'importanza della “colonna sonora” della nostra vita, ma un audioleso ci direbbe quanto la vita sia diversa e limitata senza l'udito.

Torniamo al confronto tra vista e udito: in molti pensano che le orecchie e gli occhi e i rispettivi sistemi cerebrali funzionino in modo simile, ma è così?

Tu cosa ne pensi?

Luce e suono sono stimoli profondamente diversi: la luce tende ad essere continua e onnipresente, mentre il suono si genera quando uno o più oggetti si spostano, vibrano, si scontrano, si rompono, eccetera. Non a caso l'udito è il primo dei sensi che sviluppiamo nel ventre materno e le regioni cerebrali responsabili dell'udito sono le prime a terminare il processo di sviluppo, mentre il sistema visivo completa il suo sviluppo mesi dopo la nascita. Inoltre l'udito è l'ultimo senso ad abbandonarci quando perdiamo conoscenza e il primo a essere ripristinato quando riprendiamo conoscenza.

La caratteristica più straordinaria dell'udito che lo differenzia di più dalla vista è la percezione temporale degli eventi. Quando vediamo un film in realtà vediamo una sequenza di immagini separate, ma se la proiezione è di 25 immagini al secondo o più noi non la percepiamo come sequenza ma come un flusso continuo. Il nostro udito invece è capace di percepire sequenze sonore quattro volte più veloci ed anche di più prima che la sequenza inizi ad apparirci come un flusso sensoriale continuo.

Come è possibile?

Per quanto riguarda la vista, abbiamo visto come l'impulso luminoso colpisce la retina e attraverso un processo chimico viene trasformato in impulso elettrico e inviato al cervello. Nell'orecchio le vibrazioni sonore viaggiano attraverso il canale auricolare, poi attraverso il timpano e gli ossicini dell'orecchio interno fino alla coclea, un osso con la forma del guscio di lumaca e dalle caratteristiche straordinarie.

Al suo interno si trova la membrana basilare, che grazie alla sua forma vibra a frequenze diverse in punti diversi della sua superficie. E' qui che i suoni sono trasformati in impulsi elettrici tramite un processo meccanico. La membrana basilare è ricoperta di recettori chiamati cellule ciliate, in quanto sono ricoperti di peli a loro volta collegati a filamenti. Quando la membrana si muove i filamenti si tendono e aprono piccoli canali sulla superficie dei peli, permettendo a certi atomi presenti nel fluido circostante di entrare nelle cellule cigliate e generare l'impulso elettrico.

Anche i movimenti più piccoli possono determinare una reazione, per questo possiamo sentire suoni a frequenze anche molto basse e percepirne ogni singolo impulso. Mentre in presenza di suoni ad alte frequenze riusciamo a valutare l'intensità media degli impulsi. Inoltre le cellule cerebrali del sistema uditivo sono in grado di attivarsi più frequentemente degli altri neuroni, fino a cinquecento volte al secondo. Tutto questo ci permette di percepire e trarre informazioni da frequenze molto diverse, dai 20 a 20000 Hz (battiti al secondo). Tra queste informazioni c'è quella della collocazione temporale delle onde sonore, su cui si basa la nostra sensibilità temporale. Ebbene un orecchio allenato arriva a percepire interruzioni in suoni di un millesimo di secondo, un trentesimo del tempo che ci è necessario per percepire un'immagine. Non a caso reagiamo a un impulso sonoro minaccioso prima ancora di vedere l'effettiva minaccia.

Riassumendo possiamo dire che con la vista percepiamo dove sono le cose, ma con l'udito capiamo quando si verifica un evento.

In realtà il nostro senso dell'udito fa molto altro, ma stasera ci siamo dilungati molto, quindi ne parleremo nei prossimi post sull'argomento.

Mi scuso per i particolari “tecnici”, ma non è stato così drammatico, vero?

Una domanda per te prima di lasciarci: come cambierebbe la nostra percezione del tempo senza il senso dell'udito?

A presto ;D


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SOCIETA'
18 ottobre 2011
PAROLE PER PENSARE – L'informazione in Italia

 

 

Stasera lascio ancora il posto alla rubrica “Parole per pensare”.

Mi hanno chiesto perché do tanto spazio a questi video, non mi sto allontanando dagli argomenti del blog? Ebbene, no, non mi sto allontanando dagli argomenti del blog, perché ritengo che fare scelte consapevoli richiede saper usare la propria testa, essere informati e saper comprendere l'informazione (tra l'altro).

Inoltre sono convinto che viviamo in un periodo interessante della storia dell'uomo, un periodo di svolte epocali, anche drammatiche, ma soprattutto un periodo di scelte fondamentali per i popoli del mondo. Penso anche che in questi periodi “caldi” della storia dell'uomo la scelta di ogni singolo uomo possa fare la differenza, possa cambiare il futuro. Per questo do spazio a parole che fanno pensare, che possono insegnare e che offrono a chi sa ascoltare briciole di consapevolezza. 

