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29 novembre 2012
Empatia e società umana
 

Stasera prendiamo spunto da un video inglese della RSA che propone in modo essenziale le idee di Jeremy Rifkin sullo sviluppo della società e sull'empatia.

Cos'è l'empatia?

Nel post “Empatia” abbiamo visto che l'empatia è la capacità di riconoscere, comprendere e condividere le emozioni altrui. E’ una caratteristica che quasi tutti gli esseri umani posseggono ed è fondamentale per lo sviluppo dell’emotività umana e per poter instaurare e gestire rapporti sociali soddisfacenti. L’empatia è una predisposizione naturale che si sviluppa in tenera età attraverso il rapporto con gli altri esseri umani, principalmente con i nostri genitori.

L‘empatia è la base su cui poggiano le relazioni tra esseri umani. Non può esistere una relazione significativa se non c’è empatia, cioè se non comprendiamo le emozioni del nostro interlocutore o parter. Conoscere e comprendere l’emotività degli altri ci spinge a rispondere nel modo giusto agli stimoli altrui. E’ importante entrare in empatia per comprendere meglio la realtà degli altri e per operare delle scelte che non siano condizionate unicamente dal proprio punto di vista, spesso limitato.

Tutto questo è possibile grazie ai neuroni a specchio, una dote presente nel nostro patrimonio genetico e sviluppata dall’evoluzione e dalla selezione naturale, quando la nostra sopravvivenza individuale dipendeva dalla comprensione delle azioni degli altri esseri umani, a partire dall’identificazione di minacce sia esterne che da parte di nostri simili, fino allo sviluppo di una vita sociale migliore e vincente per madre natura (riproduzione).

Il video prende spunto dal lavoro di Rifkin, esposto nel suo libro "La civiltà dell'empatia", che partendo dall'empatia contraddice diverse teorie e dottrine, come l'utilitarismo e l'illuminismo, e sostiene che lo sviluppo empatico è un elemento fondamentale dell'evoluzione umana e sta raggiungendo l'apice grazie alla globalizzazione e alla nuove tecnologie per la comunicazione.

Sono molti gli spunti interessanti e le domande che il video offre. Se madre natura ci ha programmati per sentire le emozioni e i disagi altrui come se fossero i nostri, per socializzare, condividere e appartenere a un gruppo sociale, perché allora mostriamo una così spiccata propensione all'aggressione, alla violenza, all'egoismo?

Rifkin sostiene che nel passato l'empatia umana era limitata, a partire dalla famiglia, per poi passare al gruppo religioso e alla nazione-stato. Ma cosa giustifica le guerre, cosa le violenze, il sopruso, la crudeltà verso i nostri simili e gli altri esseri viventi?

E' sufficiente una minoranza di sociopatici e psicopatici a influenzare l'intera umanità?

O forse le condizioni sociali della maggioranza della popolazione non permettono il pieno sviluppo dell'empatia e delle emozioni?

Quale effetto ha la cultura di un individuo sulla sua empatia?

Se è vero che l'empatia si basa sulla consapevolezza della nostra fragilità, della morte e della sofferenza e ci spinge alla solidarietà verso gli altri, è anche vero che la paura della morte ci spinge a mentire a noi stessi e a vivere come se fossimo immortali.

Tu cosa ne pensi?

Approfondiremo insieme questi interrogativi in alcuni post nel prossimo futuro.

Jeremy Rifkin è un economista, attivista e saggista statunitense. Ha fondato, nel 1969, la Citizens Commission con l'intento di rendere noti i crimini di guerra commessi dagli americani durante la guerra del Vietnam. È il fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation. La RSA, Royal Society of Arts, è un'organizzazione no profit che mira a trovare soluzioni pratice innovative alle sfide sociali odierne.

Qui puoi trovare il sito della RSA, qui la pagina di Wikipedia su Rifkin. Qui puoi trovare il sito della Foet, qui puoi trovare il profilo di Jeremy Rifkin su TED e qui il sito del libro di Rifkin.

Buona visione e a presto ;D

ECONOMIA
25 novembre 2012
I miti del capitalismo 3

  

Nei post “I miti del capitalismo - 1” e “2” abbiamo visto come il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso la propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna.

