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CULTURA
30 maggio 2011
Cos'è la PSICOLOGIA?

Dopo aver introdotto il coaching con il precedente post (“Cos'è il coaching”), penso sia opportuno presentare la psicologia. Dopotutto il tema portante di questo blog è lo “scegliere”, e credo poche cose siano più “psicologiche” di questo. Come abbiamo già visto (qui) noi siamo la somma delle scelte che abbiamo preso nella nostra vita e le nostre scelte si basano anche e soprattutto su quello che siamo (oltre che sulle informazioni in nostro possesso e sulla nostra consapevolezza).

Quindi andiamo al punto: cos'è la psicologia?

La psicologia è lo studio scientifico del comportamento umano e dei processi mentali.

Gli psicologi studiano le persone e cercano di rispondere in modo rigoroso, applicando il metodo scientifico (dedicheremo un post anche a questo), a tutte quelle domande che prima o poi nella vita ci poniamo. Perché mi ha lasciato? Perché non ci riesco? Perchè sono così? Perché la gente è cattiva? Tutte domande che si possono riassumere nella madre di tutte le domande: perché facciamo ciò che facciamo?

Oltre ai perché non dimentichiamo i “come”: come funziona la mente? Come posso evitare che mio figlio si droghi? Come faccio a dirle ti amo? E non dimentichiamo i “cosa”: cosa sono le emozioni? Cos'è l'intelligenza? Cos'è la pazzia?

Riassumendo la psicologia tenta di fare chiarezza su ciò che facciamo, su come lo facciamo e sul perché lo facciamo.

E in questo ci ritroviamo tutti quanti, cioè tutti in fondo siamo psicologi dilettanti, perché le persone sono la nostra quotidianità, siamo creature sociali, e chi più chi meno, chi prima chi poi, tutti cerchiamo di capire noi stessi e la gente. Mentre la psicologia è una scienza rigorosa e utilizza il metodo scientifico per convalidare le proprie teorie, la psicologia quotidiana della gente si basa sul “senso comune”, un quadro di nozioni e concetti semplici attraverso cui spiegare e prevedere il comportamento, la personalità e gli stati mentali propri e altrui.

Per esempio, crediamo che le persone abbiano delle convinzioni e che agiscano sulla base di queste, cioè pensiamo che le persone fanno ciò che fanno a causa delle loro convinzioni. E se non per queste, per i loro desideri. Questo concetto non è sbagliato, piuttosto è una semplificazione/generalizzazione, cioè una visione parziale della psicologia umana.

Torniamo alla psicologia come scienza.

Gli psicologi attraverso gli anni hanno definito una serie di teorie generali utilizzate per inquadrare il comportamento umano, che possiamo dire ne enfatizzano un aspetto e forniscono una base di partenza su cui fare ricerca. Alcune di queste teorie sono la psicoanalisi, che si concentra sui processi mentali inconsci e sui problemi di sviluppo nella prima infanzia, la biologia, che pone attenzione all'anatomia, al cervello e al sistema nervoso, all'evoluzione e alla genetica, il comportamentismo invece sottolinea il ruolo dell'apprendimento acquisito nella formazione del comportamento, il cognitivismo studia il ragionamento, la memoria e le strategie della mente che determinano il comportamento umano.

Non sono tutte, ma solo le più note teorie fondamentali. Le teorie più complete ed efficaci sono quelle ibride, come la biopsicosociale, che tiene in considerazione che siamo fatti di carne e mente e che siamo esseri sociali.

Riassumendo, la psicologia studia il comportamento umano, applicando il metodo scientifico e l'approccio con cui lo fa determina l'efficacia e la completezza delle risposte alle nostre domande.

Che rapporto c'è tra coaching e psicologia?

Il coach persegue un'applicazione pratica delle conoscenze di psicologia e i suoi assistiti non sono nello stato di necessità di un paziente tipico di uno psicologo, ma colgono un'opportunità, cercano un vantaggio. D'altra parte abbiamo lo psicologo che può occuparsi di ricerca (psicologi sperimentali), di curare problemi psicologici (psicologi clinici) e applicare la psicologia alla vita e ai problemi di tutti i giorni (psicologi applicati). Solo in quest'ultimo caso lo psicologo si avvicina al coach, mantenendo sempre differenze significative nei metodi, negli approcci e nei rapporti con l'assistito.

In breve il coaching si occupa di sviluppo e formazione individuale usando anche conoscenze e strumenti della psicologia, mentre la psicologia è una scienza, mira alla comprensione del comportamento umano e le sue applicazioni principali mirano ad aiutare le persone in stato di necessità.

In questi anni si sta osservando una crescente convergenza tra questi due mondi: da una parte la psicologia offre ricerca, competenze e strumenti qualificati, dall'altra il coaching offre nuovi ambiti di ricerca, studio e intervento. Staremo a vedere come evolveranno.

Spero di non averti annoiato. Parleremo ancora e spesso di psicologia. Ci aiuterà a comprendere i meccanismi della nostra mente e quindi a diventare consapevoli di noi stessi e delle nostre scelte.

Grazie e a presto ;D

CULTURA
27 maggio 2011
Cos'è il COACHING?