Questa volta ti propongo l'intervento di Marco Travaglio alla manifestazione Ricucire L'Italia, di sabato 8 ottobre, a Milano. L'argomento è la legge bavaglio e l'informazione in Italia e te lo consiglio per le informazioni e per la lucidità di alcune considerazioni che il giornalista espone.

Come al solito ti invito a un ascolto lucido e non passivo, ma consapevole e critico. Ti invito anche a controllare le informazioni che l'oratore espone, alcune delle quali molto interessanti.

Buona visione.

Qui trovi il blog di Travaglio sul sito del giornale il Fatto Quotidiano.

A presto ;D

CULTURA
15 ottobre 2011
CREDENZE E CONVINZIONI - 2

 

Nel post “Credenze e convinzioni”, abbiamo introdotto il tema delle credenze e cercato di capire quale influenza abbiano sulle scelte che la vita ci presenta o che prendiamo per l'insorgere di un nuovo bisogno o di una nuova consapevolezza.

Abbiamo compreso che la differenza tra un risultato e un altro di un'azione umana o un'impresa, risiede nella convinzione con cui perseguiamo il nostro fine. Se ti si presenta una scelta e sei in grado di fare quello che scegli, il risultato della tua scelta dipende dalla tua volontà, dai tuoi dubbi, dalla convinzione che ci metti, dalle credenze che hai su di te e sulla scelta in questione.

Cos'è una credenza?

Una credenza non è altro che un sensazione di certezza riguardo qualcosa. Siamo totalmente convinti, sicuri e certi che quella “cosa” sia così, sia vera. Per esempio, in Italia crediamo che bere troppo fa male, ma un bicchiere o due durante i pasti fanno bene alla salute. Oppure ho diversi conoscenti convinti che gli uomini guidano meglio delle donne (e non solo le automobili). Se ci pensi bene, abbiamo credenze su ogni aspetto della nostra vita: alimentazione, amore, salute, divertimento, lavoro, amicizia, su noi stessi e le nostre capacità, su quasi tutto.

Come si generano?

Le convinzioni si generano principalmente attraverso l'esperienza, a partire dall'infanzia. Per esempio, vediamo nostro padre aggredito da un cane e pensiamo che i cani siano pericolosi. Oppure vediamo i nostri genitori che divorziano e si lasciano e crediamo che tutti i matrimoni sono destinati a finire. Le nostre esperienze, che siano casuali o determinate dai nostri genitori o dal nostro prossimo, ci portano a credere che quella cosa sia vera perché l’abbiamo vista o provata sulla nostra pelle, perché è successa a una persona amata o solo conosciuta. Mentre in realtà si tratta solo della nostra interpretazione, spesso inconsapevole, di queste esperienze.

Le convinzioni sono il nostro modo di interpretare la realtà, non sono la realtà.

L'esperienza non è l'unica fonte delle convinzioni, spesso le traiamo dalle esperienze raccontate da altri, persone di fiducia come amici, genitori, sacerdoti ed insegnanti. In molti casi le traiamo anche dai libri che leggiamo, dai giornali, dalla tv e dai media in generale. Questo accade quando prestiamo fiducia ai media e tu lo sai che questa non è una buona idea. Raramente sono degni di fiducia perché i loro scopi nella maggior parte dei casi non riguardano l'informare o fare il nostro bene. Ne abbiamo parlato qui e ne parleremo approfonditamente in futuro.

Perché raccogliamo dentro di noi queste convinzioni?

Le credenze sono indicazioni che ci facilitano la vita, che ci aiutano quando affrontiamo esperienze simili a quelle già vissute, dolorose o premianti che siano. Per esempio, hai provato molte volte che chi non ha rispetto per te non ti ascolta e ogni qualvolta che accade ti irriti e agisci di conseguenza alzando la voce o andandotene. Oppure tuo madre si è fatta male con un coltello mentre cucinava e tu diffidi di tutti gli oggetti affilati. Prendendo spunto dalla PNL, possiamo immaginare la nostra rete di credenze come una “mappa” che ci serve per interpretare il “territorio”, ossia la realtà.

Ogni giorno interpretiamo, ricordiamo, cancelliamo e distorciamo gli eventi che viviamo attraverso le nostre credenze. E così facendo le rafforziamo. Pensaci. Tendiamo a realizzare e confermare quello che pensiamo e ci aspettiamo, perché partendo da quello che crediamo vero, ci comportiamo di conseguenza.

Come le credenze riescono a influenzare le nostre scelte e le nostre vite?

