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SOCIETA'
28 ottobre 2012
Tentano ancora di mettere il bavaglio alla rete 2

 

La legge bavaglio è in parlamento!

Nel post precedente (qui) abbiamo visto come la nostra politica stia tentando una volta ancora di imbavagliare l'informazione in rete, in particolare la blogosfera. Dico ancora perché sono anni che in parlamento tentano in un modo o nell’altro di limitare la circolazione delle informazioni in rete e la libertà di parola.

Non a caso Reporter senza Frontiere classifica l'Italia al 61° posto per libertà di stampa, al livello di paesi del terzo mondo (vedi qui).

Un emendamento al disegno di legge sulla diffamazione, presentato da Pdl, Pd e Lega insieme e passato in commissione giustizia al Senato, che reintroduce l'obbligo di rettifica entro 48 ore da parte di ”siti informatici di natura editoriale”, su richiesta di chiunque si ritenga diffamato, che la notizia riportata sia vera o meno. In caso di inadempienza i gestori possono essere portati in giudizio e multati fino a centomila euro.

E ora la legge è arrivata in Senato e, vista l'urgenza, è più che probabile che verrà votata in fretta.

Perché l'urgenza?

Per stessa ammissione dei partiti, questa è l'ennesima legge ad personam, in particolare realizzata per “salvare” dalla prigione Sallusti, condannato per diffamazione aggravata, in nome della libertà di informazione.

Un disegno di legge che dovrebbe difendere la libertà di informazione, al contrario la limita.

Come è possibile?

A causa di una disciplina dell’editoria mal scritta, tutti i siti web possono essere di natura editoriale e quindi soggetti all’obbligo di rettifica, che di fatto spingerebbe i blogger ad autocensurarsi per non incorrere in un processo penale e nelle pesanti sanzioni per inadempimento appunto di questo obbligo. Oppure li spingerebbe a rettificare le informazioni a prescindere dalla fondatezza della richiesta.

Il rischio è tale che la stessa Wikipedia si è mossa allertando i suoi utenti su quello che sta accadendo (vedi qui), in quanto questa norma va contro la sua natura “aperta” e oltre le sue risorse e la sua politica di gestione. C'è il rischio molto concreto che questa norma porti all'oscuramento dell'enciclopedia in Italia.

Perché la politica vuole questa norma?

Per controllare la circolazione delle informazioni. Chi controlla l’informazione controlla le persone che la ricevono se non hanno alternative con cui verificarla. Come ho già ripetuto molte volte, i media allineati sono di solito di proprietà o nelle mani di gruppi di potere, quali banche, governi, partiti, industriali, lobby, eccetera. E quest’ultimi non comprano un media per beneficenza, ma con un interesse preciso: influenzare l’informazione. Di fatto i proprietari o i gruppi di potere decidono, dettano o nel migliore dei casi influenzano le politiche editoriali, le priorità degli argomenti e le censure.

E' l’ennesimo attacco alla libertà di informazione. Quindi facciamo circolare l’informazione e facciamo pressione sugli imprenditori, giornalisti e politici che conosciamo, affinché a loro volta facciano sapere che i cittadini non vogliono queste assurdità.

Qui puoi trovare la pagina principale di Wikipedia con il banner informativo, qui puoi trovare un articolo del Il Post e qui puoi trovare un post di Reporter senza Frontiere.

A presto ;D 

CULTURA
26 ottobre 2012
I miti del capitalismo - 1

 

Qualche giorno fa parlavo di capitalismo con un gruppo di amici e mi sono reso conto quanto il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso alla propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna. Protagonisti della diffusione di questi miti sono i media, naturalmente, dalla tv al cinema, dai giornali al web. Ma oltre ai media, questi miti sono stati promossi per decenni anche attraverso la scuola e l'università, a opere letterarie, distribuite grazie al controllo dell'editoria, perfino a istituzioni religiose.