In questi giorni alcuni lettori del blog mi hanno interpellato sul coaching, chi per chiedermi spiegazioni, chi letture, chi per offrirmi corsi (8D grazie). Così nasce questo post su “cos'è il coaching” e perché dovrebbe essere insegnato a scuola (come molte altre materie e argomenti, se me lo concedete).

Il coaching è il processo attraverso il quale si aiutano le persone a raggiungere il massimo livello delle proprie capacità” (R.Dilts).

Di solito ritroviamo il termine “coach” usato nei film anglosassoni a tema sportivo a indicare l'allenatore della squadra, l'uomo che deve portare i giocatori a dare il meglio di sè fino alla vittoria. Il termine proviene dall'inglese, dalla parola “coche” che significa “carrozza”.

Il coach è in effetti un veicolo per ottenere una crescita interiore ed è un allenatore della mente con l'obiettivo di far diventare i suoi assistiti più consapevoli e di far loro sviluppare le proprie potenzialità, secondo alcuni è un facilitatore del cambiamento.

Molto più semplicemente il coach è una guida e il coaching sono le tecniche e gli strumenti che usa.

Il coaching nasce in America negli anni 80 e si diffonde in Europa negli anni 90, come nuova metodologia di formazione con l'obiettivo di fornire motivazione agli impiegati di medio e alto livello delle grandi aziende e in particolare ai commerciali nel conseguimento degli obiettivi professionali.

Da una parte c'è il coach, l'allenatore, dall'altra uno o più assistiti (coachee). Aldilà dell'obiettivo finale richiesto, l'obiettivo principale del coach è promuovere lo sviluppo della persona, la sua crescita interiore, perché è necessaria e preliminare alla crescita professionale (sportiva, imprenditoriale, lavorativa). Non ci può essere il secondo senza il primo, per questo vi invito a diffidare dei coach che si concentrano esclusivamente sul comportamento da assumere per ottenere risultati migliori.

Il coaching presuppone che il successo in qualunque attività è per la maggior parte determinato dalla componente psicologica e solo in minima parte dall'aspetto tecnico. Per questo il coaching lavora sulla psicologia dell'assistito, lo conduce a scoprire le proprie credenze e valori, le proprie regole di vita, i meccanismi della mente umana e dell'inconscio, sempre con l'intento di renderlo consapevole di se stesso e di innescare un processo di miglioramento. Questo di solito avviene attraverso l'osservazione e l'ascolto dell'assistito, lezioni mirate, feedback e l'applicazione di stimoli, in parte simile all'attività dello psicologo.

Il coaching propone punti di vista e prospettive costruttive, positive e rivolte al futuro. Invita a concentrare l'attenzione agli obiettivi e ai risultati, sostiene che non esistono fallimenti ma risultati, che siamo noi a creare la nostra realtà, che disponiamo delle risorse che ci servono, e molto altro ancora.

Fondamentale è la costruzione del rapporto tra coach e assistito, per questo spesso il coach usa spesso tecniche prese dalla PNL. Attenzione il coaching non è la PNL (programmazione neuro linguistica, ne parleremo molto presto), l'uno e l'altro partono dalla psicologia e hanno molte cose in comune, per questo spesso il coach usa la PNL per i suoi scopi.

Un altro dei presupposti fondamentali del coaching è che l'assistito ha tutte le risposte, mentre compito del coach è porre le domande giuste. E' l'assistito il protagonista nel cammino di crescita personale e il ruolo del coach non è dare giudizi o consigli, ma porre domande calibrate ed esempi pratici. Le domande controllano il fuoco dell'attenzione ed è attraverso loro che il coach guida il suo assistito.

Il coach non è un campione sportivo, non è più bravo di te, non è un esperto nel tuo lavoro o altro. Il coach è qualcuno che ha già compiuto il percorso di crescita attraverso cui ti conduce.

Se sei interessato, puoi approfondire l'argomento, ecco alcuni classici:

"Come ottenere il meglio da sè e dagli altri" di Anthony Robbins (qui)

"Come migliorare il proprio stato mentale fisico e finanziario" di Anthony Robbins (qui)

"Come vincere lo stress e cominciare a vivere" di Dale Carnegie (qui)

"Come godersi la vita e lavorare meglio" sempre di Dale Carnegie (qui)

"Leader di te stesso" di Roberto Re (qui)

"L'arte di vivere consapevolmente" di Nathaniel Branden (qui)

"I sei pilastri dell'autostima" sempre di Nathaniel Branden (qui)

"Il tempo per cambiare" di Richard Bandler (qui)

"Le vostre zone erronee" di Wayne W. Dyer (qui)

Ricorda che non è importante la quantità, ma la qualità delle letture, quindi scegli con attenzione le tue letture.

Prima di chiudere devo sottolineare che interessarsi al coaching significa di solito iniziare quel percorso di crescita di cui abbbiamo parlato. Questo non è un avvertimento, quanto piuttosto un invito.

Non è mai troppo tardi per cominciare, no? 

