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CULTURA
26 ottobre 2012
I miti del capitalismo - 1

 

Qualche giorno fa parlavo di capitalismo con un gruppo di amici e mi sono reso conto quanto il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso alla propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna. Protagonisti della diffusione di questi miti sono i media, naturalmente, dalla tv al cinema, dai giornali al web. Ma oltre ai media, questi miti sono stati promossi per decenni anche attraverso la scuola e l'università, a opere letterarie, distribuite grazie al controllo dell'editoria, perfino a istituzioni religiose.

Oggi che assistiamo a un'evoluzione “finanziaria” del capitalismo, oggi che il capitale torna alla carica del bene pubblico e vuole appropriarsi delle prerogative e delle sovranità degli stati, è importante avere bene chiaro in mente quale sia il vero volto del capitalismo.

Cos'è il capitalismo?

In sintesi è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è l'accumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Quali sono i principali miti del capitalismo?

Il sogno americano

Secondo l'ideologia capitalista, il capitalismo è l'unico sistema economico che permette di realizzare se stessi, cioè permette l'arricchimento di chiunque, in base alle proprie capacità. Chiunque può diventare ricco se lavora duramente e con convinzione. Nella realtà il capitale tende ad accentrarsi nelle mani dei pochi, attraverso l'appropriazione delle ricchezze altrui. A parte rare eccezioni questo non avviene attraverso il lavoro, che per il capitalismo non è altro che una risorsa da cui trarre profitto, ma sfruttando posizioni dominanti, di monopolio, di potere e attraverso coercizione, persuasione e inganno, spesso violando le leggi civili e morali.

I miglioramenti dello stile di vita delle popolazioni non dipendono dal capitalismo, che al contrario normalmente non si cura dei costi sociali e ambientali delle attività che conduce, ma dipendono dagli stati e dallo sviluppo culturale, tecnologico e sociale.

Questo mito è molto diffuso e resistente alle evidenze storiche, sostenuto tra l'altro da alcune religioni, come per esempio quella Protestante. Il suo scopo è tenere sotto controllo le classi più povere e spingerle a sostenere il capitalismo.

Capitalismo uguale ricchezza per tutti

Un altro mito è quello che afferma che, in un'economia di mercato, la ricchezza prima o poi viene ridistribuita. Come la storia dimostra, questo non è vero: lo scopo del capitalismo è l'accumulo della ricchezza e la conseguenza è il divario tra i ricchi e le classi più povere, come si è osservato nei paesi occidentali con l'avvento della globalizzazione e la perdita di sovranità degli stati. In realtà l'economia di mercato non può esistere senza classi medie capaci di spendere, cioè non può esistere senza una ridistribuzione della ricchezza. Nonostante questo il sistema capitalistico non prevede in sè sistemi efficaci di ridistribuzione della ricchezza ed è sempre indirizzato verso la propria distruzione.

Lo scopo di questo mito è tenere sotto controllo le classi più povere e permettere ai capitalisti di fare profitto senza ulteriori ostacoli o competitori. Nel passato fu usato per limitare la diffusione delle idee socialiste e indebolire i paesi comunisti e socialisti.

Capitalismo uguale libertà

Il capitalismo ci rende liberi di prendere le nostre decisioni, per esempio, ci permette di scegliere il nostro modo di vivere, il luogo in cui vivere, il lavoro, il cibo che mangiamo, eccetera. Anche se ci limitiamo a considerare la libertà come “libertà di scelta”, ebbene il capitalismo limita la nostra libertà di scelta. La possibilità di scegliere tra dieci tipi diversi di salsa di pomodoro in un supermercato non è libertà.

Come abbiamo già ripetuto, lo scopo del capitalismo è l'accumulo di ricchezza nelle mani di una minoranza e la conseguente riduzione di ricchezza nel resto della popolazione comporta una riduzione della capacità di spendere e quindi delle possibilità di realizzare i propri obiettivi personali, quindi della libertà di scelta. Se non abbiamo i soldi per mangiare o una casa in cui abitare, non abbiamo scelta. Se non arriviamo a fine mese con il nostro stipendio non abbiamo molta scelta. Anche se abbiamo abbastanza soldi, ma spendiamo i nove decimi della nostra vita a fare lavori che non amiamo non abbiamo molta scelta.

Non credi?

Come abbiamo considerato all'inizio, il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno e questa è un'implicita limitazione della libertà di scelta di ognuno di noi. Spesso, per giustificare questo mito vengono attribuiti al capitalismo meriti che appartengono alla democrazia, agli stati, allo sviluppo culturale e tecnologico, eccetera. Come la libertà di parola, per esempio, o la libertà di scegliere i propri rappresentati, essere informati, viaggiare e molto altro.

Lo scopo di questo mito è naturalmente il controllo delle popolazioni e spingerle a sostenere il modello capitalista. Viene inoltre utilizzato per giustificare l'interferenza negli affari di paesi non capitalisti.

Per chiarire meglio il rapporto tra capitalismo e libertà è opportuno approfondire anche il rapporto con la democrazia e gli stati e il concetto di libero mercato. Lo faremo nel prossimo post sull'argomento. Per stasera mi sono dilungato troppo.