Oggi che assistiamo a un'evoluzione “finanziaria” del capitalismo, oggi che il capitale torna alla carica del bene pubblico e vuole appropriarsi delle prerogative e delle sovranità degli stati, è importante avere bene chiaro in mente quale sia il vero volto del capitalismo.

Cos'è il capitalismo?

In sintesi è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è l'accumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Quali sono i principali miti del capitalismo?

Il sogno americano

Secondo l'ideologia capitalista, il capitalismo è l'unico sistema economico che permette di realizzare se stessi, cioè permette l'arricchimento di chiunque, in base alle proprie capacità. Chiunque può diventare ricco se lavora duramente e con convinzione. Nella realtà il capitale tende ad accentrarsi nelle mani dei pochi, attraverso l'appropriazione delle ricchezze altrui. A parte rare eccezioni questo non avviene attraverso il lavoro, che per il capitalismo non è altro che una risorsa da cui trarre profitto, ma sfruttando posizioni dominanti, di monopolio, di potere e attraverso coercizione, persuasione e inganno, spesso violando le leggi civili e morali.

I miglioramenti dello stile di vita delle popolazioni non dipendono dal capitalismo, che al contrario normalmente non si cura dei costi sociali e ambientali delle attività che conduce, ma dipendono dagli stati e dallo sviluppo culturale, tecnologico e sociale.

Questo mito è molto diffuso e resistente alle evidenze storiche, sostenuto tra l'altro da alcune religioni, come per esempio quella Protestante. Il suo scopo è tenere sotto controllo le classi più povere e spingerle a sostenere il capitalismo.

Capitalismo uguale ricchezza per tutti

Un altro mito è quello che afferma che, in un'economia di mercato, la ricchezza prima o poi viene ridistribuita. Come la storia dimostra, questo non è vero: lo scopo del capitalismo è l'accumulo della ricchezza e la conseguenza è il divario tra i ricchi e le classi più povere, come si è osservato nei paesi occidentali con l'avvento della globalizzazione e la perdita di sovranità degli stati. In realtà l'economia di mercato non può esistere senza classi medie capaci di spendere, cioè non può esistere senza una ridistribuzione della ricchezza. Nonostante questo il sistema capitalistico non prevede in sè sistemi efficaci di ridistribuzione della ricchezza ed è sempre indirizzato verso la propria distruzione.

Lo scopo di questo mito è tenere sotto controllo le classi più povere e permettere ai capitalisti di fare profitto senza ulteriori ostacoli o competitori. Nel passato fu usato per limitare la diffusione delle idee socialiste e indebolire i paesi comunisti e socialisti.

Capitalismo uguale libertà

Il capitalismo ci rende liberi di prendere le nostre decisioni, per esempio, ci permette di scegliere il nostro modo di vivere, il luogo in cui vivere, il lavoro, il cibo che mangiamo, eccetera. Anche se ci limitiamo a considerare la libertà come “libertà di scelta”, ebbene il capitalismo limita la nostra libertà di scelta. La possibilità di scegliere tra dieci tipi diversi di salsa di pomodoro in un supermercato non è libertà.

Come abbiamo già ripetuto, lo scopo del capitalismo è l'accumulo di ricchezza nelle mani di una minoranza e la conseguente riduzione di ricchezza nel resto della popolazione comporta una riduzione della capacità di spendere e quindi delle possibilità di realizzare i propri obiettivi personali, quindi della libertà di scelta. Se non abbiamo i soldi per mangiare o una casa in cui abitare, non abbiamo scelta. Se non arriviamo a fine mese con il nostro stipendio non abbiamo molta scelta. Anche se abbiamo abbastanza soldi, ma spendiamo i nove decimi della nostra vita a fare lavori che non amiamo non abbiamo molta scelta.

Non credi?