A presto ;D

SOCIETA'
24 maggio 2011
CIO' CHE SPINGE L'UOMO - 3

Nel due post precedenti (qui e qui) abbiamo cercato di capire quali sono i bisogni emotivi dell'essere umano. Oltre i bisogni essenziali (cibo, acqua, aria, riparo, ecc) e il meccanismo basilare “evitare dolore/trovare piacere”, cosa ci fa agire, cosa ci fa scegliere un'alternativa piuttosto che l'altra?

Abbiamo analizzato i primi quattro bisogni emotivi, quelli basilari:

  1. bisogno di sicurezza

  2. bisogno di varietà

  3. bisogno di sentirsi importanti

  4. bisogno di amore/unione

e abbiamo scoperto che possiamo soddisfare questi bisogni in modi positivi, negativi e neutri e che è importante capire il modo con cui lo soddisfiamo e quale effetto ha questo su di noi e la nostra vita.

Continuiamo a esaminare gli ultimi due bisogni, quelli più evoluti, e partiamo con il bisogno di crescere. Ognuno di noi sente il bisogno di evolvere, di essere una persona migliore, di imparare nuove abilità o raggiungere una maggiore consapevolezza. I motivi che ci spingono a farlo possono essere molto diversi: l'ambizione di ottenere qualcosa, per esempio un certo lavoro o una posizione migliore, e che ci spinge, per esempio, a studiare una nuova lingua o seguire corsi serali; la sensazione di inadeguatezza davanti alle parole o all'esempio di un amico che ci spinge a chiederci “come fa”; il bisogno di capire meglio noi stessi e cosa ci spinge veramente; la comprensione nitida che è fondamentale dedicare ogni giorno una parte del proprio tempo per migliorare noi stessi allenandoci, studiando, leggendo saggi, ascoltando chi può insegnarci e cercando una maggiore consapevolezza di noi stessi, degli altri e del mondo in cui viviamo. Non sono gli unici, ma ci danno un'idea di quanto siano molteplici e complesse le radici di questo bisogno che parte dall'ambizione per arrivare all'emotività di una “personalità adulta” e consapevole.

Come soddisfiamo il nostro bisogno di crescere?

C'è chi ogni giorno cerca il modo di accrescere la propria posizione sociale o evolvere la propria carriera lavorativa. C'è chi passa ore a studiare o a esercitarsi perché deve essere il numero uno, il migliore. C'è chi lo soddisfa viaggiando, visitando nuovi luoghi e volti diversi con cui parlare. C'è anche chi frequenta dei corsi per ampliare le proprie abilità, chi legge libri per capire la propria emotività e come controllarla. C'è perfino chi intraprende cammini spirituali per accrescere la propria fede o trovare l'illuminazione.

L'ultimo bisogno emotivo è il bisogno di condividere con le altre persone, contribuire, aiutare gli altri. Fare qualcosa che non sia solo per sé, ma che sia rivolto agli altri, che sia importante per gli altri. Un bisogno non meno complesso del precedente, presente in modo significativo nelle personalità adulte e nei genitori, le cui radici affondano nella nostro bisogno di socialità, nella nostra cultura, nella comprensione di noi stessi e del ruolo che rivestiamo nel mondo. Perché che ci piaccia o meno siamo creature sociali, siamo uno tra molti spesso migliori di noi, e senza i nostri simili vivremmo una vita più difficile e breve.

Questo bisogno ci spinge ad aiutare chi ce lo chiede anche solo dando indicazioni stradali, o qualche moneta a chi vive peggio di noi. C'è chi lo soddisfa spiegando con pazienza come fare un certo lavoro o raccontando le lezioni che la vita gli ha dato. C'è chi fa volontariato e offre il proprio tempo al prossimo, chi dona regolarmente cifre importanti. C'è chi fa grandi invenzioni, scoperte o creazioni e le dona al mondo senza sfruttarle economicamente, come il software “open source”. C'è chi presta semplicemente i propri libri.

Abbiamo finito, per ora. Questi sono i bisogni emozionali che influenzano le nostre scelte e ci spingono a fare o a non fare. Proprio per questo è importante che diventiamo consapevoli dei bisogni dietro alle nostre azioni e alle nostre scelte.

Quali bisogni soddisfiamo quando facciamo le cose che ci piacciono?

Per esempio, a me piace leggere, mentre c'è chi odia spendere tempo leggendo. Cosa mi spinge a leggere? Quali bisogni soddisfo leggendo? Quali emozioni mi dà leggere? Leggere soddisfa il mio bisogno di varietà, mi fa sentire importante, mi fa crescere. Per questo lo faccio frequentemente.

E tu? Cosa ti piace fare? Quali bisogni soddisfa?

Ora pensa a una cosa che non ti piace assolutamente, che non sopporti.

Per esempio, io non sopporto la pesca, mi annoia tremendamente, mentre a molti dei miei colleghi piace e appassiona. La pesca per me non soddisfa alcun bisogno a un livello minimo: è ripetitivo, costoso, solitario. Nessuno. Mentre per i miei colleghi soddisfa il loro bisogno di varietà, il loro bisogno di sentirsi importanti, il bisogno di unione, per alcuni il loro bisogno di crescere.

Ogni cosa che noi facciamo la facciamo spinti da uno o più di questi bisogni emozionali e, quanto più bisogni soddisfa quello che facciamo, quanto più lo facciamo e ne siamo dipendenti. Ogni scelta che facciamo è determinata o quantomeno influenzata da questi bisogni e più sono i bisogni che intervengono nella scelta, più irreversibile e definitiva sarà la nostra scelta.