Cos’è il capitalismo?

Il capitalismo è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è l’accumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Attraverso i due post, abbiamo visto molti dei maggiori miti del capitalismo:

1. capitalismo uguale ricchezza per tutti,

2. capitalismo uguale ridistribuzione della ricchezza,

3. capitalismo uguale libertà,

4. capitalismo uguale democrazia,

5. non c’è alternativa al capitalismo,

6. il privato è meglio del pubblico.

Oggi vediamo altri miti con cui il capitalismo giustifica se stesso, le proprie azioni e i danni sociali, culturali ed ambientali che provoca.

Siamo tutti uguali davanti alla sfortuna e alle crisi (siamo tutti sulla stessa barca)

Siamo tutti parte della società capitalista e godiamo tutti dei suoi benefici: della ricchezza, della libertà e della democrazia e quindi siamo tutti uguali nel bene e nel male, non ci sono classi sociali, ma cittadini ugualmente responsabili davanti alle crisi.

Naturalmente è falso. Le crisi economiche non sono eventi improvvisi e catastrofici come cercano di raccontare, ma sono causate dall’uomo, sono prevedibili e previste da chi è informato. In particolare sono causate dalle attività di chi ha il potere di agire per il proprio profitto. Cioè le crisi sono un effetto delle attività incontrollate dei capitali sui mercati e un modo con cui si realizza l’accumulo del capitale. A conseguenza di una crisi c’è una maggioranza che subisce una perdita economica e un minoranza che ottiene un profitto. Per esempio la crisi dei mutui subprime del 2007-2008 negli stati uniti è stata causata dalla finanza americana che ha concesso mutui a chi non poteva permetterselo e ha scaricato il rischio e le conseguenze sui risparmiatori e sul sistema economico.

Analogamente la crisi in corso non è responsabilità di tutti i cittadini e quindi non sono i cittadini che devono pagare. Eppure ce lo raccontano, fanno di tutto per spingerci a crederlo, per farci pagare al posto loro. Il debito pubblico non è il debito fatto dallo stato per i cittadini, o meglio lo è solo in parte, mentre per la maggior parte è il debito realizzato per fare politica e per fare impresa.

L’obiettivo di questo mito è generare senso di colpa per scaricare i costi e i fallimenti sui cittadini e garantire i profitti della classe dominante. Attenzione, le responsabilità delle crisi sono anche dei cittadini che non agiscono cambiare le cose in meglio, ma la maggior parte della responsabilità è sempre delle classi dominanti. Naturalmente le classi sociali esistono e se davanti a Dio forse siamo tutti uguali, non è così su questo mondo.

Il mercato regola se stesso e risolve ogni problema.

Il libero mercato è un sistema che si autoregola, risolve ogni problema economico ed è l’unica alternativa all’inefficienza dello stato, alla corruzione e ai problemi sociali.

Non solo non è così, ma è proprio il contrario.

Il mercato è il luogo e il momento in cui si svolgono gli scambi commerciali di tutte le merci, dalle materie prime al denaro, dai servizi agli strumenti finanziari. Il mercato è anche l'insieme della domanda e dell'offerta, degli acquirenti e dei venditori. Il mercato è il luogo dove più efficacemente agisce il capitalismo e meno regole deve rispettare, più efficacemente realizza l’accumulo delle ricchezze nelle mani di pochi.

Se guardiamo il passato, la storia, possiamo constatare che senza regole e controlli il mercato si è sempre rivelato per quello che è: una bestia insaziabile incapace di controllarsi spontaneamente, l'incarnazione di alcuni degli istinti e delle emozioni peggiori dell'uomo, come l'avidità e la sete di dominio, indifferenze ai bisogni e alle sofferenze dell'essere umano e della società.

Lo scopo di questo mito è il profitto del capitale. C'è sempre qualcuno che chiede meno regole e meno controlli sui mercati da parte della politica e della società, sostenendo che è la soluzione del problema e che il mercato è efficace se lo si lascia libero di agire, mentre in realtà non vuole altro che fare più profitti a spese dei cittadini.