Come abbiamo considerato all'inizio, il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno e questa è un'implicita limitazione della libertà di scelta di ognuno di noi. Spesso, per giustificare questo mito vengono attribuiti al capitalismo meriti che appartengono alla democrazia, agli stati, allo sviluppo culturale e tecnologico, eccetera. Come la libertà di parola, per esempio, o la libertà di scegliere i propri rappresentati, essere informati, viaggiare e molto altro.

Lo scopo di questo mito è naturalmente il controllo delle popolazioni e spingerle a sostenere il modello capitalista. Viene inoltre utilizzato per giustificare l'interferenza negli affari di paesi non capitalisti.

Per chiarire meglio il rapporto tra capitalismo e libertà è opportuno approfondire anche il rapporto con la democrazia e gli stati e il concetto di libero mercato. Lo faremo nel prossimo post sull'argomento. Per stasera mi sono dilungato troppo.

Ti ringrazio di avermi seguito sin qui.

Grazie e a presto ;D

POLITICA
22 ottobre 2012
PAROLE PER PENSARE – La giustizia in Italia

Questa sera ti propongo un altro video di grande satira.

Eun altro dei pezzi di satira di Ascanio Celestini, capace di farti ridere e allo stesso tempo farti riflettere. Il tema del video è la giustizia in Italia, una giustizia con molte macchie, lenta e bizantina, e obiettivamente poco equa e "giusta". Una giustizia modellata dalla politica e dalle classi dirigenti per essere garantista verso certe classi sociali e verso certi reati, ed essere dura verso quelli che contano poco. Clestini ci offre accenni a fatti e nomi che spingono a porsi domande sul vero volto della realtà quotidiana.

Ascanio Celestini è attore teatrale e regista, scrittore e drammaturgo. Qui puoi trovare il suo blog, qui la pagina di Wikipedia che lo riguarda.

Come al solito ti invito ad ascoltare con attenzione e senso critico quello che dice e ad informarti sui fatti e sulle informazioni che offre.

Buon divertimento e a presto ;D

Qui trovi gli altri video della rubrica

ECONOMIA
19 ottobre 2012
L’EURO NON E' IRREVERSIBILE

 

Anche oggi l'ennesimo conoscente mi ha ripetuto il mantra “questa crisi è nostra responsabilità”, che ci meritiamo le tasse perché abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, che ci meritiamo un governo di tecnici perché siamo corrotti e menefreghisti, che non siamo degni né capaci di stare alla pari degli altri paesi europei.

Balle.

E' vero che abbiamo forse la classe politica più corrotta d'Europa, che abbiamo la 'ndrangheta e la mafia, che abbiamo molti imprenditori indegni di questo nome che vivono alle spalle dello stato. Il resto è propaganda, sono balle, specialmente quelle sull'origine della crisi. La crisi in Europa è arrivata sull'onda della crisi immobiliare statunitense del 2007-2008, ma ha una sola causa: l'euro.

Esatto la nostra moneta. La causa della situazione attuale è dovuta al fatto che non abbiamo più una moneta sovrana, ma abbiamo una moneta presa in prestito da una banca privata posseduta da banche private. Quindi gli stati non hanno più la possibilità di usufruire dei vantaggi di una moneta sovrana, il primo dei quali è produrla la moneta, ma sono costretti a prenderla in prestito pagando un interesse. La banca centrale europea fornisce denaro in prestito alle banche private che lo prestano a interessi superiori agli stati. Chiaro?

In questo modo siamo diventati vassalli della banca centrale europea e di chi la controlla.

Cerco di essere più chiaro: chi ha voluto l'euro e perché?

L'euro è stato proposto dai grandi capitali, dalle grandi banche, fondi finanziari, multinazionali, grandi istituzioni (FMI, Banca mondiale, ecc), grandi gruppi, eccetera. Gli stessi per intenderci che hanno “spinto” e manipolato per ottenere la globalizzazione, cioè la libera circolazione delle merci e dei capitali. Costoro desideravano un sistema a cambi fissi che salvaguardasse i loro capitali dalla svalutazione delle monete, dopo la fine del regime di Breton Woods con l'abolizione della convertibilità del dollaro in oro.