Ora prendi carta e penna, elenca le cose che ti piacciono fare e quelle che non ti piacciono fare e per ognuna elenca i bisogni che soddisfa o non soddisfa e a quale livello (basso, medio, alto). Questo ti renderà consapevole del perché fai le cose. Il passo successivo è applicare lo stesso principio e lo stesso esercizio alle nostre scelte. Naturalmente iniziando con quelle passate, piccolo o grandi, non è importante.

Perché il cappuccino piuttosto che il caffè? Perché le hai detto no per quella vacanza in Toscana? Perché prendi l'auto quando puoi andare in bicicletta? Perché hai rifiutato quel lavoro? Perché non ti sei sposato? Perché non fai quella cosa?

Porsi domande significa controllare il fuoco dei nostri pensieri e trovare le risposte ci rende più consapevoli delle nostre scelte e della nostra psicologia.

Il discorso dei bisogni è tutt'altro che terminato e lo riprenderemo presto da un punto di vista diverso.

Nel frattempo vi invito a commentare e, se ne avete, a offrire i vostri consigli.

Grazie e a presto ;D


Qui trovi il primo post sui “Bisogni”.

Qui  trovi il secondo post sui “Bisogni”.

CULTURA
22 maggio 2011
LIBRI DA LEGGERE - Come smettere di farsi le seghe mentali

Che ne dite di un altro bel libro? Ne ho una biblioteca piena, quindi perché non approfittarne? ;D

Il consiglio di questa sera è:

COME SMETTERE DI FARSI LE SEGHE MENTALI E GODERSI LA VITA

di Giulio Cesare Giacobbe

Cos'è una sega mentale? Il pensare a cose che non hanno attinenza con la realtà. Partendo da questo l'autore ci conduce passo dopo passo ad ammettere la tendenza naturale dell'uomo a farsi le seghe mentali e a non vivere nella realtà. La sega mentale è insita nel pensiero dell’uomo, sostiene, tutti gli uomini pensano, quindi tutti gli uomini si fanno le seghe mentali. Continuando la lettura scopriamo che, primo, quando queste seghe mentali ci procurano dolore allora siamo in presenza di pensiero nevrotico, secondo, la soluzione a questo è vivere nella realtà.

Per sapere come, dovrete leggere questo libretto di sole 120 pagine, un mix di psicologia e pensiero pratico con un pizzico di buddismo e filosofia, scritto con un linguaggio diretto, semplice e pieno di umorismo che rende la lettura godibile. Aldilà delle battute e dell'umorismo è un'opera seria ed efficace e lo consiglio a tutti, specialmente se vi perdete nei vostri pensieri, lasciando che la vita vada avanti senza di voi.

L'autore è psicologo e psicoterapeuta, insegna all'università di Genova e ha pubblicato una lunga serie di libri. Nel 1998 ha fondato la psicologia evolutiva che sostiene che l'evoluzione da bambino ad adulto a genitore è alla base di una vita psicologicamente sana e che le nevrosi dipendono dalla persistenza di una personalità infantile.

Qui trovate il sito ufficiale dell'autore, qui un'interessante intervista, qui cosa riporta wikipedia su di lui. Il libro lo trovate su Amazon.it qui e su IBS qui.

A presto ;D

Qui  trovate le altre recensioni.

SOCIETA'
20 maggio 2011
CIO' CHE SPINGE L'UOMO - 2

Nel post precedente (qui) ci chiedevamo: cosa ci fa agire, cosa ci fa scegliere un'alternativa piuttosto che l'altra, cosa pretende soddisfazione?

Siamo andati oltre i bisogni essenziali e il meccanismo basilare “evitare dolore/trovare piacere” e abbiamo elencato i bisogni emotivi fondamentali di tutti gli esseri umani:

  1. bisogno di sicurezza

  2. bisogno di varietà

  3. bisogno di sentirsi importanti

  4. bisogno di amore e unione

  5. bisogno di crescere

  6. bisogno di condivisione

Abbiamo esaminato il primo, il bisogno di sicurezza e abbiamo scoperto che possiamo soddisfare un bisogno in modi diversi: positivi, negativi e neutri e che è importante non solo riconoscere il bisogno di sicurezza nelle nostre scelte, ma anche capire il modo con cui lo soddisfiamo e quale effetto ha questo su di noi e la nostra vita.

Continuiamo ad esaminare gli altri bisogni sopra elencati e partiamo con il bisogno di varietà. Mentre il bisogno di sicurezza ci spinge a cercare certezze e a evitare le incertezze, questo bisogno ci spinge a provare cose nuove, a incontrare persone diverse, a mettere sale nella nostra vita. Immagina se la nostra vita fosse sicura e certa, se facessimo sempre le stesse cose, se il nostro futuro fosse prestabilito.

Come sarebbe la nostra vita?

Esatto! Noiosa!

