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Tentano ancora di mettere il bavaglio alla rete

 

Ci provano ancora, nonostante tutto. La politica tenta ancora di imbavagliare la rete, in particolare di costringere la blogosfera al silenzio. Dico ancora perché sono anni che in parlamento tentano in un modo o nell'altro di limitare la circolazione delle informazioni in rete e la libertà di parola.

Questa volta sono ritornati con l'idea dell'obbligo di rettifica entro 48 ore per tutti i siti informatici come prevedeva la vecchia legge sulla stampa, altrimenti i gestori saranno puniti con una sanzione a quattro zeri. Questo è in sintesi il contenuto di diversi emendamenti al disegno di legge relativo alla diffamazione che si sta discutendo in Senato in questi giorni, emendamenti proposti da Pdl, Pd e Lega insieme.

Il paradosso è che un disegno di legge che dovrebbe difendere la libertà di informazione, al contrario la limita.

Mi chiedi perché dovrebbe limitarla?

Perché per la disciplina dell'editoria mal scritta, tutti i siti web possono essere di natura editoriale e quindi soggetti all'obbligo di rettifica, che di fatto spingerebbe i blogger ad autocensurarsi per non incorrere nelle pesanti sanzioni per inadempimento appunto di questo obbligo. Oppure li spingerebbe a rettificare le informazioni a prescindere dalla fondatezza della richiesta.

Perché lo fanno?

Per controllare la circolazione delle informazioni. Chi controlla l’informazione controlla le persone che la ricevono se non hanno alternative con cui verificarla. Come ho già ripetuto molte volte, i media allineati sono di solito di proprietà o nelle mani di gruppi di potere, quali banche, governi, partiti, industriali, lobby, eccetera. E quest’ultimi non comprano un media per beneficenza, ma con un interesse preciso: influenzare l’informazione. Di fatto i proprietari o i gruppi di potere decidono, dettano o nel migliore dei casi influenzano le politiche editoriali, le priorità degli argomenti e le censure.

Assistiamo all'ennesimo attacco alla libertà di informazione. Quindi facciamo circolare l'informazione e facciamo pressione sugli imprenditori, giornalisti e politici che conosciamo, affinché a loro volta facciano sapere che i cittadini non vogliono queste assurdità.

E facciamolo in fretta, perché martedì prossimo si votano gli emendamenti in commissione giustizia al Senato.

Qui puoi trovare una conferma del FattoQuotidiano, qui una su QN.

A presto ;D

Pubblicato il 13/10/2012 alle 21.40 nella rubrica Consapevoli della realtà.

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