Ti ringrazio di avermi seguito sin qui.

Grazie e a presto ;D

POLITICA
13 ottobre 2012
Tentano ancora di mettere il bavaglio alla rete

 

Ci provano ancora, nonostante tutto. La politica tenta ancora di imbavagliare la rete, in particolare di costringere la blogosfera al silenzio. Dico ancora perché sono anni che in parlamento tentano in un modo o nell'altro di limitare la circolazione delle informazioni in rete e la libertà di parola.

Questa volta sono ritornati con l'idea dell'obbligo di rettifica entro 48 ore per tutti i siti informatici come prevedeva la vecchia legge sulla stampa, altrimenti i gestori saranno puniti con una sanzione a quattro zeri. Questo è in sintesi il contenuto di diversi emendamenti al disegno di legge relativo alla diffamazione che si sta discutendo in Senato in questi giorni, emendamenti proposti da Pdl, Pd e Lega insieme.

Il paradosso è che un disegno di legge che dovrebbe difendere la libertà di informazione, al contrario la limita.

Mi chiedi perché dovrebbe limitarla?

Perché per la disciplina dell'editoria mal scritta, tutti i siti web possono essere di natura editoriale e quindi soggetti all'obbligo di rettifica, che di fatto spingerebbe i blogger ad autocensurarsi per non incorrere nelle pesanti sanzioni per inadempimento appunto di questo obbligo. Oppure li spingerebbe a rettificare le informazioni a prescindere dalla fondatezza della richiesta.

Perché lo fanno?

Per controllare la circolazione delle informazioni. Chi controlla l’informazione controlla le persone che la ricevono se non hanno alternative con cui verificarla. Come ho già ripetuto molte volte, i media allineati sono di solito di proprietà o nelle mani di gruppi di potere, quali banche, governi, partiti, industriali, lobby, eccetera. E quest’ultimi non comprano un media per beneficenza, ma con un interesse preciso: influenzare l’informazione. Di fatto i proprietari o i gruppi di potere decidono, dettano o nel migliore dei casi influenzano le politiche editoriali, le priorità degli argomenti e le censure.

Assistiamo all'ennesimo attacco alla libertà di informazione. Quindi facciamo circolare l'informazione e facciamo pressione sugli imprenditori, giornalisti e politici che conosciamo, affinché a loro volta facciano sapere che i cittadini non vogliono queste assurdità.

E facciamolo in fretta, perché martedì prossimo si votano gli emendamenti in commissione giustizia al Senato.

Qui puoi trovare una conferma del FattoQuotidiano, qui una su QN.

A presto ;D

CULTURA
9 ottobre 2012
Giappone, Venezuela e Siria: come i media distorcono la realtà

 

Stasera parliamo di media e di realtà.

Nel post “Media di oggi” abbiamo visto come di solito pensiamo che l’informazione che riceviamo dai canali ufficiali delle istituzioni democratiche e dai media sia degna di tale nome cioè di qualità, mentre in realtà lo scopo dei media non è quello di informare, ma di guadagnare sull’informazione.

Inoltre, come ho già ripetuto molte volte, i media sono di solito di proprietà o nelle mani di gruppi di potere, quali banche, governi, partiti, industriali, lobby, eccetera. E quest’ultimi non comprano un media per beneficenza, ma con un interesse preciso: influenzare l’informazione. Di fatto i proprietari o i gruppi di potere decidono, dettano o nel migliore dei casi influenzano le politiche editoriali, le priorità degli argomenti e le censure.

Non ricordo chi abbia detto “chi controlla l'informazione controlla i popoli”, ma aveva dannatamente ragione.

In che senso, come?

Ok, provo a farti qualche esempio. Un classico per iniziare, la stanza chiusa. Immagina di vivere in una casa da cui non puoi uscire e sai quello che accade fuori guardando dalla finestra e grazie a una persona che viene a trovarti ogni giorno. Questa può raccontarti la verità, o meglio quello che conosce dei fatti esterni, oppure può manipolare l'informazione e far apparire gli eventi esterni in modo diverso. Per esempio può farti credere che il mondo esterno sia pericoloso, pieno di delinquenti che entrano nelle case per svaligiarle. L'informazione provoca reazioni ed emozioni in noi tutti, in questo caso paura. Perché il tuo informatore dovrebbe indurti alla paura? Per molti motivi, per esempio per costringerti a rimanere in casa, per controllarti, per spingerti a spendere per rendere più sicura la casa e molto altro ancora.

Questo è un esempio semplice, di facile gestione, ma di esempi ce ne sono molti e tutti confermano il punto: chi controlla l'informazione controlla le persone che la ricevono se non hanno alternative con cui verificarla. E di alternative al giorno d'oggi ce ne sono, non sempre ma ce ne sono, ma di solito non sono a portata di mano, bisogna cercarsele e spendere tempo e risorse per trovarle. La maggior parte delle persone prende le informazioni dove può e preferibilmente da fonti vicine, di facile accesso, poco costose. Non è un caos che la maggior parte degli italiani si informa dalla televisione.

Tutto chiaro?