Il bisogno di varietà nasce dal bisogno di provare emozioni e queste nascono dalle novità, dal conoscere persone nuove, dalla sorpresa, dall'affrontare dei rischi, dal fare cose diverse dal solito, dal viaggiare e scoprire nuovi luoghi, nuovi modi di vedere il mondo, nuovi stati d'animo, anche attraverso l'assunzione di eccitanti come l'alcol o gli stupefacenti. Il nostro cervello è fatto in questo modo, le emozioni dalle più primitive alle più evolute comportano la produzione di mix di sostanze eccitanti, stimolanti, che inondano l'intero corpo, attivando aree del cervello particolari, scatenando reazioni fisiologiche a catena. Pensate alla paura, una delle emozioni più primitive, pensate a cosa succede quando proviamo paura: il nostro corpo produce sostanze che ci preparano all'azione, a reagire il più velocemente possibile all'eventuale minaccia, acuiscono la mente e i nostri sensi. Ora pensate alla passione, o alla gioia, a cosa succede a voi, alla vostra mente, pensate alle sensazioni che provate. In futuro vedremo meglio quello che ci succede quando ci emozioniamo e perché, ora continuiamo con i bisogni.

Il nostro cervello ha bisogno di provare emozioni e fare le stesse cose non ci da emozioni. La vita di noi esseri umani è fatta di emozioni non di gesti o di giorni sempre uguali, per questo arriviamo perfino a sabotare inconsciamente la nostra vita, i nostri rapporti, i nostri progetti, le nostre relazioni, il nostro lavoro per mettere un pizzico di varietà.

Senza arrivare all'auto-sabotaggio, possiamo riconoscere il nostro bisogno di varietà nel bisogno di socializzare, nell'andare a vedere spettacoli (cinema, teatro) o semplicemente ascoltare racconti stimolanti in cui poterci immedesimare o barzellette che ci fanno ridere. Possiamo soddisfare questo bisogno anche con il cibo, strafogandosi per scacciare la noia o guardando la tv, o giocando con la PS. E non dimentichiamo l'alcol, gli eccitanti o le droghe per alterare noi stessi, per essere qualcun altro, per vedere la vita da un punto di vista diverso, per fare cose diverse e rischiose, cose che non faresti mai, per provare emozioni diverse.

Cosa fai tu per soddisfare il tuo bisogno di varietà?

Come lo fai? E' positivo, costruttivo? Oppure è distruttivo e negativo?

Ora passiamo al terzo bisogno, il bisogno di sentirsi importanti. Nonostante il nostro individualismo siamo creature sociali, veniamo educati e allevati dai nostri simili e senza di essi impazziremmo e moriremmo. La vita e le emozioni girano attorno ai rapporti con altri uomini e donne alle relazioni particolari e speciali con alcuni di essi/esse. Da piccoli ci crogioliamo nell'amore di nostra madre e cerchiamo l'attenzione degli altri, da adolescenti ci emozioniamo per ogni piccolo particolare delle nostre relazioni sociali, per ogni sguardo e sorriso, godiamo dell'attenzione di uno altro o più di uno.

Il bisogno di sentirsi importante è questo, ma anche molto altro: è il bisogno di avere un significato, di sentirci necessari, di avere uno scopo, un compito, il bisogno di sentirsi unici. E' un bisogno strettamente legato alla nostra personalità, alla nostra maturità e alla nostra autostima.

Come soddisfiamo questo bisogno?

I successi della nostra vita soddisfano questo bisogno, i risultati che otteniamo nel lavoro e nella vita ci fanno sentire unici. Troviamo soddisfazione anche nelle piccole cose, come con la possibilità di vantare dei titoli: dottore, avvocato, onorevole; o attraverso il possesso materiale di cose come una bella macchina, una bella casa. Pensa a come ti sei sentito quando hai ottenuto il motorino o la tua prima auto. Pensa hai collezionisti all'impegno che mettono per realizzare una collezione unica, per ottenere pezzi rari o unici.

C'è chi soddisfa questo bisogno costruendosi un'immagine unica, uno stile inconfondibile, un modo speciale di apparire e relazionarsi. C'è invece chi lo fa denigrando gli altri, chi facendo di tutto per andare in televisione, chi usando violenza e sopruso. C'è chi utilizza la propria posizione per costringere gli altri ad ascoltarli e chi vuole apparire ammalato per avere la commiserazione altrui.

Sono innumerevoli i modi con cui soddisfiamo questo nostro bisogno. Come soddisfi tu questo bisogno? In modo positivo o negativo?

Il quarto dei nostri bisogni emotivi è il bisogno di amore e unione. E' il bisogno di sentirsi amati, di far parte di qualcosa, di provare un senso di appartenenza, di condivisione, di unione. Questo bisogno nasce dalla nostra natura sociale, di mammiferi, dal nostro istinto alla riproduzione, dalle convenzioni sociali, dalla cultura acquisita. I tre bisogni precedenti per diversi aspetti convergono in quest'ultimo o trovano soddisfazione comune: perché per esempio il gruppo ci offre sicurezza, perché attraverso i rapporti e le relazioni otteniamo le emozioni più intense e quindi varietà, e perché costruire una famiglia ci rende importanti, far parte di qualcosa di grande ci rende importanti.