Troppo grandi per fallire

Certe banche, certe multinazionali, certe aziende sono troppo grandi per fallire e troppo grandi per lasciarle fallire. In caso contrario il fallimento di queste banche avrebbero effetti catastrofici sull'economia mondiale o sull'economia di certi paesi. Quindi è naturale che la società e gli stati li sorreggano in caso di bisogno.

Naturalmente non è così. E' vero che certe aziende sono talmente grandi e radicate nell'economia mondiale da poter generare effetti negativi per l'economia e la società. In effetti pensa all'effetto che può avere la chiusura di un'azienda normale. I dipendenti perdono il lavoro, i fornitori non vengono pagati, eccetera. Se l'azienda è grande si potrebbero ritrovare per strada molte centinaia di lavoratori e l'indotto, cioè le aziende fornitrici subirebbero la perdita di un cliente importante oltre a non venire pagati per le ultime forniture. Ora pensa a un'azienda molto grande con molti siti produttivi, come la Fiat per esempio. La chiusura di un'azienda è una ferita per l'economia, non c'è dubbio, e più è grande, maggiore è il danno e le conseguenze, ma dove è scritto che le aziende non possono fallire o che la società debba pagare per gli errori dei proprietari o di chi le gestisce?

In primo luogo, il fatto che una persona giuridica diventi talmente grande e influente è un'aberrazione e la conseguenza del logoramento continuo e della manipolazione che il capitale esercita sulla politica e sulla società con lo scopo di fare profitto e accumulare ricchezze. Non penso sia necessario perché vada a scapito dell'interesse e dei diritti di tutti gli esseri umani.

In secondo luogo, proprio l'economia capitalista prevede il fallimento delle aziende e ne determina le conseguenze. E' parte del rischio imprenditoriale. Così come è parte del rischio dell'imprenditore non essere pagato dal cliente.

Perché quindi lo stato e i cittadini dovrebbero pagare i debiti di un'azienda?

La cosa più naturale dovrebbe essere limitare l'effetto del fallimento e le sue conseguenze sul tessuto sociale. Cioè, per esempio, gestire il mercato del lavoro per favorire un veloce reinserimento del lavoro, offrire la possibilità di lanciare più facilmente nuove imprese, o predisporre specifici ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro.

Perché in questi anni la politica ha proprio salvato chi non doveva essere salvato?

Sotto gli occhi di tutti la politica ha erogato fiumi di denaro per salvare banche e imprese, senza ottenere risultati significativi, mentre gli economisti non in conflitto di interesse sostenevano e sostengono la necessità di fornire denaro ai cittadini per far ripartire l'economia. E' la dimostrazione di come la classe politica sia corrotta o collusa con il capitale, di come l'informazione sia sotto il controllo della classe dominante.

Lo scopo di questo mito è quello di creare una paura e usarla per indurre i cittadini a fare quello che la classe dominante vuole.

Direi di fermarci qui. I miti del capitalismo sono molti di più naturalmente, ma lo scopo di questi post è offrire spunti di riflessione. Ti invito ad approfondire l'argomento per conto tuo. Basta un poco di ricerca, per esempio sulla storia dell'economia, in biblioteca e in rete, per incappare sulla trentina di miti e di distorsioni che a tutt'oggi inquinano la cultura dei paesi occidentali.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

 


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permalink | inviato da Elnor il 25/11/2012 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
22 novembre 2012
PAROLE PER PENSARE – La studentessa, il ministro e la realtà

Bentrovato. Stasera avevo in programma un post ben diverso, ma questo video penso meriti la precedenza e soprattutto la tua attenzione.

E' il discorso di cinque minuti di una studentessa di Parma a cui hanno permesso di parlare dopo il ministro dell'ambiente Clini all'inaugurazione dell'anno accademico dell'università di Parma. Sono convinto che si siano pentiti di averlo fatto. E' un discorso lucido e chiaro, una denuncia di fatti innegabili, sotto gli occhi di tutti noi in questi giorni, in questi mesi.

Non so ancora chi sia questa giovane donna che con grande coraggio mostra a tutti noi il re nudo, la realtà. Chiunque tu sia, grazie.