La creazione di un'Europa unita a livello monetario, ma senza un governo unico, comporta che i paesi meno competitivi a livello economico e con una più alta inflazione non possono più svalutare la moneta per recuperare competitività. Non essendoci dei meccanismi di compensazione e non avendo più una moneta propria, questi paesi non possono fare altro che scaricare sull'economia interna i loro debiti. Questo significa aumentare le tasse, svalutare i salari, tagliare i servizi pubblici, limitare l'inflazione attaccando i consumi. Naturalmente i paesi più competitivi fanno lo stesso per mantenere la loro posizione di forza e imporre agli altri le loro politiche economiche e i loro modelli, ma è una gara tra gli stati europei che va a vantaggio dei capitali e a svantaggio dei cittadini. Di tutti, anche quelli tedeschi per esempio, che negli ultimi anni hanno subito la stessa medicina degli italiani, ma non ce lo dicono.

Come fanno gli stati a ottenere la moneta che serve loro?

Sì, anche dalle tasse, ma se hanno bisogno di liquidità, per esempio per rilanciare l'agricoltura italiana, la moneta la prendono vendendo titoli di stato alle banche private. Il problema è che una parte importante dei titoli di stato è nelle mani delle banche internazionali e che solo pochi soggetti possono partecipare alle aste dei titoli di stato (leggi questo post), questo fa sì che la finanza decida di fatto gli interessi dei titoli di stato agendo sullo spread, per esempio vendendo titoli che hanno o che non hanno (allo scoperto) per ridurne il valore sul mercato. Quindi gli stati ballano alla musica dei grandi capitali.

Che sono coloro che hanno voluto l'euro per guadagnare di più alle spalle dei cittadini e che mirano a saccheggiare gli stati dei beni pubblici e ad appropriarsi della sovranità degli stati.

Perché nella situazione ora descritta, uno stato europeo che non ha i soldi, per mantenere i “trattati” è costretto a scelte fiscali e finanziarie dettate dall'Europa, cioè dagli stati più forti e dai grandi capitali. Questo significa aumentare le tasse, svalutare i salari, tagliare i servizi pubblici, ma anche svendere beni pubblici e servizi pubblici. Dico svendere perché è quello che accade in momenti di crisi e recessione.

Inoltre uno stato senza soldi non può fare politica economica o sociale. Non può quindi rilanciare la propria economia, con il risultato di entrare in recessione e di impoverire il tessuto sociale con tutte le conseguenze che possiamo immaginare. Questo finché da questa gara tra gli stati europei non esce un vincitore, cioè finché gli stati non saranno costretti a cedere la loro sovranità politica agli organismi europei per creare un governo centrale europeo sotto l'influenza dello stato più forte, per esempio la Germania.

Il problema critico è che questo governo europeo non può essere, né potrà essere democratico. In primo luogo perché l'Europa non è democratica adesso, a meno di non considerare democratica l'elezione di un parlamento che non conta nulla, mentre la vera politica e le decisioni vengono prese nelle commissioni da burocrati non eletti e da lobbisti che curano gli interessi dei grandi capitali e delle elitè. Il secondo motivo per cui un governo centrale europeo non sarà democratico è che non esiste un popolo europeo, ma molti popoli divisi.

Il risultato di un governo realizzato in questo modo è un regime oligarchico nelle mani di un burocrazia al servizio degli interessi delle classi dominanti.

Ti pare un'esagerazione? Un film di fantascienza?