Stasera voglio proporti tre esempi attuali di come l'informazione dei media viene influenzata e manipolata.

Venezuela.

In Venezuela ci sono state le elezioni e Hugo Chavez ha vinto per la quarta volta nonostante il suo avversario avesse l'appoggio di tutti i media privati venezuelani, del Fondo monetario internazionale, degli Usa e delle grandi banche. Eppure nessuno spiega che la vittoria di Chavez è una sconfitta della finanza internazionale come dimostra il crollo del petrolio e delle borse pochi minuti dopo la dichiarazione ufficiale. La finanza che in europa demolisce gli stati e si appropria della sovranità dei popoli, in sudamerica è stata sconfitta dal voto democratico di un popolo. Si leggono accuse di manipolazioni e di golpe, ma nessuno racconta come la disinformazione anti-Chavez non si sia limitata solo ai media privati, venezuelani e internazionali, ma come abbia infuriato anche sul web, anche in Italia. Qui puoi trovare l'interessante articolo sull'argomento di Modigliani, qui e qui puoi trovare gli articoli del Fatto e della Repubblica.

Siria.

Che ci sia una guerra in Siria lo sappiamo tutti, ogni giorno i media ci parlano dei bombardamenti in Siria, degli scontri con i ribelli, dei morti. Tv e giornali, esperti e giornalisti però non spiegano che tipo di guerra, parlano di una ribellione, di primavera araba, della lotta per la libertà contro un dittatore. Quando però vai a scavare, ti trovi davanti a una guerra nuova, una guerra in stile Libia, dove il malcontento interno e i ribelli vengono sfruttati dai servizi segreti dei paesi occidentali per dare il via a una guerra civile che mira a destabilizzare e rovesciare il governo del paese.

Abbiamo un dittatore, senza dubbio, e abbiamo dei ribelli, ma chi rappresentano questi ribelli, quanta della popolazione della Siria? Inoltre chi li appoggia, rifornisce e aiuta? Chi sono i mercenari che arrivano dall'estero e chi li manda? Com'è possibile che pochi ribelli riescano a tenere testa all'esercito regolare? E soprattutto chi è realmente responsabile della morte dei civili? I media occidentali ci raccontano una guerra civile distorta, fanno propaganda, alzano una cortina fumogena per nascondere l'ovvio.

Un esempio di come oggi le guerre non siano solo più militari, ma soprattutto guerre di informazione, dove tutto è lecito e dove le vittime sono la verità come principio e i cittadini che vengono ingannati e manipolati affinché appoggino azioni e decisioni politiche discutibili. Guerre di oggi.

E a proposito dell'aggressione della Siria alla Turchia, è ragionevole credere che il governo siriano voglia aggredire o anche solo minacciare la Turchia mentre sta affrontando un conflitto interno? E poi come si può credere a un attacco di mortai da oltre la frontiera da parte dell'esercito siriano, quando è noto che quel territorio è nelle mani dei ribelli, che proprio dal confine turco ricevono rifornimenti e assistenza?

Usiamo la testa, per favore. E intendo la nostra.

E infine il Giappone.

Per i media occidentali il Giappone è uno degli argomenti più censurati in Europa. All'inizio ho pensato fosse a causa del disastro di Fukushima, che ha affossato il nucleare nella maggior parte del pianeta, ma perché minimizzare e sopprimere le notizie di politica ed economia? Perché per esempio non si parla del suicidio del ministro delle finanze giapponese appena dopo aver parlato con il responsabile del fondo monetario internazionale a Tokio? O della morte per avvelenamento del nuovo ambasciatore giapponese in Cina? Notizie delle ultime settimane.

Alla fine ci sono arrivato: non se parla perché il Giappone è pericoloso. Perché è un esempio che i potenti del mondo occidentale non vogliono sotto i riflettori. Il Giappone ha un pil poderoso e un debito ancor più poderoso, è in una situazione peggiore dell'Italia, eppure l’inflazione è al 2%, non ha problemi di spread e la disoccupazione è meno del 2%. Il Giappone ha un debito enorme ma cresce, mentre l'Italia, con meno della metà del debito e un analogo rapporto debito/pil, è in recessione.

Come mai?

Perché il Giappone ha una moneta propria e applica la MMT, e ogni anno aumenta la spesa pubblica e migliora i suoi conti. Come l'Argentina è l'esempio concreto che la teoria MMT funziona, mentre le ricette di tagli e austerità del fondo monetario e della BCE sono sbagliate e dannose per l'economia di un paese. E il ministro morto era pronto a lanciare un nuovo piano di investimenti in Giappone, che avrebbe aumentato il debito di oltre 2000 miliardi, ma avrebbe aumentato la ricchezza del suo paese e garantito salute, sicurezza e lavoro. Ma questo i media non l'hanno detto o l'hanno solo mormorato.

Per stasera ho finito di annoiarti e ti lascio con un consiglio: non disegnare il tuo mondo sulle storie che i media ti propinano. E spendi quanto tempo serve per informarti come si deve, altrimenti farai le scelte sbagliate, scelte che altri vogliono tu faccia.

Buona serata e a presto ;D

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