A te che leggi, come sempre l'invito a ascoltare con attenzione e senso critico. Non limitarti all'ascolto passivo, non limitarti a provare l'emozione e poi continuare per la tua strada come se nulla fosse. Informati, dai voce ai tuoi pensieri e prendi le decisioni con saggezza.

Buona visione e a presto ;D

CULTURA
18 novembre 2012
LA MENTE UMANA – L’attenzione e il guardare indietro

  

Stasera ti propongo un altro aspetto dell’attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Abbiamo parlato più volte dell'attenzione e da diversi punti di vista, ma molto c'è ancora da dire su questa nostra capacità in parte conscia e in parte inconscia e vale la pena farlo per l'importanza che riveste per noi stessi e per la nostra vita.

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come in ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali, ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all’inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l’attenzione?”, abbiamo parlato dell’attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l’attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l’esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l’attenzione incanala le risorse mentali. Più è complesso l’oggetto della nostra attenzione, più è facile che la nostra mente attivi una serie di meccanismi mentali con cui diamo priorità all’elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione” abbiamo visto come viene distribuita l’attenzione e con quali limiti. L’attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” determinati colori, forme o movimenti e ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per farlo il nostro cervello crea un’etichetta e l’assegna all’oggetto da seguire, più o meno come se lo seguissimo con le dita.

Nel post “Ai limiti dell'attenzione 2” abbiamo visto come l’attenzione è legata al luogo nello spazio su cui ci focalizziamo, cioè gestiamo meglio gli stimoli che vengono dallo stesso luogo e con difficoltà quando vengono da luoghi diversi.

Stasera parliamo invece di un aspetto dell'attenzione di cui siamo poco consapevoli: l'inibizione di ritorno.

Cos'è l'inibizione di ritorno?

E' la tendenza a non tornare a focalizzare l'attenzione su un qualcosa che si è esaminato da poco. Cioè se qualcosa ha attirato la nostra attenzione, per esempio tra la folla abbiamo notato il vestito dai colori sgargianti di una ragazza, non torneremo facilmente a guardarla una volta che ce ne saremo disinteressati. Oppure se cerchiamo qualcosa che abbiamo perduto in casa, saremo riluttanti a tornare nelle stanze che abbiamo già esaminato. In sintesi tendiamo a non guardare indietro.

Perché l'attenzione funziona in questo modo?

Il perché è legato a diversi motivi, a partire dal semplice fatto che noi e il nostro cervello preferiamo le novità, fino ad arrivare alla tendenza a sopprimere le distrazioni inutili. Prendiamo i banner di un sito web, lampeggiano, si muovono e fanno di tutto per attirare la nostra attenzione, ma una volta considerati, li cancelliamo dalla nostra percezione della pagina. Aldilà della gestione delle minacce, qualcosa che si muove velocemente o che lampeggia può essere una minaccia e deve essere considerato, noi esseri umani consideriamo positivo un evento che cattura la nostra attenzione, se si rivela utile. Se non si rivela tale, se non è quello di cui abbiamo bisogno, è più opportuno ignorarlo in futuro e concentrare le risorse dell'attenzione su altro.

Questa tendenza viene gestita dal cervello sia a livello di gestione delle immagini sia a un livello cerebrale più alto e si è sviluppata e fissata con la selezione naturale, in quanto si è rivelata e si rivela una strategia efficace nella gestione di molti aspetti della vita. Per esempio, se provi a contare un gruppo di persone in movimento, sei in grado di farlo grazie all'inibizione di ritorno, che permette di etichettare e deselezionare le persone già contate.

D'altra parte questo può rivelarsi uno svantaggio, abbiamo visto che durante una ricerca tendiamo a non tornare sui nostri passi, ma se la nostra tecnica non è efficace perché agitati o di fretta, in realtà finiremo a spendere tempo e risorse per cercare in luoghi improbabili piuttosto che verificare luoghi più probabili ma già controllati. Oppure se la nostra attenzione viene attirata da uno stimolo, per esempio luminoso, ma a questo non è correlato un evento significativo o un oggetto o una persona che a prima vista si rivelano interessanti, dopo pochi istanti tenderemo a ignorarli e a non considerarli più, perdendo per esempio l'occasione di incontrare una persona unica o di assistere a un evento spettacolare.