Ebbene, sappi che non te lo dico solo io, un signor nessuno, ma ce lo dicono loro, quelle classi dominanti che vogliono tutto questo. Prima forse era difficile capire il piano, nonostante gli economisti seri sapessero già vent'anni fa come sarebbero andate le cose con la moneta unica, lo avevano previsto e lo insegnavano nelle aule delle università, ma ora basta cercare e leggere con attenzione i documenti europei e le pubblicazioni delle lobby. C'è scritto tutto, dal governo unico al controllo dei popoli rompipalle che non devono interferire.

Come si può evitare tutto questo?

Bravo. Uscendo dall'euro.

Loro lo sanno e stanno facendo di tutto per evitare che accada. Attraverso i media continuano a ripetere che non si può uscire dall'euro, che non c'è un'alternativa, che uscire sarebbe un disastro, che l'Europa si deve fare ad ogni costo, non si capisce bene perché. Hanno creato e gonfiato il mito dell'Europa unita e continuano a usarlo come uno scudo alzato, come un motivo fondato per non cambiare le cose.

In realtà uscire dall'euro è il modo più veloce e indolore per i popoli europei per finire questa guerra economico-finanziaria e con essa la crisi. Dicono che le conseguenze saranno terribili, che ci sarà la svalutazione e l'inflazione, che non potremo più comprare dall'estero, che non saremo capaci di sopravvivere da soli. Balle. Certo che la moneta sarà svalutata, ma molto meno di quello che dicono e ci renderà più competitivi economicamente, mentre non ci sarà un'impennata dell'inflazione, perché non c'è correlazione tra svalutazione e inflazione, e quel lieve aumento di inflazione sarà un vantaggio perché eroderà il debito pubblico e privato.

Tra l'altro l'idea che l'inflazione sia un mostro da temere e da contenere assolutamente è un'altra delle menzogne che le elitè hanno fatto circolare e radicato attraverso i mezzi di informazione, ma è un falso. Basta chiedere a un economista serio.

Non dimentichiamo l'ultimo degli spauracchi che ci sventolano davanti: senza Europa torneranno le guerre. Balle. Che legame c'è tra un Europa divisa e lo scoppio di conflitti? Nessuno. In realtà la guerra c'è ora, ma è condotta con armi diverse, armi finanziarie che fanno più danni e provocano più sofferenze di un conflitto militare.

L'euro non è irreversibile e uscire dall'euro non sarà l'apocalisse.

Il solo fatto che continuino a ripeterci il contrario, attraverso tutti i media e ogni giorno, non è che una conferma. Sanno bene che basterebbe l'uscita di uno solo dei paesi europei per far cadere il castello di carte.

Quindi cosa vogliamo fare?

Tu cosa vuoi fare?

Resterai a guardare?

Informati, non ti fidare di quello che dico io, verifica e studia, e informa coloro che ti sono vicino. E' tempo che la cittadinanza si svegli dal torpore, in fretta, se non vuole assaggiare il peggio.

Grazie dell'attenzione a presto ;D

16 ottobre 2012
PAROLE PER PENSARE – Inceneritori e nanoparticelle

 

 

Questa sera ti propongo non uno, ma due video molto interessanti su rifiuti, inceneritori e nanoparticelle.

Il primo è una conferenza del professore Montanari, direttore scientifico del laboratorio di nanodiagnostica a Modena, in cui spiega con parole semplici cosa sono le nanoparticelle, da dove provengono e quali effetti hanno sulla nostra salute. E' un ascolto inquietante che svela un aspetto invisibile del mondo che ci circonda, una minaccia per la nostra salute e per la salute della nostra famiglia. Che ci piaccia o meno, l'aria che respiriamo e quello che mangiamo e beviamo sono esposti all'inquinamento delle polveri sottili che le attività umane producono.

Il secondo video è un'intervista allo stesso Montanari che in dieci minuti ci profila cosa si nasconde dietro al business degli inceneritori e dei rifiuti. Non credo ci siano bisogno di commenti.

Come al solito ti invito ad ascoltare con attenzione e senso critico quanto viene esposto. Ti invito anche a verificare le informazioni presso altre fonti.