La massima soddisfazione del bisogno di amore la otteniamo costruendo una famiglia o una relazione intensa e solida, o entrando a far parte di una realtà intensa e coinvolgente come una comunità religiosa. In alternativa c'è chi soddisfa questo bisogno entrando a far parte di un gruppo di amici, o attraverso il sesso, o attraverso religione e spiritualità. C'è chi si prende un cane, perché un cane ti ama in modo incondizionato senza chiederti nulla. C'è chi parla con gli altri dei propri problemi per ricevere conforto e amore oltre che attenzione. C'è chi cerca l'approvazione altrui perché in questo modo si sente accettato e amato. Inoltre otteniamo soddisfazione del nostro bisogno di appartenenza facendo parte di una grande realtà lavorativa, o di un corpo militare, o di una grande nazione.

Questo bisogno ci porta a compiere le scelte più grandi e determinanti della nostra vita o quantomeno le influenza. Famiglia, figli, carriera, amici, relazioni, religione. Parole potenti per scelte e cambiamenti determinanti per la nostra esistenza.

Tu come hai soddisfatto o come soddisfi il tuo bisogno di amore e unione?

Quali scelte hai compiuto spinto da questo bisogno e come hanno cambiato la tua vita?

E' tempo di fermarci. Abbiamo visto i primi quattro bisogni, quelli basilari, legati alle emozioni più semplici. Rimangono gli ultimi due bisogni, più evoluti, quelli che richiedono la capacità di provare emozioni più complesse. Ma lo vedremo nel prossimo post relativo ai bisogni.

Una domanda: quanto pesano questi bisogni emotivi nelle nostre scelte?

Pensateci. Ne parleremo presto insieme.

Ciao! ;D


Qui trovi il precedente post sui “Bisogni”. Se non l'hai letto ti invito a farlo.

CULTURA
17 maggio 2011
IL FLUSSO

Nel precedente post relativo all'Informazione (I SETTE SENSI - 2), abbiamo considerato ogni singolo senso e abbiamo osservato come le informazioni arrivano dal mondo intorno a noi, passano attraverso i sensi e giungono al cervello.

Ora, ti sei mai chiesto quante informazioni riceviamo ed elaboriamo ogni giorno?

Prova a pensarci. Pensa a una tua giornata tipo, passo dopo passo. Pensa alle parole che scambi alla mattina con la tua famiglia, ai giornali che leggi, alla radio che ascolti in auto, a tutto ciò che fai al lavoro.

Sono tante, vero?

Ogni singolo istante, il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali. Viviamo in un flusso di informazioni che ci avvolge come un vento di parole, immagini, odori, e così via. La nostra mente cosciente percepisce solo una piccola parte del flusso di informazioni, la maggior parte lo ignora, lo delega all'inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Prova a immaginare alcuni istanti dei vita: devi uscire di casa, guardi la porta, cerchi la maniglia, la stringi, spingi la porta, segui il tuo braccio che accompagna la porta, lasci la maniglia poi fai due passi fuori e prima di voltarti a chiudere, guardi cosa c'è fuori di casa, osservi le persone che passano, una a una, quello che indossano, le espressioni, poi le automobili in strada, una a una... e così via.

Riesci a immaginare il continuo focalizzare su ogni singolo aspetto della nostra vita? Dopo qualche ora penso usciremmo di testa, non credi?

Per nostra fortuna l'evoluzione non lavora in questo modo, prima c'era la scimmia, l'istinto, l'azione fosse fuga o lotta, poi è venuta la consapevolezza, la mente cosciente. Il nostro cervello “evoluto” è dotato di strumenti di analisi veloci ed efficaci che non si limitano a individuare cosa è importante e ad attirare l'attenzione delle mente conscia su certe informazioni. Il cervello vaglia tutte le informazioni secondo categorie e priorità, e se possibile applica a ognuna delle vere e proprie scorciatoie, schemi mentali profondamente definiti nel nostro cervello.

Provo a spiegarmi meglio.

Cammini per strada con un amico, state parlando. La tua mente è “focalizzata” in buona parte sul discorso, sulle parole, sul tono della voce, sul volto, sulla gestualità. D'altra parte non solo camminate, ma evitate gli altri passanti, vi fermate agli incroci e riconoscete lo stato del semaforo, vi soffermate ai passaggi pedonali e scegliete il momento per passare. Lanciate uno sguardo alla scollatura della ragazza che sistema la vetrina o al didietro del ragazzo che sta aprendo il lucchetto della bici, vi orientate fino al ristorante in cui mangerete.

Tutte queste attività secondarie sono quasi automatiche perché la nostra mente riceve ed elabora tutto quello che vediamo, ascoltiamo, riceviamo attraverso i sensi. Proprio tutto. Anche se ne siamo appena coscienti o del tutto incoscienti.

Il focus, il “fuoco” della nostra attenzione cambia a seconda del contesto, della concentrazione o del contenuto delle informazioni. Se stiamo ascoltando un discorso tutto il resto perde importanza e l'attenzione è focalizzata solo su un individuo e le sue parole. Ci ricorderemo di quello che ha detto, ma ben poco degli altri presenti. Se invece stiamo cercando qualcuno tra la folla, il nostro sguardo individuerà prontamente tutti quelli il cui colore di vestiti e di capelli corrisponde a chi stiamo cercando.