Ci influenzano proprio perché noi pensiamo che le convinzioni siano la realtà, mentre sono solo la nostra interpretazione della realtà. E più questa interpretazione è lontana dalla realtà, peggiori saranno le nostre scelte e i risultati delle nostre azioni e quindi peggiore sarà la qualità della nostra vita.

Ci riescono perché noi seguiamo questa “mappa” costantemente e per tutta la vita, quindi se la mappa non è “affidabile” e “ampia” non raggiungeremo i nostri obiettivi, saremo limitati nelle nostre scelte e non andremo lontano.

Le credenze cambiano?

Le nostre convinzioni ci danno sicurezza, definiscono la nostra realtà e la nostra conoscenza della realtà e siamo poco disposti a metterle in dubbio. Le cambiamo o le abbandoniamo molto lentamente e molto raramente, di solito costretti da esperienze dolorose, o da una maggiore consapevolezza delle cose e di noi stessi. Anche tu lo trovi naturale, vero? Intendo che le nostre convinzioni cambino poco e lentamente.

Eppure ti sei mai chiesto se tutte le tue convinzioni sono vere?

Ti sei mai chiesto quanto le tue credenze limitano te, la tua vita e il tuo futuro?

Ti sei mai chiesto quanto è “buona” la tua mappa?

Nei prossimi post vedremo come è possibile cambiare le nostre credenze e quando e perché è opportuno farlo.

Grazie di avermi seguito fin qui e a presto ;D

Qui trovi il post precedente sulle "credenze".

Qui trovi i post relativi ai "bisogni" dell'uomo.

CULTURA
11 ottobre 2011
PAROLE PER PENSARE – Un'alternativa al debito

 

Invece di postare il post previsto già pronto, stasera vi ripropongo un video interessante che secondo me vale la pena ascoltare. Giulietto Chiesa, giornalista professionista politicamente schierato, propone un'alternativa al pagamento del debito pubblico e al salvataggio sistematico delle banche. Un'alternativa che il caso dell'Islanda ha già dimostrato possibile e che ostacolerebbe la caduta della nostra società sotto il peso schiacciante di un debito finanziario creato da altri per il loro profitto.

Indebitare i popoli per salvare le banche non è l'unica scelta, come cercano di convincerci attraverso la propaganda dei media “ufficiali”, e la proposta di Chiesa non è l'unica alternativa efficace e percorribile. Due inviti: ascoltare con attenzione e ascoltare con lucidità e senso critico. Non fidarti, controlla le informazioni e pensa, usa la testa.

Qui trovi il sito di Giulietto Chiesa e qui il post originale con il video. Qui trovi il suo blog sul sito de Il Fatto Quotidiano e qui trovi la sua scheda su wikipedia.

Qui  trovi altri video interessanti.

Buon ascolto.

A presto ;D

CULTURA
9 ottobre 2011
PAROLE PER PENSARE – La FIAT in 6 minuti

BeautifulLab è un'iniziativa di Sky.it che cerca di spiegare storie lunghe e complesse in video di pochi minuti. Il primo di questi spiegava la trama della telenovela Beautiful e ha riscosso un notevole successo, ma stasera vi propongo l'ultimo pubblicato. In sei minuti il video racconta cento anni di storia della FIAT, la maggiore azienda automobilistica italiana, e come si evoluti i suoi rapporti con il sindacato.

La storia che il video racconta è inevitabilmente sintetica e moltissimo è stato omesso. Il risultato è un punto di vista sulla storia della Fiat focalizzato sui personaggi, le auto e i rapporti con il sindacato. Si parla poco dei rapporti con la politica e dei finanziamenti ricevuti, ma tutto sommato penso sia un video molto interessante.

Come al solito ti invito a seguirlo con attenzione, lucidità e senso critico. Dopotutto non è un film, ma un bel pezzo di storia italiana.

Dov'è il video? Nonostante abbia reimpostato il codice per eliminare l'avvio automatico, il player continua ad avviarsi da solo (e non penso sia un caso). Quindi, qui trovi il video. Buona visione.

Qui trovi altri video interessanti.

A presto ;D


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CULTURA
7 ottobre 2011
LA STORIA DEGLI ASINI

 

Ho ricevuto una mail da un amico con questa storia, che sembra che da tempo circoli in rete e sia senza paternità. Non è la prima del suo genere, ma questa la trovo chiara ed efficace e penso possa aiutare tutti noi a comprendere meglio quello che sta succedendo oggi a livello economico.

Buona lettura ;D

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.

L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.

Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.

Il giorno dopo affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie a 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 € la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.

Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.

Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore).

Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.

Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.

Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità … Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.

Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente.

Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio.

E voi, cosa fareste al posto loro?

Che cosa farete?

Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati) ... e fate circolare questa storiella.


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