Stefano Montanari è uno scienziato, scrittore, blogger e divulgatore di fama internazionale. Fa parte di un gruppo di lavoro coordinato dalla moglie, la dr.ssa Antonietta Gatti, che studia le nanoparticelle e il loro effetto sulla salute umana e che ha ricevuto l'incarico dalla Comunità Europea di svolgere diversi progetti di ricerca. Qui trovi il sito di Montanari, qui la pagina su wikipedia e qui i libri che ha scritto fino ad oggi.

Buona visione e a presto ;D 

POLITICA
13 ottobre 2012
Tentano ancora di mettere il bavaglio alla rete

 

Ci provano ancora, nonostante tutto. La politica tenta ancora di imbavagliare la rete, in particolare di costringere la blogosfera al silenzio. Dico ancora perché sono anni che in parlamento tentano in un modo o nell'altro di limitare la circolazione delle informazioni in rete e la libertà di parola.

Questa volta sono ritornati con l'idea dell'obbligo di rettifica entro 48 ore per tutti i siti informatici come prevedeva la vecchia legge sulla stampa, altrimenti i gestori saranno puniti con una sanzione a quattro zeri. Questo è in sintesi il contenuto di diversi emendamenti al disegno di legge relativo alla diffamazione che si sta discutendo in Senato in questi giorni, emendamenti proposti da Pdl, Pd e Lega insieme.

Il paradosso è che un disegno di legge che dovrebbe difendere la libertà di informazione, al contrario la limita.

Mi chiedi perché dovrebbe limitarla?

Perché per la disciplina dell'editoria mal scritta, tutti i siti web possono essere di natura editoriale e quindi soggetti all'obbligo di rettifica, che di fatto spingerebbe i blogger ad autocensurarsi per non incorrere nelle pesanti sanzioni per inadempimento appunto di questo obbligo. Oppure li spingerebbe a rettificare le informazioni a prescindere dalla fondatezza della richiesta.

Perché lo fanno?

Per controllare la circolazione delle informazioni. Chi controlla l’informazione controlla le persone che la ricevono se non hanno alternative con cui verificarla. Come ho già ripetuto molte volte, i media allineati sono di solito di proprietà o nelle mani di gruppi di potere, quali banche, governi, partiti, industriali, lobby, eccetera. E quest’ultimi non comprano un media per beneficenza, ma con un interesse preciso: influenzare l’informazione. Di fatto i proprietari o i gruppi di potere decidono, dettano o nel migliore dei casi influenzano le politiche editoriali, le priorità degli argomenti e le censure.

Assistiamo all'ennesimo attacco alla libertà di informazione. Quindi facciamo circolare l'informazione e facciamo pressione sugli imprenditori, giornalisti e politici che conosciamo, affinché a loro volta facciano sapere che i cittadini non vogliono queste assurdità.

E facciamolo in fretta, perché martedì prossimo si votano gli emendamenti in commissione giustizia al Senato.

Qui puoi trovare una conferma del FattoQuotidiano, qui una su QN.

A presto ;D

CULTURA
12 ottobre 2012
PAROLE PER PENSARE – Il consumismo e i desideri

Questa sera vi propongo un video divertente e che fa riflettere.

E' uno dei pezzi di satira di Ascanio Celestini, uno dei pochi comici satirici che ancora si affaccia alla tv e che non fa solo ridere, ma anche pensare. Nel video propone una storia semplice e ritmata che spinge inevitabilmente a porsi domande sulla nostra vita, sui desideri e sulla loro origine e soprattutto ci spinge a chiederci cosa è importante nella vita.

Ascanio Celestini è attore teatrale e regista, scrittore e drammaturgo. Qui puoi trovare il suo blog, qui la pagina di Wikipedia che lo riguarda.

Come al solito ti invito ad ascoltare con attenzione e senso critico quello che dice.