Quindi dobbiamo essere consapevoli dei questa nostra tendenza a non guardarci indietro, una strategia spesso efficace, ma non sempre.

Grazie dell'attenzione e a presto ;D

Qui trovi gli altri post della rubrica

ECONOMIA
15 novembre 2012
PAROLE PER PENSARE – Lezione di economia sull'Europa e la crisi
 

Stasera ti propongo un video molto interessante, ricco di informazioni e di spunti su cui riflettere.

E' un'intervista di Claudio Messora di Byoblu ad Alberto Bagnai, professore di politica economica, sui temi caldi della crisi. E allo stesso tempo è una vera e propria lezione di economia. Sono più di due ore, ma penso valga la pena ascoltarla fino in fondo. Come dicevo offre molte informazioni utili e spunti su cui riflettere con attenzione.

Bagnai ci offre le sue risposte alle domande che in questi mesi ci facciamo: “quali sono le cause della crisi?”, “quali sono le vie d'uscita?”, “cosa sta accadendo in Europa?”. Se da un lato non sono d'accordo su alcune delle affermazioni e conclusioni di Bagnai, dall'altro trovo molto interessanti diversi dei suoi punti di vista e delle spiegazioni sui fattori in gioco. Tra l'altro usa un linguaggio piuttosto semplice e facile da comprendere.

Alberto Bagnai è economista e docente di politica economica all'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti–Pescara, è ricercatore associato al Centre de Recherche en Economie Appliquée à la Mondialisation (CREAM) dell’Università di Rouen e pubblica su riviste nazionali e internazionali di economia. Qui trovi la sua pagina web, qui il suo blog. Qui trovi il suo blog su il Fatto quotidiano, qui il post con cui Byoblu ha pubblicato l'intervista.

Ringraziamo Messora e tutti i lettori del blog che hanno finanziato questa intervista.

Come sempre ti invito a seguire con attenzione e senso critico quello che dice. Non prendere quello che dice come verità o oro colato, ma informati, verifica le informazioni che offre e usa la tua testa.

Buona visione e a presto ;D

12 novembre 2012
I miti del capitalismo 2

 

Nel postI miti del capitalismoabbiamo visto come il capitalismo sia legato a veri e propri miti, voluti dai grandi capitali e creati, diffusi e radicati attraverso alla propaganda, grazie a un vero e proprio martellamento di informazioni distorte, grazie alla creazione di ideologie basate sulla menzogna.

Abbiamo anche ricordato cos'è il capitalismo: il capitalismo è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è laccumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale. Il capitale è la somma di proprietà mobili e immobili e di denaro. Il capitalismo determina un sistema sociale incentrato sulla continua ricerca del guadagno.

Infine abbiamo introdotto i primi tre miti: capitalismo uguale ricchezza per tutti, capitalismo uguale ridistribuzione della ricchezza e capitalismo uguale libertà. Oggi ne vediamo altri.

Capitalismo uguale democrazia

Un mito molto sfruttato e molto diffuso è quello che sostiene che senza capitalismo non può esistere la democrazia. Naturalmente è esattamente l'opposto, la democrazia è nata molto prima del capitalismo ed è in sua presenza che quest'ultimo si è potuto sviluppare. Senza democrazia il capitalismo non esisterebbe.

E' importante ricordare che la democrazia è il governo dei cittadini e in qualunque forma (diretta, partecipativa, rappresentativa, ecc...) la sovranità è nelle mani dei cittadini dello stato democratico, che la usano o dovrebbero usarla allo scopo di ottenere la felicità. Mentre come abbiamo visto lo scopo del capitalismo è l’accumulo della ricchezza nelle mani di pochi e questo implicitamente si scontra con l'aspirazione dell'uomo alla felicità.