Siamo consapevoli solo di una minima parte delle informazioni che riceviamo e elaboriamo. La maggior parte rimane nell'ombra, ma questo non significa che queste informazioni non possano influenzarci, per esempio modificando le nostre emozioni.

Torniamo all'esempio: parli con il tuo amico e qualcosa in lui non ti convince. Senza che te ne renda conto consapevolmente percepisci qualcosa nel suo atteggiamento fisico, nell'espressività del volto contrasta con le sue parole. Ti sta nascondendo qualcosa.

Per chiarire, le parole sono una minima parte delle informazioni che ci scambiamo comunicando, di solito le parole veicolano meno del 10% delle informazioni, mentre la maggior parte della comunicazione si svolge attraverso il linguaggio non verbale (gestualità, movimenti del corpo, espressività del viso) e il rimanente attraverso quello paraverbale (tonalità e timbro della voce, la velocità con cui parliamo, il ritmo). Ne parleremo approfonditamente nel prossimo futuro.

Tornando ancora all'esempio, il tuo inconscio si è accorto della contraddizione tra parole e comunicazione non verbale interpretando le informazioni che il tuo amico ti trasmette a sua volta inconsciamente. Ma tu però non l'hai colto consapevolmente.

Quindi, quanto siamo consapevoli delle informazioni del flusso che ci avvolge?

Molto poco.

Il discorso è appena iniziato, ma continueremo nel prossimo post relativo all'informazione. Seguitemi e commentate, ogni commento è utile e offre spunti di approfondimento.

A presto ;D


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permalink | inviato da Elnor il 17/5/2011 alle 21:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
16 maggio 2011
Prove di trasmissione 3

C'è qualcuno? Ci siete ancora?

Ben ritrovati.

Dopo giorni di tempesta in cui il blog ha sofferto più di 70 ore di blackuot totale o parziale o problemi vari, sembra che il servizio della piattaforma sia di nuovo attivo.

Le cause di questo non sono ancora chiare, i gestori della piattaforma non hanno ancora dato spiegazioni, ma penso sia legato a un attacco informatico in piena linea, lo stesso che ha colpito Wordpress e Blogger, la piattaforma di blog di Google.

Vista la situazione sgradevole, ho deciso di aprire un mirror del blog su una piattaforma più affidabile (qui). Aggiornerò entrambi i blog finché non troverò un hosting affidabile su cui piazzarlo.

Wordpress è una piattaforma molto più evoluta di questa e se volete il commento di un profano: è veramente notevole. Sto ancora imparando a usare lo strumento e caricando i post vecchi, ma vi invito lo stesso a dare un'occhiata per dirmi cosa ne pensate.

Dopo l'analisi sulla scelta referendaria, dal prossimo post torneremo a cavalcare i nostri argomenti preferiti.

Mi scuso ancora per l'assenza forzata e vi ringrazio della pazienza.

A presto ;D


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permalink | inviato da Elnor il 16/5/2011 alle 13:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
13 maggio 2011
Scegliere – REFERENDUM – 2


Riprendiamo quanto visto nel post precedente (qui) sullo strumento del referendum e sulla scelta relativa. Ricordate?

Un referendum è una consultazione degli elettori, che serve a cancellare parzialmente o totalmente una legge. Deve esser richiesto da almeno cinquecentomila elettori o da cinque consigli regionali e, perchè sia valida, deve votare il 50% degli elettori aventi diritto (i maggiorenni) più 1.

Ci eravamo posti alcune domande per mettere meglio a fuoco l'intera questione e avevamo osservato che un referendum è un strumento sminuito e osteggiato dalla politica e sottovalutato da una buona parte dei cittadini italiani.

Ora prendiamo come esempio concreto il prossimo referendum del 12 e 13 giugno, dove saremo chiamati a decidere su quattro quesiti, riguardanti l'abrogazione di leggi relative al nucleare, all'acqua pubblica e al legittimo impedimento.

Il primo punto che vi invito a considerare è il quando.

Chi decide la data del referendum?

La legge definisce un intervallo di due mesi, ma è la classe politica che decide la data.

Quest'anno si tengono anche le elezioni amministrative, a giorni ormai, allora perché non hanno accorpato insieme queste e il referendum? I vantaggi sarebbero stati notevoli: elezioni e referendum costano alla collettività e il risparmio stimato si aggira attorno ai 400 milioni di euro. Lo ripeto, noi risparmieremmo 400 milioni di euro delle nostre tasse. In secondo luogo sarebbe più facile raggiungere il quorum (50% + 1 voti) e quindi sarebbe minore il rischio di buttare via i soldi del referendum (ben di più dei 400 milioni precedenti).

Perché sarebbe più facile raggiungere il quorum?

Perché a giugno le scuole chiudono, le giornate si fanno belle e inizia l'estate italiana, quindi parte dei cittadini la domenica sono distratti da altro, mentre a maggio no. Inoltre e soprattutto le amministrative vengono pubblicizzate e propagandate dalla politica a tamburo battente attraverso i media, incontri e comizi. Mentre il referendum, nonostante l'utilità e l'importanza per i cittadini, non gode di altrettanta attenzione e pubblicità. Anzi, quest'anno come già accaduto ripetutamente nell'ultimo decennio, c'è stato un evidente boicottaggio della diffusione dell'informazione relativa al referendum sui mezzi di informazione privati e pubblici.