Buon divertimento e a presto ;D

Qui trovi gli altri video della rubrica

CULTURA
9 ottobre 2012
Giappone, Venezuela e Siria: come i media distorcono la realtà

 

Stasera parliamo di media e di realtà.

Nel post “Media di oggi” abbiamo visto come di solito pensiamo che l’informazione che riceviamo dai canali ufficiali delle istituzioni democratiche e dai media sia degna di tale nome cioè di qualità, mentre in realtà lo scopo dei media non è quello di informare, ma di guadagnare sull’informazione.

Inoltre, come ho già ripetuto molte volte, i media sono di solito di proprietà o nelle mani di gruppi di potere, quali banche, governi, partiti, industriali, lobby, eccetera. E quest’ultimi non comprano un media per beneficenza, ma con un interesse preciso: influenzare l’informazione. Di fatto i proprietari o i gruppi di potere decidono, dettano o nel migliore dei casi influenzano le politiche editoriali, le priorità degli argomenti e le censure.

Non ricordo chi abbia detto “chi controlla l'informazione controlla i popoli”, ma aveva dannatamente ragione.

In che senso, come?

Ok, provo a farti qualche esempio. Un classico per iniziare, la stanza chiusa. Immagina di vivere in una casa da cui non puoi uscire e sai quello che accade fuori guardando dalla finestra e grazie a una persona che viene a trovarti ogni giorno. Questa può raccontarti la verità, o meglio quello che conosce dei fatti esterni, oppure può manipolare l'informazione e far apparire gli eventi esterni in modo diverso. Per esempio può farti credere che il mondo esterno sia pericoloso, pieno di delinquenti che entrano nelle case per svaligiarle. L'informazione provoca reazioni ed emozioni in noi tutti, in questo caso paura. Perché il tuo informatore dovrebbe indurti alla paura? Per molti motivi, per esempio per costringerti a rimanere in casa, per controllarti, per spingerti a spendere per rendere più sicura la casa e molto altro ancora.

Questo è un esempio semplice, di facile gestione, ma di esempi ce ne sono molti e tutti confermano il punto: chi controlla l'informazione controlla le persone che la ricevono se non hanno alternative con cui verificarla. E di alternative al giorno d'oggi ce ne sono, non sempre ma ce ne sono, ma di solito non sono a portata di mano, bisogna cercarsele e spendere tempo e risorse per trovarle. La maggior parte delle persone prende le informazioni dove può e preferibilmente da fonti vicine, di facile accesso, poco costose. Non è un caos che la maggior parte degli italiani si informa dalla televisione.

Tutto chiaro?

Stasera voglio proporti tre esempi attuali di come l'informazione dei media viene influenzata e manipolata.

Venezuela.

In Venezuela ci sono state le elezioni e Hugo Chavez ha vinto per la quarta volta nonostante il suo avversario avesse l'appoggio di tutti i media privati venezuelani, del Fondo monetario internazionale, degli Usa e delle grandi banche. Eppure nessuno spiega che la vittoria di Chavez è una sconfitta della finanza internazionale come dimostra il crollo del petrolio e delle borse pochi minuti dopo la dichiarazione ufficiale. La finanza che in europa demolisce gli stati e si appropria della sovranità dei popoli, in sudamerica è stata sconfitta dal voto democratico di un popolo. Si leggono accuse di manipolazioni e di golpe, ma nessuno racconta come la disinformazione anti-Chavez non si sia limitata solo ai media privati, venezuelani e internazionali, ma come abbia infuriato anche sul web, anche in Italia. Qui puoi trovare l'interessante articolo sull'argomento di Modigliani, qui e qui puoi trovare gli articoli del Fatto e della Repubblica.

Siria.