Un uomo povero difficilmente può essere felice, perciò lo stato democratico normalmente controlla i mercati, il denaro e il capitale, la sua circolazione, la ridistribuzione delle ricchezze e altro ancora. Lo fa esercitando la sovranità, legiferando e ponendo limiti, e questo viene visto dal capitale come un ostacolo. Di conseguenza il capitale cerca di rimuovere i limiti, per esempio influenzando la classe politica per farla legiferare a suo favore, e cerca di limitare la sovranità dello stato e di appropriarsene, come nel caso della riserva frazionaria, della privatizzazione della Banca d'Italia e di quello che sta succedendo oggi in Europa.

La conseguenze dell'instancabile lavoro di opposizione del capitale è che, in una democrazia capitalista, la società è di solito sovrastata e controllata da una minoranza di ricchi che attraverso il potere economico controllano l'informazione, corrompono la politica, controllano l'editoria e la scuola, distraggono la cittadinanza, logorano la cultura, eccetera.

Questo mito è stato creato per ostacolare qualunque tentativo di considerare diversi modelli di ordine sociale. Qualunque alternativa viene additata come regime o dittatura e in quanto tale da criticare e, se utile, da attaccare per esportarvi la democrazia con le armi.

Non c'è alternativa al capitalismo

Il capitalismo è l'unico sistema politico ed economico possibile, giusto ed efficace. Anche se non è perfetto, le alternative sono tutte peggiori, sono regimi i cui cittadini soffrono, hanno meno libertà o stanno peggio. E' uno dei presupposti della politica e dei portavoce dei capitali: non c'è alternativa, ma come abbiamo già visto (vedi il post “TINA”) chi sostiene ciò senza argomentare, senza spiegare i perché della sua affermazione, vuole che tu obbedisca senza fare storie e mira a danneggiarti.

L'obiettivo di questo mito è ostacolare qualunque tentativo di realizzare o anche solo pensare e discutere a un sistema diverso dal capitalismo. Naturalmente ci sono diverse alternative al capitalismo, ma non ne parleremo in questo post.

Il privato è meglio del pubblico

Le istituzioni, le società pubbliche e i servizi pubblici sono più costosi e meno efficaci ed efficienti delle aziende private. E' il mantra con cui hanno giustificato, nei paesi occidentali e anche in Italia, la privatizzazione di fette importanti dei beni pubblici. Per esempio, la svendita della Telecom e delle autostrade e molto altro ancora.

Ma è vero poi che il privato offre servizi migliori a un costo inferiore?

No, è falso. Dopo vent'anni di privatizzazioni, abbiamo la prova che servizi e prodotti privati sono di solito più costosi e di qualità inferiore. Lo sostengono molti studi riguardanti i paesi europei, nord-americani e sud-americani che hanno portato le istituzioni locali e nazionali a fare marcia indietro in molti casi. Un esempio emblematico è la privatizzazione dell'acqua, che in tutti i casi ha portato all'aumento del prezzo del servizio per i cittadini e a un peggioramento del servizio, tanto che molte città europee, Parigi per citarne una, si sono riappropriate della propria acqua.

Il perché è ovvio: lo scopo delle aziende private è fare profitto e questo significa aumentare i prezzi, spendere il meno possibile per la gestione/produzione e dove possibile scaricare i costi e l'onore degli investimenti sulla collettività. Mentre una gestione pubblica, anche se meno efficiente, ha lo scopo di fornire il servizio e il prodotto ai cittadini e non di fare profitto.

Lo scopo di questo mito è di favorire l'appropriazione di beni pubblici da parte del capitale e di eliminare un concorrente difficile da battere.

Sei ancora con me?

Per stasera ci fermiamo qui. Grazie per avermi seguito fin qui. Concluderemo questa carrellata dei miti del capitalismo la prossima volta.

A presto ;D 

CULTURA
7 novembre 2012
PAROLE PER PENSARE – Parole comprate e parole abusate

Questa sera ti propongo un altro video divertente.

Un altro grande pezzo di satira di Ascanio Celestini, uno dei pochi comici satirici che ancora si affaccia alla tv e che non fa solo ridere, ma anche pensare. In questo video spinge a riflettere sull'importanza delle parole e sul loro significato, sull'abuso che ne fa chi ne cambia o distorce il significato.