Chi ostacola l'informazione sul referendum?

Chi controlla i media su cui deve essere veicolata l'informazione. Nel prossimo futuro faremo un'analisi approfondita dei media italiani, per ora semplifichiamo: la televisione pubblica è sotto il controllo della politica, le tv private sono proprietà o sotto il controllo dell'attuale presidente del consiglio, lo stesso vale molto grossolanamente per la maggior parte delle radio e dei giornali, anche se la realtà è più complessa e gli attori coinvolti sono diversi (industriali, banche, eccetera), ma per ora limitiamoci a questo. Possiamo quindi dire che la classe politica per prima ostacola l'informazione sui referendum.

Oltre a tutto questo, più volte negli ultimi quindici anni la classe politica ha chiesto espressamente hai propri sostenitori di non andare a votare ai referendum, disinformando manifestamente i cittadini sui quesiti e sullo strumento del referendum.

Il perché lo faccia l'abbiamo visto nel post precedente, ma in sostanza la classe politica lo fa per:

  1. evitare un giudizio negativo sul suo operato;

  2. non dover rispondere alla volontà popolare;

  3. evitare limitazioni al proprio potere;

  4. indurre i cittadini a delegare a loro e limitarsi ad essere spettatori e non protagonisti;

  5. perché trae vantaggio diretto o indiretto dalla legge oggetto di abrogazione.

Ora esaminiamo i quesiti del prossimo referendum. Vorrei esaminare con voi vantaggi e svantaggi di un risultato positivo.

Quesito 1:

«Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante «disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?».

Come è intuibile, il quesito mira ad abrogare la legge sul “legittimo impedimento”, che la classe politica ha fatto per fornirsi di un ulteriore strumento di protezione dall'azione giudiziaria. Personalmente mi chiedo come mai dopo sessantanni di repubblica sia sorto il bisogno di ulteriore protezione. Più in generale è evidente che l'abrogazione svantaggerebbe la classe politica e avvantaggerebbe i cittadini portando equilibrio tra i poteri dello stato.

Quesito 2:

«Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?».

Questo quesito mira ad abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”, in sostanza va a bloccare i progetti di realizzazione di impianti per la produzione di energia nucleare. Questi progetti sono stati realizzati dalla classe politica nonostante un precedente referendum in proposito e nonostante la maggioranza dei cittadini italiani non volesse e non voglia il nucleare in Italia.

L'abrogazione svantaggerebbe la classe politica che ha messo in piedi la cosa e gli industriali che mirano a guadagnarci con la costruzione e la gestione degli impianti industriali; mentre avvantaggerebbe i cittadini prevenendo i costi a breve e lungo termine del nucleare e soprattutto eliminando tutti i rischi legati al nucleare, da quelli dell'aumento della radioattività vicino alle centrali e ai siti di stoccaggio, a quelli di incidenti catastrofici imprevisti a centrali e siti di stoccaggio come avvenuto recentemente in Giappone.

Quesito 3:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria» convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante «Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia» e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante «Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea» convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?».

Quesito 4:

«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 «Norme in materia ambientale», limitatamente alla seguente parte: «dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito»?».

Questo due ultimi quesiti mirano a bloccare la privatizzazione dell'acqua pubblica, il primo agendo sulle modalità di affidamento dei servizi pubblici locali, il secondo sulla norma che “regola” la tariffa del servizio idrico. L'affidamento di una risorsa fondamentale come l'acqua dalle mani di un servizio pubblico a beneficio dei cittadini a quelle di un'azienda privata il cui scopo è il lucro, il guadagno, ha come conseguenza inevitabile un aumento del prezzo e in certi casi un peggioramento dei servizi. Questo è dimostrato dalle esperienze nel resto del mondo nell'ultimo decennio, a partire dalla Bolivia, dove la privatizzazione dell'acqua ha portato a un conflitto civile, fino alla stessa Europa dove le città come Parigi e Berlino si sono riappropriate della loro acqua appunto a seguito dei costi eccessivi per i cittadini e del peggioramento del servizio.

Per questo possiamo dire che l'abrogazione svantaggerebbe gli imprenditori, le società, gli industriali e i grandi gruppi intenzionati a gestire l'acqua pubblica guadagnandoci e avvantaggerebbe i cittadini che non dovrebbero pagare di tasca propria aumenti delle tariffe.

Siamo in fondo. Vi ringrazio della pazienza e mi scuso per essermi dilungato, ma penso che sviscerare a fondo questi argomenti dia a tutti una prospettiva più ampia sulla scelta da compiere e sulla realtà in cui viviamo.

Vi prometto argomenti altrettanto interessanti, per adesso vi invito ad andare a votare per il referendum, qualunque sia la vostra scelta. Ricordo che con “SI” scegliete di abrogare le leggi, con “NO” scegliete di non abrogarle.

A presto ;D

Qui  trovi il precedente post sui referendum.


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permalink | inviato da Elnor il 13/5/2011 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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