Che ci sia una guerra in Siria lo sappiamo tutti, ogni giorno i media ci parlano dei bombardamenti in Siria, degli scontri con i ribelli, dei morti. Tv e giornali, esperti e giornalisti però non spiegano che tipo di guerra, parlano di una ribellione, di primavera araba, della lotta per la libertà contro un dittatore. Quando però vai a scavare, ti trovi davanti a una guerra nuova, una guerra in stile Libia, dove il malcontento interno e i ribelli vengono sfruttati dai servizi segreti dei paesi occidentali per dare il via a una guerra civile che mira a destabilizzare e rovesciare il governo del paese.

Abbiamo un dittatore, senza dubbio, e abbiamo dei ribelli, ma chi rappresentano questi ribelli, quanta della popolazione della Siria? Inoltre chi li appoggia, rifornisce e aiuta? Chi sono i mercenari che arrivano dall'estero e chi li manda? Com'è possibile che pochi ribelli riescano a tenere testa all'esercito regolare? E soprattutto chi è realmente responsabile della morte dei civili? I media occidentali ci raccontano una guerra civile distorta, fanno propaganda, alzano una cortina fumogena per nascondere l'ovvio.

Un esempio di come oggi le guerre non siano solo più militari, ma soprattutto guerre di informazione, dove tutto è lecito e dove le vittime sono la verità come principio e i cittadini che vengono ingannati e manipolati affinché appoggino azioni e decisioni politiche discutibili. Guerre di oggi.

E a proposito dell'aggressione della Siria alla Turchia, è ragionevole credere che il governo siriano voglia aggredire o anche solo minacciare la Turchia mentre sta affrontando un conflitto interno? E poi come si può credere a un attacco di mortai da oltre la frontiera da parte dell'esercito siriano, quando è noto che quel territorio è nelle mani dei ribelli, che proprio dal confine turco ricevono rifornimenti e assistenza?

Usiamo la testa, per favore. E intendo la nostra.

E infine il Giappone.

Per i media occidentali il Giappone è uno degli argomenti più censurati in Europa. All'inizio ho pensato fosse a causa del disastro di Fukushima, che ha affossato il nucleare nella maggior parte del pianeta, ma perché minimizzare e sopprimere le notizie di politica ed economia? Perché per esempio non si parla del suicidio del ministro delle finanze giapponese appena dopo aver parlato con il responsabile del fondo monetario internazionale a Tokio? O della morte per avvelenamento del nuovo ambasciatore giapponese in Cina? Notizie delle ultime settimane.

Alla fine ci sono arrivato: non se parla perché il Giappone è pericoloso. Perché è un esempio che i potenti del mondo occidentale non vogliono sotto i riflettori. Il Giappone ha un pil poderoso e un debito ancor più poderoso, è in una situazione peggiore dell'Italia, eppure l’inflazione è al 2%, non ha problemi di spread e la disoccupazione è meno del 2%. Il Giappone ha un debito enorme ma cresce, mentre l'Italia, con meno della metà del debito e un analogo rapporto debito/pil, è in recessione.

Come mai?

Perché il Giappone ha una moneta propria e applica la MMT, e ogni anno aumenta la spesa pubblica e migliora i suoi conti. Come l'Argentina è l'esempio concreto che la teoria MMT funziona, mentre le ricette di tagli e austerità del fondo monetario e della BCE sono sbagliate e dannose per l'economia di un paese. E il ministro morto era pronto a lanciare un nuovo piano di investimenti in Giappone, che avrebbe aumentato il debito di oltre 2000 miliardi, ma avrebbe aumentato la ricchezza del suo paese e garantito salute, sicurezza e lavoro. Ma questo i media non l'hanno detto o l'hanno solo mormorato.

Per stasera ho finito di annoiarti e ti lascio con un consiglio: non disegnare il tuo mondo sulle storie che i media ti propinano. E spendi quanto tempo serve per informarti come si deve, altrimenti farai le scelte sbagliate, scelte che altri vogliono tu faccia.

Buona serata e a presto ;D

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