L'uso improprio e ripetuto di una parola, ne cambia a poco a poco il significato, fino a stravolgerlo, giungendo perfino a ribaltarlo. E visto che la lingua è fondamentale per definire il mondo in cui viviamo, chi cerca di cambiarne il significato cerca di modificare il modo con cui vediamo il mondo. Inoltre la parola da voce ai nostri pensieri e per questo li definisce i nostri pensieri, quindi chi distorce le parole vuole influenzare il modo con cui pensiamo. E in entrambi i casi non viene fatto a nostro beneficio. Quindi presta attenzione al significato delle parole che usi e a chi ne abusa.

Ascanio Celestini è attore teatrale e regista, scrittore e drammaturgo. Qui puoi trovare il suo blog, qui la pagina di Wikipedia che lo riguarda.

Come al solito ti invito ad ascoltare con attenzione e senso critico quello che dice.

Buon divertimento e a presto ;D

Qui trovi gli altri video della rubrica

DIARI
4 novembre 2012
Prove di trasmissione 8 – Cambi di rotta

 

In diversi mi hanno chiesto perché ho introdotto nel blog argomenti come la crisi economica, l'euro e la politica. Perché ho dato più spazio ai video di “Parole per pensare” e ho aperto argomenti come “Consapevoli della realtà” e “Punti di vista” e ho abbandonato altri argomenti più interessanti come, per esempio, “Informazioni” e “Bisogni”.

In primo luogo non ho abbandonato nulla, gli argomenti chiave del blog sono rimasti gli stessi: scegliere, l'informazione, la psicologia, i bisogni, le emozioni e la consapevolezza.

D'altra parte stiamo vivendo momenti storici cruciali: la ripresa delle lotte sociali a causa della rottura del patto sociale da parte delle classi dirigenti, il tentativo di unificazione dell'Europa sotto un governo non democratico, una guerra economico-finanziaria che mira a demolire gli stati e il loro ruolo di controllo, l'indipendenza del continente sudamericano dagli stati uniti, un nuovo livello di conflitti internazionali mirati al controllo e all'appropriazione delle risorse e altro ancora. Tutto questo sullo sfondo di cambiamenti climatici che annunciano un futuro difficile e cupo.

E che lo vogliamo o meno, i protagonisti di tutto questo siamo noi, esseri umani e cittadini, e rimanere ad assistere dimostra solo ingenuità e scarsa consapevolezza. Pensare di essere spettatori immuni dagli eventi e dalle loro conseguenze, non è altro che mentire a noi stessi. Il nostro futuro e quello dei nostri figli dipende anche da noi, dipende da quanto siamo informati e dalle scelte che facciamo oggi e faremo nei prossimi anni.

Cosa dici?

Certo che possiamo fare qualcosa, certo che abbiamo un peso. Lo abbiamo con le nostre scelte personali, per esempio sul cosa mangiare, come muoverci, come vestirci, come comunicare e come spendere il nostro tempo libero. Abbiamo un enorme peso se ci muoviamo in molti, ma questo richiede obiettivi comuni, richiede informazione e coordinamento, richiede che ci impegniamo, che diventiamo attivi e attivisti per noi stessi, non per un politico o un partito o per la squadra di calcio. E non parlo solo di andare in piazza per manifestare, ma parlo di agire a tutti i livelli, facendo pressione sui politici locali, sulle aziende, sui media, gestendo le nostre risorse, usando tutti gli strumenti a nostra disposizione, dalla legislazione alla comunicazione.

Le classi dominanti ci vogliono sottomessi e sotto controllo, mentre si appropriano della sovranità dei cittadini e degli stati e delle ricchezze pubbliche. E così sarà se glielo lasceremo fare. Se smetteremo di andare a votare, se smetteremo di protestare e di chiedere ciò che è nostro di diritto, se smetteremo di lottare per il futuro dei nostri figli.

Nel mio piccolo ho voluto usare il blog per dare un contributo, per condividere informazioni, idee e punti di vista, miei e non miei. In futuro forse ci sarà altro, ma non ho abbandonato le radici e continuerò a parlare con te degli argomenti che mi sono cari.

Solo con una minore frequenza.

A presto ;D

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Gli argomenti trattati sono: l'informazione, la psicologia, il coaching, i bisogni umani, le emozioni, la consapevolezza.

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